Archive for the ‘LA FEDE NEL MONDO’ Category

Fin dove arriva la Befana, dolci, doni e tradizione.

6 gennaio 2011

di Emanuela Marotta

Emanuela Marotta

“La befana vien di notte”, così incominciava la filastrocca cantata da milioni di nonni e genitori,  ma dov’è andata di preciso la befana ieri notte, oltre a camminare e volare sopra i tetti? E’ solo un’usanza prettamente italiana, che poi si è diffusa in giro per il mondo? O è accaduto come a Babbo Natale che girando tranquillo per la Lapponia, donando giocattoli solo agli abitanti della sua città si è poi sparsa un po’ troppo la voce prendendo piede il business? Vediamo se anche per la befana si può dire la stessa cosa e se è andata in giro per il mondo. Questa vecchietta spericolata su quella sua scopa ultimo modello, ormai a passo con i tempi, ieri notte è andata nelle nostre case italiane, si è calata dal cammino e ha lasciato per tradizione, una calza piena di dolcetti. Ai bambini che sono stati cattivi ha fatto trovare del carbone, ma quello allo zucchero nero. Gli innamorati si sono scambiati cioccolatini e ad alcuni e soprattutto negli ultimi anni anche lei ha portato dei piccoli regali. Amici e famiglie oggi invece si ritroveranno per giocare e mangiare dolci tipici e a Rivotorto sempre oggi, possiamo trovare la Befana alla fiera alle ore 15 e porterà con lei doni per tutti i bambini. E’ una dolcissima fiera che delizierà e divertirà i visitatori tutto il giorno dalle 8 di mattina fino alle otto di sera. Le vie del paese saranno piene di bancarelle e si potranno degustare prodotti tipici della zona. Ora però partiamo subito per vedere cosa è successo in Francia la notte tra il 5 e il 6 e scopriamo che la Befana non esiste. Nel giorno dell’ epifania i francesi preparano un dolce speciale dove nascondono al suo interno una fava, chi la trova diventa per quel giorno il re o la regina della festa. In Spagna invece il 6 gennaio tutti i bambini si svegliano presto e corrono a vedere i regali che i Re Magi hanno lasciato, il giorno precedente mettono davanti alla porta un bicchier d’ acqua per i cammelli assetati, qualcosa da mangiare e una scarpa. In molte città si tiene il corteo dei Re Magi, in cui i Re sfilano per le vie cittadine su dei carri riccamente decorati. Si deduce che anche qui la Befana non arriva. Ma viene invece avvistata in Russia dove la chiesa ortodossa celebra il Natale il 6 gennaio e secondo la leggenda i regali vengono portati da Padre Gelo che è accompagnato da una simpatica vecchietta di nome Babuscka. Dalla Russia proviamo a vedere in Germania dove per i tedeschi il giorno della venuta dei Re Magi è un giorno come tutti gli altri, lavorativo e i bambini vanno a scuola. Sono molto più felici i bambini Olandesi, è sì un giorno come gli altri il 6 e non arriva la Befana ma i Re Magi si, le famiglie, gli amici e i bambini si scambiano per tradizione delle lettere di cioccolata, di solito l’iniziale del proprio nome o della persona amata. In molti paesi europei la Befana viene soppiantata dai Re Magi, nella tradizione religiosa sia Cristiana che Ortodossa infatti arrivano proprio loro da Gesù e gli portano dei doni. In Italia infatti rimane la tradizione che in alcuni presepi si aggiungono i Re Magi o se ci sono già si avvicinano alla figura di Gesù, ma non si va in giro per le case a chiedere dolci o a cantare canzoni, non si regalano di solito soldi ma umili regalini e i dolci sono portati dentro una calza da questa strana vecchietta un po’ strega ma molto buona. Nei paesi come il Marocco, dove le tradizioni sono completamente diverse e dove la religione è musulmana il 6 Gennaio per i bambini marocchini si festeggia con una festa molto simile alla nostra. Si esalta la gioia e i genitori regalano un gioco ai propri figli. Si gioca per tutto il giorno perché è il dì dei giochi e dell’allegria. Hanno la possibilità di mangiare la frutta secca e i datteri, alcuni ricoperti da zucchero con un buonissimo e dolcissimo thé alla menta. Si può concludere anche se non abbiamo percorso tutti i paesi del mondo che questa tradizione della Befana è Italiana ma che si è diffusa abbastanza anche in altri paesi ma per diversi motivi e cause. Non la fa girare il business nel mondo ma bensì la religione e la tradizione di ogni singolo paese, mentre in Italia il business mette la sua buona fetta di dolce. C’è chi la vede come una simpatica vecchietta che distribuisce felicità e dolci, chi aspetta i re magi, chi solo doni e chi invece gioca tutto il giorno. Si può affermare che con il tempo la nostra cara vecchietta è diventata famosa, quasi quanto il suo caro amico Babbo Natale e che il 6 gennaio è in tutto il mondo il giorno in cui i dolci non ingrassano anzi rendono felici sia i grandi che i piccoli.

