Posts Tagged ‘colle’

Mignini e Pastorelli (FDI-AN): “Viabilità e sicurezza, a Colle Umberto e San Marco pronti ad intervenire”

27 gennaio 2016
mignini

Stefano Mignini, Marco Squarta e Clara Pastorelli in una foto di repertorio

“La garanzia della sicurezza stradale ed il ripristino di condizioni di viabilità sicura sono impegni precisi che ci prendiamo nei confronti degli abitanti delle zone di Colle Umberto, Canneto e San Marco, nodi strategici e sempre più importanti della città.”

I consiglieri di Fratelli d’Italia Stefano Mignini e Clara Pastorelli raccolgono e fanno proprie le richieste di intervento avanzante a mezzo stampa dai residenti, tanto che “nella giornata di domani” dichiarano “ufficializzeremo la richiesta di effettuare un sopralluogo urgente, in cui, in collaborazione sia con gli assessori che con i dirigenti dei vari settori interessati, saranno valutate tutte le azioni da attuare.” (more…)

45° FESTA DEL VINO DI COLLEMANCIO Torna dopo 20 anni lo storico Palio del Sasso

9 luglio 2015
collemancioNella cornice del borgo medievale di Collemancio  (Cannara) anche quest’anno, dal 17 al 26 luglio, si svolgerà la Festa del Vino, giunta ormai alla 45° edizione. Sarà un’edizione speciale questa del 2015, grazie all’entusiasmo dei giovani dell’Associazione Culturale Amici di Collemancio. Unendo tradizione e innovazione hanno fortemente voluto e organizzato il ritorno dopo circa venti anni della rievocazione storica del Palio del Sasso, sfida che vanta origini antichissime.
Nel periodo dal 1300 al 1600 gli abitanti di Collemancio e dei borghi vicini organizzavano tornei, duelli e feste per celebrare l’arrivo dei signori Baglioni, che proprio in questo castello amavano trascorrere il periodo estivo tra giochi, vino e battute di caccia.
Sabato 18 luglio tornerà quindi la sfida del Palio del Sasso: tra le vie del borgo sfilerà il suggestivo corteo medievale che si concluderà al campo del “Laghicciolo” dove i cavalieri di Collemancio, Torre del Colle e Castelbuono tenteranno di accumulare il maggior numero di punti possibili. Abilità e fortuna decreteranno il vincitore e il Principe Baglioni donerà al castello trionfante il prezioso Palio, dipinto quest’anno dall’artista Luigi Silvi.
Tra conti, dame, popolani e valorosi cavalieri la storia torna a vivere per una notte.

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“Progresso e nuove famiglie” “Sarà ancora possibile dire Mamma e Papà?”

24 ottobre 2014

famiglia-disegnoDomanda, per chi ha una famiglia che presuppone una risposta scontata “certo che sì”.
Purtroppo, però anche questa certezza e punto fermo nella vita di ogni essere umano sta cominciando a scricchiolare sotto i colpi di una, chiamiamola “apertura”, verso forme diverse dal concetto di famiglia intesa come unione tra un uomo e una donna, la procreazione naturale e la vita insieme sia in senso etico, (more…)

ARTE E SPIRITUALITA: Realizzate due opere di Massimo BIgioni che rappresentano San Giuseppe di Leonessa

4 dicembre 2012

IN OCCASIONE DELL’ARRIVO DELLA SANTA URNA CONTENENTE IL SIMULACRO DI SAN GIUSEPPE DA LEONESSA, L’ARTISTA MASSIMO BIGIONI REALIZZA, SU COMMISSIONE DELLA CONFRATERNITA DEL SUFFRAGIO, DUE OPERE SULLA VITA DEL SANTO.

San Giuseppe orante davanti la Madonna del soccorso

San Giuseppe orante davanti la Madonna del soccorso

Il 10 novembre 2012, presso il santuario di Colle Collato di Leonessa, è stata collocata l’urna con il simulacro di San Giuseppe di Leonessa, proveniente dalla Chiesa di San Tommaso di Lama di San Giustino ,  per volontà della confraternita di San Giuseppe del Suffragio. In onore di San Giuseppe e per l’occasione dell’evento, l’artista Massimo Bigioni ha realizzato due meraviglie sulla vita del santo:

– San Giuseppe dona il cordone ad una famiglia di Lama;

– San Giuseppe orante davanti la Madonna del soccorso.

