Referendum, sindaci e amministratori dell’Orvietano per il sì

siLe ragioni del sì alla riforma costituzionale, ma anche lavoro, welfare e pensioni per un’agenda sociale per l’Italia sono stati i temi sul tavolo in occasione dell’iniziativa organizzata dal locale circolo Pd, insieme al Pd di Orvieto e al provinciale di Terni, nel pomeriggio di ieri alla sala polivalente di Sferracavallo. Ospite d’onore l’onorevole Cesare Damiano, già ministro del Lavoro, relatore insieme a Jamila Monsour, della segreteria del Pd cittadino, e al segretario provinciale Carlo Emanuele Trappolino.

All’iniziativa, molto partecipata, non hanno mancato di portare il proprio contributo, rimarcando le buone ragioni del sì alla riforma e l’utilità delle modifiche alla Costituzione per l’attività degli enti locali, sindaci e amministratori dell’Orvietano. Tra gli altri, erano presenti Giuseppe Germani, sindaco di Orvieto, Sauro Basili, sindaco di Allerona, Federico Gori, sindaco di Montecchio e presidente dei piccoli comuni Anci, Anacleto Bernardini, sindaco di Baschi, e Maurizio Terzino, sindaco di Fabro. 

“Siamo impegnati – ha sottolineato Trappolino – in una campagna elettorale di partecipazione e confronto sul merito della riforma e a sostegno delle ragioni del sì”. “Adeguare la seconda parte della Costituzione – per Trappolino – significa rendere esigibili i principi scritti nella prima parte: il diritto al lavoro, il diritto alla salute, il diritto alla sicurezza, il diritto all’istruzione. Significa portare a compimento un lungo (troppo) processo riformatore. E dare seguito ai propri impegni significa praticare buona politica, un segnale importante in tempi di antipolitica diffusa e di crisi dell’autorità, più che della rappresentanza, dove per autorità intendo potere che decide. E allora per il Pd il primo compito è difendere le proprie istituzioni, a tutti i livelli. Diceva Simone Weil che le grandi cose sono semplici e immediate”. “Dopo anni di chiacchiere – ha sottolineato Germani – questo Paese si riforma sul serio. Non avremo più il ping pong delle leggi tra la Camera e il Senato se non per alcune materie specifiche, con l’abolizione delle province e del Cnel andiamo nella direzione di uno Stato più snello e più virtuoso. Il nuovo Senato sarà una risposta in relazione alla necessità di ridurre i costi della politica ma soprattutto una sfida per le regioni e per i territori”.

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