Posts Tagged ‘bianchi’

Arte: I Mesi e le Stagioni Mostra Personale di Gianfranco Bianchi a Gubbio

29 marzo 2018

biSedici opere dell‘artista Gianfranco Bianchi, che simboleggiano lo scorrere del tempo attraverso i dodici mesi e le quattro stagioni, saranno esposte alla Chiesa di S. Maria dei Laici di Gubbio dal 7 al 29 Aprile 2018, a cura dell‘Associazione Culturale La Medusa.
Inaugurazione: sabato 7 Aprile alle ore 18.30 – Ingresso libero

La poetessa Monica Petroni presenterà il trailer realizzato per l‘uscita del suo DVD, contenente 11 videopoesie tratte dal suo libro “Il Buio nell‘Anima”.

Monica Petroni tornerà sabato 14 alle ore 17.30 per la proiezione delle video-poesie e la presentazione del suo nuovo libro “Effetto Domino”.

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Arte a Città di Castello, mostra di CARLO ZAULI “I BIANCHI”

7 aprile 2015

ZauliVerticale (1)La personale sullo scultore faentino Carlo Zauli, comprende una selezione di opere scultoree in grès ceramico realizzate dall’artista  durante oltre vent’anni, dagli anni ’60 sino alla metà degli anni ’80.

Un nucleo di circa 25 pezzi tra sculture medio-grandi, da sempre considerate fra le maggiormente rappresentative della produzione artistica dello scultore.

ATLANTE Soc. Cooperativa
Via Vittorio Emanuele Orlando 24/bis
Città di Castello PG
Tel e Fax 075 3721525
www.atlantecooperativa.it

 

Discariche a Città di Castello, il Nuovo Comitato Belladanza non si ferma, pronti a bloccare l’ampliamento .

19 ottobre 2013

riceviamo e pubblichiamo

A malincuore, il Nuovo Comitato per Belladanza, rende noto a tutta la cittadinanza tifernate che il Tar dell’Umbria con sentenza 497/2013 ha respinto il ricorso nel quale il comitato chiedeva l’annullamento della delibera di adozione (more…)

DISCARICA DI BELLADANZA: IL TAR RESPINGE IL RICORSO DEL COMITATO

16 ottobre 2013

Con la sentenza 497/2013 il Tar dell’Umbria ha respinto il ricorso presentato dal Nuovo Comitato per Belladanza, rappresentato dalla presidente Silvia Bianchi,  nel quale si chiedeva l’annullamento della delibera di adozione del Piano dei rifiuti, votata nel 2012 all’unanimità dall’Ati n.1, l’atto su cui si fonda la gara di prossima pubblicazione per l’affidamento del servizio. Nelle motivazioni il Tribunale ha (more…)

LIBRI:Recensione: “La Fisica di Dio” di Sabato Scala – Fiammetta Bianchi

25 aprile 2012

di: Diego Antolini – Thexplan.net

Si tratta di un libro che, per quanto gli autori si siano impegnati nel rendere la lettura il più comprensibile possibile a tutti, tratta concetti molto complessi, seppur di estremo interesse sociale. Si perché con il tentativo di unificare la Teoria della Relatività di Einstein (valida per la struttura del Macrocosmo) e la Teoria dei Quanti di Schroedinger, Planck, e Heisenberg (valida per le strutture del Microcosmo) con la Teoria Neurale dell’Universo pensante e Creatore, in pratica si tenta di spiegare le origini dell’Uomo. Non a caso il volume si apre con il Maestro dell’Inconscio Collettivo Carl Gustav Jung, collegando l’idea dell’atomo con il concetto dell’archetipo. Per chi possiede una conoscenza di base delle discipline alchemiche e della simbologia esoterica, molti spunti trattati dagli autori suoneranno comprensibili a livello concettuale (sul piano prettamente matematico è un discorso riservato ai soli matematici). In ogni caso all’inizio e alla fine di ogni capitolo gli autori hanno inserito delle “guide” per facilitare la lettura: una bussola che introduce l’argomento che sarà poi sviluppato nelle pagine successive; e una sintesi che riassume per punti quanto appena esposto. La tesi che gli autori propongono muove dalla Mass Theory di Burkhard Heim, una Teoria del Tutto che considera la presenza, al di fuori della nostra realtà fisica dello Spazio-Tempo, di almeno altre tre variabili “invisibili”: Spazio delle Strutture, Spazio delle Informazioni, Spazio della Mente di Dio. Tali variabili vengono rappresentate a “cascata”, dove l’una si sovrappone all’altra e comunicano attraverso particelle visibili (fotoni) e invisibili (gravitofotoni). Tale sistema a piani ha fatto parte della concezione cosmologica di Celti e Maya sin dall’inizio della loro cultura. Gli autori sviluppano tale teoria per concepire il nostro Universo come una proiezione olografica di una matrice che “vibra” negli spazi al di fuori della nostra realtà. Tale matrice è stata quantizzata da Heim nell’unità minima indivisibile chiamata Metrone, che ha una struttura poliedrica vibrante e, soprattutto, neurale. Ecco quindi che l’Universo Olografico Quantizzato si pone come una Mente Suprema (nello spazio riservato a “Dio”) che proietta informazioni e strutture che poi si condensano nella nostra realtà fisica come materia. Materia che a questo punto, secondo la teoria degli autori, diviene illusoria, e non può non tornare alla mente il famosissimo Mito della Caverna di Platone con le sue Ombre e le sue Idee. Nell’ambito dell’aspetto neurale della “Materia Olografica”, da notare l’interessante descrizione di come il gravitofotone arriva al nostro cervello e ai neuroni attraverso il biofotone sui “binari” della Tubolina, e di come solo in condizione di Gel essa possa ricevere input che trasforma in informazioni. Ma a cosa porta questa “Mente di Dio” in un Universo dominato dalla legge entropica del Caos? […]

La recensione integrale può essere letta su:

http://www.thexplan.net/Rubriche/recensioni/unoinfinito_lafisica.htm

 

Santa Maria dei Laici (o dei Bianchi), il “gioiellino” di Gubbio riapre le porte

13 aprile 2012

Riaperta al pubblico la chiesetta di Santa Maria dei Laici, detta dei Bianchi, all’angolo tra via Piccardi e la ‘loggia dei tiratori’ in piazza Quaranta Martiri, domenica scorsa, otto aprile, in occasione della giornata di Pasqua. La riapertura, dopo la pausa invernale, è stata però solo una prova generale, date anche le condizioni meteorologiche non particolarmente favorevoli. La riapertura ufficiale della Chiesetta sarà invece posticipata all’ultimo fine settimana di aprile, in occasione dell’esposizione delle opere in ceramica a lustro del gualdese Paolo Rubboli (info su http://www.roccaflea.com ). La struttura sarà poi aperta tutti i fine settimana, dal giovedì alla domenica, più festivi, dalle 10.30 alle 13 e dalle 15 alle 18, ingresso a offerta di due euro, un euro il ridotto, entrambi daranno diritto alla riduzione sul biglietto per la visita del Palazzo del Bargello e del Museo Diocesano, in via Federico da Montefeltro, adiacente al Duomo.

La costruzione della chiesetta dei Laici risale alla seconda metà del XIV secolo, quando la Confraternita dei Bianchi ottenne della terra dal Comune e vi edificò la prima struttura, che nei secoli successivi ha subito diverse opere di ampliamento e restaurazione, come l’aggiunta dell’ospedale e della sacrestia, in particolare risalenti al barocco, fino ad oggi, passata sotto la gestione amministrativa della Associazione Onlus del Polo museale di Gualdo Tadino, Museo dell’Emigrazione Pietro Conti.

