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Mura Etrusche Patrimonio Unesco, ma il progetto è di Michele Bilancia

8 maggio 2014

 

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È STATO CONSUMATO L’ENNESIMO SCIPPO AI DANNI DEL BUON (FORSE TROPPO?) MICHELE BILANCIA.

Una notizia veramente ottima e lungamente attesa (bravi agli amministratori, bravo all’ottimo Mario, baiocco d’oro alla cultura del Cultura Comune Di Perugia): le mura etrusche “patrimonio dell’umanità Unesco”.

Peccato, però, nessuno ricordi che Michele Bilancia e Radici Di Pietra sono intimi amici dell’ambasciatore maltese Ray Bondyn, più volte portato a Perugia dallo stesso Michele (che, sia detto senza vanteria, sostenne personalmente anche le spese!).Ora, ignorarne completamente la creatura è semplicemente irriguardoso e ipocrita (è vecchia la storia di chi si fa bello con le piume del pavone che, prima o poi, cadono a terra svelando le vergognose (more…)

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Passeggiata virtuale tra le mura e le Porte etrusche di Perugia

28 settembre 2011
TEATRO MORLACCHI – lunedì 3 ottobre · 17.00 – 20.00
SANDRO ALLEGRINI, coordinatore dell’Accademia del Dónca, propone l’apertura degli incontri dell’anno accademico 2011-2012 con una “Passeggiata virtuale tra la cinta muraria e le Porte etrusche di Perugia”.
Cicerone di straordinaria competenza l’architetto MICHELE BILANCIA, fondatore e presidente di Radici di Pietra, l’associazione che opera per il riconoscimento delle mura etrusche di Perugia come patrimonio Unesco dell’umanità.
Bilancia è stimatissimo autore di pubblicazioni di settore. L’architetto, esperto di recupero del patrimonio monumentale, ha recentemente pubblicato un ponderoso e apprezzato fanta thriller archeologico intitolato “L’ultimo vangelo”.
Partenza dall’Arco Etrusco, anche in relazione all’intervento di manutenzione straordinaria, di prossima esecuzione, finanziato dal mecenate-filosofo di Solomeo, l’industriale del cachemire Brunello Cucinelli, formalmente invitato all’apertura degli incontri dell’Accademia della peruginità.
Il viaggio si dipanerà attraverso uno slide multimediale a cura di Marco Terzetti. Ingresso libero e gradito.

La bilancia della Giustizia è scassata ?

5 settembre 2011

 

Il Commento di Vito Schepisi

Verrebbe da chiedersi se in Italia la bilancia della giustizia sia scassata, o se siano gli uomini addetti alla pesa inclini ai due pesi e alle due misure. La risposta ha la sua importanza. Le garanzie, e la Giustizia rientra tra queste, costituiscono le basi di un sistema di democrazia liberale.

Sin dai tempi di “mani pulite”, quando da destra a sinistra si alzò il grido giustizialista contro una classe dirigente incapace di emendarsi e di offrire soluzioni politiche di respiro strategico, apparve chiara la direzione, rimasta unica, in cui si voleva andare a parare.

Già da allora, più che una bilancia a due piatti, la giustizia italiana era apparsa come un piano inclinato che faceva scorrere tutto in un’unica direzione. E non c’è niente di più immorale della presenza di due pesi e due misure nella lotta all’illegalità e al malcostume. Le discriminazioni sono antipatiche e generano sfiducia nelle istituzioni, la giustizia parziale induce persino quella parte che la fa franca a perfezionare e moltiplicare le sue pratiche illegali.

L’odio, il pregiudizio, ma soprattutto un po’ d’ignoranza, unita all’incapacità di trasformare l’antagonismo politico in una proficua strategia democratica, e poi la voglia delle soluzioni sbrigative, assieme alla falsa idea della sinistra di una propria supremazia intellettuale e morale, impedì agli inizi degli anni ’90 di far prevalere l’autocritica e la stessa, ma più completa, riflessione morale, per avviare un confronto politico-istituzionale, propedeutico all’avvio di una stagione di sostanziali riforme. Ne stiamo pagando tuttora le conseguenze.

