Politica: I NUOVI SCENARI, OVVERO LA CONFERMA DEI VECCHI

di Marforius – nuovo giornale nazionale

Manca tuttora oggi l’autentica cultura politica, che affonda le sue radici nella società, nella storia e nelle contingenze mutevoli del momento.

Non bastano persone che ci governano, che non considerano e che non si ispirano a tali presupposti, che per di più non conoscono la pur minima difficoltà e che pensano che il mondo sia un salotto per esseri asettici  vezzeggiati e coccolati, per di più prive di autentiche basi culturali.

Questi signori asettici, in realtà artificialmente asettici, ovviamente sdegnano qualsiasi problematica, non ne colgono la portata, né comprendono da cosa essa derivi, e pensano che il mondo sia tutto lì e che il loro orizzonte possa fornire la base alla quale ispirarsi.

Questo non basta, necessitano analisi, individuazione di obiettivi e strategie per individuare un soddisfacente equilibrio sociale. Obiettivo questo che non può essere raggiunto, riferendosi ad un astratto ambito economico, ma che presuppongono la presa in considerazione anche del sentire dei singoli e di una etica alla quale riferirsi.

Senza un approccio del genere siamo di fronte a contrapposizioni di parte, che arrivano ad essere guerre tra bande, ove domina peraltro la demagogia, sia essa populismo o sovranismo, e che implica nei fatti sudditanza nei confronti dei cosiddetti poteri forti, siano essi nazionali o extranazionali (soprattutto).

Necessita, altresì, di ritrovare la consapevolezza riguardante la propria storia, la cui mancanza non aiuta nell’analizzare gli eventi né aiuta a liberarci dalle ideologie del passato, che hanno imprigionato le coscienze, che in diverse salse, pìù o meno edulcorate, ancora oggi vengono proposte.

Evidentemente non si può continuare in questo modo, con le ricette derivate dalla tecnocrazia capitalistica, che sta emergendo in un occidente globalista, che ritiene irrilevanti, se non dannosi, il pensiero autonomo, anche ispirato alla morale, e sinanco e soprattutto il sentire interiore. La storia ci dice che grandi mutazioni derivano ragioni che non sono meramente economiche, finalizzate a regolare il contesto sociale con criteri ispirati ad un freddo meccanicismo, e che vuole adattare il mondo a formule ed a teorie astratte.

Non può bastare un ceto politico (che non può più essere partitocratico), il cui reale obiettivo è la conservazione del proprio potere, che nel suo concreto agire non conosce e/o tiene conto delle reali esigenze dei cittadini, che impudicamente non alimenta neppure una speranza e che blandisce cahier di propositi palesemente inadeguati e fuorvianti.

Al di là degli aspetti personali e di parte che possono affascinare persone diverse e contesti sociali eterogenei, appare evidente che siamo di fronte a uno scontro epocale, che riguarda non solo le classiche entità statuali, ma addirittura vere proprie entità sovranazionali, le quali vogliono imporre la loro visione e, soprattutto, le politiche funzionali ai loro interessi.

I grandi trust, adoratori dei monopoli, e la finanza apolide, sostengono evidentemente chi avversa lo status quo, ad essi interessa un sistema liquido e mutevole, alleandosi con chiunque pur di guidare le sorti mondiali, quindi anche con la Cina, che in teoria è un nominale avversario.

Gli eredi dell’impero sovietico, i russi guidati da Putin, mettono in atto la loro tradizionale strategia attendistica, che ricorda gli inverni che hanno sconfitto sia Napoleone che Hitler: aspettare gli eventi per poi acquisire gli spazi lasciati vuoti dai loro avversari, beneficiando peraltro della ritrovata benedizione della chiesa ortodossa.

Il campo minato medio orientale è da poco caratterizzato dal nuovo quadro di alleanze, che vede un nuovo rapporto tra Israele e i paesi arabi “sunniti”. Cosa è per noi non di poco conto, anche perché il Mediterraneo è oggetto di rinnovate mire egemoniche da parte della Turchia e da interessi sempre più crescenti da parte della Cina.

La nostra visione, quasi curtense del mondo, continua poi a non considerare paesi molto importanti, peraltro appartenenti al Commonwealth, quali l’India e l’Australia, cui si aggiungono il Giappone e l’Indonesia, i quali avranno un ruolo sempre più importante nel nuovo “mare nostrum”, l’Oceano Pacifico, il quale sarà probabilmente uno degli ambiti strategici più importanti.

In questo quadro naturalmente l’Europa – essendo una realtà che somiglia più a un rissoso condominio che a un vero e proprio soggetto che somiglia uno stato, sia federale o almeno confederale, continua con le sue divisioni, appunto condominiali, ove i “caposcala”, francesi e tedeschi, continuano a dettare la linea- continua ovviamente a non contare nulla.

Per arrivare a noi (e a chi opera al di dentro di noi), non va ignorata, come spesso accade, l’influenza dello Stato Città del Vaticano, il quale seppur teatro di scontri interni, ha al suo vertice un sovrano proteso a una politica terzomondista, che non esita a ricercare alleanze con mondi formalmente opposti, dimenticando forse la missione spirituale e la crisi del mondo cattolico, derivata dalla secolarizzazione delle società occidentali.

In questo scenario dove può andare il nostro Paese, al cui governo troviamo soggetti che non sono una reale espressione del voto popolare e il prodotto di un sistema corporativo, che ha originato un costante degrado qualitativo, che rende il Paese stesso un soggetto ancillare verso i padroni di turno e che, naturalmente, non ha nessun peso nelle vicende soprattutto internazionali.

Purtroppo, solo per riferirci alla recenti cronache, restiamo un paese che è il paradiso di chi non rispetta le regole, che ci ricorda al paese dei balocchi di collodiana memoria, i cui governanti pensano di poter andare avanti con il tassa e spendi, addirittura per comprare i banchi a rotelle e i monopattini.

Vedremo se con il recente arrivo di Draghi al governo e le azioni che riuscirà a fare, in particolare riforme strutturali e una legge elettorale che consenta di rappresentare realmente i cittadini a cominciare dalla preferenza, potrà cambiare il degrado sociale e politico figlio della partitocrazia e della nostra sovranità limitata, che nessuno ricorda ma che esiste e non poco.

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