Posts Tagged ‘Archeologia’

Successo per “Assisi, in Famiglia alle Domus”

18 ottobre 2016
domus-assisi-2-678x381Oltre 250 persone, tra adulti e bambini, per la giornata interamente dedicata alle famiglie sul tema dell’Assisi romana. Visite guidate e giochi didattici hanno incantato e divertito tutti con la bellezza unica del Tempio di Minerva e delle Domus romane.
È stato un successo oltre ogni aspettativa quello di domenica scorsa ad Assisi, per la giornata dedicata alle Famiglie al Museo. Oltre 250 persone tra adulti e bambini hanno partecipato a questa speciale occasione di conoscere in modo ludico le bellezze archeologiche dell’antica Assisi romana.

(more…)

Annunci

Perugia. Luoghi invisibili 2016. Il programma del secondo weekend

22 settembre 2016

Dal 23 al 25 settembre Perugia torna ad aprire al pubblico tanti luoghi normalmente inaccessibili. Nel secondo weekend di Luoghi Invisibili 2016 spazio all’arte e allo sport con tour in ecobike, passeggiata gioco per i giovanissimi targata “Pokemon go” e trekking fino alle rive del Tevere. Intanto, mentre il fortunato itinerario di archeologia industriale si sposta nelle storiche aziende sorte a nord della città, la tomba etrusca dello Sperandio torna visitabile sabato mattina e, per le numerose richieste pervenute, anche nel pomeriggio. Per prenotazioni (obbligatorie) e informazioni: 380-6390601, www.luoghiinvisibili.it

tomba-etrusca-sperandio-ingresso-1

Tomba etrusca Sperandio ingresso

Venerdì 23 settembre  si torna alla scoperta dell’antica biblioteca dell’Università di Perugia e di altri tesori d’arte nel convento degli Olivetani,  attuale sede del rettorato (ore 15 e 16,15). Alle ore 20,45 via dei Priori si anima con “Voci dall’antica via regale”, spettacolo itinerante a cura della Compagnia della Sposa, mentre al Teatro di Sacco, in piazza Giordano Bruno, il Borgo dei Teatri presenta “Peronella”, spettacolo tratto dall’opera di Giovanni Boccaccio, per la regia di  Maurizio Modesti (ore 21).

Sabato 24 settembre appuntamento alle ore 9,30 in piazza Italia per conoscere la città pedalando. Il tour, rigorosamente ecosostenibile, è organizzato in collaborazione con  Ecobike, che fornirà bicicletta elettrica a pedalata assistita, accessori, assicurazione, guida, acqua e succhi di frutta a chilometro zero.  (more…)

CARSULAE (SAN GEMINI), RUDERI O MACERIE PER ME PARI SON…

23 giugno 2016

cars

Dico, ma si può trascorrere una giornata festiva a passeggiare, a contemplare i resti di una antica città umbra, tra rovi polverosi e frinire di cicale con la minaccia impellente di un temporale monsonico (ormai consueto all’inizio dell’estate) che ci colga impetuoso in aperta campagna, lontano da ogni centro abitato? Certo che si può, a patto di essere un lupo solitario, un nostalgico cultore del vecchio o peggio uno svitato collezionista di cose morte… e potrei continuare. (more…)

Perugia: Cena al Museo alle radici del tempo

20 agosto 2015

mataPercorso archeologico di visita alle fondamenta della Cattedrale di San Lorenzo e cena nel chiostro

3 settembre 2015

Il prossimo appuntamento del programma Matavitatau del 2015 prevede un’escursione storico-archeologica che ha come oggetto di interesse l’area del complesso monumentale della cattedrale di San Lorenzo. Questa fa parte, insieme al Colle Landone, dell’acropoli perugina che da quasi duemilacinquecento anni rappresenta il principale punto di riferimento religioso e civile umbro, etrusco e romano, attorno al quale si sono sviluppati i più importanti edifici pubblici. (more…)

INCONTRI: CON VALERIO CHIARALUCE ALLA SCOPERTA DELLA FABBRICA DELLA PIANA DI TODI

19 luglio 2014

di Benedetta Tintillini 

Fontana dei Bottini

Fontana dei Bottini – fotografia di Alessandro  Sbugia

Fra un uliveto ed una pineta, all’interno del Parco della Piana, piacevolissima area verde a ridosso del centro abitato di Todi, si trova l’incantevole Fontana dei Bottini. Deliziosa nella sua semplicità e nelle sue funzioni, pur con meno di 150 anni di vita, la fontana ci narra di una vita semplice e contadina che sembra lontanissima nel tempo. Costruita nel 1872, si chiama dei “Bottini” perché alimentata da piccole gallerie dalle volte a botte, Bottini, appunto. Consta di tre vasche, le cui funzioni sono deducibili dalla diversa inclinazione dei suoi bordi esterni: una vasca era destinata all’abbeveraggio degli animali, con il bordo inclinato verso l’esterno, e due per lavare i panni, una per l’insaponatura ed una per il risciacquo, queste con i bordi inclinati verso l’interno.
Tale fontana era, ed è, alimentata dall’acqua drenata dalle gallerie che Valerio mi accompagna a visitare.
Mi preme sottolineare, argomento che mi sta (more…)

Archeologia: Il fascino e il mistero della Dea di Morgantina

11 giugno 2014

Morgantina è una antica città sicula e greca, sito archeologico nel territorio di Aidone,

Venere di Morgantina

Venere di Morgantina

nella provincia di Enna. Definita la Pompei sicula, è il testimone diretto di una storia archeologica della SICILIA che affonda le sue radici dal neolitico sino all’Età del rame e del bronzo.
Secondo la leggenda fu fondata dal re Morges nel X secolo a.C. e per oltre trecento anni il re e un gruppo di Morgeti occuparono il luogo, integrandosi con le altre popolazioni dell’interno e prosperando grazie allo sfruttamento agricolo.
Le più antiche tracce di frequentazione del sito appartengono alla prima età del bronzo, epoca a cui risale un villaggio di capanne circolari e rettangolari che occupò il colle di Cittadella.
Nella seconda metà dell’VIII secolo a.C., i Greci si insediarono nella città convivendo pacificamente con i precedenti abitanti, come testimonia la mescolanza di elementi culturali nei corredi funebri.
La città fu riportata alla luce nell’autunno del 1955 da una missione archeologica dell’Università di Princeton
Probabilmente Morgantina venne distrutta, una prima volta, ad opera del tiranno di Gela Ippocrate ed una seconda volta nel 459 a.C. da Ducezio, condottiero dei Siculi, durante la rivolta contro il dominio greco e fu (more…)

SANGEMINI: LA NUOVA VITA DELL’ANTICA CARSULAE

5 giugno 2014

di Benedetta Tintillini

 

Clicca sull'immagine per ulteriori informazioni

Clicca sull’immagine per ulteriori informazioni

Un vasto pianoro lungo l’antica Flaminia, un parco archeologico, un luogo dove ritrovare il contatto con la natura, ed essere liberi di rilassarsi, giocare, imparare.
E’ questa la seconda vita della città di Carsulae. Centro sorto lungo il tracciato della Flaminia come stazione di posta, diventato in un secondo tempo economicamente importante data la sua strategica posizione. Il Municipio romano è arrivato fino a noi senza sovrastrutture di epoche successive, essendo stato abbandonato, l’unica costruzione più tarda è la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, dell’XI secolo, costruita con i materiali recuperati in loco. (more…)

ESCLUSIVO: SPELLO, IL PAVIMENTO MUSIVO RECENTEMENTE RINVENUTO A RIDOSSO DELLE MURA AUGUSTEE

11 maggio 2014

mosaico SpelloRecentemente una nuova, accidentale, scoperta ha ulteriormente riconfermato come Spello fosse, veramente, la Splendidissima Colonia Julia.
Durante i lavori relativi al famoso “Pir”, che prevede l’adeguamento e la sistemazione sotto il manto stradale di tutte le infrastrutture a rete, dalla rete idrica a quella telefonica ed elettrica, è stata rinvenuta una significativa porzione di mosaico, probabilmente la pavimentazione di una Domus.
A pochi passi da Porta Consolare, la porta di età augustea che accoglie i visitatori che arrivano a Spello, lungo le mura che da questa si dipartono, raggiungendo Porta Urbica prima e terminando a Porta Venere, con le sue famose Torri di Properzio, restituite alla fruizione del (more…)

