PER UN’ASSOCIAZIONE CULTURALE “GOODMORNING UMBRIA”

logo-goodRaccontare quel che accade potrà sembrare un gioco per fanatici dell’informazione, invece è una necessità per evitare che i fatti, tutti i fatti, qualunque essi siano, anestetizzino la nostra capacità di scegliere e di discernere. Il racconto e non una semplice informazione, ci rende unici interpreti della nostra storia quotidiana. Fare cultura non significa certo essere intelligenti, diceva Eraclito, tuttavia è con questa che s’innesca il progresso, si crea un inizio inatteso in cui l’altro, il diverso, l’alieno cessa di essere un nemico per divenire esso soggetto, eguale, alleato o anche avversario ma mai ostile. In questo mondo globalizzato in cui pare che tutti vedano gli stessi film e mangino lo stesso cibo, esistono ancora fratture abissali tra informazione e cultura; oggi in cui l’arte è divenuta investimento di capitali più che sentimento d’infinito, la cultura appare sempre più come un alibi per distorcere il senso della realtà.

Noi con il nostro gratuito e spontaneo impegno, vogliamo disubbidire, sbeffeggiare, provocare e attentare al conformismo della notizia, al politically correct, alla catastrofe del moralismo da televisione ben sapendo che la verità accetta sempre le nostre domande e, quindi, noi preferiamo sempre fare domande piuttosto che rispondere. Tutti parlano di “bufale” (fake news), siamo inondati, affoghiamo nelle false notizie, false perché inventate, rigirate, smontate, terremotate e tutto questo per instillare il veleno del dubbio. Questa incertezza è tanto ben confezionata che si pretende adesso, aggiungo giustamente, il diritto al dubbio: mi chiedo se non esistesse già tale diritto? Allora perché non è stato da tempo più frequentato e si è deciso di credere al “politicamente corretto”? Forse perché il diritto comporta necessariamente un dovere? Troppa fatica? E sì, fatica, perché se si è in diritto di credere senza limitazioni si scadrebbe nel nihilismo sistematico: si può dimostrare che una cosa esiste, ma non si potrà mai dimostrare incontrovertibilmente che una cosa non esiste. Quindi, va bene tutto purché sia espresso in forma neutra, tiepida, in forma rimodellata per non dispiacere, per non stupire: si sotterrano gli argomenti spinosi profondamente nella discarica dell’informazione e li sedimentano e si decompongono in “fake news” ed il ciclo ricomincia. Noi desideriamo invertire una tendenza, non riabilitare le notizie, ma esaltare l’intelligenza, non pretendere la verità(!) ma rivalutare il buon senso, ridare fiducia nella capacità di discernimento individuale. La capacità d’ascolto come premessa al diritto di opinione. Una associazione culturale che non preveda nel proprio futuro diffidenza, sfiducia, stanchezza abbattimento, paura sarebbe un’impresa fiabesca, irreale, un miraggio zuccheroso ad opera di illusi o volgari bugiardi. Vorremmo semplicemente analizzare fenomeni della nostra complessa realtà, parlando fuori dai denti, interpellando talora protagonisti scomodi, o troppo accomodanti con il pensiero unico, sia attori nazionali che della ribalta locale che siano in grado di consentire una interpretazione libera e responsabile di avvenimenti, circostanze o idee per continuare ad avere ragioni per credere. Riporto un’affermazione che risale a più di cento anni fa ad opera di un intellettuale in guerra contro un ambiente, una mentalità, un milieau culturale, uno spirito lacerato, irrequieto, mai soddisfatto di un mondo estraneo, Chiesa compresa: “…sia guerra contro le Accademie, contro le Università, contro lo scolarismo, contro la cultura ufficiale, è liberazione dello spirito dai vecchi legami, dalle forme troppo usate, è forsennato amore dell’Italia e della sua grandezza, è odio smisurato contro la mediocrità, l’imbecillità o la vigliaccheria, l’amore dello status quo, e del quieto vivere, delle transazioni e degli accomodamenti” (Giovanni Papini). Nella proposta di creare un’associazione culturale di spiriti liberi e dubbiosi, ma che credono fermamente nella possibilità di sperimentare, di indagare, di sminuzzare i fatti per reagire alla deriva culturale omogeneizzante, alla drammatizzazione delle ovvietà, alle flaccide certezze dei retropensieri. Suggerisco di chiamarla come il blog che ospita da tanti anni  moltissimi altri attori che si sforzano di credere ad una libera informazione al servizio della nostra regione e della nostra Italia.

Chi volesse avere informazioni o scrivere commenti, può farlo utilizzando gdmumbria@gmail.com , grazie.

Francesco La Rosa

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