Posts Tagged ‘agricoltori’

Cannara adotta la carta di Matera proposta dalla Confederazione Italiana Agricoltori

1 novembre 2014
fabrizio Gareggia

Fabrizio Gareggia

L’ambito è quello dell’agricoltura, l’impegno è quello di sostenere e valorizzare le comunità contadine del territorio nazionale: è per questo che l’amministrazione cannarese ha aderito al documento proposto dalla Confederazione Italiana Agricoltori.

‘L’adozione di questo documento – dichiara il Sindaco di Cannara Fabrizio Gareggia – rappresenta per noi un atto dovuto poiché la Carta di Matera è una rappresentazione puntuale delle linee programmatiche su cui  l’amministrazione ha sempre puntato’. (more…)

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ANCHE NELL’AREA DEL TRASIMENO – ORVIETANO IL GAL FINANZIA LE IMPRESE AGRICOLE: E’ APERTO IL BANDO PER IL SOSTEGNO AGLI INVESTIMENTI

28 marzo 2013

La Regione dell’Umbria ha destinato una parte dei fondi dell’asse IV, iniziativa comunitaria Leader, nell’ambito del 5% del PSR, che è la dotazione minima stabilita dalla U.E., al finanziamento delle imprese agricole, con priorità per (more…)

Slow Tour, il lento viaggio dalla terra alla tavola

19 settembre 2012
Domenica 23 settembre 2012 – Teatro Lyrick Assisi
CIA Confederazione Italiana Agricoltori

Incontro‐spettacolo, condotto e animato da Patrizio Roversi sui temi della valorizzazione e della promozione della Dieta Mediterranea. “Sapori e saperi” della Dieta Mediterranea patrimonio immateriale dell’Umanità. All’appuntamento parteciperanno agricoltori, cuochi e giornalisti esperti di enogastronomia che dialogheranno con Roversi sulle prospettive di sviluppo del turismo culturale enogastronomico in Italia.

CITTA’ DI CASTELLO: NON SOLO IL DANNO, ANCHE LA BEFFA!

1 febbraio 2012

Jessica Bruni

È risaputo che nell’Alta valle del Tevere, nelle zone collinari, vicino alla vegetazione boschiva, i raccolti degli agricoltori sono soggetti a devastazioni da parte di animali selvatici, ormai in costante crescita. Così, ogni anno, a centinaia di contadini, non rimane che raccogliere gli steli di quello che era orzo, grano, mais, girasoli; cinghiali e caprioli, si sono riempiti la pancia lasciando a bocca asciutta l’agricoltore, senza raccolto e con le tasche vuote a causa dei soldi investiti, senza ritorno, per la semina e la coltivazione. La Regione, attraverso una legge fa fronte a questo problema risarcendo gli agricoltori che hanno subito la lesione. La novità che coglie oggi di sorpresa molti, sta nell’aver scoperto, attraverso una lettera, che secondo le disposizioni del R.R. Attuativo n. 5/2010, in particolare l’articolo 7 comma 5, gli agricoltori che hanno subito un danno inferiore ai 200 euro sono obbligati a pagare il costo della perizia. Cito testualmente: “Nel caso in cui la stima del danno sia inferiore ai 200 euro, dall’indennizzo riconosciuto verrà trattenuto il costo della perizia”. I poveri agricoltori non solo non possono essere risarciti per intero di un danno subito, ma devono anche farsi carico della spesa prevista per il perito che in loco ha stimato l’ammontare della lesione. Il costo della perizia (come comunicato dall’A.T.C. PG 1- ambito territoriale caccia) è di € 113,92; ciò significa che, nei casi in cui il danno sia inferiore alla somma del costo della perizia, l’agricoltore, non solo non verrà minimamente risarcito del danno subito, ma dovrà addirittura restituire la somma mancante.

Un’ingiustizia senza pari, dove, da parte lesa con diritto di risarcimento, l’agricoltore diventa parte imputata con obbligo di pagamento.

