Posts Tagged ‘caso’

Sospensione Guasticchi, Rossi (Pd): “Siamo in presenza di una valutazione in itinere. Si è dato spazio a una polemica che non c’è”

21 novembre 2016

pd“In merito alla notizia apparsa su alcuni organi di stampa riguardo a dei provvedimenti disciplinari attinenti al consigliere regionale Pd Marco Vinicio Guasticchi è doveroso puntualizzare come sia stato considerato ufficialmente esistente ciò che non è”.

Così, in una nota, il segretario provinciale del Pd di Perugia Dante Andrea Rossi, che spiega: “Le istanze che vengono sottoposte agli organi di garanzia del Partito Democratico seguono un iter, che coinvolge tutti i livelli preposti e competenti in merito e alla fine del quale maturano provvedimenti definitivi e ufficiali. Rispetto a quanto attiene alla vicenda del tesseramento presso il circolo del Pd di Montone, che coinvolgerebbe Marco Vinicio Guasticchi e dove si contesta non l’esistenza, ma la modalità con la quale sono state fatte 12 iscrizioni, si è in presenza di una valutazione in itinere che, per espressa richiesta dello stesso Guasticchi, coinvolgerà gli organi di garanzia regionali, i quali dovranno espletare i dovuti approfondimenti e adottare le scelte che riterranno opportune. La richiesta del consigliere Guasticchi nasce anche alla luce del fatto che due membri degli organi di garanzia provinciali hanno sottoscritto un appello per il no in vista della prossima consultazione referendaria del 4 dicembre e ritenendo che ciò abbia fatto venir meno le condizioni di terzietà all’interno dell’organo e le condizioni per una reale imparzialità di giudizio. Ci sarà, dunque, spazio per un chiarimento nel merito della vicenda e sono certo che l’esito dei riscontri non potrà che essere positivo. Nel frattempo mi preme sottolineare che si è dato spazio a una polemica che non c’è e che il Pd a tutti i livelli è impegnato positivamente nella campagna referendaria in vista del voto del 4 dicembre”.

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‘Caso’ Bps-Spoleto Crediti e Servizi, archiviate tutte le accuse

19 ottobre 2016
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Giovannino Antonini

di Daniele Ubaldi

Il tribunale di Spoleto riconosce infondate le denunce della Banca d’Italia verso Antonini e gli altri indagati. Ma intanto Bps ha cambiato proprietà… Cosa viene ora?

Archiviato. Tutto quanto. Con il dispositivo emesso ieri (29 settembre) dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Spoleto Federica Fortunati, Giovannino Antonini esce – insieme a tutti i coindagati – completamente pulito dalla maxi inchiesta esplosa a seguito delle ispezioni di Bankitalia e delle successive denunce. L’ex numero uno della Banca Popolare di Spoleto, indagato inizialmente assieme ad altre 36 persone – tra le quali imprenditori, amministratori, dirigenti bancari e familiari – è stato completamente prosciolto dalle accuse, gravissime, di associazione a delinquere, intermediazione usuraia, bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita e truffa. Nessuno dei numerosi capi di imputazione, spiccati nel maggio del 2013 dall’allora procuratore della Repubblica Riggio, troverà spazio in un regolare processo penale. (more…)

Risposta di Carla Spagnoli al “politico” Leonelli…

8 febbraio 2016

Caro “politico” Leonelli, gli attacchi gratuiti e ineleganti che mi ha rivolto meritano da parte mia solo due righe di risposta. Lei ha ricordato l’impegno della Regione Umbria per far aprire la vertenza Perugina al Ministero dello Sviluppo Economico, cui è seguito l’incontro con i vertici Nestlè a Roma dello scorso 7 ottobre. (more…)

Marò, la sentenza del Tribunale del Mare: Girone e Latorre non rientreranno in Italia, processo con corte internazionale

