Posts Tagged ‘alternativa’

La risposta di de Paulis al Comitato Pro-IKEA

5 marzo 2015

alternativa riformistaAlternativa Riformista in Umbria ha sponsorizzato le due liste civiche CReA Perugia e Perugia Rinasce per Urbano Barelli sindaco, esprimendosi già da tempo sul tema IKEA e assumendo una posizione molto chiara. Amato John de Paulis, attuale candidato alla Presidenza della Regione Umbria, allora coordinatore ARU, in un convegno organizzato nel settembre 2014 dichiarava la sua contrarietà non in merito all’apertura del colosso svedese, ma in merito all’ubicazione prescelta. De Paulis sottolineava i problemi di carattere ambientale e evidenziava la natura del terreno di San Martino in Campo preso in considerazione (agricolo e di pregio). Aldilà del fatto che (more…)

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Amato John de Paulis (candidato Presidente di Alternativa Riformista) coinvolge Terni

28 febbraio 2015

alternativa riformistaIl Candidato Presidente alla Regione Umbria, Amato John de Paulis, della Lista Civica di Alternativa Riformista, insieme ai candidati Leonardo Ranieri Triulzi e Paola Morganti, ha incontrato i cittadini e comitati di Terni il 25 febbraio. Particolare interesse è stato sollecitato, dal comitato, su due punti programmatici riguardanti la trasformazione della l’E45 in autostrada e le scie chimiche, per i quali da tempo Alternativa Riformista  ha espresso la propria assoluta contrarietà. (more…)

Elezioni regionali: Amato John de Paulis candidato presidente con la lista Alternativa Riformista

21 febbraio 2015

alternativa riformistaA seguito dell’approvazione da parte del Consiglio Regionale dell’Umbria della Legge Elettorale Regionale che sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Regione il prossimo Lunedì 23 febbraio 2015, e che a partire da tale data saranno messe in atto tutte le procedure regionali per l’attuazione di tale legge e per le relative Convocazioni, la nostra Associazione Alternativa Riformista ha chiesto ad Amato John de Paulis di voler rinunciare alle riserve espresse precedentemente su di una sua candidatura a Presidente della Regione Umbria. (more…)

ELEZIONI 2013: L’ALTERNATIVA E’ L’ALTERNATIVA

5 febbraio 2013

di Ciuenlai

Tutti si meravigliano della lenta, ma costante rimonta di Berlusconi e della lenta, ma costante discesa del Centrosinistra. Ma nessuno si chiede come mai accade, come mai la “strampalata” campagna del caimano riesce a far breccia e quella “seria” del (diciamolo) noioso Bersani (more…)

“Il polo della sinistra di alternativa, l’unità e la Federazione della Sinistra”

5 marzo 2012

“Anche nella provincia di Perugia, a partire dal comune capoluogo di regione e dando seguito al congresso, occorre intraprendere un percorso politico comune che porti alla definizione della Federazione della Sinistra in tutto il territorio. Non è una mera questione organizzativa, bensì una precisa responsabilità politica di fase per aggregare un polo della sinistra di alternativa. In questo senso proprio da Perugia proponiamo l’avvio di questo percorso unitario. Avanziamo questa proposta a tutte le formazioni politiche della sinistra, così come alle compagne e ai compagni dei movimenti che, variamente organizzati, si pongono la necessità politica di costruire una sinistra ancora più forte ed incisiva nel nostro territorio Per questo ci poniamo anche l’obiettivo di allargare la Federazione stessa, qualificandone il lavoro politico sui contenuti. Pensiamo alle esperienze de “La Sinistra per Gualdo”, capace di rappresentare una forte ed efficace opposizione al governo delle destre locali, de “La Sinistra per Castello”, progetto che ha inteso unire la sinistra locale raccogliendo un ottimo risultato alle ultime elezioni comunali, de“La Sinistra per Todi”, un percorso di unità tra la Federazione della Sinistra, associazioni locali, sindacato che all’interno del centro-sinistra ha accettato la sfida delle primarie con un ottimo risultato del proprio candidato, de “La Sinistra per Castiglione” che sta iniziando a mettere insieme associazioni culturali, forze sociali, esponenti del mondo del lavoro. Anche e soprattutto nell’ambito della necessaria discussione su come la nostra regione possa affrontare la crisi e le misure antipopolari di Monti, partendo dal fatto che in Umbria la priorità resta il lavoro, ci rivolgiamo a tutte quelle forze della sinistra che saranno in piazza a Roma il 9 marzo e che si battono con la Fiom contro le scelte di Marchionne e del governo, che si sono confrontate a Napoli sui beni comuni, che difendono il sistema d’istruzione pubblico e di stato, che lottano per sottrarre i servizi pubblici locali alla mercificazione, non solo per far crescere nel paese l’opposizione a Monti, ma anche per definire una piattaforma unitaria di proposte per essere maggiormente incisivi nell’azione riformatrice del governo regionale”