Questa è la dimostrazione di come, per l’ennesima volta, in questa Regione governata dalla sinistra, i cittadini non vengano trattati tutti allo stesso modo e di come si colpisca sempre la parte più debole. Gli enti preposti sbagliano non una, ma ben due volte; la prima nel pretendere che vengano risarciti per il costo della perizia, che è un obbligo di loro competenza dato che il danno è stato causato dalla fauna selvaggia (bene regionale); la seconda, nel momento in cui impongono che siano solo alcuni a doversi fare carico del pagamento di tale “servizio” che poi servizio non è.

La beffa è doppia, quella del danno subito e quella della presa in giro da parte di quegli Organi che, come la Regione, dovrebbero farsi garanti dei singoli all’interno della medesima comunità, che dovrebbero schierarsi sempre dalla parte del giusto e non della convenienza cercando di trarne un vantaggio in termini di riduzione dei costi, a discapito dei cittadini.

Futuro e Libertà denuncia il fatto e si schiera da parte di tutti coloro che hanno subito questa ingiustizia. Chiediamo che la Giunta Regionale provveda celermente a porre rimedio a questa assurda situazione.

 Jessica BruniCoordinatrice del Circolo Futuro e Libertà Alto Tevere Umbro

FIMA: attenzione al monito di cambiamento che dalla Sicilia giunge al Paese. Disinformare e’ un errore, ma occorre prudenza.

23 gennaio 2012

Riceviamo da FIMA Federazione italiana Movimenti Agricoli e volentieri pubblichiamo

“Dopo l’ iniziale silenzio mediatico ed istituzionale calato sulle iniziative di protesta degli agricoltori siciliani, cui abbiamo ribadito la nostra vicinanza e sostegno, e’ in atto il tentativo di delegittimare l’immagine di un movimento spontaneo, che ha il merito di aver sollevato la questione agricola e fiscale, in particolare del mezzogiorno, dove il disagio delle popolazioni rurali, piu esposte alla crisi, fa sentire la sua eco in tutto il Paese”. Lo dichiara Saverio De Bonis, coordinatore della neonata FIMA, Federazione Italiana Movimenti Agricoli. La personale conoscenza di molti agricoltori che guidano il movimento e la storia drammatica di tragedie familiari vissute nel silenzio ci consente di testimoniare la sincerita’ dei manifestanti, animata da uno spirito di servizio verso i piu’ deboli e negli interessi generali del Paese, pur nella rabbia comprensibile di chi soffre e non viene ascoltato. Quelle rivendicazioni sono sacrosante. Da anni i movimenti agricoli italiani e le associazioni autonome stanno denunciando alle istituzioni, a tutti i livelli, la grave situazione in cui versa il settore, presentando proposte e soluzioni, tuttora inattuate. La nostra Federazione e’ allarmata per le affermazioni del presidente regionale di Confindustria che denuncia il tentativo – fisiologico – di infiltrazioni malavitose verso cui i movimenti sapranno certamente difendersi, senza ricercare saldature. Tuttavia, tali affermazioni, creando confusione sulle vere motivazioni che muovono la protesta, sposta l’ attenzione dei media nazionali. Occorre condurre una battaglia per la trasparenza nelle filiere, il reddito alle aziende e la lotta alla criminalita’ in modo serio e combattivo, senza utilizzare quest’ ultima come un pretesto per bloccare il resto. Di criminalita’ e’ disseminato tutto il Paese e i suoi abiti sono diversi. Il nuovo Ministro e’ gia’ informato degli squilibri nella catena del valore alimentare, frutto dell’ egoismo dei poteri forti, dei cartelli e degli abusi, che hanno ampliato le distanze sociali e la poverta’, riducendo la capacita’ contributiva e il potere di acquisto dei prodotti agricoli, ma non la dignita’ di chi, venendo alla luce dalla terra, puo’ andare a testa alta di fronte ad accuse disdicevoli”. La verita’, forse, e’ che la classe industriale e dirigente di questo Paese comincia ad allevare il timore di un cambio di paradigma che possa mettere in discussione la distribuzione dei redditi, intaccando molte situazioni di privilegio. Gli industriali non dovrebbero dimenticare che sul primario si fonda l’ economia dell’ Italia e se si ferma il primario e’ normale che si fermino tutte le altre attivita’ economiche. E’ inutile, pertanto, scandalizzarsi! Al contrario, serve un cambio radicale di regole e classe dirigente. La Sicilia, culla di civilta’, sta alzando la testa senza farsi strumentalizzare da nessuno; bisogna cogliere il grande segnale di mutamento dal basso, che produrra’ una contaminazione positiva per la crescita del mezzogiorno e dell’ intero Paese. E’ tempo che il Parlamento ed il Governo, in modo unitario, ne prendano atto, aprendo subito il confronto ed assumendo con urgenza misure straordinarie. Il vento del cambiamento e’ inarrestabile ed indomabile e la buona politica dovra’ supportarlo, per il bene comune.

