Posts Tagged ‘asl’

ASL: per riorganizzazione intende taglio di stipendi agli infermieri

12 marzo 2014

In data odierna, la direzione asl 1 dell’Umbria ha convocato le OOSS, per discutere del processo di unificazione delle due aziende sanitarie.
Come al solito il Direttore convoca le parti alle ore 12, proprio per ribadire che non vi sarebbe margine di discussione, in quanto la direzione anche stavolta avrebbe già deciso da sola tutto. (more…)

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Dopo i Punti nascita chiuso anche lo storico CENTRALINO DELLA ASL A PERUGIA

22 gennaio 2014

La ASL 1. ad un anno della sua unificazione, non ha pensato minimamente a riorganizzare l’azienda togliendo figure dirigenziali doppie, o consulenti di troppo, ma togliendo i servizi ai cittadini. Mentre le liste di attesa diventano sempre più lunghe e i RAO non riescono a fornire (more…)

L’incredibile storia del Maresciallo Marco Diana

1 agosto 2013

“Non riesco a capire perché debbano accadere queste cose”.

Marco Diana

Marco Diana

Marco Diana quando pronuncia queste parole è fuori di sé. L’aver indossato la divisa con onore e fedeltà è costato tantissimo al maresciallo dei Granatieri di Sardegna, che dopo aver servito il suo Paese in molte contrade del mondo è da tempo malato di cancro, una malattia che, secondo i medici, è stata causata dal contatto con uranio impoverito. La reazione del soldato è comprensibile, non riesce a comprendere perché l’Asl di Iglesias ha perduto per la terza volta i documenti che attestano il suo stato di salute. Documenti importanti, redatti dall’Istituto Europeo dei tumori diretto da Umberto Veronesi, senza i quali l’Azienda non può somministragli le terapie salvavita di cui ha bisogno. Senza quelle cure, ha calcolato Diana, non (more…)

Ospedale di Pantalla: AAA pazienti crcasi

4 maggio 2013

di Carmine Camicia

Mentre la riforma delle ASL in Umbria che ha previsto la riduzione delle ASL non ha avuto nessun effetto, poichè tutto è rimasto come prima, l’ospedale di Pantalla, che doveva essere la punta di diamante dell’azienda sanitaria territoriale, sembra che anch’esso non riesca a trovare la sua giusta (more…)

Nomina Direttori Aziende Sanitarie, tutto come prima…

27 dicembre 2012

Riceviamo e pubblichiamo

La Regione dell’Umbria nel decidere i Direttori generali delle 4 aziende Sanitarie, ha lanciato un segnale trasversale, facendo intendere che niente cambierà, e che la riduzione delle ASL   è solo (more…)

Foligno: le gatte non si possono sterilizzare perchè sono solo quattro.

12 luglio 2012

 LETTERA A GOODMORNINGUMBRIA

Un signore fa una segnalazione alla Asl veterinaria 3 di Foligno: una signora defunta ha lasciato orfane 4 gatte INCINTE. Al signore in prima battuta viene risposto che non è la asl a doversene (more…)

La Regione dell’Umbria, per ragioni sconosciute, esclude dalla concertazione sul riordino della ASL la FIALS dell’Umbria

30 maggio 2012

In questi giorni la Regione dell’Umbria terrà audizioni con le OOSS per proporre il progetto di riordino della ASL in Umbria. Nonostante le varie richieste di convocazione inoltrate alla Regione dalla scrivente segreteria, e nonostante che la FIALS sia firmataria di CCNL, partecipando a tutte le trattative Ministeriali e con l’ARAN, la Regione dell’Umbria preferisce escluderla dalla (more…)

