Posts Tagged ‘antinori’

ARCHEOLOGIA A TERNI: NON C’ERANO I CELTI MA GLI UMBRI NAHARKI

27 novembre 2012

di Marina Antinori

La popolazione protostorica degli “Umbri Naharki” è stato l’argomento della trasmissione “Il Salotto Buono …di Sera” condotto da Livia Torre, andato in onda il 21 novembre alle ore 20,40 su Teleterni, visibile anche in web streaming. Ospiti in studio sono stati la dott.ssa Maria Cristina De Angelis della Soprintendenza per i Beni archeologici dell’Umbria, la dott.ssa Marina Antinori, il dott. Stefano Ferrari, e Stefano Montori del Gruppo Speleologico delle Terre Arnolfe.

Gli argomenti trattati da parte dei rappresentati della Soprintendenza sono stati la necropoli delle (more…)

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LIBRI: COLLELUNA: IERI, OGGI E DOMANI

5 giugno 2012

Archeologia, Storia e Attualità del Territorio della II Circ. Nord del Comune di Terni Ed. Thyrus

Giovedì 14 giugno 2012, ore 17 Presso Sala Gisa Giani Archivio di Stato di Terni Via Cavour28

PRESENTAZIONE DEL VOLUME DI MARINA ANTINORI

Introduzione: Marilena Rossi Caponeri: Direttore dell’Archivio di Stato di Terni,  Francesca Malafoglia: Presidente II Circoscrizione Nord del Comune di Terni, Adriano Fabrizi: Centro Insieme S. Matteo Ideatore e Responsabile del Progetto

Interventi degli autori:Marina Antinori,Luigi Di Sano, David Fratini, Adriano Fabrizi

Conclusioni: Sergio Sacchi Polo didattico e scientifico di Terni Università di Perugia

A breve nelle librerie ed edicole.

Per info e prenotazioni: Ed. Thyrus 0744-389496 info2@edizionithyrus.it

Collaboratori: Anna Ciccarelli, Roberto Fantato e Gruppo Speleologico “Terre Arnolfe”, e Eleonora Antinori.

 

 

 

“Orazio Antinori, esploratore perugino”, conversazione al Morlacchi presentata da Sandro Allegrini

15 aprile 2012

Orazio Antinori

Lunedì 16 aprile, ore 17, Teatro Morlacchi (ingresso libero) – Sandro Allegrini presenta la conversazione sul tema “Orazio Antinori, esploratore perugino” con Angelo Barili e Sergio Gentili. “Orazio Antinori. Una vita in viaggio”, questo era il titolo, suggestivo e veritiero, della mostra tenuta al Cerp nel 2011, in occasione del bicentenario della nascita dell’esploratore e scienziato nato nella città del Grifo. Salvatore Lo Leggio lo definisce: “Un marchese perugino, naturalista e repubblicano, esule ed esploratore. Uno “spostato” sempre nel mirino della polizia”. L’“arabo perugino” – come fu chiamato il naturalista affetto dal mal d’Africa – era nato “daccapo al Corso”, nel centrale palazzo Antinori, dove oggi si trova l’hotel La Rosetta, come ci rammenta una lapide ivi affissa. La figura del nobile perugino, dalla spiccata vocazione di naturalista ed esploratore, è più nota all’estero che nel nostro Paese. Le sue collezioni di storia naturale sono oggi esposte a Casalina di Deruta. Antinori fu deputato alla Costituente della Repubblica Romana. Fu patriota e massone, a fianco di altri grandi perugini come Ariodante Fabretti, Giovanni Pennacchi, Reginaldo Ansidei, Pompeo e Nicola Danzetta, Carlo Bruschi. La sua passione per il continente nero lo portò a dire “voglio morire in Africa, libero come la natura”. Le sue spoglie riposano infatti in Etiopia, a Lèt Marefià, sotto un grande albero di sicomoro. Dell’avventura umana e scientifica del naturalista perugino parleranno, introdotti dal coordinatore dell’Accademia Sandro Allegrini, Angelo Barili e Sergio Gentili, due noti studiosi in materia.

Nota di redazione: per chi volesse approfondire la conoscenza di Orazio Antinori può leggere anche una sua biografia di Loris Accica archiviata nella sezione STORIA, oppure cerca Antinori su questo sito.

CONSERVATORIO ANTINORI: UNA SCUOLA PARITARIA NEL CENTRO STORICO DELLA CITTA’ DI PERUGIA

2 maggio 2011

Mercoledì 4 Maggio presso la Sala dei Notari si terrà un convegno pubblico organizzato dall’Istituto Conservatorio Antinori sul tema “Fare scuola: educare il desiderio”. Oggetto dell’incontro sarà il sistema educativo delle scuole paritarie come il Conservatorio Antinori, che hanno come obiettivo principale lo sviluppo integrale della personalità.

