Posts Tagged ‘crisi’

Crisi del Comune di Terni – Ricci:quello che serve è un cambiamento “radicale” con un concreto progetto di rilancio del territorio.

7 maggio 2017
terniGiorni “complessi a Terni”. Non tanto per i provvedimenti giudiziari: sarà la Magistratura, e i tribunali, a definire le “eventuali” responsabilità (per esperienza personale è sempre bene utilizzare “parole prudenti”). Certamente non mi iscrivo fra i “giustizialisti” per provare a “prendere” qualche voto … forse.
Voglio invece aderire a chi “invoca ampiamente” e promuove il cambiamento a Terni e in Umbria. Una amministrazione comunale che “determina gravi problemi economici”, al bilancio pubblico, non riesce ad attuare un progetto di sviluppo e si dimostra “poco incisiva” nel risolvere i problemi quotidiani, come quelli di qualità della vita e dell’ambiente, è, di fatto, “già dimessa” (dai cittadini e dai problemi reali) con e senza l’arrivo del Commissario (sarà il Prefetto a valutare).

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GOOD MORNING UMBRIA o GOOD NIGHT?

9 maggio 2016

giornaliRiceviamo e pubblichiamo

Il compito degli strumenti di comunicazione, come l’utilissimo “Good Morning Umbria” che ogni tanto mi usa la cortesia di pubblicarmi, dovrebbe essere quello di informare con immediatezza sulla realtà locale umbra, ma anche di contribuire ad acquisire, seppur in minima parte, la consapevolezza di essere una parte della coscienza civile e morale nazionale. Non si tratta di deformare o influenzare opinioni individuali, ma di considerare come funzione necessaria per noi tutti, quella di possedere ed alimentare la “cultura del vivere civile” senza ritenere questa parola, la somma di cose cui si guarda con sospettosa indifferenza. (more…)

Call Center, crisi di K4Up e Overing e gli stipendi che non arrivano

7 maggio 2015
Aldo Tracchegiani con

Aldo Tracchegiani e Catia Polidori

“Situazione drammatica per i lavoratori e le loro famiglie”. Interviene Aldo Tracchegiani (FI)

“I call center sono stati una sorta di “lavoro-rifugio” per tanti giovani e meno giovani che, magari, rimasti senza un lavoro, riparavano in queste grandi realtà – dichiara Aldo Tracchegiani (FI), candidato al consiglio regionale dell’Umbria – che però con l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori ed anche dei contratti a progetto, i cosiddetti co.co.co e co.co.pro, che davano lavoro a decine di migliaia di italiani fornendo sgravi fiscali a chi assumeva con questo metodo (precisiamo che questi contratti esistono ancora ma non (more…)

“Perugina”, anno nuovo vita vecchia!

4 febbraio 2015

bacioAnno nuovo vita vecchia per la nostra “Perugina”… Mentre sindacati e politici sono “distratti” e parlano d’altro, arrivano ulteriori conferme sulla volontà della Nestlè di smobilitare lo stabilimento “Perugina” di San Sisto. Nel 2015, infatti, si prevedono ulteriori cali dei volumi produttivi rispetto all’anno appena trascorso, quando la produzione era calata di oltre 1000 tonnellate e noi del Movimento per Perugia, informati sui fatti, avevamo denunciato questa situazione in vari articoli già nei mesi scorsi! Si pensa che quest’anno i volumi produttivi dello stabilimento scenderanno sotto le 25.000 tonnellate, per la prima volta in tutta la storia dell’azienda… Questo significa che si farà ancora ricorso ai contratti di (more…)

NEVI (F.I.): Crisi ISRIM, la Regione è intervenuta troppo tardi

23 settembre 2014

forza_italia_ logoLa Marini venga a riferire al Consiglio regionale degli sviluppi della vicenda Isrim di cui la Regione porta la responsabilità per essere intervenuta troppo tardi. I lavoratori dell’Isrim attendono da più di un mese di essere ricevuti dalla Presidente per conoscere quali (more…)

“Il settore della cultura è in grave crisi. Necessità di preservare un patrimonio unico”

18 settembre 2014
Claudio Lepore

Claudio Lepore

La difficile situazione in cui si trovano gli operatori della cultura e dello spettacolo è stata una delle questioni discusse durante l’incontro tra l’assessore alla cultura della Regione Umbria Fabrizio Bracco e una delegazione dei vertici dell’Agis Umbria, la sezione regionale dell’Associazione generale italiana dello spettacolo di Confindustria, composta dal presidente Claudio Lepore e dai vice presidenti Pier Domenico Clarici, Piero Sacco e Stefano Cipiciani.

Quest’incontro – ha sottolineato il presidente Lepore –  è stato necessario per fare il punto con l’Assessore sulle condizioni particolarmente gravi in cui versano gran parte degli operatori della cultura, sia che si tratti di soggetti operanti nello spettacolo dal vivo che del settore della musica o della prosa o del cinema”. Forti preoccupazioni sono state espresse per gli effetti negativi sugli operatori umbri che potrebbero essere determinati dalla nuova normativa nazionale di distribuzione delle risorse del Fondo unico nazionale. (more…)

CABARET A PALAZZO CHIGI

12 settembre 2014

renzi gelatoMentre nei due palazzi del Parlamento si rappresentano commedie, a volte comiche, a volte tragiche, degne di un grande sceneggiatore teatrale, nel palazzo sede del Governo Nazionale va in scena il cabaret con Renzi e la sua compagnia.

Lo spettacolo che potremmo titolare “te lo do io il gelato“, è ufficialmente iniziato il 22 (more…)

Lavoro che non c’è più, dopo Indesit anche la Antonio Merloni?

12 luglio 2014

Con la vendita da parte della famiglia Merloni della Indesit si chiude un’epoca straordinaria e gloriosa che con l’intuizione della molteplicità dei siti produttivi (more…)

UMBRIA, M5S: AL LAVORO PER PORTARE CRISI INDUSTRIALE IN DIBATTITO NAZIONALE

4 luglio 2014

movimento 5 stelle“La crisi industriale in Umbria sta precipitando e assume in queste ore i tratti dell’emergenza. Gli scossoni societari in seno al polo chimico e dell’acciaio impongono, infatti, un’azione immediata a tutela dei lavoratori e una profonda riflessione di sistema che porti al rilancio del territorio regionale, a partire dall’area ternana”. Lo dice il Gruppo M5S Camera. (more…)

Vaime: Perugia ha perso fascino per colpa dei cattivoni della Stampa

31 maggio 2014

Ti capita un giornalino fra le mani, al bar, e per poco mi manda di traverso il cappuccino, ma si può?

Enrico Vaime

Enrico Vaime

Enrico Vaime,  in una intervista rilasciata a Michela Mancini per Quattro Colonne, sfodera il suo sorriso beffardo per accusare la Stampa di essere responsabile del declino di Perugia, beh le parole le sa usare è giusto riconoscerlo, ed è capace di suscitare curiosità in chi legge,  ribadisce il suo legame sentimentale con Perugia, nella quale ha vissuto fino a 15 anni, “lasciare la città causa trasferimento di papà è stato un trauma” Alla domanda …Mi racconta l’identità perugina? ” Il perugino autentico non è esibizionista, anzi cerca di defilarsi, cerca di mantenere un aplomb che magari non gli appartiene sentimentalmente, non è fanatico, sono portato a pensare che sia una persona per bene ma non sono obiettivo…” E fin qui va bene, dichiarazioni di principio accettabili, lui vede il perugino (more…)

QUELLA BUFALA DELLA LEGGE ELETTORALE

6 dicembre 2013

di Ciuenlai

Si certo il porcellum era uno schifo. E’ vero bisognava cambiarlo. Ma l’enfasi con la quale , in questi due anni, si è posto il problema della legge elettorale, senza mai risolverlo, fa sorgere il sospetto che dietro ci sia altro. E l’altro è (more…)

Cannara, ancora precisazioni sulla crisi del Comune

29 ottobre 2013

La riunione che si è tenuta a Cannara il 18 ottobre aveva lo scopo di far conoscere alla cittadinanza ciò che è successo il 30 settembre. Le dimissioni congiunte dei 6 (more…)

Ronconi: perseguire le responsabilità amministrative e politiche che hanno determinato la grave crisi di Umbria Mobilità