Queste due opere vanno ad aggiungersi alla precedente donata dal creativo leonessano, al santuario, che aveva raffigurato il santo liberato dalla prigionia in terra di Costantinopoli, in uno dei suoi tanti pellegrinaggi.

Il Santuario di San Giuseppe di Leonessa è un centro di preghiera e meta di numerosi pellegrinaggi. Grazie all’opera dei Cappuccini di Leonessa e della confraternita che insieme, si occupano della cura pastorale e “nuova evangelizzazione” per i cristiani che hanno perduto il (more…)

Terni: costituito il comitato contro TERNA per il quartiere Colle Luna

26 novembre 2012

Riceviamo e pubblichiamo

Si è costituito il “Comitato smantellamento del tronco di linea a 220 Kv della Società Terna che passa per il quartiere “Colle Luna” come previsto nell’articolo 2 del comma 1 del protocollo di (more…)

Al via “Corciano castello di vino”

5 ottobre 2012

Cerimonia di premiazione Miglior cantina 2011

Venerdì 5, sabato 6 e domenica 7 ottobre 2012 l’antico ed incantevole borgo di Corciano ospita la seconda edizione di Corciano castello di vino, un evento nato con l’obiettivo di sostenere e qualificare la città di Corciano attraverso la riscoperta e il recupero di tradizioni vinicole del territorio umbro. (more…)

COLLE DELLA TRINITA’, RIFIUTI: QUANDO AVREMO I CASSONETTI GIUSTI

4 Mag 2012

LETTERA A GOODMORNINGUMBRIA

Come si vede dalla foto, questa è la situazione in cui versa la zona del Parco del Colle della Trinità. A quanto pare, vi sono solo contenitori per bottiglie di vetro e carta, per il resto la gente è costretta ad arrangiarsi come può. E pensare che in zona vi sono punti di ristoro, ristoranti ed alberghi. Se questo vuol dire differenziare (su cui ci sarebbe molto da contestare), mi saprebbero dire, dove mettere l’Umido? Ed il non riciclabile? Inoltre si tenga presente la trascuratezza del parco, con cataste di rami caduti durante le nevicate di febbraio, sparse lungo il viale alberato. Un meraviglioso parco a pochi minuti dal centro di Perugia e vanto di questa città, frequentatissimo dai perugini.

Stelio Bonsegna

Colle della Trinità, gli automobilisti fanno strage di animali

13 marzo 2012

LETTERA A GOODMORNINGUMBRIA

Ciao GOODMORNING UMBRIA,  volevo denunciare, che al ” COLLE DELLA TRINITA'” continuano a fare stragi gratutite, questa mattina ore 07:30 circa ero in macchina con mia figlia come tutte le mattine per accompagnarla a scuola, nel tragitto, a distanza da casa mia, trovo dalla ”altra parte della carreggiata un cucciolo di grande taglia color nocciola …. morto, steso a terra la testa distrutta, sangue…..la disperazione di mia figlia di 10 anni di fronte a quell’orrore, mi ha costretta a ripartire e non fermarmi per chiamare i vicini sentivo solo le urla di mia figlia ” non è giusto assassini” …” è sempre così non è la prima volta” ….scusate ma sono scolvolta e agghiacciata dall’orrore che l’uomo puo’ produrre per il suo prezioso e intaccabile tempo del c…

Ombretta Versiglioni

Commento di Stelio Bonsegna: L’ho notato anche io, povera bestiola. Fortuna che dei passanti impietositi, l’hanno prelevato e messo ad un lato della strada.
Quello che è strano, è che questo cagnolino aveva un collare, quindi sicuramente era di qualche abitante li vicino. Un brutto vizio, quello di lasciar liberi, fuori dai recinti delle proprie abitazioni, questi poveri animali. L’avranno sulla loro coscienza!

Colle della Trinità sarà presto una giungla?

3 marzo 2012

LETTERA A GOODMORNINGUMBRIA

Invio una serie di foto relative alla situazione stradale della Provinciale Colle della Trinità. A partire da subito dopo il PAM (supermercato), andando verso il colle, invasione della carreggiata, ai limiti, di vegetazioni (querce, ridotte a siepi ed altro), con il conseguente fatto, che incrociando un’altra macchina, una delle due, subisce lo sfregamento della vernice laterale destra delle auto (in questo caso, chi sta venendo giù), con i rovi ai lati della strada. Altri casi d’invasione laterale della carreggiata, si hanno verso la zona del Campeggio Paradise d’eté, etc. etc. Inoltre il passaggio degli spazza neve, hanno distrutto in alcune zone, il sottile strato d’asfalto, . Oltre ad aver abbandonato, proprio negli incroci, grossi rami caduti per eccesso di neve. Ma la manutenzione di questa strada, non esiste?