Tra i relatori saranno presenti S. E. Mons. Gualtiero Bassetti,  ,  Arcivescovo della Diocesi di Perugia- Città della Pieve,   il prof. Massimo Borghesi, docente di Filosofia Morale presso l’Università perugina ed il dott.  Vincenzo Silvano,    Presidente nazionale della Compagnia delle Opere Educative.  “Vogliamo comunicare alla città – dice il presidente del conservatorio Cristiano Castrichini -il valore di un’esperienza come la nostra che, radicandosi in una delle più antiche istituzioni cattoliche perugine, concorre ad arricchire l’offerta scolastica del territorio ed  offre alle famiglie una valida proposta educativa. L’educazione oggi ha un ruolo centrale e scuola, famiglia, istituzioni devono esserne parimenti consapevoli. Vogliamo evidenziare la positività di una realtà come il Conservatorio Antinori, che attrae famiglie da tutte le zone della città e contribuisce a valorizzare un quartiere storico, tra i più belli, spesso guardato solo per le sue criticità.

Grotta Bella di Avigliano: il mistero delle figurine di Marte di piombo

30 aprile 2011

La produzione di figurine di piombo è esclusivamente attestata solo nella zona di Amelia e non trova confronti in tutta Italia per l’epoca protostorica.  Gli studiosi si sono posti due domande: perché usare un materiale come il piombo tipico di manufatti funerari per dei votivi di guerrieri? E, soprattutto, esistono dei confronti in altri siti al di fuori dell’Italia?

di Marina Antinori

Il Monte l’Aiola si erge fra i rilievi più settentrionali della catena dei monti amerini, parallela al gruppo montuoso dei monti Martani. Alle pendici N-O si apre un’ampia e articolata cavità naturale chiamata Grotta Bella. È compresa nell’ambito settentrionale del comune di Avigliano Umbro, distante 2 Km, e a sud-est del paese di Santa Restituta.  È accessibile per una mulattiera dalla frazione di Casa Vecchia.  La grotta-santuario era collegata attraverso la via Amerina ai vicini centri di Todi e di Amelia distanti rispettivamente 16,5 e 8 Km.

Gli scavi all’interno della camera principale sono stati condotti, tra il 1970 e il 1974, dalla Sopraintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria in collaborazione con l’istituito di Paleoetnologia dell’Università di Milano. La frequenza insediativa si estende a partire dal neolitico fino all’Età Romana. Il santuario di Grotta Bella aveva un ruolo politico ed ideologico oltre che economico e sociale, come il servizio “emporico”, posto sotto il controllo da parte di una classe dominante che in questo modo esercitava il proprio prestigio su di un territorio non ancora urbanizzato. I dati suggeriscono per il periodo che va dal V-IV sec a.C. una frequentazione di aristocratici il cui potere si basava sul controllo di possedimenti di armenti, sull’allevamento, sui pascoli e sull’agricoltura. A costoro si riconducono i votivi più antichi come i bronzetti e di strumenti premonetali come l’aes rude e di pezzi contromarcati. L’immagine della classe dominante è espressa simbolicamente anche nelle figure dei guerrieri, scudini e di danzatrici di piombo ( IV sec a.C.), oltre che nei bronzetti di Marte ( Gruppo Nocera Umbra, V sec. a.C. ); questi ultimi alludono ad individui aventi lo specifico ruolo sociale di capi militari. La produzione di figurine di piombo è esclusivamente attestata solo nella zona di Amelia ( anche nella necropoli preromana in località Pantanelli, dove era un santuario testimoniato da terrecotte architettoniche ) e non trova confronti in tutta Italia.  Gli studiosi si sono posti due domande: perché usare un materiale come il piombo tipico di manufatti funerari per dei votivi guerrieri? E, soprattutto, esistono dei confronti in altri siti al di fuori dell’Italia?

Le figure maschili, alte tra i 7 e i 12 cm,  realizzate con la tecnica di fusione, restituiscono una figura di guerriero con busto di prospetto. Il guerriero indossa un chitonisco, e sopra una corazza con spallacci allungati. Il braccio è alzato, nell’atto di impugnare la lancia, in una posa non dissimile da quella dei bronzetti di Marte. Gli scudini, realizzati per coniazione, non sono dei votivi isolati, ma si integravano con le figurine dei guerrieri: il retro che raffigura un braccio quasi in alto rilievo, con l’avambraccio infilato nel bracciale dello scudo a tre lacci, e la mano ancorata all’asta della monopola. Le immagini sugli scudini vanno da semplici globetti a quella di un gorgoneion di tipo “orrido” ma addolcito, caratterizzato da grandi occhi prominenti, un lungo naso e, una bocca sottile con lingua pendula, per tipologia databile al IV sec. a.C.

