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Collocata la statuetta della Madonnina “della medaglina miracolosa” presso il campo del gruppo di protezione civile della città di Gubbio,

26 marzo 2012

Ieri,   domenica 25 marzo 2012, è stata collocata la statuetta della Vergine della medaglina miracolosa o delle Grazie, donata dalle suore Clarisse Cappuccine del piccolo monastero di clausura del Buon Gesù, nel centro della “città di pietra” in via Perugina, presso l’edicola del nuovo campo del gruppo della protezione civile in via San Lazzaro, di recente inaugurato a fianco dell’antica chiesetta di San Lazzaro, a circa 500 metri dal parco della chiesetta di Santa Maria della Vittoria (detta della Vittorina), che congiunge la città eugubina con Assisi. A consacrare la Madonnina è stato  il vescovo di Gubbio, mons. Mario Ceccobelli. La storia della Medaglia della Madonnina delle Grazie ha avuto inizio in Francia, nel lontano 1830, quando la Madonna apparve a santa Caterina di Labouré, giovane religiosa del convento parigino delle Figlie della Carità. Caratteristica e segno identificativo di questa Vergine e del suo dispensare grazie e miracoli, indice di protezione e amore verso i devoti figli, la Madonnina è raffigurata nella medaglina ovale dedicata con le braccia allargate e tese e le mani rivolte verso il basso. La struttura dell’edicola, tutta in pietra lavorata, è frutto della buona volontà e dell’opera generosa e attenta degli stessi volontari del gruppo della protezione civile del campo di San Lazzaro, che ricordiamo anche per aver ospitato i piccoli alunni della quarta elementare della scuola di Madonna del Ponte, che scorso settembre hanno affrontato il pellegrinaggio da Assisi a Gubbio guidati dalle insegnanti e dal maestro Emanuele Catanese e che lo  scorso 13 marzo hanno presentato la loro impresa in consiglio comunale a Palazzo Pretorio, con il supporto di un dvd.

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Clausura, “Stare per Comprendere”

16 novembre 2009

suoraConversazione con Chiara Cristiana, Reverenda Madre Abbadessa del Monastero della Trinità S. Girolamo di Gubbio.

di Francesco La Rosa

E’ una conversazione nata nel rigoroso rispetto delle regole e della persona, che però accetta di raccontarsi e raccontare la vita e le scelte di una suora di clausura, una sorella che ha scelto di donare il cuore a Dio.

Una grata di ferro ci divide ma la serenità del luogo e di Chiara Cristiana mi aiutano molto una conversazione animata da grande rispetto e profonda ammirazione.

Madre, cosa spinge una giovane ad accettare le severe regole della clausura?

Forse è più facile parlare in prima persona: per me prima di tutto è stato un incontro molto personale con Dio, come con una persona che diventa sempre più importante nella tua vita. Poi c’è stato un incontro con una Clarissa, il riconoscere in lei una persona “normale”, con le mie stesse attese e con il desiderio di andare in profondità nella vita, di non fermarsi alla superficialità delle cose.

Fin da ragazza ho fatto volontariato, ero sensibile al bisogno ed alle sofferenze degli altri, anche per il mio incontro con il Movimento di Cominione e Liberazione, dove la dimensione caritativa era molto forte, e dove soprattutto ho compreso che la scelta della consacrazione a Cristo è per un amore più grande agli altri, per il loro vero e definitivo bene.

Quando è entrata in convento ha capito subito che quel mondo le apparteneva?

Mi sono sentita subito a casa, come una casa che mi aspettava da chissà quanto tempo, ed il ritmo della vita contemplativa mi è stato subito naturale.

Non ha mai avuto cedimenti o crisi nella vocazione?

Quando sono entrata avevo vent’anni, per cui nella crescita della mia persona, tutte le parti di me ancora sconosciute hanno avuto bisogno di essere consegnate a Dio. La “crisi” è arrivata dopo una decina di anni, il periodo in cui una donna lascia il mondo giovanile per progettare il proprio futuro: ed è stato un momento molto importante, in cui ho rivisto le scelte fatte dieci anni prima, in cui le ho confermate con più consapevolezza, ma anche con più sofferenza. In quei momenti ho verificato, con mio stesso stupore quanto Dio sia davvero importante per il cuore umano.

Dopo circa 26 anni di vita nel monastero, cosa si aspetta ancora per il suo futuro?