La Confraternita dei Bianchi, anche detta dei ‘Disciplinati’ o dei ‘Battuti Bianchi’ – per via della lunga tunica candida (“saccone”) con la croce porpora cucita sul petto, indossata dai consociati durante le riunioni e le opere di solidarietà e beneficienza rivolte alla comunità della ‘città di pietra’ – nasce a Bologna dal perugino Barcobini Fasani e ottiene poi riconoscimento ufficiale grazie alla bolla papale del 1399; a Gubbio viene fondata nel 1313 con uno statuto proprio sotto l’invocazione e la benedizione della Beata Vergine Maria. La costruzione è composta di due sale su due livelli, una cripta ipogea affrescata con pitture sulla Passione di Cristo e la sala dedicata al culto a livello stradale la cui peculiarità è la presenza di una sola navata. Verso la fine del VX secolo è stato innalzato il campanile a vela, per fare entrare maggior luce nella sala del culto. Ai lati del pulpito sono posizionati due conchiglioni azzurri con due finestrelle. Sotto di essi sono due dipinti del reatino Gherardi: una Natività a sinistra e a destra un’Adorazione dei Magi. La chiesa è decorata, tutt’intorno alle quattro pareti, cantoria inclusa, da una serie di dipinti ritraenti la storia della Vergine, tratti dai vangeli apocrifi e dalla Leggenda Aurea, che vanno dall’infanzia all’Assunzione in cielo, che si trova però – questa – al centro dell’arco trionfale tra navata e abside. Questi dipinti, in origine 31, ora rimasti solo 27, sono incorniciati da una composizione lignea dorata e suddivisi da circa 12 cariatidi, opera per di più dell’eugubino Felice Damiani. La maestosa e meravigliosa opera dell’Annunciazione di Federico Fiori, detto “il Barocci”, completata postuma dal cantianese Ventura Mazza, è posta su un altare innalzato sul lato sinistro della struttura e incorporato alle mura stesse ed è solo uno dei preziosi tesori contenuti in questo gioiellino di architettura, arte, storia della città di Gubbio, insieme a paramenti antichi decorati a mano e altre suppellettili religiose di alta qualità artigianale locale.

 

Ciccone: Con i 3 milioni per i vitalizi si pagano 2 anni di trasporto scolastico

23 luglio 2011

Fonte: umbrialeft

“In Umbria la situazione è particolarmente pesante e non è certo facile digerire il fatto che all’anno dal bilancio regionale escano 3 milioni di euro per pagare i vitalizi di 93 ex consiglieri regionali. Se consideriamo che a Perugia, l’intero trasporto scolastico ci costa in un anno 1 milione e 800 mila euro, possiamo fare un confronto tra la sproporzione che separa il trattamento della “casta” rispetto ai cittadini normali”, lo ha affermato l’ssessore alla mobilità, vigilanza e personale del Comune di Perugia Roberto Ciccone.

L’auspicio dell’ass. Ciccone è che sia proprio la politica a dare un segnale ai cittadini e ai lavoratori che subiscono i contraccolpi della crisi e della manovra di Tremonti e per far questo “abolire i vitalizi per i consiglieri regionali” sembra la soluzione migliore.

“Paradossalmente – continua la nota – non mi trovo a dare ragione ad un sindacato di classe combattivo e comunista, ma alla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che esprime una posizione di assoluto buonsenso quando dice che è inaccettabile che si richiedano sacrifici a tutti, tranne che alla politica”.

Dovremmo riflettere sul fatto che “quello che più colpisce è che questo stato di cose sussista nel momento in cui ai dipendenti pubblici viene chiesto un sacrificio forte, il blocco degli aumenti contrattuali nei salari fino al 2018, a tutti i lavoratori dipendenti e ai pensionati “normali” vengono diminuite le agevolazioni fiscali (ricordo che le detrazioni sono le uniche compensazioni per chi paga le tasse alla fonte rispetto al mondo dell’evasione ed elusione fiscale), i cittadini in generale si troveranno a pagare di più i servizi – vedi l’introduzione dei ticket sanitari – o subiranno le conseguenze dei tagli susseguenti alla stretta dei trasferimenti da parte dello Stato per i servizi pubblici. Per il trasporto pubblico locale a Perugia, ad esempio, si profilano ulteriori tagli del 15%, rispetto alla già grande sforbiciata subita lo scorso anno. Come si può facilmente intendere, il rischio è la fine delle politiche della mobilità nel capoluogo regionale”.

“Per questo motivo mi auguro che il presidente del Consiglio regionale Brega faccia sul serio quando dice di voler abolire i vitalizi per i consiglieri regionali e che non sia la solita mossa tattica di facciata che si approva quando i privilegi della “casta” sono sotto attacco da parte dei media. Questa volta i tanti pensionati dell’Umbria, che ha una grande percentuale di pensioni al minimo, non capirebbero i tentennamenti della politica”.

Lo stesso vale per i “precari, i lavoratori dipendenti, i dipendenti pubblici – conclude Ciccone – che si impoveriranno grazie al combinato disposto del blocco dei salari e dell’aumento della tassazione per il venir meno delle agevolazioni fiscali”.

Molto bene Ciccone

commento di Paola Bianchi –  Rifondazione Comunista

Correttamente, dal mio punto di vista , l’assessore provinciale Luciano Della Vecchia nel suo intervento all’attivo di ieri sosteneva che alcuni sapienti “burattinai”, per depistare l’attenzione dalla pessima e iniqua manovra finanziaria e dalla irregimentazione di tutti i sindacati (funzionale ad precarizzazione totale del lavoro e all’eliminazione della democrazia nei luoghi di lavoro) stanno indirizzando la rabbia dei cittadini contro tutte le assemblee elettive per eliminare ogni sede di espressione della partecipazione e della voglia di cambiamento e di giustizia sociale. L’assessore Della Vecchia ricordava , a tale proposito, che i sindaci dei piccoli Comuni percepiscono qualcosa come 600 euro – una cifra ridicola, considerando i rischi cui si espongono – e non dispongono di strutture amministrative adeguate. Ha ragione chi li definisce “eroi”. A mio avviso, eliminare i piccoli Comuni significa abolire la cura delle comunità, i servizi e disgregare un tessuto sociale di solidarietà. Effettivamente , ciò a cui mirano questo Governo ma anche un possibile futuro governo di ispirazione Camusso-Marcegaglia-Draghi + Napolitano , è la disintegrazione della rappresentanza politica, della partecipazione e del tessuto civile e sociale di questo Paese per piegarlo completamente alle politiche liberiste e di sfruttamento.

Non a caso, certi “giustizieri” – manovrati da potenti “interessati” – attaccano quasi esclusivamente i luoghi della rappresentanza politica.
Attenzione: non criticano – se non incidentalmente – la manovra economica; non reclamano una legge elettorale proporzionale che dìa rappresentanza a tutte le istanze politiche , anche quelle che sono oscurate dai media.
Costoro chiedono solo l’eliminazione o la riduzione della rappresentanza politica e la privazione della dignità dei consessi elettivi attraverso un attacco generalizzato alle remunerazioni di consiglieri e assessori (senza sapere nemmeno di quale cifra si tratti, se lorda o netta e a fronte di quale impegno), l’eliminazione degli assessorati esterni e via discorrendo). Tornando alla questione affrontata da Ciccone, io penso che l’ indennità non irrisoria corrisposta durante il mandato, possa ben garantire i cosiglieri regionali per il lavoro prestato, tenendoli contemporaneamente indenni dalle perdite in termini di opportunità/crescita professionale nei cinque anni di mandato, oltreché permettere loro di svolgere con coscienza il proprio incarico nell’interesse generale; DIVERSAMENTE, il VITALIZIO mi pare abbia solo la natura di privilegio, specie in concomitanza con una manovra economica iniqua e gravosa, posta ad esclusivo carico dei ceti medio-bassi della popolazione. I vitalizi invero costituiscono complessivamente un ingente onere per la collettività regionale , sono cumulabili con il trattamento pensionistico ma si inziano a percepire prima della pensione (a 60 anni). Fermi restando i diritti acquisiti per i consiglieri cessati (sui quali in qualche modo comunque occorrerebbe incidere prevendo un tetto al cumulo con la pensione e facendone slittare la esigibilità), essi vanno decisamente aboliti per i consiglieri regionali attualmente in carica al primo mandato e ne va bloccato l’incremento per quelli in carica già consiglieri in precedenti legislature regionali. Personalmente concordo con Ciccone e auspico una battaglia senza cedimenti su questo punto da tutti gli istituzionali del partito; personalmente mi occuperò di svolgerla nella commissione politica nazionale per il congresso, di cui faccio parte. Mi auguro che questa istanza sia raccolta e portata avanti senza cedimenti dal consigliere capogruppo in Regione del mio partito.

