INTELLETTUALI CATTOLICI TRA DELIRIO DI ONNIPOTENZA E LUCIDO INTERESSE

Vincenzo Gullace

Vincenzo Gullace

Questa forma di delirio somiglia molto a quella che sovente colpisce chi si occupa di politica e si manifesta , di norma , con i sintomi della poltronite acuta, talvolta associata alla sindrome dell’Iscariota e vani sono gli sforzi dei giornalisti , che si spacciano per intellettuali, di presentare la loro categoria come indenne da contagio, invocando il diritto all’informazione come zona franca ove tutto è permesso, mentre il dovere e l’etica sono considerati sempre più spesso accessori non indispensabili.

Oltre ad una buona parte di giornalisti , cosiddetti intellettuali, atei per definizione, che cercano di galleggiare nel mare della loro putrefazione ideologica, come nel caso di Scalfari, esiste anche una categoria di giornalisti vicini alla Chiesa, alcuni dei quali molto impegnati a inseguire il vento .

Grazie a Dio non tutti gli intellettuali di area cattolica, e tra questi giornalisti e scrittori, soffrono di questa forma di delirio, ma alcuni, molto in vista, pare presentino tutti i sintomi del contagio, come Tosatti, Magister, Allam e Socci .

Il caso più grave tra questi, per il momento, è quello di Socci, che da mesi lancia strali contro il Pontefice, anche se il vero obiettivo, sembrerebbe essere la Chiesa come Istituzione; forse il dente è ancora avvelenato per vecchi rancori professionali, chissà.

Di certo è diventato la guida laica di agguerriti gruppi di ultraconservatori , tradizionalisti e sedevacantisti al punto che non è difficile sentirsi dire “ io sto con Antonio “oppure “ non criticate Socci “.

Credere, però , che questo movimento di oppositori  sia solo laico, sarebbe un grossolano errore.
Invero anche all’interno della Chiesa sono presenti contestatori ai vari livelli della gerarchia ecclesiastica sia di Papa Francesco, sia del Concilio Vaticano II,  ma questa è un’altra miserabile storia.

Il coriaceo San Paolo esclamerebbe contro questi nuovi farisei “ Sia anatema “ come disse ai Galati che, da farisei nel pensiero e cristiani nell’aspetto, predicavano un Vangelo diverso.

Che Socci sia un Cristiano convinto e che ami profondamente Gesù non è in discussione e i suoi libri lo testimoniano.
Qualche volta però si avverte  dalla lettura dei suoi interessanti libri , un certo livore nei confronti della Chiesa Cattolica .

Per esempio nel libro “ La guerra contro Gesù “ mette all’indice la Chiesa rea di non aver voluto prendere in considerazione, al punto da boicottare, la scoperta di antichi manoscritti trovati in una delle grotte di Qumran,  contenenti frammenti di brani delle Sacre scritture che  cambierebbero molto nella storia della Dottrina della Chiesa, in particolare per quanto riguarda la datazione dei Vangeli che ne sarebbe sconvolta rispetto a quella riconosciuta dalla Chiesa.

Spirito polemico e iracondo è quello di Socci , che bombarda il Papa e la Chiesa attraverso la sua pagina su un social network molto seguito, con attacchi di ogni genere che vanno dallo scarso impegno contro la persecuzione dei Cristiani, alle eccessive e non dottrinali aperture del Papa verso nuovi possibili orizzonti post conciliari.

Talmente polemico, iracondo e permaloso al punto da rifiutare qualsiasi dialogo e , conseguentemente, evita ogni tipo di confronto fino a impedire a coloro che non la pensano come lui di poter scrivere commenti sulla sua pagina.
Dunque è impossibile chiedere come mai un fervente cattolico come Socci cambia così radicalmente e velocemente la sua opinione riguardo al Papa!

Siamo sinceri e onesti intellettualmente,
Socci attacca la Chiesa ma non disdegna di presentare e fare pubblicità ai suoi libri addirittura nelle chiese, come nel caso di una parrocchia di Perugia pochi mesi orsono e non sarebbe l’unica volta.

