La chiesa di San Sebastiano di Pupaggi in Sellano

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Inizia con questo articolo il racconto del tentativo di recupero culturale, antropologico, della dorsale appenninica e  del territorio della Valnerina, attraverso le figure che nei sei secoli hanno rappresentato e rappresentano ancora quello che qualcuno chiama santità al femminile. L’incontro casuale, (durante la ricerca per Goodmorning Umbria, dei riferimenti ideali e spirituali che hanno reso coesa questa società in tanti secoli),  con Franco Valentini, noto appassionato narratore dei fatti storici del territorio, con Enrico Bellani, regista cinematografico di grande esperienza, per molti anni vice di Michelangelo Antonioni e Augusto Lucidi, del Cedrav di Sellano,  storico del territorio, ha dato origine al tentativo di rompere quel silenzio assordante che non vuole riconoscere che questo è un patrimonio culturale inestimabile, capace anche di risvolti positivi sul piano economico. Ringrazio con affetto e stima questi straordinari personaggi, che mi hanno accolto in questo ideale gruppo, e mi consentiranno di seguire passo passo lo sviluppo degli eventi e pubblicarne gli aspetti più significativi a beneficio di coloro che mi onorano di essere fra i lettori di Goodmorningumbria. Francesco La Rosa 

Il paese di Pupaggi si trova al centro di un vasto altopiano, in parte tenuto a bosco ed in parte utilizzato come pascolo e terreno coltivato a legumi e cereali, esso si presenta con le caratteristiche di un castello, ma in realtà è stata sempre una villa fortificata di Sellano.

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Esso è stato costruito nel sec. XV, intorno ad un preesistente edificio di culto risalente al sec. XIII e ad una torre medievale, che nel corso del tempo è stata adibita a campanile, mentre inizialmente aveva certamente funzioni di avvistamento e difesa.

Le abitazioni sono disposte intorno ad un grande spiazzo centrale dove prospettano sia la chiesa con il campanile a torre, che un edificio di carattere gentilizio, oggi trasformato in struttura ricettiva, la cui torre è stata nei secoli successivi trasformata in colombaia.

La chiesa dedicata a San Sebastiano, parrocchiale del paese, conserva ancora i caratteri di una semplice costruzione romanica lungo le pareti laterali, mentre la facciata a capanna, dove si aprono il portale ed l’oculo, sembra sia stata rimaneggiata successivamente.

All’interno, coperto a volta e lastricato in pietra locale, si trova un’interessante decorazione pittorica, in parte di commissione pubblica ed in parte fatta di ex voto degli abitanti, che abbracciano un vasto periodo temporale che va dal sec. XIV fino a quello XVI.

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Entrando a destra nella controfacciata, sopra l’acquasantiera in pietra, si trovano un

Madonna in trono col Bambino e un San Sebastiano, seguono poi nel registro superiore una Crocifissione, una Madonna sotto scialbo, due San Sebastiano, di cui uno datato 1504. Nel registro inferiore si trovano invece un Angelo della Pace che fa abbracciare due nemici e un Crocifisso datati 1504, sotto Santa Lucia del 1468, altro Angelo della Pace e sotto San Leonardo, seguono San Bartolomeo del 1504, San Cristoforo, Cristo benedicente e San Sebastiano del 1502, una Trinità, un Santo diacono con libro e una Madonna col Bambino.

Nella controfacciata di sinistra si trova un trittico del 1502 con i Santi Giacomo (o forse San Giuliano), Sebastiano e Rocco, mentre nel registro superiore della vicina parete di sinistra ci sono una Santa Maria Maddalena del 1579, forse dell’ambito degli Angelucci da Mevale, e una Madonna di Loreto sotto un baldacchino sorretto dagli angeli.

Sempre nella parete sinistra ma nel registro inferiore ci sono in alto un San Sebastiano, i Santi Agata e Biagio, un’Annunciazione ed un’altra Madonna col Bambino.

Nella volta leggermente acuta si trova una pregevole decorazione raffigurante al centro l’Eterno entro una mandorla fra angeli musicanti e ai lati i Quattro Evangelisti seduti in trono, attribuita a Jacopo Zampolini e databile intorno al 1480.

Sulla parete di fondo vi è un altare in stucco eretto nel 1740, con una copia dell’Assunta di Tiziano eseguita nel 2008–2010 dai detenuti del carcere di Rebibbia in quanto la tela originaria è stata trafugata nel corso degli ultimi eventi sismici.

Anche in questa chiesa è interessante notare come il culto della Madonna si sia sostituito a quello del santo martire romano con l’inserimento dell’altare settecentesco, anche se la popolazione locale continua a festeggiare entrambi i santi patroni, il primo nella domenica successiva al 20 gennaio e la seconda nella ricorrenza dell’Assunta il 15 agosto.

Particolare è anche la devozione nella chiesa verso la vergine martire Agata che comunque rientra in un buon nucleo di prime martiri cristiane acclamate nella zona come Agnese, Anatolia, Apollonia, Barbara, Caterina d’Alessandria, Cristina, Eurosia, Giuliana, Lucia e Margherita, molto spesso venerate a scopo terapeutico come protettrici di alcune parti anatomiche del corpo o di fenomeni naturali, ma anche come esempi di vita cristiana.

Agostino Lucidi – CEDRAV

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