La presenza di scorie di piombo fra i materiali della stipe, e strumenti di lavoro di ferro, come pinze, tenaglie, e martellini, potrebbero essere indizi, sopratutto le prime, di una lavorazione in loco, scaturita dalla necessità di una produzione a basso costo e standardizzata a uso degli utenti.

Nell’antichità il piombo era generalmente utilizzato a scopi funerari o defissori, o in ogni caso a indicare il mondo katàktonio o “sotterraneo”. Molto noti sono ad esempio le defixiones, vere e proprie maledizioni: a volte incise su tavolette di piombo poi deposte in sepolcri; oppure su dei proiettili scagliati sul nemico durante degli assedi; delle figurine venivano utilizzate per lanciare un maleficio su qualcuno, ed infilzate con dei chiodi o degli spilloni. Da sottolineare che di solito i fanciulli venivano deposti all’interno di semplici sarcofagi fatti di piombo per essere inumati.

Allo stato attuale non è possibile dare un significato certo, ma molto rilevante è riportare in questa sede racconti di abitanti della zona testimoni di ritrovamenti diretti. Questi riferiscono di un’enorme quantità di queste figurine di piombo, andate smarrite ad opera di scavi clandestini, mentre altre inedite sono raccolte nel Centro di Paleontologia Vegetale della Foresta Fossile di Dunarobba ( non esposte al pubblico ). Emerge un elemento singolare che potrebbe far supporre una ritualità specifica e un significato sconosciuto ancora agli studiosi: erano conficcati tra le rocce, a volte letteralmente arrotolati ( è il caso delle tipologie “a ritaglio”), e deposti insieme a un vasetto miniaturistico ( della tipologia a “situla”, di cui possiamo ritrovare dei confronti ad esempio a colle S. Rufino d’Assisi ) riempito con cereali.

Per quanto riguarda un confronto, la Monacchi ha saputo riscontrarne uno piuttosto convincente con  dei votivi di piombo rinvenuti in Grecia, addirittura a Sparta, nei santuari del Menelaion, dell’Amyklaion e di Artemis Orthia, distribuiti tra la fine dell’VIII sec. a.C. e il IV sec. a.C., ma concentrati soprattutto nel VI sec. a.C. e ritenuti una produzione tipica della città peloponnesiaca.

Non sappiamo quando questa grotta di grande interesse tornerà visitabile. In passato è stata gestita da varie cooperative, ma con risultati poco soddisfacenti. Attualmente il Comune di Avigliano Umbro sta lavorando affinché la custodia del sito e  le visite guidate siano gestite da un’associazione locale. C’è la volontà di coinvolgere gruppi speleologici e di eseguire ulteriori ricerche di approfondimento.

Si ringrazia il Comune di Avigliano Umbro per la visita, ( attualmente la grotta non è aperta al pubblico ) in particolare l’accompagnatore, il consigliere Fabio Pacifici, che ha fornito notizie non presenti in pubblicazioni note.

BIBLIOGRAFIA

W.G CAVANAGH – R.R. LAXTON, Lead Figures from thr Melaion and Seriaton, in ABSA LXXIX, 1984, tav. 2-6; A.J.B. WACEW, in The sanctuary of Artemis Orthia, London 1929, p. 249 segg., tavv. CXCIX, 6-8; 10-12; CLXXXIII, 13-15.

MATTEINI STOPPONI 1996 M. Matteini, Stopponi, Museo Comunale di Amelia, Electa, Amelia 1996.

MONACCHI 1984 D. Monacchi, Resti della stipe del Monte Subasio ad Assisi, in SE, vol LII, 1984, serie III.

MONACCHI 1986  D. Monacchi, Nota sulla stipe votiva di Grotta Bella, (Terni), in SE, Volume LIV, 1986, Serie III.

MONACCHI 1996  D. Monacchi, Terrecotte architettoniche dal Santuario di Pantanelli di Amelia, in SE, Volume LXIII, 1996.

Crollo al Teatro Verdi di Terni: quale futuro per la gestione della cultura?

24 febbraio 2011

di  Marina Antinori

Marina Antinori

Intervista a Dario Guardalben membro del  consiglio comunale di Terni per il Pdl ( con esperienza pluriennale ); per le sue competenze è stato nominato nel novembre 2008 dal Ministro Gelmini Consigliere Esperto presso il CNAM, Consiglio Nazionale dell’Alta Formazione Artistica e Musicale; dal 2009 rappresentante per il Ministero al Consiglio Accademico dell’Accademia di Belle Arti di Perugia ” Pietro Vannucci”; pubblicista; professore ordinario nei licei.