21 ottobre 2013

Riceviamo e pubblichiamo

Intorno alle sorti di Umbria Mobilità si svolgono macabri balletti politici tesi non a salvare la società di trasporto ma a proporre inutili e dannose speculazioni politiche. Se sono accertate le responsabilità (more…)

CRISI DI UMBRIA MOBILITA’ SPA: LAFFRANCO (PDL) PRESENTA INTERROGAZIONE

16 luglio 2013

Il deputato del Popolo della libertà, Pietro Laffranco, ha presentato un’interrogazione al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, in merito alla grave crisi finanziaria ed economica di Umbria Mobilità (more…)

Credito: gli strumenti per crescere anche con la crisi

29 gennaio 2013

Confindustria-300x300Seminario Confindustria Umbria – venerdì 1 febbraio ore 15.00

sede Confindustria Perugia

Nell’ambito delle iniziative in materia di credito e finanza, Confindustria Umbria organizza un seminario per illustrare alcuni degli strumenti finanziari utili alle imprese che intendono affrontare le fasi di sviluppo e di crescita. Durante l’incontro “I partner e gli strumenti finanziari per il sostegno alla crescita” in programma venerdì 1° febbraio alle 15.00 a Perugia nella sede di Confindustria, saranno presentati alcuni casi di aziende che hanno (more…)

Benedetta sia la crisi

13 dicembre 2012

Riceviamo e pubblichiamo

Gabriele FeliceCi voleva la crisi perché i nodi venissero al pettine, perché la gente si svegliasse da un lungo letargo e prendesse finalmente coscienza del tunnel nel quale ci siamo infilati. La storia, come al solito, percuote all’improvviso e se i primi segni del risveglio li intravediamo nel fenomeno di Grillo, di Renzi e dell’astensionismo, possiamo essere più che certi che l’anno 2013, ormai prossimo, segnerà il completo risveglio del popolo italiano nel suo complesso. Da qui (more…)

Come uscire dalla crisi e promuovere lo sviluppo? Convegno di Federmanager Perugia

7 dicembre 2012

Federmanager Perugia incontra i propri associati – mercoledì 12 dicembre, alle ore 18, presso l’Hotel Quattrotorri di Ellera

Il 20% dei dirigenti aziendali ha perso il lavoro negli ultimi quattro anni. Nell’Umbria attanagliata dalla crisi si è disperso un patrimonio di conoscenza e competenza delle dinamiche (more…)

La situazione economica in Italia è devastante ma nessuno fa nulla.

21 agosto 2012

Il Commento

Disoccupazione giovanile alle stelle, esodati, aziende, negozi, imprese che chiudono i battenti, lasciando senza lavoro migliaia di lavoratori. La situazione è devastante e nessuno fa nulla. In una (more…)

CRISI. GIRLANDA: NAPOLITANO MOSTRI COERENZA E CONVOCHI MONTI

23 luglio 2012

“A seguito dell’andamento dello spread e del calo della borsa, credo che a breve il Presidente Napolitano debba convocare Mario Monti per conoscere le sue intenzioni per il prossimo futuro, (more…)

ALLARMANTE TERREMOTO DEMOGRAFICO: QUI’ CASCA L’EUROPA?

2 luglio 2012

«Sotto il profilo demografico, si deve purtroppo constatare che l’Europa sembra incamminata su una via che potrebbe portarla al congedo dalla storia». (Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al 3 Congresso promosso dalla Commissione degli Episcopati della Comunità europea, 24 marzo 2007).

di Riccardo Cascioli (more…)

Suicidi. La mattanza sociale

8 maggio 2012

di Davide Caluppi – davidesh78@gmail.com

Il titolo di questo articolo è sicuramente forte, ma altri termini non ce ne sono per descrivere la realtà che domina nel nostro paese. Forse oltre al termine mattanza: strage. Sì anche questo appropriato, ma mattanza, strage non possono farci riflettere sugli episodi di suicidi che giornalmente si verificano. Piccoli imprenditori, operai esasperati che in un millesimo di lucidità, semmai rimasta in quegli attimi, decidono di togliersi la vita. Una piaga sociale che negli ultimi tempi sta prendendo sempre più, in modo allarmante, piede. Si moltiplicano le persone sinora morte per lavoro, debiti, non riuscire a pagare stipendi ai propri operai. Martiri? In un certo senso, col massimo del rispetto per queste morti tragiche, sì martiri di come i nostri rappresentanti politici tutti, da decenni hanno portato il Bel Paese allo sfascio. E questa è pura realtà. Di questa mattanza sociale qualche dato statistico da far rabbrividire: dal 2009 si registra un suicidio al giorno tra coloro che perdono il lavoro e, un suicidio tra gli imprenditori e lavoratori autonomi. Sempre nel 2009 coloro che si sono tolti la vita sono stati un vero esercito: 357 disoccupati. Nel 2010 si è arrivati addirittura a 362 suicidi, cinque in più rispetto al 2009. Numeri che devono far riflettere. Vite umane che hanno messo fine al loro calvario con l’atto più estremo: la vita. Vite umane, un esercito nascosto, silenzioso che quotidianamente non sa più a chi santo rivolgersi. Centinaia e centinaia di migliaia di famiglie ridotte sul lastrico. Oltre due famiglie italiane vive sotto la soglia della povertà. Italiani che fanno la fila agli istituti di carità per chiedere un pasto, per ritirare la busta e tirare alla giornata. 26 nostri fratelli che non ci sono più, il dato più crudo di queste parole messe insieme. Le morti di questi nostri fratelli hanno un complice in comune: la solitudine. Una triste compagna che in silenzio prende per la gola queste persone travolte in questo tragico momento che viviamo, dal fallimento dell’attività economica, dalla perdita del posto di lavoro. Al come tirare avanti, le bollette, il mutuo da pagare con il nemico bancario pronto a bussare alla porta se si è insolventi a restituire i soldi. Gli usurai complici insieme ai politici che hanno causato questo male. Dicevo di questi martiri, di questi fratelli che non ci sono più. Qualcuno di loro è stato prontamente salvato. Le cause di questi gesti sono molteplici, ognuna con una storia personale. Riporto di seguito i loro nomi con la speranza che il loro estremo gesto non sia stato vano. 2012: il 2 gennaio a Bari un 73enne si getta dal balcone di casa dopo che l’Inps ha richiesto la restituzione dal pensionato di 5 mila euro. Il 7 gennaio a Policoro, vicino Matera, un operaio edile di 58 anni tenta il suicidio temendo di non andare più in pensione a seguito della riforma Fornero. L’8 gennaio a Bari i coniugi Salvatore De Salvo di 64 anni, la moglie Antonia Azzolini di 69 anni si suicidano. A Cirò Marina, vicino Crotone, il 10 gennaio un 50enne licenziato da poco tenta il suicidio, viene salvato dai carabinieri. Il 13 febbraio a Paternò, vicino Catania, un imprenditore di 57 anni si impicca per disperazione. La sua azienda era in forte debito. Il 17 febbraio a Napoli un uomo tenta il suicidio con il gas. La polizia lo salva dopo la chiamata dei vicini. Il 21 febbraio a Trento un imprenditore strangolato dai debiti si getta sotto il treno. Viene salvato dagli agenti della Polfer. Il 25 febbraio a Sanremo, Alessandro F. di 47 anni elettricista, si spara un colpo di pistola in bocca. Da poco licenziato da un’azienda di Taggia. A Firenze, il 26 febbraio, un imprenditore di 64 anni si impicca all’interno del capannone della sua azienda. Come per altri casi problemi economici. Il 9 marzo a Ginosa Marina, vicino Taranto, Vincenzo Di Ticco proprietario di un negozio si impicca ad un albero. Il 15 marzo a Lucca una giovane infermiera di 37 anni tenta il suicidio dopo che aveva perso il lavoro. A Genova il 22 marzo, un disoccupato di 45 anni minaccia di buttarsi da un traliccio. Il 27 marzo a Trani un uomo di 49 anni si toglie la vita lanciandosi dal balcone della sua casa. Da molto tempo non riusciva a trovare lavoro. Il 28 marzo a Bologna un artigiano di 58 anni si dà fuoco davanti il parcheggio dell’Agenzia delle Entrate per debiti. Il 29 marzo a Verona un operaio edile di 27 anni marocchino si dà fuoco. Da qualche mese non percepiva lo stipendio. Il 3 aprile a Gela, Nunzia C. di 78 anni si toglie la vita lanciandosi dal quarto piano. La sua pensione era stata ridotta a 600 euro. A Milano, il 4 aprile, Giuseppe Polignino di 51 anni trasportatore si uccide dopo aver perso il lavoro e dopo essersi separato dalla moglie. Sempre il 4 aprile a Roma Mario Frasacco di 59anni imprenditore si toglie la vita dopo aver scritto una lettera alla famiglia. A Savona il 5 aprile un artigiano di 53 anni si impicca all’interno della propria abitazione. Il 9 aprile ad Asti, una giovane disoccupata di 32 anni tenta il suicidio perché non riusciva a trovare lavoro. Il 12 aprile ad Altivole, vicino Treviso, un agricoltore di 53 anni si uccide per debito. Il 13 aprile a Montecchio Maggiore, vicino Vicenza, un imprenditore tenta di uccidersi con un colpo di fucile per l’azienda in crisi. Sempre il 13 aprile a Donnalucata, vicino Ragusa, un giovane imprenditore di 28 anni si impicca per difficoltà economiche. Il 22 aprile a Bosa, un artigiano di 52 anni si toglie la vita dopo aver perso il lavoro. Il 24 aprile a Napoli Diego Peludo, imprenditore di 52 anni, si butta dall’ottavo piano della sua abitazione. Il 30 aprile G.M., imprenditore di 55 anni di Mamoiada, vicino Nuoro, si è sparato un colpo di pistola in testa. Solo, lontano da tutto e tutti ed una lettera lasciata alla famiglia che spiegava i motivi dell’estremo gesto. Dopo questo elenco, appena oltre il primo maggio: ancora esiste una festa dei lavoratori? Il primo articolo della Costituzione che dice: che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Quale lavoro? Intanto noi piangiamo questi martiri sì del lavoro, della crisi che ci strangola.

