IL SOGNO E’ VITA O SPERANZA?

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Massimo Capacciola

La cupezza, la durezza di questi tempi incerti mi porta a riflettere sull’aspetto più misterioso tra le necessità del corpo umano, al pari del mangiare o del respirare. Shakespeare fa dire ad Amleto la celebre frase: “…Essere o non essere… Morire. Dormire, nient’altro… Dormire, forse sognare ” e quel che ne segue, con l’intenzione di attrarre l’attenzione, nel condurci verso il drammatico finale, sugli aspetti misteriosi e dolorosi dell’esistenza. Il dormire infatti viene spesso accostato al suo contrario, che non è la veglia, ma la morte. Dormire non già come sonno ristoratore, ma come sospensione dalle angosce esistenziali, compreso il dolore fisico. Mi domando se sia proprio così.

Oggi sembra piuttosto che il dormire venga inteso come un intralcio inconcludente che impedisce di prolungare vantaggiosamente ogni attività umana, di lavoro o svago che sia. Il fatto è che o si dorme o si muore, infatti stando svegli forzatamente, si muore. E’ duro da accettare un così rigido comando imposto dalla natura, tanto è vero che la ricerca scientifica tenta di ridurre il tempo del sonno a vantaggio della veglia e, in fondo, del fattore economico. Insomma dormire di meno ma meglio per avere più tempo per vivere. E’ giusto tutto ciò? Mentre i meccanismi del sonno ci rivelano dati sorprendenti, come ad esempio quello del consumo energetico del cervello, che nelle fasi del sonno accompagnato dai sogni (sonno REM) è più elevato del periodo di veglia, l’ostinazione tutta umana, di considerare perdita di tempo ciò che non sia remunerativo, ci penalizza rendendoci schiavi di pregiudizi e ignoranti superstizioni. La privazione del sonno o della sua regolarità comporta disturbi della memoria, dell’attenzione, irritabilità, allucinazioni, alterazione della vigilanza immunitaria, aumento del battito cardiaco, rallentamento dei riflessi, diminuzione della temperatura corporea, dolori muscolari. A meno di non essere delfini, rettili o anatre è difficile che impariamo a dormire in uno stato di relativa vigilanza: dormire con un occhio solo, si usa dire. Chi dorme non piglia pesci, dicono i più furbi, cui sembra rispondere Socrate che avverte sull’inutilità di affrettarsi poichè la meta finale conosciuta è senza alternativa; ma poi, sia detto sottovoce, dormire è piacevole, e pregustarne la prospettiva, ancor di più. Dormire presuppone un armistizio, concordato tacitamente, con l’incessante scorrere del tempo, il quale pur ridendo di questo limite umano, non può impedirlo, ma solo prenderne atto. Spesso il sonno è popolato di incubi, presagi, premonizioni, simbologie mistiche, altrove invece si cerca, con il sonno, di scacciarli dalla nostra veglia: quale meraviglia, quando riusciamo a prender sonno, seminando ansie, angosce e patimenti del vivere quotidiano! Tanti modi di dormire per continuare a vivere: su materassi, tavolacci, sotto i ponti, in suite a 7 stelle, dentro gli igloo, accanto al gregge, sopra amache dondolanti, su pescherecci d’altura, dentro tende di fortuna su pareti rocciose a strapiombo, dentro letti d’ospedale, sulle poltrone reclinabili dei jet, dentro una cella penitenziaria; e poi, supino, di fianco, senza cuscini, scoperto, dentro scatoloni di cartone, avvolto da lenzuola di seta o ruvide pelli di renna, sopra gli alberi frondosi di una giungla. Tutti i modi di combattere l’irriducibile nemico che è la stanchezza: muscolare, psicologica, morale, stanchezza infinita, senza rimedio se non questo breve ristoro incosciente; sonno notturno o diurno che sia, sonno pomeridiano, a singhiozzo della madre, sonno rapinato alle avversità, sonno costretto ad essere fugace, anche quando è profondo. Tanti modi di dormire per la comune natura umana, forse l’unica forma di solidarietà riconosciuta e consapevole tra tutte le razze e le ideologie. Il linguaggio onirico appare la base comune per comprendere i limiti del nostro essere, se ve ne siano. Ogni uomo è ciò che sogna e i sogni diventano mezzi di comunicazione con il divino, in una sorta di dialogo profetico sulla cruda realtà. Allora ribelliamoci a chi vuole dotarci della pillola che promette un riposo senza dormire, a chi ci ruba il sonno con dentro i nostri sogni, agli imbonitori dell’economia che non dorme mai. Il sonno è l’estrema frontiera della nostra libertà, tempo di fragilità e di debolezza ma anche rifugio contro l’intromissione indebita nei nostri sogni, della multinazionale del sonno virtuale.

MASSIMO CAPACCIOLA

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