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Riflessioni sull’Imu applicata alle seconde abitazioni

15 dicembre 2011

LETTERA A GOODMORNINGUMBRIA

di Luca Proietti Scorsoni –  Giovane Italia Terni

“Avvertenza: le righe che seguono rappresentano un caso emblematico di conflitto d’interesse. Ecco, detto questo, leggete il seguito. Sarà che mi son fissato con questa storia della manovra improcrastinabile, elaborata per salvarci dal fallimento, sarà che certe ricette economiche prima ancora di venir approvate hanno un non so che di rancido, aggiungiamoci pure alcune letture recenti sull’abc del liberalismo, ma questa storia della nuova Ici a me non riesce ad andare giù. In particolar modo mi riferisco agli inasprimenti vertiginosi ai quali saranno soggette le seconde case. Prima che qualcuno di voi arricci il naso, magari accompagnando il gesto con l’ammonimento costituzionale del: “Chi ha di più deve dare di più!” datemi la possibilità di spiegare. Non sto mettendo in discussione l’obbligo di pagare i balzelli per la mia seconda abitazione, ci mancherebbe altro. Tuttavia qualche lamentela mi sento in dovere di farla. Pensateci bene. In una casa dove vivo per pochi mesi, in altro comune rispetto a quello dove risiedo, pago i servizi locali più di coloro che ne usufruiscono per l’intero anno. Questo vuol dire che con il sottoscritto il comune ci guadagna due volte: la prima in via diretta grazie alle tasse, la seconda indirettamente grazie ai minori costi che produco. Non solo. Memore dell’espressione anglosassone “No taxation whitout representation” c’è un altro valido motivo in base al quale i detentori di seconde abitazioni (sempre al di fuori del comune di residenza) avrebbero il diritto di non essere ulteriormente tartassati: l’impossibilità di potersi far rappresentare. Ovvero il non poter votare. Soggetti alle decisioni dall’alto, come sempre accade, ma non dai propri rappresentanti. E non mi pare un elemento da poco in una democrazia per l’appunto rappresentativa (magari tralasciando questo fine legislatura…). Ricapitolando: pagare di più per consumare di meno e per non avere voce in capitolo. Dite che il mio sia un ragionamento troppo capzioso? Forse, ma invece del dito provate ad osservare la luna. E così finisco il pezzo anche con la perla di saggezza”.