24 agosto 2015

maròLa sentenza del Tribunale internazionale del Mare delude le aspettative di quanti in Italia speravano in una decisione nel merito sul rientro di Salvatore Girone, ancora detenuto in India, e sulla permanenza di Massimiliano Latorre, temporaneamente in Italia per curarsi dopo un ictus. Proprio per il fuciliere tarantino, il Tribunale di Amburgo non ha ritenuto valide le motivazioni di urgenza che secondo l’Italia giustificassero la permanenza del marò, visto che ha già usufruito da parte dell’India di una proroga di sei mesi. Respinta poi la richiesta italiana che avocava a sè la giurisdizione sul caso trattandosi di un incidente che ha coinvolto due membri delle proprie forze armate. Secondo i giudici, presieduti da Vladimir Golitsyn, i due militari non possono godere dell’immunità da parte della giustizia indiana, visto che non stavano prestando servizio su una nave militare, ma su un mercantile.

La decisione – Con 15 voti a favore e 6 contrari, la corte di Amburgo ha quindi stabilito che il giudizio sull’incidente dell’Erica Lexie dovrà essere espresso da un tribunale terzo, da costituirsi ad Amburgo, al quale le parti dovranno presentare un proprio rapporto entro il 28 settembre prossimo. Nel frattempo i giudici hanno chiesto all’Italia e all’India di sospendere ogni procedimento in corso.

Giovanni Ruggiero

fonte: www.liberoquotidiano.it

“Caso Cartasegna: cosa farà la Giunta Romizi?”

24 maggio 2015

movimento 5 stelleDepositato il 18 maggio il nostro ordine del giorno sul “Caso Cartasegna”.

La questione del pensionato “d’oro” dell’avvocatura comunale balzato mesi fa agli onori della cronaca nazionale necessita di essere definita. Questo chiede il Movimento 5 Stelle. (more…)

Sanità, ci sarà un caso Catania anche negli ospedali umbri?

14 febbraio 2015

ambulanza-notturna-1In questi giorni sui giornali si è fatto il nome di Walter Orlandi, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, come papabile assessore alla sanità nel caso in cui Catiuscia Marini venisse rieletta. Nonostante le smentite di rito della Marini, si parla quindi di un’ulteriore avanzamento per il Direttore Orlandi, che entrerebbe “finalmente” in politica passando dalla porta principale… Nulla di strano, (more…)

Il Rotary Club Todi affronta il tema della giustizia “Oltre ogni ragionevole dubbio”

30 giugno 2014

5 LUGLIO 2014 ore 17:00 – Sala del Consiglio Comunale di Todi

IL CASO MEREDITH

Le nuove scoperte scientifiche a disposizione degli inquirenti, nei casi di processi accusatori, sono davvero in grado di identificare il responsabile di un delitto “Oltre ogni ragionevole dubbio”?
Gli ultimi fatti di cronaca ed i casi giudiziari, divenuti eventi mediatici, evidenziano come la certezza scientifica delle pratiche investigative cozzi con l’alta probabilità di inquinamento degli ambienti e dei reperti. (more…)

Dichiarazione di Romizi sul caso del prefetto Reppucci

22 giugno 2014
Andrea Romizi - fotografia di Marco Zuccaccia

Andrea Romizi – fotografia di Marco Zuccaccia

“E’ indubbio che le affermazioni del prefetto di Perugia siano state infelici. In ogni caso, credo che in questo momento si dovrebbe indire qualche conferenza stampa in meno e concentrarsi sulle cose da fare per risolvere i problemi. Noi, per quel che ci compete, siamo pronti a fare la nostra parte”. Queste le parole del sindaco di Perugia Andrea Romizi, in merito al caso che ha coinvolto il prefetto della città.
“Il rischio – continua il sindaco – è che ogni volta, magari anche con smentite, si riapra il caso sulla sicurezza a Perugia. Noi tutti, invece, dobbiamo rimboccarci le maniche e agire, al di fuori del clamore mediatico”.

Festival del Giornalismo e le “scelte culturali” di Palazzo dei Priori.