UDC di Foligno, solo due Asl in Umbria? No grazie

14 aprile 2012

Il Comitato comunale dell’UDC ha dato formale mandato al consigliere comunale avv. Massimo Metelli di presentare un Ordine del Giorno di ferma contrarietà sulla ipotesi avanzata dalla Giunta regionale di riordino del comparto sanitario su due ASL. L’Udc di Foligno reputa questa soluzione assolutamente inadeguata sia sul piano organizzativo e funzionale sia su quello della economicità ma tesa solo ad un ulteriore e definitivo impoverimento della risposta sanitaria e dell’offerta dei sevizi ai cittadini dell’ampio comprensorio folignate e spoletino. Da tempo è in atto un tentativo di impoverimento dei servizi di questo comprensorio rispetto al quale l’UDC si opporrà con ogni determinazione. Di fronte ad un presidio ospedaliero integrato, Foligno e Spoleto, che offre e non da oggi risposte soddisfacenti e perfino concorrenziali con quelle del capoluogo di regione, una riorganizzazione cervellotica e accentratrice delle ASL, rischia di vanificare tutto quello che con anni di lavoro e capacità professionale non solo degli amministratori ma soprattutto di tutto il personale medico e non, si è riuscito a guadagnare. L’UDC di Foligno chiede con forza l’impegno da parte della maggioranza e di tutto il Consiglio comunale ma anche dei consigli comunali di tutte le città del comprensorio, una forte e determinata presa di posizione per evitare un’altra grave e forse definitiva mortificazione. Si chiede al PD e ai partiti di sinistra di abbandonare difese d’ufficio nei confronti di una maggioranza regionale alla deriva e particolarmente confusa e di assumere con decisione la difesa delle ragioni dei cittadini di Foligno e del comprensorio.

 

