Società: Siamo convivendo con un elefante in salotto?

elefante1Parafrasando una celebre poesia di Sergio Endrigo degli anni ’70 mi accingo ad una sorta di carotaggio geologico nel terreno roccioso o fangoso (fate voi) delle nostre convinzioni profonde di italiani in crisi.

Il freddo polare che ha invaso il nostro benessere condito d’illusoria speranza  (cioè che la crisi prima o poi sia destinata a passarci sopra senza danni eccessivi) è molto probabilmente la conseguenza e non la causa dei nostri tempi limacciosi e maleodoranti. Conseguenza di un progressivo e costante degrado morale, un inesorabile disordine generalizzato che chiama naturale quello che è contronatura, opportuno e salutare quello che ha in sé i germi di una malattia mortale.

Disordine sembra addirittura invocato da tanti leaders globali (non solo persone fisiche ma anche Istituzioni internazionali e gruppi editoriali mondiali) come panacea calmierante di tutte quelle “intemperanze di minoranze reazionarie” che tentano di opporsi ai suadenti diktat di un nuovo benessere globale: un enorme mercato pacifista, vegetariano e aperto al dialogo. Duole constatare l’assenza significativa dei cattolici se la parola ha ancora senso. Non parlo del Magistero cattolico ufficiale che non manca di far sentire la sua voce quotidianamente e vivacemente, parlo piuttosto di un pensiero cattolico diffuso, quasi sottotraccia, che ha formato la spina dorsale di molte generazioni di italiani. Quel modo di pensare il senso della vita che unisce i valori della famiglia con quelli di una convivenza civile, tollerante ed accogliente ma coerente al principio di unicità ed irripetibilità della persona.

Insomma il “non possiamo non dirci cristiani…” tanto per capirci. Bene!

Dov’è finito l’impegno di combattere le battaglie contro una secolarizzazione nichilista e un relativismo demoniaco per cui “al buio tutte mucche sono di colore nero”?

Abbiamo perso la battaglia antropologica: si pratica la manipolazione genetica a gogò per cui tutto quello che la ricerca scientifica può fare, si farà. Si legifera sulla teoria assurda dei tre o quattro (?) generi sessuali tra loro equiparati. Si inventa la formula linguistica di genitore A e genitore B (stesso sesso) quali componenti di una pseudo aggregazione familiare con pretesi diritti di avere prole ad ogni costo.

Tralascio di riferire i mostruosi episodi di cronaca pedofila quale misura del degrado umano nel XXI secolo. Si protesta contro la vivisezione, la strage delle foche, dei panda, delle balene, la macellazione delle carni per uso alimentare, contro gli OGM e intanto si protesta contro la fame nel mondo e la povertà (meno a favore, però, dei poveri). Si attua una programmata strategia di contenimento delle nascite ad opera di Stati nazionali, Istituti internazionali “umanitari” ed insieme si stigmatizza il calo demografico dei Paesi industrializzati. Si decanta il formidabile sviluppo tecnologico della ricerca scientifica occidentale e si lotta strenuamente contro la diffusione del processo di immigrazione di interi popoli attratti dal… formidabile sviluppo tecnologico della ricerca scientifica occidentale.

Abbiamo perso la battaglia economica per cui è la miseria morale che si porta dietro quella materiale. Avidità, egoismo, indifferenza sono i cardini del fiorire della corruzione, dello sperpero di denaro pubblico e delle spericolate scorribande finanziarie mondiali.

Si potrebbe continuare all’infinito perché il male vive e prospera accanto al bene da millenni, ma mai come ai nostri giorni è dato di osservare un comportamento tanto indifferente e rinunciatario, quasi complice, di persone, comunità, interi popoli che corrono a munirsi di armi piuttosto che alzare la voce e le braccia per opporsi, difendere, pacificare. Il nostro comodo rifugio sembra piuttosto essere quello che il mondo anglo-sassone definisce “convivere con un elefante in salotto”. Il fatto grave non è che nessuno si ponga il problema di come sia entrato in casa, ma che l’elefante non sembra costituire un nostro problema!

 MASSIMO CAPACCIOLA

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