 

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Natale è luogo dell’infinito e dell’attesa

21 dicembre 2009

di Anita D’Alessandro

Tutto l’arco che precede e conclude il tempo di Natale si può riassumere in una parola ”attesa”.

La Santità del Natale passa attraverso le nostre vite, unisce i nostri cuori colmi di grazia divina e ci proietta all’avvenire.

Ma perchè il Natale ci regala la gioia e la dolcezza di un momento che se condiviso in amore ci accompagna verso un futuro pieno di speranza? Quanti si saranno fatti questa domanda?

La verità che si deve dire è che la vita è attesa. È nell’attesa di qualcuno o qualcosa che si colloca e vive l’avvenire. Proviamo ad immaginare la nostra vita senza il desiderio di aspettarsi che accada qualcosa, che vita sarebbe, guai cessassimo di attendere qualcosa o qualcuno.

Una persona che non si attende più nulla dalla vita e che non aspetta desideroso di amare qualcuno,  può considerarsi inerte!

Dunque la vita è attesa, ma è anche vero il contrario: l’attesa è vita!

È in questo che si distingue l’attesa del credente da ogni altra attesa, perché colui che attende il Bambin Gesù che è già venuto e che cammina al suo fianco, ha la certezza che Egli venga davvero, quindi che ritorni per essergli nuovamente accanto. Dio viene come vita. Egli viene per stringerci in un abbraccio di energia vitale e di rinnovo. È nell’attesa del rinnovo che vive la fede.

Si vive dunque in prospettiva della fede, che si traduce in una forte fiducia per la vita che si sceglie per se stessi.  Ci si adopera per il bene di se stessi ma ci si adopera anche per il bene degli altri. Ed è proprio in questo scambio che si crea l’attesa, si crea la promessa: la fede.

Gesù ogni anno rinnova la sua promessa in mezzo a noi, viene ad abitare i nostri cuori, la nostra vita, le nostre case, le nostre strade facendosi esperienza di vita. Per cui l’esperienza di vita non è attesa vuota, un lasciar passare il tempo, ma è  attesa che diventa comportamento di vita.

Il Natale rappresenta il tempo ideale per meditare su tali “questioni umane” partendo dal mistero dell’incarnazione, una verità che l’Apostolo Giovanni nel quarto Vangelo riassume: « E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi». Il verbo è la “luce”, è il “senso”, quel senso eterno che colma di grazia e di verità la nostra vita.

Così il Natale diventa un’occasione unica che ci invita a fermarci un istante, a fare il punto sulla nostra rotta, a porci alcune domande sul nostro percorso interiore del presente alla luce delle esperienze passate in una prospettiva futura.

Il Natale è la dolce conferma della calma e della riflessione in forma estatica come testimoniano i presepi viventi che animano e coinvolgono i cuori della gente di ogni età in ogni luogo, ed in forma ascetica perché eleviamo i nostri cuori al Signore, per questo viviamolo perchè Egli ci dona la luce del presente ma ci dona anche la luce per il futuro.