Stelio Bonsegna

Monte Tezio: meraviglie di archeologia e natura.

3 dicembre 2010

Francesca Romana Plebani

di Francesca Romana Plebani

Abbracciato da sentieri che si snodano attraverso querceti naturali, boschi misti di roverella e leccio, pinete il cui profumo si stempera in quello di ginepri, biancospini e ginestre, il Monte Tezio (961m s.l.m.), preziosa oasi naturalistica del Comune di Perugia, conserva la testimonianza di un abitato protostorico. Il Tezio, infatti,  si inserisce in una catena di rilievi che taglia longitudinalmente la valle del Tevere da nord-ovest a sud-est, dal Monte Acuto (926m s.l.m.) al Monte Civitella (634m s.l.m.),  posizione geografica strategica di difesa e controllo, che ne ha favorito la sua occupazione già in tempi antichissimi geografica.

È la cima del monte, in apparenza simile ad una naturale distesa verdeggiante intercalata da qualche discontinuità, ad essere sede di antiche occupazioni antropiche, le cui tracce risultano in prevalenza evidenti  attraverso la documentazione fotografica dal cielo. Difatti, nel corso del tempo, l’abbandono del sito, la conseguente perdita di consistenza e di volume degli alzati e dei loro dislivelli, uniti all’inesorabile sgretolarsi sul terreno degli stessi hanno determinato una sorta di apparente recupero dell’originaria conformazione dell’ambiente naturale, che ne cela ad un occhio non esperto le tracce da terra[1].

Esattamente, l’artificiosa configurazione dell’area sommitale del Tezio ha fatto sì che si desse il via alle prime ricerche archeologiche. Le operazioni di scavo, attualmente in corso, sono, a partire dal Maggio 2007, sotto la direzione scientifica del Prof. Maurizio Matteini Chiari dell’ Università degli Studi di Perugia[2] (che ringrazio per le informazioni documentarie).

Già durante la prima campagna di scavo è stato riscontrato, l’ormai noto, recinto perimetrale[4] di delimitazione, delineato sul terreno da un doppio terrapieno concentrico con fossato intermedio in forma di ellisse[5]. Tale recinzione era posta a protezione dell’abitato, sorto non a caso proprio sulla cima di un monte che garantiva, grazie alla sua posizione strategica, il controllo di un’amplissima estensione territoriale, e principalmente dell’asse tiberino[6]. L’insediamento, ascrivibile ad un orizzonte cronologico che va dalla fase finale dell’Età del Bronzo alla  Prima Età del Ferro, occupa come già detto l’area sommitale del Tezio. I materiali rinvenuti, quasi esclusivamente ceramici e più raramente bronzei allo stato frammentario (con l’unica eccezione di uno spillone), hanno infatti permesso di fissarne estremi cronologici così determinati.

Le ultime campagne di scavo (2009-2010) hanno ribadito e confermato la fase di presenza e di occupazione prolungata della cima del monte, testimoniando una frequentazione estesa  nell’arco di più generazioni. Tale continuità di vita risulta  parimenti rimarcata dai materiali rinvenuti: notevole la quantità di frammenti ceramici d’impasto, spesso decorati e associati a congerie cospicue di reperti ossei animali – prevalentemente ossa di ovini – .

L’area del Tezio è inoltre oggetto di numerose e diversificate iniziative tese al recupero ed alla valorizzazione e salvaguardia dell’ambiente. Ne sono validi esempi l’organizzazione del parco naturale, di proprietà comunale e la realizzazione di una vasta area faunistica “polifunzionale”, prima in Italia nel suo genere. Inoltre, l’intera superficie del parco è attrezzata per ogni genere di escursioni: vasta la gamma di itinerari percorribili, dai più distensivi a quelli più adatti ad escursionisti esperti.
Le tabelle disposte lungo i punti di accesso distinguono infatti i sentieri in Turistici (contrassegnati da una T) ed Escursionistici (contrassegnati da una E), per i quali, diversamente dai primi, viene consigliato un abbigliamento adeguato (scarponcini ed equipaggiamento da trekking).

