Archive for the ‘TEMPLARI Ed Esoterismo’ Category

Ugolino dei Guelfoni da Costacciaro, il Torquemada dei Templari perugini

18 dicembre 2014
Euro Puletti

Euro Puletti

Ugolino dei Guelfoni (“Hugolinus de Ghelfonibus”) da Gubbio (e/o Costacciaro), erroneamente conosciuto anche come Ugolino Vibi (dell’omonima famiglia di Monte Vibiano, nel Medioevo anche “Montevibiane”, Marsciano, Perugia), fu colui il quale sovrintese all’inchiesta sui Templari di Perugia, all’indomani della loro sospensione da parte del Papa Clemente V. In qualità di commissario di quest’ultimo pontefice, Ugolino Guelfoni si occupò, così, anche del passaggio, a partire dal (more…)

SORPRESA: Il DIAVOLO NEGLI AFFRESCHI DI GIOTTO AD ASSISI E LA STORIA DEI TEMPLARI RACCONTATA A SAN BEVIGNATE

12 maggio 2014
Chiara Frugoni

Chiara Frugoni

Martedì 13 maggio 2014 – ore 18.00

Diabolus in nubecula’. Il diavolo è nei dettagli 

CHIARA FRUGONI Già Università di Roma ‘Tor Vergata’
Introduce MARIA GRAZIA NICO OTTAVIANI
Università degli Studi di Perugia
Con il ritorno a Perugia di Chiara Frugoni si conclude il seguitissimo ciclo di conferenze La storia dei Templari raccontata a San Bevignate, parte integrante del più ampio progetto Perugia capitale templare, a sua volta concepito dal Comune di Perugia nel quadro della candidatura di “Perugia2019 con i luoghi di Francesco d’Assisi e dell’Umbria” a Capitale europea della Cultura. (more…)

Conferenza a san Bevignate: I Templari, monaci, soldati e committenti

27 aprile 2014
Gaetano Curzi

Gaetano Curzi

GAETANO CURZI – Università degli studi ‘G. d’Annunzio’ Chieti-Pescara
Introduce ENRICA NERI LUSANNA – Università degli studi di Perugia

Con la relazione I Templari: monaci, soldati e committenti, che sarà tenuta da Gaetano Curzi martedì 29 aprile alle ore 18.00 nel complesso monumentale di San Bevignate, prosegue il seguitissimo ciclo di conferenze La storia dei Templari raccontata a San Bevignate, organizzato dal Comune di Perugia con il contributo della Regione Umbria e con il patrocinio, tra gli altri, del Senato della Repubblica Italiana.
Lo studioso, impegnato da tempo nell’analisi della produzione monumentale e artistica dell’Ordine del Tempio, proporrà un suggestivo viaggio tra le molteplici tipologie (more…)

LA STORIA DEI TEMPLARI RACCONTATA A SAN BEVIGNATE

25 aprile 2014

29 APRILE 2014 – ORE 18.00
I Templari: monaci, soldati e committenti
GAETANO CURZI, Univ. degli Studi G. d’Annunzio Chieti-Pescara
Introduce Enrica Neri Lusanna, Università degli Studi di Perugia

13 MAGGIO 2014 – ORE 18.00
‘Diabolus in nubecula’. Il diavolo si nasconde nei dettagli
CHIARA FRUGONI, già Università di Roma Tor Vergata
Introduce M. Grazia Nico Ottaviani, Università degli Studi di Perugia

INGRESSO LIBERO FINO A ESAURIMENTO POSTI

Comune di Perugia tel. 075 5772829
www.comune.perugia.it

Gli Oblati di Papa Celestino V e i Cavalieri Templari Jacques De Molay

22 aprile 2013

Si terrà Sabato 27 Aprile ore 11.00, presso la Parrocchia di Sant’Alfonso dei Liquori di Liberi in provincia di Caserta, un incontro -Cerimonia con una Santa Messa, tra i Cavalieri Templari Cristiani della Confraternita Jacques De Molay e gli Oblati di Papa Celestino V.
In tale occasione sarà ricordato l’incontro avuto in occasione del Concilio di Lione del 1274 tra i Templari e Papa Celestino V.
Inoltre sarà siglato un accordo di collaborazione e fratellanza di Volontariato e ricerca storica dettagliata sui legami che Papa Celestino V ebbe con i Cavalieri dell’Ordine dei Templari.

Per informazione sull’incontro-Convegno, si prega di inviare una email a:cavaliericristiani@libero.it

L’incontro tra Celestino V  ed i  Cavalieri Templari

di Maria Grazia Lopardi

La storia ha visto la vicenda di Celestino e dei Templari concludersi a (more…)

La Confraternita Internazionale dei Cavalieri Cristiani Templari Jacques De Molay, ricorda a Parigi e a Roma la figura di Jacques De Molay

25 marzo 2013
 templari
PARIGI – PONTE NEUF

Sono trascorsi seicentonovantanove anni da quel 18 Marzo 1314, giorno in cui furono arsi vivi Jacques De Molay, l’ultimo Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri Templari e Geoffrey de Charnay, Precettore di Normandia. per ri…cordare questo tragico evento , dopo 699 anni la nostra Confraternita dei Cavalieri (more…)

TEMPLARI A CITTÀ DI CASTELLO: SABATO 20 OTTOBRE IL CONVEGNO SULLE OPERE RESTAURATE A SANTA MARIA DELLA CARITÀ

17 ottobre 2012

Una parte della storia regionale umbra potrebbe essere riletta alla luce dei ritrovamenti di origine templare affiorati nel sito di Santa Maria della Carità a Città di Castello: il convegno, promosso sabato 20 ottobre dall’ Amministrazione comunale e dalla  Direzione regionale dei Beni culturali e paesaggistici dell’Umbria, approfondirà ipotesi e prospettive dischiuse da un ciclo decorativo duecentesco con successive stesure pittoriche degli inizi Quattrocento inserite in un ambiente sacro posto nel (more…)

I TEMPLARI E LA FRAMMASSONERIA

4 settembre 2012

di: Diego Antolini (www.thexplan.net)

Abbiamo terminato il precedente articolo con il mistero – tutt’ora insoluto – della Cappella di Rosslyn a Roslin, vicino Edimburgo. Questo piccolo edificio, se ha rappresentato il punto di arrivo della lunga storia dei Templari, ha segnato allo stesso tempo l’inizio per un’altra organizzazione che nei secoli si sarebbe poi distinta per l’enorme potere e ramificazione della sua struttura: (more…)

I TEMPLARI E LA CAPPELLA DI ROSSLYN

10 luglio 2012

Chiesa di Rosslyn

di  Diego Antolini (www.thexplan.net)

Poche miglia a sud di Edimburgo, Scozia, si erge una delle cappelle medievali del XV sec. con piu’ decorazioni su pietra di tutta l’Europa. Gli enigmatici simboli delle incisioni di Rosslyn, in particolare il Green Man e la Colonna dell’Apprendista – continuano a suscitare un enorme interesse ancora oggi. La Cappella di Rosslyn e’ sata oggetto di numerose ricerche attraverso i secoli, e si pensa che possa contenere dei segreti a lungo perduti: l’Arca dell’Alleanza, la testa di Cristo mummificata, il Sacro Graal, una Madonna (more…)

Il “Mistero” di Italia 1 a Perugia: LA TELA “DEMONIACA” PIU’ GRANDE AL MONDO, situata nella Basilica di San Pietro

29 giugno 2012

di Antonio Ricciuti (San Martino Sulla Marrucina – CH)

Una puntata davvero scioccante quella di Mistero (Italia 1) andata in onda i primi del mese di Giugno 2012 sui Quadri Esoterici. Le telecamere della Mediaset si sono situate a Perugia, presso l’Abbazia di San Pietro, prima sede vescovile perugina, che ospita la più grande collezione (more…)

LA CADUTA DEI TEMPLARI

4 giugno 2012

di Diego Antolini (www.thexplan.net) – Los Angeles

L’enorme benessere e l’influenza che l’Ordine dei Cavalieri del Tempio aveva acquisito nel corso degli anni fu uno dei motivi che portarono all’opposizione feroce della Chiesa e dei Monarchi Europei. Filippo il Bello, Re di Francia, era uno dei molti nobili che si era profondamente indebitato con i Templari e, in gioventù, aveva tentato di entrare nell’Ordine ma era stato respinto. Di conseguenza egli aveva piu’ di un motivo di risentimento e attendeva solo l’occasione buona per distruggere i Templari e appropriarsi delle loro ricchezze.

Per la Chiesa Romana, i Templari rappresentavano la minaccia peggiore, in quanto essi si permettevano di pregare direttamente con Dio senza usare la Chiesa come intermediario. I Templari furono accusati da Re Filippo e dal Papa di crimini atroci come negare Cristo, omicidi rituali, e l’adorazione di Baphomet, demone (more…)

LA SINDONE “TEMPLARE”

25 aprile 2012

di Diego Antolini – Jakarta (www.thexplan.net)

La questione dell’autenticità o meno della Sacra Sindone continua a produrre innumerevoli dibattiti, ad esempio, sull’affidabilità  dell’analisi al Carbonio-14, così come sulla dinamica che ha permesso all’immagine del volto di rimanere impressa sulla stoffa per così tanto tempo.

Vi sono delle teorie che connettono questa reliquia con i Cavalieri Templari, teorie che comunque non gettano alcuna luce definitiva sul mistero del volto sul lino. La prima teoria supporta l’autenticità’ della Sindone, e si riferisce all’Anno 1204, quando i Crociati saccheggiarono Costantinopoli. Tra di essi vi erano numerosi Cavalieri Templari che, secondo alcuni studiosi, avrebbero sottratto la Sindone alla città Turca. L’autore Ian Wilson nel suo libro “The Shroud of Turin: Burial Cloth of Jesus?” [La Sindone di Torino: la Veste Funebre di Gesù’? N.d.A.] afferma che il volto che i Templari erano accusati di adorare altri non era che il volto di Cristo. Wilson scrive che quando il telo è piegato mostra il volto di Cristo e veniva chiamato “Mandylion”. A supporto di tale teoria vi sarebbe un pannello dipinto a Templecombe (Inghilterra), che mostra un volto con barba molto simile, sul Mandylion.

I ricercatori Christopher Knight e Robert Lomas hanno condotto una ricerca estensiva in ambito Templare e Massonico con i due volumi “The Hiram Key” [La Chiave di Hiram N.d.A.] e “The Second Messiah” [Il Secondo Messia N.d.A.]. Essi tuttavia descrivono la teoria del Mandylion in modo diverso, teorizzando che l’immagine della Sacra Sindone mostri in realtà il volto dell’ultimo Gran Maestro Templare Jacques De Molay, che fu torturato alcuni mesi prima della sua esecuzione nel 1307. L’immagine sul telo certamente coincide con la descrizione che viene data di De Molay come mostrato in alcuni intagli Medioevali: naso aquilino, capelli lunghi fino alle spalle e divisi al centro, barba lunga con biforcazione alla base, e l’altezza (si diceva che De Molay fosse piuttosto alto).

Molti hanno criticato tale teoria sulla base del fatto che la Regola dell’Ordine proibiva ai Templari di far crescere i capelli. La spiegazione regge fino a un certo punto, visto che De Molay passò sette anni in prigione e sembra improbabile che in quel tempo gli fosse concesso il lusso della cura della persona. Knight e Lomas continuano dicendo che il telo figurava nei rituali Templari di risurrezione simbolica e che il corpo torturato di De Molay fu avvolto in un sudario, che i Templari conservarono dopo la morte del Gran Maestro. I ricercatori sostengono che sangue e acido lattico del corpo di De Molay si sarebbero mescolati al franchincenso (usato per sbiancare il panno) così da imprimere l’immagine del volto sul tessuto. Quando la Sindone fu esposta per la prima volta nel 1357 (50 anni dopo la distruzione dell’Ordine) dalla famiglia di Goffredo De Charney (anch’egli bruciato sul rogo insieme a De Molay) le persone che videro il telo riconobbero in esso l’immagine di Cristo. Gli autori teorizzano che Jacques De Molay potesse essere stato torturato in una maniera molto simile al Cristo per una sorta di macabra provocazione. A quel punto, allora, le ferite inferte al vecchio Templare erano le stesse di quelle di Gesù  sulla Croce. Oggi si crede comunemente (attraverso la datazione del Carbonio), che la Sindone risalga al tardo XIII sec. e non alla possibile data della crocifissione di Cristo. E’ interessante notare come la Chiesa rese noti i risultati dell’analisi al Carbonio-14 il 13 ottobre 1989, cioè lo stesso giorno dell’arresto dei Templari da parte della Chiesa e della monarchia.

Indipendentemente dalla veridicità della teoria di Wilson rispetto a quella di Knight e Lomas, è evidente che la Sacra Sindone ha trovato il suo posto stabile all’interno della storia Templare.

Lynn Picknet e Clive Prince, autori del libro “Turin Shroud: In Whose Image?” [Sacra Sindone: A Immagine di Chi? N.d.A.] presentano una teoria diversa. Gli autori, già conosciuti per aver pubblicato “The Templar Revelation” [La Rivelazione Templare N.d.A.], affermano che Leonardo Da Vinci avrebbe inventato una primissima tecnica fotografica e, con essa, creato l’immagine della Sindone di Torino. Sulla connessione tra Templari e Sacra Sindone si è espresso anche il Vaticano con un annuncio pubblico che sembra far luce sul mistero degli “anni mancanti” della reliquia. I ricercatori Vaticani hanno affermato che i Cavalieri Templari avrebbero nascosto, custodito e venerato la Sindone per più di 100 anni dopo la fine delle Crociate. Barbara Frale, una ricercatrice negli Archivi Segreti Vaticani, ha detto che la Sindone era scomparsa durante il sacco di Costantinopoli del 1204 durante la IV Crociata, per poi riapparire solo nel XIV sec. In un articolo pubblicato dall’Osservatore Romano, la Frale scrive del ritrovamento di un documento nel quale Arnaut Sabbatier, un giovane francese entrato nell’Ordine nel 1287, testimoniò come parte della sua iniziazione fosse avvenuta in un “luogo segreto il cui accesso era permesso solo ai fratelli del Tempio”. Lì gli sarebbe stato mostrato un lungo tessuto di lino sul quale era impressa la figura di un uomo, che doveva essere venerato baciandolo per tre volte ai suoi piedi.

