DONNA NEL MEDIOEVO DA MATTEUCCIA DI RIPABIANCA A GIOVANNA D’ARCO

copertinaTratto dal volume Sacro Femminile in Umbria

di Mariella Cutrona

Fisicamente deboli e moralmente fragili le donne del medioevo posseggono una sacralità che muove le loro azioni e il loro ruolo, dovuta a forze misteriose e mistiche per cui spesso gli uomini le temono e le rispettano. Tanti luoghi comuni che, nel corso dei secoli si erano stratificati, si sfoltiscono ed emergono figure di donne fuori dal comune, che, sia pure nelle difficoltà sociali del momento, riescono a forgiare una storia di vita destinata a lasciare tracce indelebili dell’epoca e

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Mariella Cutrona

inconsapevolmente a proiettarsi nella storia dei propri luoghi e non solo, come Caterina da Siena. Nel Medioevo le condizioni della donna risultano essere diverse da quelle che i pregiudizi spesso portano a ritenerla completamente soggiogata dal pensiero maschile e dall’essere dominante dell’uomo. Dalla bibliografia dell’epoca traspare più o meno velata una vera e propria angoscia verso la donna. A lei viene attribuita la morte di Giovanni Battista, la rovina del coraggioso Sansone. La sua bellezza superficiale costituisce la peggiore delle illusioni. Temute, come mostri tentatori, create per mettere alla prova virtù e santità degli uomini. Nel pensiero medievale si scontrano due simboli di donne: Eva, vista, come origine del male, e Maria, vista come la virtù, unica nella sua perfezione. In questo universo femminile la regina è incoronata come un re; uomo e donna si ritrovano sullo stesso piano. Donne come Eleonora d’Aquitania e Bianca di Castiglia dominano il loro secolo ed esercitano un potere incontestato sul loro territorio. Regine, reggenti e dame hanno il dovere, il compito di diventare un esempio per tutte le donne, perché la superiorità sociale, che Dio ha loro concesso, le costringe ad assumere un ruolo ben preciso, per ritrovarsi al centro della scena e di conseguenza essere considerate modello di perfezione che tutte devono emulare. In quella società civile le contadine, le cittadine che ruolo rivestono? Non ci sono poeti che dedicano loro poesie d’amore, e non vengono valorizzate dalle carriere monastiche. Tuttavia, da documenti del tempo, ci pervengono notizie inerenti alle donne che votano nelle assemblee cittadine, in quelle rurali e nei comuni. Un diritto che è stato riconquistato solo intorno alla metà del secolo scorso. Inoltre, da atti notarili, si apprende che le donne agiscono in modo autonomo, nonostante la storia narri che erano sottoposte alla sorveglianza e guida degli uomini, acquistano e gestiscono negozi, pagano le imposte, svolgono mestieri che solo oggi riteniamo adeguati ad una donna.
Nel Medioevo troviamo maestre, farmaciste, medici, rilegatrici di codici, gessaiole. Nel campo medico spadroneggiano in ostetricia. Agli uomini, infatti, è vietato visitare ginecologicamente le donne , per non dissacrare “l’intimità” femminile. Non di rado sono impiegate come manovali, vengono retribuite a giornata e rappresentano forza-lavoro sottopagata perché costano meno dei colleghi maschi. Le donne diventano concorrenza fastidiosa per cui vanno escluse dalle corporazioni,vengono criticate e licenziate per banali motivi. Ma il volto da mostrare ai posteri deve essere un altro. Consci dei tanti ruoli che esse possono sostenere vengono sottomesse, fin dalla tenera età, dal padre che le concede in sposa per incrementare e mantenere il proprio potere.
Le fonti storiche del tardo Medioevo dimostrano che i matrimoni non durano più di 10-15 anni. In caso di adulterio la donna viene punita con la morte, gli uomini di contro ne escono impuniti. Spesso le amanti e i figli illegittimi vivono con la moglie, senza che questa dissenta. E’ l’origine del concetto di famiglia allargata? Le nobili hanno il potere di comandare schiere di persone e tenere in mano le redini del feudo: controllano cuochi, panettieri, le lavanderie, la preparazione del burro, del formaggio e della salatura della carne. Nella borghesia cittadina comandano servitori di ogni sorta, aiutano i mariti nelle vendite dei prodotti artigianali. Nel XIII secolo gli affari dei commercianti nelle gilde o fraglie comportano calcoli complicati; pertanto è necessario che la donna sappia leggere e scrivere, rompendo di conseguenza il monopolio ecclesiastico e maschilista della cultura. Da tutto ciò si evince che la donna può essere definita soggetto di diritto anche nel Medioevo e titolare di situazioni giuridiche
che avendo capacità di agire con diritti, obblighi, poteri e doveri nel momento in cui amministra il suo feudo, il suo regno, la sua vita di medico o di contadina, esaltando in questo modo la propria sacralità. Nel corso del Medioevo è facile caricare di elementi negativi una sola creatura, salva dal delirio di massa. E in un mondo che si scontra con carestie, ergotismo e peste nera è facile gridare alle streghe!
