Elezioni: Ma i dirigenti del Pd vivono in Umbria?

PD-UmbriaLe analisi della Governatrice e del partito sembrano attingere a numeri di un altro mondo. Eppure sono stati persi tre comuni e se ad Assisi va male …

Di Ciuenlai 

Mi perdoni, ma letta l’analisi sulle elezioni nostrane, ho avuto come l’impressione che la Governatrice sia stata, negli ultimi tempi, troppo fuori dall’Umbria.

Lo dico con il dovuto rispetto, perché i numeri, a mio modesto giudizio, dicono cose completamente diverse da quelle da lei raccontate. Dunque in Umbria si votava in 11 comuni. Il Pd aveva 5 sindaci e porta a casa solo la conferma di quelli di Avigliano e Montecastrilli. Altri due, Bevagna e Parrano, che prima erano di partito, adesso, ad essere buoni, sono diventati “di area”. Bettona, Castel Giorgio e Amelia sono stati persi, mentre il centrodestra ha confermato Nocera e Otricoli . Castello è rimasto ai Socialisti che aumentano il loro peso (un seggio in più) a differenza del Pd che perde tre punti e un consigliere.

Rimane Assisi. Il Risultato della Proietti, così osannato, è in realtà inferiore a quello di Cianetti che ebbe, nel 2011, più voti e una percentuale maggiore. Anche il dato del Pd, considerato “disastroso” 5 anni fa è rimasto praticamente lo stesso. Il risultato del Centrosinistra dunque non è cambiato, anzi è peggiorato. Quello che è mutato è la moltiplicazione delle divisioni a destra (da 2 a 3, forse 4 candidati) e la presenza robusta del 5 stelle (11 %). Due cose che hanno portato al ballottaggio e offerto una nuova chance alla coalizione. Ma se anche la Proietti tra due settimane vincesse ad Assisi non si tratterebbe di una inversione di tendenza, ma di una semplice casualità. La classica situazione nella quale sarebbe la destra a perdere, non gli altri a vincere. E questo non cambierebbe la dinamica delle cose.

La verità è che il Pd ha preso l’ennesima batosta. L’ennesima “dentata” che sta dentro un lento, ma inesorabile e continuo processo, che lo sta portando sempre più lontano dall’essere quel soggetto maggioritario ed egemone nella regione, che abbiamo conosciuto fino ad una decina di anni fa. Le cifre non mentono. Se la città di San Francesco “non cambia verso”, il Pd e i suoi alleati governeranno nel perugino solo il 46,2% della popolazione, mentre i casi di Orvieto prima e di Amelia poi, denunciano la costante presenza di un pericoloso scricchiolamento anche a Terni.

E Amelia è molto più di una semplice sconfitta in un comune. Il Sindaco uscente, Maraga, era considerato infatti uno degli “enfant prodige” del nuovo corso (corso? diciamo vicolo) democratico. Tanto “prodige” che l’hanno mandato a casa. Mi domando: ma alla luce di questi numeri e di queste preoccupanti dinamiche, che ci azzecca dichiarare “Ritengo positivi i risultati elettorali degli 11 comuni che sono andati al voto, che ci mostrano come il Partito democratico resti in Umbria il perno del progetto riformista alla guida delle amministrazioni della nostra regione”.

Cioè l’esatto contrario di quello che è successo?

Se il gruppo dirigente del Pd non prende atto di questa situazione, da allarme rosso (il colore è a caso) e si attrezza per affrontarla sul serio, partendo dalla realtà dei fatti, temo che anche le ultime roccaforti (Regione, Terni e Foligno), vista la drammatica situazione politica che vivono questi enti, prima, o poi (credo prima che poi) , passeranno in “mani nemiche”.

Basterebbe farsi una domanda  :  Come mai l’Umbria è l’unica regione nella quale il vecchio Polo continua a macinare, tornata dopo tornata elettorale, risultati positivi, mentre è praticamente scomparso nel resto d’Italia? Forse perché i cittadini, pur di cambiare, sono talmente stufi di chi l’ha governati, che sono disposti ad aggrapparsi al primo che passa? E il quadro non può che peggiorare perché i competitori aumenteranno e se la linea resta “va tutto bene madama la marchesa”,  penso che questa classe dirigente sarà costretta a fare, dappertutto, quello che non è abituata a fare : l’opposizione, come dimostra l’esperienza di Perugia.

Ci vuole coraggio e soprattutto la voglia di rispolverare il sano uso della “critica e dell’autocritica”. È inutile prendersela con Dante Andrea Rossi perché si è perso ad Amelia, visto che, tra parentesi, fa il segretario a Perugia e non a Terni. Se è vero che le sue dichiarazioni hanno influito negativamente sul risultato, bisognerebbe anche domandarsi quanto hanno pesato le divisioni che da 5 mesi sconquassano Giunta e Gruppo Regionale. Appunto, bisognerebbe fare autocritica. Concordo solo su una cosa. Sul fatto che è giunto il tempo delle riflessioni, ma non solo su Amelia. E sarebbe, per questa parte politica, anche il tempo di ritrovare o perlomeno di ricercare l’unità, smettendola di guardare e riguardare il film “per qualche direttore in più”.

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