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ANZICHE’ RIDURRE LE SPESE, SI SPREMERA’ LA GENTE

1 dicembre 2011

Non sembra avviata bene la linea del governo, se già in partenza si torna sulle scelte vessatorie d’imposizione fiscale. Già l’ultimo esecutivo retto da Silvio Berlusconi era venuto meno agli impegni ferrei che il Cav amava esternare, di non mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Viceversa, aveva pensato bene, sia con il federalismo fiscale, sia con le manovre della scorsa estate, di tartassare i contribuenti, vuoi con la mano libera concessa agli enti locali (che, infatti, stanno sbizzarrendosi nell’incrementare la tassazione o nell’applicarne di nuova, bussando sempre a rinnovate richieste), vuoi direttamente. Adesso, il tecnico Mario Monti pare intenzionato, a giudicare tanto dalle dichiarazioni ufficiali quanto dai segnali che arrivano dai palazzi romani, a percorrere la medesima strada. Non pochi settori del Pdl, a tacere della Lega, hanno già avvertito il pericolo e fiutato i tentativi di accomodamento avanzati dai vertici del partito. Le reazioni esternate dal popolo azzurro in rete sono state ancor più nette. Il pericolo è stato avvertito e denunciato, pur con alcuni distinguo, dai quotidiani del centro-destra, con l’eccezione del Tempo, passato al sostegno del gabinetto d’impegno nazionale. Quel che si chiede ai tecnici, e che i politici (primo imputato: Giulio Tremonti) non sono stati in grado di fare, è la riforma fiscale. Una riforma che faccia scemare il peso abnorme e razionalizzi il comparto, affinché il fisco sia più razionale, più semplice, più stabile e, in una parola, più civile. Non sembra, invece, che Monti intenda agire diversamente da quanto svolto, o non svolto, dai suoi predecessori: Berlusconi come presidente, Tremonti come titolare responsabile. E non ci si discosta dalla linea, perdente, finora seguita, perché non si vuol prendere atto che il debito pubblico immane è stato determinato dalla dilatazione della spesa pubblica. Fin quando si procederà nell’attribuire alla mano statale, regionale, locale, compiti che debbono essere lasciati ai privati, si dovrà procedere a sempre nuove imposizioni. Fin quando non si sopprimeranno gli enormi compiti assegnati allo Stato sociale, questo leviatano continuerà a nutrirsi: se non potrà più farlo come prima attraverso l’indebitamento, vorrà farlo succhiando direttamente la ricchezza dei cittadini. Poiché i tecnici non osano dire simili elementari verità, paurosi di essere denunciati per attentato al cosiddetto “welfare”, e men che meno oseranno praticare le ricette conseguenti, continueremo a subire l’espropriazione dei frutti del nostro lavoro. Quasi certamente, in misura ancora maggiore. Il nuovo governo si annuncia dunque come prima, peggio di prima.

Marco Bertoncini –  Italia Oggi