CERVELLI VUOTI COME ZUCCHE

hall1“La strega incarna i desideri, i timori e le altre tendenze della psiche che sono incompatibili con il nostro io” . (Carl Gustav Jung)

Spero che un giorno ci vergogneremo di questo entusiasmo collettivo che prende gran parte della nostra gioventù, persa dietro una ricorrenza inutile e pericolosa, fuorviante e nefasta. La vigilia di Ognissanti, il 31 ottobre di ogni anno, è invalso l’uso di celebrare questo giorno, altrimenti anonimo ed insignificante, con una sarabanda vociante e mascherata, piena di folklore burlone e posticcio.

La vigilia di una festa, un periodo di insonnia volontaria, in cui si rimane vigiles (lat. svegli), dedicata ad un’osservanza liturgica e devozionale nell’attesa dell’evento che seguirà il giorno dopo. Il paradosso odierno consiste nell’aver invertito il verso della festa: per cui la vera ricorrenza sembra essere il giorno prima: Halloween, appunto. Ovviamente, mentre crediamo di sapere tutto sul folklore spiritistico di questa ricorrenza nord-americana, ignoriamo ormai del tutto il significato della festa di Ognissanti, una delle più importanti ed antiche (IV secolo) festività cristiane. La perdita di senso delle nostre origini spirituali trova un punto in comune nell’incontro singolare di atei e credenti che, rinunciando ciascuno a contrapporsi, si acconciano a condividere un innaturale culto, fatto di scarti di paganesimo. La fine dell’estate e l’inizio dell’inverno, nella primitiva società celtica nord-europea, veniva rimarcata con l’invocazione simbolica dei propri defunti a tornare nella terra dei vivi, in seno alla famiglia d’origine, per una rigenerazione del corpo e dello spirito; un aiuto, cioè, a superare le incertezze del futuro, non solo della stagione fredda. La successiva ossessione puritana per il culto cattolico dei santi, ha annientato la tradizione cristiana e stabilito una deriva stregonesca, spiritistica con richiami all’occulto e, sottotraccia, al satanismo. L’innaturale baldoria, tutta italiana, che unisce gioiosa intemperanza con punte di sacrilega  superficialità, alimenta il processo di continuo impoverimento morale, per cui non solo si nega l’esistenza di Dio, ma la parola stessa perde di significato. Quindi la festa nata per ricordare, finisce per dimenticare le ragioni della propria esistenza. Non c’è bisogno di chiamare in causa gli psicanalisti di grido per evidenziare che la lenta agonia del senso religioso in Occidente vada di pari passo con la perdita di orientamento culturale nostri propri e con una confusa deriva multietnica, che miscela con disinvolta leggerezza, le sacre memorie antiche con nuove abitudini irrazionali e forse volutamente in malafede. Quello che può sembrare un’allegra e bislacca trovata commercial-consumistica (costumi, zucche, dolcetti, maschere, etc.) in realtà si rivela un’insidiosa messinscena di colonialismo culturale, cui noi italiani ci assoggettiamo senza cautele, ignorando le conseguenze di un costume sociale immotivato e a noi estraneo. A forza di apparire insignificanti, anche la nostra realtà finirà per essere senza significato; mancherà poco che “la festa” del 31 Ottobre sarà omologata, nel calendario scolastico (!) ad analoga altra festività religiosa, con tanto di dispensa dall’insegnamento; insegnamento che invece di aggiungere toglierà nozioni, riflessioni e sugo di vita. Quando una nazione imita un’altra, la nazione imitata disprezza quella che la imita, qualunque copia appare grottesca all’originale: i meticci sono sempre più disprezzati dei semplici stranieri di passaggio (Cit.)
© MASSIMO CAPACCIOLA

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