30 ottobre 2013

Riceviamo e pubblichiamo

Il teatrino mediatico che si è consumato in questa settimana tra il festival internazionale del giornalismo  e la coppia Bracco-Cernicchi, sarà qualcosa di memorabile per la cultura della nostra sonnolenta città. Soddisfatti dall’ampio menù di promesse della presentazione di Perugia a diventare capitale della (more…)

CASO PRIEBKE: PERCHE’ NON FACCIAMO UN PASSO AVANTI?

17 ottobre 2013

IL CASO DEL GIORNO

Giorgio Terzo Catalano

Giorgio Terzo Catalano

Morto un Nazista, che ha espiato, da vivo, la condanna della giustizia terrena, si poteva prevedere, in questa società, che ama autodefinirsi civile, un atto di umana pietas di fronte alla morte.

Dopo tutto, per chi si ritiene credente, ci sarà ad aspettarlo la giustizia Divina, quella ineludibile ed inappellabile, quella che non manca mai all’appuntamento finale, e per chi non crede in un’altra vita, tutto finisce con la sua morte, nulla rimarrà più, chiunque colpevole o innocente che sia, sarà pasto dei vermi o polvere da disperdere. (more…)

GOODMORNINGUMRIA DONA UN E-BOOK AI SUOI LETTORI

4 agosto 2013

GoodMorningUmbria, in accordo con il Poeta e Scrittore RICCARDO MARIA GRADASSI (Ideatore del Meditazionismo Letterario, riconosciuto dall’Ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi), dona un E-Book. Un (more…)

CASO SHALABAYEVA – EPIFANI (A SUA INSAPUTA) DA LA COLPA AL PD

17 luglio 2013

di Ciuenlai

Nell’occultamento giornaliero della verità capita anche questo. Epifani fa la voce grossa e dichiara”Il Caso Shalabayeva è gravissimo, violati i diritti (more…)

Teatro: “Il gioco dell’amore e del caso” a Città di Castello

28 dicembre 2012

teatro1Al Teatro degli Illuminati di Città di Castello, sabato 5 gennaio, alle 21, va in scena il gioiello della drammaturgia settecentesca di Marivaux Il gioco dell’amore e del caso con un cast d’eccezione formato da Paolo Briguglia volto noto de I Cento Passi di Marco Tullio Giordana, Baarìa di Giuseppe Tornatore e del più recente Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo, Antonia Liskova protagonista della famosa serie Tutti pazzi per amore al suo debutto assoluto in teatro, Francesco Montanari già con Albertazzi e Salveti in teatro e il Libanese della serie tv Romanzo (more…)

Presentato a Magione il nuovo libro di Alvaro Fiorucci sul caso Narducci

19 novembre 2012

Pino Rinaldi e Alvaro Fiorucci

Una sala piena ed un serrato dibattito hanno reso emozionante e partecipato l’incontro tenutosi venerdì pomeriggio presso L’Officina Teatrale la Piazzetta di Magione in occasione della presentazione dell’ultimo libro del giornalista Alvaro Fioruccci “48 small il dottore di Perugia e il mostro di Firenze” (Morlacchi editore) che ripercorre, anche grazie alla documentazione oggi a disposizione, le vicende giudiziarie e personali del medico Francesco Narducci deceduto nelle acque del lago Trasimeno l’8 novembre 1985. L’evento, (more…)

CASO GORACCI: MALA POLITICA O CAPRO ESPIATORIO?

16 febbraio 2012

La bolla dell’inchiesta sulla Città dei Ceri che andava avanti da mesi nel quasi totale disinteresse dei media, è scoppiata ora pubblicamente nella incredulità di tutti, un fulmine a ciel sereno che ha lasciato l’opinione pubblica stranamente sbalordita per la inconsueta platealità dei modi a cui l’ Umbria non è abituata, ma anche fiduciosa che quanto accaduto sia l’inizio di un processo volto a riportare moralità e trasparenza nell’esercizio della cosa pubblica, una nuova stagione di verifiche e controlli di cui le Amministrazioni Umbre necessitano urgentemente.

