Posts Tagged ‘costi’

MINIMETRO’. FDI CHIEDE INTERVENTO DELLA REGIONE

29 novembre 2014

fraPastorelli: “costi insostenibili per i perugini; tutti facciano la propria parte”.

“Dieci milioni di euro all’anno sono un lusso che il Comune di Perugia e i cittadini non possono più permettersi, bisogna iniziare a ridiscutere delle responsabilità di Regione Umbria e Minimetrò spa”. Così Clara Pastorelli di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale interviene sulle polemiche che stanno accompagnando l’analisi dei costi del Minimetrò, opera che non cessa di far discutere per la sua sproporzionata onerosità. (more…)

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Costi di Palazzo Cesaroni, tanto paga il cittadino!

29 novembre 2013

Oltre 21 milioni di euro! Questa è la cifra indecente che i cittadini umbri sono costretti a sborsare per mantenere il consiglio regionale! I 31 consiglieri regionali, sia della maggioranza che della “presunta” opposizione, sono (more…)

LAV CONSEGNA A MINISTRO CLINI PRIMA INDAGINE EUROPEA SUI VERI COSTI DELLA PRODUZIONE DI CARNE

21 giugno 2012

Per la prima volta in Europa, la LAV ha analizzato e stimato i veri e complessivi costi del ciclo di produzione della carne, analizzando tutti gli impatti – ambientali, economici, salutari, etici – che questa produzione genera, secondo i più importanti studi internazionali degli ultimi anni. Il (more…)

RIFLESSIONI SU “I COSTI…INDIRETTI DELLA POLITICA”

22 dicembre 2011

Mai come negli ultimi tempi i quotidiani, e le riviste in genere, hanno affrontato tale argomento. Ora, prima che qualche potenziale lettore di questo pezzo inizi a sbadigliare, immaginando il consueto elenco di spese folli, stipendi da favola e sprechi mastodontici, avverto che le prossime righe conterranno una novità. Stavolta la mia attenzione non verrà indirizzata nei confronti dei rappresentanti del potere ma verso coloro che quel potere gliel’hanno fornito, e anche su di un piatto d’argento. Chi? Noi. In quanto corpo elettorale, ma anche come piccoli emblemi di quell’egoismo fine a se stesso, ribattezzato dagli anglosassoni con il nome di nimby (not in my backyard). Insomma, quel che voglio dire è che nelle ultime legislature il popolo italiano sarebbe potuto intervenire in forma diretta per poter correggere delle disfunzioni proprie della macchina statale. Cosa che invece si è ben guardato dal fare. Il mio pensiero, in particolar modo, è rivolto agli esiti degli ultimi referendum. Per meglio rinfrescare la memoria proverò ad elencare punto per punto le “mancanze m di noi indignati contro la casta”.

1 – Chi ricorda il referendum dell’estate 2006? Riguardava la riforma dell’architettura istituzionale dello stato. Oltre alla devolution, alla rimodulazione dei poteri delle più alte cariche dello stato e alla conclusione del bicameralismo perfetto, tra i vari punti oggetto di voto era presente anche la proposta di dimezzamento del numero dei parlamentari. Risultato? I SI vinsero solamente nel lombardo veneto.

2 – Ultima tornata referendaria. Si parlava del servizio idrico e della possibilità di poterlo dare in gestione a società private. Prima del voto si scatenò una campagna elettorale dove la demagogia, il populismo e l’ignoranza raggiunsero dei livelli mai visti prima. Il voto sancì la decisione del popolo di continuare con la politica delle municipalizzate, ovvero di quei parcheggi per politici trombati e dirigenti incapaci. Intendiamoci: incapaci di lavorare bene ma non di guadagnare altrettanto bene…

3 – Nucleare. E qui vien fuori la sindrome nimby sopra citata. Nessuno vuole la centrale vicino casa, dimenticando che ne abbiamo decine lungo i confini nazionali. Questo tipo di decisione, assieme al diniego di realizzare rigassificatori o siti di stoccaggio, fa si che l’energia in Italia costi un 20% in più rispetto alla media europea. Naturalmente ai vari politici locali non par vero di aizzare le proteste contro la realizzazione di impianti strategici per il Bel Paese. Del resto a loro interessa il tornaconto elettorale della prossima elezione e non il benessere delle generazioni future.