Spero di crescere ancora, di approfondire questo cammino, e sono convinta che questa fase può riservarmi ancora delle sorprese. Desidererei trasmettere alle mie “figlie” la bellezza dell’esperienza della mia vita e vedere che sorelle più giovani crescono più in gamba e più brave di me mi riempie di gioia.

Può parlarmi dei suoi studi?

Ho studiato teologia fin dai primi anni in monastero, perché per diverso tempo sono stata impegnata nella formazione delle più giovani, insieme all’approfondimeno del nostro carisma, alla storia di San Francesco e Santa Chiara. In questi ultimi anni ho dovuto approfondire questi studi per collaborare alla stesura di un testo sulla Regola di Santa Chiara, un volume a carattere scientifico che è nato per il desiderio di consentire alle Clarisse di studiare la loro Regola, in collaborazione con il lavoro degli storici ma anche in maniera autonoma e originale.

Quale significato ha per il mondo moderno la presenza dei monasteri di clausura?

Penso che noi suore di clausura siamo qui per ricordare a tutti gli uomini ciò a cui anche loro sono chiamati. Noi siamo si, in un certo senso, distanti dal mondo, ma per essere di più dentro il mondo. Il nostro stare qui si contrappone al bisogno di capire per fare, è invece uno “stare per comprendere”, ed è una testimonianza della presenza di Dio fra noi.

E il rapporto con la Chiesa?

Ci sentiamo molto stimate dalla Chiesa, godimo di venerazione, ma di fatto penso che molti no abbiano realmente conoscenza della nostra vita qui. Mi domando, a volte, e forse con un po di audacia: un sacerdote che non stima una vocazione come la nostra come fa a stimare la propria?. La nostra presenza ha la stessa funzione del cuore in un corpo: come diceva Santa Teresa di Lisieux, siamo il cuore della Chiesa.

Per finire, è ancora attuale il messaggio delle suore di clausura?

Certamente, oggi constatiamo che ci sono nuove vocazioni alla vita contempaltiva, ragazze che scelgono di dedicare la propria vita a Dio ed agli altri, e per me ogni volta è una grande commozione assistere a questo autentico miracolo del terzo millennio.

“Il Fondo Antico” in Biblioteca a Città della Pieve

15 novembre 2009
antifonario

Antifonario del 1400, volume di cm 50x35 circa, in pergamena, caratterizzato da numerose miniature, ed in una di questa all'interno della lettera R miniata, è raffigurata una scena della Resurrezione.

di Francesco La Rosa

Di fronte alla Cattedrale di Città della Pieve, in piazza Gramsci, nella prestigiosa sede di Palazzo della Corgna, troviamo la magnifica biblioteca comunale, che con i suoi 31.000 volumi distribuiti in due sezioni, una per adulti ed una per ragazzi, può essere considerata un sicuro ed importante punto di riferimento culturale per tutto il comprensorio.

La prima sezione, con quattro grandi sale con luogo di lettura, emeroteca (raccolta di giornali e periodici messa a disposizione dei lettori) e sala studio per studenti,  e la seconda sezione contiene testi e fumetti dedicati al lettori più giovani.

La ricchezza dei servizi offerti facilita il continuo aumento dei frequentatori della biblioteca anche grazie alle novità editoriali presenti negli scaffali a disposizione dei lettori. Ma l’impegno culturalmente e storicamente più significativo è dedicato alla conservazione di importanti opere raccolte in un catalogo di 4.000 volumi circa provenienti dai numerosi conventi del territorio Pievese soppressi dopo l’Unità d’Italia, escluso il Convento delle Clarisse. La tradizione racconta che Santa Chiara nel 1200 abbia partecipato all’inaugurazione del convento e che quindi dato il luogo di origine è facile pensare che i libri siano prevalentemente teologici, filosofici e letterari e che siano databili dal 1350 al 1830, patrimonio costituito da manoscritti, incunaboli, (volumi stampati fra il 1450 ed il 1500) e “Cinquecentini”. Un catalogo ulteriormente arricchito da volumi provenienti dalla collezione privata di Giuliano Jenne, cittadino della Pieve, che ha voluto contribuire alla diffusione della cultura nel proprio territorio donando al Comune l’intera biblioteca di famiglia. Di grande curiosità e rilievo storico è la presenza nella biblioteca di un Antifonario (libro di musica sacra del 1400 con copertina in legno rivestita in cuoio) e che è il volume più antico prodotto in epoca anteriore alla Riforma Gregoriana, infatti sullo spartito le note sono distribuite su quattro righe ed in forma rotonda e non in cinque righe e note quadrate come siamo abituati a vedere.