 

IL MISTERO DEI CODICI TEMPLARI A RENNES-LE-CHATEAU

13 aprile 2012

di Diego Antolini – Jakarta – (www.thexplan.net)

“La collina appoggiava i suoi dolci declivi sulla silenziosa campagna Francese. Il cielo rischiarava a Oriente, fugando a poco a poco il velo della notte dalle cime degli alberi. I Cavalieri stavano immobili a osservare l’orizzonte. I primi raggi di sole si posarono velocemente sul metallo delle armature e sul lino delle tuniche bianche, sulle barbe brune e sulle else ingioiellate delle spade. Le croci rosse sembrarono sanguinare alla luce del nuovo giorno, quando uno degli uomini si voltò e si avvicinò a una grande quercia, alla cui base giaceva una lastra di pietra aperta. A un cenno dell’uomo, un secondo Cavaliere si fece avanti, portando una scatola d’oro. La scatola fu deposta a terra, la lastra chiusa, e si cominciò a incidere nella pietra…”.

Il mistero di Rennes-le-Chateu ruota intorno al parroco Padre Berenger Sauniere, un personaggio controverso che nei primi racconti che lo riguardavano (anni ’50) appariva come un uomo lascivio che “preferiva le donne e il vino alla cura delle anime”.

Sembra che alla fine del XIX Sec. Sauniere, durante i lavori di restauro della Chiesa di Maria Maddalena, avesse rinvenuto parte del tesoro che Blanche de Castile aveva raccolto in nome della Corona di Francia per pagare il riscatto di Saint Louis, prigioniero degli infedeli. I pezzi d’oro in eccedenza sarebbero stati da lei nascosti al di sotto della chiesa.

Questo spiegherebbe sia l’ossessione con la quale Sauniere proseguì negli scavi (abbandonando la restaurazione della chiesa temporaneamente) sia le immense risorse economiche cui sembrò avere accesso quando riprese i lavori di ristrutturazione.

Oltre all’uomo, Rennes-le-Chateau sembra nascondere codici esoterici di alto valore simbolico: dalla figura diabolica che sorregge l’acqua santiera all’iscrizione quantomeno bizzarra (Questo è un luogo Terribile) poste all’entrata della chiesa; dalle iscrizioni sulle lapidi al dipinto di Poussin (“Et In Arcadia Ego” E.I.A.E.) a quelle fatte incidere dallo stesso Sauniere sul Priorato di Sion; fino alle geometrie, allineamenti, e angoli particolari intessuti nella planimetria del villaggio.

 

I Cavalieri Templari sono stati associati al mistero di Rennes-le-Chateau sin dal principio, specialmente riguardo al sospetto che essi possano aver nascosto parte dei loro tesori nella regione, incluso quello che riportarono alla luce dal Tempio di Salomone a Gerusalemme. Vi sono molte leggende locali che parlano dell’Arca dell’Alleanza, del corpo di Gesù’ e del Sacro Graal come oggetti che sarebbero stati sepolti nell’area del misterioso villaggio francese.

E’ un fatto dimostrato da più parti la presenza dei Templari nella regione. Nel XII sec. Bernarus Sismondi de Albezuno, Signore di Bezu, e due fratelli appartenenti alla casata dei Reddas entrarono nell’Ordine. D’altra parte, il Chateau de Blanchefort è stato più volte indicato come una comanderia templare, mentre i Blanchefort di Rennes non erano imparentati con la famiglia del sesto Gran Maestro dei Cavalieri Templari. Tra i vari racconti sorti intorno al collegamento Templari-Rennes, vi sarebbe quello secondo il quale Bertrand de Blanchefort avrebbe chiesto ai Templari di aiutarlo a sfruttare una miniera d’oro situata nei pressi del suo castello nel 1130.

La presenza dei Templari nell’area sembra comunque evidente. Essi erano estremamente posizionati nella regione sia in termini di terre sia d’influenza. I siti Templari più vicini a Rennes-le-Chateau erano La Croix Rouge (La Croce Rossa, emblema dei Templari) e Les Murs du Temple (Le mura del Tempio). I membri dell’Ordine erano certamente a conoscenza del tesoro dell’Arcadia e si pensa che dopo la loro epurazione nel 1307 e conseguente fuga in Scozia, parte del tesoro abbia lasciato l’Europa con loro, fino a giungere oltreoceano nella misteriosa Oak Island (Isola della Quercia).

Vi sono molte teorie in circolazione che parlano dei Cavalieri Templari come dei custodi di un segreto che potrebbe cambiare l’intero corso della storia. Essi avrebbero mantenuto il segreto per tutto il corso della loro esistenza e di generazione in generazione potrebbe essere tuttora in possesso degli autentici discendenti dell’Ordine.

Considerato il coinvolgimento dei Templari non solo nell’area di Rennes-le-Chateau, ma prima di tutto nel Tempio di Salomone, non sorprende che essi, una volta entrati in possesso del “segreto” lo abbiamo mantenuto assolutamente protetto per le implicazioni estreme che la sua divulgazione avrebbe certamente causato.

Il Tesoro dell’Arcadia, un mistero che circonda il villaggio francese grazie soprattutto all’enigmatica opera di Poussin, si dice sia formato da tavolette di smeraldo contenenti delle iscrizioni in un linguaggio sconosciuto simile a quello della pietra trovata nel Pozzo delle Monete.

 

STORIA E MISTERI DEI TEMPLARI: LA RICERCA DEL GRAAL

24 febbraio 2012

di Diego Antolini (www.thexplan.net) – Los Angeles

“I quattro cavalieri si passarono l’otre d’acqua per alleviare l’arsura che tormentava i loro corpi. Il terreno arido rifletteva i raggi del sole e rendeva l’aria un prisma incandescente. Le bianche tuniche crociate erano impastate di polvere e sudore; i cavalli, legati poco lontano, nitrivano irrequieti. L’attesa presso le rovine della città morta durava già da qualche giorno e la tensione era divenuta insopportabile. Il vecchio era l’unico del gruppo a rimanere calmo e lucido, le sue parole confortavano i compagni più giovani e il suo sguardo severo troncava sul nascere ogni protesta. D’un tratto il vecchio guerriero si fece più attento. Con gli occhi fissi verso l’orizzonte, sollevò lentamente una mano a schermarsi il volto. Erano apparse delle ombre al margine del deserto, e si stavano avvicinando. Parevano uscire dalla terra stessa, confuse con i vapori dell’aria. Un miraggio, sussurrò un Fratello. Il vecchio sorrise. Venivano da Ovest. Venivano dal mare. Giunti nei pressi della città morta, otto stranieri si fermarono. Ognuno di loro indossava una rozza tonaca di lino con un ampio cappuccio che ne occultava il volto. I Templari uscirono allo scoperto, le mani strette attorno all’elsa delle spade. Il vecchio parlò, chiedendo un segno. Uno degli incappucciati scesce dal cammello e pronunciò la frase Non Nobis, Domine, Non Nobis Sed Nomini Tuo da Gloriam. Il templare abbracciò il fratello cataro, mentre i compagni di questo si tolsero i cappucci rivelando il volto di sette donne. Senza altri indugi i due gruppi si mossero in direzione delle montagne. A poche miglia di distanza, all’interno di una lunga spaccatura rocciosa, si apriva l’ingresso di una grande caverna. Senza una parola, il cataro tolse da una sacca un involto di velluto rosso. Lo fissò a lungo, poi annuì, rivolto al vecchio templare. I due monaci smontarono dalle cavalcature e fecero per entrare nella grotta, quando una figura scura, ammantata di nere stoffe e armata di una lunga spada ricurva, apparve sulla soglia. Un istante dopo, i tre uomini erano scomparsi nelle viscere della montagna…”

L’Ordine Templare riuscì in pochi decenni ad accumulare ingenti ricchezze e ad espandere la propria influenza su tutto il continente Europeo. I suoi Gran Maestri erano rispettati quali uomini coraggiosi, saggi e illuminati. La loro conoscenza esoterica sui misteri della natura era pari alla loro abilità con la spada e alla loro fede nella Regola. Molti Templari erano semplici “Soldati di Cristo”, ma i vertici dell’Ordine possedevano una conoscenza segreta tramandata probabilmente dal misterioso Priorato di Sion, ordine misterico antichissimo che giocò un ruolo fondamentale per l’ingresso di Hugues de Payen nel Tempio di Gerusalemme. I rotoli riportati alla luce dopo oltre mille anni di oblio vennero presumibilmente trasferiti in Francia, dove Bernardo di Chiaravalle (appoggiato dal Priorato di Sion) stava già preparando il terreno per il consolidamento dell’Ordine Templare in patria. Lì, nei territori dei Catari, i preziosissimi documenti sarebbero stati conservati e custoditi assieme ad altre reliquie della Cristianità: su tutte, il mitico “Santo Graal”, la coppa che Cristo avrebbe utilizzato nell’ultima cena e nella quale Giuseppe di Arimatea avrebbe raccolto le ultime gocce di sangue del Figlio di Dio. Secondo alcuni ricercatori (Baigent, Leigh, Lincoln) il Santo Graal non sarebbe un oggetto materiale ma un concetto, quello del Sang Real o della discendenza diretta di Gesù. Questi, secondo tale teoria, non sarebbe infatti morto sulla croce ma sarebbe fuggito in Francia insieme a Maria Maddalena e con essa avrebbe avuto diversi figli, i primi della dinastia reale dei Merovingi. Depositario del Grande Segreto (materiale o concettuale) sarebbe stato il Priorato di Sion, mentre l’Ordine Templare venne creato per custodire nel Tempio la verità sulla “morte” di Gesù Cristo. In seguito, quando gli Arabi conquistarono Gerusalemme (23 Agosto 1244) i Templari superstiti dovettero fuggire verso Ovest, verso la costa. Secondo il Prof. Umberto Cardini, già alcuni anni prima (1226) il Concilio dei Catari di Pieusse aveva autorizzato il prelevamento della “Reliquia di Giuseppe”, che sarebbe dovuta partire per la Terra Santa e lasciata in custodia ai Templari. Così, nei pressi di Acri, avvenne l’incontro tra Catari e Templari i quali, aiutati dalla setta degli Hashashin (Assassini) nascosero l’oggetto prezioso in una caverna protetta e affidarono il segreto del meccanismo di apertura a sette donne, ciascuna delle quali ricevette un medaglione. La tesi che il Graal fosse già in possesso dei Catari à di Otto Rahn, mentre il ritrovamento di tre lettere (databili 1245, 1256, e 1270) ha portato il Prof. Cardini a teorizzare un collegamento tra Catari, Templari, e Assassini. La verità sul Santo Graal rappresenta tutt’ora una sfida affascinante per gli studiosi, e la sua interminabile ricerca simboleggia la ricerca ultima verso la conoscenza.

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LA STORIA DEI TEMPLARI, IL SEGRETO DI RE SALOMONE

26 gennaio 2012

di Diego Antolini  – Los Angeles –   www.thexplan.net

“Il ministro del Re si allontanava con passo veloce, ansioso com’era di tornare alle confortevoli e familiari camere del Palazzo. Le mura del Tempio si stagliavano imperiose contro il cielo plumbeo, le sette arcate frontali simili a enormi fauci pronte a chiudersi. La polvere del deserto non si arrestava di fronte alle spesse mura di Gerusalemme, anzi, il vento e la sabbia erano i più fedeli visitatori sul Monte Moriah. I nove uomini attesero di essere soli prima di spingere il pesante portone del luogo sacro ed entrare. L’interno della moschea era fresco. I cavalieri si tolsero la polvere dalla tunica bianca e, in silenzio, si diressero verso il centro. La serie di colonne che sorreggevano la cupola faceva pensare a un’armata di immortali posti a guardia del Grande Segreto.

Colui che guidava il gruppo volse lo sguardo in alto, quasi a voler abbracciare in un solo istante le intricate combinazioni di numeri e figure geometriche che fluttuavano, invisibili, nell’aria. Poi concentrò la sua attenzione sul pavimento colorato. Mosse un passo verso Est. Poi un altro. E un altro. Tre, sette, tre. Si trovò a fissare una delle colonne del tempio. Il cavaliere non esitò, poggiò la mano guantata sul simbolo che ben conosceva e il suo sguardo impassibile si illuminò quando l’ingranaggio si mise in funzione…”

Hugues de Payen e i suoi otto compagni non giunsero a Gerusalemme per caso né, tantomeno, si presentarono dinnanzi a Re Baldovino II quali ingenui e devoti seguaci del Santo Sepolcro. Essi avevano una missione precisa, affidata loro dall’Ordine di Sion (in seguito conosciuto come Priorato di Sion), un ordine segreto antichissimo e considerato da molti come la “mente” dei Templari. Si trattava di una missione di importanza capitale, destinata a cambiare le sorti del mondo attraverso l’acquisizione di un potere immenso. La ricerca del Segreto dei Segreti era tramandata di generazione in generazione da parte dei seguaci di scuole misteriche e di avventurieri solitari sin dai tempi di Re Salomone. Il leggendario sovrano, che si dice fondò il Tempio di Gerusalemme attorno alla Roccia Sacra (sulla quale Abramo, messo alla prova da Dio, era sul punto di sacrificare i suoi figli Ismaele e Isacco) con l’aiuto di angeli e demoni, invocando energie sconosciute a protezione perpetua del Sancta Sanctorum. La stessa Regina di Saba, maga dai grandi poteri, partì dalle sue terre lontane per rendere omaggio a Salomone, considerato uno dei più grandi alchimisti del mondo antico. Il Priorato di Sion utilizzava i Templari già prima del loro riconoscimento ufficiale, per l’esecuzione materiale di compiti amministrativi e militari. Quando i nove cavalieri entrarono in Gerusalemme e ottennero gli alloggi nella Moschea di Al-Aqsa, sapevano già cosa cercare, e dove. Il fatto stesso della loro incredibile ascesa dimostra il successo dell’impresa: penetrando nei sotterranei della moschea, trovarono nella zona delle “Stalle di Salomone” la rete di cunicoli del Tempio originario, antico di millenni. Lì raccolsero delle pergamene e altri documenti. Tra di essi, secondo quanto affermato nei controversi Rotoli di Qumran, ve ne sarebbe stato uno eccezionale, il Rotolo di Rame inciso circa trent’anni dopo la morte di Cristo, contenente le indicazioni di sessantuno luoghi dove, al tempo della guerra tra Ebrei e Romani, sarebbero stati nascosti altrettanti tesori.