 

Costi della Politica – Per Maria Rosi (Pdl) ridurre le indennità è cosa pericolosa

19 luglio 2011

Maria Rosi

“In questi giorni si fa un gran parlare della riduzione dei costi della politica e delle indennità dei consiglieri regionali: la mia impressione è  che tutti questi enunciati siano delle trovate mediatiche buone solo a riempire i giornali”. Lo afferma il consigliere regionale del Pdl dell’Umbria Maria Rosi spiegando che “un consigliere regionale, per la durata del suo mandato, si deve occupare a tempo pieno di quello che fa e delle esigenze dei cittadini e del territorio”.

Secondo Rosi, “il problema non sta nel mantenere un doppio lavoro per la durata della legislatura, ma piuttosto nel prevedere un limite ai mandati, perche’ la politica non e’ un mestiere. La riduzione drastica degli stipendi dei politici potrebbe essere pericolosa e potrebbe portare al ritorno al vecchio sistema clientelare, in cui i politici attingevano a finanziamenti esterni per poter svolgere l’attivita’ politica. A mio avviso chi e’ eletto e prende lo stipendio ha il dovere morale di partecipare veramente alle attivita’ istituzionali (non firmando e andando via) e di fare attivita’ concreta sul territorio (investendo parte del suo stipendio). Insomma è chi non lavora e ‘scalda la sedia’ che si puo’ considerare un ladro, perche’ ruba lo stipendio. I tagli che vanno fatti riguardano piuttosto le missioni inutili, le strutture infinite di segreteria, i dirigenti e i minidirigenti, i gruppi monocratici”. “Quello che non mi stanchero’ mai di dire – conclude Maria Rosi – e’ che la politica e’ una esperienza che deve avere un inizio e una fine, ma che va fatta con la massima etica e dedizione per la cosa pubblica, nel rispetto morale dei cittadini. Non credo che tanti moralisti che pretendono di riconoscerci una retribuzione inferiore di quella di un operaio sarebbero capaci di fare altrettanto se fossero al nostro posto. Di regola il moralista e’ virtuoso solo se costretto mentre diventa avido se solo gli si offre l’occasione”.

COMMENTO DI PAOLA BIANCHI – PRC

Concordo con Maria Rosi. Mi dispiace che sia stata lei – gentilissima signora ma consigliera del

Paola Bianchi

PDL – a scrivere questo comunicato. Avrei preferito che fosse stato qualche “sedicente” autentico democratico , qualche appassionato della Costituzione… L’ambizione di questo Governo (ambizione che veicola attraverso il qualunquismo imperante), anzi, di tutto l’arco parlamentare (maggioranza e opposizione attuali) è di ridurre la rappresentanza democratica , riducendo il numero degli eletti ma senza modificare la legge elettorale in senso proporzionale; magari eliminare i consigli provinciali (ma tanto il vero costo , ossia le strutture , rimarrebbe) , smantellare ogni tutela per chi rappresenta gli interessi dei ceti più deboli (e perciò è scomodo ai poteri forti)…C’è una legge elettorale che ammazza la rappresentanza, per cui possono addirittura essere varate leggi in barba alla volontà degli italiani espressa in sede referendaria; i gettoni di presenza per i consiglieri provinciali e comunali sono stati ridotti, così le indennità per i membri delle giunte provinciali e comunali. Un assessore al Comune di Perugia (comune capoluogo di regione) percepisce 1700 euro, se non sbaglio. Non mi sembra una gran somma per stare in ballo tutto il giorno e spesso senza rimborsi e con grandi responsabilità. Quella del precario/autonomo (ma anche del lavoratore privato con contratto a tempo indeterminato, visti i chiari di luna) che volesse fare l’assessore “onesto”, sarebbe una scelta di vita… dovrebbe rinunciare a 5 anni di crescita della propria professionalità lavorativa…(quello disonesto saprebbe come remunerarsi).
Temo proprio che tanti bagianotti non vedano molto chiaro sulle ragioni della crisi e né sui tagli di questa finanziaria e sfoghino i propri mal di pancia nella direzione sbagliata…. Se ci affidiamo a certi istinti bassi da ignorantoni, andremo a finire dritti dritti verso nuove forme di autoritarismo.
Evitiamo che la rappresentanza democratica divenga ancor più ” di classe” . La lotta agli sprechi è altro rispetto all’antipolitica.

COMUNE DI TERNI, SI E’ DIMESSO IL SINDACO DI GIROLAMO

3 Mag 2011

Finalmente il Sindaco ha preso atto che non ha una maggioranza in Consiglio comunale e del fatto che il suo partito sia imploso sotto i colpi della lottizzazione politica che fino ad oggi è stata il cemento di una coalizione che mette in pericolo il futuro sviluppo della città. Ora ci sono 20 giorni di agonia in cui ne vedremo delle belle e in cui si continuerà a spezzettare la torta della spesa pubblica nella speranza di rimette insieme ciò che non può stare insieme. Il nostro auspicio è che si stacchi la spina e si ponga fine a questo indecente spettacolo dando la parola ai cittadini attraverso le elezioni.

Coordinamento comunale PdL Terni

Coordinamento provinciale PdL Terni

Coordinamento regionale PdL Umbria

Gruppo consiliare PdL Comune di Terni

Gruppo consiliare PdL Provincia di Terni

Gruppo regionale PdL Umbria

commento di Paola Bianchi

Di che si parla al Comune di Terni? Di due milioni di euro che l’Amministrazione non dovrebbe più versare per l’assistenza alla Asl n°4 e gestirli in proprio. Rompere il rapporto assistenza/sanità e trovare un nuovo assessore della ex Margh…erita a gestire in proprio queste (notevoli) risorse con le cooperative sociali di riferimento. Parliamo sempre di “alta politica”, vero? Quinto Sertorio

Tutela dei lavoratori, Paola Bianchi (PRC) replica a Enzo Gaudiosi UGL

17 febbraio 2011

Paola Bianchi

Il segretario regionale dell’UGL Enzo Gaudiosi non “approva” le mie posizioni. Non nutrivo alcun dubbio in proposito. Gaudiosi avrebbe auspicato però un “confronto serio e costruttivo”. Auspicio a suo dire,  disatteso (con l’ulteriore aggravante di aver annoiato i lettori; ma di questi tempi , com’è noto, i lettori sono abituati a un “battage” di cronache politiche licenziose e di amene turpitudini varie, quindi Gaudiosi può star tranquillo: li avremmo annoiati comunque!)