L’economia umbra tra l’incuria delle istituzioni e i rischi dell’illegalità

6 aprile 2012

di Darko Strelnikov

Più che proposte sembrano depliant delle offerte speciali. 2+2, 1+1 diviso due, 3+1. La riforma sanitaria umbra va avanti così, a numeri che nascondono esigenze conservative di carattere territoriale. Una sola Asl e Una sola Azienda, che sarebbe l’ipotesi più auspicabile, viene da Perugia, il due asl più due aziende da Terni e il tre Asl più un’azienda da Foligno. Non c’è bisogno di spiegare niente, la matematica parla da sola. Ma mentre nel Palazzo si gioca al totosanità, in maniera trasversale, là fuori infuria la crisi. I dati sono pessimi per non dire catastrofici, il declino è evidente. Eppure le istituzioni, al di là dei soliti documenti che non portano niente in tavola, non hanno mai dato l’impressione di voler giungere a soluzioni unitarie, per provare a dare qualche risposta convincente. Non solo; si continua a favorire, come abbiamo fatto notare più volte, megainiziative edilizie e commerciali senza valutare quale impatto potrebbero avere sull’economia reale. L’Assessore all’urbanistica del Comune di Perugia Valeria Cardinali ci informa puntualmente, quando parla dell’insediamento di Ikea e di Decathlon , delle decine di posti di lavoro che porteranno. Ma non si cura di verificare quante persone mandano a spasso queste nuove iniziative. Le darò una mano. In Umbria nel 2011 c’è stato un saldo negativo tra imprese commerciali nate e quelle morte di 887 unità. Sono rimasti a casa circa 1000 lavoratori, senza considerare la sorte dei titolari. E non si tratta solo di piccoli negozi, ma anche di grandi catene commerciali. Del resto il balzo dell’88% della cassa integrazione in un solo mese, vorrà pur dire qualcosa. E questa moria favorisce un fenomeno che ormai è visibile anche al viandante di strada. Negozi che chiudono e riaprono in continuazione, alimentando sospetti di operazioni che potrebbero anche aver a che fare con la malavita organizzata. I posti “chiacchierati” dal popolino, che nella sola Perugia ammontano a qualche decina, sono in continuo aumento e investono ormai la maggioranza dei quartieri. E la situazione non può che peggiorare. La diminuzione sensibile del potere di acquisto di stipendi e pensioni porta all’inevitabile contrazione dei consumi (il 5% il dato ufficiale, il 10% quello percepito) e quindi a nuove difficoltà per il settore del commercio. L’impoverimento è destinato ad aumentare. Stavolta, a differenza degli anni 80, non ci sarà la mano del pubblico a salvare la baracca. Gli ammortizzatori sociali finiranno presto, il pubblico impiego, la mucca dell’Umbria, e gli investimenti degli enti continueranno ad avere inevitabili e pesanti contrazioni, il nuovo lavoro è poco più di un auspicio. Che senso ha quindi mettere in programma l’apertura di un grande centro commerciale al mese? Stesso discorso per l’edilizia. Si continua a costruire dappertutto. Ma per chi? E soprattutto a quale scopo visto che l’invenduto continua pericolosamente ad accatastarsi, raggiungendo cifre percentuali notevoli. E, sembra, che sia in crisi, nonostante al diminuzione dei prezzi, anche il mercato degli affitti. Insomma se non c’è fame di case, perché moltiplicare i palazzi? E anche qui il sospetto, suffragato purtroppo anche da qualche indagine, che la malavita abbia un qualche ruolo, non pare essere frutto di uan visione puramente fantascientifica. Anzi i più maligni sostengono che, dal terremoto in giù, la pratica del riciclo sostenga una fetta, nemmeno tanto marginale, dell’economia di questa regione. Ma al di là di questi allarmi, la cui autenticità è tutta da provare, la verità è che si va ancora per megacostruzioni e che un progetto generale di recupero edilizio, soprattutto dei grandi centri storici, non ha preso ancora piede. Oltre che evitare il consumo di territorio, il recupero ha costi inferiori delle nuove ostruzioni e invoglia di più ad investire i risparmi delle famiglie sul miglioramento delle loro abitazioni. Del resto lo spopolamento dell’acropoli di Perugia è avvenuto anche per la mancanza dal dopoguerra in poi di programmi di questo tipo. La fatiscenza delle vecchie abitazioni determinò la fuga verso i quartieri popolari. Ho citato questi due esempi per dire che la politica, di fronte ad una situazione che va sempre più peggiorando, non è stata in grado di produrre innovazione, di costruire riforme condivise che recuperino risorse necessarie ad investire nel territorio. Si continua ad esercitare la più pericolosa delle pratica in tempo di difficoltà, quella del vivere alla giornata. Da questo mese gli effetti dei provvedimenti governativi cominceranno a farsi sentire. Tra Irpef, Imu, Tia e compagnia bella andrà in onda una stangata che peserà per qualche migliaio di euro a famiglia. In cambio i cittadini avranno meno servizi e nessun beneficio. Alla lunga, se la politica non è in grado di produrre una svolta, la sfiducia negli amministratori locali aumenterà e potrebbe anche sfociare in aperta contestazione. Ed è questa la minaccia che pesa sopra i secondi mandati. Possibile che gli attuali amministratori umbri non capiscano che occorre trovare, e dire alla svelta, un’alternativa al pericolosissimo status quo di oggi. E questo è compito della politica. Quelli che governano ora, continuando a vivacchiare, rischiano di finire sotto un cumulo di macerie. A meno che non imbocchino decisamente la strada della discontinuità con il passato. Ma scaricare, in un baleno, un intricato sistema di potere e di relazioni sociali, consolidatosi in un ventennio, pretende che in campo ci siano dei capitani coraggiosi. E quella è merce che, per adesso, non si trova nel mercato della politica umbra; kipling si rassegni.

strelnikov.d@libero.it

Assegno di cura ai disabili, la Regione si muove, è la volta buona?

11 gennaio 2012

La Regione ha già chiesto alle Aziende sanitarie locali di provvedere all’erogazione degli assegni di sollievo per i malati di ‘Sla’, per la quale sono necessari criteri inoppugnabili che garantiscano equità e soddisfacimento dei bisogni effettivi in ogni ambito territoriale”. È quanto sottolinea la Direzione regionale Salute e Coesione sociale, ricordando di aver provveduto, con atti deliberativi e varie note indirizzate alle Asl a definire le tipologie di assegno e i criteri valutativi da adottare da parte delle Unità di valutazione multidisciplinare per l’individuazione dei soggetti affetti da malattie dei motoneuroni ed in particolare da “Sla” beneficiari dell’assegno di sollievo. “Con l’ultima nota inviata ai Direttori generali delle Asl – si rileva – in attesa dell’effettiva ripartizione dell’annualità 2011 del Fondo per la non Autosufficienza, già accreditata alla Regione Umbria dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, si è chiesto di provvedere immediatamente all’erogazione degli assegni di sollievo, secondo i criteri di valutazione individuati, il cui rimborso avverrà da parte della Regione alle Asl su rendicontazione trimestrale, e di fornire i dati relativi all’erogazione dei primi tre mesi perché siano orientativi per l’individuazione dei criteri di ripartizione”.

