CARSULAE (SAN GEMINI), RUDERI O MACERIE PER ME PARI SON…

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Dico, ma si può trascorrere una giornata festiva a passeggiare, a contemplare i resti di una antica città umbra, tra rovi polverosi e frinire di cicale con la minaccia impellente di un temporale monsonico (ormai consueto all’inizio dell’estate) che ci colga impetuoso in aperta campagna, lontano da ogni centro abitato? Certo che si può, a patto di essere un lupo solitario, un nostalgico cultore del vecchio o peggio uno svitato collezionista di cose morte… e potrei continuare.

Queste sono le normali ed ovvie considerazioni (attuali) circa lo stato della nostra sensibilità e conoscenza per la storia, la nostra storia, quella da cui proveniamo, quella che ci ha plasmato l’identità come popolo prima e come nazione poi. Non vorrei essere frainteso però, l’apparente, ma consolidato da tempo, disinteresse o indifferenza per lo studio della storia, della storia romana in questo caso, ha radici profonde e complesse che coinvolge la scuola, la società, il progresso tecnologico, la percezione di un esaltato senso del futuro e via di questo passo.Carsulae19

Se da un lato impressiona la carenza di interesse delle giovani generazioni, dall’altro lato è sempre possibile che si sviluppi in seguito, nel foro interiore di ciascuno di noi ed in modo misterioso, un livello di attenzione per le proprie origini storiche. Occorre però imbattersi in esperienze toccanti, immergersi nel passato ed in luoghi che costituiscono il passato; occorre fare pratica della storia. Si può!

In Umbria non sono molte le località che conservano con diligente passione, impronte romane di grande rilievo: Gubbio, Spello, Spoleto, Narni, Norcia, Perugia. Spesso si tratta di singoli monumenti o parti di essi, rimaneggiati o sepolti da successive manipolazioni strutturali. Ma c’è un luogo in Umbria unico, emozionante, potentemente evocativo, in parte emerso dalle oscurità terragne dell’abbandono e del degrado, una città o quel che ne resta, che si offre all’ammirazione di noi poveri smemorati cittadini di un mondo effimero e privo di ricordi.

cars2È “Carsulae” questo luogo magico, incarcerato nello stipite della nostra storia millenaria: qualche decina di ettari di ruderi abitativi, strade lastricate (antica via Flaminia!), cisterne, edifici pubblici, tabernae, archi trionfali, arena con annesso teatro romano e perfino un cimitero, rigorosamente fuori del recinto cittadino. Una piccola Pompei, qui dietro casa si può dire; a pochi chilometri da Acquasparta in direzione di San Gemini. Tutti diranno di conoscerlo ma in realtà pochi umbri lo hanno visitato: siamo un popolo che ospita volentieri ma che non gradisce unirsi alla compagnia di visitatori. Abbiamo depositato innanzi a noi una pagina autentica di vita vissuta, sepolta ma non trascorsa del tutto. Questa città non è un fantasma inutile, è al contrario uno specchio memorabile che insegna a …riflettere sulla caducità della vita, sull’importanza da dare alla cura per le cose, sul significato della tradizione e su quello che dobbiamo tramandare ai nostri figli. Carsulae è un cimitero di viventi, fissati nella pietra viva, che arricchisce, come un soprammobile, l’arredamento della nostra identità: quei ruderi occorre curarli, custodirli, lucidarli perfino per distinguerli dalle macerie maleodoranti che intasano la nostra quotidianità.
P.S: Sarebbe necessario attuare su tutta l’area archeologica almeno un tempestivo piano di diserbamento e sarchiatura degli arbusti che ostruiscono la visione dei reperti seminterrati con una sostituzione diligente del corredo cartellonistico con uno nuovo e meno degradabile dagli agenti atmosferici. Piccole pecche di un impianto archeologico di prim’ordine.

MASSIMO CAPACCIOLA 

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