In proposito, vorrei tuttavia ricordare al segretario regionale dell’UGL come , senza un novero di “regole” condivise, nessun “confronto” sia possibile. Né tantomeno si può essere “costruttivi”.
Per “regole condivise”, in un Paese che si ritiene democratico, si intendono innanzi tutto la Costituzione, le leggi generali, la legislazione del lavoro, gli accordi fra le grandi forze sociali, i contratti collettivi di lavoro, fino ad arrivare ad una capillare applicazione della democrazia, del rispetto della dignità e della libertà dei lavoratori, dei disoccupati, dei precari, dei pensionati, della famiglie, dei giovani.
Mi pare invero inconfutabile che  la strada intrapresa dall’Ugl, insieme a Cisl, Uil e ad altri sindacati “gialli” a livello nazionale, categoriale e locale, non sia quella del rispetto delle regole condivise sopra citate, che sono alla base della convivenza civile di questo Paese.
La firma da parte dell’Ugl di accordi “separati” che, nelle più grandi aziende italiane, aboliscono il diritto di sciopero, il diritto alla rappresentanza democratica, il diritto di voto, il diritto di assemblea, il diritto alla malattia, il diritto alle pause di riposo, il diritto a turnazioni che rispettino la vita ,etc… ( violando palesemente Costituzione, Statuto dei Lavoratori, Codice Civile e infine ogni regola morale e di rispetto della persona), non mi permette di condividere alcunchè con Gaudiosi. Solo quando l’Ugl (e altri) rientreranno nell’alveo della democrazia e si conformeranno “sindacalmente” ad essa, piuttosto che avallare la dittatura dei Marchionne nazionali e locali, potremo riparlare di tutela comune dei lavoratori e di costruttività.
Ci sa dire Gaudiosi come si potranno difendere (“tutelare”, come dice lui) i lavoratori senza i contratti nazionali, sostituiti dall’infinità di contratti individuali delle New.Co. (New Co.  in cui  i sindacati dovranno fare “la guardia” affinchè i lavoratori non scioperino e non richiedano alcun diritto)? Invito vivamente Gaudiosi a leggere l’accordo firmato dai “suoi” a Mirafiori: forse capirebbe meglio dove si vuole portare l’Italia, ma anche il sindacato.
Anche l’ultima vicenda dell’accordo separato nel pubblico impiego la dice lunga su chi è che viola ogni regola condivisa ( di certo non la Cgil o i Sindacati di Base), prendendo le parti di un Governo in decomposizione politica e morale, anziché quelle di centinaia di migliaia di precari che perderanno il posto e di milioni di lavoratori senza contratto da anni.
E’ comodo, Gaudiosi,  fare  demagogia interessata su qualche piccola vertenza locale e alzare la voce quando ormai i danni sono fatti!!
E’ peraltro vecchio e stucchevole l’argomento di Gaudiosi sulla intelligenza dei lavoratori.
I lavoratori , per la stragrande maggioranza, devono essere “per forza” intelligenti:  non si capisce altrimenti come potrebbero fare a sbarcare il lunario delle proprie famiglie con 1.000 euro al mese.
Il problema è che il tesseramento ad un sindacato non è affatto legato al “Q.I.” ma a ben altri fattori, quali la ricattabilità, la debolezza, le pressioni e i “consigli” padronali, l’utilitarismo e a volte anche l’opportunismo.
Subentrano certe volte fattori ideologici, di “carriera”, la propaganda dei mass-media privati e di regime, la paura, la demagogia. Monicelli, parlando dei lavoratori diceva:  “E’ la speranza che li frega”. Spesso, però e per fortuna, anche quando hanno una pistola puntata alla tempia, come a Mirafiori, alcuni lavoratori non si piegano.
Nel regime del berlusconismo imperante, dove molti operai hanno votato per “Silvio”, può succedere che qualcuno si iscriva ( per i motivi sopra menzionati) anche ai sindacati gialli o di destra. Il mandato a questi sindacati di regime è un mandato che viene dall'”alto”, in primo luogo. E’ il frutto del “divide et impera”, attuato con ogni mezzo, dalla carota fino al…bastone!
Altro che Q.I. …e Gaudiosi lo sa bene! Fino ad ora ho parlato della cosiddetta “politica sindacale” ( che appare, a tutti gli effetti, niente altro che … politica ). Ora, il fatto che il “segretario” voglia smarcarsi dalla politica (quella che avrebbe la P maiuscola) di destra mi fa quasi piacere, ma anche questo è un argomento consunto e retorico. Che sindacato e politica debbano essere considerati come due “compartimenti stagni”, dove vigono codici, comportamenti, interessi e linguaggi diversi dalla politica, fa sorridere anche i bambini! Meglio non infierire! Ecco così ristabilite le regole normali per la convivenza e il confronto in un Paese normale…. Sulla base di queste, e solo di queste, si potrà forse discutere: Ma in “pubblico” e non certo in un  “tête-à-tête” ,  nel privato di qualche ufficio dell’Ugl.

Enzo Gaudiosi replica a Paola Bianchi su: Ugl, crisi e disoccupazione, il sindacato faccia autocritica

9 febbraio 2011

Legittimo esprimere il proprio pensiero. Legittimo esercitare il diritto di critica e dissentire. Il confronto è il sale della democrazia. Ringrazio per questo Paola Bianchi (Prc) per essere intervenuta commentando il comunicato intitolato “Ugl: Crisi e disoccupazione, il sindacato faccia autocritica e si ponga su un fronte unitario”.

Sarò franco e diretto. Non condivido le posizioni espresse da Bianchi. Ma il punto non è convergere sulla stessa linea quanto piuttosto aprire un confronto serio e costruttivo. Era questa la mia intenzione anche se l’obiettivo non credo sia stato raggiunto. Di questo mi rammarico sinceramente perché l’unico risultato raggiunto pare sia stato quello annoiare i lettori, alcuni dei quali hanno avuto il coraggio di scriverlo. Apprezzo molto la loro sincerità.

Sono numerose, interessanti e differenti le questioni sollevate da Paola Bianchi. Alcune politiche, altre sindacali. Ogni questione sollevata meriterebbe grande attenzione e una riflessione adeguata. Perciò non presenterò come risposta al suo intervento il mio personale elenco di opinioni e di interrogativi. Non entrerò nel merito di queste questioni in tal modo. Non mi perderò in esternazioni estemporanee che poco hanno a che spartire con il ruolo di tutela dei lavoratori che dovrebbe essere insito nell’azione sindacale. Sarebbe come speculare e perdersi in chiacchiere per lucrare un po’ di visibilità. Troppo spesso, purtroppo, gli argini del buon gusto e della dignità cedono.

Ribadisco soltanto due concetti, che considero premessa indispensabile per discutere tutti i punti toccati dalla Bianchi. Come dire, se non c’è accordo sulle regole del confronto, entrare poi nel merito delle questioni non serve a nulla. Ognuno resterebbe sordo rispetto all’altro. Meglio allora evitare di annoiare ulteriormente i lettori.

Il primo concetto si riferisce al seguente virgolettato. Bianchi scrive testualmente: Gaudiosi auspica l’ “unità dei lavoratori” nelle aziende. Bella faccia tosta! La sua organizzazione sta introducendosi nei posti di lavoro, spesso subdolamente, altre volte con l’uso della retorica demagogica del “nuovismo” e facendo leva proprio sulla politica, generando nuove divisioni e spaccature fra i lavoratori, schierandosi sempre con chi propugna il corporativismo, cioè la falsa “comunanza di interessi” fra lavoratori e padroni. Tralasciando il riferimento dialettico operai-padroni, sottolineo che l’operato sindacale quotidiano dell’Ugl è conseguente al mandato ricevuto dai lavoratori tesserati. Sono convinto che i lavoratori sono liberi di tesserarsi, capaci di scegliere quali rappresentanti sindacali avere e non difettano di intelligenza né di ragionevolezza. Cosa pensa invece Bianchi? Non è chiaro. Delle due l’una: o i lavoratori sono stupidi, si lasciano abbindolare e scelgono per questo l’Ugl o i lavoratori sono intelligenti al pari degli altri esseri umani e scelgono liberamente l’Ugl. Quale delle due, Bianchi?

Il secondo concetto rinvia ai riferimenti politici. Sono segretario regionale confederale e perciò mi occupo di politica sindacale. Politica sindacale, si badi bene, non di politica. Sono convinto che se un sindacalista vuole scendere in politica e ricoprire cariche istituzionali a seguito di un voto elettorale sia libero di farlo. Esempi di questo tipo ve ne sono in entrambi  gli schieramenti politici.

Ribadisco soltanto un concetto a tal proposito che si riferisce al seguente virgolettato. Bianchi scrive testualmente: La sua segretaria nazionale, fino a pochi mesi fa, era la Polverini, oggi presidente della Regione Lazio col sostegno di tutta la destra politica, compresa quella più estrema. La stessa Polverini che è inseguita da denunce e inchieste varie per aver taroccato (di 10 volte!) il tesseramento dell’Ugl nazionale e per l’uso del saluto romano in alcune sue uscite pubbliche. Io non ho mai teso la mano. Non mi appartiene né il saluto romano né il pugno chiuso. Mi domando soltanto una cosa. Ma che cosa c’entra questo riferimento con il mio intervento che invito cortesemente rileggere sulla home page del sito Ugl dell’Umbria?

Quando saranno ristabilite le corrette regole del confronto, scevro da faziosità e pregiudizi, inviterò volentieri la Bianchi nella sede perugina della segreteria dell’Ugl dell’Umbria per discutere con estremo interesse dei punti sindacali sollevati. Ne sarei lieto, avrei così raggiunto lo scopo iniziale. Quello di un confronto aperto e responsabile sulla politica sindacale da costruire da ora in poi, imparando dagli errori da noi commessi in passato. Bianchi attenzione: politica sindacale però, non politica.