Il contenuto delle altre pergamene doveva riguardare elementi di geometria sacra, l’utilizzo di nodi energetici della griglia terrestre (le “ley lines”), la storia di civiltà scomparse e altri segreti che non sarebbero mai dovuti essere rivelati al di fuori dell’Ordine. L’immensa conoscenza che i Templari acquisirono in Medio Oriente proveniva quasi esclusivamente dalla missione sotterranea dei nove cavalieri, e le costruzioni gotiche in Europa, la cui posizione e struttura geometrica è ancora oggi fonte di meraviglia, sono la prova del valore di quei documenti antichi. Nel 1867 ingegneri britannici esaminarono gli scavi compiuti dai Templari a Gerusalemme e affermarono che l’Ordine doveva conoscere con esattezza l’ubicazione del passaggio sotterraneo. Passaggio che non è mai stato trovato anche perchè risulta prticamente impossibile individuare la posizione esatta delle originarie fondamenta del Tempio di Salomone. In Occidente i Templari hanno lasciato qua e là degli indizi importanti. Nel Regno Unito, in Italia e in Francia vi sono iscrizioni, sculture, dipinti, e costruzioni architettoniche che nascondono numerosi simboli. Su una colonna della Cattedrale di Chartre, ad esempio, è scolpita la mitica Arca dell’Alleanza mentre viene trasportata su un veicolo munito di ruote. Un indizio sulla reale missione dei Templari? Un simbolo del potere immortale dell’Ordine? Qual era, infine, il Segreto dei Segreti che avrebbe reso il suo scopritore dominatore del Mondo?

 

NASCITA DEI CAVALIERI DEL TEMPIO O CAVALIERI TEMPLARI

29 dicembre 2011

Con questo articolo riprende su Goodmorningumbria il racconto dei templari, ogni mese infatti seguendo un filo logico storico potete leggerne i contenuti e conoscerne gli aspetti più segreti. Ogni articolo sarà archiviato nella sezione ESOTERISMO per facilitarne la lettura anche in tempi diversi dalla pubblicazione.

Diego Antolini

di Diego Antolini – Los Angeles

(www.thexplan.net)

“Anno del Signore 1111. Le strade di Gerusalemme sono deserte, la polvere copre gran parte delle mura bianche della città come un velo sottile, che non riesce a nascondere numerose chiazze rossastre incrostate nella pietra. Enormi crepe si diramano come serpenti lungo i blocchi che compongono la cinta muraria. Nel silenzio più assoluto, solo il vento osa disturbare l’immobile staticità della scena, facendo sventolare i vessilli crociati posti sulle terrazze di alabastro dei palazzi più alti. Sulla piazza principale, un mendicante scivola furtivo in un vicolo laterale, mentre due donne presso il pozzo alzano il capo e si precipitano in casa, abbandonando sul terreno le brocche piene d’acqua… Passi regolari, sicuri, solenni. Nove cavalieri sfilano lungo la via principale della Città Santa, diretti al Palazzo Reale. Nessuna guardia ha osato fermarli alla Porta Orientale. Nessun soldato si è avvicinato per interrogarli. Le else delle spade riflettono la luce del sole e si specchiano sugli elmi di ferro tenuti sotto braccio. Il Palazzo Reale giganteggia davanti a loro; il pesante portone di quercia e bronzo si apre senza un suono, ma l’eco degli stivali di cuoio sul pavimento a scacchi sembra annunciare l’imminente apocalisse. Re Baldovino II, sovrano di Gerusalemme, siede stancamente sul trono, al centro di un ampio salone quadrato, dove grandi pilastri sorreggono un ampio soffitto a cupola. I nove cavalieri si dispongono lentamente in semicerchio davanti al Re, che li osserva come ipnotizzato dall’aura che sembra avvolgere gli stranieri. Poi, uno di essi si fa avanti, fissa i suoi occhi scuri in quelli del sovrano, e sfila la spada dalla custodia. In quell’istante Gerusalemme trema. Ma il cavaliere non è giunto dall’Occidente per uccidere. Egli si inginocchia e depone la sua spada ai piedi del Re…” Così possiamo immaginare l’arrivo di Hugues de Payen e dei suoi cavalieri a Gerusalemme. La loro missione iniziale, quella di proteggere i pellegrini Cristiani in visita verso la Terra Santa, trasformò i “Poveri Cavalieri di Cristo” – i nove cavalieri iniziali – in un ordine di monaci-guerrieri che andava rafforzandosi di anno in anno. Quando i loro alloggi vennero trasferiti sulla spianata del Tempio di Gerusalemme, tra la Moschea della Roccia e la Moschea di Al-Aqsa, i Cavalieri di Cristo divennero “Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Gerusalemme”, poi conosciuti semplicemente come Cavalieri Templari. La loro fama di invincibili guerrieri attraversò l’Asia Minore e raggiunse l’Europa. In Francia, l’Ordine venne riconosciuto ufficialmente e da quel momento le ricchezze da loro accumulate diventano incalcolabili. Potere, terre, eserciti, i Cavalieri Templari sfidavano da soli i più potenti regni dell’Europa medievale. L’Ordine perseguiva tuttavia anche un’altra missione, esoterica, occulta, e legata principalmente al Tempio di Salomone. Nei suoi sotterranei, infatti, i nove cavalieri avrebbero rinvenuto documenti antichissimi risalenti addirittura a Mosè. Tali documenti sarebbero stati trasferiti in Europa e starebbero alla base delle costruzioni di templi e cattedrali. Su una tavoletta di rame i cavalieri avrebbero inoltre trovato le indicazioni per raggiungere i tesori nascosti in varie parti del mondo al tempo della guerra tra Ebrei e Romani. Il percorso seguito dai Templari, la loro improvvisa ascesa e la persecuzione feroce che il Papa e il Re di Francia scatenarono contro di essi, rimangono sospese tra l’enigma storico e la leggenda. La storia dei Templari non è solo la storia degli ultimi Crociati, e nemmeno la vicenda di un ordine monastico deciso ad accumulare terre e denaro. L’Ordine affonda le sue radici nell’essenza stessa della storia dell’Uomo, nel Sepher Bereshit che Mosè compilò grazie alla conoscenza esoterica appresa in Egitto. I Templari rappresentano, con la loro stessa esistenza, simboli primigeni come quelli che legano la Materia allo Spirito, e che opportunamente combinati producono la risultante alchemica della Conoscenza, il fine ultimo dei profeti e degli Illuminati. Come per tutti i grandi enigmi, per comprendere i Templari è necessario possedere una chiave, un codice, un particolare tipo di linguaggio che sia in grado di svelare l’Arcano degli Arcani: la Chiave di Hiram, il Segreto di Salomone o l’Aleph Cosmico? Solo il simbolo può aiutarci in questa difficile ricerca del simbolo, e del suo prodromo di base, l’archetipo. Partendo dalla Croce Templare (primo simbolo dell’Ordine), non possiamo non collegare i quattro lati della croce ai quattro elementi primari dell’acqua, terra, aria, e fuoco, e della sua quint’essenza (centro) allo spirito. Associare la croce alla vita attraverso uno dei simboli più antichi dell’Uomo è entrare nella sostanza del mistero dei Templari. Riuscire a penetrare l’essenza in un percorso retrogrado che rimuova tutti i veli che il tempo e l’uomo hanno posto a protezione del Segreto dei Segreti.

Nota di redazione: L’incipt di questo articolo immagina e fa immaginare una scena quasi cinematografica, in verità molto allineata ed aderente alla figura dell’autore, impegnato a Los Angeles negli Art Studios americani. Gli argomenti  trattati in questo articolo  e nei successivi, quasi per magia lo obbligano ad essere voce (o parola se volete) narrante e distaccato quasi non volesse disturbare lo sviluppo di eventi che poi sarebbereo diventati simboli pregnanti della civiltà occidentale.

Cerimonia e Incontro della Confraternita dei Cavalieri Templari Cristiani Jacques de Molay- Ordo Templi Militia Christi Hierosolymitani

23 novembre 2010

sabato 27 novembre · 17.00 – 19.00

CHIESA DI SAN PAOLO (entro Le Mura) via Nazionale – Roma

Inizio Solenna Cerimonia sui Cavalieri Templari Cristiani D’Europa relatore e storico del Incontro Cav. mons. Tonino Calderaro Gran Cappellano Generale dell’Ordo della Confraternita Internazionale di Volontariato dei Cavalieri Templari Cristiani Jacques De Molay – Ordo Templi Hierosolymitani.
Interventi a cura di: Cav. Fra Roberto Skiavone Segretario di Stato dell’Ordine di San Carlo di Spagna; Cav. Fra. Massimo Maria Civale Gran Priore Internazionale; Ten.Generale Cav. Antonio Iaria Gran Consigliere della Confraternita Jacques De Molay
Conclusioni lavori con l’intervento del Priore della commenda della confraternita del Lazio Cav. frà Roberto GianFelici
Proclamazione ad Honorem e Croce Templare al merito (associazioni del territorio)Cerimonia d’investitura dei Cavalieri della Confraternita dell’Ordo Templi Hierosolymitani Cavalieri Templari Cristiani
ore 20.00
Inizio Cena dei Cavalieri

Per i fratelli che vogliono partecipare alla cerimonia, devono confermare telefonicamente o per email la loro presenza.  a: ordcavalieritemplari@libero.it
oppure telefonare allo 081.5177814 – 331.4249361
La nostra Cavalleria di appartenenza Confraternita Internazionale Cristiana di Volontariato  dell’Ordine dei Cavalieri Templari Cristiani Jacques De Molay Ordo Templi Hierosolymitani.
Gran Priorato Internazionale d’Italia

L’ascesa dei Templari

3 ottobre 2010

Nello stesso anno (1118), alcuni nobili cavalieri, pieni di devozione per Dio, religiosi e timorati di Dio, rimettendosi nelle mani del signore patriarca per servire Cristo, professarono di voler vivere perpetuamente secondo le consuetudini delle regole dei canonici, osservando la castità e l’obbedienza e rifiutando ogni proprietà. Tra loro i primi e i principali furono questi due uomini venerabili, Ugo di Payens e Goffredo di Saint-Omer…” [Guglielmo di Tiro, XII sec.]

Ricostruire i primi anni di vita dell’Ordine dei Templari è molto difficile, in quanto le fonti in possesso degli studiosi sono poche e frammentarie; inoltre la loro veridicità è stata messa in dubbio dal controverso “Documento Rubant”, che afferma che Filippo il Bello, sottraendo i documenti dell’Ordine, avrebbe preso dei falsi.

Il primo testo templare ufficiale è datato 1128, quando il Concilio di Troyes approvò la Regola Templare. Sebbene i Templari avessero indicato il 1119 come l’anno della fondazione dell’Ordine, la maggior parte degli studiosi anticipa il momento storico: sarebbe stato infatti il 1118 l’anno in cui Re Baldovino II mise a disposizione dei Cavalieri di Cristo alcuni locali nei pressi delle rovine del Tempio di Gerusalemme.

I Templari non furono in realtà il primo Ordine religioso nato dopo la vittoriosa crociata in Terra Santa. Goffredo di Buglione, nel 1099, aveva fondato l’Ordine del Santo Sepolcro; poi nacquero l’Ordine di San Giovanni dell’Ospedale (Ospitalieri) e di Santa Maria di Gerusalemme (Teutonici); infine venne l’Ordine del Tempio.

Il primo simbolo dei Templari rappresentava la cupola della Rocca e due cavalieri su un cavallo.

Nel 1120, davanti al patriarca di Gerusalemme Gormond de Picquigny, i Templari pronunciarono i voti di castità, obbedienza e povertà, aggiungendone un quarto: quello della lotta armata contro gli infedeli. Tutti e quattro i voti furono benedetti dalla Chiesa.

In seguito al Concilio di Troyes e alla pubblicazione del “De Laude Novae Militiae” di Bernardo di Chiaravalle, i Cavalieri del Tempio cominciarono la loro inarrestabile ascesa: per oltre due secoli l’Ordine accumulò – grazie a lasciti, donazioni, terre, castelli, casati – ricchezze e potere, tanto da divenire in breve tempo temuto e rispettato.

I Templari usarono l’Occidente come un immenso magazzino, predisponendo in tutta Europa sedi centrali e periferiche di riferimento per le loro attività economiche, militari, politiche.

In Italia il Regno di Sicilia divenne la prima provincia templare (la Puglia in particolare), dove vennero impiantati casali, masserie e grange. Conductores scelti dai Templari praticavano l’agricoltura e gestivano le risorse sul territorio italico.

Navi cariche di carne, cereali, legumi salpavano frequentemente dai porti meridionali dirette verso la Siria, per rifornire le proprietà Templari d’oltremare. Le regioni mediorientali dipendevano sempre di più dall’Occidente a causa della progressiva perdita di terreni a favore dei Saraceni, in una guerra senza quartiere che non conosceva pause (Dopo il 1291 le scorte alimentari via mare si fermarono a Cipro).

Una seconda, importantissima, fonte di reddito per i Templari era costituita dall’attività bancaria. La regola del Tempio voleva che, chiunque entrasse nell’Ordine, doveva donare le proprie terre e ricchezze ad esso per rispettare il voto di povertà. Ma poiché in ogni casa o tempio vi era denaro contante, i Cavalieri cominciarono a prestare delle somme ai pellegrini spagnoli che intendevano viaggiare in Terra Santa (1135). L’attività finanziaria crebbe e assunse un’efficienza tale da coinvolgere interi Stati europei, che chiedevano denaro in prestito o davano mandato ai Templari di gestire la cassa reale (come ad esempio la Francia). Il problema dell’interesse richiesto (che rasentava l’usura) venne abilmente eluso grazie ai tassi di cambio delle valute e grazie ad un accordo che assegnava all’Ordine i diritti della produzione sulle proprietà ipotecate.

La potenza politica e finanziaria dei Templari preoccupò fortemente la Chiesa e i suoi ordini, che cercavano di mantenere il controllo sugli Stati europei. Le stesse famiglie reali temevano i Templari, verso i quali accumulavano debiti ingenti anno dopo anno. I cavalieri del Tempio possedevano ormai terre in tutta Europa e in Medio Oriente, e la loro influenza sulle vicende storiche più importanti era continua.

