Referendum, le ragioni del NO

Riceviamo e pubblichiamo

comitato-del-noIn questi giorni che ci separano dal 4 dicembre, le forze ‘’brute’’ del SI stanno scatenandosi con l’intento di incutere terrore e paura negli elettori e soprattutto tra gli indecisi e annunciano che: se dovesse vincere  il NO si fermerebbe il Paese che precipiterebbe nel caos con conseguente abbattimento sull’intera Italia di una sorta di giudizio universale.

Un ricatto morale bello e buono!

Riflettiamo: il nostro Paese è già stato smantellato nel momento in cui la sicurezza dei diritti e della libertà di ognuno non viene più garantita dalla carta costituzionale.

NO, quindi, alla decostituzionalizzazione, anche perché è necessario difendere la democrazia.

NO, perché con la riforma proposta non si snellisce il lavoro legislativo del Parlamento, in quanto le leggi, quando c’è stata la volontà, sono state votate e approvate in tre giorni.

NO, perché non convince un Senato composto da sindaci e consiglieri regionali, che servirà solo e soltanto ad assicurare a molti di loro chiamati a rispondere di corruzione l’immunità parlamentare.

No, perché eliminare il Senato, cosi come oggi composto, significa perdere un organo di controllo di grande spessore democratico.

Si invoca il risparmio che comporterebbe l’eliminazione dell’attuale Senato.

Non sarebbe stato meglio il ritiro delle truppe militari dall’Afghanistan che costano circa 900 milioni all’anno?

NO, perché non si comprende bene cosa si nasconde effettivamente dietro questa cruenta e dura campagna referendaria, tanto da far scendere in campo anche i poteri forti attraverso banche, Confindustria e Capi di Stato stranieri, come il Presidente degli Stati Uniti e la stessa Merkel.

NO, sarebbe stato più semplice chiedere agli italiani: volete l’abolizione del Senato? SI o NO?

E infine ancora NO, perché non voglio cambiare o meglio stravolgere la Carta Costituzionale scritta dai nostri Padri Costituenti a seguito della perdita di tante vite.

Io voto NO perché non credo al caos del dopo referendum e anche perché la democrazia non può essere governata dai poteri forti dell’economia ma dal cittadino.

Mariella Cutrona

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