 

Crisi/ Paola Bianchi (Prc) risponde a Ugl: “Assurdo che Gaudiosi parli dall’esterno

7 febbraio 2011

di Paola Bianchi

Paola Bianchi

E’ veramente singolare il ragionamento sviluppato del segretario regionale dell’Ugl Enzo Gaudiosi nell’articolo “Ugl: Crisi e disoccupazione, il sindacato faccia autocritica e si ponga su un fronte unitario”.
Trovo bizzarro il fatto che egli parli del sindacato ponendosene all’esterno, quasi che le dinamiche sindacali lo riguardassero solo da “semplice spettatore”.
Si è forse dimesso dal suo incarico?
Fa inoltre riferimento a impostazioni ideologiche di non ben precisate entità sindacali regionali, come se fosse un novello, a cui è sconosciuta l’origine (CISNAL) e la sponda politica (destra, anche estrema) della UGL!
La sua segretaria nazionale, fino a pochi mesi fa, era la Polverini, oggi presidente della Regione Lazio col sostegno di tutta la destra politica, compresa quella più estrema. La stessa Polverini che è inseguita da denunce e inchieste varie per aver taroccato (di 10 volte!) il tesseramento dell’Ugl nazionale e per l’uso del saluto romano in alcune sue uscite pubbliche.
Gaudiosi auspica l’ “unità dei lavoratori” nelle aziende. Bella faccia tosta! La sua organizzazione sta introducendosi nei posti di lavoro, spesso subdolamente, altre volte con l’uso della retorica demagogica del “nuovismo” e facendo leva proprio sulla politica, generando nuove divisioni e spaccature fra i lavoratori, schierandosi sempre con chi propugna il corporativismo, cioè la falsa “comunanza di interessi” fra lavoratori e padroni.
Insomma, un’auspicata “unità” e “responsabilità di altri” per le divisioni. Perchè non fa nomi cognomi? Perché non nomina sigle e anche qualche esempio concreto, a sostegno di quello che dice ( invece di prendersela) come ormai di moda, con la vicenda Merloni?
Purtroppo per lui, nelle aziende, tra i precari, fra gli studenti e i pensionati, noi (PRC) ci siamo e ci battiamo per i loro interessi ogni giorno. Osserviamo anche gli effetti perniciosi della retorica sull’unità esibita da quanti non si fano scrupoli di strumentalizzare le difficoltà economiche e sociali dei lavoratori.
Che ne pensa Guadiosi di sottoporre al vaglio e al voto delle assemblee dei lavoratori sia le piattaforme che gli accordi sindacali? Si accorgerebbe che gli accordi sulla flessibilità che i suoi accettano dappertutto non sono affatto graditi da chi lavora e risolvono solo i problemi dei padroni. Che ne pensa Gaudiosi della necessità di una legge sulla rappresentanza sindacale?
Che ne pensa Gaudiosi della firma apposta dell’Ugl su accordi che, come quello di Mirafiori, e violano le leggi e la Costituzione di questo Paese? Pensa veramente Gaudiosi che piegare la Cgil o i Sindacati di Base al diktat dei padroni possa risolvere la crisi umbra, quella italiana e quella di tutto il sistema capitalista?
La disoccupazione, soprattutto quella giovanile, oggi, è un grande problema.
Da un dirigente come Gaudiosi ci si aspetterebbe che un sindacalista con responsabilità a livello regionale, ad esempio, proponesse una riflessione su temi quali la riduzione della giornata lavorativa e la redistribuzione del lavoro all’interno della forza lavoro per raggiungere la piena occupazione.
O ancora e molto opportunamente sull’istituzione di un reddito di cittadinanza/esistenza (un unico, semplice, ammortizzatore sociale) per chi perde momentaneamente il lavoro o ancora non riesce ad accedervi. O che provasse a mettere in discussione l'”assioma” dell’inevitabilità dell’innalzamento dell’età pensionabile.
E, infine (ma l’elenco è semplicemente indicativo e non esaustivo), che proponesse una serie di dispositivi per indurre/incentivare le aziende ad investire sulla tecnologia in favore della sostenibilità ambientale e sulla qualità di queste, previligiando ogni progetto a favore dei giovani, contrastando, per legge, le delocalizzazioni.
Tutto questo, come ben sa Gaudiosi, sarebbe facilmente finanziabile con una seria politica fiscale (47% di aumento dell’evasione solo quest’anno!!) o con l’annullamento delle spese militari per i teatri di guerra in cui l’Italia è coinvolta.
Aperture di altri tavoli (da picnic…), appelli e dichiarazioni di ipocrita indignazione sulle “immotivate contrapposizioni ideologiche” e sulla “politicizzazione del problema del lavoro” sono solo ciarle sindacalesi, e, si sa, le chiacchiere non producono nulla! Certamente nessun posto di lavoro in lavoro in più…

Sanità e uso privato del pubblico.Uno stimolo al dibattito per impostare un nuovo modello di gestione

3 novembre 2010

di Paola Bianchi

Paola Bianchi

L’uso privato del pubblico da parte della politica , emerso con le dimissioni dell’assessore alla sanità Riommi ha aperto un dibattito sul “pubblico”, sulle modalità per renderlo partecipato o, secondo alcuni, sulla necessità di superarlo in direzione del “comune”. Propongo qui di seguito due contributi che vanno in questa direzione, auspicando che servano da stimolo per ulteriori interventi e approfondimenti.

 

 

 

Costruzione del comune in Sanità e crisi della rappresentanza: il caso dell’Umbria

di Carlo Romagnoli, responsabile Sanità ACU Umbria

Con l’accettazione da parte della Giunta regionale delle dimissioni dell’assessore alla sanità, Vincenzo Riommi, il problema della funzionalità dell’attuale sistema della rappresentanza politica anche ai fini della promozione e tutela della salute assume assoluta rilevanza.

Tutti noi dobbiamo riflettere senza infingimenti sulla crisi terminale che coinvolge i due modi di gestione che hanno avuto l’egemonia nel corso del secolo passato: il sistema di gestione privato e quello pubblico. Restando alla sanità, del modello di gestione privato basterà dire che non vi è in letteratura un solo studio scientifico che ne attesti almeno la non inferiorità rispetto al pubblico nel garantire salute da un punto di vista di popolazione. E vi sono evidenze della relazione tra diminuzione degli anni di vita vissuti senza salute e la percentuale crescente di spesa sanitaria privata rispetto a quella totale (CDSH, “Closing the gap”. 2008). Per non parlare del privato come determinante della crisi ambientale o di quella finanziaria, economica e sociale che producono precarietà e nuova povertà in tutto il mondo. Il problema però è che già dal 2008 l’OMS ci dice che il pubblico, invece di produrre equità nella salute, comunità sane e servizi centrati sui bisogni della gente, sostituisce i fini e produce centralità dell’ospedale, commercializzazione (la pandemia!) e frammentazione dei programmi sanitari (OMS, World health report 2008).Oggi noi dobbiamo aggiungere che, oltre a quanto l’OMS autorevolmente denuncia, il SSR in Umbria ha dimostrato di produrre anche l‘uso privato del pubblico. Associando poi i fatti di casa nostra con quanto già si è verificato in Abruzzo o in Calabria, solo per restare ai casi più clamorosi, vi è sufficiente evidenza del fatto che il problema investe in pieno non solo il cosiddetto “centro sinistra”, ma la stessa capacità del pubblico di garantire il rispetto delle finalità sociali per cui è stato creato.

Se i partiti selezionano i gruppi dirigenti contando più sui vincoli di appartenenza territoriale e amicale (i clan!) che sulla capacità di dare concretezza ai programmi e se questi partiti riescono a mettere le mani su aziende sanitarie che, prive di qualsiasi elemento di partecipazione reale e di controllo dal basso, sono un eccellente leva per ottenere voti, fare favori, spostare le risorse di tutti su definiti territori e orientare appalti, ebbene noi, di tutto questo, non sappiamo che farne. Nuova sanità pubblica? Cosa può significare se meccanismi politici e sistemi di gestione aziendale restano gli stessi? Non bastano nemmeno le giaculatorie sulla sanità come bene comune perché vecchi e nuovi partiti dicono già da ora che ci penseranno loro a difendere i beni comuni. Ma il punto è un altro: come ci liberiamo di questi due modi di gestione evidentemente superati e come lavoriamo per costruire il comune in sanità. Il bello del concetto di comune (Hardt e Negri, 2010) è che esso consiste nel “ Divenire principe della moltitudine”, ossia in un processo aperto in cui noi in quanto molti, grazie anche alla materializzazione del cervello sociale nella rete ed ai dispositivi di inclusione e condivisione grazie ai quali la abbiamo resa forte ed efficiente, ci “autoattiviamo” (M. Castells, 2009).