Ebbene ricordare come nelle letture della Santa Messa nel periodo di Avvento tutti i verbi sono al futuro “accoglieremo la Sua venuta…”, “verranno giorni in cui…”, tutto è proiettato al futuro, all’attesa, quindi alla vita che inizia e che continua.

È nella continuità di un evento tanto atteso che la nostra vita va verso un incontro, proprio per questo il Natale ha qualcosa di molto importante da dirci per la nostra vita.

Il Natale è attesa infinita, il Natale è vita e come tale coinvolge tutta l’umanità. L’umanità che si dipinge nel presepe, è accolta e protetta in quella mistica capanna. Quanta dolcezza può lasciarci dentro questa immagine così caritatevole, diventando intima per ognuno di noi.

E come dire fuori c’è tensione, fuori c’è rabbia, fuori c’è guerra…ma noi sotto quella capanna siamo beati, non “urliamo” perché i nostri cuori sono vicini e non lontani, con l’attesa di fare i primi passi verso una vita piena d’amore.

Natale, è vera essenza di fede

12 dicembre 2009

Giotto, presepe di Greccio

di Anita D’Alessandro

Nella dolce notte del Natale, si racchiude il più grande miracolo umano “la nascita”. Si, la nascita è il compimento di tutto il reale e come tale è da considerarsi una grande festa.

Si festeggia la nascita del Bambino di Betlemme, volta a simboleggiare l’inizio di un nuovo cammino interiore, di una spiritualità che accompagna noi esseri umani.

Il Santo Natale ci regala prima di tutto la grazia della redenzione e poi i “regali”. Purtroppo il consumismo, generato dalle società capitaliste che ci propagandano continuamente valori materialistici come il successo e la vita opulenta, fagocita i valori tradizionali delle feste religiose come il Natale, per trasformarli in semplici vacanze che costituiscono occasioni di enorme consumo, dimenticando così il vero motivo per cui si festeggia.

La nascita del Bambin Gesù è un’occasione che ogni anno rinnova l’essenza della fede, facendoci uscire dalla tempestosa frenesia moderna per regalarci e farci riscoprire il grande valore del silenzio, della semplicità e del rinnovo.

Era la notte di Natale del 1223 quando il Santissimo Francesco per grazia divina rievocò la nascita di Gesù, facendo una rappresentazione vivente di quell’evento, ideò il primo presepe; il presepe di Greccio.

La sua è una visione pura e semplice che rievoca la natività del Re povero, è una rappresentazione ricca d’amore rivolta a quel Dio che si fa bambino per venire ad abitare in mezzo a noi. Questo è il Natale. È questa la vera essenza di fede. È un’opportunità di rinascita spirituale per tutti: rinasciamo per purificarci, per riscoprire un nuovo cammino che ci accompagni quotidianamente; tutto ciò ha inizio con il Natale che mantiene la promessa di alimentare questa nuova luce ogni giorno.

Il presepe di Greccio rappresenta la vita per antonomasia, perché è il simbolo supremo della comunione di amore che nasce e vive nella famiglia. È rispetto e adorazione per l’essere umano, ma anche amore e adorazione per la madre terra e gli esseri animali. Dunque il fieno che San Francesco inserisce nel presepe per donarlo al bue e l’asinello, simboleggia la grande ricchezza che la nostra madre terra ci offre, è da lei che ogni forma vivente raccoglie tutti i frutti di cui ha bisogno. Il bue e l’asino deputati a riscaldare il Bambin Gesù, rappresentano il simbolo dell’amore, invitandoci all’amore a al rispetto verso tutte le altre creature viventi che in quanto tali concorrono a chiudere un ciclo, il “ciclo della vita”. Tutto è sua creazione.

Dunque è con il Natale che ci dobbiamo confrontare per comprendere chi è Dio e chi è l’uomo.