nota di redazione: Bene, aspettiamo una  sollecita risposta dalle Aziende Sanitarie Locali

Firmata la convenzione tra l’Azienda Ospedaliera e la ASL 2 per l’attivazione dell’unità di degenza Pschiatrica

8 ottobre 2011

A distanza di 4 mesi, finalmente è stata sottoscritta e  pubblicata la convenzione tra l’Azienda Ospedaliera e la ASL 2 per  l’attivazione dell’unità di degenza Pschiatrica (SPDC) Dopo tanti mesi di attesa, la convenzione penalizza fortemente i cittadini, in  quanto vi è un vistoso ridimensionamento dei posti letto che passano da 16 ad 8 cioè  dimostrando ancora una volta lo scarso interesse della Regione  dell’Umbria per gli Ammalati Psichiatrici. Anche i Dipendenti della ASL 2 , a seguito della convenzione sono penalizzati,  perché pur rimanendo dipendenti ASL, l’intera responsabilità igienico,  organizzativo e amministrativa è dell’Azienda Ospedaliera, ed i Dipendenti  oltre ad indossare la divisa senza il logo ASL, devono timbrare all’orologio  dell’azienda ospedaliera, con tutte le conseguenze negative, poiché le due  aziende hanno distinti centri di costo.  Dalla convenzione, in termini commerciali, sembra che la ASL 2 abbia svenduto
un servizio forse scomodo ed impegnativo, e l’Azienda Ospedaliera, pur  accettando tali incombenze cerca di scaricare all’SPDC anche le prestazioni di  Pronto soccorso Psichiatrico, utilizzando personale Infermieristico ed OSS  assegnati all’SPDC. La FIALS, chiederà alla Regione un impegno maggiore per la Psichiatria, perché  risparmiare non significa aumentare i Ticket sulle prestazioni sanitarie e  tagliare i posti letti e le risorse umane.

La segreteria FIALS

GIGLIOLA ROSIGNOLI SOSPESA DALLA ASL 3

20 settembre 2011

La decisione di sospendere dall’incarico Maria Gigliola Rosignoli, direttrice dell’Asl 3 di Foligno indagata nell’ambito dell’inchiesta «Sanitopoli» della procura di Perugia, è stata presa lunedì pomeriggio dalla giunta regionale.

L’UMBRIA CHE SMENTISCE BERSANI

27 luglio 2011

di Ciuenlai

Riforme da fare, costi della politica da diminuire, sistemi di potere da abbattere ecc. Ne parlano in tanti , ma poi quando si passa dalle parole ai fatti la conservazione la fa da padrona. E allora le dichiarazioni, piano piano, cambiano di tono : non è vero che le Asl sono troppe, gli Ati servono, le aziende pubbliche sono una risorsa per il territorio, le agenzie vanno bene così, le indennità sono tra le più basse d’Italia (ma le più alte del centro), i direttori sono necessari ecc.

C’è un ceto politico, che (a parole) si dichiara riformatore, prima, dopo e durante i pasti, ma, concretamente, non riesce o peggio non vuole cambiare niente, nemmeno la carta intestata del suo ufficio. Tutto (salvo qualche ritocco di facciata) rimane immutato, immobile, fermo. Sembra quasi che al di fuori di questo “sistema” , chi governa non riesca a sopravvivere. Le relazioni, il controllo degli apparati pubblici e di quello che gli gira intorno, paiono essere gli unici o i principali elementi che interessa salvaguardare. E così il nostro “palazzo” continua imperterrito a dare segnali sconfortanti e per di più, in controtendenza, rispetto al dibattito in corso.

Non c’è quindi da meravigliarsi se il riassetto di Giunta regionaloe avvenga ancora nella più classica delle spartizioni da manuale Cancelli tra le varie componenti del Pd. Come avevamo scritto qualche mese fa Tomassoni va alla sanità e Riommi “il ritorno” si piazza all’economia. E non c’è da meravigliarsi se nella vicina Foligno una dirigente della sanità indagata nell’ambito della cosiddetta “Sanitopoli”, attribuisca, come se niente fosse, un incarico pesante ad un’altra funzionaria indagata nella stessa inchiesta. E’ normale. Tanto normale che la Presidente della Regione, a caldo, ha derubricato il fatto come una questione interna alla Asl 3. Quasi fosse un’ estranea, quasi non la riguardasse, lei che, fino a ieri, era anche assessore alla sanità.