Dal punto di vista militare l’Ordine non era inferiore, come organizzazione e come abilità, agli eserciti dei più grandi Stati. I Templari, oltre alle battaglie in Terra Santa, parteciparono alla Reconquista di Spagna e Portogallo, guadagnando possedimenti importanti sulla frontiera tra le terre cristiane e quelle musulmane.

Il coraggio in battaglia, il fervore con il quale seguivano le regole del Tempio, la tenacia, l’astuzia, l’abilità con la quale controllavano l’Occidente e combattevano in Oriente, alimentò il mito dei Templari e li rese invincibili agli occhi della popolazione. Ma per la Chiesa e per i sovrani, l’Ordine costituiva ormai solo un pericolo.

I Templari a Perugia

30 gennaio 2010

l'esterno della Cappella del Sancta Sanctorum in Laterano ( notare le finestre ad oculo )

di Gianfranco Pirodda

Nel 1240 appare un primo documento che menziona un certo Frerus Bonvicinus, di probabile origine assisana, circa due anni dopo la concessione di San Giustino di Perugia alla milizia del Tempio. Il Frerus Bonvicinus di Perugia, fu nominato poi dal Papa suo cubiculario, ovvero capo della sua guardia del corpo nel Laterano a Roma. Il Precettore Bonvicinus gestì a lungo i beni del Tempio dell’Umbria e di altre zone come la Sardegna. Le proprietà templari della Precettoria perugina di San Giustino e San Girolamo comprendevano estesi domini che continuavano ad essere chiamate con l’antico nome di Massae. La Massa Arni era appunto uno di questi domini, che annoverava castelli, ville e chiese, oltre una trentina. L’insieme dei beni prima che Gregorio IX lo devolvesse ai Templari era di proprietà del Benedettini fin dal sec. XII. Benchè costituisse un solo enete ecclesiastico, la Precettoria di San Giustino e San Girolamo si articolava in due domus templari, distanti circa 12 km l’una dall’altra. San Giustino di Pilonico Paterno si trova in una pianura, situata fra il Tevere ed il Chiascio, non lontano dalla rotabile per Gubbio. San Girolamo sorgeva dove oggi esiste il San Bevignate, a due km circa ad est di Porta Sole di Perugia.

Gli insediamenti dei Templari a Perugia – dice Francesco Tommasi – non differivano granchè dalla degli stabilimenti templari  nelle città dell’Alta Italia, che erano di norma posti a levante o a amezzogiorno, fuori dalla cinta muraria. Tutto ciò rispondeva ad un preciso simbolismo, dove orientamento delle case verso Gerusalemme e missione dell’Ordine appaiono intimamente connessi.

Sveliamo ora il primo mistero. La costruzione delle sedi templari ad est ed a sud delle città era la conseguenza della imitazione di Gerusalemme, in modo che venisse rappresentata la città santa e poste le sedi del Tempio come erano collegate a Gerusalemme, dove appunto il Tempio di salomone era posto ad est ed a sud dell’antica città santa.

Il Tommasi non si spiega il perché nelle precettorie di San Girolamo e San Giustino talvolta erano presenti due Precettori e in altri tempi un solo precettore le governava entrambe. Le due precettorie umbre erano gemellate, perché questo era il sistema templare che funzionava come metodo organizzativo e quando la situazione economica lo imponeva il sistema funzionava con un solo centro. Ma quando l’abbondanza era presente il sistema si duplicava. Nella chiesa di San Bevignate a Perugia, molto conosciuta come chiesa dei Templari, appaiono appunto delle rosette a diverso simbolismo, che confermano questo segno come caratteristico dell’Ordine del Tempio. Queste forme sono legate all’inizio del cristianesimo e spesso si tratta di due rosoni con sei o otto raggi. Renè Guenon parla della rosetta a sei e a otto raggi nel suo testo più significativo (I Simboli della scienza sacra). La scintilla che ci ha fatto collegare i due oculi con le due rosette è scoccata quando abbiamo visto la forma di alcuni sarcofagi ebraici antichi, in cui appunto si vedevano due cerchi o rosette con fioriture di vario genere. Gli oculi che nelle chiese permettevano il passaggio della luce all’interno della chiesa in penombra probabilmente volevano rappresentare lo stesso simbolismo dei due cerchi scolpiti o disegnati nei sarcofagi protocristiani o ebraici. Il loro simbolismo esprime il concetto di due mondi con cui chi lascia questa vita si trova a contatto: il mondo materiale da cui sta uscendo e quello spirituale in cui sta entrando. L’aggiunta della Croce, come a San Bevignate, perfeziona il trittico dei simboli.

IL DONO

29 novembre 2009

akasha

E’ possibile costruire una nuova identità mondiale attraverso il pensiero…

un dono per chi vive realtà estreme di dolore e di paura.

Sedotti da un epoca che non ha mantenuto le sue promesse e che ci ha inaspettatamente rivelato il volto più primitivo e bestiale dell’uomo, l’umanità è  chiamata ad affrontare l’ennesimo passaggio iniziatico della sua storia… come reagire?

di Maria Giovanna Amu

Ripercorrendo l’assioma” l’energia segue il pensiero” è possibile utilizzare una grande sacca immaginaria ma sostanzialmente reale in cui far confluire la forza di una nuova etica mondiale e attraverso questa comunicare energia e speranza a chi vive ogni giorno una follia sanguinaria, la perdita di sé e della misura umana.

Esiste un grande serbatoio della coscienza umana: l’Akasha dove sono riportati gli Annali del Tempo. Nella cultura esoterica rappresenta l’Enciclopedia Cosmica in cui è impressa la storia dell’umanità. Essa viene individuata da Jung come” inconscio collettivo”. Da esso attingiamo le nostre radici genetiche e spirituali poichè vi è scritta la storia di ognuno di noi: chi eravamo, chi siamo, chi saremo. E’ forse da questo punto che l’umanità ferita potrà rincominciare a tracciare una nuova identità, come è già stato altre volte in passato.

La nostra si è rivelata un epoca di decadenza in cui i vecchi valori crollano e si sgretolano davanti ad avvenimenti che mettono in discussione il significato della parola progresso e futuro. Verrebbe a questo proposito da domandarsi:… quali saranno le possibili  conseguenze psicologiche sulle  persone che vivono il dramma del terrorismo, gli orrori della guerra, le mutilazioni,le decapitazioni, le violenze di massa? Individui persi in un oblio di dolore.

Si può ancora parlare di depressione? O di stress ?..i bambini nella guerra …il ruggito della violenza… il muto urlo d’orrore di un umanità atterrita…  un cemento sociale chiamato paura che dilaga anche nel nostro mondo. Migliaia di esseri umani..  come riusciranno domani a integrarsi, con quali risorse?.. E come aiutarli…? Analisi, psicoanalisi…un orpello in un contesto dove la scommessa è riuscire ad essere vivi. Essa rappresenta il gingillo d’oro che nessuno può più esibire davanti a realtà che scandiscono il ritmo dell’angoscia collettiva: lo sgomento di gruppo… la paura di gruppo.  Immagini e notizie riflettono orrore… il dolore che diventa il nostro dolore vissuto da anime che diventano le nostre anime. Quale rifugio cercare ora che il futuro non sembra più la terra promessa ma un pianeta mostruoso e sconosciuto.

“Il pensiero segue l’energia”, ciò che riusciremo a produrre con le nostre menti rappresenterà il nostro futuro e lo strumento con il quale recuperare chi si è smarrito nel caos di un era decadente per aiutarlo a ritrovare una luce dentro di sé, grazie alle migliaia di luci che possiamo accendere con l’energia dei nostri pensieri. Illuminare le menti che hanno subito il corto circuito del dolore e sono rimaste al buio è quindi possibile…Come? Lavorando su di noi, in questo modo lavoreremo per gli altri e con gli altri. Attivando intenzioni costruttive che abbiano valori profondi, è così che  ogni pensiero concreto potrà raggiungere chi si sta perdendo.  Migliaia di esseri umani in silenzio già operano perché questo avvenga, applicando nel proprio microcosmo personale un etica potente e valida. L’intento collettivo e lo sforzo di gruppo da parte degli uomini di buona volontà produrrà risultati a beneficio di tutti. Da questo sforzo si potrebbero finalmente applicare norme e regole che, a prescindere da culti o ideologie, siano costruttive: secondo la legge dei” giusti rapporti umani” si potrebbe finalmente riuscire a sviluppare una politica che sia al servizio del bene comune, un progetto economico che si evolva nell’interesse di tutti, è così che dal potere d’acquisto di tanti e non di pochi  nascerebbe un benessere più diffuso. Basterebbe un granello da parte di ciascuno di noi per costruire un Governo Mondiale che liberi dal bisogno e dalla paura. Pensare e vivere un etica che sia l’espressione dei più alti principi e valori e che conduca all’Amore è sinonimo di guarigione sociale. Sarebbe un modo per contagiarci a vicenda con un nuovo germe: quello della fiducia. Facciamo in modo che  il Natale, simbolo del ” percorso di vetta dell’iniziato” che ritroviamo nel segno del Capricorno, porti a quella parte di umanità che soffre un dono: l’energia del nostro pensiero. L’inconscio infatti gitano e vagabondo, sa dove andare a cercare ciò che gli occorre e lo utilizzerà in situazioni estreme per aiutare esseri umani disperati a sopravvivere, infondendo loro fiducia ed energia. Essi non ne saranno consapevoli coscientemente ma si scopriranno più forti. Cerchiamo di scrivere una ennesima pagina della grande Enciclopedia Cosmica da cui potrebbe scaturire una rigenerazione adeguata a una nuova umanità, che potrebbe trovare la sua rinascita proprio attraverso l’energia del” pensiero intelligente”.

La Coppa della Rosa, simbolo del Sacro Graal

21 novembre 2009

di Rossella Cau – studiosa di scienze esoteriche

Non si può ricevere in dono una rosa, senza leggere nel suo colore l’intenzione di chi la offre. Non si può vederla   senza pensare alla perfezione ed alla magnificenza della Natura, e magari alla vita e alla morte. Anche inconsciamente, nelle nostre menti si accumulano simbolismi e significati: per esempio, rosa bianca amore puro spirituale, rosa rossa amore passionale.

Nell’esoterismo occidentale questo splendido fiore rappresenta, in primo luogo, l’archetipo della Madre Cosmica, significato che in Oriente è indicato dal loto. Infatti, studiando la sua struttura e la conseguente raffigurazione grafica, vediamo che la corolla della rosa da un centro si allarga, espandendosi verso l’esterno in una gloria di numerosi petali. Ci vuole poca fantasia, per ravvisarvi l’emblema della Creazione stessa: della Madre (Mater-ia) fecondata dal Padre (profumo = essenza) che fiorisce e si espande in innumerevoli forme, frutto ed espressione della perfezione di quest’Unione, il Figlio, Figlio, Figlio, amoroso Giglio piange la Vergine Addolorata in Iacopone da Todi.  Sempre ritorna il simbolo del fiore, questa volta il Giglio, in relazione con il Figlio. Ma nel Figlio i significati di Morte e Resurrezione, di Creazione e Rigenerazione sono indissolubili, poiché sono i cicli stessi dell’Evoluzione, in cui inevitabilmente uno segue l’altro all’infinito.  E allora il “Calice” della Rosa diventa, in relazione al piano umano, la “Coppa”, il Sacro Graal , che raccoglie il Sangue del Signore, versato per salvare l’uomo e per riportarlo al suo ruolo di figlio di Dio. Ma, sul livello cosmico, la Coppa richiama alla mente sempre la Madre che accoglie lo Spirito Divino e che genera. Sotto quest’accezione, l’iconografia ecclesiastica ha fatto della rosa, regina dei fiori, il simbolo della Regina Celeste, Maria, della sua verginità e del suo essere tramite privilegiato di salvazione. Nella raffigurazione grafica della rosa esiste però anche un altro elemento estremamente importante: è il cerchio che racchiude la moltitudine dei petali e che ne conferma l’appartenenza all’Uno. Il fiore arriva così a rappresentare la Trinità stessa, l’Uno e il Trino. La rosa come simbolo di iniziazione e rigenerazione spirituale è stata usata da moltissime correnti spirituali. In alchimia una rosa bianca ed una rossa indicano il sistema della dualità, mentre la rosa a cinque petali messa al centro di una croce, che rappresenta i quattro elementi, è il simbolo della Quintessenza ( quinta essenza), ovvero lo Spirito. Un  simbolo rosacrociano raffigura cinque rose (il cinque è il numero dell’uomo) una al centro della croce, il Sacro Cuore di Gesù Cristo, ed una su ogni braccio. Le rose della manifestazione salgono sulla croce, le prove della vita, nella loro ricerca spirituale. Anche la Massoneria utilizza simbolicamente la rosa durante lo svolgimento di diversi riti, come, ad esempio, in occasione dei funerali di un “fratello” vengono gettate nella sua tomba tre rose, dette le “rose di S. Giovanni”, che significano Luce Amore Vita. La rosa viene raffigurata con un numero variabile di petali, secondo cui cambia il significato del simbolo. Nel Rosone, elemento architettonico in pietra traforata o in vetro colorato delle Chiese cristiane medioevali, sono presenti tutti i significati di cui abbiamo già parlato. Innegabile la somiglianza con i Mandala della tradizione simbolica tibetana, che può far pensare che queste grafiche archetipiche facciano parte dell’inconscio collettivo dell’Umanità. A questo proposito Jung aveva osservato nei suoi studi su patologie psichiche come i pazienti in via di guarigione tendono a disegnare istintivamente figure  assimilabili ai mandala, come a simboleggiare l’integrazione armonica nell’unità della personalità di parti prima dissociate. Nella sua rappresentazione di ricerca interiore, di viaggio iniziatico, il rosone è posizionato nelle Cattedrali medioevali sulla facciata sopra l’ingresso, come punto di raccordo fra il sacro e il profano, ad indicare il punto di partenza della coscienza umana che, entrando nella casa di Dio, volge le spalle al mondo materiale guardando al punto di arrivo, l’altare, dove avverrà il ricongiungimento col Divino, del Figlio col Padre.