Dramma del credito negato: suicidio o “omicidio” ?

19 aprile 2012

Nel 2011, 187 imprenditori si sono suicidati; altri 23, nei primi mesi del 2012, hanno avuto la stessa drammatica sorte, nel silenzio di chi dovrebbe capire le motivazioni che spingono tanti piccoli titolari di impresa a compiere questi gesti estremi. Invece chi dovrebbe capire – e soprattutto porvi rimedio – fa finta di non capire! In Italia paghiamo l’energia il 40% in più che nel resto d’Europa; il 20% in più ci costano i trasporti; una burocrazia soffocante rallenta ogni iter; le nostre aziende aspettano dallo Stato e dagli Enti 70 miliardi, 30 miliardi per rimborsi fiscali. L’ironia della sorte, anche se non c’è niente da ridere, è che la gente si spara perché ha crediti e non debiti! Le banche non concedono finanziamenti; se chiedi 1, vogliono il doppio come garanzia e non mollano i cordoni della borsa; soldi ne hanno con le loro Fondazioni…… Dove sono finiti i 200 miliardi “regalati” dalla BCE alle Banche italiane? A sostegno dell’economia reale o della finanza? Nulla si fa per la crescita! Occorre allentare la tenaglia della burocrazia per le imprese; Non si può pensare alla ripresa economica se le famiglie vengono costantemente tartassate con una pressione fiscale in continua crescita che le priva dei soldi per far fronte perfino all’indispensabile; E’ necessario operare perché le banche sostengano le imprese allentando la stretta creditizia; Le risorse, ripetiamo, ci sono. Il problema è come vengono spese e dilapidate. Si taglino gli elefantiaci apparati burocratici, tutti gli Enti inutili ed i relativi Consigli di Amministrazione che rispondono solo alle esigenze clientelari dei partiti, mentre fanno a pugni con l’efficienza. L’economia italiana può ripartire solo se si sostiene la piccola e media impresa, il mondo artigiano; categorie sempre nominate, ma altrettanto dimenticate da chi fa le “riforme”! In Italia c’è chi ha preso provvedimenti tangibili. La regione Veneto ha stanziato 36 milioni di euro come fondo di garanzia per sostenere il credito da concedere alle piccole e medie imprese. E’ un esempio da imitare anche per la nostra Regione se davvero si vuole intervenire nel concreto e non soltanto con vuote parole di circostanza! La folla di piccoli imprenditori, stipata lunedì 16 aprile nella Sala Convegni dell’Hotel Giò, per ascoltare le scuse ed i giochi di parole dei vari esponenti del mondo bancario, mi ha toccato profondamente. L’Umbria è disperata, il tessuto artigianale e piccolo industriale è a terra. Cosa rispondono questi “illustri bancari”? Nulla. Ed invece di risposte vi è necessità. Subito. Non si può più aspettare! Non possono essere solo i piccoli imprenditori, insieme ai pensionati ed ai lavoratori dipendenti a pagare il prezzo di una crisi che stanno subendo senza averla provocata!

Carla Spagnoli – Coordinatore Regionale di Futuro e Libertà Umbria

Crisi e Opportunità, nuovo convegno all’Hotel La Meridiana di Perugia

21 marzo 2012

L’appuntamento  domani sera a Perugia con inizio alle ore 20.00 presso l’Hotel “La Meridiana” in cui si parlerà di un argomento importantissimo e di “scottante” attualità: “Crisi & Opportunità”. Cosa è la Crisi economica che stiamo attraversando e le opportunità, spesso nascoste, che ci vengono offerte e che possiamo sfruttare a nostro vantaggio. Per partecipare gratuitamente alla serata, ti invito a rispondere a questa mail indicando il tuo nome, cognome e un recapito telefonico o in alternativa puoi chiamarmi al 338.9676936.

Per  saperne di più clicca qui https://www.facebook.com/events/203781973057218/

 

 

DUE MONDI, DUE EUROPE, DUE ITALIE

9 marzo 2012

di Ciuenlai

La propaganda parla di pericolo scampato e di problema risolto. In parte è vero. Il Governo Monti sta portando a termine il compito che i suoi mandanti gli hanno assegnato. Quello di risanare la situazione finanziaria. Infatti lo spread scende e la borsa sale. Per i “principali” del Governo tecnico la ripresa è già iniziata. Loro stanno tornando a riempirsi il portafoglio con le loro speculazioni. Oggi i giornali raccontano delle povere banche che, per salvare il mondo, hanno rinunciato al 75% del debito della Grecia. Mica vero! Lo hanno fatto perché in questi anni con una serie di operazioni legate alle assicurazioni, alle vendite allo scoperto e altre alchimie, si sono fatti “tondi” sulle spalle dei greci. Perdite? No guadagni! La propaganda però non racconta l’altra parte, quella nostra, quella della gente comune e delle famiglie. Per risanare i “loro” conti i “finanzieri” hanno agito sul “nostro” portafoglio. Il prodotto interno lordo è calato dell’1% nell’ultimo trimestre, il potere di acquisto degli gli stipendi è diminuito, durante la crisi, di circa il 25%, tutte le tasse e le tariffe sono aumentate o stanno per aumentare, la spesa è più cara di un 5/10%, la disoccupazione è a livelli record, la cassa integrazione (che vogliono eliminare) è cresciuta del 50% in un solo mese, perché centinaia di aziende sono in crisi o chiudono. Questa è la situazione dell’economia reale, la nostra situazione. E non è un caso che il capo della Bce, il nostro amato Draghi, parli di ripresa lenta nel 2012. E come ci può essere ripresa dell’economia reale se la quantità di ricchezza in mano al famoso 90% diminuisce a vista d’occhio? Chi compra se non ci sono soldi da spendere? E come faranno a resistere quelli che vendono o fanno i prodotti da vendere se quelli che devono comprare non possono farlo? La verità è che la grande operazione di ristrutturazione sociale è arrivata quasi alla fine. D’ora in poi ci saranno due mondi, due Europe, due Italie. Quella dei ricchi,sempre più ricchi, il cui mercato crescerà e quella degli altri, sempre più poveri la cui condizione peggiorerà e di brutto. E’ forse un caso che la Fiat pensi di costruire Suv, di depotenziare gli stabilimenti per le utilitarie e di chiudere quelle per gli autobus?

 

La soluzione esiste? Dietro questa crisi ci sono delle opportunità? ..Assolutamente SI!