Fabrizio Cerella

Nucleare italiano: ennesima pagina di ipocrisia nazionale

19 febbraio 2011

di Matteo Bressan

L’allarmismo lanciato dal Senatore del PD Francesco Ferrante sulla possibilità di realizzare al confine con l’Umbria un deposito di stoccaggio delle scorie nucleari, rilancia una annoso dibattito della politica italiana: nucleare si nucleare no. La storia del nucleare italiano è, se vogliamo, lo specchio di assenza di politica strategica e sperpero di risorse che per anni hanno caratterizzato il nostro paese.L’Italia, è bene ricordarlo, è stata uno dei paesi più all’avanguardia nel settore della ricerca e della produzione dell’energia nucleare.Se consideriamo infatti le limitazioni imposte all’Italia con il Trattato di Pace del 1947, si rimane stupiti nel constatare che nel 1966 l’Italia era il terzo produttore di energia nucleare dopo Stati Uniti e Gran Bretagna. L’Italia in una prima fase si dotò di tre tipi di reattori differenti ma tutti di tecnologia anglo americana, che una volta sviluppati raggiunsero i più alti standard di produzione a livello europeo.

Gli esiti del referendum del 1987 contro il nucleare, determinato dall’emotività suscitata dal disastro di Černobyl’ e da una sapiente campagna di informazione mirata ad affossare il programma nucleare italiano, portarono alla scelta politica negli anni 1988 e 1990 di interrompere la produzione dell’energia nucleare e la chiusura delle tre centrali ancora funzionanti. Sarebbe interessante capire quali attori internazionali spinsero l’allora classe dirigente ad affidare un tema così strategico per la sicurezza nazionale al non certo indicato strumento referendario che, mai come in quella occasione, favorì il nostro attuale maggior fornitore di energia nucleare, vale a dire la Francia. Il pensiero dominante di quella fase storica fu che con l’interruzione del programma nucleare italiano, che di fatto tagliò le gambe ad anni di investimenti e know how non indifferente, si poteva essere il paradiso ecologico dell’Europa  pur avendo centrali nucleari a ridosso dei propri confini, si veda Francia e Jugoslavia. È evidente che questo approccio altamente autolesionista ed ipocrita, tipicamente italiano, è stato la causa principale del costo record in Europa, per chilowattora, che i contribuenti pagano per l’energia.Ciò non significa che i risultati raggiunti prima del 1986 contribuissero al fabbisogno energetico nazionale, ma certamente possiamo altrettanto dire che la strada delle sole energie rinnovabili o alternative non può da sola compensare un giusto mix di approvvigionamento energetico all’interno del quale il nucleare gioca un ruolo certamente importante. Se al referendum del 1987 aggiungiamo i costi e problemi derivati dalla gestione dei cinque impianti, per i quali ancora oggi la Società gestione impianti nucleari (SOGIN) è attiva nella fase di nuclear decommissioning, possiamo ben comprendere quali e quanti danni abbia rappresentato l’uscita dell’Italia dal programma nucleare.

Oggi assistiamo, ancora una volta, alle prese di posizioni di una certa parte politica e alle barricate alzate da alcune Regioni che si stanno nuovamente scagliando contro il nucleare, in una fase storica caratterizzata dalla permanente instabilità dei nostri maggiori paesi fornitori di energia (si vedano le rivolte di questi giorni in Libia, Tunisia, Egitto e Iran). La partita del nostro fabbisogno energetico è stata spiegata in maniera molto chiara dal Governo Berlusconi che si è posto come obiettivo quello di suddividere la produzione di energia elettrica dalla seguenti fonti: 25% da energia nucleare, 25% da fonti rinnovabili e 50% da fossile. La nuova politica annunciata dal Governo italiano punta a tagliare le emissioni di gas serra, ridurre la dipendenza energetica dall’estero e abbassare il costo dell’energia elettrica all’utente finale.