Amici di Goodmorningumbria

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Il mito dell’Uomo-Dio che riacquista i suoi poteri

14 novembre 2009
Atlantide1

Atlantide

 

di Fabio La Rosa

In merito all’articolo sulla svastika,   è risaputo che Hitler incontrasse (quasi fosse un medium) entità spirituali molto potenti che a mezzo sacrifici umani avrebbe tentato di riportare sulla terra; questi esseri sono identificabili con le divinità che popolavano atlantide che si sono disperse e in qualche modo confinate fuori dal mondo.
E’ molto interessante anche la teoria delle cinque atlantidi: anticamente le terre emerse erano cinque e in queste vivevano uomini e Dei aventi gli stessi poteri. A causa di misteriosi eventi la geologia della terra cambiò e ciò che resta di queste città si trova in varie parti del mondo tra i 5 e i 6 mila metri di quota.
L’ultima Atlantide, esistita in tempi molto più recenti rispetto alle altre 5, ospitava solo una piccola discendenza di questi esseri e con la sua scomparsa, queste entità, furono confinate fuori dal pianeta e nella maggior parte dei casi venerate come divinità dagli umani che avevano perso i loro poteri.
Il mito dell’uomo-dio che riacquista i suoi poteri ha molteplici interpretazioni; per molti si può raggiungere questo livello di esistenza con pratiche quali particolari metodi di meditazione; altri sostengono che si possa ottenere solo con il favore di questi esseri (come sostenevano i nazisti).
Per chi volesse approfondire questi argomenti consiglio di leggere con occhio critico “IL TERZO OCCHIO” e in seguito “IL MATTINO DEI MAGHI”.
NON SONO TRATTATI DI MAGIA, sono solo testi informativi.
Non esiste certezza in quello che ho detto. ma ognuno è libero di credere, approfondire e studiare ciò che vuole.
Hitler era un folle e per chi volesse tentare la strada che porta a riacquistare i poteri sopiti dell’ uomo consiglio di evitare contatti con entità di qualsiasi genere; l’unico modo è la meditazione e al momento in cui lo spirito è pronto ad avere questi doni essi arriveranno senza nessuna entità che li conferisca.
Non esiste però  in proposito alcuna verità certa.
Infine, un ulteriore approfondimento sulla svastica:
La svastica ha la struttura di una x e secondo la tradizione cabalistica questa lettera deriva direttamente dalla Lingua degli Dei o Lingua degli Uccelli. può indicare il fuoco come elemento, oppure come energia dello spirito e in altri casi come fuoco astrale cioè, l’energia dell’universo.

Il significato occulto dei simboli – Svastika

13 novembre 2009

svastika

di Rossella Cau – studiosa di scienze esoteriche

Gli archetipi divini, cosmici e le forme pensiero umane impressionano la mente che, a seconda della sua chiarezza e lucidità, riflette nel cervello immagini più o meno fedeli all’originale.

Svastika, emblema adottato dalla Germania Nazista che, nella nostra memoria, sventola ancora sulle innumerevoli bandiere nelle piazze gremite di gente affascinata ed osannante il Fuhrer, in preda a quella che Jung, in “La lotta con l’ombra” (1946), individuò come psicosi di massa:  Quando si verifica che tali simboli – mitologici collettivi che esprimono primitività e violenza- facciano la loro comparsa in un gran numero di individui, senza però venire da loro compresi, capita che incomincino ad attrarli insieme, quasi in virtù di una forza magnetica, ed ecco formarsi una massa. Un capo sarà poi trovato nell’individuo che dimostri la minor resistenza, il più ridotto senso di responsabilità, la più forte volontà di potenza. Questo scatenerà tutte le energie pronte ad esplodere e la massa seguirà con la forza inarrestabile di una valanga.- L’uso di questo simbolo esoterico come emblema della Germania Nazista è basato su teorizzazioni di vari studiosi occultisti che,  partendo dagli studi teosofici della Blavatsky ne manipolarono gli insegnamenti per raggiungere l’ideale di una unione politica di tutti i popoli di razza ariana cioè il Pangermanesimo, perpetrando una dominazione e conseguente estirpazione delle razze inferiori che ne avevano corrotto l’antica integrità. Secondo queste teorie, infatti, le forze cosmiche non possono vitalizzare corpi il cui sangue sia impuro e così attraverso la purezza razziale riconquistata, anche attraverso gli esperimenti scientifici, si sarebbe dovuta ottenere l’illuminazione collettiva espressa dal potere politico e spirituale di tutto un popolo.  Il mito di Wotan- Odino, l’antico Dio germanico guerriero e rivelatore di scienza ermetica fu la Guida ideale alla purificazione attraverso il sacrificio di sangue versato in guerra. All’interno del corpo militare delle SS, si sviluppò a questo scopo l’Ordine Nero, comandato da Himmler, setta iniziatica che usava metodi occulti per il controllo della volontà e delle coscienze. L’aspirante studiava il catechismo delle SS  e ne assimilava i precetti, tra cui il ruolo messianico di Hitler, salvatore e rigeneratore del popolo germanico, colui che avrebbe trasformato l’uomo di razza ariana pura in uomo-dio.

In contrapposizione  alle deviate teorie occulte del nazismo troviamo che il significato della parola sanscrita Svastika è conduttivo al benessere. E’ infatti uno dei simboli solari più diffusi e antichi. Appartiene a moltissime culture. Lo troviamo presso i popoli Maya,  Mongoli,  Mesopotamici,  Greci, Etruschi, Celti, Indiani d’America e in India. Alcuni studiosi ne attribuiscono la derivazione addirittura ad Atlantide. Il disegno della Svastika rappresenta il vortice della creazione che si espande da un punto centrale verso l’esterno, con rotazione destrorsa, mentre con rotazione sinistrorsa indica il ritorno all’origine, la distruzione delle forme, il Kali Yuga. Essa simboleggia  la Ruota di vita con i suoi cicli universali, le sue correnti di energia. Sintetizza in sé il segno della Croce, soprattutto quella Greca, con i bracci uguali, che rappresenta l’equilibrio tra le forze materiali e quelle spirituali, e il segno della   Spirale che nel suo significare involuzione ed evoluzione cosmica indica il cammino verso la coscienza ed il ritorno della Materia allo Spirito, del Figlio al Padre. In quest’accezione è stata a lungo considerata emblema del Cristo. Il simbolo della Svastika  in relazione alla Ruota della Legge – Dharmachakra -, che gira intorno al suo centro immobile, è anche un emblema del Buddha. Talvolta nel suo centro compare Agni, il Fuoco.

Nel simbolismo massonico, il centro della svastika raffigura la Stella Polare e i quattro gamma, cioè i bracci rotanti, che la costituiscono, le quattro posizioni cardinali dell’Orsa Maggiore, le quali sono messe in relazione con i quattro punti cardinali e le quattro stagioni. In Cina, la Svastika  è il segno del numero diecimila, che è la totalità degli esseri e della manifestazione. Una forma secondaria ma di simbologia non meno interessante è la Svastica Clavigera degli stemmi papali, che indica il potere di legare e di sciogliere in terra e in cielo conferito da Cristo a San Pietro. L’asse verticale corrisponde alla funzione sacerdotale e ai solstizi, l’asse orizzontale alla funzione regale e agli equinozi.

 

 

 

I Templari a Costacciaro e Monte Cucco

31 ottobre 2009

Euro Puletti


Commento sugli scritti di Euro Puletti (nella foto) appassionato e prestigioso ricercatore del mondo misterioso dei Templari

di Gianfranco Pirodda

Riprendiamo il commento con una serie di osservazioni sull’ insediamento templare nella zona di Monte Cucco e Costacciaro utilizzando i testi di Euro Puletti, appassionato ricercatore del mondo misterioso dei templari. Euro Puletti scrive: tra V e VI secolo, infatti, dalla Sardegna (forse dall’antico centro fenicio-punico e poi romano di Sulci, l’attuale Sant’Antioco, dove ci sono memorie del passaggio dei primi testimoni della nuova Fede) furono traslate a Gubbio le reliquie di alcuni santi martiri di Numidia,: quelle di Mariano (lettore) e Giacomo (diacono), che furono portate nella cattedrale, di cui divennero titolari; quelle di Emiliano, soldato martire e di una santa donna con due figli gemelli, martiri anch’essi, furono traslate in località Congiuntoli, dove, poi, forse su un preesistente luogo sacro pagano (il paganesimo considerò sempre le confluenze fluviali e torrentizie, così come il trivium stradale, anche esso presente in questo sito, luoghi sacri, perché fungenti da metafora oggettuale del concetto della “coincidentia oppositorum” la conciliazione delle manifestazioni e delle realtà antitetiche), fu edificato all’interno della diocesi di Nocera Umbra e nella parrocchia di Perticano l’eremo di cui parla Pier Damiani, e, in progresso di tempo, tra il principio del XIII e gli inizi del XIV secolo, l’attuale chiesa e complesso abbaziale. Solo la ricchezza di un Ordine Religioso Cavalleresco come quello dei Templari, che, lo ripeto, aveva una precettoria proprio nella vicinissima Perticano, poteva far fronte alle ingenti spese derivanti dalla costruzione del cenobio, e, soprattutto, della magnificente chiesa dagli altissimi archi a tutto sesto di stile romanico-gotico. Le linee sobrie ed essenziali di tale tempio cristiano, poi, ben si attagliano allo stile spoglio e purissimo che caratterizzò l’architettura sacra prediletta dai Templari, con 1’angolo retto come elemento costruttivo di base, che unicamente ingentilivano taluni fregi scultorei in corrispondenza di finestre e capitelli. Una croce greca, cui s’è poco sopra accennato, datata 1286, è murata sopra l’arco sestiacuto della finestra della navata laterale della chiesa, che guarda verso il retrospetto del medesimo edificio. Non appare per nulla casuale il fatto che l’ambiziosissimo progetto della chiesa rimanesse incompiuto per probabile, improvvisa mancanza di mezzi finanziari, proprio al tempo della soppressione dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio di Gerusalemme, decretata nell’anno 1312. Venuti a mancare i denari dei Templari, ma, probabilmente, anche la volontà (da parte dei loro acerrimi detrattori ed avversari) di portare avanti il progetto (dall’Ordine religioso-cavalleresco elaborato e già parzialmente realizzato), la chiesa abbaziale dovette essere lasciata mutila e incompiuta. L’ipotesi secondo cui la chiesa e l’abbazia di Sant’Emiliano furono erette e “gestite” dai Templari potrebbe chiarire anche la ragione della scarsità dei suoi documenti, che, come tutto ciò che riguardava i Templari (epigrafi, croci, monete, pergamene, precettorie, domus, magioni e quant’altro) dovettero andare incontro alla distruzione fisica e ad una sorta di “damnatio memoriae” di romana memoria. L’Abbazia, sorgendo su di una posizione davvero strategica, fu fortificata tra i secoli XIV e XV, con il nuovo nome di Palatium Sancti Miliani o Castri Sancti Miliani. In Sardegna numerose sono le chiese dedicate a Sant’Emiliano o a San Gemiliano o San Mamiliano. Tra queste spesso si fa una gran confusione. Tutti questi santi spesso sono denominati nella parlata locale Santu Millanu, più o meno come il Palatium Sancti Milani che abbiamo appena citato. Ma, mentre Sant’Emiliano ha una storia diversa, San Mamiliano era ricordato come santo che aveva creato la comunità monastica di Montecristo, che aveva delle dipendenze in Corsica e in Sardegna, dedicate a Santu millanu, a S. Gregorio, a Sant’Elia ed ad altri santi diversi. Abbiamo trovato che alcune chiese di Santu Millanu in Sardegna ricadono in zone di influenza o di presenza dei Templari, (come Santu Millanu in Sestu, San Gemiliano presso Cagliari). Sarebbe successo che Montecristo, abitato da frati ribelli al Pontefice, sarebbe stato assegnato dal papa ai Camaldolesi, poi ai Cistercensi ed infine ai Templari, nella ricerca di un loro controllo adeguato. Questa serie di cambiamenti si può notare in alcuni documenti, segnalati da Bianca Capone, relativi alla famosa Abbazia del Ponte presso Vulci, dove appunto il castello viene occupato in successione dai tre ordini (benedettini, cistercensi, e Templari). E per il terzo ordine un documento pubblicato da Fulvio Bramato ci indica come castellano del Castello dell’Abbazia del Ponte un Templare, un certo frate Paolo. Tutto ciò non può che confermare ciò che ha scritto Euro Puletti per l’abbazia o Palatium Sancti Miliani del Monte Cucco.

