Posts Tagged ‘bindi’

Mafia in Umbria: ROSY BINDI A PERUGIA: “TENERE ALTA LA GUARDIA”.

26 gennaio 2016
Rosi Bindi

Rosi Bindi

La presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi è giunta ieri a Perugia nell’ambito della ricognizione presso tutte le Dda e per approfondire la situazione della criminalità organizzata nella regione, anche a seguito di vicende che hanno segnalano il rischio di infiltrazioni mafiose in appalti pubblici. I lavori della Commissione sono cominciati in mattinata, presso la Prefettura di Perugia, per concludersi nel pomeriggio con la conferenza stampa tenuta dalla presidente Bindi che ha ribadito che “a convincere la Commissione a venire nel capoluogo umbro è stata la vicenda Gesenu, con i provvedimenti presi (more…)

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PD:l’unico a dire qualcosa di sinistra è Papa Francesco

23 marzo 2015

Riceviamo e pubblichiamo

Guido Lanzo

Guido Lanzo

Si riuniscono sempre, perché sempre hanno da discutere, da confrontarsi, ma, per come finisce, solo per farsi vedere, per farsi notare, e nulla più.

Soni i vari Capetti delle varie correntucole di un PD sempre più proprietà privata di Renzi, sempre più insignificanti, impotenti, e, perciò, mortificati. Sabato, coi Bersani, Cuperlo, Fassina, Civati, Bindi, equivalenti, nullavalenti, si è rivisto D’ Alema che, quando c’è da menar le mani, le parole cattive nel caso, c’ è e si fa valere, il più capace in malevolenze, in odiosi rancori. (more…)

POLITICA E RIPOSIZIONAMENTI: BIRRA “MORETTI “

12 ottobre 2013
Alessandra Moretti

Alessandra Moretti

di Ciuenlai 

La birra della signora delle signore del Pd, la Moretti, sembra finita. Bussa a tutte le porte, ma, dopo il velocissimo abbandono del perdente Bersani, forse per eccesso di inaffidabilità, non gli apre nessuno. Ha bussato alla porta di Renzi (lei smentisce), ma dall’altra parte avrebbe risposto la De Micheli “Occupato!!!!” (anzi occupatissimo). Ha provato a tornare a casa con una dichiarazione che è un (more…)

FRANCESCHINI: “L’IMU NON VERRÀ TOLTA”

30 aprile 2013

“L’Imu non verrà tolta, ci sarà una proroga per la rata di giugno. Avremo quindi un problema di cassa per i comuni e ci sarà anche la questione di evitare l’aumento dell’Iva nell’estate 2013. Ci siamo appena insediati, ma la prossima settimana vareremo un provvedimento apposito. E’ comunque nostra intenzione evitare decreti legge omnibus”

“Per molti di noi – ha detto Rosy Bindi nel suo intervento alla Camera – non è giusto sospendere l’Imu sulla prima casa, le priorità sono altre”.

Nota: Strana cosa la faccenda dell’Imu, il Pdl l’aveva inserita al primo posto per l’accordo sul governo e Franceschini la smentisce subito. Che dire? Si comincia bene. Qualcuno temeva un governo balneare o forse pensava che sarebbe andato al mare prima di agosto?  domanda: Quanto conta Franceschini? e quanto conta la Bindi e “il molti di noi'”?

LA FINE DEL PD PIÙ VELOCE DEL PREVISTO

9 marzo 2013

bindi e bersanidi Arnaldo Ferrari Nasi

Leggo con sconcerto sulla stampa della possibilità che sia Rosy Bindi a sostituire un dimissionario Bersani nel mandato esplorativo per la costituzione del nuovo governo. Lo sconcerto è dovuto al contenuto dell’iniziativa. Come può un partito politico capace di esprimere proposte del genere in un momento del genere pensare di ottenere qualcosa di positivo? E’ stato (more…)

GLI IMPRESENTABILI. DA D’ALEMA A RUTELLI – QUELL’ARMATA BRANCALEONE CHE IMBARAZZA BERSANI (E NON SOLO)