Costruire il comune in sanità può voler dire allora che i cittadini, anche grazie al web 2.0, condividono la scelta delle priorità, verificano in regime di terzietà la qualità delle cure, valutano l’impatto pratico delle politiche sanitarie sulla loro salute. Ecco, facciamo una cosa nuova piuttosto che cercare di applicare nel presente le ipotesi del passato: concentriamo l’attenzione di tutte le persone di buona volontà sulle buone pratiche di costruzione del comune in sanità: ce ne sono già molte in giro e chissà quante ne possiamo condividere se ci mettiamo a ragionare insieme.

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L’Umbria può fare la sua parte nella riqualificazione e nel rilancio del sistema pubblico quale “Bene comune”

di Stefano Vinti

Nella nostra regione la gestione pubblica dei servizi sta conoscendo un momento di difficoltà, in parte a causa della congiuntura economica, in parte a causa del quadro preoccupante che scaturisce dalle indagini dell’autorità giudiziaria sul sistema di gestione degli appalti e dei posti di lavoro nella Asl n. 3 dell’Umbria. La crisi economica e finanziaria, che in Umbria ha colpito pesantemente l’apparato produttivo e l’occupazione, ha obbligato le istituzioni a convogliare le risorse per il sostegno alle imprese per tamponare con gli ammortizzatori sociali i pesanti effetti sul mercato del lavoro, evitando così un tracollo nei già magri bilanci delle famiglie umbre, penalizzati da un decennio da una media delle retribuzioni del 10% inferiore rispetto a quella del Centro – Nord. Alla crisi si è aggiunta, poi, l’incapacità del governo Berlusconi di predisporre politiche in grado di rilanciare lo sviluppo e i consumi e una manovra finanziaria – quella del luglio scorso – che praticamente smantella il modello di gestione pubblica dei servizi delle regioni e degli enti locali, azzerando per il triennio 2011 – 2013 i trasferimenti statali ex Bassanini in settori fondamentali come le opere pubbliche, la viabilità e i trasporti, la sanità e le politiche sociali, l’edilizia residenziale, le politiche a sostegno dell’industria, dell’artigianato e del lavoro. Questi elementi di criticità ci spingono ad interrogarci sul ruolo del pubblico nella gestione di servizi e funzioni fondamentali per la comunità, anche alla luce delle distorsioni palesate dalle indagini giudiziarie su importanti pezzi del sistema sanitario regionale. Al di là delle responsabilità penali, quello che rileva è uno scivolamento della gestione dell’interesse pubblico verso pratiche clientelari e favoritismi di consorterie politiche a fini elettorali che non fanno certo bene all’immagine della pubblica amministrazione regionale. La sfida che abbiamo di fronte, allora, è quella di riqualificare il sistema pubblico, evitando di strumentalizzare le difficoltà attuali nella direzione dello smantellamento del sistema pubblico a favore di elementi di privatizzazione dei servizi. Quello che non ha funzionato, infatti, oltre alla privatizzazione, è il tentativo attuato di aziendalizzare il sistema pubblico e di conformarlo ai modelli privatistici. Un percorso tutt’ora in divenire, grazie ai provvedimenti del Ministro Brunetta. Occorre invece costruire un sistema pubblico che adotti il coinvolgimento dei cittadini e la partecipazione e il controllo dal basso come elementi centrali del funzionamento del sistema. Il pubblico e i servizi gestiti dal pubblico devono diventare beni comuni e devono essere sempre più oggetto di “buone pratiche”, fondate non solo sulla “customer satisfaction” e sul risarcimento in caso di disservizi, ma proprio su meccanismi reali di partecipazione e di controllo da parte degli utenti.L’acqua, la salute, l’ambiente e il sapere (formazione e scuola) devono essere vissuti dalla politica e dall’amministrazione come “beni comuni” da difendere e tutelare. Ma anche il lavoro, elemento cardine della nostra Costituzione, deve essere visto come bene comune dalle istituzioni, a partire da quelle locali, visto che il governo nazionale va in tutt’altra direzione, come dimostra la recente approvazione dell’arbitrato nel “collegato lavoro”. L’Umbria può fare allora la sua parte nella riqualificazione e nel rilancio dell’idea di “pubblico” con una serie di provvedimenti importanti per rilanciare l’economia e l’occupazione: un Piano regionale per il lavoro, l’istituzione del reddito sociale, un provvedimento che disincentivi le delocalizzazioni di impianti industriali fuori dall’Umbria. Ripartiamo dai nostri territori per rilanciare la tematica dei “beni comuni” e allarghiamo poi all’intera Italia mediana una politica di valorizzazione del pubblico come difesa di un modello sociale equo ed efficiente rispetto agli attacchi del federalismo egoista di stampo leghista.

“Precari attenti, cercano di fregarvi”