I Templari a Costacciaro e Monte Cucco

31 ottobre 2009
acquasantiera nella chiesa di san francesco a costacciaro, ritrovata a seguito della demolizione di una parete. fotografia di francesco la rosa

acquasantiera con segni templari nella chiesa di san francesco a costacciaro, ritrovata a seguito della demolizione di una parete.  foto di francesco la rosa


Commento sugli scritti di Euro Puletti appassionato e prestigioso ricercatore del mondo misterioso dei Templari

di Gianfranco Pirodda

 

Aabbiamo dato ,  una lettura delle immagini presenti nella chiesa di San Francesco di Costacciaro, che conferma pienamente dai simboli riscontrati, che si trattò certamente di una chiesa dei Templari, passata poi ai francescani. la segnalazione arriva  da Euro Puletti, un appassionato ricercatore del mondo misterioso dei Templari, di cui possediamo alcuni testi, alcuni dei quali si riferiscono alla presenza dei Templari sul Monte Cucco. Ci è sembrato quindi utile per gli appassionati umbri aggiungere qualcosa a quanto già scritto per la chiesa di San Francesco di Costacciaro, inquadrando l’insediamento con una serie di osservazioni sulla zona citata. Il Monte Cucco, che sorge nella provincia di Perugia tra i comuni di Gubbio e Fabriano, che non è più Umbria, fu caratterizzato dalla forte presenza dell’Ordine del Tempio, di cui conosciamo già l’insediamento di Sigillo, dove sono state trovate delle pietre segnate con la Croce patente dei Templari. L’ultimo Gran Precettore Templare per l’Italia si chiamava Iacopo di Montecucco e, nonostante altri ritengano fosse nativo del Piemonte (esiste un Moncucco piemontese), noi invece riteniamo potesse provenire appunto dal Monte Cucco umbro, ricchissimo di presenze templari. Euro Puletti scrive che presso Purello, località vicina a Borghetto e poco più a meridione di Sigillo “alla fine del secolo X, in una località imprecisata, compresa tra Purello (Villa Sancti Apollinaris) e Villa Scirca (Sirca) si ergeva un castello di fondazione altomedievale, passato alla storia con il nome di Ghelfone. E’ assai probabile che esso fosse di proprietà dell’antichissima ed illustre famiglia nobiliare De Guelfonibus, Guelfoni o Ghelfoni, signori di Costacciaro e Colmollaro, dalla quale il maniero potrebbe aver mutuato anche la propria specifica denominazione. E’ altresì possibile che quest’antichissimo castello, di cui si è completamente perduta la memoria storica, possa essere identificato con gli imponenti resti di mura che sorgono, ad oriente del paese Villa Scirca, sopra altrettante alture, il Poggio de le Salare ed il Poggio degli Ortacci, facenti entrambi parte del monte Sassubaldo. In quest’area doveva, infatti, sorgere un castello assai vetusto, Castelvecchio, ricordato ormai più solo dal nome di un’abitazione del paese. I Templari erano altresì insediati poco aldilà dell’attuale confine tra Monte Cucco e Sassoferrato, nei siti di Perticano e Casalvento, dove sorgono ancora oggi i centri di San Felice e poco più a sud di San Nicolò. Euro Puletti, riferendosi ad un insediamento militare a Pascelupo, che sta in Umbria di fronte ai luoghi citati di Perticano e Casalvento, afferma che: “Non sembra affatto casuale la circostanza secondo la quale il presidio militare di Pascelupo comincia ad apparire citato in documenti scritti solo poco dopo la soppressione dell’Ordine Templare. Si è, infatti, portati a pensare che, prima di tale data, i Templari di Perticano e Casalvento, e forse dello stesso San Girolamo, fossero ancora intenti a fortificare tali luoghi confinali… “. Noi aggiungiamo che la presenza dei siti Templari che si rivela dopo lo scioglimento dell’Ordine del Tempio dipende spesso dal fatto che quei luoghi, prima templari, cominciano ad essere tassati, e quindi risultano nei relativi elenchi perché devono pagare le imposte allo Stato e le decime alla Chiesa, mentre come Templari ne erano esenti. “Persino le testimonianze storico-documentarie certe della presenza di uno stanziamento eremitico a San Girolamo risalgono al periodo immediatamente successivo alla soppressione dell’Ordine dei Templari. Come si è sopra accennato, soltanto un potente e ricco ordine militare, politico e religioso, come quello dei Templari, poteva avere i mezzi finanziari per erigere tra il XII ed il XIV secolo le imponenti strutture dell’eremo primitivo, o medioevale, o pregiustinianeo che dir si voglia. Un presidio militare di carattere unicamente secolare non spiegherebbe, infatti, la necessità della costruzione di un sacello. Il cabreo, che si conserva nell’archivio di Sassoferrato, mostra come l’Ordine religioso-cavalleresco degli Ospitalieri di San Giovanni che in Italia ereditò i possedimenti e molte delle tradizioni dei Templari possedesse talune proprietà a Perticano e nei suoi dintorni. Una croce, scolpita in bassorilievo sulla viva roccia dell’eremo, sembrerebbe, inoltre, essere di apparente tipologia templare.” Il Puletti aggiunge: “Risulta significativa, in questo contesto, la vicina presenza dell’importante e grandiosa abbazia di Sant’Emiliano e Bartolomeo Apostolo in Congiùntoli, eretta originariamente per custodire le reliquie del soldato martire Emiliano e di una santa donna con due figli gemelli”. In effetti il Puletti non precisa il perché egli consideri significativa la vicinanza dell’abbazia di Sant’Emiliano, ma noi aggiungiamo qualche altra considerazione che ci risulta per gli studi fatti in Sardegna e dei quali vi daremo conto nel prossimo articolo.

 

 

STUPORE E MISTERO IN CASTEL DEL MONTE

31 ottobre 2009

casteldelmonte

di Aldo Schippa

Un alone di mistero e di grande fascino è racchiuso in questa costruzione: Da un aspetto matematico astrologico si passa a fenomeni paranormali.

Da energie cosmiche si passa alla presenza dei Figli della Luce.

Una cosa è però certa: Non si conosce lo scopo pratico della costruzione e non certamente una dimora di caccia come qualcuno aveva azzardato.

Le sue origini sono continuamente contrastate da supposizioni varie. Alcuni la vogliono eretta dai Templari, altri l’attribuiscono ai romani con Agrippa. Infatti molte caratteristiche la identificano secondo canoni  e principi templari, altre caratteristiche la identificano secondo caratteristiche romane ( una cosa è certa : non è attribuita a Federico II). Ma quali sono, le une e le altre?

L’impronta templare si riconosce nelle simbologie, nell’aspetto astronomico-matematico e nei fenomeni magnetici e radioestetici. L’impronta romana nei rapporti di proporzione aurea nella conduzione architettonica.

Rimane comunque dubbia la sua origine.

In questa costruzione ottagona è presente il misterioso cavaliere Templare che secondo le dicerie era a conoscenza dei segreti dell’alchimia e trasformava i metalli vili in oro, nascondeva tesori in luoghi misteriosi, adorava un idolo mostruoso che si chiamava Bafometto, adorava i gatti neri e in gran parte delle costruzioni preferiva la forma ottagonale in quanto il numero otto era simbolo di infinito. Non a caso nel XV secolo una allegoria della distruzione dell’Ordine del Tempio rappresenta una torre ottagona in fiamme. La storia invece lo vede come monaco guerriero, povero, casto e obbediente.

Quando Filippo il Bello ne decretò la distruzione , i cavalieri superstiti si rifugiarono in altri ordini monastici  e fra questi nell’Ordine Ospitaliero di San Giovanni in Gerusalemme, poi divenuti il Sacro Militare dell’Ordine di Malta. Sarebbe alquanto interessante visitare la Torre di Magione per riconoscervi  indicazioni e simboli.

Ma ritornando a Castel del Monte; E’ interessante il linguaggio della pietra  secondo il Prof. Petrarolo, attento studioso di simbologia alchemica, il quale ha contato 21 modiglioni nella parte inferiore del frontone, 21 nell’architrave, 34 quadrifogli in mezzo ai modiglioni. Parlando di numerologia il 21 è da 2 e 1 che sommati danno 3, numero sacro per eccellenza. Come anche il 34 è formato da 3 e 4 che sommati danno 7 e che sommato al tre da 10. Lo 0 nella numerologia non assume valore proprio, per tanto rimane 1.

La Chiesa simboleggia il 34 con Il Padre Nostro. Nella preghiera le prime 3 proposizioni sono dedicate a Dio e le altre 4 riguardano l’uomo. Nelle chiese medievali il 34 è la misura lineare, quale cubito, piede, palmo ecc.

Una chiesa medievale è lunga 34 cubiti e larga 34 piedi.

Se si divide il 34 per 21 si ottiene 1,619 che per un millesimo supera il numero d’oro che è 1,618.

Altri numeri presenti sono: 13 le monofore, 8 le torri, 5 camini, 5 cisterne, tre torri con le scale a chiocciola, 2 gli ingressi 1 il castello. Perfettamente nel rispetto della serie di numeri  fornita dal Fibonacci, matematico vissuto nel periodo templare, che è: 1,2,3,5,8,13,21,34.

Altri e tanti altri sono i fenomeni presenti in questa magica e misteriosa costruzione. Ad esempio; Nella sala interna del piano terra il Sonar non risponde . L’Omphalos templare quale centro di energie fisiche rappresentato da tre quadrati concentrici.

Altra cosa interessante e di grande significato simbolico è rappresentata da un fenomeno ricorrente a cui si assiste nella sala rivolta ad Est, infatti al mattino degli equinozi, il sole entra dalla bifora, attraversa la sala, esce dalla finestra che si affaccia sul cortile e va a posarsi su un bassorilievo in cui è rappresentata una donna. Per questo sono state azzardate varie ipotesi; ma la più attendibile è quella che considera la fecondazione della terra da parte del sole. Si assiste all’inizio di una nuova vita. La natura che si risveglia con forza e vigore.

All’equinozio di autunno il sole che entra dalla bifora ad Ovest entra e raggiunge il camino per accendere la fiaccola del giorno perché la custodisca sino all’indomani.

San Galgano e la spada nella roccia

16 ottobre 2009
la spada nella roccia

di Fabrizia Cesarini

Galgano cavaliere senese intreccia la sua storia tra ufficialità e mistero. Viene descritto “… feroce e lascivo…e…. implicato nelle cose mondane e terrene…..” quando ha una prima visione e gli appare L’Arcangelo Michele che lo esorta a diventare cavaliere.

Quindici anni dopo l’Arcangelo gli riappare e gli fa avere una visione, nella quale vede una caverna con 12 apostoli. Il cavaliere continua a condurre la sua vita, ma un giorno, mentre si reca dalla futura sposa Polissena, per un appuntamento galante, l’Arcangelo Michele riappare tra lampi e fragori, che spaventano il cavallo, che disarciona Galgano; il quale si rialza e non avendo una croce conficca la spada come una croce nella dura pietra. All’età di 33 anni (1180) si ritira sul colle di Montesiepi e seguendo le indicazioni dategli dalla voce dell’Angelo, costruisce una capanna (dove poi sorgerà la Rotonda) e attorno a lui si raccoglie una comunità. Si reca a Roma dal Papa Alessandro III ma non riesce a far approvare la sua regola e deve adottare quella agostiniana.

La nascita di Galgano non è sicura, è presunta 1147 e la sua morte 1181, avviene nello stesso anno in cui il Papa indice la crociata contro i Catari; durante la sua esistenza avvengono la II e la III crociata. Il Processo di Beatificazione e la “Leggenda Beati Galgani” sono le fonti storiche di riferimento. Fin qui la storia ufficiale: un giovane che nasce da una nobile famiglia, quando compie 16 anni il padre muore, la madre lo appoggia nella sua scelta di cavaliere, ma non lo appoggerà in quella di mistico. L’uomo conduce una vita fatta di pericolo e di avventure galanti, poi la conversione e la nuova esistenza spirituale, con la fondazione di una comunità di preghiera. L’eccezionalità dell’uomo che diventa santo e della spada nella roccia appartengono comunque ad una realtà storica ed archeologica. Dopo la morte inizia il mistero. Nel 1185 il Papa Lucio III nomina una commissione che, fatto unico nella storia della chiesa, riconoscerà in soli tre giorni, la santità di Galgano Guidotti. I testimoni sono la madre e pochi altri, i miracoli a lui riconosciuti sono 19. Spariscono altrettanto velocemente gli amici che lo avevano seguito nella sua esperienza mistica e non si sa dove vadano, le fonti tendono ad ignorarli. San Galgano e la sua comunità vengono sospettati di eresia catara, così come il culto devoto a lui. Questa potrebbe essere la spiegazione di un processo di santificazione senza paragoni, che metterebbe a tacere e farebbe rientrare nella chiesa ufficiale, deviazioni che avrebbero potuto costituire un pericolo. La zona senese in questione in quel tempo era politicamente e geograficamente importante.

Politicamente perché era sotto il potere dei potenti Aldobrandeschi i quali avrebbero fatto la differenza alleandosi ora con il Papa ora con l’Imperatore. Attorno al mondo di Galgano volteggiavano personaggi importanti e lotte politiche; la lotta tra impero e papato si concretizza nelle figure di Federico I Barbarossa e dei Papi Alessandro III e Lucio III, attorniavano questo scontro La Repubblica Marinara di Pisa alla quale era soggetto parte del territorio, la potente famiglia degli Aldobrandeschi che aveva la Signoria di una parte dell’area geografica. Stavano nascendo quelle prime aggregazioni Regionali e linguistiche, che avrebbero dato vita all’Europa futura. Il territorio inoltre si trovava nella via Francigena una via di cruciale importanza per i pellegrinaggi e quindi per gli scambi ed i commerci. Nei pressi del vicino lago di Chiusdino le grotte delle Colline Metallifere contenevano potenziali ricchezze. Questa breve panoramica spiega l’urgenza di non creare dissidi pericolosi nella zona a livello religioso e a livello politico; e quindi spiega bene la conseguente fulminea santificazione di San Galgano all’interno della Chiesa Cattolica. Il Papa Lucio III sotto il quale si svolge il

la Pietra Filosofale e il Drago nella tradizione alchemica

13 ottobre 2009
pietra filosofale

pietra filosofale

In primavera lo spirito universale discende fra gli uomini e si fa cogliere dagli alchimisti.

Ma tutto ciò che è mito è alchemico?

F.d’O

L’arte regina per eccellenza, il cui effetto fisico positivo è soggetto ai cinque sensi (gusto, olfatto, tatto, udito, vista) è l’achimia e il segno inequivocabile della realizzazione dell’opera alchemica è la Pietra Filosofale, la quale, di dimensione micron e nano consente l’evoluzione immediata della trasformazione della materia,  per mezzo dell’attraversamento dei sette metalli, del piombo in oro., e l’evoluzione dell’anima dei metalli avviene in tempo reale.

L’aspetto iniziatico della Pietra filosofale è quello di consentire la perpetuazione della specie in quanto provvede come elisir di lunga vita alla conservazione del corpo umano nell’attesa del rovesciamento della Boule, “versement della Boule”, che in realtà non è altro che l’inversione improvvisa delle assi del Pianeta Terra che annuncia un nuovo ciclo del genere umano e delle condizioni di vita inclusi il mondo animale e vegetale. L’ultimo ciclo di sconvolgimento della Terra può essere riferito all’arca di Noè, e si pensa che la vita nell’arca prima del ripristino delle condizioni di vita sia durata circa 200 anni, e verificata l’impossibilità dell’uomo di sopravvivere in una condizione di cosi grande disagio per tutto questo tempo, si può pensare che l’uomo dentro l’arca si sia nutrito della pietra filosofale, che come nell’evoluzione dei metalli, il suo corpo è divenuto, grazie alla pietra, incorruttibile all’azione del tempo.

Da questa situazione Noè ne esce attraverso l’impiego della colomba con il ramoscello di ulivo che annuncia il termine della perturbazione catastrofica del pianeta dall’azione dei vapori, dell’acqua e del fuoco che lo avevano avvolto.

Altro scopo della Pietra Filosofale è quello di essere l’antagonista per eccellenza dell’opera distruttiva del principe del mondo, satana, che ha l’intento di annientare le creature viventi ed il creato. Ma nonostante Satana abbia il privilegio di sconvolgere il  Pianeta con la sua opera devastante, il Creato non gli appartiene, perché come Angelo decaduto non può influire sul Creato stesso ma  può solo irridere su di esso.