11 settembre 2012

di Ciuenlai

Ci sono alcune notizie che in quel di Reggio Emilia (Festa democratica) sono finite sotto traccia. La prima è la decisione di “sgomberare” il palco del comizio finale dai dirigenti del partito. Non è stata una concessione alle seconde file o ai militanti, ma una precisa scelta funzionale alle primarie. Ve l’immaginate una foto di Bersani con vicino D’Alema, Bindi, Letta, Veltroni, Finocchiaro, Franceschini, Fioroni e il resto ella tribù degli “impresentabili”? Renzi ci avrebbe fatto mezza campagna elettorale con (more…)

QUEI CONSIGLI DI “PARITÀ” CHE AGITANO IL PD

21 ottobre 2011

di Ciuenlai

La mancata elezione della consigliera di parità da parte della maggioranza che governa la Regione dell’Umbria è più di un semplice pasticcio. E’ un primo e corposo segnale di una ripresa a tutto campo delle lotte intestine al Pd. Ci sono tre questioni che turbano la serenità del partito di Piazza della Repubblica : la minoranza che non si ritiene sufficientemente rappresentata nei maggiori organi di governo, la spaccatura dentro la maggioranza che sta dando vita ad un confronto vivace tra le due “Presidenti” e le elezioni politiche che si avvicinano. La segreteria regionale del Pd è da giorni impegnata in un tentativo di ricucitura tra le “due donne”, tra Maria Rita Lorenzetti e Catiuscia Marini, con Lamberto Bottini nella veste di mediatore. Si parla con insistenza di un incontro chiarificatore, che però ancora non si sarebbe riusciti a convocare, nonostante l’ok delle parti in causa. Il tutto in una situazione nella quale aumentano a dismisura i “battitori liberi”. E questo, unito all’insoddisfazione dell’ala popolare, fa crescere, in maniera esponenziale, il pericolo di imboscate in Consiglio Regionale. Il falò è stato acceso e si ingrandisce, perché sul tavolo inizia ad arrivare la “benzina” delle candidature per le politiche. Qui sono i Bersaniani a chiedere il riequilibrio. gli attuali assetti sono sbilanciati verso le minoranze del Pd. I popolari hanno Bocci e la Fioroni, i Franceschiniani Ferrante, i veltroniani Verini e Agostini, i fassiniani la Sereni e i fan di Marino Gozi. Ai sostenitori del segretario è rimasto il solo Trappolino. Tenendo conto che le proiezioni elettorali fanno pensare alla possibile perdita di un parlamentare si sta ragionando su 8 posti disponibili. La probabile proposta di mediazione da parte della segreteria potrebbe essere quella di una divisione cinque a tre. Sicuramente i vertici romani, imporranno la rielezione di Valter Verini braccio destro di Veltroni e di Marina Sereni braccio sinistro di Fassino. Secondo gli attuali assetti sarebbe un pareggio (Verini è dei modem e la Sereni di area Dem che adesso sta con Bersani). Per i restanti 4 posti dei bersaniani si fanno i nomi di Lamberto Bottini, Maria Rita Lorenzetti, Claudio Trappolino, Renato Locchi e di un non meglio precisato cattolico che potrebbe far capo sia all’area Letta – Bindi che a quella di Franceschini (ancora Ferrante?). Per i posti della minoranza in lizza ci sono Giampiero Bocci, Anna Rita Fioroni e Mauro Agostini. Ma anche qui non sono escluse sorprese se , per esempio, nascesse in Umbria un’area Renzi. Mancano all’appello solo le sinistre (Marino e Civati) per le quali, sembra, non ci sia “trippa per gatti”. Conosco l’obiezione : tutto questo potrebbe andare a sbattere con quella variabile indipendente chiamata primarie. Si e no, perché se c’è accordo, come è stato dimostrato altre volte, quella consultazione si può tranquillamente pilotare. Anche se, stavolta, non si può escludere l’entrata in campo di pericolosi esponenti della “terra di mezzo” o della sempre più prolifica “terra degli scontenti”. Gira anche qualche nome. Ma si facciamoli! Chiacchieroni, Cernicchi, Cintioli, Ciliberti, Rosi e l’immancabile Alberto Stramaccioni. Vista la complessità della cosa, c’è chi non esclude che, per evitare sorprese, si finisca per portare ad un unico tavolo tutte le pendenze presenti dentro al partito. Ed è possibile quindi, che una ricomposizione complessiva potrebbe riguardare anche gli attuali assetti regionali (Giunta e Consiglio). E questo ci riporta all’inizio dell’analisi. No, la non elezione di una consigliera di parità del centrosinistra, non è stato, per dirla alla Berlusconi, un incidente di percorso, ma un preciso “avviso di garanzia”, lanciato da più parti, verso i piani alti di palazzo Donini.