 

LE RIFORME DEL SISTEMA AMMINISTRATIVO E ENDOREGIONALE DELLA REGIONE SONO UNA PRIORITA’, DA IRRESPONSABILI RALLENTARE LA LORO DEFINIZIONE.

29 ottobre 2011

Le dichiarazioni, apparse sul sito della regione dell’Umbria, del Capogruppo del PDL Raffaele Nevi che chiede di fermare la corsa all’approvazione delle riforme per la forte contrarietà delle categorie economiche lasciano un profondo sconcerto. L’Umbria ha bisogno di riforme in grado di spazzare via enti inutili e centri di potere per razionalizzare l’esistente e per abbattere i costi nella gestione di alcuni servizi. Emerge sempre più con chiarezza, dalla posizione espressa da Nevi, il tentativo di utilizzare le riforme solo al fine di salvaguardare gli interessi di questa o quella categoria senza preoccuparsi di quelli dei cittadini. Gli innovatori a corrente alternata o in base a quali interessi sono colpiti non possono trovare più spazio perché i cittadini sono stufi di politici che pensano prioritariamente a tutelare i propri interessi e quelli dei loro potenziali bacini elettorali sperando che la gente comune non si accorga di tali furbeschi e miopi atteggiamenti. Nevi, quando è costretto, approva atti come quello del Consiglio Regionale sui Consorzi con il quale si chiede di togliergli la competenza sulla tutela idrogeologica per assegnarla alla Agenzia Regionale della forestazione superando una iniqua tassazione dei cittadini ternani, ma di fatto lavora affinché nulla cambi, quindi mantenere tre consorzi, mantenere le competenze attuali e che a pagare continuino ad essere i cittadini. Nevi sostiene le Associazioni degli agricoltori che, di fatto, su questa vicenda tutelano solo i grandi proprietari terrieri che utilizzano i Consorzi per l’irrigazione al punto da suggerire tavoli tecnici dove a contare sono solo gli interessi di parte, associazioni e categorie economiche che sbandierano la necessità di combattere enti inutili e burocrazia ma che nei fatti, localmente, sono impegnati a mantenerli. L’Umbria rischia di affossare se non volta pagina rapidamente e la Giunta Regionale deve dimostrare coraggio e concretezza nell’affrontare le riforme mettendo in primo piano gli interessi delle nostre comunità e non spalleggiare enti e associazioni tutte protese a non modificare l’esistente. Le riforme devono saper affermare innanzitutto alcuni valori e cioè garantire un uguale trattamento per tutti i cittadini e le attività economiche della nostra Regione, gli stessi servizi alle stesse condizioni  e tutto ciò eliminando spreghi, cancellando privilegi e rendite di posizioni accumulate negli anni. I Comitati sostengono questa linea e invitano la Regione a fare Riforme in grado di superare anacronistiche disparità di trattamento fra i diversi territori per rafforzare e rendere più coesa l’intera Umbria.

Per i comitati – Leo Venturi