Nel frattempo è riuscito, a preparare e far stampare un nuovo libro dal titolo emblematico “Non è Francesco “, con cui confuta la legittimità dell’elezione di Papa Francesco al soglio di Pietro e, per fare venire ancor più i brividi, sceglie come copertina la famosa foto con il fulmine che pare abbattersi sulla cupola di San Pietro e un sottotitolo eloquente “ La Chiesa nella grande tempesta “ ; ci sarebbero tutti gli elementi per un fantastico thriller e forse un giorno qualcuno ne tirerà fuori anche un film, se non fosse che c’è in ballo la fede di tanta gente che non capisce cosa succede e si domanda come me, cosa è successo a Socci e si chiede il perché di questo accanimento .

A chi giova tutto questo ?

Perché far sprofondare la Chiesa nel tempo, per collocarla immeritatamente tra i periodi più bui della sua storia millenaria quando i giochi di potere tra simonia, scandali  e complotti di ogni genere dominavano la scena a discapito della vera fede?

Molti definiscono Socci un cattolico verace e un papista convinto, mi piacerebbe davvero tanto poter avere la stessa opinione, ma tutto sembra indicare il contrario e per un semplice sillogismo: Papa Francesco è il Vicario di Pietro, la Chiesa Cattolica è una grande assemblea che si riconosce nel proprio Papa, Socci non si riconosce in Papa Francesco perché lo ritiene abusivo e mette in discussione la Chiesa.

In sintesi potremmo definire Socci l’inventore di una nuova categoria, gli aporetici, ed è molto fortunato a vivere in questa epoca; in altri tempi per molto meno il martello degli eretici si sarebbe inesorabilmente abbattuto su di lui.

Benedetto XVI, che forse aveva illuso i conservatori e i tradizionalisti, dall’alto della sua solida e cristallina fede, su un ritorno al passato pre-conciliare, nel richiamare le antiche tradizioni all’inizio del suo pontificato annunciava un nuovo corso della Chiesa che guarda verso il futuro con un occhio al passato.

Un percorso tanto antico, quanto nuovo, perché per Benedetto XVI  il futuro della Chiesa era il ritorno al Vangelo non secondo l’uomo, ma secondo Gesù, che amava tutti, perdonava tutti, guariva tutti e non voleva perdere nessuna delle pecore che il Padre gli aveva consegnato.

Quanta ipocrisia appare nell’articolo su Libero del primo ottobre scorso, quando Socci racconta di aver esultato alla notizia dell’elezione di Papa Francesco ritenendola legittima e di aver assicurato al nuovo Papa la sua preghiera; dichiara, inoltre, di averlo difeso per mesi dagli attacchi che riceveva da ogni parte.

Orbene, il Papa è in carica da meno di un anno e mezzo e nel frattempo Socci ha scritto e presentato in giro per l’Italia almeno un altro libro, poi avrà fatto certamente altre cose che riguardano le sue attività come manager e come giornalista, sarà stato impegnato in famiglia dedicando certamente il giusto tempo anche alla preghiera.

Senza dubbio ha difeso, timidamente, per mesi il Santo Padre almeno fino a ottobre del 2013 ma dopo questa data si è scagliato con forza contro di lui e contro la Chiesa, come si evince dalla sua pagina su un social network, però è riuscito nonostante tutto questo enorme carico di impegni a scrivere, correggere e pubblicare in pochi mesi  un altro libro guarda caso contro il Papa e contro la Chiesa; Ken Follet è un dilettante al confronto.

L’infatuazione spirituale è durata molto poco a quanto pare, o forse era tutta scena!

A mio modesto avviso, in questo articolo del primo ottobre, Socci dimostra, tra l’altro, una certa approssimazione mista a superficialità nella lettura di un passaggio citato al sottoparagrafo 41 dell’Esortazione  Apostolica “ Evangelii gaudium “, in cui il Santo Padre, parla della fondamentale importanza di rendere sempre più attuale il messaggio del Cristo per aprire e favorire a tutti l’accesso all’amore incondizionato del Padre Celeste, sorgente inesauribile di Divina Misericordia.

Ebbene Socci accusa il Papa di andare contro la storia e la dottrina della Chiesa quando dice che mai si è sentito un Pontefice sostenere che il linguaggio completamente ortodosso nel trasmettere la parola di Dio è sbagliato.

