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Il borgo di Casalalta come luogo dello Spirito

27 ottobre 2009

marinella temperoni

di Francesco La Rosa

Incontro con  Marinella Temperoni in una casa che ricorda le tradizioni popolari contadine

Solo la passione di una donna speciale poteva ipotizzare di trasformare una piccola casa nel Borgo di Casalalta in un museo della tradizione popolare e contadina. Raccogliendo e classificando con grande amore e precisione oggetti appartenuti a Mario e Giuseppe Temperoni, e che venivano utilizzati per lavorare la campagna. Arredi che sono appartenuti alla sua famiglia e che ci vengono restituiti nella loro orginale bellezza e che contribuiscono ad arricchire di fascino questa singolare abitazione.

Non grande ma sufficiente ad ospitare cinque  persone comodamente, anche grazie al conforto del piccolo camino alla parete che si fa  ammirare intatto come ai tempi più belli.

Si espone civettuolo con i due alari in ferro battuto che venivano anche utilizzati come scaldavivande e con la pignatta ferrata  al centro che serviva a cuocere i legumi, le teglie di coccio di grande spessore usate un tempo per la preparazione della tradizionale torta di Pasqua.

Accanto al camino un prezioso arcolaio/filatrice in legno di fine ‘800 ancora perfettamente funzionante e che veniva usato per filare la lana, ed una macchina da cucire inizi ‘900 che ospita sul suo piano di lavoro cinque ferri da stiro di cui uno in ghisa, il più antico, riscaldabile a contatto diretto con la fonte di calore. La camera da letto costruita in “baldone” fine ‘800 con decori in madreperla sulla testata e impreziosita da lenzuola in cotone ricamati a mano.

Ma chi è Marinella Temperoni?

Un passato trascorso prima a scuola come maestra, medico mancato, ha voluto  affrontare il mondo della salute applicandosi per lunghi anni come infermiera all’ospedale di Perugia ed oggi si mette a disposizione delle persone affette da malattie della pelle utilizzando in particolare le tecniche fitotematiche apprese all’Università di Perugia. Due matrimoni, già mamma e nonna, riesce a mantenere lo spirito degli anni più belli rimanendo un forte punto di riferimento per familiari e amici, e pur non sentendosi mamma-chioccia, è riuscita a trasmettere ai propri figli la determinazione e la capacità di decidere della propria vita.

A guardare la sua figura apparentemente esile, traspare nettamente la sua grande capacità di amare e donarsi, amore che emerge prepotente anche attraverso i racconti,  pubblicati da Tirus Editore, dove viene esaltata la sua umanità ed il rapporto fra le persone, compreso l’ultimo “Il pane di Marinella” un insieme di ricette e suggerimenti per il recupero del pane raffermo  con metodi usati nei secoli scorsi.

Pur proveniente da una famiglia profondamente religiosa ha voluto percorrere fino in fondo la strada dell’ateismo nel tentativo di dare un valore alla propria vita materiale come la ricerca del benessere personale ed il possesso di beni.

Ma raggiunta la soddisfazione dei bisogni primari si accorge che forse non è quello che desiderava veramente, sentendo i risultati raggiunti totalmente estranei alla sua realizzazione come essere umano e anche come donna. Comincia cosi un percorso di introspezione accompagnato da un forte richiamo verso le proprie origini spirituali e che lentamente ma in maniera inesorabile la porta a riflettere sui momenti vissuti facendo venire a galla tutti gli insegnamenti compresa la testimonianza della propria vita dedicata all’Essere Superiore.

La consapevolezza di aver ritrovato la capacità di parlare con Lui la rende entusiasta per le piccole cose belle che la circondano e che riescono a dare un senso al suo futuro.

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