25 ottobre 2010

di Piergiovanni Alleva

Riceviamo da Paola Bianchi e volentieri pubblichiamo

Paola Bianchi

Tra le molte novità negative che si leggono nel “collegato lavoro” – ossia nella pessima legge antisociale sulla quale il centrodestra ha ritrovato, non per nulla, una transitoria unità – ne va subito segnalata, “a sirene spiegate”, una assai grave e quanto mai pericolosa per il destino di decine e centinaia di migliaia di lavoratori precari, e per la quale occorre subito organizzare un rimedio.
E’ infatti una questione da cui può derivare ai precari un grande male, ma che può anche – e questo è l’aspetto singolare – rovesciarsi nel suo contrario, in un grande fatto positivo, ossia nel sospirato ottenimento di un posto di lavoro stabile, se sindacati, partiti progressisti, associazioni democratiche e, ovviamente, gli stessi lavoratori sapranno esser capaci di un adeguato sforzo sia informativo che organizzativo.
Ecco di cosa si tratta. Fino ad ora, ossia fino all’entrata in vigore del “collegato lavoro”, era possibile impugnare in giudizio i contratti di lavoro precario di qualsiasi tipo (a termine, di lavoro somministrato o interinale, di lavoro “a progetto” ecc.), che presentassero illegittimità formali e sostanziali e chiederne la trasformazione in contratti di lavoro a tempo indeterminato, in qualsiasi tempo successivo alla data di scadenza del contratto stesso, senza pericolo di incorrere nella “tagliola” del termine di decadenza di 60 giorni previsto, fin dalla legge n. 604/1966, per la impugnazione di un normale licenziamento da un normale contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
In altre parole, il lavoratore licenziato da un contratto di questo tipo doveva e deve “farsi vivo” con una lettera raccomandata di impugnazione entro 60 giorni dal licenziamento: se spediva questa lettera poi aveva cinque anni per iniziare la controversia giudiziaria, ma se non la spediva il suo licenziamento, anche se illegittimo, diventava inoppugnabile e irrimediabile. Invece, il lavoratore precario che fosse stato estromesso dal posto di lavoro per scadenza del termine previsto nel contratto di lavoro precario poteva far valere la eventuale illegittimità e ottenere la trasformazione in contratto di lavoro a tempo indeterminato anche dopo molti mesi e persino anni dalla sua estromissione dal posto di lavoro.
Era giusta questa differenza e come si spiegava dal punto di vista tecnico-giuridico? Certamente era giusta, perché rifletteva la diversità di atteggiamento psicologico tra i due lavoratori: quello titolare di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato che viene licenziato prende subito atto della circostanza che, seppur ingiustamente, la ditta non vuole avere più nulla a che fare con lui, che lo scaccia per sempre e quindi 60 giorni sono sufficienti per decidere se entrare o meno in controversia. Il lavoratore precario il quale invece viene “lasciato a casa” per il fatto “obiettivo” della scadenza del contratto, senza che gli venga fatto addebito alcuno, spera sempre che la ditta lo richiami con ulteriori contratti precari, e che prima o poi lo stabilizzi: per questo è molto restio ad impugnare il contratto precario appena scaduto, anche se sospetta che sia illegittimo, perché non ha, ovviamente, la certezza del risultato giudiziale e teme, intanto, di guastarsi con quel datore di lavoro, perdendo ogni speranza di richiamo. Solo dopo molto tempo, a mesi o anni di distanza, quando ogni speranza sarà svanita, si deciderà liberamente alla controversia.
Dal punto di vista tecnico-giuridico la differenza si spiega perché il licenziamento è un atto di volontà del datore di lavoro, che scioglie un rapporto contrattuale esistente, e quindi va impugnato nei 60 giorni, mentre la comunicazione che “lascia a casa” il lavoratore precario per scadenza del termine non è un atto di volontà ma solo un atto “di scienza”, una sorta di fotografia della situazione. Però, se la situazione era in realtà diversa perché il contratto precario era per qualche motivo illegittimo e quindi automaticamente trasformato dalla legge in rapporto a tempo indeterminato, questa è la situazione che viene poi accertata dalla sentenza, senza bisogno di previa impugnazione nei 60 giorni della nullità del termine di scadenza.
Contraddicendo a questa giurisprudenza consolidata, il “collegato lavoro” ha introdotto la necessità di impugnare con raccomandata il contratto precario nel termine di 60 giorni dalla sua (apparente) scadenza e una volta fatto questo di procedere poi in giudizio nei 270 giorni successivi. Dal punto di vista della teoria giuridica si tratta di obbrobrio (in linea generale le nullità possono essere fatte valere in qualsiasi tempo), ma quel che importa è la portata giuridico-politica dell’operazione: si tratta niente di meno che di una sorta di “sanatoria permanente” delle diffusissime illegittimità dei contratti di lavoro precari, perché il lavoratore dovrebbe impugnare entro 60 giorni dalla scadenza, e, come detto, quasi mai lo farà, nella speranza di esser richiamato. E poi non potrà più farlo.
E’ un calcolo cinico e vile, del tutto degno di quel gruppetto di transfughi ex sindacalisti che sono divenuti gli esperti e protagonisti della politica antisociale del berlusconismo ed è un calcolo che occorrerà contrastare in sede di Corte costituzionale oltre che di programma per un futuro diverso governo.
Ma vi è di peggio, molto di peggio e veniamo finalmente al punto che massimamente interessa: cosa accade, allora, per i contratti precari illegittimi già scaduti da più di 60 giorni al momento di entrata in vigore del “collegato lavoro”? Sono decine e centinaia di migliaia i lavoratori ex titolari dei medesimi che avrebbero potuto liberamente ancora per mesi e anni in futuro richiedere la loro trasformazione in contratti di lavoro a tempo indeterminato domandando al giudice sia la reintegra in servizio sia le competenze arretrate. Ovviamente, neanche il “collegato lavoro” ha potuto, per evidenti ragioni di costituzionalità, stabilire una semplice cancellazione retroattiva del diritto di azione per l’impugnazione di rapporti precari già scaduti da più di 60 giorni ed allora ha previsto, invece, che possano essere impugnati entro 60 giorni dalla sua entrata in vigore. Ciò si legge nell’articolo 32 comma IV, lettere b e d.
E’, comunque, un gigantesco colpo di spugna, una enorme sanatoria, perché trascorsi da adesso 60 giorni tutte le illegittimità passate saranno cancellate in quanto quelle centinaia di migliaia di lavoratori perderanno il diritto di far trasformare il vecchio contratto precario illegittimo in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato valido per il passato e per il futuro. Ma poiché del “collegato lavoro” nessuno parla, ed a quei pochi che ne parlano è semplicemente sfuggita questa maxi sanatoria annidata tra le sue previsioni, il piano del centrodestra e del padronato avrebbe, nell’insieme, ottime possibilità di riuscita.
Per fortuna c’è un rovescio della medaglia: quella previsione per cui bisogna, in sintesi, impugnare ora o mai più nei 60 giorni, è anche una gigantesca “chiamata alle armi”, una fortissima sirena di allarme, purché qualcuno voglia suonarla, che chiamerà a raccolta tutti coloro che sono stati titolari di rapporti precari, allo scopo di spedire subito, senza guardare per il sottile, una raccomandata di impugnazione dell’illegittimità del contratto precario e di richiesta di trasformazione a tempo indeterminato.
Poi, nei 270 giorni successivi, si faranno analizzare i contratti stessi da esperti che individueranno esattamente le illegittimità: non bisogna però temere di avere – con l’impugnazione immediata nei 60 giorni – “sparato a vuoto”, perché tutti gli avvocati lavoristi sanno che almeno il 90% dei contratti precari è illegittimo, alla stregua della stessa “legge Biagi” e perfettamente trasformabile in rapporti a tempo indeterminato.
La “cattiva novella” del “collegato lavoro” può allora divenire invece una buona, buonissima novella, perché darà la sveglia alle decine e centinaia di migliaia di persone, ex lavoratori precari, che oggi sono a casa nella depressione e nell’angoscia della disoccupazione. Essi non lo sanno, ma in realtà hanno in tasca il biglietto vincente della lotteria, ovvero il passaporto per un contratto di lavoro stabile, oltre che per un risarcimento.
Basta che adesso corrano senza perder tempo, con il vecchio contratto precario scaduto in mano a far scrivere e spedire la lettera di impugnazione che deve partire nei 60 giorni. Ma dove devono andare in concreto? Da un esperto, da un legale lavorista, certamente, ma soprattutto da quelle organizzazioni, e cioè sindacati, partiti progressisti, associazioni democratiche alle quali spetta il compito complesso, ma tutt’altro che impossibile, di pubblicizzare al massimo con ogni mezzo di informazione quanto abbiamo qui spiegato, e poi di organizzare, con “banchetti”, “sportelli”, “punti di incontro” la raccolta delle firme e la spedizione delle raccomandate.
Sessanta giorni sono pochi – è vero – ma se vi è la volontà politica sono più che sufficienti, agendo tutti senza gelosie di organizzazione, in uno sforzo comune, al quale ci sembra si addica molto il detto secondo il quale «poco importa che il gatto sia nero o bianco; importa che prenda i topi».