L’aspetto volgare della trasmutazione del piombo in oro non può essere rivelato dagli alchimisti in quanto per sua natura e per decisione del genere umano, l’oro è considerato riferimento importante e unico per la stabilità delle economie del mondo, e una rivelazione fisico-positiva del risultato dell’opera alchemica sconvolgerebbe tutti gli equilibri mondiali provocando un crollo del valore del metallo di riferimento, e conseguentemente provocare una carestia di livello planetario con l’inevitabile  distruzione del genere umano e della vita sul pianeta.

La materia prima per la trasformazione alchemica in oro si trova in natura ed è volgare, la prima materia ha subito la prima trasformazione con l’uccisione del Drago, figura mitica presente nelle tradizioni e nelle civiltà di diversi paesi del mondo e che è parte importante per la nascita della Cavalleria, la quale uccidendo il Drago, ha il compito di predisporre la materia prima in Prima Materia.

Da qui il profondo significato iniziatico del mondo della “Chevalerie” dal quale si intravedono i prodromi per lo sviluppo della civiltà occidentale.

F.d’O

IL GRAN SIGILLO DEGLI STATI UNITI D’AMERICA

13 ottobre 2009

Rappresentazione simbolica di Democrazia etica.

di Rossella Cau

Dollaro Usa

Dollaro Usa

Nel 1776 fu affidato a Charles Thompson il compito di disegnare il Gran Sigillo degli Stati Uniti d’America, che dal 1935 troviamo stampato sulla banconota da 1 dollaro. I responsabili della Costituzione degli Stati Uniti d’America e della sua ispirazione etica furono in massima parte rosacrociani e framassoni. Personaggi illustri come George Washington, Benjamin Franklin, Thomas Jefferson, John Adams e Charles Thompson.  Manly P. Hall uno studioso del Gran Sigillo a questo proposito, osserva che la formazione del governo fu  dominata quasi esclusivamente dal misticismo. Nel dibattito sulla Nuova Costituzione, la Bibbia fu infatti la fonte più citata dai Padri Fondatori degli USA.  Le figurazioni del sigillo sono quindi direttamente legate alla tradizione alchemica. Sul verso principale del Gran Sigillo compare un’aquila, simbolo di grande potere spirituale e di conoscenza, in quanto vola altissima e può fissare il Sole senza accecarsi. Le stelle sopra la testa dell’aquila, che simboleggiano le prime nazioni confederate, sono tredici. Il numero 13, ritenuto sacro nell’esoterismo (Gesù e i dodici Apostoli), si ripete in tutti i particolari legati all’aquila; tredici sono le foglie e le bacche sul ramo d’ulivo stretto nella zampa destra dell’aquila, simbolo di patto di pace e di collaborazione; tredici le frecce con le punte rivolte verso l’alto strette nella zampa sinistra, che simbolizzano le aspirazioni spirituali delle nazioni confederate; tredici le strisce nell’emblema sul suo petto, come a formare insieme un grande unico cuore, centro di forza e di equilibrio fra le parti, significato che sarebbe anche sottolineato dal motto, sempre di tredici lettere,<E PLURIBUS UNUS>, UNO DA MOLTI.

Sul retro del Gran Sigillo c’è invece raffigurata la Piramide di Cheope tronca, simbolo di costruzione sul piano materiale tesa a crescita spirituale. La pietra apicale, sospesa più in alto comprende in Sé l’Occhio che tutto vede e tutto illumina. Questa simboleggia il Cristo, Pietra D’ angolo. Il motto <ANNUIT COEPTIS>, di tredici lettere, si traduce infatti testualmente: <(Dio) HA FAVORITO LE IMPRESE>.

Questo è inciso sopra la Grande Piramide (di tredici ordini di pietre), mentre, non a caso sotto, troviamo il motto <NOVUS ORDO SECLORUM>, che esprime il compito che, secondo i Padri Fondatori, la neonata nazione era chiamata a svolgere nel mondo nei secoli a venire: un governo fondato su una gerarchia piramidale che rispecchiasse, nell’etica e nell’altruismo delle sue azioni, la Gerarchia Spirituale, secondo le regole Massoniche, rispettando così il principio ermetico <COSI’ IN BASSO COME IN ALTO>.

E’ particolare la contrazione della parola “saeculorum” in”seclorum”. Certo non può essere considerata una limitata conoscenza del latino in persone di così elevata cultura umanistica. Sembra quindi che il numero di cui dovesse essere composto il secondo motto dovesse essere necessariamente il 17: questo vela il numero 8 (1+7) ; si accorda infatti col suo significato, in quanto nuovo inizio dopo il 7, che sottintende la perfezione raggiunta di un ciclo e, per epigenesi, la necessità, racchiusa nel numero 8, di un rinnovamento, di una rinascita. L’8 è rovesciato, il numero dell’infinito, dell’evoluzione stessa.

Onore e gloria, quindi, alla consapevolezza dei Padri Fondatori della Costituzione degli USA, che gettarono effettivamente i semi di un ordine politico nuovo basato sull’etica. Semi che attecchirono anche in Europa,dando luogo alle Rivoluzioni Francese e Russa. Ma queste, dovendo destrutturare istituzioni radicatissime nella cultura europea come la monarchia e la Chiesa, finirono purtroppo in un bagno di sangue. Ma quei semi non andarono perduti. E se ancora la Pietra Apicale non ha completato la Grande Piramide, negli USA come nel mondo, quell’Occhio lassù continua a lavorare con noi e per noi, affinché tutta la costruzione sia piena un giorno della sua essenza, come una coppa, come il Santo Graal.

San Bevignate a Perugia

13 ottobre 2009
san bevignate

san bevignate

Il Crocifisso e le rosette templari L’Asse Cielo Terra dei Templarie le rosette a sei raggi

Il simbolismo del Crocifisso e la sua simbologia, legata all’Asse Cielo Terra dei Templari, veniva realizzato con dei segni misteriosi, che sono le rosette templari a sei raggi, presenti anche nel San Bevignate di Perugia.

di Gianfranco Pirodda

In alcune immagini la croce non è una croce patente inscritta in un cerchio, bensì è una croce latina tradizionale che sorge su un colle o una sfera o mezza sfera, come nella immagine tradizionale della crocifissione. Nella rappresentazione classica della crocifissione c’è al centro la croce, su cui è inchiodato il Cristo. Spesso in cielo vi sono angeli che hanno delle aureole, rappresentate da circoli. Ma i due cerchi, che più di frequente sono presenti nella crocifissione, sono le aureole dei due personaggi principali, oltre Gesù, che sono Maria e Giovanni. A questo punto bisognerebbe entrare meglio nel merito del simbolismo del Tempio.

Le aureole dei due angeli (spesso posti nell’alto del Cielo, uno alla destra e l’altro alla sinistra di Gesù) formano un triangolo – a punta in giù – con l’aureola del Cristo (che in genere porta una croce patente inscritta nel cerchio). Lo stesso Cristo poi forma un altro triangolo a punta in alto, tramite la propria aureola che si unisce alle aureole di Maria e di Giovanni, che stanno in terra sotto la Croce. Quindi il simbolismo nascosto dei due triangoli contrapposti, che sono poi analoghi alla stella di Davide o di Salomone, ovvero alla squadra e compasso della Libera Muratoria, esprimono il contenuto di asse Cielo-Terra, di cui il Cristo è Grande Mediatore.

el simbolismo della Costruzione sacra la sinistra è femminile e la destra maschile. Maria è l’elemento femminile e quindi è alla sinistra del personaggio principale. Giovanni, che è maschio, è invece alla sua destra. Dal punto di vista di chi guarda l’immagine, troviamo Maria a sinistra, mentre Giovanni sta a destra. Altre volte sono posti al contrario, perché il riferimento alla destra e alla sinistra è in relazione alla posizione del Cristo. Cioè Maria e Giovanni sono  posti alla destra e alla sinistra di Gesù. Quindi Gesù, che guarda Maria, la vede alla propria sinistra. In tal caso Maria, per chi guarda l’immagine, è posta a destra e Giovanni dall’altra parte.

In effetti negli antichi templi pre-cristiani le divinità maschili e femminili erano poste nella stessa posizione. In concreto esse erano rappresentate dal Sole, visto di sesso maschile e alla destra dell’altare, e dalla Luna, femminile, alla sinistra dell’altare. Il sacerdote, volgendosi verso i fedeli e guardando verso la porta del tempio, vedeva il Sole alla propria destra e la Luna alla sinistra. Ci sono ancora oggi tracce del Sole e la Luna che erano raffigurati nelle antiche chiese cristiane, poi  sostituiti dal Cristo e da Maria. Un esempio classico in Sardegna è la chiesa cattedrale di S.Pantaleo a Dolianova (Cagliari), dove ancora sono visibili i simboli del sole e della luna ed esistono delle tracce precise della presenza dei Templari.

Se quindi le due rosette rappresentano i due astri, come appare da antiche immagini di crocifissione, come nell’Encolpio di Fuornovo1.

Giovanni prende il posto di Cristo sulla terra e diviene anch’egli nuovo figlio di Maria. Maria, bianca e immacolata, può essere vista anche come un cerchio bianco di luce, mentre Cristo come un cerchio rosso, proprio per il fatto che ha dato il suo sangue per gli uomini, rosso come la morte e il sacrificio.

Libri di pietra dei Cavalieri Templari

9 ottobre 2009

Le Grandi cattedrali gotiche

L’alchimia per l’uomo molto probabilmente non è altro che la ricerca ed il risveglio della Vita segretamente assopitasi sotto il pesante involucro dell’essere e la grezza scorza delle cose, ricerca e risveglio derivanti da un certo stato d’animo molto prossimo alla grazia reale ed efficace. Sui due piani universali dove siedono  insieme la materia e lo spirito, il processo è assoluto e consiste in una permanente purificazione fino alla purificazione più completa. A questo scopo, almeno sotto il profilo del metodo, niente è più utile dell’aforisma «Solve et coagula». Lo stesso aforisma, mostrato dal Baphomet dei Templari, che compare nella parabola del grano: «In verità, in verità vi dico, se  il granello di frumento, cadendo a terra, non muore, rimane solo; ma se muore porta molti frutti» (Giov. XII, 24).

Si ritiene che cavalieri Templari avessero rinvenuto documenti relativi alle “leggi divine dei numeri, dei pesi e delle misure” sotto le rovine del Tempio di Salomone a Gerusalemme e li avrebbero forniti ai costruttori di cattedrali.

Non si può non restare stupiti come nel giro di 50 anni si sia stravolto completamente ogni canone costruttivo fino ad allora perseguito ed è certamente singolare che tale stravolgimento sia iniziato proprio dopo il ritorno dei Cavalieri Templari dalla Terrasanta, menifestando una maestria costruttiva tecnica e architettonica completamente diversa dalle precedenti chiese romaniche.

In tutta la Francia sorsero in brevissimo tempo (tra il 1200 e il 1250), numerose chiese dallo stile particolare, fino ad allora sconosciuto: le grandi cattedrali gotiche. Una dopo l’altra, sorsero le cattedrali di Evreux, di Rouen, di Reims, di Amiens, di Bayeux, di Parigi, fino ad arrivare al trionfo della cattedrale di Chartres. Uno stile incredibile, quello gotico, tutto proteso verso l’alto, con un sistema di spinte e controspinte straordinario, una tecnica costruttiva decisamente rivoluzionaria, che ha consentito ai Templari di progettare e costruire queste cattedrali che, nonostante le loro migliaia di tonnellate di peso, basate come sono sui vuoti e sui pieni, sembrano leggerissime e tali da sfidare la legge di gravità.

I piani di costruzione e tutti progetti originali di esecuzione di queste cattedrali non sono mai stati trovati. Le opere murarie erano fatte con una maestria eccezionale dove i contrafforti esterni esercitano una spinta sulle pareti laterali della navata, e così facendo il peso, anziché gravare verso il basso, viene come spinto verso l’alto, e tutta la struttura appare proiettata verso il cielo.

Si appalesa singolare anche la scelta dei luoghi in cui le Cattedrali vennero costruite. Su luoghi cioè già considerati sacri al culto della “Grande Madre”, ritenuto il culto unitario più diffuso prima del Cristianesimo, e per una altrettanto singolare coincidenza, se si uniscono su una mappa i luoghi dove sono state costruite la grandi Cattedrali si scopre che questi luoghi formano esattamente la costellazione della Vergine  solo per caso, inoltre, sono dei veri e propri nodi di correnti terrestri, ovvero punti in cui l’energia terrestre è molto forte (grandi allineamenti di megaliti).

Naturalmente le Cattedrali sono tutte orientate secondo la tradizione: con l’abside rivolto verso est (cioè verso la luce) e, cosa significativa, sono tutte dedicate a Nostra Signora, cioè alla Vergine Maria. Hanno una pianta a croce latina che, secondo Fulcanelli, “é il geroglifico alchemico del crogiuolo“, ed è nell’Athanor che la materia prima necessaria per la Grande Opera alchemica muore, per poi rinascere trasformata in un qualcosa di più elevato.

La struttura stessa delle cattedrali, come i bassorilievi presenti nelle facciate – particolari si presentano quelli di Parigi – parlano di alchimia nel senso che rappresentano l’alternativa, in chiave di immagini, ai testi alchemici destinati soltanto a chi sapeva leggere. Ed in effetti, le cattedrali gotiche sono dei veri e propri libri di pietra, per tramandare straordinarie conoscenze che solo poche persone iniziate a simboli ed a codici particolari, avrebbero potuto comprendere. Infatti la grandiosità, l’imponenza e tutta una serie di misteri non risolti hanno fatto diffondere attorno alle cattedrali gotiche numerose leggende legate a figure ed oggetti leggendari della storia del Cristianesimo, dai Cavalieri Templari al Santo Graal.

