EUROPA DA INCUBO. ITALIA INAFFIDABILE, PRODROMI DI SEPARATISMO?

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Ci separiamo? ja ja ja,  jawohl jawohl jawohl 

L’Europa così come si è configurata da quindici anni a questa parte non è all’evidenza soddisfacente per i suoi cittadini.

Ne sono oggettiva spia, o piuttosto grida urlate, le pressanti spinte separatiste.
La maggior parte dei cittadini europei è esclusa dalle politiche nazionali e si sente ancora più alienata rispetto a questa Europa.
Più la disoccupazione cresce, più le tensioni divisorie e separatiste crescono.
Più la crisi aumenta, più il progetto iniziale europeo si frantuma, come inconsistente.

La Francia sottomessa alla Germania nel tentativo di strappare un asse franco tedesco, un’Europa a trazione franco-tedesca cioè e non solo tedesca, un’Inghilterra che tenta di mantenersi Regno “unito” con forze separatiste che sorgono al suo interno come funghi, prima la Scozia adesso già le Shetland, le tensioni o meglio i siluri indipendentisti e secessionisti della Catalogna per la separazione dalla Spagna, della Lombardia, del Veneto, della Sicilia dall’Italia, sono realtà della disgregazione in atto.

Il semestre italiano trascorre inutilmente con un fallimentare Napolitano ter alla presidenza Ue.
Non si è riusciti neanche a fissare la data del vertice dei capi di stato e di governo, una vera e propria disfatta.

La politica economica europea va nella direzione sbagliata.
Si continua a imporre rigore finanziario nei conti pubblici agli Stati del sud terrorizzandoli (si ricordi lo spread) per meglio comprarli, in modo affatto differente da quello in cui tempo addietro si acquisivano le colonie da parte delle potenze dominanti.

Si continua a chiedere un rispetto di vincoli di bilancio al posto di politiche europee diffusive, cioè investimenti pubblici per la crescita e l’occupazione, ogni volta esclusi e rimandati al mittente da Angela Merkel, che si atteggia a capo del governo d’Europa.
Ma il governo politico d’Europa non esiste, così come non esiste una difesa comune europea.

Se l’Italia fosse stata un Paese credibile avrebbe potuto segnare, con il semestre di presidenza europea che scade a dicembre, il punto di svolta nell’Europa unita.
Ma capacità e credibilità in politica non si improvvisano né possono crearsi d’emblais. L’Italia credibile sarebbe dovuta passare necessariamente dall’Italia politicamente responsabile.

Dalla responsabilità dei designati tramite elezioni libere e democratiche, dunque con rappresentanze né imposte meno che mai non democratiche, sino alla responsabilità politica dei designati che errano.
L’Italia non ispira alcuna fiducia agli altri Stati.
I governi europei non credono nella affidabilità del nostro Paese, non a torto.

Renzi è financo dannoso oggi confermandone l’immagine lui stesso di inaffidabilità e inconcludenza.
Storicamente l’Italia ha fatto dell’instabilità e dell’inaffidabilità la propria cifra.
Sono state fatte guerre a metà, non è stata data parola che sia mai stata rispettata o anche solo onorata, siamo stati i campioni di mutamenti frequentissimi di schieramento, spesso veri e propri voltagabbana, e per di più in base a calcoli erronei di posizione, il Paese ha depauperato il sud sostituendone la parte produttiva con un disgraziato assistenzialismo e riporto statale segnandone per sempre il drammatico divario con il nord.

L’Italia ha bene incastato dentro sè un familismo amorale, un apparato burocratico da scatole cinesi, una democrazia in cui non v’è spazio per alcun anelito sociale o di altro genere, malata di solo do ut des.
Abbiamo una criminalità organizzata legata stretta alla vita politica e sociale.
In qualità di Stato membro, l’Italia ha assistito immobile al declino del proprio Stato assistenziale, alla crisi del credito.

Gli italiani coglierebbero adesso la necessità di cambiare in maniera responsabile, ma il sistema politico e sociale lo impediscono.
Che fine hanno fatto le commissioni bicamerali create con l’obiettivo di dare vita a una nuova Costituzione?
Dove sono le riforme ormai chiare a tutti, necessarie, dell’amministrazione, del lavoro, della giustizia?
Sono passati anni di ere politiche e si sono rivelati essere stati solo una perdita di tempo.

La fiducia dei mercati internazionali è fondamentale per fare affluire capitali dagli investitori stranieri.
Ma non si crea fiducia con alle spalle inconsistenza, inconcludenza, ridicolaggine e incapacità.
La credibilità dell’Italia passa per il riordino e la trasparenza della politica e di ogni istituzione.
L’Italia credibile è quella che va a votare e decide per sè.

Francesca Romana Fantetti

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