Il mistero del Natale è il mistero dell’uomo, della vita e della bellezza. È un’occasione per rigenerarsi, ripartire, mettere ordine, prendere e donare amore. Natale è amore, è emozione, è purezza, raccogliamoci in meditazione in silenzio per coglierlo in pieno e per poi poterlo donare. Questa profonda riflessione esorta ad evitare di oscurare la natività di Gesù  con quella di Babbo Natale, riducendo l’evento centrale dell’umanità ad una profusione consumistica. San Francesco nel presepe di Greccio, ha voluto ricordare, malgrado le misere circostanze, che questa non fu affatto una nascita ordinaria. Questa unione di povertà e nascita miracolosa rappresenta Gesù come vero essere umano ma anche figlio di Dio in maniera unica.

Ogni giorno guardiamo al Natale, a quell’immagine così unica del presepe affinché tale simbolo assieme al crocifisso possano illuminare la nostra anima per essere illuminati tutto il giorno, tutti i giorni.

Crocifisso o compromessi sulle questioni religiose?

27 novembre 2009

anita d'alessandro

Per esortare alla riflessione, nei precedenti articoli, sul tema della secolarizzazione, sono stati affrontati alcuni argomenti che hanno posto alcuni interrogativi sulla religione oggi.

Pertanto si è ritenuto opportuno partire e soffermarsi sull’importante tema riguardante il progresso della scienza, argomento di grande rilievo culturale e sociale per l’essere umano, perché essendo la scienza il risultato di un rigoroso sillogismo scientifico ci ha beneficiati di tanta tecnologia e progresso, a tal punto da dominare la nostra vita su tutti i fronti, plagiando così il nostro “modus vivendi” ci ha resi meno propensi ad accettare le cose che non possono essere provate e dimostrate.

Ad un secondo livello è stato affrontato il tema della secolarizzazione, osservando la questione dei bisogni materiali prodotti dalla società confrontandosi con i precetti divulgati dalla Chiesa volti a sostenere un benessere spirituale.

Ora, questi fenomeni sociali, caratterizzano a tal punto la nostra esistenza allontanandoci da temi tradizionalmente forti, carichi di significato e di valori culturali, lasciando alla morale laica ampio spazio per la determinazione delle regole comportamentali.

Infatti, con la nascita dell’Unione Europea, che si compone di ben 27 stati membri, si assiste al grande fenomeno dell’immigrazione. È la nascita di una nuova società che racchiude in sé i suoi pregi e i suoi difetti; e che se analizzato da un punto di vista puramente umano, è da attribuire grande pregio a tale fenomeno sociale, perché ci rende cittadini del mondo generati da un unico Dio. Un Dio che ci vede uguali, che non ci giudica per le nostre differenze cultuali e di razza, è un Dio che ci esorta all’integrazione attraverso il recupero e l’elogio della nostra identità storica, culturale e religiosa. Egli non ci giudica! Anzi, la loro libera manifestazione è sinonimo di grazia divina, quindi amore e rispetto per il prossimo. Purtroppo, sovente la poca mancanza di morale, rende gli uomini ciechi, incapaci di difendere se stessi facendosi travolgere da correnti che non fanno altro che aggravare il senso di grande vuoto.

In tal senso la scarsa morale può favorire il nascere di azioni discriminatorie, si finisce col giungere a compromessi, anche da parte di istituzioni laiche, su questioni puramente religiose, portando come soluzione dei conflitti religiosi ad una diluizione dei principi e dei riti religiosi, in modo da non offendere la parti in causa. È questo il caso del non poco discusso tema del “crocifisso” nelle aule scolastiche del nostro paese, ritenuto dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, una “violazione della libertà  dei genitori ad educare i figli secondo le loro culture e credo religioso”. Ma nel caso specifico sarà questa la strada volta al dialogo e al confronto tra gente di cultura e di religione diversa? Sarà questa la strada che porrà l’equità religiosa tra le due parti in causa? Non è offuscando la propria cultura, la propria religione che si enfatizza il valore della non discriminazione sociale a favore dell’uguaglianza come aspetto supremo della dignità umana. È proprio attraverso il recupero e la manifestazione della propria identità storica, culturale, spirituale che si crea rispetto, integrazione, scambio. Perché laddove vige l’assenza di morale, di etica e sacralità, proprio lì vive il vuoto.