MATAVITATAU: UN VIAGGIO REALE E VIRTUALE TRA LE MERAVIGLIE ARCHEOLOGICHE DI ROMA ANTICA

11 settembre 2013
Benedetta Tintillini

Benedetta Tintillini

di Benedetta Tintillini

Il prossimo appuntamento con il nostro passato avrà luogo il prossimo 29 Settembre a Roma. L’Associazione Culturale Matavitatau ha in programma l’attività dal titolo: ABITARE A ROMA: DOMUS DI PALAZZO VALENTINI, COLONNA TRAIANA E DOMUS ROMANE DEL CELIO. (more…)

CON MATAVITATAU ALLA SCOPERTA DELLE NOSTRE RADICI ETRUSCHE

23 luglio 2013
Benedetta Tintillini

Benedetta Tintillini

di Benedetta Tintillini

Cosa c’è di meglio che impiegare il proprio tempo in attività che uniscano svago e cultura, in un’atmosfera amichevole ed informale. Chi vorrà partecipare alla prossima attività dell’ Associazione Matavitatau, in programma il 3 e 4 Agosto prossimi, aperta a Soci e non, godrà (more…)

L’Assessore Regionale Fabrizio Bracco e l’on. Giampiero Giulietti alla presentazione del pacchetto turistico su Cannara

7 luglio 2013

mosaico citta di CannaraIl Comune di Cannara – nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale per l’Umbria 2007-2013 MIS 313 “Incentivazione attività turistiche” – ha presentato, in collaborazione con il Tour Operator Grifo Viaggi, il cofanetto turistico costituito da un pacchetto completo di servizi ricettivi del territorio, presso l’Auditorium Comunale di Cannara. Sono intervenuti il Sindaco di Cannara Giovanna Petrini, l’Assessore alla (more…)

ARCHEOLOGIA A TERNI: NON C’ERANO I CELTI MA GLI UMBRI NAHARKI

27 novembre 2012

di Marina Antinori

La popolazione protostorica degli “Umbri Naharki” è stato l’argomento della trasmissione “Il Salotto Buono …di Sera” condotto da Livia Torre, andato in onda il 21 novembre alle ore 20,40 su Teleterni, visibile anche in web streaming. Ospiti in studio sono stati la dott.ssa Maria Cristina De Angelis della Soprintendenza per i Beni archeologici dell’Umbria, la dott.ssa Marina Antinori, il dott. Stefano Ferrari, e Stefano Montori del Gruppo Speleologico delle Terre Arnolfe.

Gli argomenti trattati da parte dei rappresentati della Soprintendenza sono stati la necropoli delle (more…)

Mare, sole, archeologia, e rivivi l’antico fascino di Selinunte

3 maggio 2012

di Roberta Capodicasa

Selinunte, la più occidentale delle colonie greche di Sicilia fu fondata, stando a Tucidide, da Megara Iblea circa cento anni dopo la sua madrepatria nel 628/27 a. C.. La storiografia attuale tende, però, a rialzare la data di fondazione di circa un trentennio e a preferire la data proposta da Diodoro Siculo cioè il 650/1 a.C.. Questa data parrebbe anche più coerente con la documentazione archeologica in nostro possesso. L’area archeologica della polis è forse la più affascinante da me visitate in Sicilia grazie allo straordinario connubio del sito antico col mare ad esso prospiciente; si potrebbe quasi dire che la polis sembra uscire dal mare per adagiarsi mollemente sulla costa. Qualcuno l’ha chiamata città degli dei per il gran numero di templi ivi presente, per il suo mare azzurro e i suoi cieli limpidi. Il nome deriva da quello di un prezzemolo aromatico molto diffuso nell’ area, così tanto da essere rappresentato anche sulle monete antiche. I primi fondatori di Selinunte, come abbiamo già spiegato nella scheda relativa a Megara Iblea, provenivano dalla costa est della Sicilia. Si spinsero diametralmente quasi all’opposto del triangolo siceliota probabilmente alla ricerca di terre coltivabili non certo reperibili nel sito della madrepatria tra Catania e Siracusa. Trovarono nell’area popolazioni indigene ed una forte realtà punica con la quale la polis ebbe sempre a confrontarsi e scontrarsi per preferire, infine, una politica filo -cartaginese che la caratterizzerà sempre. Tentò di fondare sub-colonie come Eraclea Minoa ma, nonostante l’accortezza della sua politica, ebbe vita breve. Il suo splendido sviluppo economico e demografico ebbe fine dopo soli duecento anni, anni in cui vide un rapido sviluppo anche territoriale, fino ai confini della chora di Segesta a nord e fino al limitare del territorio di Agrigento ad est, e ad ovest in corrispondenza dell’odierna Mazara del Vallo.

In questo periodo di fioritura, VI secolo, dominerà la città una tirannide intraprendente che porterà avanti all’interno della polis, una politica di espansione architettonica cui si devono le grandi realizzazioni templari che resero monumentale il suo aspetto. Nel V sec. a. C. la città fu coinvolta in numerosi scontri con Segesta uno dei quali fu alla base dell’intervento ateniese in Sicilia: il molteplice intreccio delle vie della Storia comportò un tradimento da parte dell’antica alleata Cartagine nei confronti di Selinunte che capitolò dopo nove giorni di coraggiosa resistenza, nelle mani dell’ amica-nemica fenicia.

Dopo la sconfitta cartaginese della prima guerra punica nel 250 a.C., la popolazione fu trasferita dai Romani a Lilibeo ed il sito rimase deserto fino ai nostri giorni. Tale abbandono consente attualmente la possibilità di studio unica nel suo genere di una città greca antica le cui strutture appaiono meravigliosamente conservate. Il pur necessariamente brevissimo resoconto storico, consente di approcciarci a questo particolare sito archeologico consapevoli del ruolo giocato da una città greca di confine: proprio in forza di certe scelte storiche, si trovò a vivere in territorio nemico gestendo una politica lungimirante che la farà risplendere per il fascino delle sue strutture visibili ancora agli occhi di un contemporaneo, in quello che uno dei parchi archeologici più belli del mondo. La Sicilia può così ancora una volta vantarsi quale conservatrice di una memoria del passato unica.  Quest’ultima carta che riporta la ricostruzione di quella che doveva essere la polis antica, aiuta un potenziale visitatore a muovere i passi in un territorio pieno di sorprese per chi desideri andare oltre i ‘ruderi’. La visita di un sito archeologico antico, infatti, non è un affare di poco conto: necessita di una grande volontà di sapere. Aristotele diceva che ogni uomo per natura e desideroso di sapere. Visitare uno scavo è come andare in palestra: chi vuole davvero allenarsi sa che c’è bisogno di un sacrificio. Così è la storia approcciata tramite la maggiore delle sue basi documentarie che è l’archeologia: armati di una buona guida e di tanta voglia di conoscere, Selinunte potrà offrire una palestra elegante e completa. Per ora finisce qui la nostra passeggiata tra i templi greci di Selinunte, sperando di tornare presto a visitarla, a bere il suo mare azzurro, a respirare i suoi cieli limpidi.

 

Goodmorningumbria.it, il click del mattino che ti rende piacevole la giornata

20 marzo 2012

LETTERA A GOODMORNINGUMBRIA

E’ piacevole che la vita sia fatta anche di piccoli, semplici riti quotidiani , come il caffè caldo la mattina o ascoltare la musica che ci piace. Un piacere che so di condividere con molte altre persone è la lettura. E la lettura di Goodmorningumbria.it la sto condividendo con MOLTISSIME altre persone. Tanto che il mio giornale preferito (è di oggi la notizia) ha superato i 600.000 contatti in poco più di due anni!

Per chi ancora non lo conosce, lo consiglio a tutte le persone che, come me, amano informarsi, riflettere, ampliare i propri orizzonti e, perché no, anche divertirsi. Imperdibili sono sicuramente gli articoli sui templari, sull’ esoterismo, archeolgia, teatro, le erbe magiche, e la narrazione delle vicende umane che rendono l’Umbria un autentico crogiuolo di arte,  cultura e  civiltà.

In ogni incontro ognuno  lascia dei segni, e prende qualcosa dall’altro. Così succede anche in questo caso. La possibilità di interazione e di scambio ci fa crescere e fa crescere il giornale e, di conseguenza fa crescere anche il numero dei lettori affezionati, facendoli sentire protagonisti e parte importante di un progetto editoriale unico nel suo genere.

Non mi resta che augurare buon proseguimento a chi condivide con me la lettura del giornale e… soprattutto buon lavoro alla redazione, chiamata a soddisfare, pur con articoli  semplici e diretti ogni giorno, palati molto esigenti!