Professore qual è la situazione della gestione museale di Terni?

Mi occupo da anni di tante realtà nazionali ed umbre per quanto riguarda la cultura, per questo sto dando il mio contributo in consiglio comunale in proposito alle ultime vicende. Vidi fin

Dario Guardalben

dall’inizio con molta perplessità la volontà che fu espressa dalla precedente giunta Raffaelli di dare l’amministrazione di tutte le strutture che  hanno a  che fare con la cultura e l’arte ( il complesso dell’ Ex-Siri, il teatro Verdi,  Carsulae, il palazzo Primavera, ecc …) ad un’unica gestione. Non ne vedevo la convenienza, poiché la spesa era molto sostenuta, là dove la direzione diretta di alcuni di questi settori poteva rimanere in capo all’amministrazione comunale come nel caso del Verdi. Da un punto di vista formale si era costituita una gestione temporanea d’impresa tra un soggetto molto grande,“l’Associazione Civita”, leader in Italia per le manifestazioni culturali; è noto che ha saputo ben organizzare eventi come la Mostra del Perugino e del Pinturicchio a Perugia di richiamo nazionale ed internazionale.  Civita ad ogni modo mi lasciava molto dubbioso come gestore di bacini culturali. Questo grosso soggetto fu affiancato da una serie di cooperative già operanti sul territorio, che si segnalavano per la  buona volontà, ma con risultati modesti. L’operazione nel suo nascere non era convincente, poi ci sono stati anche dei comportamenti individuali che hanno generato polemiche di ampia discussione in città ( in riferimento all’ex-assessora) che sono finite sui giornali. Su quest’argomento non voglio ritornare, quello che mi interessa è il risultato. Da tutto ciò venne fuori il “Progetto Caos”, dove anche qui si possono fare delle osservazioni riguardo alla scelta delle opere, la disposizione delle stesse, e sulla capacità d’attrattiva e inventiva. Al di là delle competenze delle singole persone, tra cui alcune preparate, quello che io ho notato è che si resta su un piano che è quello che avevamo visto nella gestione del secondo Raffaelli, con a iniziative legate anche a fenomeni d’avanguardia, in taluni casi anche con nomi di grande risonanza a livello nazionale ed internazionale, ma si rimane nel ristretto ambito degli esperti.

Sì, tuttavia un amministratore locale cosa dovrebbe fare per migliorare la situazione?

Il quesito che bisogna porsi come amministratore locale è: sono in grado di mettere in equilibrio la necessità far qualcosa di pregio, raffinato e di alta qualità con l’esigenza di attrarre pubblico, visitatori, e di dare alla città la percezione della presenza di una cultura? Il nodo è questo. L’amministratore locale che si occupa di cultura deve porsi questo scopo di dare alla città la percezione di una cultura diffusa,  che ha a volte i caratteri del nazional-popolare, ma

Caos, museo Terni

anche atta a suscitare interesse, a fare cassetta e turismo. Questo tipo di esigenza si può coniugare con la volontà di cercare l’esclusivo, il raro e l’evento per gli addetti ai lavori, ma bisognerebbe saperlo bilanciare, altrimenti si resta autoreferenti. Quello che vorrei emergesse da questa intervista è il mio apprezzamento per chi cerca l’autore di grido o d’avanguardia, perché significa affacciarsi sulle nuove frontiere dell’arte e del teatro, ma riconosco che c’è il rischio del disprezzo di tutto ciò che non è del proprio ambito. Questo si nota, a volte, ed è sgradevole: impedisce di trovare un punto d’incontro. Ad esempio sarebbe ragionevole proporre una stagione in cui ci siano degli eventi d’avanguardia, ma anche altri più popolari.

Ma in passato si sono organizzate delle mostre di notevole pregio presso il “il Caos”, come quella dedicata a Pier Matteo d’Amelia, che cosa non è andato?

Sì, se n’è ampiamente discusso anche in Consiglio Comunale.  È stato un evento significativo per la città ha avuto un numero abbastanza palpabile di visitatori, questo è indiscutibile. Tuttavia si tratta di una mostra, che pur richiamando qualche illustre personaggio, – notabili gli interventi all’inaugurazione del professor Mancini e quello del professor Sciolla di Torino-  poi però non ha avuto la risonanza necessaria perché i mezzi a disposizione erano modesti. E l’evento si è rivelato un flop. Civita in questo caso si è rivelata un flop, invece doveva essere la garanzia di eventi di grado internazionale; non c’è riuscita perché probabilmente necessitava di molti più soldi. A questo punto bisogna essere molto onesti: a noi a che cosa serve un grosso soggetto che poi alla fine se non ha somme molto alte, oltre a quelle ingenti che gli sono già state date, non riesce a fare quello per cui è stato chiamato?