Ogni popolo, ogni cultura deve rendere atto della propria sacralità nel rispetto e nell’accettazione dell’altra. È bene ricordare, come afferma l’Osservatore Romano, che “il crocifisso tra tutti i simboli quotidianamente percepiti dai giovani è quello che più rappresenta una grande tradizione, non solo religiosa”.

È questo nel corso della storia un punto di riferimento incrollabile volto a simboleggiare la libertà e la dignità di ogni uomo.

La Chiesa e la società contemporanea

21 novembre 2009

di Anita D’Alessandro

 

Gli ultimi duecento anni di storia della Chiesa Cattolica sono caratterizzati da cambiamenti epocali per la storia dell’umanità in relazione ai cambiamenti sociali. Già con l’enciclica “ Rerum Novarum” di Papa Leone XIII (1878–1903), definito il papa più “Ardito”, si assiste alla costituzione di fondamenti rivolti a garantire e sostenere soluzioni su questioni di ordine sociale.

È l’alba di un nuovo cammino. La prosecuzione di tale cammino si va compiendo con fermezza e animo pastorale, alla fine del secondo conflitto mondiale con Pio XII seguito da Giovanni XXIII, Paolo VI, Papa Luciani, Giovanni Paolo II per arrivare ad oggi a Sua Santità Benedetto XVI che propone l’inserimento dei riti cattolici, come la Santa Messa celebrata in lingua latina. In relazione alla perdita dei valori sociali la dottrina millenaria della Chiesa, si posiziona alla base di un insegnamento ecclesiastico, proponendosi come strumento sempre valido e legittimo della comunione ecclesiale e come sostegno agli sforzi ecumenici, tesi a mostrare, con esattezza, il contenuto e l’armoniosa coerenza della fede cattolica. Pertanto la chiesa si è fatta portavoce e protagonista di radicali cambiamenti interni evolvendo in tal senso le sue strutture, i suoi metodi, il proprio adeguamento alla società in movimento. Il principio fondamentale che ha guidato in questi ultimi tempi tale evoluzione, è stato quello di avvicinare le masse e dialogare con loro, per risanare i danni, le brutalità e gli orrori, e che di fronte a tutto ciò gli uomini appaiono sconcertati, incapaci di trovare gli strumenti per ritrovare il loro equilibrio spirituale. Senza contare gli orrori che tuttora sono presenti nella società contemporanea ove popoli sono ancora dilaniati dalla guerra, dalla fame, dalla carestia: in una parola dal “male” che tanta parte ha nella radice dell’uomo. Per far fronte a tutto ciò la Chiesa è divenuta, come è stato detto, la Chiesa del miracolo: il dialogo porta alla comprensione, il dialogo porta alla pace, alla fine delle disuguaglianze di fatto ancora esistenti, alla condanna del razzismo, del colonialismo, della intolleranza. Si è portata vicino alle masse, ha ripreso la evangelizzazione di queste, ha ricominciato un nuovo apostolato sui principi che meglio potevano e possono adeguarsi alle trasformazioni sociali in atto. Specie dinanzi alla rivolta, alla protesta indiscriminata che quasi sempre finisce con la violenza, allo sfruttamento che uomini fanno a scapito di altri uomini, tutta l’organizzazione ecclesiale ha compiuto un movimento che, andando verso il popolo, ha posto e pone ogni sforzo, ogni suo mezzo per avvicinare, portando al confronto con Essa.

Malgrado ciò, oggi la società si aspetta dalla Chiesa ciò che vorrebbe sentirsi dire. Per cui, nell’immaginario collettivo, si cerca una Chiesa che trasformi i suoi veri fini, la sua vera missione, a favore di desideri da sembrare tanto insulsi ma che, se esauditi,  potrebbero accrescere lo smarrimento dovuto alla perdita di valori e punti di riferimento, ritenuti questi ultimi invece dalla Chiesa, linfa vitale per la società. Si deve iniziare ad osservare e non a puntare il dito sull’operato della Chiesa, che da sempre ha presente che naturalmente emergono, in una società in evoluzione, problemi sociali. A fronte di ciò la Chiesa propone comportamenti risolutivi affinché possano illuminarci nell’affrontare le emergenze del nostro tempo. È dovere fondamentale il ricordare come nei millenni la Chiesa abbia sempre operato in nome della carità, dell’amore e della giustizia per il prossimo. Alla società di oggi che, si è profondamente trasformata, occorre dare risposte a sostegno della morale e dell’etica per il bene di tutti.