Berlusconi: fiducia alla camera. La Bindi scatenata contro i radicali

14 ottobre 2011

Silvio Berlusconi

Il governo Berlusconi è salvo: la Camera ha votato la fiducia con 316 sì, 301 i voti contrari. Le cifre non sono altro che la testimonianza numerica di una mattinata di panico. La sicurezza ostentata fino a qualche ora prima del voto sembrava vacillare. Il punto è che le previsioni dicevano che il governo avrebbe potuto andare sotto di un voto. Subito dopo che è cominciata a girare la voce, però, il Pdl ha fatto sapere che “il voto di fiducia passerà con 317 voti. I calcoli sono sicuri”, avevano spiegato fonti autorevoli. La prima chiama si era conclusa con 315 sì e 7 no. Il limite minimo richiesto anche da Ignazio La Russa per non obbligare il premier a salire al Colle. Decisivo il ruolo dei radicali, che hanno rotto con il Pd e hanno contribuito a salvare Berlusconi. Non a caso, quando Lupi al termine della prima conta ha chiesto alla Bindi di rientrare perché “i voti sono voti”, Rosy ha risposto stizzita: “E gli stronzi sono stronzi, galleggiano anche senz’acqua”. Riferimento poco cortese ai pannelliani? Il premier, la persona su cui si è votato, è sempre stata ottimista: “Sono sereno”, ha tagliato corto con i cronisti che lo incalzavano a Montecitorio. Il governo sarà ancora in carica? “Penso di sì, anzi intimamente ne sono convinto”. Ma intanto proseguiva il giallo. In precedenza Luciano Sardelli, di Popolo e Territorio, dopo l’incontro alla Camera con Berlusconi aveva annunciato: “Non parteciperò al voto di fiducia”. Claudio Scajola, al contrario, si era riallnieato negli ultimi minuti e fià nel corso della prima chiama ha votato la fiducia al governo.

Bersani rompe con Pannella – Ma dopo aver criticato Silvio, la seconda stoccata è per i radicali da cui Pier Luigi Bersani ha sancito il divorzio dopo la decisione dei 6 deputati del partito di Pannella di essere oggi in aula alla Camera durante l’intervento del premier Silvio Berlusconi. “I radicali si sono autosospesi, ne prendiamo atto”, ha spiegato il segretario del Pd, “seguiranno la loro strada, sono affari loro”.

Replica dei Radicali – Questa storia  di uscire dall’aula quando entra Berlusconi per il cui governo le delegazioni radicali di Camera e Senato non hanno mai votato la fiducia, ricorda troppo quando l’unità nazionale del fascio partitocratico degli Anni 70 disertava le aule parlamentari appena prendeva la parola Almirante. Ma i voti dell’Msi andavano però benissimo quando si trattava di eleggere i presidenti della Repubblica o spartirsi la torta del finanziamento pubblico dei partiti. Quando tutti uscivano dall’aula perchè parlava Almirante, i quattro deputati radicali rimanevano ai loro posti ad ascoltare, loro che erano gli unici a denunciare le leggi di spesa alimentatrici del debito pubblico votate al 90%, tutti assieme, Msi compreso”.

fonte: Libero news

nota di redazione: Va bene siparietto finito, ammettiamolo… con qualche caduta di stile, adesso urge rompere gli indugi e pensare alle riforme ed ai provvedimenti per lo sviluppo. Altrimenti rimarrà davvero un misero siparietto.