Benedetta Tintillini

Nota di redazione: Gentile lettrice Benedetta (di nome e le auguro di fatto) di solito ad una nota cosi incensante e garbata si risponde con un commosso … grazie… grazie… grazie, ma forse la migliore risposta che possiamo dare è la conferma del nostro impegno a continuare ad offrire informazione libera, nel rispetto delle idee di tutti, ma anche  nella ricerca continua e del racconto di fatti che  trovano poca cittadinanza negli altri mezzi di informazione.

F.L.R.

Cascia, Villa S. Silvestro, enciclopedia storica di stratificazioni culturali.

7 settembre 2011

Scavi Villa San Silvestro immagine di repertorio

di Francesca Romana Plebani

“Noi non siamo prodotti della natura, siamo prodotti della cultura”. 31 agosto 2011, presentazione dei risultati della sesta campagna di scavo di Villa S. Silvestro. Tali le parole del Prof. Filippo Coarelli che risuonano nella sala S. Pancrazio del Comune di Cascia, atte a suffragare l’importanza della memoria storica nel vivere presente. Sì, perché così si presenta il sito di Villa S. Silvestro, tanto agli occhi del ricercatore quanto a quelli di un qualsiasi visitatore: una fotografia storica del proprio passato.

Dopo due mesi di ricerche sul campo, sabato 3 settembre si sono ufficialmente concluse le operazioni di scavo svoltesi presso l’area archeologica della piccola frazione casciana, centro d’interesse scientifico dall’agosto 2006. Ogni anno, a partire, infatti, da quella data, quando fu scoperto l’immenso patrimonio archeologico, durante i mesi estivi riprendono le indagini delle antiche strutture, che si estendono per più di sei ettari a partire dal limite nord-occidentale della Piana di Chiavano.

Già dal quadro che emergeva dalle foto aeree del 2006 – articolate planimetrie frutto del susseguirsi nel tempo di fasi insediative risalenti a differenti momenti cronologici –  era apparso chiaro che il sito di Villa San Silvestro si sarebbe rivelato un vero e proprio “campione di dna” del mondo passato. Templi, aree pubbliche, necropoli, domus e altre strutture insediative costituiscono la testimonianza, attraverso i secoli, dell’importanza di questo centro nevralgico di scambi e comunicazioni tra vari territori e differenti popolazioni. Dall’età protostorica fino a giungere al Medioevo, il sito archeologico di Villa S. Silvestro ha restituito prova sicura del suo protrarsi di vita attraverso le varie epoche: si attestano reperti di età preistorica, testimonianze dell’abitato propriamente sabino, strutture di piena età romana e tardo-antiche, fino a giungere, non ultimo per ordine d’importanza, ad un insediamento di età longobarda. Non mancano inoltre materiali di XII-XIII sec. che comprovano ancora per quest’epoca tracce di frequentazione.

Fondamentali i ritrovamenti di epoca romana, la cui prima fase risalente ai primi anni III sec a.C., si colloca esattamente in corrispondenza degli anni cruciali della conquista della Sabina – quindi in piena epoca repubblicana -, congerie storica attorno alla si hanno poche testimonianze. Contermini al già noto e monumentale tempio italico – su cui sorse in seguito una chiesa -,  risalente proprio a quest’epoca, si articolano una serie di strutture pubbliche e private, decisamente rilevanti dal punto di vista commerciale e amministrativo: sono stati ritrovati infatti dei resti di tre portici, una strada, probabile un nodo centrale della viabilità della zona, abitazioni e almeno un altro tempio di epoca forse più recente. A seguito della conquista, infatti, Roma dovette decretare una presenza più capillare nel territorio e così venne creata struttura amministrativa intermedia tra la città ed il villaggio, polo amministrativo e politico che faceva da punto di riferimento per aree agricole e non urbanizzate: il Forum di Villa San Silvestro.

Sotto la direzione scientifica del prof. Filippo Coarelli e del prof. Paolo Braconi del Dipartimento perugino Uomo e Territorio, e coordinati sul campo dalla dott.ssa Francesca Diosono (che personalmente ringrazio), le indagini archeologiche sono state possibili grazie alla preziosa collaborazione di studenti, specializzandi, ed ex allievi della scuola perugina, impegnati sul campo insieme con studenti dell’Università L’Orientale di Napoli, della Complutense di Madrid e dell’Università di Strasburgo. Il sito di Villa San Silvestro è stato già oggetto di diversi convegni internazionali e protagonista di alcune mostre – la permanente delle quali è nel Museo Comunale di Palazzo Santi a Cascia. Lo studio è finanziato dalla Cassa di Risparmio di Perugia e dal Comune di Cascia, che nello specifico si è occupato della logistica e dell’ospitalità degli studenti e degli studiosi. Volte alla divulgazione scientifica ed effettuate gratuitamente per tutta la durata della campagna di scavo, si sono susseguite, due volte a settimana, visite guidate dell’area archeologica. L’associazione culturale “Tellus”, preziosa collaboratrice nel progetto, si è fatta come di consueto promotrice della raccolta fondi finalizzata al finanziamento delle ricerche, organizzando l’ormai familiare “Cena Romana”, tenutasi presso i giardini  M. Magrelli di  Cascia. Ulteriori obiettivi, che richiederanno studi più approfonditi e ulteriori campagne di ricerca, sono volti alla puntuale comprensione della destinazione d’uso e datazione degli edifici – oltreché alle diverse fasi  costruttive degli stessi -, e delle forme di  sfruttamento del territorio.

 

Grotta Bella di Avigliano: il mistero delle figurine di Marte di piombo

30 aprile 2011

La produzione di figurine di piombo è esclusivamente attestata solo nella zona di Amelia e non trova confronti in tutta Italia per l’epoca protostorica.  Gli studiosi si sono posti due domande: perché usare un materiale come il piombo tipico di manufatti funerari per dei votivi di guerrieri? E, soprattutto, esistono dei confronti in altri siti al di fuori dell’Italia?

di Marina Antinori

Il Monte l’Aiola si erge fra i rilievi più settentrionali della catena dei monti amerini, parallela al gruppo montuoso dei monti Martani. Alle pendici N-O si apre un’ampia e articolata cavità naturale chiamata Grotta Bella. È compresa nell’ambito settentrionale del comune di Avigliano Umbro, distante 2 Km, e a sud-est del paese di Santa Restituta.  È accessibile per una mulattiera dalla frazione di Casa Vecchia.  La grotta-santuario era collegata attraverso la via Amerina ai vicini centri di Todi e di Amelia distanti rispettivamente 16,5 e 8 Km.

Gli scavi all’interno della camera principale sono stati condotti, tra il 1970 e il 1974, dalla Sopraintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria in collaborazione con l’istituito di Paleoetnologia dell’Università di Milano. La frequenza insediativa si estende a partire dal neolitico fino all’Età Romana. Il santuario di Grotta Bella aveva un ruolo politico ed ideologico oltre che economico e sociale, come il servizio “emporico”, posto sotto il controllo da parte di una classe dominante che in questo modo esercitava il proprio prestigio su di un territorio non ancora urbanizzato. I dati suggeriscono per il periodo che va dal V-IV sec a.C. una frequentazione di aristocratici il cui potere si basava sul controllo di possedimenti di armenti, sull’allevamento, sui pascoli e sull’agricoltura. A costoro si riconducono i votivi più antichi come i bronzetti e di strumenti premonetali come l’aes rude e di pezzi contromarcati. L’immagine della classe dominante è espressa simbolicamente anche nelle figure dei guerrieri, scudini e di danzatrici di piombo ( IV sec a.C.), oltre che nei bronzetti di Marte ( Gruppo Nocera Umbra, V sec. a.C. ); questi ultimi alludono ad individui aventi lo specifico ruolo sociale di capi militari. La produzione di figurine di piombo è esclusivamente attestata solo nella zona di Amelia ( anche nella necropoli preromana in località Pantanelli, dove era un santuario testimoniato da terrecotte architettoniche ) e non trova confronti in tutta Italia.  Gli studiosi si sono posti due domande: perché usare un materiale come il piombo tipico di manufatti funerari per dei votivi guerrieri? E, soprattutto, esistono dei confronti in altri siti al di fuori dell’Italia?

