Sicurezza Perugia – Quartieri popolari “sotto attacco”

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Di Ciuenlai

La strage delle macchine dei cacciatori di Cenerente, l’assalto ai garage di Via Mentana, il pestaggio dell’anziano che stava disperatamente difendendo la sua macchina da un ladro, non sono fatti isolati, ma cronaca della normalità di Perugia.

Basta parlare con parenti, amici, conoscenti o colleghi di lavoro per scoprire che non c’è quasi nessuno che non abbia notizia di un recente piccolo, grande reato compiuto ai suoi danni o ai danni di chi gli sta intorno. E’ una cronaca che sfugge alle statistiche, perchè quasi nessuno sporge denuncia. Ed è una cronaca che, il più delle volte, sfugge anche all’informazione perchè non registrata dai canali ufficiali dell’editoria di servizio (quella che emette comunicati, note e veline). Ma è la realtà.

Oltre alle magagne conosciute (mercato della droga, criminalità organizzata, presenza delle mafie ecc.) Perugia conosce oggi un’escalation della microcriminalità “non organizzata”, fatta di disperazione e di emarginazione che non colpisce più ricchi negozi, ville isolate o appartamenti di pregio, ma i quartieri popolari. Si entra in casa per rubare la “sopravvivenza”. La crisi, al netto dell’ingannevole propaganda governativa, si fa sentire pesantemente lasciando sul terreno centinaia, forse migliaia di persone che non sanno come sbancare il loro lunario. Si vedono gli effetti di una politica che lascia le nuove generazioni a spasso e di una “integrazione” dell’immigrazione che diventa difficile, se non improbabile, in mancanza della possibilità di una stabilizzazione sociale.

Ecco da “dove scappa” tutta questa gente che si arrangia, che vive alla giornata, che non ha niente da perdere. Una specie di incubo giornaliero per tanti cittadini, che pian piano sta diventando un esercito difficile da controllare da parte di forze dell’ordine gravate da tanti compiti di primaria importanza (terrorismo, criminalità organizzata ecc.), tra i quali questo, per ragioni ovvie, non rappresenta la priorità .In questa drammatica dimostrazione dell’avanzare di un inarrestabile declino economico e culturale del capoluogo umbro, continua, incredibilmente, ad andare in onda il solito teatrino della politica che ha come piatto forte quello del rimbalzo di responsabilità.

Le ultime campagne elettorali si sono combattute sotto il segno della sicurezza. La destra “originale” ne ha fatto il suo cavallo di battaglia, l’altra destra (il Pd) ha cercato di metterla in bacheca, con gli stessi argomenti. Fatica sprecata. Su quell’argomento i municipi possono fare poco o niente. Possono collaborare, possono aiutare Polizia, Carabinieri e affini a svolgere il loro compito, ma non hanno gli strumenti per risolvere il problema. Invece hanno fatto capire che, mutando l’ordine degli amministratori, la situazione sarebbe migliorata. Balle! Risultato; Vladimiro Boccali ci ha perso le elezioni, Romizi ci sta perdendo la faccia.

E adesso dove sono quei signori che predicavano la presenza dei vigili urbani per le strade come panacea di tutti i mali? Non mi sembra di vedere tutta questa presenza della polizia municipale nei quartieri e quando c’è non è per la sicurezza, ma per fare le solite multe tese a rimpinguare un bilancio che piange sempre. Che fine hanno fatto tutte quelle parate, con tanto di cavalli e sommozzatori al seguito? Ve lo dico io, sono affisse sulla bacheca del portale della mobilità del Ministro Madia. Del resto, anche un profano in materia, sapeva che i vigili erano propaganda e non potevano essere la soluzione di un problema che si va ingigantendo. Aumentare la vigilanza e, in certi casi, anche la repressione serve.

Ma a Perugia quello che serve di più è un piano complesso di rilancio della città. Non sono certo quattro manifestazioni in più nel centro storico che possono cambiare questo scenario negativo. Occorre un progetto per il capoluogo che metta in fila le principali istituzioni, le fondazioni bancarie e le università. Solo individuando e incentivando nuove e innovative filiere di sviluppo diverse dalla solita edilizia, dai soliti centri commerciali e dal solito pubblico impiego la città potrà ripartire. Domanda, ma la classe politica cittadina è in grado di fare questo difficile salto di qualità? Se il dibattito è sul si o no ad una sfilata in costume che non ha alcun riscontro nelle tradizioni perugine di questo ultimo secolo e sulla collocazione di una pista da ghiaccio, credo proprio di no!

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