Prevalse nel Paese, sui media, e nelle correnti della magistratura, anche in quelle più autonomiste, trascinate da quelle più politicizzate, l’idea che la questione morale fosse un problema da risolvere prevalentemente all’interno dei partiti della tradizione capitalista e di democrazia occidentale.

Non è stato mai chiarito, ad esempio, per quale principio, ai tempi di “mani pulite”, il Vice Procuratore Capo della Procura di Milano, Gerardo D’ambrosio, poi diventato parlamentare DS, e successivamente PD, come ebbe a riferire il PM Tiziana Parenti, avesse maturato l’idea che, se l’azione giudiziaria si fosse allargata al Pci-Pds, sarebbe crollato tutto il teorema giudiziario del Pool milanese. Sarà stata questa la ragione per la quale c’era chi non poteva non sapere e chi, invece, poteva, ma anche la ragione per la quale era sufficiente fare atto di ravvedimento, interagendo con una ben precisa parte politica, per restarne fuori e farla franca.

E’ stato così che l’area politica più pluralista e meno autoritaria, benché responsabile per aver instaurato e assecondato quel costosissimo sistema dei partiti e delle correnti, sostenuto, com’è emerso, con le pratiche corruttive e con le tangenti, ebbe a trovarsi schiacciata, come dai due bracci di una tenaglia, dalle furbizie delle connivenze giudiziarie e dai sentimenti massimalisti e reazionari di opposta tendenza politica.

Da una parte a soffiare sul fuoco era la sinistra post-comunista. Il Pci aveva visto dissolversi la sua strategia di avvicinamento alla conquista del potere con l’utilizzo degli strumenti della borghesia, e facendo leva sulla conflittualità interna, come aveva teorizzato Lenin. La sinistra marxista si era così liberata, furbescamente, dopo la caduta del Muro di Berlino, di quel nome che ricordava l’orrore e le tragedie emerse dall’esperienza disastrosa e dal fallimento civile, sociale, economico e politico dell’est europeo.

La sua nuova strategia, una volta diventato Pds, mirava sempre alla conquista del potere, ma ora nel solco del socialismo democratico di stampo europeo, riciclandosi e disponendosi a sostituirsi al partito socialista italiano di Bettino Craxi che, non a caso, veniva additato come il maggior responsabile del sistema corruttivo e illegale instaurato in Italia. Il leader socialista, che in Parlamento aveva denunciato la presenza di un sistema  di corruzione che attraversava tutti i partiti (I partiti, specie quelli che contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale), veniva, infatti, costretto all’esilio in Tunisia per sfuggire alla ferocia manettara, sapientemente alimentata da una connivente regia politico-giudiziaria.

Dall’altra parte, come secondo braccio della tenaglia, c’era quella parte della destra reazionaria e forcaiola che individuava nella Democrazia Cristiana e nel Partito Socialista le responsabilità del congelamento della sua consistenza elettorale ed il suo isolamento politico, e c’era anche l’emergente egoismo locale del Nord del Paese che faceva di “Roma ladrona” lo strumento per la richiesta di trasformazione dell’Italia in Stato federale che sapeva tanto di richiamo alla secessione.

Accade che i nodi che non sono sciolti si ripresentino, e la sensazione di farla sempre franca si trasformi, persino, in maggiore audacia. Il sistema Pci-Pds-Ds rischia ora di diventare il sistema PD. Se anche Giorgio Bocca sostiene di temere la minaccia di querele di Bersani, si rafforza il timore dell’intimidazione verso chi osserva e denuncia.

La sensazione che la bilancia della Giustizia sia scassata e che penda sempre da una parte, anche dinanzi alle querele, ora ha un che di ancora più inquietante.