COMIZI D’AMORE DIBATTITO DEMOCRACK – LA RELAZIONE DI VELTRONI E LE CONCLUSIONI DI D’ALEMA (MILIONESIMA REPLICA SENZA ALCUNA RICHIESTA)

12 ottobre 2011

di Ciuenlai

La relazione di Veltroni – “Ci vuole un governo di emergenza, che non sia un ribaltone”. Bravo, come dice Ferrara, un Berlusconi bis.

Giuliano Ferrara

Il Dibattito (assenti giustificati Fassino che (dice) è in gita con Marchionne e Napolitano che, viste le guerre nel Pd, ha deciso di smettere di fare i pistolotti sulla coesione. facesse l’effetto inverso!) Ecco la cronaca di un dibattito affrontato con spirito unitario : Gentiloni non vuole le primarie, Letta preferisce la Bce a Fassina, Morando vuole un nuovo congresso, Fioroni è contro il nuovo ulivo, Franceschini vuole andare al centro e sta ancora aspettando l’autobus. Bersani, Renzi, Zingaretti e Civati, per non ripetersi, parleranno alle loro convention. La Bindi, colta di sorpresa, non avendo niente da dire, ha fatto sapere che sta organizzando un “reality Pd” con Castagnetti “ e Marini dal titolo “Il grande fardello”.  Le conclusioni di D’Alema – “In questa fase l’unità del partito è essenziale”.  Oggi le comiche terza edizione.

La campagna elettorale anticipata e i dolori del Pd Umbro

4 ottobre 2011

di Darko Strelnikov  Strelnikov.d@libero.it

Il ripetuto “mi ricandido” del Sindaco di Perugia Vladimiro Boccali denuncia una anomalia

Wladimiro Boccali

politica, che può determinare e sconvolgere il corso dell’intera legislatura amministrativa. L’attacco alle Province ha in pratica sancito l’apertura della campagna elettorale due anni prima del previsto. I posti che contano diminuiscono, quindi ogni partito, ogni componente e ogni aspirante candidato deve fare i conti con la contrazione dell’offerta. Le Province potranno anche resistere fino alle prossime elezioni, ma non saranno più un posto appetibile. Oramai sono il male nell’immaginario collettivo, come dimostra un sondaggio di un blog umbro, nel quale l’86% delle persone interpellate si sono espresse favorevolmente per la loro totale abolizione e solo il 4% per il mantenimento nella forma attuale. Quindi, al di là dei tempi di cambiamento, chi ci si avventurerà, rischierà di fare la parte del commissario liquidatore. Un tipico ruolo da fine carriera. Lo sanno in parecchi e  la “grande fuga” da Piazza Italia 11 è già iniziata. Da qui i “mi ricandido” che sanno tanto di gente che mette il