Le figure maschili, alte tra i 7 e i 12 cm,  realizzate con la tecnica di fusione, restituiscono una figura di guerriero con busto di prospetto. Il guerriero indossa un chitonisco, e sopra una corazza con spallacci allungati. Il braccio è alzato, nell’atto di impugnare la lancia, in una posa non dissimile da quella dei bronzetti di Marte. Gli scudini, realizzati per coniazione, non sono dei votivi isolati, ma si integravano con le figurine dei guerrieri: il retro che raffigura un braccio quasi in alto rilievo, con l’avambraccio infilato nel bracciale dello scudo a tre lacci, e la mano ancorata all’asta della monopola. Le immagini sugli scudini vanno da semplici globetti a quella di un gorgoneion di tipo “orrido” ma addolcito, caratterizzato da grandi occhi prominenti, un lungo naso e, una bocca sottile con lingua pendula, per tipologia databile al IV sec. a.C.

La presenza di scorie di piombo fra i materiali della stipe, e strumenti di lavoro di ferro, come pinze, tenaglie, e martellini, potrebbero essere indizi, sopratutto le prime, di una lavorazione in loco, scaturita dalla necessità di una produzione a basso costo e standardizzata a uso degli utenti.

Nell’antichità il piombo era generalmente utilizzato a scopi funerari o defissori, o in ogni caso a indicare il mondo katàktonio o “sotterraneo”. Molto noti sono ad esempio le defixiones, vere e proprie maledizioni: a volte incise su tavolette di piombo poi deposte in sepolcri; oppure su dei proiettili scagliati sul nemico durante degli assedi; delle figurine venivano utilizzate per lanciare un maleficio su qualcuno, ed infilzate con dei chiodi o degli spilloni. Da sottolineare che di solito i fanciulli venivano deposti all’interno di semplici sarcofagi fatti di piombo per essere inumati.

Allo stato attuale non è possibile dare un significato certo, ma molto rilevante è riportare in questa sede racconti di abitanti della zona testimoni di ritrovamenti diretti. Questi riferiscono di un’enorme quantità di queste figurine di piombo, andate smarrite ad opera di scavi clandestini, mentre altre inedite sono raccolte nel Centro di Paleontologia Vegetale della Foresta Fossile di Dunarobba ( non esposte al pubblico ). Emerge un elemento singolare che potrebbe far supporre una ritualità specifica e un significato sconosciuto ancora agli studiosi: erano conficcati tra le rocce, a volte letteralmente arrotolati ( è il caso delle tipologie “a ritaglio”), e deposti insieme a un vasetto miniaturistico ( della tipologia a “situla”, di cui possiamo ritrovare dei confronti ad esempio a colle S. Rufino d’Assisi ) riempito con cereali.

Per quanto riguarda un confronto, la Monacchi ha saputo riscontrarne uno piuttosto convincente con  dei votivi di piombo rinvenuti in Grecia, addirittura a Sparta, nei santuari del Menelaion, dell’Amyklaion e di Artemis Orthia, distribuiti tra la fine dell’VIII sec. a.C. e il IV sec. a.C., ma concentrati soprattutto nel VI sec. a.C. e ritenuti una produzione tipica della città peloponnesiaca.

Non sappiamo quando questa grotta di grande interesse tornerà visitabile. In passato è stata gestita da varie cooperative, ma con risultati poco soddisfacenti. Attualmente il Comune di Avigliano Umbro sta lavorando affinché la custodia del sito e  le visite guidate siano gestite da un’associazione locale. C’è la volontà di coinvolgere gruppi speleologici e di eseguire ulteriori ricerche di approfondimento.

Si ringrazia il Comune di Avigliano Umbro per la visita, ( attualmente la grotta non è aperta al pubblico ) in particolare l’accompagnatore, il consigliere Fabio Pacifici, che ha fornito notizie non presenti in pubblicazioni note.

BIBLIOGRAFIA

W.G CAVANAGH – R.R. LAXTON, Lead Figures from thr Melaion and Seriaton, in ABSA LXXIX, 1984, tav. 2-6; A.J.B. WACEW, in The sanctuary of Artemis Orthia, London 1929, p. 249 segg., tavv. CXCIX, 6-8; 10-12; CLXXXIII, 13-15.

MATTEINI STOPPONI 1996 M. Matteini, Stopponi, Museo Comunale di Amelia, Electa, Amelia 1996.

MONACCHI 1984 D. Monacchi, Resti della stipe del Monte Subasio ad Assisi, in SE, vol LII, 1984, serie III.

MONACCHI 1986  D. Monacchi, Nota sulla stipe votiva di Grotta Bella, (Terni), in SE, Volume LIV, 1986, Serie III.

MONACCHI 1996  D. Monacchi, Terrecotte architettoniche dal Santuario di Pantanelli di Amelia, in SE, Volume LXIII, 1996.

Per amore. Come diventare irresistibili secondo i Romani

30 gennaio 2011

domenica 6 febbraio 2011, ore 16.00
Area Archeologica e Centro Visita e Documentazione “U. Ciotti” di Carsulae

Qui abita la felicità! piaceva scrivere ai Romani alludendo al loro sesso e all’arte di amare, nella quale non rinunciarono mai ad esercitarsi.
Un’indagine, spassosa, degli episodi da manuale e delle strategie di conquista più in voga nell’antichità per imparare tutti i trucchi dei piaceri, da viziosi e da virtuosi, e scoprire noi da che parte stare.
A seguire golosità.

Evento gratuito.

“La Pompei del centro-Italia”: Carsulae

17 gennaio 2011

di Francesca Romana Plebani

Francesca Romana Plebani

Le rovine dell’antica  Carsulae romana (Comune di Terni e Sangemini[1]) sono ubicate lungo l’originario ramo occidentale della Via Flaminia, asse viario di fondamentale importanza che permetteva la comunicazione tra Roma e le zone alto-adriatiche.

Va premesso che il territorio del ternano entrò nell’orbita d’interesse di Roma quando questa, nella seconda metà del IV sec a.C., pianificò la conquista dell’Italia centro – orientale. A seguito della battaglia di Sentino (295 a.C.) e grazie all’azione militare di M. Curio Dentato, avvenne la definitiva occupazione della zona, la quale fu rafforzata dalla fondazione di alcune colonie e dall’apertura della Via Flaminia. La romanizzazione di queste aree comportò, dunque, una più razionale organizzazione del territorio attraverso pianificati ed intensi interventi di urbanizzazione: Carsulae, colonia romana fondata successivamente al 220 a.C. (apertura della via Flaminia), ne costituisce uno tra i più tangibili segni.

Le rovine di questa città antica furono descritte e identificate fin dal XVII secolo. Tuttavia, soltanto le campagne di scavo svoltesi tra il 1951 e il 1972 hanno permesso di riportare alla luce buona parte del foro, il teatro e l’anfiteatro, un lungo tratto della Via Flaminia[2] e alcune tombe monumentali.

La città occupa un’area di oltre 20 ettari, di cui con immediata evidenza salta agli occhi la favorevole e strategica posizione geografica: protetta ad est dalle pendici del poggio Chicchirichi, propaggine meridionale dei vicini e visibili Monti Martani, si estende su un pianoro appena ondulato, con direzioni aperte ad ovest, a nord e a sud, dominando la vallata del torrente Naia, immissario del Tevere. Rispetto all’originario nucleo insediativo di fine III sec. a.C., s’ingrandì successivamente non solo per la sua posizione privilegiata lungo la via Flaminia, ma anche per la bellezza del luogo, di cui ne rimane memoria nelle parole di Tacito[3] e di Plinio il Giovane[4].

La via Flaminia, attraversando la città in senso nord-sud, coincide con il cardo maximus della città. Il tratto urbano della strada è pavimentato con basoli e, all’altezza dell’ingresso al foro, incrocia il decumanus maximus, altro fondamentale asse viario, che, con orientamento est-ovest, conduce agli edifici di spettacolo.

Templi Gemelli

Divenuta municipium e iscritta alla tribù Clustumina, Carsulae viene menzionata da Strabone (Geogr. V, 2, 10) tra i centri più importanti lungo la strada consolare. Tacito (Hist. III, 60), rivela che il sito venne scelto da Vespasiano per accamparvi, durante l’inverno dell’anno 69 d. C., le sue truppe in marcia verso Roma alla conquista del soglio imperiale, in considerazione sia alla possibilità di recuperare rifornimenti dai fiorenti municipi vicini, e in virtù della sua posizione strategica, posta di fronte alle truppe fedeli a Vitellio, acquartierate a Narni. Si devono a Plinio il Vecchio (Nat. Hist. XVII, 213) le notizie circa il terreno locale, particolarmente adatto alla coltivazione della vite, mentre è Plinio il Giovane (Ep. I, 4) a testimoniare la presenza nel territorio carsulano di parte della proprietà della sua ricca suocera, Pompea Celerina.
La città conobbe il momento di massimo splendore tra il I ed il II sec. d.C., periodo a cui è riferibile la maggior parte degli edifici pubblici finora rinvenuti. Nulla resta del nucleo insediativo originario, formatosi probabilmente già nel corso del III sec. a.C., poco dopo la costruzione della strada.