6 marzo 2012

“Crisi e Opportunità” Perugia giovedì 22 marzo 2012 con inizio alle ore 20.00 presso l’Hotel La Meridiana in via del Discobolo, 42. PRENOTA IL POSTO GRATUITO a info@leadershiplab.it

Crisi e Opportunità” Un argomento di cui si parla tutti i giorni e per il quale si cercano le più opportune soluzioni. E’ possibile sfruttare a nostro vantaggio le attuali difficoltà economiche e riconoscere le opportunità che il mondo del lavoro ci offre? Siamo circondati da sfiducia, malcontento, facciamo ipotesi, cerchiamo soluzioni e conti su conti… che non tornano mai. Le aziende sono alla ricerca di nuove possibilità, per mantenere il proprio mercato o evitare di ridurre il personale dipendente, ricercando continuamente nuove e innovative strategie di marketing. È un periodo in cui ci sembra di “annaspare” a destra e manca nella ricerca di qualcosa senza sapere in che direzione andare. La soluzione esiste? Dietro questa crisi ci sono delle opportunità? ..Assolutamente SI!

Sei invitato/a a partecipare gratuitamente alla serata che può cambiare la tua vita!

Cosa devi fare per partecipare? Semplice, invia una mail a info@leadershiplab.it con scritto nome, cognome e “22 Marzo;IO CI SONO”.

Ennio Baccianella     ennio@leadershiplab.it

Leadership Lab Training      http://www.leadershiplab.it     info@leadershiplab.it

 

Crisi Umbra – Ultima fermata prima del baratro “una giunta esterna e di salute pubblica” o i civici e l’antipolitica irromperanno nei palazzi

24 febbraio 2012

Darko Strelnikov

La classe dirigente umbra ha deciso di allungare la sua agonia, sperando in qualche miracoloso ritrovo che possa riportarla in vita e rimetterla in pista. E’ un film già visto. Ed è un film che è andato in onda pochi mesi fa nella vicina Roma. Siamo in ritardo di qualche mese ma L’Umbria di questi giorni, per certi versi, assomiglia molto, politicamente parlando, alla situazione italiana prima di Monti. Nella capitale c’erano un Governo incapace a determinare una svolta per rispondere con provvedimenti adeguati alla gravità della crisi e una classe politica investita da una pesantissima questione morale. Fatte le debite proporzioni che abbiamo qui? Una Giunta che non riesce a determinare un cambiamento vero e profondo, che non riesce ad uscire dal pantano dei veti e controveti. Le riforme latitano e soprattutto non incidono sul costosissimo sistema di potere. Si levano le Comunità Montane, ma intanto ci si prepara a mettere in piedi una bella e robusta agenzia con un contorno di 12 unioni dei comuni. Signor Mike, com’era la domanda : “lascia o quadruplica?”. Quadruplica, quadruplica! Le aziende ospedaliere diventano una ma i direttori restano due. E’ il sistema della tetrarchia Diocleziana. Un solo impero, la sanità, retto da due Augusti (i direttori generali) con l’ausilio di due Cesari (i direttori sanitari). L’unica cosa da scoprire è se le regole per la successione sono le stesse. Sulle Asl non è dato sapere, mentre Ati, Consorzi, Atc continuano a prosperare mantenendo, una lunga fila di aziende pubblico – private. E ancora, continuando a similare Roma. Per non essere da meno, anche qui c’è una questione morale. Anche qui, nonostante le inchieste che hanno colpito esponenti politici della maggioranza, in Regione e anche in alcuni comuni, ci si rifiuta di affrontarla. Ci si rifugia dietro uno strano “garantismo”, che invece di mettere sulle spalle delle persone (com’è giusto e doveroso) la presunzione di innocenza, la scarica addosso alle istituzioni. La conseguenza e direi, anche l’obiettivo, è quello di permettere a tutti di restare al proprio posto, senza fare quel fatidico “passo indietro” a garanzia delle istituzioni. E mi fa ridere il garantismo applicato solo all’avviso di garanzia. La presunzione di innocenza se viene applicata deve valere sempre, fino al giudizio definitivo e cioè fino alla Cassazione. La verità è che il cittadino non può minimamente essere assalito dal dubbio che chi dirige la cosa pubblica possa avere commesso qualche reato. In tutte le democrazie di questo mondo, questo dubbio viene immediatamente sedato con le dimissioni immediate dell’interessato. Ma questo non avviene. E quando arrivano gli arresti, in un sottofondo di paura per nuove inchieste e possibili rinvii a giudizio, non si riesce a fare di meglio che aderire al postulato : “conservare e resistere”. E’ facile capire come il combinato disposto di queste due cose provochi una reazione di rivolta, disprezzo e disgusto di massa nell’opinione pubblica. Un recente sondaggio lo conferma. Nelle zone rosse il movimento a 5 stelle di Grillo viene quotato il 10%, in Umbria il 9%. Ma non c’è bisogno di alcun sondaggio per sapere che mai, nella nostra regione, come nel resto d’Italia, i rappresentanti politici hanno avuto un consenso tanto basso. La gran parte dei cittadini ha, a torto o a ragione, la convinzione che operino prevalentemente per difendere i propri interessi. Ed è proprio qui che sta il successo di Monti. Nonostante i provvedimenti capestro presi contro i ceti popolari, nell’opinione pubblica c’è la convinzione che le “lacrime e sangue”, possono essere non condivise, anzi osteggiate, ma senza dare l’idea che siano state prese per fare l’interesse di chi ci governa. Sta qui la svolta italiana. Una svolta che ha avuto i connotati e i contenuti tipici della destra liberista, perché da noi comandava la Destra. Quindi per produrre lo stesso effetto in Umbria bisognerebbe ripetere l’operazione, ma stavolta da sinistra. Una Giunta di salute pubblica, composta da esterni, con personalità, esperti, studiosi, persone competenti, riconducibili all’area di centrosinistra, ma che non hanno avuto a che fare con l’esercizio pratico del potere e che non hanno ambizioni politiche per il futuro. Una Giunta che come, il Governo tecnico, non avendo la necessità di rispondere a piccoli e grandi elettori, abbia il coraggio di produrre cambiamenti radicali nel sistema di Governo della nostra regione. Una Giunta totalmente esterna al Consiglio, che dovrà assecondare, come fa il Parlamento con Monti, la necessaria cura da cavallo ed impegnarsi in operazioni di revisione istituzionale, prima fra tutte la legge elettorale. Perché se a Roma c’è il “porcellum”, qui c’è il “porcellinum”, visto che, per effetto del listino, il 20% dei consiglieri viene nominato dai partiti. Le alternative a questo atto responsabile e di coraggio sono due; sciogliere questo Consiglio e andare ad elezioni anticipate, magari in concomitanza con le politiche; oppure vivacchiare come un corpo estraneo dalla società o meglio come un fortino assediato dal dissenso popolare. Con la conseguenza che scaduto il mandato, assisteremo ad un inevitabile e consistente aumento della rappresentanza “civica”. Perché più va avanti questa situazione, più i cittadini si indirizzeranno verso proposte slegate e alternative a quelle dei partiti tradizionali. Gireranno al largo da quella roba che verrà presentata impropriamente come “casta”. Ci sono, oltre ai grillini, già alcune proposte di carattere nazionale. Ma anche da noi esistono forze e personaggi già in moto verso questa direzione. E se non c’è uno scatto di reni, al momento opportuno, questi potrebbero anche avere la meglio sui candidati ufficiali e di bottega. Anzi potrebbero, se si vogliono salvare, anche metterli in fila dietro le loro bandiere. Ma, mi rendo conto, che sono tutte proposte per una discussione che non avverrà mai nei luoghi deputati. Lì continuano tutti ad ascoltare Ornella Vanoni che canta “domani è un altro giorno si vedrà”.

Strelnikov.d@libero.it

Regione. Marini: “Ripristinare la piena funzionalità dell’assemblea”.