Catiuscia Marini

cappello sulla sedia occupata per non perdere il posto. Non è il caso di Boccali, che questa mossa non avrebbe mai voluto farla. Perlomeno adesso. Secondo persone vicine al primo cittadino di Perugia la sua intenzione sarebbe stata esattamente quella opposta. E c’è da capirlo : oggi fare il Sindaco è solo oneri e niente onori. E questa è una condizione che può levare il sonno a coloro che oggi siedono sugli scranni più alti dell’Umbria. La diminuzione degli incarichi a 5 stelle aumenta, inevitabilmente, il numero dei concorrenti. In questa situazione è impensabile che il centrosinistra possa scegliere la strada delle riconferme per i secondi mandati. Le primarie sono una opzione “senza se e senza ma”. E, in questa situazione, chi rischia di più sono, paradossalmente, Boccali e la stessa Marini. La crisi favorisce gli sfidanti. In un contesto fatto di tagli e di tasse, di diminuzione dei servizi e di aumento delle tariffe, di ticket sanitari e di panini che sostituiscono i secondi (come ai miei tempi) nelle mense scolastiche, Sindaci e Presidenti possono giungere all’appuntamento letteralmente spompati e con un alto tasso di impopolarità. Per di più sotto la minaccia del “fuoco amico” di consiglieri fedeli ai pretendenti al trono. Non c’è, nel partito di maggioranza relativa, il clima giusto per un accordo. Quello precedente (Regione e Comuni di Perugia e Terni alla maggioranza e Province alla minoranza) è stato fatto saltare in aria dalla nuova realtà dei fatti. Farne uno nuovo è difficile. Le inchieste giudiziarie hanno scosso dalle fondamenta gli equilibri interni alle componenti del Pd. Gira un aria di sospetto da far paura. L’accordo di pace tra Dalemiani e Area Modem siglato in un famoso pranzo è quasi carta straccia. L’unica soluzione sarebbe quindi quella di competere alle primarie e poi trattare sulla base dei risultati raggiunti. Ma questo presuppone che correnti, cordate e componenti parlino con una voce unica. Non è così. Meno posti fa rima con più litigi. Risultato i Bersaniani sono spaccati e  i modem sono divisi. La frammentazione aumenta e la fa da padrona. Non esiste un leader riconosciuto, non esiste un gruppo dirigente autorevole, non esiste una linea politica da indicare e da seguire. Si va alla giornata, secondo gli umori e tenendo conto delle tante asperità di percorso. Si va per compromessi che spesso sono storia di un minuto. Le cosiddette riforme regionali risentono di questo clima. Spostare o abrogare qualcosa è una delle 7 fatiche di Ercole. Ogni giorno è un passo indietro rispetto al punto di partenza. E allora enti e strutture da salvare si moltiplicano ogni documento che esce. Ma più conservazione si fa e più gli elettori si distaccano dall’attuale classe dirigente. E, a modo loro, lo fanno anche sapere. Per il secondo anno consecutivo le feste di partito hanno impietosamente fatto registrare il tutto deserto per il Pd e il tutto esaurito per Vendola e Soci.  Mentre la Presidente Rosy Bindi parlava nel pieno centro di Perugia a 4 gatti e tre micine, in quel di Ramazzano, sperduta contrada di campagna, per raggiungere la quale è consigliato il navigatore, tale Don Andrea Gallo, alla kermesse regionale di Sel, trascinava fino ad ore piccole, migliaia di persone. Una aspetto che marca la diversità tra l’indifferenza per gli uni e la passione per gli altri. Ma c’è un altro indicatore che registra queste difficoltà. Le ennesime elezioni amministrative parziali. Anche stavolta, come qualche mese fa, i rumors parlano di difficoltà dei democratici ad individuare candidati forti a Todi, Bettona e Deruta. Nella città della Marini si andrà probabilmente alle primarie nelle quali quasi tutti i partiti del centrosinistra hanno già un candidato decente. Tutti meno il Pd dilaniato tra l’avvocato Marconi e l’ex segretario Rossini. Due persone che non sembrano riscuotere grandi consensi dentro e fuori il partito. E allora spunta il grande favorito. L’uomo che ancora non c’è; il candidato dei socialisti. Come andrà a finire lo vedremo, ma questa è l’ennesima prova di un partito che non riesce più a governare e ad egemonizzare la coalizione. E stavolta non sono elezioni normali, sono elezioni parziali in casa della destra (Todi, Deruta e Bettona). Perderle vorrebbe dire sancire definitivamente le ragioni di un declino. E pensate che potrebbe succedere dentro il gruppo dirigente del Pd, se in casa della Presidente il candidato non fosse del Pd e non risultasse vincente. Dicono che Antonino Ruggiano abbia ultimamente ricevuto strani segnali di appoggio. Sarà vero?