L’Amministrazione Comunale è consapevole di questo? Se sì, riguardo questa spinosa situazione cosa si deciderà di fare?

Sì, ne è consapevole tanto è vero che spinta da esigenze di bilancio, tra l’altro severissime, sta decidendo di rivedere la convenzione con Civita. Infatti questa convenzione, essendo pluriennale, non può venire rescissa, ma si può aggiustare. Soltanto … quale sarà l’effetto? Io temo che avremo la stesa situazione con in più una mancanza di mezzi finanziari che impedirà qualunque evento di un qualche respiro. Questo è il mio timore che è molto di più di un timore. A questo si assommano alcuni fatti accaduti di recente, come il crollo avvenuto al teatro Verdi.

Ecco, a proposito di crollo di parte del controsofitto del teatro Verdi … questo episodio è stato scatenante di un acceso dibattito in Consiglio Comunale e ha generato sdegno nell’opinione pubblica. Al di là delle polemiche … nel concreto, come sarà possibile provvedere?

Non è un danno colossale, ma quello che è evidente è che da un lato c’è un teatro che è in gravi condizioni di agibilità e strutture. Ha bisogno di essere ripristinato, ma in modo serio.  Beh, non c’è tanto da stupirsene, dall’altra parte, c’è stata un’amministrazione che ha fatto una convenzione che dava in gestione un teatro già inagibile. Questo dà il pretesto al convenzionato Civita di poter declinare ogni responsabilità. Dunque anche in questo caso c’è stata una gestione assolutamente superficiale.

Cosa può fare un’amministrazione in difficoltà finanziarie di fronte a un bene come l’unico teatro degno di questo nome nella città e nel circondario?

Precisamente, per trovarne uno altrettanto adeguato bisogna arrivare ad Orvieto, in quanto altri teatri, come quelli di Amelia e Narni, pur essendo antichi e prestigiosi, non hanno sufficiente numero di posti a sedere. Infatti, con gli standard attuali non è possibile rappresentare ad esempio dei melodrammi in strutture piccole, il Ministero –conosco questi particolari, poiché lo vivo dall’interno- non dà finanziamenti se il teatro non rispetta canoni di grandezza della cavea, di capacità di ospitare un certo numero di orchestranti, etc … Un’amministrazione in difficoltà per risolvere la situazione del teatro Verdi potrebbe chiedere  a qualcuno in città, come la fondazione Carit ad esempio, di finanziare un bando, un concorso di idee.  È evidente che non serve solo un qualche intervento di ordinaria manutenzione, ma abbisogna di essere completamente ripristinato, e ci vogliono architetti … personaggi di alto spessore in modo che si possano fare dei progetti tali che il teatro Verdi diventi una chicca della città.  Il progetto può prevedere la reintegrazione nelle forme ottocentesche o una struttura moderna, ma deve essere di alto valore artistico. Poi si cercano finanziamenti sul territorio, l’amministrazione potrebbe destinare i pochi soldi destinati alla cultura, non pochissimi ma ci sono,  per tutta la durata di un intero mandato solo a questo progetto. Si tratterebbe di qualche milione di euro. Si potrebbe attuare la cessione dei palchi, o una tassa di scopo, oppure se non si vuole arrivare a questa misura che può essere sgradevole, trovare in città delle altre risorse. Se poi il teatro Verdi, luogo di arte e cultura, viene collegato in prospettiva al grande bacino musicale del territorio, – abbiamo il  Briccialdi,  l’unico liceo musicale della regione, tante organizzazioni private che operano nella musica e un concorso di valenza internazionale come il Casagrande- si avrebbe una grande molla. Tutte queste realtà messe a sistema,  in competizione virtuosa, in collegamento tra loro da un’amministrazione che ci sappia fare potrebbero diventare il fulcro di un’attività culturale che viene percepita, coinvolge la città, non appare arroccata su se stessa e autoreferente. Dà un prodotto commisurato ai mezzi …

teatro Verdi

Come su questo argomento, si può ragionare su altri aspetti: come mai non si è riusciti a trovare il mezzo per far in modo che ci siano agenzie turistiche in Italia e, fuori Italia, che propongano dei pacchetti che prevedano la visita alle Cascate delle Marmore, di Carsulae, di tutte le cose degne di nota a Terni ed il collegamento con delle manifestazioni artistico-musicali? Questo è un fatto curioso, che non mi spiego, visto che in altre realtà si trovano.

