Posts Tagged ‘ater’

Case popolari Ater, controlli della Guardia di Finanza

14 giugno 2013

Anche per rispondere alla crescente richiesta (si stima oltre 10.000) di alloggi pubblici,  saranno monitorati tutti i titolari del contratto di affitto delle case popolari per verificare se gli stessi sono legalmente aventi diritto. Incaricata dalla Regione anche la Guardia di Finanza per verificare tutte le dichiarazioni in (more…)

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A TODI REALIZZATI DALL’ATER UMBRIA 22 ALLOGGI A CANONE SOCIALE

25 febbraio 2012

Dopo l’apertura dei lavori a Marsciano per la costruzione di 8 alloggi, l’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale della regione Umbria ha ufficializzato, sabato 25 febbraio, la chiusura di due cantieri a Todi. Alla cerimonia per la fine dei lavori, che hanno portato alla realizzazione di 22 alloggi (12 nella frazione tuderte di Ponte Rio e 10 nel centro storico della città), da locare a canone sociale, erano presenti Alessandro Almadori, presidente dell’Ater Umbria, i membri del consiglio di amministrazione dell’azienda, Antonino Ruggiano, sindaco di Todi, Catiuscia Marini e Stefano Vinti, rispettivamente presidente e assessore alle politiche abitative della Regione Umbria. “Con questi 22 alloggi –dice  il sindaco di Todi – riusciamo a dare risposta  di sistemazione al 10 per cento dei richiedenti, che in complesso sono 140, in una situazione di disagio assurdo. Sono due interventi che rappresentano una boccata d’ossigeno per il nostro territorio”.

“La riqualificazione di immobili pubblici – ha spiegato Catiuscia Marini – rientra nella politica strategica di edilizia residenziale della Regione Umbria, per la quale abbiamo destinato risorse derivanti dallo sblocco dei Fas (Fondi aree sottoutilizzate)”. “In un quadro nazionale allarmante – ha concluso Stefano Vinti -, che ha azzerato le risorse per l’edilizia, la giunta regionale si è mossa per riformare il settore e per la salvaguardia del diritto alla casa. È in corso infatti la revisione della legge regionale sull’edilizia resideziale pubblica”.

CITTA’ FUTURA – E’ INACCETTABILE CHE COMUNE SVENDA LA NOSTRA STORIA

24 novembre 2011

Palazzo Manassei

In merito alla vendita dello storico palazzo “Manassei” intendiamo esprimere la nostra più completa e determinata contrarietà.  Consideriamo tale decisione frutto dell’inadeguatezza di chi ci amministra, la risposta all’emergenza del momento da parte chi è incapace di programmare una qualsiasi strategia per il futuro e dimostra così di amministrare alla giornata. Non ci importa se ci sarà detto che si era obbligati, costretti dalle circostanze e dalla crisi e che la vendita dell’antico palazzo sarà un caso unico o che alla fine l’acquirente sarà l’ATER, che ci rassicura sulla futura fruibilità pubblica di alcuni spazi come il chiostro… è il principio che non può passare! Ciò che oggi è pubblico perché d’indubbio valore storico monumentale spetta di diritto alla comunità. Ci auguriamo per questo che le tante altre autorevoli associazioni culturali ternane, i centri studi o i singoli riferimenti culturali della città prendano posizione e non facciano passare una simile operazione nel comodo silenzio. Crediamo che ciò che è pubblico, anche se oggi rappresenta un reale peso e problema perché in condizioni di forte stato di degrado, debba rimanere tale, difeso con i denti dalla tentazione di disfarsene; perché possibile risorsa per la città. Un monumento, un palazzo storico non può essere considerato alla stregua di altri beni di normale valore, alla pari di malandati appartamenti di cui è giusto che il bilancio comunale se ne liberi … ma un palazzo storico no, merita ben altra considerazione! Chi agisce così dimostra oltre ad ignoranza, di non amare questa città e di non rispettarne la sua storia. Oggi si procede alla vendita di Palazzo Manassei e la strada che potrebbe aprirsi è preoccupante, è per questo che simili ragionamenti vanno bloccati sul nascere (come nell’ipotesi di vendita dell’ex foresteria di corso Tacito!) Simili azioni possono portare di questo passo, con superficialità e pressappochismo, alla svendita, nella comunque comprensibile emergenza del bisogno, di tutto il patrimonio cittadino. La verità è che questa è una facile pratica, alternativa alla mancanza d’idee e all’incapacità di tagliare con coraggio i tanti sprechi e riformare una sempre più costosa macchina amministrativa. Troppo facile vendere per fare cassa, continuando a mantenere spese superflue che andrebbero tagliate. Nella città degli sprechi, molti sono sotto gli occhi di noi cittadini, ci si sbarazza di un bene così importante per la comodità di fare subito cassa ma anche perché politicamente e amministrativamente troppo impegnativo… che farci poi nel Palazzo Manassei? E allora meglio non considerarlo come possibile futura risorsa per la comunità, sarebbe troppo impegnativo per le meningi della classe politica di questa città tirare fuori uno straccio d’idea, di proposta (magari con l’aiuto e il coinvolgimento del privato!), troppo complicato e difficile attivarsi per recuperare qualche risorsa governativa o europea, meglio dunque che ci pensino totalmente altri soggetti e così arrendevolmente disfarsene. La politica così si alleggerisce di un bel peso ma la città umiliata perde un pezzo della sua storia.