24 febbraio 2012

MARINI : “Quanto accaduto negli ultimi giorni in consiglio regionale ”e’ una sconfitta per tutti ed una sconfitta della buona politica: auspico di ripristinare le condizioni di confronto e dialogo per garantire la piena funzionalita’ delle istituzioni, anche attraverso un nuovo voto sull’ufficio di presidenza e tornando a far funzionare nel miglior modo le commissioni. Per fare cio’ serve la disponibilita’ di tutti noi. Sono tra quelli che vogliono ristabilire la piena funzionalita’ democratica di quest’aula”: cosi’ la presidente della giunta regionale, Catiuscia Marini, all’inizio del proprio intervento in aula sul Dap*, in riferimento a quanto accaduto tra mercoledi’ scorso e ieri a Palazzo Cesaroni, con la scelta dell’opposizione di non votare per il rinnovo dell’ufficio di presidenza (oggi composto da esponenti della sola maggioranza) e le dimissioni di ieri degli stessi consiglieri del centrodestra dagli altri organismi consiliari, a partire dalle commissioni di Palazzo Cesaroni”.

MONACELLI (UDC):  Nel documento c’è tutto e niente, ma sopratutto c’è la babele e lo scollamento della maggioranza, con nessuna idea chiara. Si dice che nel 2012 si sentiranno gli effetti negativi dei tagli del governo nazionale; ma non si indicano le contromisure. Ci sono solo slogan sulla necessità di aprire una grande stagione di riforme istituzionali. Mi chiedo, ma non era già stata aperta? Il documento scarseggia di misure convincenti per mordere la crisi. Ci sono i soliti corsi di formazione, il ricorso al credito che invece è inaccessibile: non si reinterpreta il ruolo di Sviluppumbria anche se si è cambiato il nome. Servirebbero misure concrete, come indicato nella la mozione approvata in seconda Commissione che reclamava provvedimenti per
le famiglie colpite dalla crisi occupazionale nell’area appennino ed alto Chiascio. E’ offensivo riproporre nel Dap*  il contributo ai malati di Sla che avrebbe dovuto essere già stato pagato e che invece, a me risulta, non hanno ricevuto niente

NEVI (PDL): Non c’è stato il necessario dibattito su Dap*; ma è stato un bene perché ci ha consentito di arrivare al voto di due giorni fa che sancisce come questa maggioranza non è in grado di portare avanti nessun proposito di riforma.  Per fare le riforme in questo momento storico occorre il consenso di tutti, a partire dalla della Cgil che in Umbria esprime da tempo un potere enorme, una vera golden share, ostacolo alle riforme vere: quelle che ci chiede l’Europa e che in Italia sta facendo il Governo Monti.

 MA LA POLITICA RISPONDE COSI’
BARBERINI (PD): Sul Dap* vorrei evidenziare come la crisi che ci ha colpito, prima finanziaria, poi produttiva e quindi sociale ha prodotto effetti devastanti ovunque. Vorrei comunque sottolineare che il 57 per cento del debito pubblico italiano (totale 1900miliardi di euro) si è formato tra il 1994 e il 2010. Un dato che non assolve nessuno di chi  ha governato nella ‘seconda’ Repubblica’ dove, comunque, il centrodestra è stato al Governo per molti anni. Per superare questa fase di crisi finanziaria è necessario recuperare il tempo perduto puntando sullo sviluppo, sul contenimento della spesa pubblica e sul coinvolgimento ancora più marcato del ‘privato’ per il quale va previsto un maggiore spazio attraverso una sussidiarietà ancor più marcata. Per le
nomine pubbliche, oltre a prevedere la riduzione dei compensi, bisogna fare grande attenzione alle qualità professionali dei soggetti chiamati alla gestione delle strutture pubbliche”.

DE SIO (PDL): Bisogna riflettere sulla degenerazione della macchina burocratica che continua  a rendere difficile la vita dei cittadini. Fino ad oggi è mancato il coraggio che chiediamo venga messo al centro del dibattito futuro, unica medicina per trovare le giuste soluzioni ai grandi problemi che ogni territorio regionale sta vivendo. Va applicato in maniera seria il principio di sussidiarietà, magari apportando aggiornamenti migliorativi a livello normativo. Mentre continuiamo ad essere critici sulla gestione del sistema dei trasporti, su quello dei rifiuti, infrastrutturale, quella della Sanità rappresenta per noi una delle più importanti riforme su cui vorremmo dare un contributo per arrivare ad un sistema universalistico. Prendiamo
invece atto che sotto il profilo della politica turistica è stata messa in campo una buona capacità di programmazione.

CHIACCHIERONI: Positivo il contributo e il richiamo del capogruppo del Pdl  Nevi che ha sottolineato come oggi sia necessario agire con ‘sincerità’ ed io aggiungo che oggi occorre anche coraggio e con senso di responsabilità centrando l’attenzione sulle questioni. Uno dei punti centrali del Dap* riguarda la necessità di una seria e produttiva revisione della spesa, agendo per contenere quella corrente e spostando risorse sugli investimenti e azioni per il rilancio dell’economia, solo così ha senso l’obiettivo del pareggio di bilancio . Oggi siamo in una fase di deflazione e di di stretta creditizia, di assenza di liquidità, e questa è una questione che in
seconda Commissione ci siamo posti grazie anche alla sollecitazione del consigliere Zaffini (Fare Italia) e per la quale necessitano interventi decisi. Da ultimo occorre lavorare sui due obiettivi che proponiamo nelle due mozioni-risoluzioni che come II commissione proponiamo all’approvazione dell’Aula riguardanti il supporto alle aree di crisi della fascia appenninica e per la ricostruzione post terremoto ’97, e quelli che hanno interessato i territori di Narni e
Marsciano”

*Nota di redazione: DAP = documento di attuazione del programma, di fatto la finanziaria regionale

CRISI REGIONE – IL PD E IL TEOREMA DI STOCKMAYER

20 febbraio 2012

di Ciuenlai

L’umorista Arthur Bloch ne “La legge di Murphy e altri motivi per cui le cose vanno al rovescio” presenta il Teorema di Stockmayer : “Se sembra facile, è dura. Se sembra difficile, è fottutamente impossibile“. Ecco, applicatelo alla crisi umbra e ne avrete una perfetta chiave di lettura. Venirne a capo non sarà, infatti, facile. La segreteria regionale del PD, per non smentire il teorema, ha deciso di non decidere e di passare la palla alla direzione regionale. Sul tavolo restano le due ipotesi : surroga dei componenti mancanti dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale o azzeramento totale dell’organismo con le dimissioni del Presidente Brega. La tentazione di aderire alle richieste degli alleati e di mandare “un segnale forte di rinnovamento” ha un discreto seguito negli organismi dirigenti, anche perché gli sponsor sarebbero Catiuscia Marini e Vladimiro Boccali. Sponsor che non troverebbero l’ostilità del Segretario Regionale Lamberto Bottini. Il problema è però come arrivarci e, soprattutto come fare. Perché questo è uno dei classici passaggi nei quali “si sa da dove si comincia, ma non si sa dove si può andare a finire”. Mi spiego; se opta per il cambiamento è probabile che una parte consistente del Pd chiederà di non fermarsi al Consiglio, ma di coinvolgere anche la Giunta. Insomma, per questo filone di pensiero, Brega si porta “inevitabilmente” dietro Riommi. La presunta minoranza dei democratici pretenderebbe, in cambio, un riequilibrio dell’esecutivo, dal quale è adesso esclusa. Il “chi” ancora non si conosce, ma si parla di un esterno, magari di Foligno, per rispettare gli attuali equilibri territoriali. Per l’area “Modem” questa resterebbe la soluzione preferita, non avendo un sostituto di Brega da mettere in campo. Il Consigliere Regionale Barberini è anche lui indagato e Smacchi viene considerato non proponibile “per diverse ragioni interne ed esterne alla componente”. Ed è anche e soprattutto per questo che la partita per la Presidenza del Consiglio si gioca, direbbe Veltroni, dentro, “ma anche” fuori del centrosinistra. Le varie correnti avrebbero già avuto colloqui e abboccamenti sia col terzo polo che con il Pdl. Anzi, secondo il racconto di un Consigliere Regionale (non mi chiedete se di maggioranza o di minoranza, tanto non ve lo dico), la cosa si sarebbe intensificata negli ultimi giorni perché “ognuna delle parti piduine non vuole cedere all’altra l’esclusiva sui rapporti con l’opposizione”. Parliamo, naturalmente, dell’ipotesi di portare Sandra Monacelli dell’Udc sul tetto del Consiglio. Un’ipotesi che si porta però dietro, lo spettro di un futuro cambio delle alleanze, con tutto quello che ne può conseguire in termini di stabilità per la Regione e diversi enti locali. E allora, se cambiamento ha da essere “adesso è meglio farlo in casa”. E, immancabilmente, rispunta il nome di Renato Locchi che ormai si è cucito una veste “bipartisan” nel Partito Democratico. Ma Locchi e conservazione sono descritti come una simbiosi, che si sposa male, tuonano i giovani leoni del Pd, con l’agognato rinnovamento. E siamo alla fine del viaggio per accorgerci che abbiamo fatto tutto questo giro per tornare al punto di partenza. Perché siamo alle solite, il Pd ormai non è più in grado di esprimere una leadership unitaria e riconosciuta. Ogni giorno aumentano il numero di mediazioni da compiere per trovare una soluzione condivisa. E , visto che “il difficile sembra fottutamente impossibile”, gli osservatori credono che la conclusione più ovvia alla quale si giungerà, perlomeno in una prima fase,è quella di lasciare il mondo com’è. Non potendo decidere, pena drammatiche rotture, ci si prepara a mettere in onda il programma preferito e più gettonato; quello del rinvio. Ma perché e soprattutto per quanto?