LA TORRE DI COLLELUNA DI TERNI E UN AMBIENTE SOTTERRANEO NASCOSTO: TANTO INTERESSE, NESSUNA RISORSA

3 febbraio 2011

Marina Antinori

In mancanza di studi che lo confermino, una domanda resta senza risposta certa: esiste, dunque, un lungo viadotto sotterraneo che conduceva dalla Rocca all’abitazione del castellano, e lì a breve distanza, proseguendo giù per il declivio del colle, traversando il piano, passava per il Convento dei Capuccini ( S. Martino ) e riusciva dalla Piazza Maggiore di Terni?

di Marina Antinori

La Forterocca di Terni, Colleluna, simbolo di cruenti battaglie volte alla difesa della città, ha visto avvicendarsi importanti personaggi storici come Andrea Castelli, Braccio da Montone, Bartolomeo d’Alviano, agli ordini del celeberrimo e temuto papa Borgia, Alessandro VI, la dolce castellana Cremesina Paradisi e, molti altri …

Il pittore naif  O. Melelli ha dedicato un quadro alla “Battaglia di Colleluna” famosa perché i Ternani, ribelli, nel 1348 “rivendicarono la propria libertà” nei confronti del papato.

Cruciani ha invece ambientato  presso questa roccaforte un intero capitolo del suo romanzo storico, pubblicato nel 1867, “Rosa Venturina degli Arroni: cronaca romantica spoletina del 1499”.

La fantasia popolare e racconti orali, ma pare anche testimonianze documentarie (Ceroni), farebbero sospettare la presenza di un lungo viadotto sotterraneo che collegherebbe la Torre fino all’attuale Piazza del Popolo a Terni. Di certo c’è che la roccaforte ha un ambiente sotterraneo.

Infatti, il Medori ci dice che “Italia Nostra” ( sezione di Terni) effettuò delle esplorazioni nella Torre di Colleluna che lo confermano con certezza. Dal vestibolo scende una terza scala, oltre alle due di cui parla il Ceroni, e in fondo ad ogni scala lo spazio si allarga e converge verso le feritoie ( di queste una rimasta intatta ed è simile a quella del vestibolo ). I rifiuti di ogni genere non permettono di dire di quanto si possa scendere; tuttavia è sicuro che si possa scendere ancora, poiché lo spazio doveva consentire ai difensori di stare in piedi o almeno curvi per usare le armi. Segni che lo proverebbero sono un foro e una feritoia interrata al livello del primo gradino della scala che evidentemente comunica con un locale sottostante. Non è un caso che il Ceroni – il quale esplorò la torre oltre cento anni fa-  parlasse di casematte, prigioni, nascondigli sotterranei, cisterne, camere di comando,  illuminati da un foro a sghembo “filtrante languida luce dall’alto”. Il Lanzi fa addirittura menzione di un “ascensore” e altri marchingegni facenti parte dell’arte militare di allora. Nel vestibolo è stato possibile individuare anche  un pozzo–trabocchetto, pieno di rifiuti di varia natura e si è potuta misurare una profondità di circa 4,60 m. Al primo piano c’è una canna fumaria e al secondo resti di una scala ardita.

La torre si ergeva molto più alta dell’attuale (oltre 35 m, oggi sono 17 m), al culmine del colle, fortificata dall’arte e dalla natura. Sulla cima c’era tutt’intorno una corona di merli molto spessa e a ciascun angolo vi era una gotica torretta acuminata al vertice e, ciascuna dava modo ad un arciere di stare al coperto al fine di scoccare una freccia attraverso la feritoia.

Oggi la torre non è più munita e temibile come un tempo, è senza difese: proprietà privata e in vendita. Tuttavia l’attuale proprietaria, la gentile sig.ra  Emiliani Luciana, aveva manifestato il suo interesse verso i progetti di valorizzazione presentati da associazioni culturali quali “Terni Racconta” ( pres. Luciano Ragni) e “ Centro Insieme San Matteo” ( pres. Adriano Fabrizi ).

Tre conferenze con relatori la dott.ssa Marina Antinori, studiosa di archeologia, e il sig. Luigi di Sano, archivista dell’Archivio di Stato, si sono svolte tra il 2009 e il 2010 riguardo a questo tema, riscuotendo interesse e consensi. In progetto erano scavi, esplorazioni, manifestazioni, concorsi per le scuole ( del quale uno svoltosi ) e, una rievocazione storica.