Carsulae fu abbandonata in seguito ad un grave evento tellurico, collocabile ragionevolmente intorno al IV sec. d.C., evento che si rivelò catastrofico poiché, oltre ad abbattere numerosi edifici, comportò il collasso di alcune delle doline carsiche sopra le quali erano stati costruiti i principali edifici pubblici. Il cataclisma fu con tutta probabilità il colpo di grazia per la città, che già impoverita dallo spostamento ad est della Via Flaminia e dalla sua posizione che la rese successivamente esposta alle invasioni barbariche, finì per ridursi l’ombra delle sue antiche vestigia.

Nel medioevo, fu abitata soltanto da una comunità benedettina, raccoltasi intorno alla chiesa dei Santi Cosma e Damiano[5], che non a caso, fu edificata con materiali di rimpiego, su di un edificio romano nei pressi del foro.

Nel corso del 1500 iniziarono i primi scavi ad opera dei Conti Cesi, fra cui Federico, fondatore nel 1602 della prestigiosa Accademia dei Lincei.

Complice la luce di queste assolate giornate di metà gennaio, lo splendido panorama, incorniciato da un terso cielo azzurro, il Parco archeologico di Carsulae, oltre al suo inestimabile valore culturale, assume i contorni di una preziosa oasi di bellezza nel territorio dell’Umbria meridionale.

Chiesa Santi Cosma e Damiano

 

Approfondimenti: Il Centro Visita e Documentazione “Umberto Ciotti”, realizzato grazie alla collaborazione tra il Comune di Terni e la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria, sorge a sud dell’area archeologica, in posizione rialzata rispetto agli scavi, e funge da porta d’ingresso alla città romana e da punto di accoglienza, informazione ed orientamento per i visitatori. Al suo interno ci sono la biglietteria, un bookshop, un angolo giochi per bambini, la sala di studio “Cinzia Perissinotto” sul territorio della bassa Umbria ed un’aula didattica. Nelle due sale superiori e nella galleria centrale è allestita un’esposizione permanente di reperti, rinvenuti durante gli scavi condotti fra il 1951 e il 1972, che si riappropriano del loro contesto originario dopo esserne stati allontanati per motivi logistici e di sicurezza.

http://carsulae.it/home.php?lang=ita

http://www.fastionline.org/micro_view.php?fst_cd=AIAC_1027&curcol=sea_cd-AIAC_3104


[1] Carsulae si raggiunge facilmente dalla Villa di Monte Solare percorrendo la E45 in direzione Terni e, superata Acquasparta, uscendo a Sangemini.

[2] Partendo da sud e seguendo quest’antica via consolare si intravedono le terme, attualmente ancora interrate, ma di cui si conoscono la struttura e l’esistenza di pavimenti a mosaico.

[3]Tacito, Hist., III, 60. “I capi del partito, giunti a Carsulae, si prendono pochi giorni di riposo […] . La località stessa del campo era assai piacevole: la vista era molto ampia, assicurati i rifornimenti per le truppe, avevano alle spalle municipi estremamente fiorenti […].

[4] Ep. I, 4.

[5] La venerazione di questi due santi sarebbe da porsi in relazione con il culto dei Dioscuri, largamente diffusosi in Umbria in età medio-repubblicana, e che a Carsuale sembrerebbe trovare la sua sede presso i templi gemelli – di età augustea – siti nei pressi del foro, e a breve distanza dalla chiesa stessa. Il culto dei gemelli divini, infatti, potrebbe essersi tradotto nella devozione, a partire dal VI sec. d.C., dei santi Cosma e Damiano, gemelli medici martirizzati tramite decapitazione nel 300 d.C.

Carsulae e il suo territorio: in ricordo di Cinzia Perissinotto

19 dicembre 2010

martedì 21 Dicembre 2010 alle ore 16.00 presso il Centro Visita e Documentazione di Carsulae.

Un incontro dedicato al ricordo di Cinzia Perissinotto, giovane e straordinaria studiosa della città di Terni che, con serietà e spiccato rigore, ha condotto la sua breve ma intensa attività di ricercatrice nell’ambito dell’archeologia e topografia medievale. Terni ed il suo territorio, ma più in generale l’Umbria meridionale, sono stati campi di indagine approfondita degli studi e delle ricerche di Cinzia, che ha sempre saputo legare i dati archeologici alla storia della società, l’agiografia, la storia dell’arte, l’archivistica, la paleografia, restituendo importanti pagine della storia passata.
Insieme a Salvatore Laliscia, Claudia Giontella ed Aldo Tarquini saranno ripercorsi alcuni momenti dell’attività scientifica della studiosa.

Monte Tezio: meraviglie di archeologia e natura.

3 dicembre 2010

Francesca Romana Plebani

di Francesca Romana Plebani

Abbracciato da sentieri che si snodano attraverso querceti naturali, boschi misti di roverella e leccio, pinete il cui profumo si stempera in quello di ginepri, biancospini e ginestre, il Monte Tezio (961m s.l.m.), preziosa oasi naturalistica del Comune di Perugia, conserva la testimonianza di un abitato protostorico. Il Tezio, infatti,  si inserisce in una catena di rilievi che taglia longitudinalmente la valle del Tevere da nord-ovest a sud-est, dal Monte Acuto (926m s.l.m.) al Monte Civitella (634m s.l.m.),  posizione geografica strategica di difesa e controllo, che ne ha favorito la sua occupazione già in tempi antichissimi geografica.

È la cima del monte, in apparenza simile ad una naturale distesa verdeggiante intercalata da qualche discontinuità, ad essere sede di antiche occupazioni antropiche, le cui tracce risultano in prevalenza evidenti  attraverso la documentazione fotografica dal cielo. Difatti, nel corso del tempo, l’abbandono del sito, la conseguente perdita di consistenza e di volume degli alzati e dei loro dislivelli, uniti all’inesorabile sgretolarsi sul terreno degli stessi hanno determinato una sorta di apparente recupero dell’originaria conformazione dell’ambiente naturale, che ne cela ad un occhio non esperto le tracce da terra[1].

Esattamente, l’artificiosa configurazione dell’area sommitale del Tezio ha fatto sì che si desse il via alle prime ricerche archeologiche. Le operazioni di scavo, attualmente in corso, sono, a partire dal Maggio 2007, sotto la direzione scientifica del Prof. Maurizio Matteini Chiari dell’ Università degli Studi di Perugia[2] (che ringrazio per le informazioni documentarie).

Già durante la prima campagna di scavo è stato riscontrato, l’ormai noto, recinto perimetrale[4] di delimitazione, delineato sul terreno da un doppio terrapieno concentrico con fossato intermedio in forma di ellisse[5]. Tale recinzione era posta a protezione dell’abitato, sorto non a caso proprio sulla cima di un monte che garantiva, grazie alla sua posizione strategica, il controllo di un’amplissima estensione territoriale, e principalmente dell’asse tiberino[6]. L’insediamento, ascrivibile ad un orizzonte cronologico che va dalla fase finale dell’Età del Bronzo alla  Prima Età del Ferro, occupa come già detto l’area sommitale del Tezio. I materiali rinvenuti, quasi esclusivamente ceramici e più raramente bronzei allo stato frammentario (con l’unica eccezione di uno spillone), hanno infatti permesso di fissarne estremi cronologici così determinati.

Le ultime campagne di scavo (2009-2010) hanno ribadito e confermato la fase di presenza e di occupazione prolungata della cima del monte, testimoniando una frequentazione estesa  nell’arco di più generazioni. Tale continuità di vita risulta  parimenti rimarcata dai materiali rinvenuti: notevole la quantità di frammenti ceramici d’impasto, spesso decorati e associati a congerie cospicue di reperti ossei animali – prevalentemente ossa di ovini – .

L’area del Tezio è inoltre oggetto di numerose e diversificate iniziative tese al recupero ed alla valorizzazione e salvaguardia dell’ambiente. Ne sono validi esempi l’organizzazione del parco naturale, di proprietà comunale e la realizzazione di una vasta area faunistica “polifunzionale”, prima in Italia nel suo genere. Inoltre, l’intera superficie del parco è attrezzata per ogni genere di escursioni: vasta la gamma di itinerari percorribili, dai più distensivi a quelli più adatti ad escursionisti esperti.
Le tabelle disposte lungo i punti di accesso distinguono infatti i sentieri in Turistici (contrassegnati da una T) ed Escursionistici (contrassegnati da una E), per i quali, diversamente dai primi, viene consigliato un abbigliamento adeguato (scarponcini ed equipaggiamento da trekking).