Socci dimostra di aver letto solo quello che più gli interessava, perché per comprendere il pensiero del Papa su questo argomento non si può limitare la lettura al solo sottoparagrafo 41, occorre leggere tutti i sottoparagrafi che trattano l’argomento dal 40 al 45 relativi al paragrafo “ La missione che si incarna nei limiti umani “ contenuto nel primo capitolo dedicato alla “ Trasformazione missionaria della Chiesa “ ed è assolutamente importante collocare le parole del Papa nel giusto contesto di questi titoli.

Dopo questo poco impegnativo esercizio anche un giornalista intellettuale generico medio scoprirebbe un mondo diverso , perché calato sul pensiero non solo del Pontefice che scrive ma, anche, di altri due Pontefici elevati alla santità di recente, e troverebbe espliciti riferimenti a tre grandi Santi: Paolo di Tarso , Agostino d’Ippona e Tommaso d’Aquino.

In sintesi, scrive Papa Bergoglio, l’ortodossia nel linguaggio è dannosa quando non si misura con chi si ha davanti perché, come disse san Giovanni XXIII , “ … c’è differenza tra la sostanza e su come si deve formulare la sua espressione … “, e la Chiesa come un’amorevole mamma deve aiutare alla comprensione.

Papa Francesco vuole dirci, mi pare di poter dire nella mia miseria culturale, che nel continuo processo di discernimento che non riguarda solo i fedeli ma anche la Chiesa, occorre usare moderazione, la stessa moderazione di cui parla Sant’Agostino quando auspica di non appesantire troppo la vita dei fedeli.

Dunque dove si coglie scandalo da queste riflessioni del Papa al punto da gettarle in pasto ai lettori di giornali e agli internauti?

Singolare è poi l’accusa al Papa di aver detto che la Vergine Maria non è una postina.
Un’affermazione colorita ma efficace, che non offenderà di certo la Madre di Gesù e Madre nostra, per far comprendere a tutti che la presenza di Maria in questo tempo non deve essere vissuta con la trepidante attesa dei messaggi , per cercare in essi chissà quale rivelazione sul presente e sul futuro; per scoprire quale sarà la prossima calamità che colpirà il nostro mondo e magari tirare un sospiro di sollievo in un tripudio di puro egoismo, perché non tocca ancora a noi piccoli, insignificanti esseri, ma ai nostri vicini.

I messaggi di Maria sono tutti rivolti all’umanità intera e sono sempre un pressante, accorato , materno invito al pentimento, alla conversione e alla preghiera.
Anche a Fatima, dove Maria comunicò in segreto di importantissimi avvenimenti, il motivo dominante dei messaggi era la conversione e la preghiera.

Non si deve spettacolarizzare la Presenza della Santa Madre per evitare di banalizzare i suoi inviti e le sue preghiere per tutti noi, e non si deve dimenticare che la sua presenza è sempre un’immensa grazia che il Signore ci concede, in questo tempo di grazia che stiamo vivendo grazie all’immenso sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo.

La Chiesa con Papa Francesco, continua sul solco indicato dai precedenti Pontefici, e grazie al suo impulso alimentato da una delicata e intensa devozione verso la Vergine Maria, e da un amore senza limiti verso il Signore, ha innestato una marcia potente che la proietta non in avanti, ma paradossalmente e necessariamente all’indietro, alla ricerca di quella semplicità tanto cara a Gesù, vero Dio e vero Uomo, che indicò nella semplicità dei bambini i veri protagonisti a cui guardare e ispirarsi nel segno dell’amore, dell’innocenza e della purezza per incontrare il Signore e godere del suo immenso amore.

Sono in corso i lavori di un importante Sinodo straordinario dei Vescovi sulla famiglia, voluto dal santo Padre, e c’è da aspettarsi altro che tuoni e fulmini da parte sia di esponenti della Chiesa, sia di intellettuali di varia estrazione.
Preghiamo lo Spirito Santo perché illumini tutti con un vero e santo discernimento, perché ci sono ancora tanti cagnolini di varie razze che si nutrono delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni.

Sant’Agostino in suo memorabile sermone disse “ … La Chiesa è interiore ed esteriore : molti sembrano dentro , invece sono fuori ; molti sembrano fuori , invece son dentro … “.

Intanto cresce spasmodica l’attesa per questo nuovo libro che di certo farà rumore e tante faville e porterà lauti guadagni!

Vincenzo Luigi Gullace 

 

 

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