NUOVA SOCIETA’: IL PENSIERO IGNORANTE

“L’ignoranza è una rete piena di buchi tenuti insieme da uno spago di sapere”.

Per quanti sforzi abbia fatto, non sono riuscito a trovare una migliore definizione dell’ignoranza , e dire che al tempo dello strapotere della tecnica, il concetto di ignoranza assume un ruolo decisivo, agli occhi di un’umanità confinata nell’angolo angusto di una conoscenza sempre più imperfetta.

E’ innegabile che oggi la quantità di conoscenza sia incomparabilmente superiore a quella di qualsiasi altra epoca storica, basterebbe servirsi di Google ad esempio, ciò nondimeno la misura delle cose che ignoriamo si è spaventosamente dilatata: sono più le cose che non conosciamo e che ignoriamo di non sapere che tutto lo scibile umano conquistato. Non possiamo, quindi, dire che l’ignoranza dell’uomo sia una forma patologica del sapere, una caratteristica negativa della conoscenza, è piuttosto la regola: la normalità consiste nel considerarsi ignoranti mentre semmai, l’anomalia sarebbe la conoscenza.

La storia ci ha consegnato alcune frasi epigrammatiche, fulminanti, ognuna vera, tutte illuminanti: quelle socratiche “… conosci te stesso” e “… so di non sapere” e quella latina, tratta dalle Epistole di Orazio ”… sapere aude “ (trad. abbi il coraggio di conoscere). Attualissime perché profondamente umane. La contraddizione è solo apparente perché l’imperativo, direi “costituzionale” della natura umana, quello, cioè, di avere il coraggio di aprire lo sguardo sull’abisso interiore della coscienza, viene mitigato, vanificato ma anche consolato dalla costatazione “biblica” di non poter infine conoscere tutto. Questo non ha impedito all’umanità di conseguire risultati sul piano della conoscenza; la civiltà del sapere si è evoluta anche a costo di clamorosi errori. Questi infatti non sono figli esclusivi dell’ignoranza, poiché anche la conoscenza è spesso madre di errori e false credenze. No!

L’ignoranza è qualcosa di più, anzi mentre la conoscenza ci sembra…finita, in qualche modo delimitabile, per quanto sconfinata, a suo modo circoscrivibile almeno alla capacità fisiologica del cervello umano (anche se ignoriamo tutte le potenzialità delle cellule cerebrali), invece l’ignoranza ci appare infinita, come l’Universo in espansione: è inevitabile che, ad ogni conoscenza acquisita, le domande insolute aumentino in maniera esponenziale. E’ necessario quindi prendere coscienza che l’ignoranza non è il contrassegno della imperfezione, della schiavitù e della barbarie umana: essa è parte di noi, essenza ineliminabile della esistenza, anzi molla primaria nel cammino dell’evoluzione, stimolo e fardello della storia umana. Talvolta il pensiero che si crede profondo, simmetrico e concluso è in realtà solo complicato, incompleto, insoddisfatto, mentre raramente l’intuizione, la forma “ignorante” della saggezza, frutto talvolta più dell’esperienza sovrasensoriale che della conoscenza razionale, riesce a penetrare misteri e segreti della realtà.

Ignoranza e conoscenza sono, allora, le facce opposte della natura umana, entrambe partecipi dell’evoluzione del pensiero. E’ umano, naturale, accettabile che entrambe s’accrescano: l’una indicando soluzioni e l’altra rivelando problemi.

 © MASSIMO CAPACCIOLA

 

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