Purtroppo, nonostante la ricerca di un sostegno, anche da parte di organi istituzionali, le risorse non sono state trovate. In cantiere rimane solo la possibile realizzazione di un libro, corredato d’ immagini fotografiche, riguardante non solo la Torre, ma anche il territorio della circoscrizione Nord ( Cesi, scavi di Maratta, i santuari di S. Erasmo e M. Torre Maggiore, ecc … ) di valenza divulgativa ma anche scientifica, in cui raccogliere articoli risultanti dalle nuove ricerche effettuate da studiosi locali e pubblicisti affermati, e i lavori scelti dei ragazzi delle scuole. Non soltanto verrebbero raccolte le notizie storiche, archeologiche ed artistiche, ma si cercherebbe di dare anche delle indicazioni sullo stato attuale del territorio con proiezioni rivolte al futuro. Il libro sarebbe distribuito gratuitamente presso scuole, biblioteche, e a tutti coloro che sono interessati.

Per info mars2@teletu.it

BIBLIOGRAFIA

F.Angeloni, Storia di Terni.

G.Medori, Colleluna, una forte rocca di Terni, Storia documenti e notizie, 1982.

Tabarrini, l’Umbria Racconta, dizionario.

TERNI: RESTI DI UNA BASILICA ROMANA SOTTO LA PIAZZA DI S. GIOVANNI DECOLLATO MAI STATI ACCESSIBILI AL PUBBLICO

3 gennaio 2011

Marina Antinori

di Marina Antinori

È comune opinione ritenere che Terni non abbia antichità da offrire all’occasionale visitatore, poiché la città ha subìto troppi danni a causa dei bombardamenti, o per via delle modifiche alle infrastrutture e agli edifici dovute ad una modernizzazione necessaria. Tuttavia è evidente all’attento osservatore l’esistenza di tracce sparse appartenenti all’epoca protostorica ( basti ricordare gli importanti ritrovamenti presso le necropoli delle Acciaierie e di quella dell’ex-Alterocca conservati al recente Museo Archeologico cittadino ) e a quella romana.

Desta meraviglia il fatto che molti siti non siano né conosciuti dalla popolazione locale, né adeguatamente segnalati.  In particolar modo dà seguito a grosse perplessità lo scoprire che al di sotto della piazza san Giovanni Decollato, dietro all’ex Palazzo delle Poste ( in pieno centro cittadino ), c’è quel che rimane dell’abside di una basilica di epoca romana appartenente al Foro. Infatti, i resti presenti non sono in nessuno modo visitabili, né accessibili. Si trovano al secondo piano interrato del parcheggio sotterraneo, che all’epoca della scoperta nel 2000 il Ministero acquistò ( in vista di futuri progetti di valorizzazione e organizzazione di visite guidate? ). Non solo il ritrovamento non è reso palese in nessuna maniera, nemmeno da una indicazione mediante un cartello, ma scendere la rampa di scale che conduce al sotto è addirittura sconsigliabile poiché l’ambiente è privo di illuminazione, sporco, maleodorante a causa di escrementi e rifugio notturno di senzatetto. Le porte che darebbero sui resti dell’edificio antico sono fortunatamente chiuse a chiave, tuttavia l’ascensore presente non è mai stato funzionante ( di fronte sono stati depositati dei cassonetti dell’immondizia ).

Facciamo un passo indietro dando uno sguardo alla ricostruzione storico-archeologica per comprendere meglio l’importanza del ritrovamento e la conseguente necessità di toglierlo dallo stato di oblio e degrado. La chiesa S. Giovanni Decollato fu demolita nel 1920 e al suo posto fu eretto il vecchio “Palazzo delle Poste”, era di proprietà della Confraternita della Misericordia, una congregazione religiosa che aveva come scopo primario quello di salvare in extremis i condannati alla decapitazione, di accompagnarli sul luogo del supplizio e infine al cimitero.  Talvolta i prigionieri potevano sfuggire alla giustizia ricoverandosi presso la stessa confraternita. Infatti nei muri laterali della chiesa erano stati ricavati dei piccoli ambienti sotterranei, i quali erano adibiti a ricovero dei condannati. Per quanto riguarda il periodo romano sappiamo che c’era un’iscrizione (CIL XI, 4280) inserita nel pinnacolo risalente al I sec d.C. e che, durante i lavori per la costruzione delle Poste, furono trovati dei cunicoli sotto le fondazioni della chiesa, probabilmente pertinenti ad un calidario. Durante gli scavi condotti nel 2000 per la realizzazione di autorimesse interrate nella piazza è stata portata alla luce alla profondità di circa 6 m circa dal piano stradale, una struttura che presenta come paramento esterno dei grossi conci di pietra sponga disposti a semicerchio e come un nucleo un conglomerato[1] che costituisce la preparazione di un pavimento in cocciopesto[2], quasi completamente perduto. I conci si presentano sotto forma di parallellelepipedi troncopiramidali disposti radialmente in un unico filare. L’abside con probabilità  apparteneva ad una basilica che si affacciava sul foro di epoca romana della città; considerando anche per l’imponenza dell’edificio databile alla fine del I sec. a. C. Nell’area delimitata dal taglio di fondazione è stato individuato un interro che ha obliterato al struttura romana. In uno scarico di materiali ad est dello scavo sono venuti alla luce: frammenti di terra sigillata italica, di ceramica a pareti sottili, e puntali di anfore, comprende anche un’antefissa e un bollo laterizio. Si potrebbe azzardare l’ipotesi che il filare di fondazione fosse munito di un piano interrato destinato ad ambienti secondari e, che quindi la quota del piano terra si trovasse ad una quota compatibile con il livello di calpestio di età romana.