SOCCI: “QUESTA NON E’ UNA CRISI. L’ITALIA E’ BOTTINO DI GUERRA”

11 febbraio 2012

Quando Mario Monti diceva la verità e ci vedeva lungo: “Sui mercati è nato un vero e proprio conflitto”. E noi siamo la preda grossa. «Sembra che una coltre di oscurità sia scesa sul nostro tempo e non permetta di vedere con chiarezza la luce del giorno», scrive il Papa nel suo messaggio per la giornata mondiale della pace. Ma da dove viene questa tenebra che produce ansia e insicurezza? Cosa esattamente sta accadendo e perché? I saputelli di casa nostra indicano il nostro «debito pubblico», ma la risposta è sbagliata (e provinciale) perché era a questi livelli anche dieci anni fa. Del resto il Giappone ha un debito pubblico che è quasi il doppio del nostro e un’economia che va male eppure non è minacciato da speculazione e default. Noi abbiamo le nostre colpe, ma è assai più complesso scoprire perché d’improvviso tutto l’Occidente (anche Francia, Spagna o Germania e Stati Uniti) si trova sull’orlo dell’abisso. Il primo passo per capire e uscire fuori dalla foresta oscura è dare il giusto nome alla cose.

Diciamo allora la verità. Quella in cui ci troviamo non è una «crisi», ma una «guerra». Passa un’enorme differenza tra le due situazioni. Una «crisi» infatti è come un disastro naturale (terremoto o alluvione) o come la traversata di un deserto: ci fa sentire uniti da un compito comune e fa dire a delle persone in gamba che è addirittura «un’opportunità» (espressione che io però userei sempre con cautela o mai perché ci sono delle vittime). Ma una «guerra» invece non è «un’opportunità» per nessuna persona perbene (solo loschi potentati bramano guadagnarci, ma di certo nessun uomo che abbia una moralità). In una guerra ci sono nemici, interessi in conflitto e forti che assalgono deboli. In una guerra è vitale capire chi sta combattendo, per cosa e come.

E da che parte stiamo noi. A me pare che molte persone in gamba (penso al mondo cattolico) siano incorse nell’abbaglio di confondere una guerra con una crisi, scambiando lucciole per lanterne, o le cannonate delle artiglierie per i fulmini di un temporale o per i fuochi d’artificio della festa paesana. Ha colto bene la situazione invece il gruppo di Alleanza Cattolica di Massimo Introvigne che sulla rivista “Cristianità” ha proposto una riflessione molto interessante, partendo proprio dalla nozione di «guerra». È proprio perché non ci si è ancora resi conto che siamo in guerra – dice Cristianità – che molti, i quali condividono ideali comuni (per esempio cattolico-liberali o ispirati alla dottrina sociale della Chiesa) «rischiano di dividersi tra loro»: sui «sacrifici», il «governo dei tecnici», l’Europa e altro. Ed è anche per questo che in Italia i vecchi schieramenti politici si frantumano e tutto sta cambiando.

Capiamo allora di che tipo di guerra si tratta. «Cristianità» spiega: «Almeno dal 2008 è in corso una guerra mondiale più difficile da capire di altre, perché combattuta non su campi di battaglia militari – almeno non principalmente, perché non mancano episodi di questo genere, come la guerra in Libia – ma nelle borse, nelle banche e nel sistema finanziario internazionale. Che questa sia una modalità delle moderne guerre dette “asimmetriche”, a proposito delle quali la parola “guerra” è usata in senso proprio e non solo metaforico, è stato chiarito dagli stessi ideatori della nozione di “guerra asimmetrica”, i colonnelli dell’esercito della Repubblica Popolare Cinese Qiao Liang e Wang Xiangsui, che nel loro libro “Guerre senza limiti. L’arte della guerra asimmetrica tra terrorismo e globalizzazione”, talora presentato come “la Bibbia dei nuovi conflitti”, oltre all’esempio del terrorismo citano precisamente quello delle aggressioni attraverso tecniche di tipo finanziario». Anche Mario Monti concorda che il problema comincia nel 2008 con la grande esplosione dei «subprime» americani (costata 4.100 miliardi di dollari che hanno dissestato l’economia mondiale). In una conferenza tenuta alla Luiss nel febbraio scorso affermava che anche in quel caso il disastro «è stato per un problema di regole e soprattutto di “enforcement” delle regole» (cioè di attuazione, esecuzione delle regole) e – proseguiva Monti – «non tanto per carenze nei meccanismi di “enforcement” quanto per il motivo più brutto che può star dietro a questa mancanza». Monti indicava l’atteggiamento dell’autorità che doveva sorvegliare i mercati e «le sue genuflessioni di fronte al mondo del grande capitalismo americano in quegli anni… ma anche abbiamo visto l’asservimento di finalità sociali, come quella di dare l’alloggio in proprietà ad ogni americano.

Per cui si sono fatte cose turpi. Nessuno ha osato richiamare al rispetto di certe regole che pure esistevano». Anche Monti – a proposito di questa regolazione dei mercati – parla di «conflitto, non armato, ma conflitto». Resta da capire se, quanto e come tale regolazione «bellica» di forze finanziarie più potenti degli stati possa essere imposta da tecnocrazie spesso provenienti dallo stesso mondo finanziario e bancario e con procedure che sembrano annacquare sempre più democrazia e sovranità popolare. «Cristianità» scrive: «Dopo che la crisi del 2008, seguita dall’elezione di un presidente degli Stati Uniti particolarmente inadatto a governarla, ha dimostrato che per la prima volta dopo la fine della Seconda guerra mondiale l’egemonia statunitense può essere messa in discussione, si è scatenata una guerra asimmetrica di tutti contro tutti per cercare di sostituirla con “qualche cos’altro”, dove i principali contendenti sono la Cina, alcuni Paesi arabi – che si muovono anche secondo una logica di tipo religioso -, e il BRI, sigla riferita a Brasile-Russia-India, Paesi che si considerano le potenze economiche emergenti del futuro e formano il cosiddetto BRIC con la Cina, con cui però hanno interessi non coincidenti». Questa descrizione della situazione ha molti annessi: per esempio l’atteggiamento della Gran Bretagna risente del fatto che la sua prima «industria» è quella finanziaria e i capitali che hanno scelto Londra come loro «patria» sono anzitutto quelli del petrolio arabo. Bisogna tener presente infatti che i protagonisti in campo non sono solo degli interessi nazionali definiti perché vi sono ormai masse di capitali, senza patria e più potenti degli stati, che si muovono su loro logiche di profitto (o anche ideologiche o religiose). Inoltre ci sono errori degli Stati Uniti e dell’Europa che hanno contribuito grandemente a dar fuoco alle polveri e a rendere l’Europa il vaso di coccio o meglio la preda.

Primo: gli Usa hanno «dopato» la loro economia non solo con le «bolle» speculative, ma anche consentendo alla finanza quell’errata globalizzazione che ha trasformato l’Asia e soprattutto la Cina in produttore a basso costo. Per questo hanno consentito quell’ingresso di schianto e senza condizioni della Cina nel Wto che ha messo in ginocchio le nostre produzioni e ha trasformato la Cina oggi nel «padrone» degli Usa (visto che ne detiene una parte significativa del debito pubblico).