FIOM. Mary Mancinelli replica a Paola Bianchi

16 ottobre 2010

Gentilissima sig.ra Paola Bianchi,
innazitutto non le ho detto che la piazza sia inutile, ma che è assurdo da parte sua strumentalizzare i fatti FIOM  facendo facili quanto insostenibili associazioni ai tagli di
assistenza sanitaria e o agli  aumenti assurdidei servizi dei TPL. Devo però evidenziare che quel che  sospettato da tempo ed è a questo che mi riferivo quale piazza” inutile”  o meglio un alibi disgustoso  per  l’attuale amministrazione comunale che stà facendo tagli a servizi cui
andavano beneficiarne ed usufruire soprattutto anziani, studenti, lavoratori commercianti..ecc ecc insomma proprio quelli più toccati dalla crisi, e in genere quindi quella fascia
medio bassa di reddito. Strano modo davvero per definirsi comunisti nel difendere tali strategie
Forse le sfugge che sono fra le prime aver denunciato il taglio “a mannaia” del  Governo inequivocabilmente  ad altre considerazioni sull’azione intrappresa unite ad argomentazioni di
tali azioni nefaste ricadenti solo verso  le fasce medie e basse della popolazione, idem dicasi per il settore imprenditoriale ( PMI/artigianato/ faconisti ecc) oltre ai noti dipendenti delle grandi imprese come da lei giustamente citati ai quali và tutta la mia solidarietà e non solo… e che nessuno strumentalizzi la LORO PIAZZA che pur di tutti ma che non faccia da discarica a tutti i poteri e vergogne locali.  L’indignazione scaturisce dalle modalità e l’arbitrarietà di cui una certa
politica e una ancor più “incerta” pubblica amministrazione adotta tesa a colpire  certuni nel tentativo di salvare altri e se stessi.
No cara, se si lotta contro inadeguatezza corrutela di un sistema marcio  non posso permettere si faccia strumentalizzazione di tale grave crisi sociale ed economica coprendo l’inadeguatezza o il sistema cientelare allo stesso modo gestito a livello centrale e locale convogliando oltretutto una situazione assurda sulle spalle dei cittadini perugini, da anni innescate cui oggi culminano con adozioni, in linea alle precedenti, ma se pur di minor grandezza di maggior disgusto
vista proprio la situazione e il pulpito da cui partono, non riescono passare….forse siamo proprio noi indignati più vicini alla FIOM…non chi li usa come spot.  La sig.ra Fucelli ha espresso un sentore diffuso da cittadino, io le dico che supporto quanto sopra accennatole avendone ruolo e conoscenza e potrei fare considerazioni nomi e fatti che al momento perseguo per vie concilianti perchè non credo che mettere  tutti contro tutti sia la più logica delle azioni e soprattutto per il bene pubblico, ma consto che nonostante tutto qualcuno ci stà marciando
nonostante come da lei stessa sottolineato la gravità della situazione. Forse  contando sulla disinformazione? Sulla devozione a prescindere? su protezioni? forse…e su gente ricattabile o annessi al sistema stesso oppure potrei pensare ad una strumentale  propaganda per le future
lontane/vicine elezioni? Mettere a disagio un anziano, un operaio, uno studente….nè colpisci uno ne ricadono 100… magari in piazza? e tutta la colpa anche quelle vecchie malefatte ricadono su un malgovernocentrale. Ma così gli fate una garanzia a vita!!! NO, non me ne voglia ma certi giochini stritolano la cittadinanza e nulla hanno che fare con il bene pubblico o la buona amministrazione… Sono sicura lei sia in buona fede, sicuramente motivata da sane ideologie, ma ignora diverse cose. Per quel che riguarda la mobilità e tutte le tematiche annesse ed appartenenti alla sicurezza stradale cui circostanziarle con fatti e norme che simili atteggiamenti amministrativi sono una grave dimostrazione di non volontà all’attuare nè norme nè destinazione dei fondi ad essi destinati e di tagli potremmo parlar per ore…  ma quelli ( i tagli) che il comune deve effettuare sono soprattutto legati al sistema clientelare e debiti di vincoli di voti e ad alcuni poteri forti locali le cui antiche ed attuali costi/ spese e deficienze non possono certo proprio in lei trovare una voce complice a che ricadino sulle spalle della cittadinanza tantomeno in periodo di crisi colpendo come i tagli denunciati all’unisono, sempre sugli stessi.
Carissima oggi il peggior nemico della Democrazia dei Diritti e della ripresa economica e civile è la strumentalizzazione cui è aduso un sistema inadeguato a rispondere alle esigenze attuali e alla dura realtà poichè troppo spesso solidificatosi grazie a quelle ormai a tutti note modalità.
Osservi i fatti in relazione a compiti norme mandati e fondi e non giudichi nè dagli abiti nè da facili e banali retoriche, si informi e non si renda complice e facile strumento.
Mi spiace, rispetto fortemente i sui ideali, ma certe azioni sono indifendibili. Così non fà del bene nè agli operai della FIOM nè alla cittadinanza perugina.
Viva la FIOM !

Mary Mancinelli
resp Fondazione Italiana per la Sicurezza della Circolazione Onlus

Risposta a Mary Mancinelli sulla inutilità della “piazza” per “difendere i diritti”

15 ottobre 2010

Gentile Sig.ra Mancinelli,

non mi pare che la signora Fuccelli abbia fornito indicazioni in merito all’individuazione di capitoli di spesa da tagliare.Mi pare al contrario che abbia espresso una lagnanza, tout court. Al ché mi è apparso doveroso indicare il vero responsabile dei tagli ai trasporti pubblici, ossia il Governo centrale, che sta mettendo in ginocchio molti Comuni. Dopodiché,  la Sua sollecitazione a ridurre gli sprechi mi invita “a nozze” dal momento che il mio partito (Rifondazione comunista) è in prima linea nella lotta ai privilegi e agli sprechi, senza gli accenti demagogici e velleitari oltreché rozzi che caratterizzano le esternazioni di altre formazioni politiche o di comitati.Sono certa che un’osservatrice attenta e impegnata come Lei ne sarà al corrente.La prego quindi di collaborare e – già fin da ora – indicare qui, in risposta al mio commento, quali tagli Lei sarebbe disposta ad effettuare. Ciò premesso, mi consta sottoporre alla Sua attenzione il fatto che comunque i tagli imposti dal Govenro (che però finanzia spese altissime per il nucleare e per la Guerra) vanno ad aggredire e a ridurre ogni servizio pubblico ed ogni forma di tutela (asili, servizi di assistenza alla persona, edilizia residenziale pubblica, sanità, istruzione, etc). La manifestazione di domani, pertanto,  si pone come un primo atto di resistenza contro questa pratica dell’attacco ai diritti costituzionalmente garantiti. Non Le sfuggirà che a braccetto di una ipocrita retorica sulla famiglia vengono imposti riduzioni dei tempi di vita, della libertà e dei diritti minimi dei lavoratori, in particolare di quelli più sfruttati nel corpo, come gli operai.E che proprio sui ceti più deboli si sta giocando cinicamente una partita a Risiko per renderli schiavi.Non le sfuggirà il fatto che questo Governo sta privatizzando tutto ciò che appartiene alle nostre comunità a beneficio di pochi.Ebbene contro tutto questo e molto altro, domani  manifesterà a Roma la FIOM e manifesteremo tutti noi cittadini consapevoli e lucidi. Per sollecitare una coscienza critica annacquata se non annichilita e per riappropriarci del senso vero della libertà che è “partecipazione” alle scelte che ci riguardano come cittadini e come persone, fuori da un’ottica ideologica meramente consumeristica che vorrebbe vederci solo come – appunto – consumatori e non come persone con diritti e dignità elaborate in una propsettiva che non è solo di consumo. Convinta che la Sua risposta sarà circostanziata e puntuale, sono a porgerLe distinti saluti.

Paola Bianchi

Un Comitato unitario per la manifestazione del 16 ottobre con la Fiom.

24 settembre 2010

Riceviamo da Paola Bianchi e volentieri pubblichiamo

Lettera di Luciano Della Vecchia, Segreteria Regionale Prc Umbria – Responsabile Lavoro

Luciano Della Vecchia, responsabile regionale lavoro del Prc scrive alle forze politiche del centrosinistra, a quelle democratiche e progressiste, e alle associazioni, per costituire in Umbria un comitato unitario a sostegno della manifestazione della Fiom del prossimo 16 ottobre. Pubblichiamo le due lettere.

Luciano Della Vecchia

Cari compagni ed amici, come sapete la Fiom Cgil ha indetto per sabato 16 ottobre una manifestazione nazionale a Roma “per il lavoro, i diritti, la democrazia e la riconquista di un vero Contratto nazionale, aperta alla partecipazione sociale e dell’opinione pubblica”. Una manifestazione che pensiamo rappresenti un avvenimento rilevante sul piano sociale. Occorre, infatti, una risposta forte contro l’idea di impresa di Fiat e Marchionne: basti pensare alla recente disdetta del contratto nazionale dei meccanici avvenuta per mano di Federmeccanica, all’accordo di Pomigliano, al destino di Termini Imerese.

Non solo. Il disegno eversivo e sfrontato di Governo e Confindustria si sostanziano nel voler cancellare il contratto nazionale di lavoro, lo Statuto dei lavoratori e il diritto di sciopero. Un attacco generale e senza precedenti alla Costituzione e ai diritti.

Paola Bianchi

Anche dalla nostra regione così duramente colpita dalla crisi economica, può e deve partire il tentativo di unificare le lotte in un movimento largo contro governo e Confindustria per costruire un’opposizione capace di far voltare definitivamente pagina al paese.

Per questo siamo a proporvi, sulla base dei contenuti della manifestazione della Fiom, di costruire insieme un “comitato unitario per il 16 ottobre”. Un’iniziativa, questa, che si può porre come obiettivo di favorire il massimo della partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori umbri ad una mobilitazione fondamentale per la difesa dell’intero mondo del lavoro, della democrazia, dei diritti, della Costituzione.