Nuova Società: A CHE SERVONO I NONNI ?

nonniUna quarantina di anni fa fu introdotta (idea americana), nel calendario virtuale delle ricorrenze laiche, la festa del nonno, ed una sorta di sensazione mi induce a ritenere essere questa, pur nella bontà dell’iniziativa, un’invenzione della deriva consumistica di una società che ha perduto i capisaldi di un’etica della responsabilità e soprattutto preda di un’amnesia delle origini, dimenticanza della cultura umanistica cioè, e smarrimento del senso religioso. In un’epoca d’imposizione della teoria “gender”, in un contesto storico che ha introdotto e consolidato la manipolazione artificiale delle leggi di natura (aborto, fecondazione assistita, manipolazione genetica, uteri in affitto, eutanasia infantile, etc.) parlare di festa del nonno sembrerebbe fuorviante; apparirebbe più coerente allora parlare di “fare la festa al nonno” (mi si passi la battuta!).

I nonni, talvolta appaiono situarsi nello sfondo sbiadito di un contesto evanescente nel rapporto genitori-figli; talaltra invece, si caratterizzano per la loro presenza costante garantendo la continuità del rapporto famigliare; il nonno come un fattore di stabilità ed equilibrio, una riserva autentica e garantita nell’economia affettiva della famiglia. Superstiti affidabili di una tradizione “ortodossa” del focolare, i nonni rappresentano per i nipoti, sempre più spesso un ancoraggio sicuro, nel mezzo di un burrascoso clima di lacerazione tra i genitori. Il nonno diviene allora un surrogato del genitore con tutti i limiti della funzione, che indulge a sentimenti di amicizia e di complicità più che al ruolo inevitabile di educatore. Tuttavia il nonno difficilmente si sottrae al confronto generazionale con i nipoti, percepisce il disorientamento filiale, ne evidenzia le implicazioni negative e raramente rimane inerte ad osservare il conflitto insorto nella famiglia. Il nonno è uomo d’azione più del proprio figlio, genitore a sua volta, il nonno custodisce ma persegue, suggerisce e discretamente supplisce.
Il pater familias post-moderno (se la parola non spaventa) abdica più spesso dal proprio ruolo non tanto perché incapace di controllo e di progetto quanto perché impegnato, se non distratto, in una competizione giovanilistica con i figli nella disperata ricerca di un ruolo nuovo, sempre più esterno se non estraneo. Anche in questo caso il nonno esercita una funzione di cerniera conferendo al nucleo familiare spessore e profondità. Spessore, per il fatto di partecipare ad un concerto a più voci con genitori e nipoti ed eventualmente svolgere il ruolo di “bordone”, una specie di basso continuo orchestrale, rendendo il rapporto meno conflittuale e più concertante; al tempo stesso dona profondità con il suo bagaglio esperenziale e di memoria vivente. Il nonno come memoria vissuta e
consegnata in eredità al futuro. Festa necessaria quindi, ma purtroppo insufficiente per ricomporre  dissidi e fratture dentro un’istituzione familiare irrinunciabile, unità di base di ogni società civile. La famiglia resta il luogo privilegiato per comprendersi, perdonarsi non in virtù  di un contratto legale, bensì della legge del cuore; legge che non commina punizioni se non quella di amarsi a tutti i costi.
Lo spirito della famiglia non è una fortuna che si guadagna ma un patrimonio che si eredita.
MASSIMO CAPACCIOLA

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