La bufera che infuria sul Pd, non li sfiora, non li coinvolge, non provoca alcuna riflessione. Qui non esiste “una questione morale” e qui non si fanno “passi indietro”. E’ così che l’autocritica di Bersani ha trovato in Umbria la sua più clamorosa smentita.

Dibattito in Giunta ma la nomina di Walter Orlandi era già decisa, imbarazzo in Consiglio Regionale

14 luglio 2011

Sandra Monacelli

di Sandra Monacelli, capogruppo Udc – Casini

La questione dei criteri per le nomine dei direttori generali e dei primari, dopo aver patito un iter travagliato, subisce oggi un’improvvisa forzatura da parte della Presidente-Assessore, che sbiadisce i contorni dell’acceso e lungo dibattito in Consiglio, ridotto così a teatrino politico. La nomina di Walter Orlandi era già in tasca, una settimana prima che l’atto venisse licenziato dal Consiglio regionale, indipendentemente dal suo esito.

Probabilmente il fatto che il disegno di legge, rispetto al testo presentato dalla Giunta, abbia subito modifiche inaspettate per la stessa proponente, deve aver indotto la Presidente a tenere pronto un piano B. Ma allora che senso aveva portarlo all’attenzione del Consiglio, il quale dopo un ampio dibattito aveva indicato degli input ben precisi persino da parte delle forze di maggioranza, per poi disattenderli il giorno dopo? Perché si è voluta consumare questa farsa, con molti attori interni alla coalizione stessa che governa? L’atto di nomina di Orlandi, a questo punto, si configura come un vero e proprio tentativo di calpestare l’azione del Consiglio, ponendo enormi difficoltà in futuro nei rapporti con la Giunta.

Sin dall’inizio del dibattito avevo già avuto modo di affermare come la politica deve esercitare appieno il suo ruolo nel gestire le sorti della sanità umbra, riconoscendo e premiando i principi di qualità e merito, assumendo in pieno tale responsabilità all’interno però del margine di arbitrio che la classe politica deve avere nella selezione dei manager. La possibilità di mantenere un dirigente, se meritevole, o di sostituirlo in caso di valutazione negativa va dunque preservata. Non è in discussione la sostanza di questo principio, quanto la forma usata nella circostanza specifica. Ed in politica, si sa, la forma è sostanza!

Sono perfettamente cosciente dell’opportunità di affidare l’incarico di Commissario straordinario dell’Azienda Ospedaliera di Perugia “Santa Maria della Misericordia” al dott. Walter Orlandi, attuale Direttore generale dell’Azienda stessa, per “garantire nel modo più adeguato le esigenze di continuità gestionale al fine di definire nel merito l’assetto normativo e istituzionale del sistema sanitario regionale” come recita la delibera di Giunta n.744 del 05/07/2011, con “durata fino al 31/12/2012 per consentire allo stesso di realizzare gli specifici obiettivi in relazione ai programmi della Giunta regionale”. Il 16 luglio prossimo, infatti, scade il suo incarico, mentre sono in atto le procedure per la stipula di un nuovo Protocollo d’intesa fra la Regione Umbria e l’Università degli Studi di Perugia, processo che avrà necessarie ripercussioni sugli organi dell’Azienda, in virtù di una rivisitazione dei rapporti tra Servizio Sanitario Regionale e Università per rafforzarne la collaborazione, obiettivo che la Giunta intende raggiungere entro la fine del 2012. Le ragioni della nomina, dunque, ci starebbero tutte.

Quel che non convince è, ancora una volta, questa vecchia e logora dinamica delle nomine, che non evidenzia discontinuità rispetto alle gestioni passate e sforna stessi metodi.

