Posts Tagged ‘costruzioni’

La Zarina, l’Umbria e il rito emiliano delle tangenti

7 Mag 2014
Maria Rita Lorenzetti

Maria Rita Lorenzetti

di Cincia Ficco

“La biografia politica di Maria Rita Lorenzetti consente di leggere in filigrana la storia recente dell’Umbria e capire come e quando è iniziata quella fase degenerativa in cui la regione si trova ormai da anni. L’inchiesta sull’Alta Velocità ferroviaria tra Bologna e Firenze, che ha coinvolto l’ex governatrice, apre uno squarcio sul sistema di funzionamento delle grande aziende di Stato che, così come le società partecipate, rappresentano il ventre molle della corruzione italiana”. (more…)

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Monacelli UDC: proposta di “Costruzioni in zona agricola”

20 giugno 2011

Il Capogruppo in Consiglio Comunale della Lista Civica ‘Cambia Cannara’ Luca Pastorelli ed il consigliere Comunale Simone Agostinelli hanno promosso una assemblea pubblica, tenutasi venerdì 17 giugno presso l’Auditorium San Sebastiano, sul tema “Costruzioni in zona agricola”. L’incontro ha visto la partecipazione del Consigliere Regionale Udc, Sandra Monacelli, in qualità di promotrice della proposta di Legge Regionale: “Realizzazione di manufatti provvisori in terreno agricolo”.

Tale proposta prevede la possibilità di realizzare nuovi manufatti a destinazione non abitativa in zona agricola e mira a consentire la realizzazione per ogni proprietà fondiaria e senza limite minimo di superficie territoriale, di un fabbricato della superficie di mq. 40,00 con altezza massima in gronda di mt. 2,50 per il ricovero di piccoli attrezzi agricoli o animali domestici.

La novità normativa ha riscosso l’apprezzamento unanime dell’assemblea il cui moderatore, Luca Pastorelli, ha elogiato l’impegno del Consigliere Monacelli in quanto finalizzato ad accogliere le esigenze dei piccoli proprietari terrieri.

Si tratta di una normativa che per la prima volta premia i cittadini che hanno investito nell’acquisto di piccole quantità di terreno e che, con il loro lavoro, accudiscono con cura le nostre campagne evitandone così l’abbandono e il progressivo degrado.

Il Consigliere Monacelli ha illustrato il contenuto della sua proposta di legge  sottolineando che essa costituisce l’inizio di un percorso che la vedrà impegnata nella promozione di altre iniziative per rilanciare e promuovere la vivibilità delle zone agricole della nostra Regione e ciò in controtendenza rispetto alle normative vigenti che vedono le stesse zone trattate come “musei” con una pianificazione territoriale prossima allo zero.

Vinti:”Il rilancio del settore delle costruzioni passa attraverso grandi investimenti statali”

23 novembre 2010

Stefano Vinti –  assessore regionale alle politiche abitative e ai lavori pubblici

Stefano Vinti

Il settore delle costruzioni e quello dei lavori pubblici sono profondamente colpiti dalla crisi economica e finanziaria che ha investito le economie mondiali e non ha risparmiato quella del nostro paese e tantomeno quella umbra.
I dati che ha diffuso l’Ance in questi giorni sono estremamente preoccupanti: gli investimenti nel settore delle costruzioni diminuiranno nel 2010 del 6,4%, mentre per il 2011 non si prevede nulla di buono, ma una ulteriore flessione del 2,4%, nonostante le tante voci governative che vedono la ripresa dietro l’angolo. Complessivamente nel quadriennio 2008-2011 la caduta degli investimenti sarà del 17,8%, per una perdita totale di circa 29 miliardi di euro.
La crisi travolge il comparto delle nuove costruzioni, che nei quattro anni considerati dalla rilevazione, subiscono una flessione del 34%, mentre il solo dato positivo interessa gli investimenti nel recupero abitativo, cioè fondamentalmente le ristrutturazioni incentivate con l’ecobonus che il governo voleva cancellare nella legge di stabilità e che invece sono state riproposte anche per il prossimo anno, sebbene il recupero dei soldi sia ora previsto in 10 anni anziché in 5.
Per quanto riguarda i lavori pubblici, l’Ance rileva che negli ultimi sette anni (dal 2005) vi è stato un crollo del 32%, un dato confermato anche dall’analisi della legge di stabilità, che segnala una diminuzione degli stanziamenti nel triennio 2009-2011 del 30%.
Se le imprese vivono forti sofferenze, il 49%, cioè la metà delle imprese associate a Ance dichiara di operare in una fase di recessione, per i lavoratori il bilancio è pesantissimo: dall’inizio della crisi il settore delle costruzioni, considerato anche l’indotto, ha perso circa 250 mila occupati, e per la fine del 2011 le stime sono ancora più preoccupanti, visto che si prevede di arrivare ad una perdita complessiva di 290 mila posti di lavoro.
Di fronte a questi numeri, che fotografano impietosamente gli effetti di una crisi che c’è, è forte e si vede, e coinvolge un settore che tradizionalmente in tutti i periodi di crisi svolge un ruolo anticiclico, non possiamo che dichiarare fallito il cosiddetto Piano casa del governo Berlusconi e la conseguente attuazione e territorializzazione degli interventi che doveva avvenire con i Piani Casa regionali. Due dati sono sufficienti a suffragare questo fallimento: le domande di ampliamento nel Lazio sono state sette, mentre in Lombardia una ventina (fonte L’Unità).
Questa situazione rende evidente un fatto: la crisi non si affronta soltanto con slogan e refrain ripetuti all’infinito – del tipo l’impresa in un giorno, premialità, incentivi, semplificazione, snellimento delle procedure, sburocratizzazione – ma con interventi realmente efficaci, individuando con programmi seri obiettivi e settori di intervento, e soprattutto mettendo a disposizione risorse e stanziamenti per gli investimenti.
Il governo farebbe bene a investire sull’edilizia residenziale pubblica, invece di ridurre a zero il trasferimento delle risorse, con un vero Piano per l’edilizia pubblica, e dovrebbe mettere a disposizione risorse per la riconversione ecologica più ampia possibile delle abitazioni e delle costruzioni nel nostro paese, incentivando il ricorso alle innovazioni tecnologiche nel campo del risparmio energetico, delle bioarchitettura, della casa ecologica.
Senza investimenti statali nel campo dell’edilizia e dei lavori pubblici non si esce dalla crisi, ma anche le imprese devono fare la loro parte, privilegiando il più possibile i processi di aggregazione e puntando con forza sullo sviluppo tecnologico.