Ciascuna cattedrale è dotata di una cripta in cui secondo alcune tradizioni sarebbero nascosti degli oggetti sacri molto importanti (ad esempio si dice che in una delle cripte della Cattedrale di Chartres sia custodita l’Arca dell’Alleanza, e che quando questa cripta sarà scoperta la cattedrale crollerà al suolo). Ma le cripte sono legate ad un altro elemento molto misterioso: le “Vergini Nere”, statue o bassorilievi, che raffigurano appunto la vergine Maria, con la particolarità della carnagione scura. E’ da sottolineare la relazione tra le statue di Iside, la divinità egizia corrispondente alla dea greca Gea (“la Terra”), che venivano custodite nei sotterranei dei templi egizi, con le Vergini Nere, anch’esse collegate al culto della Terra, diffuso in tutta l’Europa. La stessa Madonna sarebbe la cristianizzazione di questa figura troppo radicata nell’immaginario popolare, da poter essere estirpata del tutto. Per questo, i costruttori delle cattedrali gotiche, che anche in altri particolari (ad esempio quello di erigere le cattedrali sui luoghi sacri alla Grande Madre) si erano dimostrati legati a tale culto, avrebbero colorato in modo diverso il volto della Vergine cattolica, affinché coloro che “sapessero” avrebbero facilmente compreso di chi si trattasse realmente .

Dicono gli antichi cronisti che «benché strano debbasi tenere in alta stima e segretezza né sia da narrare a chi non puote intenderlo, sendo li segreti del sacramento da non rivelare che a quegli cui Dio diè forza a tanto. Cosa come questa buona, se diffusa fra uomini indegni non potrà tuttavia essere da essi intesa».

Dice la tradizione che Federico II imperatore non sarebbe morto a Ferentino né altrove. Il Prete Gianni non permise che morisse,  perciò una mano celeste lo raccolse morente e lo portò fino alla nave dei Templari con la croce rossa sulla vela bianca comparsa come per incanto sul mare. Era la nave medesima che portava il Santo Graal, il vaso da cui sgorga il fiume bianco ricco di pesci di sapienza che bruciano le mani ma posti in bocca danno l’onniscienza. È il ricco nutrimento del Re Pescatore e dei santi monaci guerrieri, il cibo inesauribile del Graal e portava la lancia infuocata, la terribile lancia di Amore  che è come quella di Lang, il signore della folgore.

È l’inizio della profezia del pescatore di Chiaravalle che continuerà con la ferita insanabile del Re Pestatore e con la maledizione della terra che solo il II Federico risanerà ponendo la domanda «Dov’è dunque il Graal ? »; quella stessa domanda che Parsifal non fece, perdendo così la possibilità di prendere possesso della sacra coppa. Ed allora il malato Re Pescatore sarà guarito, l’albero secco riprenderà vita e la terre gaste si trasformerà ancora nella terra benedetta..

In quel momento storico particolare in Puglia vi era una presenza molto massiccia dei Cavalieri Templari, i monaci guerrieri i quali erano padroni di tutta la Puglia come dimostrano le numerose testimonianze dal Foggiano al Leccese. La Puglia era una delle dieci province dei Cavalieri Templari disseminate dal centro Europa fino al medio Oriente e in più la Puglia a quel tempo era la cerniera tra oriente e occidente

Quindi il curioso allineamento tra Chartres, Castel del Monte e la piramide di Cheope è stato voluto da chi ha voluto erigere l’ultima di queste costruzioni. Cioè  Federico II con Castel del Monte. Ma questa è un’altra storia.

Achimie Templari

9 ottobre 2009
tempio templare

tempio templare

“La materia è fatta di atomi e gli atomi di archetipi che sono i mattoni energetici  che danno origine al simbolo”

di Diego Antolini

L’Ordine dei Cavalieri del Tempio di Salomone, chiamati più semplicemente Templari, era un ordine di monaci-guerrieri che si esercitavano nell’arte dello spirito come in quella della guerra, riuscendo a coltivare il difficile equilibrio tra mente e corpo, spirito e materia.

Per secoli, dopo la loro epurazione, si sono tramandate leggende incredibili sulle loro gesta: custodi del Santo Graal, invincibili guerrieri in Terrasanta, depositari dei segreti di Salomone, potenti alchimisti.

In particolare la leggenda più famosa è quella secondo la quale i nove uomini guidati da Hugues de Payens avrebbero rinvenuto, nei sotterranei della Moschea di Al-Aqsa – dove un tempo doveva sorgere il Tempio di Salomone – oggetti dal valore incalcolabile: del Graal e dei Rotoli di Salomone è stato già precedentemente trattato. Ma secondo altre fonti più o meno attendibili, i cavalieri avrebbero riscoperto l’Arca dell’Alleanza, oggetto magico e misterioso che, fin dai tempi di Mosè, è stato descritto come portatore di conoscenza ma anche di morti orribili. Si dice che l’Arca contenga le Leggi dei Numeri dell’Universo, mentre ipotesi più suggestive parlano di un oggetto radioattivo appartenuto ad una civiltà pre-diluviana.

E che dire della Sacra Sindone, del panno sul quale è impresso un volto che è stato attribuito a Cristo, ma che secondo i “templaristi” apparterrebbe all’ultimo Gran Maestro dell’Ordine, Jacques de Molay?

Sulla Menorah, e cioè il candelabro a sette braccia completamente rivestito d’oro e sacro alla religione ebraica, sembra che fosse parte del tesoro di Re Salomone. Infatti nell’arco di Tito presente a Roma è visibile, in uno dei numerosi bassorilievi, l’entrata trionfale che il futuro imperatore fece nella capitale con il tesoro rinvenuto nel Tempio di Salomone. In uno di questi bassorilievi è chiaramente visibile la Menorah portata trionfalmente dentro le mura di Roma. Successivamente l’invasione dei Visigoti di Alarico (circa 410 d.C.) portò alla razzia del tesoro in cui erano probabilmente custoditi antichi manufatti del Tempio di Salomone, Menorah compresa. Quindi un ritrovamento “templare” del candelabro nei sotterranei del tempio pare improbabile. Non è da escludersi invece che nella tavoletta di rame rinvenuta a Gerusalemme non vi fosse l’indicazione del luogo dove questo mistico oggetto giaceva a quel tempo.

Alcune delle teorie – sorte sulla base dello studio dei pochi documenti rimasti – definiscono i Templari come il “braccio armato” di una setta segreta antichissima, il Priorato di Sion, che sarebbe stata la vera mente creatrice dello sviluppo della cultura cristiana in Occidente.

Altri invece sostengono che l’Ordine fu un “errore” della Chiesa, che lo fece evolvere e prosperare prima di rendersi conto del pericolo di soccombere al potere dei monaci-guerrieri. Tanta fu la paura di perdere il controllo sull’Europa che Papa Clemente V e Filippo il Bello si allearono per distruggere i Templari fin dalle loro fondamenta.

Non sempre si riesce a superare la materialità della storia e spesso si tralascia l’aspetto esoterico dell’Ordine Templare. “La materia è fatta di atomi e gli atomi di archetipi” così potrebbe definirsi la matrice della realtà. L’energia primigenia che permette ai nostri sensi di percepire il reale e il tangibile deve essere prima canalizzata in simboli di potenza: gli archetipi sono i “mattoni energetici” o le unità che danno origine al simbolo.

Forse è per questo che le culture antiche davano enorme importanza ai simboli semplici come la croce, la croce uncinata, la spirale, il cerchio, il triangolo, e li abbellivano ottenendo stemmi, sigilli, fregi. Alle stesse radici apparterrebbe lo sviluppo del linguaggio.

Di certo i Maestri templari erano a conoscenza del grande potere dei simboli: essi vestivano con i colori rappresentativi del Santo Sepolcro, e cioè di bianco (il bianco è il simbolo della purezza, dello spirito e dell’equilibrio) e vi cucivano croci di colore rosso (il rosso esprime forza vitale, desiderio, successo). La croce, simbolo principale della cristianità, ha delle origini antichissime, risalendo all’antica Mesopotamia: secondo gli studi di Schwarz-Winklhofer e Biedermann essa rappresenterebbe alternativamente le quattro direzioni o il quadruplice mistero a seconda delle variazioni e delle epoche. La croce può rappresentare anche i quattro elementi primari (acqua, aria, terra, fuoco) che tendono verso un unico centro, l’unità. Per altri studiosi, invece, la croce e il cerchio sarebbero da associare alla terra. Per i cristiani essa è naturalmente simbolo di morte e resurrezione, mezzo che ha rivelato al mondo il miracolo di Cristo.

Un altro simbolo templare, ben noto in quanto stemma identificativo dell’Ordine, è quello dei due cavalieri in sella a un solo cavallo: questo simbolo rappresentava la fratellanza e l’aiuto reciproco che i Templari dovevano darsi l’un l’altro, ma anche la povertà che inizialmente caratterizzava i monaci.

La consapevolezza del potere del simbolo, unita alla forza spirituale e alla destrezza tanto in combattimento quanto negli ambienti ecclesiastici e di corte, hanno fatto sì che i Templari e le loro alchimie superassero i barbari confini della loro distruzione, elevando l’Ordine stesso a simbolo immortale del mistero cristico della loro missione.

I tesori templari

9 ottobre 2009

foto per tesori templaridi Diego Antolini

L’Ordine Templare cominciò storicamente a prosperare a partire dal Concilio di Troyes (1128 d.C.), quando la Regola Templare venne ufficialmente approvata e i Templari divennero un ordine autonomo. Da quel momento le donazioni ricevute si moltiplicarono di anno in anno. La Regola, composta di 72 articoli severissimi, impediva infatti a qualunque templare di possedere ricchezze terrene. I nobili che entravano nelle file dell’Ordine, pertanto, abbandonavano ogni bene e lo donavano al Tempio. Gran parte del merito della ricchezza Templare va a Bernardo di Chiaravalle, principale sostenitore dei monaci-guerrieri fin dal loro ritorno dalla Terrasanta.

L’abile oratoria del prelato contribuì enormemente ad attirare il consenso e la partecipazione dei giovani (e ricchi) nobili francesi, che non esitarono a concedere generosi lasciti all’Ordine pur di divenire Cavalieri di Cristo.

Altra parte del merito del benessere dei Templari va alla loro sapiente gestione delle risorse economiche ricevute. I Templari non lasciavano mai stagnare il denaro, anzi lo investivano e lo facevano circolare continuamente. Gli affari da loro svolti erano principalmente il deposito di denaro (tributi e lasciti) di un principe divenuto Crociato; il trasferimento in Terrasanta di parte delle somme ricevute; la riscossione delle decime pontificie per le Crociate, e i prestiti ai nobili occidentali che motivassero tali richieste dietro giuste ragioni.

Il prestito di denaro non poteva ufficialmente lievitare a tassi di interesse sproporzionati, vista la rigida Regola “cristiana” che condannava l’usura. Tuttavia i Templari erano abilissimi banchieri e sapevano come non subire danni dal prestito di denaro, ad esempio giocando sulle differenze di valute o sulle tariffe di cambio.

Ai banchieri templari sarebbe peraltro dovuta l’invenzione dell’assegno e della lettera di cambio. Ad esempio i pellegrini che volevano recarsi in Terrasanta ma temevano di trasportare denaro contante, potevano lasciare le proprie somme in deposito in qualunque magione templare e ricevere quietanza di riscossione, da far valere al loro ritorno. Oppure partire e mostrare tale quietanza a una struttura templare in Terrasanta ed entrare in possesso del denaro depositato prima della partenza.

Dopo la caduta di Acri e la fine dell’avventura in Terrasanta, Parigi divenne la sede principale del Maestro Templare. Lì venne istituita la principale struttura finanziaria dell’Ordine: il “Banco del Tempio”, all’interno di monasteri e conventi che erano i luoghi più sicuri dove gestire denaro. Il Banco era costruito come una vera e propria banca moderna: vi erano una serie di sportelli con cassieri che registravano qualunque tipo di operazione finanziaria; valutavano rischi e profitti prima di concedere prestiti; raccoglievano fondi e garanzie di pegno.

Alle persone importanti i Templari davano la possibilità di “aprire” un Conto Corrente: il cliente poteva in qualsiasi momento disporre dei propri averi con lettere inviate al tesoriere templare. Il banco inviava tre volte l’anno il riepilogo dei movimenti. Esistevano inoltre vari finanziamenti di categoria (artigianato, agricoltura), a costi variabili ma mai sproporzionati.

Alla fine della giornata il cassiere-templare doveva convertire tutte le differenti monete entrate nella valuta locale: la Lira parisis.

Sul piano produttivo, la Commanderia templare era un esempio di efficienza e redditività. La struttura, prettamente agricola, era ideata per la produzione, raccolta e gestione (conservazione, esportazione) di beni di prima necessità. Una Commanderia tipica era formata da Convento e Chiesa, stalle, mulini, forni, orti, pascoli, scuderie e magazzini – un solido patrimonio fondario che non conosceva precedenti negli altri ordini religiosi esistenti. Il responsabile della Commanderia era il commendatore locale.

Le risorse delle Commanderie erano destinate in parte alla sussistenza della comunità locale, in parte a rifornire le truppe e le magioni crociate in Terrasanta, e in parte come scorte di magazzino. Venivano prodotti cereali, legumi, vino e olive (soprattutto in Italia), carni e formaggi.

Il tutto inserito in un bilancio che veniva minuziosamente compilato e doveva risultare attivo. I costi della guerra erano ingenti, ma la riscossione di decime, le tasse e gli affitti di terreni gestiti da “conductores” (che pagavano in denaro e in prodotti naturali) assicuravano un gettito adeguato.

Alla conduzione di una Commanderia partecipavano, oltre ai monaci, coloni esterni che godevano di particolari vantaggi in cambio dell’aiuto prestato all’Ordine.

Dopo la conquista di Costantinopoli nel 1204, i Templari organizzarono un propria flotta navale. I nomi delle navi più importanti erano “La Bona Ventura”, “La Rosa del Tempio”, “Il Falco del Tempio”. I porti più importanti da cui partire per raggiungere la Terrasanta erano situati nel bacino del Mediterraneo. Le Repubbliche Marinare, in questo senso, rappresentavano il meglio sia per efficienza che per notorietà di scali.

L’Italia era un paese strategico e i Templari ebbero vari contrasti con le Repubbliche, soprattutto Venezia. La diplomazia dell’Ordine riuscì ad addivenire ad un accordo con il Doge veneziano e i Templari di Brindisi stanziò un cospicuo risarcimento per i mercanti che erano stati defraudati.

Le navi templari partivano cariche di merci e tornavano sovente cariche di pellegrini e schiavi, alimentando così un traffico economico di notevole spessore.