Qui mi fermo, ma l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo. Certo, con questo articolo non voglio depotenziare le responsabilità della “casta” ma intendo far riflettere sulle responsabilità, troppe volte celate, di tutti coloro i quali si definiscono indignati ma non fanno nulla (anzi…) per cambiare in meglio le cose. Diceva Gaetano Salvemini che “il dieci per cento dei politici italiani sono la crema, il meglio del Paese; il dieci per cento, la feccia, il peggio; il restante ottanta per cento sono il Paese”. Appunto.

di Luca Proietti Scorsoni  – Giovane Italia Terni

L’UMBRIA CHE SMENTISCE BERSANI

27 luglio 2011

di Ciuenlai

Riforme da fare, costi della politica da diminuire, sistemi di potere da abbattere ecc. Ne parlano in tanti , ma poi quando si passa dalle parole ai fatti la conservazione la fa da padrona. E allora le dichiarazioni, piano piano, cambiano di tono : non è vero che le Asl sono troppe, gli Ati servono, le aziende pubbliche sono una risorsa per il territorio, le agenzie vanno bene così, le indennità sono tra le più basse d’Italia (ma le più alte del centro), i direttori sono necessari ecc.

C’è un ceto politico, che (a parole) si dichiara riformatore, prima, dopo e durante i pasti, ma, concretamente, non riesce o peggio non vuole cambiare niente, nemmeno la carta intestata del suo ufficio. Tutto (salvo qualche ritocco di facciata) rimane immutato, immobile, fermo. Sembra quasi che al di fuori di questo “sistema” , chi governa non riesca a sopravvivere. Le relazioni, il controllo degli apparati pubblici e di quello che gli gira intorno, paiono essere gli unici o i principali elementi che interessa salvaguardare. E così il nostro “palazzo” continua imperterrito a dare segnali sconfortanti e per di più, in controtendenza, rispetto al dibattito in corso.

Non c’è quindi da meravigliarsi se il riassetto di Giunta regionaloe avvenga ancora nella più classica delle spartizioni da manuale Cancelli tra le varie componenti del Pd. Come avevamo scritto qualche mese fa Tomassoni va alla sanità e Riommi “il ritorno” si piazza all’economia. E non c’è da meravigliarsi se nella vicina Foligno una dirigente della sanità indagata nell’ambito della cosiddetta “Sanitopoli”, attribuisca, come se niente fosse, un incarico pesante ad un’altra funzionaria indagata nella stessa inchiesta. E’ normale. Tanto normale che la Presidente della Regione, a caldo, ha derubricato il fatto come una questione interna alla Asl 3. Quasi fosse un’ estranea, quasi non la riguardasse, lei che, fino a ieri, era anche assessore alla sanità.

La bufera che infuria sul Pd, non li sfiora, non li coinvolge, non provoca alcuna riflessione. Qui non esiste “una questione morale” e qui non si fanno “passi indietro”. E’ così che l’autocritica di Bersani ha trovato in Umbria la sua più clamorosa smentita.

Riduzione costi politica, Tracchegiani: “Passare da regioni a macroregioni e abolire le province creando aree territoriali”

27 luglio 2011

Per il presidente di Italia Federale l’Umbria potrebbe rientrare in una macroregione adriatica. Stoccata alla Provincia di Terni: “Per mantenere gli enti collaterali si raddoppiano le tasse come per la quota dell’Atc3”.