La domanda da un milione di dollari è oggi: quale cambiamento è possibile realizzare, se gli apicali hanno sempre le stesse facce? Questo modo di operare sta travolgendo tutta la galassia che ruota attorno alla Regione, dalla sanità alle varie aziende (Arusia in testa…) e non fa purtroppo ben sperare circa la volontà di cambiamento di questa Giunta, guidata da una Presidente giovane e fresca di primo anno di mandato, dalla quale ci si aspetterebbe tutto tranne che la realtà umbra rimanga pressoché immutata.

Le inchieste giudiziarie, al netto di giudizi assolutori o di condanna, avrebbero dovuto indurre ad un energico cambiamento di passo e ad una vera discontinuità gestionale, di cui fino ad oggi non esistono che impercettibili tracce.

Auspico allora, guardando avanti, in riferimento alla situazione degli incarichi dei direttori generali, caratterizzata per la disomogeneità delle scadenze, come evidenziato dalla Giunta stessa, la quale ha espresso anche l’intento di riallinearle, progressivamente e compatibilmente con gli incarichi in atto, un profondo e sostanziale cambiamento: doveroso non solo per il rispetto verso il Consiglio, ma nei confronti degli umbri che lo aspettano con ansia!

Sandra Monacelli

Presidente gruppo consiliare

“Casini – Unione di Centro”

Assistenza didattica ai disabili perché bisogna andare al Tar per farsi riconoscere un diritto di legge?

18 novembre 2010

Laura Zampa

La Consigliera provinciale Laura Zampa, con delega ai progetti di integrazione nella scuola, torna sul delicato tema dell’assistenza didattica ai disabili. Come “previsto” nel suo intervento nel mese di agosto, l’esponente del Pd mette in risalto che iniziano a giungere sui quotidiani notizie riguardanti le sentenze dei TAR in merito all’assistenza didattica agli alunni ai quali l’ASL ha fornito una diagnosi funzionale di gravità. Il TAR della Campania con sentenza n° 17532/2010 ha accolto il ricorso contro il Ministero dell’Istruzione e  l’Istituto scolastico di provenienza, presentato dai genitori di un alunno disabile accertando il diritto del minore all’assegnazione di un numero di ore adeguato alla sua patologia. Il TAR della Sardegna con una sentenza depositata il 30 ottobre 2010 è andato oltre, riconoscendo ai minori anche il danno esistenziale. Si evidenzia che, nella nostra Regione, pur essendo state date numerose deroghe per il sostegno da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale nel mese di settembre, si sono poi levate da parte delle famiglie diverse richieste di aiuto. Ci si domanda quindi se effettivamente tutti i casi di disabilità grave abbiano avuto riconosciuto il loro diritto.

Non basta la legge per garantire il diritto? Debbono le famiglie per ottenerlo sobbarcarsi l’onere di affidare il proprio caso alla giustizia amministrativa? Eppure i genitori di “figli speciali” hanno già in tempo, economie, disponibilità ed amore e  molto da impegnarsi senza dover aggiungere altri affanni. Credo che la politica – afferma la consigliera – abbia il compito di sostenere queste famiglie e favorire che abbiano tutta l’assistenza scolastica che la Costituzione italiana, le diverse leggi del nostro ordinamento, molto all’avanguardia rispetto al resto d’Europa, e la convenzione dell’ONU, riservano ai figli.

Fiammetta Modena (PDL): “audizioni urgenti con i revisori dei conti delle Asl umbre”

21 ottobre 2010

Fiammetta Modena

“A fronte di una situazione di scarso controllo su bilanci, appalti, forniture e assunzioni che comincia ad assumere una fisonomia sistemica, è necessario che il Consiglio regionale eserciti la sua funzione di controllo sull’amministrazione e convochi ‘a tappeto’ i revisori dei conti della Asl umbre”. Così la portavoce dell’opposizione Pdl-Lega Nord, Fiammetta Modena  che aggiunge: “Le notizie odierne relative all’inchiesta sulla Asl, ormai uscita dai semplici confini di Foligno per allargarsi alle Asl di Città di Castello e Perugia, impongono una verifica a tutto campo da parte dell’Assemblea legislativa umbra”. Modena preannuncia l’invio di una richiesta formale al presidente del Consiglio regionale Brega, “perché si attivi al fine di disporre una serie di audizioni urgenti con i revisori dei conti delle Asl umbre”