Secondo: In Europa, col crollo del comunismo e la riunificazione della Germania, è riesploso lo scontro fra interessi nazionali, si è accantonata la cultura cattolica europeista di Adenauer, Schuman e De Gasperi e si è dato il potere a una tecnocrazia che ha inventato un’altra Europa, quella della moneta unica, senza una banca centrale come referente finale e senza un governo politico federale. Così esponendo l’euro e l’Europa – inermi – agli assalti.

In questo scenario «bellico» l’Italia è un vaso di coccio che ha perfino osato andare per conto suo alla ricerca del petrolio libico e del metano russo.

Perciò hanno usato il suo storico debito pubblico (e certi errori della sua classe politica) per punirla e metterla a guinzaglio essendo peraltro una preda appetitosa per i tesori che possiede (dal grande risparmio delle famiglie, alle aziende di stato, al patrimonio pubblico in generale) e che molti vogliono spolpare. La guerra continua e non è chiaro come si difende l’Italia e chi sta con chi.

Antonio Socci

 

 

La crisi della “sottile linea nera” dell’Umbria

6 febbraio 2012

di Darko Strelnikov

C’e ancora quella lunga “linea nera” che da Gualdo Tadino, raggiunge Orvieto, passando per Assisi, Bastia e Todi, taglia in due l’”Umbria Rossa”. Una linea che si è allargata a Torgiano, Bettona, Deruta, Nocera Umbra e Montefalco e che contiene alcune delle principali eccellenze economiche della nostra regione come la ceramica e il vino doc. Una linea nera che, per un periodo, ha tolto il sonno ai dirigenti più responsabili del centrosinistra, perché poteva rappresentare la base di partenza per il grande balzo della destra verso i grandi enti dell’Umbria. Si c’è ancora , ma non ha più il sapore e il valore di quando è stata conquistata. Man mano che la legislatura è andata avanti il nero si è andata lentamente, ma inesorabilmente sbiadendo, portandosi con se speranze, illusioni e propositi. E così l’enclave berlusconiana rischia di diventare un semplice ricordo dei “bei tempi che furono”. La destra nostrale sembra non avercela fatta. Anzi un suo esponente dice ad alta voce che ha già “avviato le procedure di fallimento”. Sarà perché il clima congressuale dentro il Pdl non aiuta, sarà perché la destra è stata complessivamente la prima “a non averci creduto”, sarà per altre cose, ma la situazione non è certo delle migliori. Infatti la maggior parte delle amministrazioni citate sopra sono in crisi o vivono seri problemi di governabilità. E’ facile quindi prevedere che , stando alla realtà dell’oggi, Gualdo, Bettona e Orvieto torneranno, con grande probabilità, nell’orbita del centrosinistra. E ancora; hanno buona chances di essere sloggiati i primi cittadini di Bastia Umbra e di Torgiano. E infine, si va complicando anche la situazione di Todi. Nonostante un candidato del Pd tutt’altro che irresistibile, Antonino Ruggiano comincia ad avere seri problemi in casa propria. Niente lista alternativa dei socialisti in appoggio, una destra estrema che scalpita e, soprattutto, il terzo polo che se ne va da solo, mentre nelle precedenti amministrative stava con lui. E visto che la Presidente Marini, per problemi interni al PD, sta impegnando tutto il suo peso e il suo prestigio per riprendersi il “suo comune”, le probabilità di una imprevista debacle stanno aumentando a dismisura. Oltre al riconfermato Ricci ad Assisi il centrodestra sembra avere vita facile solo a Deruta dove Verbena è un amministratore di lungo corso che, con un avversario come Damiani, un ripescato dalle foto di famiglia del Pci del tempo di Ostelio Quaglia, dovrebbe avere vita facile. Anzi; io dico, facilissima. Insomma sembra proprio che il centrosinistra abbia in mano la gomma in grado di cancellare “quell’umiliante riga che affetta la nostra storia” (così la definì un anziano comunista due anni fa). L’unica possibilità di cambiare questo quadro desolante è che rispunti il “lodo Stramaccioni”, quello secondo il quale in Umbria non vince la destra, ma perde la sinistra. Tradotto; ultima spes è che le possibili i direi immancabili divisioni del “nemico” passino dal livello “endemico” a quello “devastante”. Ma la sentenza sembra già scritta. L’opposizione (si fa per dire!) al sistema politico imperante da 60 anni in questa regione, ha mostrato una classe dirigente meno capace di quella dell’attuale centrosinistra. Era un’impresa non facile riuscirci, ma sembra che siano sulla buona strada. In una rincorsa verso il basso, la destra sta superando i suoi avversari. Le ragioni sono le solite. Continua a pesare il non aver saputo diventare gli eredi del sistema di potere dell’ex Dc, ora in mano agli ex Margheriti del Pd e all’Udc. Ed è naturale. La parte più consistente dei suoi dirigenti vieni infatti dalla destra e in particolare dal Movimento Sociale. Parte che è stata costantemente all’opposizione sia del Pci che della Dc e che non ha mai saputo, nè forse potuto, costruirsi saldi rapporti di governo con l’Umbria che conta. La seconda è l’assoluta mancanza di un progetto di opposizione e di alternanza. Salvo rare eccezioni i Consiglieri di minoranza del Pdl tendono al consociativismo. Spesso si occupano delle magagne del palazzo accanto, ma si guardano bene dall’esercitare un valido controllo sull’operato degli esecutivi di riferimento. Terzo; tutto questo ben di dio, capitato all’improvviso e inaspettatamente, non è stato sfruttato e organizzato a mò di sistema per creare un’area franca in grado di dimostrare che “l’Umbria nera” sa amministrare meglio di quella rossa. Quarto ed ultimo, la debolezza del gruppo dirigente, continua a condurre alla pratica del protezionismo politico. Si tende ad evitare la candidatura di persone che non fanno parte dell’attuale nomenclatura e che in caso di successo potrebbero avere l’idea di spazzare via gli attuali equilibri. Meglio non rischiare e accontentarsi del monopolio dell’opposizione. Eppure il centrosinistra non è stato mai debole come adesso, non è stato mai diviso come adesso, non ha avuto, per effetto del correntismo imperante, una classe dirigente debole come adesso. Questa analisi riconferma dunque che cambiare in Umbria rimane un esercizio ad alto tasso utopico. L’unica strada, ma molto stretta e difficile da prendere, è quella del “civico”. E di un civico particolare, legato alla scomposizione dell’attuale maggioranza. Non è un auspicio è un esame del passato nel quale diversi dei candidati “alternativi” del centrosinistra, che avevano questi requisiti, sono andati vicino all’impresa. Perché tutto si svolge in un solo campo. Le primarie o le consultazioni del PD sono ormai le pratiche politiche che, da noi,decidono le elezioni amministrative. Anche quelle vinte dalla destra. Una destra che si ostina a non mettersi in gioco con iscritti ed elettori, a non farlo per tempo e a non prepararsi qualche anno prima alla sfida elettorale. Chi arranca in salita dovrebbe presentare programma e candidato con grande anticipo e misurarsi per un lungo periodo con sindaci e presidenti. Ma finchè ci si rimette alla “clemenza della corte” (pardon dell’avversario), chi governa da 60 anni può continuare ad andare sul palcoscenico e recitare tutti i ruoli : quelli di maggioranza e quelli di opposizione. E si può permettere di perdere anche qualche pezzo per strada, tanto sa che prima o poi gli verrà restituito con gli interessi. Dice che gli amministratori di Passignano e di Nocera Umbra stanno già facendo gli scongiuri.

CASCIA E LA CRISI ECONOMICA: I GIOVANI NON CI STANNO A VIVERE COSI’

24 gennaio 2012

“Homo faber fortunae suae” disse Appio Claudio Cieco, oggi non possiamo dire lo stesso,nella nostra idilliaca Italia l’ uomo non è artefice del suo destino. L’Italia è un paese dominato da vecchi che hanno schiacciato i giovani che, con il susseguirsi degli anni hannoavuto  ipnotizzate le menti. I settantenni non lasciano il potere, il lavoro è blindato,  o si è raccomandati o si fa il mestieri dei genitori o non si fa nulla. Vorremmo fare gli americani trascurando che siamo “Made in Italy”, con la differenza che se ti laurei in America non finisci al fast food, qui i laureati o vanno via o lavorano nei call center. L’italiano non si è mai vendicato è sempre stato schiavo dello stato ammaestrato col campionato di calcio. Non sappiamo più cosa sia vero e cosa non lo sia, la cosa che spaventa di più  è l’ essere impotenti davanti ad una situazione ben radicata e fossilizzata.