Il patrimonio archeologico e ambientale del Parco del Tezio lo rendono una tra più interessanti itinerari naturalistici e culturali – seppur ancora tra i meno noti –  da percorrere attraverso il territorio rurale  del Comune di Perugia.

 

Per ulteriori approfondimenti sul sito archeologico e sul parco del Monte Tezio:

http://www.fastionline.org/micro_view.php?fst_cd=AIAC_2390&curcol=main_column

http://turismo.comune.perugia.it/canale.asp?id=197

http://www.montideltezio.it/sentieri_nel_parco.htm

aC. (numerose le statuine in bronzo a figura umana o animale rinvenute) e posti più a valle, i quali oltre a fornire un’idea della continuità di vita di questa zona e della sua importanza – naturale linea di demarcazione tra regioni etrusche ed umbre –, restituisce uno spaccato della popolazione del tempo che viveva in questi territori: di non elevate condizioni economiche, dedita all’agricoltura ed alla pastorizia, orientata ad una forma di culto di tipo agro-pastorale legato alla fertilità della terra.

 


[1] Le foto da terra in condizioni ottimali (ad esempio in fase di disgelo con la neve che si accumula nelle superfici concave e protette del fossato perimetrale) restituiscono gli esatti contorni di strutture e sezioni.

[2] Lo scavo è in concessione alla Fondazione Ecomuseo dei Colli del Tezio, con la Direzione scientifica e operativa dell’Università degli Studi di Perugia, Dipartimento di Scienze Storiche, Sezione di Scienze Storiche dell’Antichità, Cattedra di Urbanistica del Mondo Classico (http://dipartimenti.unipg.it/scienzestoriche/sezioni/85-monte-tezio-descrizione-dettagliata).

[4] La recinzione risultava nota da tempo e apprezzabile sia da terra quanto, e soprattutto, dal cielo.

[5] Durante la campagna di scavo 2009, che ha ancora interessato il settore occidentale della cima del  Monte Tezio, è tornato in luce un lungo tratto di una sorta di paramento in grandi lastre di calcare infisse a terra e disposte di taglio, destinate a fungere, con tutta probabilità, da contenimento alla muratura retrostante, edificata a secco.

[6] Situazione analoga a quella del prospiciente Monte Acuto. Si segnala, in proposito, come recenti indagini effettuate nell’area tra il Tezio e Monte Acuto abbiano rimesso in luce numerose tracce di insediamenti umani, databili al V sec. aC. (numerose le statuine in bronzo a figura umana o animale rinvenute) e posti più a valle, i quali oltre a fornire un’idea della continuità di vita di questa zona e della sua importanza – naturale linea di demarcazione tra regioni etrusche ed umbre –, restituisce uno spaccato della popolazione del tempo che viveva in questi territori: di non elevate condizioni economiche, dedita all’agricoltura ed alla pastorizia, orientata ad una forma di culto di tipo agro-pastorale legato alla fertilità della terra.

Ponte San Giovanni (PG), all’Ipogeo di Volumni speciali visite guidate per persone non vedenti e ipovedenti

1 dicembre 2010

Presentazione venerdì 3 dicembre, ore 15,00

Una nuova opportunità per il pubblico dell’Ipogeo dei Volumni e della Necropoli del Palazzone di Perugia: parte la sperimentazione del servizio di visite guidate per persone non vedenti e ipovedenti. Presentazione ufficiale nella giornata nazionale del disabile Unica in Umbria, arricchirà l’offerta di servizi per il pubblico dell’Ipogeo dei Volumni e della Necropoli del Palazzone di Perugia. L’area archeologica propone da sempre numerose attività con l’obiettivo di attirare un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo verso un patrimonio di grande importanza storica, grazie alla sensibilità della sua direttrice, la dott.ssa Luana Cenciaioli, e l’attività di Sistema Museo, società che da molti anni collabora con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria per la realizzazione di visite guidate e attività didattiche. L’ultima in ordine di tempo sarà presentata venerdì 3 dicembre alle ore 15,00 in occasione della giornata nazionale del disabile: è la sperimentazione di un servizio di visita guidata rivolto a persone non vedenti e ipovedenti, nata con la volontà di offrire a questa fascia di potenziali visitatori un’adeguata assistenza nella spiegazione scientifica e nell’esplorazione tattile degli spazi e dei reperti. Dopo la sua presentazione, questa speciale visita entrerà a far parte dell’offerta permanente di servizi al pubblico. L’iniziativa è stata curata dal personale di Sistema Museo e dal dott. Simone Nardelli, che ne ha approfondito aspetti e sviluppi nell’ambito di un progetto di ricerca finanziato dalla Regione Umbria  e svolto presso l’azienda. Fondamentale è stata la collaborazione della sezione provinciale di Perugia dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e in particolare del suo vicepresidente Raniero Pericolini e della dott.ssa Enrica Tosti, i quali, offrendo la loro qualificata consulenza, hanno sostenuto e indirizzato concretamente il lavoro con preziosi consigli e suggerimenti. La visita è impostata come un’esperienza diretta della persona, che potrà toccare con mano i reperti, guidata nella loro comprensione dalla descrizione e spiegazione dell’operatore. Il percorso prevede la conoscenza di alcuni esemplari di urne e cippi conservati nell’area di ingresso all’Ipogeo, per poi scendere al suo interno per una visita dello spazio. In seguito, dopo aver percorso parte della Necropoli del Palazzone, in una stanza appositamente allestita, i visitatori avranno l’opportunità di toccare reperti originali provenienti da questo sito, quali vasellame, frammenti architettonici e materiali eccezionali (marmo, vetro, metallo), così da avere un’idea il più possibile completa della civiltà etrusca.

Per informazioni – Ipogeo dei Volumni di Perugia Via Assisana, 53 – Ponte San Giovanni (PG)

tel. 075. 5716233 – perugia@sistemamuseo.it

Archeologia: La casa è dove si trova il cuore. (Gaio Plinio Secondo)

22 novembre 2010

Francesca Plebani

di Francesca Plebani

“Conosci ora perché io preferisca la mia villa in Tuscis a quelle di Tuscolo, Tivoli e Preneste.” (V, 6). Plinio il Giovane (61-112 d.C.), oratore della prima età imperiale e governatore della Bitinia sotto Traiano, nell’epistola ad Apollinare riferisce della proprietà da lui preferita: la villa in Tuscis, residenza ubicata nel territorio di Tifernum Tiberinum, l’attuale Città di Castello. “L’aspetto del paese è bellissimo: immagina un anfiteatro immenso e quale soltanto la natura può crearlo. Una vasta e aperta piana è cinta dai monti, e le cime dei monti hanno boschi imponenti ed antichi. […] Eppure, benché vi sia abbondanza di acque, non vi sono paludi, perché la terra in pendio scarica nel Tevere l’acqua che ha ricevuto e non assorbito.” A Giovanni Magherini Graziani (1892-1924), storico tifernate, spetta il merito di aver sciolto l’annosa disputa sull’esatta

Villa Plinio in una foto aerea

ubicazione della residenza pliniana – indicata  nell’epistola IV, 1 semplicemente come in Tuscis (in Etruria) – riconoscendola nei resti affioranti (colonne, marmi, mosaici) nel campo di Santa Fiora, nei pressi dell’attuale abitato di Colle Plinio, nel Comune di San Giustino Umbro (PG). Il rinvenimento, infatti, di bolli impressi su tegola recanti le lettere CPCS, corrispondenti alle iniziali del nome completo di Plino, Caius Plinius Caecilus Secundus,  e la conformazione del luogo coerente con la descrizione pliniana, ha sollevato ogni dubbio da questa identificazione.

La scoperta dell’eccezionale estensione dell’area archeologica alla fine degli anni settanta del Novecento fu frutto del tentativo di bonificare il campo di Santa Fiora dai ruderi affioranti ad ogni aratura. I

l conseguente intervento di tutela della Soprintendenza Archeologica condusse poi ai primi saggi di scavo, e  successivamente alla proficua collaborazione scientifica con le Università di Perugia e di Alicante. Dal 1986, infatti, il rapporto di cooperazione tra l’equipe perugina e l’università spagnola ha condotto a ben 18 campagne di scavo,  l’ultima nell’agosto 2003.