E’ quanto ha manifestato il Segretario regionale de LA DESTRA Stefania Verruso, che ha atteso la definizione dei capi di imputazione che hanno portato all’arresto di ORFEO GORACCI ex Sindaco di Gubbio e vice Presidente del Consiglio Regionale dell’Umbria, prima di sbilanciarsi in una analisi. La gravità delle accuse, non tutte manifestate in prima battuta, continua la Verruso, ci inducono ad aprire una profonda riflessione politica sia rimanendo strettamente legati ai fatti in se che hanno generato l’arresto di una Giunta nella quasi totalità, sia analizzando il deprecabile contesto politico generale umbro in cui i fatti sono accaduti.

Ribadendo in prima istanza la gravità e la portata dei reati, vorrei che quanto accaduto fosse messo in relazione a quanto abbiamo assistito mesi or sono con le indagini sulla ASL3 di Foligno, analogo caso di scambio di posti di lavoro dietro ritorno di consensi elettorali, che però, nonostante abbia portato alle dimissioni dell’allora Ass. alla Sanità, nonostante le intercettazioni telefoniche, nonostante l’evidenza di tornaconti economici, ad oggi, non ha visto nessuno dei personaggi coinvolti, dietro le sbarre.

La domanda da porsi è dunque se può essere considerato esclusivo il caso di Gubbio, il caso di Orfeo Goracci esponente di spicco di Rifondazione Comunista, il solo caso in Umbria in cui si è potuto agire in maniera inequivocabile oppure se, con l’arresto, si è voluto individuare un capro espiatorio, un’unica pecora nera che ha gettato fango sul buon governo di una intera regione rossa.

Non può essere privo di significato il fatto che Rifondazione Comunista sono oltre 10 anni che governa in Umbria insieme alla parte della sinistra moderata attualmente identificata nel Partito Democratico, e pertanto non è da ritenersi plausibile pensare che solo nel Feudo rosso per eccellenza si sia potuto accertare senza ombra di dubbio l’esistenza di un sistema clientelare su cui da 60 anni si è retto il potere della sinistra in Umbria, ne può essere credibile che solo nel caso eugubino si sia pervenuti alla determinazione di prove così schiaccianti, senza nutrire il dubbio che ci possa essere il contributo di chi da alleato politico, ha deciso di mettere fuori gioco l’alleato ora diventato scomodo, addirittura animando il chiacchiericcio con le accuse di molestie sessuali che richiamano quel Bunga Bunga che tanto ha tenuto viva l’attenzione dell’opinione pubblica mesi fa.

Non vorremmo che anche in Umbria, come purtroppo abbiamo rilevato nella politica nazionale a opera della sinistra più becera, si sia voluta concentrare l’attenzione su un unico caso isolato, gravissimo e moralmente deprecabile dal nostro punto di vista, ma che ha il compito di distogliere l’attenzione dei cittadini da altre situazioni magari più scomode, magari accuratamente da arginare.

Auspicando che la Magistratura possa procedere con la fermezza necessaria in questa e nelle altre azioni intraprese, l’auspicio per noi de La Destra ora è quello di riuscire, unitamente alle forze politiche di centro destra, a mantenere viva l’attenzione su quello che è il vero bubbone della politica umbra, il male che ha portato la nostra regione ad rimanere ingessata nelle maglie della burocrazia e che ne ha impedito lo sviluppo, per giungere con reale determinazione al ribaltamento del governo regionale, per la prima volta dopo oltre 60 anni.

Sanità e uso privato del pubblico.Uno stimolo al dibattito per impostare un nuovo modello di gestione

3 novembre 2010

di Paola Bianchi

Paola Bianchi

L’uso privato del pubblico da parte della politica , emerso con le dimissioni dell’assessore alla sanità Riommi ha aperto un dibattito sul “pubblico”, sulle modalità per renderlo partecipato o, secondo alcuni, sulla necessità di superarlo in direzione del “comune”. Propongo qui di seguito due contributi che vanno in questa direzione, auspicando che servano da stimolo per ulteriori interventi e approfondimenti.