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Il progresso scientifico e la religione oggi

13 novembre 2009

anita d'alessandro


di Anita D’Alessandro

Si  nota oggi un allontanamento dell’uomo dalla religione?

E’ il progresso scientifico causa di tale distacco?

Sono questi gli interrogativi che ognuno di noi dovrebbe porsi e che raramente ci si pone perché la vita di oggi, così veloce nel suo scorrere, lascia poco tempo per poter riflettere su quelli che dovrebbero essere e sono i grandi problemi dell’umanità.

Nel mondo di oggi la diffusione dello scetticismo è, senza dubbio alcuno, notevole e si è  spesso increduli sulle cose dell’aldilà perché pensiamo che ciò non costituisca un segno di cultura, di emancipazione, di progresso; oppure riteniamo, da un altro punto di vista,  che il seguire determinati culti, determinate pratiche religiose, ottemperare a talune rogole morali sia sufficiente per la quotidiana esistenza dell’essere umano. In entrambi i casi si giunge ad una forma di abulia, di apatia, di disinteresse ai gravi problemi  accennati: nel primo caso si ritengono  utili gli interrogativi sulla religione; nel secondo ci si ritiene  contenti di un cieco affidarsi a quelle pratiche ed all’osservanza di quei principi morali. Ora è vero che la surmodernità, non è connessa soltanto con la incredulità e scetticismo nelle masse, ma si ritiene possa  “favorire il sorgere di nuovi e più rilassanti costumi di vita”. In tal modo i mutamenti di costume, la perdita di molti pilastri della morale comune, e fattori come lo sviluppo della tecnica, come l’urbanesimo e il suo conseguente fenomeno odierno della città frammentata, la diffusione di nuove professioni, hanno sempre più inaridito il senso della religione: il risultato è la perdita di serenità, la vita sempre più convulsa, il bisogno di evasione, la incomunicabilità, la chiusura dalla società e dalla vita.

Pertanto le chiese e tutti  i  luoghi sacri sono affollati da gente che crede la fede faccia da antidoto ai propri sensi di colpa. “La fede non è questo”.

Non manca qualche studioso che ha sostenuto una religione cosmica, al posto delle religioni organizzate che le considera, cristallizzate e che lo scetticismo è dovuto a credere Dio non come forza naturale non come espressione della legge di causalità, bensì come essere antropomorficamente concepito. Senonchè anche questa spiegazione non appare convincente: muta il nome, mutano i caratteri della divinità ma il problema rimane sempre: chi fa ed ha fatto tutto l’universo, così precisamente calcolandone i limiti, le dimensioni e così via?

La  verità è un’altra che la scienza non dà sostegno psichico all’uomo e dice bene Alexis Carrel (Nobel per la medicina 1912) che la natura ha creato tutto ciò che all’uomo ed alla società serve; sicchè ad ogni bisogno ci può fornire quanto necessita per soddisfarlo. Ora, come dice il biologo, vi sono dei momenti in cui l’uomo avverte il bisogno di congiungere le mani e rivolgersi a qualcuno che soddisfa la necessità di uscire fuori da una disperazione o dalla carenza di serenità. Ed è una prova tangibile che dopo la preghiera esce rasserenato. Cominciamo dunque col credere, non cerchiamo di andare al di là delle nostre possibilità, di penetrare tutti i misteri, perché solo lasciando qualche cosa nel mistero l’uomo riesce a conservare la salute dello spirito; a comprendere quello che altrimenti non ha compreso e mai comprenderà. Vi è un “perché” che neppure la scienza più progredita può riuscire a spiegare: è quello che sta alla base di ogni discorso sul problema della vita e della morte: è quello che può essere avvicinato soltanto dalla scienza sorretta dalla fede.