“La recente proposta del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, di tagliare drasticamente il numero delle Regioni, delle Province e dei Comuni per ridurre i costi delle istituzioni, passando dalle attuali 20 Regioni a una dozzina e dalle attuali 106 Province a 40-50 è un passo in avanti verso un modello più razionale di gestione, ma non basta. Si può fare di più, come Italia Federale afferma ormai da tempo, soprattutto per quanto riguarda la riorganizzazione degli enti pubblici territoriali”.  E’ quanto dichiara il presidente nazionale di Italia Federale ed ex consigliere umbro, Aldo Tracchegiani, in merito alla riduzione dei costi della politica attraverso l’abbattimento del numero degli enti regionali e l’abolizione di quelli provinciali: “Come abbiamo ipotizzato nel nostro libro ‘Il Federalismo di domani’ – prosegue Tracchegiani – la riorganizzazione degli enti regionali italiani dovrebbe prevedere la nascita di quattro-cinque macroregioni in base a precise aree territoriali: ipotizziamo ad esempio una macroregione del nordovest del Paese, una del nordest, una adriatica, che dovrebbe comprendere l’Umbria, le Marche, l’Abruzzo, una jonica con Puglia, Basilicata, Calabria. In questo modo sarebbe garantito un sistema più efficiente e razionale, soprattutto per settori chiave come la sanità o i trasporti”. “Per quanto riguarda invece gli enti provinciali – aggiunge Tracchegiani – è necessaria la loro totale abolizione passando invece ad aree territoriali suddivise in base al numero di abitanti, non inferiore comunque alle 100 e 200mila unità per ogni nuova area. Solo in questo modo si avrebbe un sistema più snello degli enti pubblici, senza quelli intermedi, e si potrebbero risparmiare fino a 100 miliardi di euro. Sulle province infatti, come dimostrano i casi di quelle di Perugia e di Terni, gravano costi elevati per i gruppi consiliari, i consiglieri stessi, senza dimenticare tutti gli altri piccoli enti che le circondano come Consorzi e Atc e per mantenere i quali si ricorre a misure inique come l’aumento delle tasse. Lo dimostra quanto avvenuto nell’Atc 3 di Terni, che con la delibera 135 del 27 luglio ha portato la quota di iscrizione dei cacciatori da 25 a 51 euro, raddoppiandola. Un’ingiustizia per la quale ci siamo battuti e continueremo a farlo. Vorrei sapere – conclude Tracchegiani – cosa ne pensa il presidente della provincia di Perugia Marco Vinicio Guasticchi, che fa motivo di vanto il suo lavoro part time in un ente che, se soppresso, consentirebbe di risparmiare enormi cifre da destinare a quei cittadini che ne hanno veramente bisogno”.

Costi della Politica – Per Maria Rosi (Pdl) ridurre le indennità è cosa pericolosa

19 luglio 2011

Maria Rosi

“In questi giorni si fa un gran parlare della riduzione dei costi della politica e delle indennità dei consiglieri regionali: la mia impressione è  che tutti questi enunciati siano delle trovate mediatiche buone solo a riempire i giornali”. Lo afferma il consigliere regionale del Pdl dell’Umbria Maria Rosi spiegando che “un consigliere regionale, per la durata del suo mandato, si deve occupare a tempo pieno di quello che fa e delle esigenze dei cittadini e del territorio”.

Secondo Rosi, “il problema non sta nel mantenere un doppio lavoro per la durata della legislatura, ma piuttosto nel prevedere un limite ai mandati, perche’ la politica non e’ un mestiere. La riduzione drastica degli stipendi dei politici potrebbe essere pericolosa e potrebbe portare al ritorno al vecchio sistema clientelare, in cui i politici attingevano a finanziamenti esterni per poter svolgere l’attivita’ politica. A mio avviso chi e’ eletto e prende lo stipendio ha il dovere morale di partecipare veramente alle attivita’ istituzionali (non firmando e andando via) e di fare attivita’ concreta sul territorio (investendo parte del suo stipendio). Insomma è chi non lavora e ‘scalda la sedia’ che si puo’ considerare un ladro, perche’ ruba lo stipendio. I tagli che vanno fatti riguardano piuttosto le missioni inutili, le strutture infinite di segreteria, i dirigenti e i minidirigenti, i gruppi monocratici”. “Quello che non mi stanchero’ mai di dire – conclude Maria Rosi – e’ che la politica e’ una esperienza che deve avere un inizio e una fine, ma che va fatta con la massima etica e dedizione per la cosa pubblica, nel rispetto morale dei cittadini. Non credo che tanti moralisti che pretendono di riconoscerci una retribuzione inferiore di quella di un operaio sarebbero capaci di fare altrettanto se fossero al nostro posto. Di regola il moralista e’ virtuoso solo se costretto mentre diventa avido se solo gli si offre l’occasione”.