Il patrimonio archeologico e ambientale del Parco del Tezio lo rendono una tra più interessanti itinerari naturalistici e culturali – seppur ancora tra i meno noti –  da percorrere attraverso il territorio rurale  del Comune di Perugia.

 

Per ulteriori approfondimenti sul sito archeologico e sul parco del Monte Tezio:

http://www.fastionline.org/micro_view.php?fst_cd=AIAC_2390&curcol=main_column

http://turismo.comune.perugia.it/canale.asp?id=197

http://www.montideltezio.it/sentieri_nel_parco.htm

aC. (numerose le statuine in bronzo a figura umana o animale rinvenute) e posti più a valle, i quali oltre a fornire un’idea della continuità di vita di questa zona e della sua importanza – naturale linea di demarcazione tra regioni etrusche ed umbre –, restituisce uno spaccato della popolazione del tempo che viveva in questi territori: di non elevate condizioni economiche, dedita all’agricoltura ed alla pastorizia, orientata ad una forma di culto di tipo agro-pastorale legato alla fertilità della terra.

 


[1] Le foto da terra in condizioni ottimali (ad esempio in fase di disgelo con la neve che si accumula nelle superfici concave e protette del fossato perimetrale) restituiscono gli esatti contorni di strutture e sezioni.

[2] Lo scavo è in concessione alla Fondazione Ecomuseo dei Colli del Tezio, con la Direzione scientifica e operativa dell’Università degli Studi di Perugia, Dipartimento di Scienze Storiche, Sezione di Scienze Storiche dell’Antichità, Cattedra di Urbanistica del Mondo Classico (http://dipartimenti.unipg.it/scienzestoriche/sezioni/85-monte-tezio-descrizione-dettagliata).

[4] La recinzione risultava nota da tempo e apprezzabile sia da terra quanto, e soprattutto, dal cielo.

[5] Durante la campagna di scavo 2009, che ha ancora interessato il settore occidentale della cima del  Monte Tezio, è tornato in luce un lungo tratto di una sorta di paramento in grandi lastre di calcare infisse a terra e disposte di taglio, destinate a fungere, con tutta probabilità, da contenimento alla muratura retrostante, edificata a secco.

[6] Situazione analoga a quella del prospiciente Monte Acuto. Si segnala, in proposito, come recenti indagini effettuate nell’area tra il Tezio e Monte Acuto abbiano rimesso in luce numerose tracce di insediamenti umani, databili al V sec. aC. (numerose le statuine in bronzo a figura umana o animale rinvenute) e posti più a valle, i quali oltre a fornire un’idea della continuità di vita di questa zona e della sua importanza – naturale linea di demarcazione tra regioni etrusche ed umbre –, restituisce uno spaccato della popolazione del tempo che viveva in questi territori: di non elevate condizioni economiche, dedita all’agricoltura ed alla pastorizia, orientata ad una forma di culto di tipo agro-pastorale legato alla fertilità della terra.

Archeologia. Visita guidata agli scavi di Colle Plinio e Villa Graziani.

23 agosto 2010

di Gianna Nasi

Guidato da  Roberto Masciarri,  il gruppo è stato introdotto alla sezione abitativa che fu di certo di Granio Marcello esponente di una  famiglia facoltosissima al top della scala sociale, quella dei senatori.

Un atrio a forma di T rovesciata, utilizzato sempre dai romani per costruire le loro case,  ci fa capire   che  siamo davanti ad una planimetria che corrisponde alla DOMUS,  con delle piccole stanze quadrate molto anguste ma molto colorate e con alti soffitti. Lle CUBICOLA,  la parte più antica risale al periodo che va dal 2 d.C. al 15 d.C. in piena epoca augustea. Granio Marcello era avo di Plinio e  proveniva da una famiglia di  alto rango, infatti fu inviato anche come governatore in Asia.

I Grani erano originari di Pozzuoli  facevano i mercanti, ma possedevano grandi tenute agricole a Gragnano, località vicino Sansepolcro, tenute importanti perché rese fertili  del fiume Tevere, e  producevano ed esportavano i loro beni fino all’Asia.

Granio Marcello, caduto in disgrazia nel 15 d. C. perché accusato di lesa maestà nei confronti dell’imperatore Tiberio, perse la proprietà che entrò a far parte dei demani imperiali e assegnata a Plinio il Vecchio che era fratello della madre di Plinio il giovane (61 d.C. – 113 d.C.)  che morirà  a Pompei, durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d. C.