 

 

 

Costruzione del comune in Sanità e crisi della rappresentanza: il caso dell’Umbria

di Carlo Romagnoli, responsabile Sanità ACU Umbria

Con l’accettazione da parte della Giunta regionale delle dimissioni dell’assessore alla sanità, Vincenzo Riommi, il problema della funzionalità dell’attuale sistema della rappresentanza politica anche ai fini della promozione e tutela della salute assume assoluta rilevanza.

Tutti noi dobbiamo riflettere senza infingimenti sulla crisi terminale che coinvolge i due modi di gestione che hanno avuto l’egemonia nel corso del secolo passato: il sistema di gestione privato e quello pubblico. Restando alla sanità, del modello di gestione privato basterà dire che non vi è in letteratura un solo studio scientifico che ne attesti almeno la non inferiorità rispetto al pubblico nel garantire salute da un punto di vista di popolazione. E vi sono evidenze della relazione tra diminuzione degli anni di vita vissuti senza salute e la percentuale crescente di spesa sanitaria privata rispetto a quella totale (CDSH, “Closing the gap”. 2008). Per non parlare del privato come determinante della crisi ambientale o di quella finanziaria, economica e sociale che producono precarietà e nuova povertà in tutto il mondo. Il problema però è che già dal 2008 l’OMS ci dice che il pubblico, invece di produrre equità nella salute, comunità sane e servizi centrati sui bisogni della gente, sostituisce i fini e produce centralità dell’ospedale, commercializzazione (la pandemia!) e frammentazione dei programmi sanitari (OMS, World health report 2008).Oggi noi dobbiamo aggiungere che, oltre a quanto l’OMS autorevolmente denuncia, il SSR in Umbria ha dimostrato di produrre anche l‘uso privato del pubblico. Associando poi i fatti di casa nostra con quanto già si è verificato in Abruzzo o in Calabria, solo per restare ai casi più clamorosi, vi è sufficiente evidenza del fatto che il problema investe in pieno non solo il cosiddetto “centro sinistra”, ma la stessa capacità del pubblico di garantire il rispetto delle finalità sociali per cui è stato creato.

Se i partiti selezionano i gruppi dirigenti contando più sui vincoli di appartenenza territoriale e amicale (i clan!) che sulla capacità di dare concretezza ai programmi e se questi partiti riescono a mettere le mani su aziende sanitarie che, prive di qualsiasi elemento di partecipazione reale e di controllo dal basso, sono un eccellente leva per ottenere voti, fare favori, spostare le risorse di tutti su definiti territori e orientare appalti, ebbene noi, di tutto questo, non sappiamo che farne. Nuova sanità pubblica? Cosa può significare se meccanismi politici e sistemi di gestione aziendale restano gli stessi? Non bastano nemmeno le giaculatorie sulla sanità come bene comune perché vecchi e nuovi partiti dicono già da ora che ci penseranno loro a difendere i beni comuni. Ma il punto è un altro: come ci liberiamo di questi due modi di gestione evidentemente superati e come lavoriamo per costruire il comune in sanità. Il bello del concetto di comune (Hardt e Negri, 2010) è che esso consiste nel “ Divenire principe della moltitudine”, ossia in un processo aperto in cui noi in quanto molti, grazie anche alla materializzazione del cervello sociale nella rete ed ai dispositivi di inclusione e condivisione grazie ai quali la abbiamo resa forte ed efficiente, ci “autoattiviamo” (M. Castells, 2009).

Costruire il comune in sanità può voler dire allora che i cittadini, anche grazie al web 2.0, condividono la scelta delle priorità, verificano in regime di terzietà la qualità delle cure, valutano l’impatto pratico delle politiche sanitarie sulla loro salute. Ecco, facciamo una cosa nuova piuttosto che cercare di applicare nel presente le ipotesi del passato: concentriamo l’attenzione di tutte le persone di buona volontà sulle buone pratiche di costruzione del comune in sanità: ce ne sono già molte in giro e chissà quante ne possiamo condividere se ci mettiamo a ragionare insieme.