Lo scavo ha esplorato in forma estensiva tutta l’area archeologica individuata, che attualmente occupa un’estensione di circa 2 ettari. La villa, che deve nome e notorietà ovviamente al suo più insigne proprietario – il quale provvide ad ampliarla e a dotarla di  un porticato aperto verso l’esterno – presenta fasi precedenti: quella c.d. “etrusca”, databile tra III e II sec. a.C. (lacerti di strutture murarie, pavimentazioni, scarti di fornace e terrecotte architettoniche), ed una fase di fine I sec. a.C. – inizi I sec. d.C. attribuibile agli interventi di Marco Granio Marcello.

Ulteriori fasi edilizie, ristrutturazioni e materiali, testimoniano continuità di frequentazione del sito almeno fino al V sec. d.C. Inoltre i bolli IMP(eratoris), databili tra II e III sec. d.C. su base paleografica, registrano come la proprietà, morto Plinio, fosse divenuta parte integrante del demanio imperiale. Nel corpo della villa, a nord dell’atrio, doveva collocarsi la chiesa di Santa Fiora o Flora, che ha dato il nome al campo. Da questa limitata area provengono frammenti di ceramica medievale (ancora in corso di studio). Interessante l’ipotesi che il culto di santa Fiora o Flora possa costituire una sopravvivenza, o piuttosto un’eco, del culto di Cerere che all’epoca di Plinio si praticava in questo luogo (la villa infatti ospitava un tempio dedicato a Cerere, ricordato da Plinio stesso nella lettera a Mustio, e probabile luogo di culto etrusco preesistente all’insediamento romano). Questa “continuità” cultuale sarebbe inoltre connessa con la presenza della vicina Pieve di San Cipriano. Il dies natalis di questo santo (14settembre), forse non casualmente, cade infatti il giorno seguente a quello della festa di Cerere, ricordata da Plinio (idi di settembre).

Fiore all’occhiello tra le antichità romane che il territorio umbro può vantare, la villa di Plinio ed il progetto di valorizzazione a questa legato, costituiscono un’esemplare prova di collaborazione tra l’Università degli Studi di Perugia (di cui personalmente ringrazio il prof. P. Braconi per la cortese disponibilità) e le istituzioni. Al Comune di San Giustino si rende infatti merito per la recente realizzazione di una copertura protettiva dell’area archeologica e per le iniziative promosse (apertura al pubblico di Villa Graziani e visite guidate agli scavi, Agosto 2010), finalizzate non unicamente alla tutela di un bene di inestimabile pregio, ma alla restituzione dello stesso al vasto pubblico.

Per ulteriori approfondimenti si segnala inoltre il sito www.arkecultura.com e l’intervento di R. Masciarri.

Si ringraziano il Prof. Paolo Braconi, docente di “Antichità Romane” presso l’Università di Perugia e direttore delle operazioni di scavo, responsabile scientifico degli scavi di Colle Plinio insieme al Prof. José Uroz Sàez dell’Università di Alicante, e tutti gli studenti dei corsi archeologici.

_________________________________________________

Bibliografia

BRACONI 1998: P. BRACONI Paysage et amenagement: un domaine de Pline le Jeune, in Cité et Territoire II (Atti Bézier 1997), Paris 1998, pp. 155 ss.

BRACONI 2001: P. BRACONI, La Pieve ‘Vecchia’ di San Cipriano e la villa in Tuscis di Plinio il Giovane, in Umbria Cristiana. Dalla Diffusione del culto al culto dei santi (secc. IV-X) (Atti Spoleto 2000), Spoleto 2001, pp. 737 ss.

BRACONI 2003: P. BRACONI, Les premiers propriétaires de la villa de Pline le Jeune in Tuscis, in Histoire & Sociétés Rurales XIX 1, 2003, pp. 37 ss.

BRACONI-UROZ 1999: P. BRACONI – J. UROZ SÀEZ (a cura di), La Villa di Plino il Giovane a San Giustino. Primi risultati di una ricerca in corso, Perugia 1999.

BRACONI-UROZ 2001: P. BRACONI – J. UROZ SÀEZ, Il tempio nella tenuta di Plinio il Giovane in Tuscis, in Eutopia n.s. I 1-2, 2001, pp. 203 ss.

UROZ-ESTEVE 2002-03: J. UROZ SÁEZ – R. ESTEVE TÈBAR, Las Maufacturas etrusco-romans y el santuariode época republicana de Colle Plinio, in Lucentum XXIXXII, 2002-03, pp.103 ss.

Archeologia. Visita guidata agli scavi di Colle Plinio e Villa Graziani.

23 agosto 2010

di Gianna Nasi

Guidato da  Roberto Masciarri,  il gruppo è stato introdotto alla sezione abitativa che fu di certo di Granio Marcello esponente di una  famiglia facoltosissima al top della scala sociale, quella dei senatori.

Un atrio a forma di T rovesciata, utilizzato sempre dai romani per costruire le loro case,  ci fa capire   che  siamo davanti ad una planimetria che corrisponde alla DOMUS,  con delle piccole stanze quadrate molto anguste ma molto colorate e con alti soffitti. Lle CUBICOLA,  la parte più antica risale al periodo che va dal 2 d.C. al 15 d.C. in piena epoca augustea. Granio Marcello era avo di Plinio e  proveniva da una famiglia di  alto rango, infatti fu inviato anche come governatore in Asia.

I Grani erano originari di Pozzuoli  facevano i mercanti, ma possedevano grandi tenute agricole a Gragnano, località vicino Sansepolcro, tenute importanti perché rese fertili  del fiume Tevere, e  producevano ed esportavano i loro beni fino all’Asia.

Granio Marcello, caduto in disgrazia nel 15 d. C. perché accusato di lesa maestà nei confronti dell’imperatore Tiberio, perse la proprietà che entrò a far parte dei demani imperiali e assegnata a Plinio il Vecchio che era fratello della madre di Plinio il giovane (61 d.C. – 113 d.C.)  che morirà  a Pompei, durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d. C.

Come nella tradizione delle grandi ville romane, il percorso tocca  l’area termale, con tre piscine CALIDARIUM (una stanza per l’acqua molto calda),  TEPIDARIUM (per l’acqua tiepida), e FRIGIDARIUM (piscina fredda). Le terme per i romani non erano necessariamente di acqua sulfurea o simili. Avevano un profondo culto del bagno caldo e le terme delle case patrizie venivano aperte a pagamento anche al pubblico distinguendo quelle per i maschi e quelle per le femmine. Solo i ricchi però, potevano permettersele perché occorreva tanta legna per scaldare l’aria che passava sotto le piscine. Ricordiamo le prime terme pubbliche, quelle di Caracalla. Il Calidarium era una specie di bagno turco. C’è una piccola intercapedine dove scorreva l’aria calda che scaldava il pavimento della piscina e si suppone che qualcosa del genere fosse usato per un rudimentale tipo di riscaldamento delle case. Per rendere impermeabile la piscina si usava il COCCIO PESTO frutto di varie sperimentazioni per trovare un rivestimento stagno per ogni contenitore di liquidi. Quando si trova questo coccio si capisce che vi erano contenuti liquidi. Le PILE, colonnine di piccoli mattoni impilati sorreggevano il piano di tegole con coccio pesto. Il Tepidarium era una posto dove tenere i piedi. Ci sono anche resti di PREFURIUM una rudimentale caldaia con un intercapedine in più. Dei TUBULI di laterizio  garantivano il tiraggio e nelle cantine  si può notare una specie di orcio, è il DOLIA un  contenitore  in terracotta, in cui prima della cottura veniva impresso il bollo di fabbrica con il nome del proprietario, la data e il contenuto, solitamente olio e vino. A volte contenevano anche sementi soprattutto nei trasporti marittimi ch e i Grani cominciarono a produrre  nel 2 sec d.C. a nche perché potevano essere usati per la fermentazione del vino e per le spedizioni. Dopo la fase graniana e imperiale abbiamo la fase pliniana. Plinio sposta la casa nella collina e trasforma l’area in fattoria. Si presume dunque che sotto villa Cappelletti ci siano i resti più fastosi, le statue e i decori. In una lettera all’amico Apollinare ne descrive i fasti. Plinio era di rango senatorio e si dice che tra i 15 e i 17 anni fosse stato eletto PATRONUS TIFERNUM TIBERINUM, patrono di Città di Castello, cosa non gradita ai tifernati a causa della giovane età.  Costruisce un porticato di circa 200 metri a tre braccia di modo che sia visibile a quelli che arrivano dalla valle  e un tempietto dedicato a una divinità agreste (dea Cerere?). L’area si chiama “Campi di Santa Fiora” località al di là del fiume.

