Todi: Fai mira al recupero della medievale fonte di Submuro, detta anche “dei Rognosi”

La Fonte dei Rognosi

La Fonte dei Rognosi

Festeggia un anno di attività il gruppo tuderte del Fondo per l’Ambiente Italiano, meglio noto come FAI, il cui scopo principale è puntare i riflettori sui monumenti meno noti e solitamente chiusi al pubblico e permetterne la visita in determinate occasioni.
La prima iniziativa organizzata dal Gruppo FAI locale è stata la Faimarathon 2014, manifestazione di cui si è appena conclusa l’edizione 2015, coronata da un grande successo.
In attesa dell’appuntamento con le “Giornate FAI di Primavera”, che lo scorso anno sorpresero per numero di partecipanti, il gruppo non rimane con le mani in mano e, anzi, alza la mira promuovendo il recupero di un bene rimasto fino ad oggi completamente sconosciuto (nella foto-composizione come si vedrà, lungo la via di Mezzomuro, la fontana una volta recuperata). Si tratta della medievale fonte di Submuro, detta anche “dei Rognosi” per le proprietà curative attribuite alle sue acque per problemi di tipo dermatologico.
Da secoli di questo monumento si erano perse le tracce, sino all’anno scorso, quando la fortunosa scoperta di un nucleo di documenti conservati presso l’Archivio Vescovile di Todi ad opera del ricercatore Valerio Chiaraluce ha permesso di gettare luce sulle ultime vicende della fontana e di individuarne con sicurezza la posizione. La vasca dove confluivano le acque medicamentose si trova sotto un grande arco a tutto sesto affacciato sulla via di Mezzomuro, oggi chiuso da una tamponatura realizzata verso la fine del XVIII sec. a seguito dell’esaurimento della sorgente.
L’idea di rimuovere la tamponatura e mettere al suo posto un’inferriata ed un pannello in cui viene riassunta la storia del monumento ha già trovato parere favorevole presso le Soprintendenze competenti. Lo scorso giugno lo studio tecnico Daniela Crisanti, che ha offerto le sue prestazioni in maniera gratuita, ha redatto un progetto di recupero che è stato inviato al Comune di Todi al fine di ottenere l’autorizzazione all’intervento di riqualificazione, dei cui costi lo stesso gruppo si farà carico.
Il FAI è ora in attesa di una risposta al fine di poter mostrare presto la fonte restaurata alla città e ai turisti in occasione delle prossime “Giornate FAI di Primavera”, opportunità che per essere perseguita necessita di un’accellerazione burocratica che tutti si auspicano.

in collaborazione con www.umbriaecultura.it

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