Ubaldo dei Guelfoni da Costacciaro, IL PRIMO ABATE DI FONTE AVELLANA

Euro Puletti

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(“Humbaldus Abbas, 15 Febbraio 1325)

Nel volume settimo delle Carte di Fonte Avellana (Ettore  Baldetti, curatore, Fonte Avellana 2000) si parla ripetutamente, in ben sei documenti (C.F.A. Vol. VII, 1868, 1869, 1870, 1871, 1874 E 1875), di un certo ragguardevole monaco di nome Ubaldo. Del Padre benedettino, volta a volta indicato come “Ubaldus”, “Hubaldus”, “Humbaldus”, non viene, però, citato il cognome. Il Padre avellanita Ubaldo fu, dapprima, già a partire dal 1317 e, poi, almeno fino al 1326, quando fu chiamato a ricoprire la prestigiosa carica di Abate di Fonte Avellana, Abate del Monastero di San Benedetto Vecchio, dell’Ordine di San Benedetto, prossimo a Gubbio (“prope Eugubium”) e vicinissimo a Pietralunga. Il fatto storico che il monaco Ubaldo sia stato abate dell’abbazia di San Benedetto Vecchio, oltre che da documenti scritti, è comprovato, tra l’altro, anche da un’epigrafe commemorativa, incisa, in caratteri gotici, su di una piccola pietra quadrangolare rosata, facente parte dello stipite dell’arco d’un portale della stessa abbazia. L’iscrizione celebra, per l’appunto, la memoria dell’Abbate costacciarolo, Ubaldus, appartenente alla ragguardevole e nobile famiglia, d’origine germanica, De Gelfonibus (o, più correntemente, De Guelfonibus), estintasi, oramai, da secoli. In una lettera apostolica, scritta ad Avignone e datata 15 Febbraio 1325 (cfr. C.F.A. Vol. VII 1868), così si legge: “Il Papa Giovanni XXII comunica al dilectus filius Moricus la nomina ad abbas monasterii S. Benedicti prope Eugubium, ordinis eiusdem sancti, e la sua rimozione quale priore dell’eremo, trasformato in abbazia ed affidato ad Hubaldus, già abate del suddetto monastero, ex certis causis legittimi, non tamen vitio tue persone. Ubaldo era considerato ben più meritevole di Morico (ex priore dell’Avellana) e gli fu concesso, così, contrariamente a quanto facevano i priores dell’eremo prima di lui, d’indossare l’abito avellanita (diverso da quello di San Benedetto Vecchio) e di ricevere il munus della benedizione. Dal 1325, dunque, con l’abate Ubaldo dei Guelfoni di Costacciaro, l’”remo di Fonte Avellana assumerà il più prestigioso titolo di Abbazia.

« A. D. M.C.C.C.X.VII: TM. D. UBALDI . ABBIS:

DE . GELFONIBUS: DE . COSTACIARIO:»

« Anno del Signore 1317 al tempo di don Ubaldo abate dei Guelfóni di Costacciaro».

È possibile che l’abate costacciarolo di Fonte Avellana Ubaldo morisse in fama di santità e come un santo degno di venerazione venisse, in séguito, per l’appunto, ricordato. Lo studioso eugubino, del XVII secolo, Bonaventura Tondi, infatti, alla pagina 55 de “L’Esemplare della Gloria, ouero I fasti sacri, politici e militari dell’antichissima città di Gubbio, descritti dal p.d. Bonauentura Tondi Oliuetano […] (Venezia : presso gli eredi di Gio. Pietro Brigonci, 1689), scrivendo “Di quei Servi di Dio della medesima Patria (Gubbio), che sono stati Venerabili al Mondo per le loro inclite virtù”, cita pure “Vmbaldo Abbate del prefato Eremo dell’Avellana”.

Come gentilmente mi scrisse il valente ricercatore d’archivio eugubino Fabrizio Cece, in data 24 luglio 2005, “presso l’archivio vescovile di Gubbio (AVG, manoscritti, n. 121) esiste il manoscritto di Don Nicola Bettelli intitolato “Memorie degli antichi monasteri benedettini e particolarmente del monastero e parrocchia di S. Benedetto Vecchio”. Il Bettelli fu, appunto, Parroco a San Benedetto Vecchio nella seconda metà del XIX secolo. Alle pagine 59-60 dello stesso testo, così si legge:

“XLIX. Sebbene gli ordini claustrali fossero nel 1300 alquanto rilassati, pure è a credersi che il nostro Monastero” (cioè san Benedetto Vecchio) “si mantenesse oltre la suddetta epoca nel pieno vigore della sua disciplina monastica. Infatti Papa Giovanni XXII allorché permise a frati Avellaniti di  trasmutare la vita eremitica in Monastica, assegnò ad essi a Superiore, che li riformasse del vero spirito Monastico, un tal Monaco di nome Ubaldo dell’ordine di S. Benedetto, anzi Abbate di S. Benedetto vicino a Gubbio […] Non havvi dubbio, che per S. Benedetto vicino a Gubbio s’intendeva allora il nostro Monastero (v. § XXVII p. 29): e lo comprova di più, che in realtà nel 1317 era Abbate di questo chiostro Ubaldo Ceteroni (Guelfoni, N.d.A) da Costacciaro (v. § XXV, p. 27). Il Breve del Papa è datato da Avignone il 15 Marzo anno IX del suo Pontificato, cioè il 1325. Ne parlano anche i Padri Mittarelli e Custadoni ne’ loro annali Camaldolesi; ed agiungo che invece di Ubaldo fu mandato ad Abbate di S. Benedetto Vecchio il Priore dell’Avellana fra Morico; e che per le diversità del colore delle vesti fu stabilito che Ubaldo assumesse le vesti degli Avellaniti, e Morico quelle dei Monaci di S. Benedetto”. Il Bettelli (p. 70), riprendendo l’Armanni (Lettere, I, p. 718) ricorda che nel 1390 fu Abate di San Benedetto Vecchio Armanno di Petruccio Guelfoni. A quanto pare, i Guelfoni avevano, forse, una tradizione familiare, direttamente legata a San Benedetto Vecchio.

Secondo quanto mi ha scritto, in data 27-03-2010, il Professor Francesco Tommasi, autorevolissimo storico dell’Università di Perugia,  “un membro della famiglia eugubina dei Guelfoni (Ugolino) fu abate di S. Pietro in Perugia e, come commissario di Clemente V, si occupò dei Templari a Perugia e del passaggio dei loro beni ai Giovanniti (Cfr. “L’Ordine dei Templari a Perugia”, “BDSPU” 78 (1981), pp. 22, 61.

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