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L’Umbria può fare la sua parte nella riqualificazione e nel rilancio del sistema pubblico quale “Bene comune”

di Stefano Vinti

Nella nostra regione la gestione pubblica dei servizi sta conoscendo un momento di difficoltà, in parte a causa della congiuntura economica, in parte a causa del quadro preoccupante che scaturisce dalle indagini dell’autorità giudiziaria sul sistema di gestione degli appalti e dei posti di lavoro nella Asl n. 3 dell’Umbria. La crisi economica e finanziaria, che in Umbria ha colpito pesantemente l’apparato produttivo e l’occupazione, ha obbligato le istituzioni a convogliare le risorse per il sostegno alle imprese per tamponare con gli ammortizzatori sociali i pesanti effetti sul mercato del lavoro, evitando così un tracollo nei già magri bilanci delle famiglie umbre, penalizzati da un decennio da una media delle retribuzioni del 10% inferiore rispetto a quella del Centro – Nord. Alla crisi si è aggiunta, poi, l’incapacità del governo Berlusconi di predisporre politiche in grado di rilanciare lo sviluppo e i consumi e una manovra finanziaria – quella del luglio scorso – che praticamente smantella il modello di gestione pubblica dei servizi delle regioni e degli enti locali, azzerando per il triennio 2011 – 2013 i trasferimenti statali ex Bassanini in settori fondamentali come le opere pubbliche, la viabilità e i trasporti, la sanità e le politiche sociali, l’edilizia residenziale, le politiche a sostegno dell’industria, dell’artigianato e del lavoro. Questi elementi di criticità ci spingono ad interrogarci sul ruolo del pubblico nella gestione di servizi e funzioni fondamentali per la comunità, anche alla luce delle distorsioni palesate dalle indagini giudiziarie su importanti pezzi del sistema sanitario regionale. Al di là delle responsabilità penali, quello che rileva è uno scivolamento della gestione dell’interesse pubblico verso pratiche clientelari e favoritismi di consorterie politiche a fini elettorali che non fanno certo bene all’immagine della pubblica amministrazione regionale. La sfida che abbiamo di fronte, allora, è quella di riqualificare il sistema pubblico, evitando di strumentalizzare le difficoltà attuali nella direzione dello smantellamento del sistema pubblico a favore di elementi di privatizzazione dei servizi. Quello che non ha funzionato, infatti, oltre alla privatizzazione, è il tentativo attuato di aziendalizzare il sistema pubblico e di conformarlo ai modelli privatistici. Un percorso tutt’ora in divenire, grazie ai provvedimenti del Ministro Brunetta. Occorre invece costruire un sistema pubblico che adotti il coinvolgimento dei cittadini e la partecipazione e il controllo dal basso come elementi centrali del funzionamento del sistema. Il pubblico e i servizi gestiti dal pubblico devono diventare beni comuni e devono essere sempre più oggetto di “buone pratiche”, fondate non solo sulla “customer satisfaction” e sul risarcimento in caso di disservizi, ma proprio su meccanismi reali di partecipazione e di controllo da parte degli utenti.L’acqua, la salute, l’ambiente e il sapere (formazione e scuola) devono essere vissuti dalla politica e dall’amministrazione come “beni comuni” da difendere e tutelare. Ma anche il lavoro, elemento cardine della nostra Costituzione, deve essere visto come bene comune dalle istituzioni, a partire da quelle locali, visto che il governo nazionale va in tutt’altra direzione, come dimostra la recente approvazione dell’arbitrato nel “collegato lavoro”. L’Umbria può fare allora la sua parte nella riqualificazione e nel rilancio dell’idea di “pubblico” con una serie di provvedimenti importanti per rilanciare l’economia e l’occupazione: un Piano regionale per il lavoro, l’istituzione del reddito sociale, un provvedimento che disincentivi le delocalizzazioni di impianti industriali fuori dall’Umbria. Ripartiamo dai nostri territori per rilanciare la tematica dei “beni comuni” e allarghiamo poi all’intera Italia mediana una politica di valorizzazione del pubblico come difesa di un modello sociale equo ed efficiente rispetto agli attacchi del federalismo egoista di stampo leghista.