COMMENTO DI PAOLA BIANCHI – PRC

Concordo con Maria Rosi. Mi dispiace che sia stata lei – gentilissima signora ma consigliera del

Paola Bianchi

PDL – a scrivere questo comunicato. Avrei preferito che fosse stato qualche “sedicente” autentico democratico , qualche appassionato della Costituzione… L’ambizione di questo Governo (ambizione che veicola attraverso il qualunquismo imperante), anzi, di tutto l’arco parlamentare (maggioranza e opposizione attuali) è di ridurre la rappresentanza democratica , riducendo il numero degli eletti ma senza modificare la legge elettorale in senso proporzionale; magari eliminare i consigli provinciali (ma tanto il vero costo , ossia le strutture , rimarrebbe) , smantellare ogni tutela per chi rappresenta gli interessi dei ceti più deboli (e perciò è scomodo ai poteri forti)…C’è una legge elettorale che ammazza la rappresentanza, per cui possono addirittura essere varate leggi in barba alla volontà degli italiani espressa in sede referendaria; i gettoni di presenza per i consiglieri provinciali e comunali sono stati ridotti, così le indennità per i membri delle giunte provinciali e comunali. Un assessore al Comune di Perugia (comune capoluogo di regione) percepisce 1700 euro, se non sbaglio. Non mi sembra una gran somma per stare in ballo tutto il giorno e spesso senza rimborsi e con grandi responsabilità. Quella del precario/autonomo (ma anche del lavoratore privato con contratto a tempo indeterminato, visti i chiari di luna) che volesse fare l’assessore “onesto”, sarebbe una scelta di vita… dovrebbe rinunciare a 5 anni di crescita della propria professionalità lavorativa…(quello disonesto saprebbe come remunerarsi).
Temo proprio che tanti bagianotti non vedano molto chiaro sulle ragioni della crisi e né sui tagli di questa finanziaria e sfoghino i propri mal di pancia nella direzione sbagliata…. Se ci affidiamo a certi istinti bassi da ignorantoni, andremo a finire dritti dritti verso nuove forme di autoritarismo.
Evitiamo che la rappresentanza democratica divenga ancor più ” di classe” . La lotta agli sprechi è altro rispetto all’antipolitica.

Convegno, “Etica degli interessi economici e dinamica delle opinioni”

8 novembre 2010

Giovedì 11 novembre 2010 9,30 – 13,00 Palazzo Trinci – Foligno

Coordina Dr. Dino Sorgonà – Capo redazione economica TG1 Rai

Presentazione e introduzione Prof. Angelo Maria Petroni  – Professore di Logica e Filosofia della Scienza Università di Roma

Presentazione della ricerca sul tema della Conferenza curata dal Dr. Massimiliano Valerii, Censis

Relazione di base su “Etica ed Economia”

Prof. Roland Vaubel – Professore di Economia University of Mannheim, Germania

“Etica degli interessi economici e dinamica delle opinioni”

Interventi di:

Prof. Paolo Savona – Presidente Fondo Interbancario di tutela dei depositi

Dr. Dario Di Vico – Editorialista Corriere della Sera

Dr. Bruno Costi – Presidente Editorialisti Economici

Conclusioni

Dott. Giuseppe De Rita – Presidente Censis e Presidente di Nemetria