Come nella tradizione delle grandi ville romane, il percorso tocca  l’area termale, con tre piscine CALIDARIUM (una stanza per l’acqua molto calda),  TEPIDARIUM (per l’acqua tiepida), e FRIGIDARIUM (piscina fredda). Le terme per i romani non erano necessariamente di acqua sulfurea o simili. Avevano un profondo culto del bagno caldo e le terme delle case patrizie venivano aperte a pagamento anche al pubblico distinguendo quelle per i maschi e quelle per le femmine. Solo i ricchi però, potevano permettersele perché occorreva tanta legna per scaldare l’aria che passava sotto le piscine. Ricordiamo le prime terme pubbliche, quelle di Caracalla. Il Calidarium era una specie di bagno turco. C’è una piccola intercapedine dove scorreva l’aria calda che scaldava il pavimento della piscina e si suppone che qualcosa del genere fosse usato per un rudimentale tipo di riscaldamento delle case. Per rendere impermeabile la piscina si usava il COCCIO PESTO frutto di varie sperimentazioni per trovare un rivestimento stagno per ogni contenitore di liquidi. Quando si trova questo coccio si capisce che vi erano contenuti liquidi. Le PILE, colonnine di piccoli mattoni impilati sorreggevano il piano di tegole con coccio pesto. Il Tepidarium era una posto dove tenere i piedi. Ci sono anche resti di PREFURIUM una rudimentale caldaia con un intercapedine in più. Dei TUBULI di laterizio  garantivano il tiraggio e nelle cantine  si può notare una specie di orcio, è il DOLIA un  contenitore  in terracotta, in cui prima della cottura veniva impresso il bollo di fabbrica con il nome del proprietario, la data e il contenuto, solitamente olio e vino. A volte contenevano anche sementi soprattutto nei trasporti marittimi ch e i Grani cominciarono a produrre  nel 2 sec d.C. a nche perché potevano essere usati per la fermentazione del vino e per le spedizioni. Dopo la fase graniana e imperiale abbiamo la fase pliniana. Plinio sposta la casa nella collina e trasforma l’area in fattoria. Si presume dunque che sotto villa Cappelletti ci siano i resti più fastosi, le statue e i decori. In una lettera all’amico Apollinare ne descrive i fasti. Plinio era di rango senatorio e si dice che tra i 15 e i 17 anni fosse stato eletto PATRONUS TIFERNUM TIBERINUM, patrono di Città di Castello, cosa non gradita ai tifernati a causa della giovane età.  Costruisce un porticato di circa 200 metri a tre braccia di modo che sia visibile a quelli che arrivano dalla valle  e un tempietto dedicato a una divinità agreste (dea Cerere?). L’area si chiama “Campi di Santa Fiora” località al di là del fiume.

Molto interessanti le due vasche di coccio pesto collocate  nel LATUS VINARI per la raccolta e la spremitura dell’uva, dove  con un torchio  si pigiavano  gli acini ( CALCATORIUM),  la prima aveva al centro un foro circolare con all’interno parte del fondo di un’anfora leggermente concava così si recuperava tutto con un mestolino fino all’ultima goccia. Le vasche erano intercomunicanti, come grandi silos,  cosi quando una era piena il mosto passava nell’altra. La cella vinaria invece era seminterrata e disposta a nord anche per evitare (come raccontano Catone e Vitruvio) che il caldo sciupasse la fermentazione..

Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento segnaliamo il sito www.arkecultura.com

Ci sono poi pubblicazioni tecniche e specialistiche. Inoltre ci si potrà iscrivere all’associazione interagendo con foto, segnalazioni, interventi nel forum. L’iscrizione all’associazione (presieduta da Filippo Maria Arcaleni) è assolutamente gratuita. L’obbiettivo è raccogliere ogni indizio utile alla salvaguardia storica e culturale della nostra valle, definita “valle museo”. Valorizzare reperti e ritrovamenti nei loro luoghi naturali servirebbe cosi a riportare nei cittadini quell’interesse necessario a rianimare una coscienza storica che oggi è purtroppo affievolita.

Ricordiamo inoltre che i lavori di scavo sono durati 20 anni, diretti dal Prof. Braconi, docente di “Antichità Romane” presso l’Università di Perugia e responsabile scientifico degli scavi di Colle Plinio insieme al Prof. José Uroz Sàez dell’Università, e di studenti dei corsi archeologici. spagnola di Alicante.