Molto interessanti le due vasche di coccio pesto collocate  nel LATUS VINARI per la raccolta e la spremitura dell’uva, dove  con un torchio  si pigiavano  gli acini ( CALCATORIUM),  la prima aveva al centro un foro circolare con all’interno parte del fondo di un’anfora leggermente concava così si recuperava tutto con un mestolino fino all’ultima goccia. Le vasche erano intercomunicanti, come grandi silos,  cosi quando una era piena il mosto passava nell’altra. La cella vinaria invece era seminterrata e disposta a nord anche per evitare (come raccontano Catone e Vitruvio) che il caldo sciupasse la fermentazione..

Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento segnaliamo il sito www.arkecultura.com

Ci sono poi pubblicazioni tecniche e specialistiche. Inoltre ci si potrà iscrivere all’associazione interagendo con foto, segnalazioni, interventi nel forum. L’iscrizione all’associazione (presieduta da Filippo Maria Arcaleni) è assolutamente gratuita. L’obbiettivo è raccogliere ogni indizio utile alla salvaguardia storica e culturale della nostra valle, definita “valle museo”. Valorizzare reperti e ritrovamenti nei loro luoghi naturali servirebbe cosi a riportare nei cittadini quell’interesse necessario a rianimare una coscienza storica che oggi è purtroppo affievolita.

Ricordiamo inoltre che i lavori di scavo sono durati 20 anni, diretti dal Prof. Braconi, docente di “Antichità Romane” presso l’Università di Perugia e responsabile scientifico degli scavi di Colle Plinio insieme al Prof. José Uroz Sàez dell’Università, e di studenti dei corsi archeologici. spagnola di Alicante.

Perugia, sotto la Cattedrale la Città Etrusca. sala 1

9 giugno 2010


Dal libro di Luciano Vagni Sotto la Cattedrale
raccolta testi e foto di Francesco La Rosa

Le opere di consolidamento per il ripristino di dissesti strutturali hanno portato alla luce in tre delle quattro pareti della stanza, grandi archi di travertino, alcuni dei quali fessurati, che mostrano un mondo nuovo, del tutto diversoda quello soprastante; mentre il locale superiore moatra caratteristiche medioevali e rinascimentali, la parte sottostante richiama quelle romane,e lascia intravedere che un eventuale proseguimento verso il basso può mettere alla luce elementi architettonici ancora più antichi. In mezzo alla sala sono stati rinvenuti due interessanti plinti eseguiti con conci di travertino semicircolari, messi a secco, ai quali è stata fatta una sottofondazione per lasciarli in situ nella stessa posizione dove si trovavano, nella funzione svolta,in passato,di sostegno a eventuali pilastri.

Musei di Norcia

11 ottobre 2009
norcia, piazza s. benedetto

norcia, piazza s. benedetto

ARCHEOLOGIA  DELLA VALNERINA IN MOSTRA A NORCIA


Il Circuito Museale Nursino nasce nel 2000 con l’inaugurazione della Mostra Archeologica Permanente “Norcia preromana e romana” presso il Criptoportico romano di Porta Ascolana. Si compone attualmente di due strutture museali a breve distanza l’una dall’altra all’interno della città: il Museo Civico e Diocesano, riaperto nel 1996 all’interno della Castellina, in piazza S. Benedetto e il Criptoportico romano di Porta Ascolana, in via Roma.

LA CASTELLINA

La Castellina è architettonicamente e storicamente un prestigioso edificio cinquecentesco, la residenza fortificata dei governatori apostolici che amministravano a Norcia la giustizia per conto dello Stato Pontificio, edificata per volontà del Pontefice Giulio III per garantire alla Chiesa un maggiore controllo sul Comune di Norcia che vantava un governo di tipo repubblicano. Del progetto fu incaricato Iacopo Barozzi da Vignola che il 28 Agosto 1554 ne tracciò, sul posto, la pianta, inglobando al suo interno il Palazzo del Podestà, quasi del tutto demolito, e la Pieve di S. Maria Argentea, ricostruita poco oltre.

Il fortilizio è quadrato con bastioni angolari fortemente scarpati. Da piazza S. Benedetto, attraverso un elegante portale bugnato e un controportale si accede ad un cortile porticato su cui si aprivano le cancellerie civile e criminale, le scuderie, i quartieri della guarnigione e le carceri, mentre al piano superiore trovava posto la residenza del governatore. Oggi la Castellina, oltre a varie mostre temporanee, ospita il Museo Civico e Diocesano, la Collezione Massenzi e la Mostra Archeologica “Partire per l’Aldilà”.

MUSEO CIVICO E DIOCESANO

Il museo riunisce opere d’arte provenienti dal territorio (arredi sacri, affreschi, dipinti su tela o tavola, sculture policrome lignee o in pietra, terracotte invetriate) di proprietà ecclesiastica e comunale,  databili tra XII e XVIII sec. Notevole la Croce proveniente dalla fraz. di Campi firmata da Petrus  Pictor e datata 1212 o 1241 o la grande pala di Antonio da Faenza (Madonna col Bambino e Santi Francescani, tempera su tavola, 1519) proveniente dall’ex Chiesa dell’Annunziata. A Giovanni Dalmata si deve un gruppo di sculture in pietra (Madonna col Bambino e  i SS. Giovanni Battista ed Evangelista, 1469) che decoravano l’altare della “Madonna della Palla” della Chiesa di S. Giovanni, mentre è attribuito a Luca della Robbia il raffinato gruppo dell’Annunciazione, in terracotta invetriata, realizzato per  la Chiesa dell’Annunziata agli inizi del 1500.

COLLEZIONE MASSENZI

La raccolta archeologica e storico-artistica, tra le maggiori collezioni private dell’Umbria, è giunta a Norcia grazie alla generosità del suo donatore, il Cavaliere Evelino Massenzi. Di rilevante importanza storico-archeologico-artistica la collezione archeologica si segnala per la notevole omogeneità culturale e per la consistenza del materiale che la compone: vasi etruschi e greci e in minima parte magno greci, per lo più di VII-VI sec. a.C. ma anche di epoca classica ed ellenistica (V- I sec. a.C.) consentono di ripercorrere la storia della ceramografia etrusca e greca dall’VIII sec. a.C. fino all’età romana. Tra i materiali meritano menzione un’anfora in bucchero di quasi un metro di altezza di produzione chiusina, alcuni vasi attici a figure nere e rosse, uno skyphos (coppa profonda con due manici) falisco e un cratere a colonnette di fabbrica volterrana con raffigurazioni di ambito dionisiaco. Tra le opere d’arte della donazione che il Comune ha la fortuna di possedere una splendida statua in terracotta policroma raffigurante l’Annunciata, attribuita allo scultore senese Jacopo della Quercia, databile intorno al 1410.

MOSTRA ARCHEOLOGICA PERMANENTE “PARTIRE PER L’ALDILA”

Realizzata grazie ai generosi contributi del Rotary Club Norcia – S. Benedetto e di archeonursia, la mostra rende fruibili al pubblico rilevanti materiali rinvenuti a partire dal 2001 nei pressi di Norcia in tombe a fossa, cassone e a camera, databili tra IV e I sec. a.C., che documentano la ricchezza e la prosperità di Nursia (il nome latino di Norcia) al momento della sua romanizzazione.

CRIPTOPORTICO ROMANO DI PORTA ASCOLANA

Dell’antico centro sabino sono esposti gli interessanti  reperti portati alla luce in loc. Campo Boario, nei pressi delle attuali mura urbiche, relativi a un villaggio di capanne di IX-VIII sec. a.C e a una necropoli di VI-III sec. a.C., una delle numerose importanti necropoli dislocate intorno alla città. Con la conquista romana della sabina (290 a.C.) il municipio di Nursia riceve un assetto urbanistico elegante e monumentale ancor oggi evidenziato dalla presenza di un criptoportico ubicato nell’area del foro della città antica, visitabile all’interno della Mostra.

PER INFORMAZIONI:

Orario di apertura: 1 Novembre-30 Aprile 10-13; 15-17 (Lunedì chiuso); 1-31 Ottobre; 1-31 Maggio 10-13; 16-18 (Lunedì chiuso); 1 Giugno- 30 Settembre 10-13; 16-19,30

tel.-fax. 0743/817030, www.artenorcia.net; e-mail info@artenorcia.net

Servizi al pubblico: Bookshop, visite guidate, laboratorio didattico, accessi facilitati