In passato delle associazioni hanno cercato di far presente questa situazione all’Amministrazione Comunale e all’opinione pubblica, ma data la condizione attuale evidentemente senza avere alcun buon esito.

[1] Uno strato di grossi ciottoli fluviali, più un altro conglomerato costituito da ghiaia fluviale fine.

[1] Battuto costituito di malta e laterizi triturati.

BIBLIOGRAFIA:

Angeloni, Storia di Terni.                                                                                                                              L’articolo di Francesco Giorgi, “lo scavo di Piazza S. Giovanni Decollato” in L. Bonomi Ponzi, C. Angelelli, Terni, Interamna Nahars: nascita e sviluppo di una città alla luce delle più recenti ricerche archeologiche, Rome 2006 , école française de Rome.

Sisani, Umbria, Marche, Bari, Roma 2006, Laterza.

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Commento:

Riportiamo un articolo del gennaio 2008 in cui l’allora consigliere di Circoscrizione Michele Rossi ,oggi coordinatore comunale del PDL, sollevava il problema

Terni è stata tra le prime città in italia a realizzare parcheggi interrati su aree pubbliche liberando molte vie e piazza dalla presenza di automobili. Rientra tra le tante aree di parcheggio create con il meccanismo della Legge Tognoli, anche piazza Piazza S. Giovanni Decollato, dietro all’ex Palazzo delle Poste. In fase di realizzazione di questo parcheggio interrato venne alla luce un importante ritrovamento archeologico che fece parlare la città per mesi.  Vennero rinvenuti nel corso degli scavi, una serie di blocchi di pietra arenaria, posti a semicerchio; poi indicati come le fondazioni di un antico tempio romano.  Si discusse sulla sistemazione di quel materiale. Fu deciso di lasciare tutto al secondo piano interrato, per cui il Ministero acquistò un piano del parcheggio. Consapevoli dell’importanza del ritrovamento furono annunciate l’organizzazione di visite guidate, la predisposizione di nuovo museo sulla presenza romana nella nostra città e addirittura un ufficio distaccato della Soprintendenza Archeologica dell’Umbria, ancora oggi presente solo a Perugia e Orvieto.
Cosa si è fatto fino ad oggi a distanza di quasi 10 anni? Nulla di tutto questo e ormai nessuno ricorda quella importante presenza storica allora rinvenuta anzi c’è chi approfittando dell’oscurità usa il posto come bagno pubblico.  Al piano strada, macchine parcheggiate dove capita e mucchi di immondizia a ridosso dell’ascensore, mai entrato in funzione. Un trattamento inaccettabile quello riservato alla basilica romana di Piazza San Giovanni Decollato, lasciata in un degrado che sembra ben dimostrare l’ignoranza e insensibilità culturale e storica di chi oggi amministra Terni.
Informo dunque di aver presentato apposita mozione al Consiglio della II Circoscrizione “Interamna” affichè la stessa si faccia promotrice verso l’amministrazione comunale di un serio progetto di qualificazione del reperto archeologico di Piazza San Giovanni Decollato, con la necessaria creazione di un percorso illuminato che consenta l’accesso a studenti e turisti.
Faccio poi appello agli organi di informazione perchè attraverso la loro denuncia sollecitino l’opinione pubblica (la situazione di degrado in cui si trovano i reperti è ben documentabile chiunque può infatti accedere al secondo piano del parcheggio).

Michele Rossi

Capogruppo Forza Italia II Circoscrizione Interamna
Presidente Associazione civico / culturale “Terni Città Futura”

Goodmorningumbria seguirà questa vicenda e le darà sicuramente il risalto che merita.