In principio il termine “strega” viene attribuito alle donne, responsabili di aborti. In realtà la strega è una guaritrice alla quale viene affidato il compito di guarire persone o animali con erbe particolari quando la medicina non dà risposta ai tanti mali. Spesso vengono considerate streghe anziane mal viste per diversi motivi, donne malate di mente, non più vergini e rifiutate dal marito. La diversità rende la donna “diversa” e fonte di sospetto e di timori. Non è cambiato molto nel XXI secolo; ancora oggi la diversità viene demonizzata. Papa Giovanni XXII nel 1326 con la bolla “ Super illius specula” punisce le streghe con il rogo. Così i mariti, desiderosi di disfarsi delle mogli non gradite, trovano terreno fertile per rivolgersi al Tribunale dell’Inquisizione.
Al contrario accade che l’insubordinazione della donna/moglie nei confronti dell’uomo marito paradossalmente porta l’uomo a subire un biasimo pubblico, in quanto, non avendo saputo tener testa al rapporto matrimoniale di sudditanza della moglie, mette a repentaglio l’ordine di quel mondo che vede la donna sottomessa all’uomo la cui redenzione passa attraverso una sorta di “forche caudine” che suscita scherno collettivo, quando è costretto a percorrere il villaggio, cavalcando, seduto al contrario, un asino, tenendone la coda. Un rito che serve a punire il “rovesciamento” dei ruoli coniugali. Se l’uomo viene punito con scherno collettivo, la donna che va “oltre” viene considerata comunque una strega ed è destinata a perdere la vita. Come, nel caso di Matteuccia di Ripabianca che, a Todi, nel 1428, legata mani e piedi, viene messa al rogo.
E’ paradossale, se immaginiamo le fiamme che arsero viva Matteuccia, pensare che Todi, nel 1991, viene dichiarata, per il 1990, “ la città più vivibile del mondo” dal profeta della città sostenibile, l’architetto e urbanista dell’ Università di Lexington, nel Kentuky, Richard Levine. Matteuccia avrebbe parecchio da obiettare! Considerato che le cure, che portarono alla morte Matteuccia, vengono oggi ritenute importanti per il benessere della persona. Cure, unguenti e creme che sono alla base dell’attuale “omeopatia”; per non parlare delle sue ricette gastronomiche che “probabilmente”, con un pizzico di fantasia, sono da ritenere le anticipatrici della dieta vegana o celiaca. E’ ferma convinzione che se Matteuccia fosse vissuta ai nostri giorni non sarebbe stata né giudicata né condannata. Avrebbe ricevuto una semplice ammonizione per avere consigliato, per esempio, ad una moglie tradita di far bere al marito fedifrago l’acqua del suo pediluvio.
Matteuccia è già stata raccontata in un articolo su Goodmorningumbria nel 2014. In contrapposizione alle streghe guidate dalle voci del diavolo balza alla ribalta la figura di Giovanna d’Arco, guidata dalle “voci” degli angeli e dei Santi. La mistica e visionaria condottiera che non riconosce la Chiesa temporale, quella del potere degli uomini, preti o cardinali che siano, a meno che non muova nella direzione che le indichino le voci. Una “pulzella” molto determinata e fedele a quello che la sua coscienza le ispira e suggerisce. “La Chiesa mi può insegnare religione, ma io di fronte a Dio devo rispondere alla mia coscienza”.
Una personalità straordinaria, la definirei moderna, per il suo alto attaccamento al territorio e alla sua terra. Di quelle personalità che oggi mancano alla politica italiana ed europea che sembra aver perso il contatto con la gente e il territorio. Un carattere scomodo, una eroina ingombrante per i poteri forti dell’epoca. Da eliminare o ricondurre a più miti consigli. Scomoda anche per Carlo VII che lei stessa ha fatto incoronare nella cattedrale di Reims. Tant’è che, quando, a seguito di una imboscata viene catturata e consegnata agli inglesi, non muove un dito per salvarla. Ormai il suo destino è segnato. Bisogna condannarla, farla fuori, cancellarla. E farla riconoscere eretica e visionaria e le “voci” da “divine” dichiararle “diaboliche”! Insomma, strega!
E il 30 maggio 1431 le fiamme le bruciano le carni nella piazza di Rouen! E muore invocando Gesù, diventando nel momento in cui reclina il capo, simbolo di
sacralità! E’ morta non una strega, ma una Santa. Riabilitata nel 1456 da Callisto III, beatificata nel 1909 da Pio X, santificata nel 1920 da Benedetto XV.
Quella che doveva essere la vittoria definitiva dell’uomo sulla donna, con il conseguente annientamento dell’ essenza femminile, è l’inizio del movimento per la sua emancipazione e per il suo trionfo verso la parità dei diritti con il pieno riconoscimento della sua sacralità.

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