L’unica cosa certa è che non possiamo cambiare le cose di fronte a tanta grandezza, ma di sicuro potremmo iniziare a fare qualcosa per la nostra piccola comunità, iniziando con il proporre idee per nuove opportunità  di posti di lavoro e  creare  punti di socializzazione,  di confronto di idee e svago. Vorremmo  riuscire a far risorgere la nostra piccola realtà dimenticata,  Cascia e il suo stupendo territorio, e possibilmente impedire ai giovani di fuggire da Cascia perchè non offre possibilità di scelta, non offre lavoro, non offre nuove scelte di vita adeguate alle nostre aspettative.

Vogliamo solo sentirci partecipi di una reatà che in fondo è anche la nostra.

Comitato  Civico Young

Manovre ed economia: da oggi “occupazione pacifica e blocco totale delle merci più importanti della Sicilia”

16 gennaio 2012

E’ cominciato ieri sera a mezzanotte il blocco totale della Sicilia. Un’occupazione pacifica di tutti i principali porti, raffinerie e snodi viari dell’Isola. Tutti i punti di snodo sono presidiati dai protagonisti dei movimenti che, da oggi fino a venerdì 20 gennaio, daranno vita a quella che è già stata ”battezzata’ le “Cinque giornate della Sicilia”. Una battaglia culturale e sociale portava avanti da imprenditori che operano in tutti i settori dell’economia isolana. Dai trasportatori agli agricoltori, dai commercianti ai piccoli industriali. Tutti uniti nella lotta per una Sicilia migliore. E, soprattutto, non vessata dal car-prezzi.

“La rivoluzione parte dalla Sicilia”, si legge nei manifesti “non una guerra tra poveri, ma una guerra insieme contro questa classe dirigente che ancora una volta vuole farci pagare il conto. Vogliamo scrivere una pagina di storia e la scriveremo. Siamo siciliani veri ed invendibili. Ora il gioco comincia a farsi duro”.
Non sono né di destra, né di sinistra. Minimo comune denominatore, la rabbia contro una classe politica nazionale vessatrice e la convinzione che la politica siciliana sia in mano agli ‘ascari’. Chi sono? A firmare la chiamata alle armi, il ‘Movimento dei Forconi’, un’associazioni di agricoltori, allevatori ed ora anche di autotrasportatori “stanchi del disinteresse quanto del maltrattamento da parte delle istituzioni”

fonte : linksicilia.it

nota di redazione: qualcuno sta sottovalutando questa situazione, il blocco delle merci dall’isola potrebbe creare problemi inimmaginabili per l’economia italiana, attenzione la Sicilia… è vicina

LA CRISI, SFIDA PER UN CAMBIAMENTO:CONVEGNO DI COMUNIONE E LIBERAZIONE

11 gennaio 2012

Giovedì 12 Gennaio presso la Sala dei Notari, alle ore 21, si terrà il dibattito sul tema “La crisi, sfida per un cambiamento”. L’iniziativa è della comunità umbra di Comunione e Liberazione e prende spunto dal documento nazionale diramato nello scorso mese di Ottobre dal movimento cattolico fondato da don Luigi Giussani, che si interroga sulle opportunità per la rinascita di una nuova civiltà, nascoste fra i grandi disagi sociali e personali annessi alla crisi globale in corso.

Al dibattito di Perugia interverranno Antonio Baldassarre, Presidente emerito della Corte Costituzionale, Carmine di Martino, docente di Filosofia teoretica presso l’Università degli Studi di Milano e la giornalista Gabriella Mecucci.

Manovra, prove tecniche di accattonaggio sulle pensioni?

29 novembre 2011

Dalla cortina di riservatezza che protegge l’operato del governo Monti filtra una prima cifra. Potrebbe valere 20 miliardi la manovra che l’esecutivo, appena dotato di viceministri e sottosegretari, si appresta a varare per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Secondo quanto si apprende da tecnici al lavoro in questi giorni sui conti, con l’ipotesi di un calo del Pil dello 0,5% servirebbe una correzione di 20 miliardi comprensiva di 4 miliardi della delega fiscale. Tra le misure che il governo sta studiando per la manovra economica potrebbe esserci il blocco totale del recupero dell’inflazione per le pensioni per il 2012. L’intervento, secondo quanto ha appreso l’Ansa da tecnici che stanno lavorando alla manovra, varrebbe 5-6 miliardi compreso il blocco della perequazione già previsto per le pensioni più alte. Altra indicazione che trapela: potrebbe aumentare la soglia minima dei 40 anni di contributi necessari ora per la pensione indipendentemente dall’età anagrafica. Secondo quanto si apprende tra le ipotesi allo studio del Governo c’è un innalzamento tra i 41 e i 43 anni di contributi per uscire dal lavoro a qualsiasi età.

Nota di redazione: Avviso ai pensionati al minimo, “per quest’anno dovete rinunciare al solito viaggetto in Kenia” , pazienza tutti devono dare il proprio contributo per salvare il paese. Certo doveva essere una cosa importante se c’era chi gridava … Fate Presto! Ma anche questa volta state sereni i vostri rappresentanti di categoria saranno sicuramente all’altezza delle sfide che vi attendono.

LA CRISI E L’ORDINE NUOVO DEL NUOVO REICH

10 novembre 2011

Mario Monti

di Ciuenlai

La logica direbbe di andare a votare. Ma votare per cosa? I Governi ormai non li decidiamo noi, ma il potere finanziario europeo dominato dalla Germania. Se fanno quello che gli si chiede bene se no li mandano a casa a suon di spread. Non ci credete? Guardate la Grecia. Il casino in Ellade l’aveva combinato la Destra che aveva truccato i bilanci. Si è votato, ha vinto la sinistra. Ma quando Papandreu , ha pensato, usando un pizzico di autonomia, di far decidere il popolo con un referendum, i signori di Bruxelles l’hanno destituito e hanno messo al suo posto uno della Bce. Adesso si ritorna al voto e vincerà quella destra che aveva combinato il guaio. Ah… la chiamano ancora democrazia, in onore di Platone, ma è un’altra roba che assomiglia ad una versione “moderna” della dittatura. E guardate da noi. Da 4 mesi, secondo le ultime ricostruzioni, avrebbero concordato con Napolitano, nella veste di notaio, di sostituire Berlusconi con il loro uomo Mario Monti. Ma non si limitano a designarlo lo mandano giù con il programma già scritto, perchè l’ordine europeo e soprattutto quello sociale non deve essere rotto. Avevano già solidamente messo su casa in tutto l’ex impero sovietico. In tutto l’est c’è e da tempo, un dominio assoluto dei tedeschi che in pratica hanno nelle mani le chiavi di quei paesi. Adesso vanno all’assalto del Mediterraneo. Hanno facilmente avuto ragione di noi e della Spagna, ma cominciano ad attaccare anche la Francia. Pochi sanno che lo spread francese è salito, in poco tempo, da 32 a quasi 200 punti. Ex salirà ancora, a voia se salirà. Mentre Il sogno del nuovo ordine mondiale del Reich millenario si sta incredibilmente materializzando noi, invece di ribellarci di avere qualche sussulto di orgoglio, ci rompiamo i coglioni con il Governo di unità nazionale, nominato da altri per farci il sedere a strisce (senza stelle).

Post Berlusconi, branca…branca…branca, leon leon leon, prima repubblica prossima ventura

9 novembre 2011

Stelio Bonsegna

di Francesco La Rosa

Dopo le  dimissioni di Berlusconi si aprirà la fase delle consultazioni per tentare un nuovo governo o si va alle lezioni? Lo chiediamo in una intervista esclusiva a Stelio Bonsegna condirettore e opinionista del blog http://www.italia-politica.it

Berlusconi si dimette, come cambierà lo scenario politico?

Visto l’enorme lontananza che c’é tra politica e il popolo italiano, sarebbe come indovinare un terno al Lotto. Spero solo che gli italiani realizzino quale è il principale problema che ha portato il Cav. a questo punto.

Secondo te quale è?

Il Cav. in questa legislatura ha subito continui attacchi, sia dall’interno del suo partito, che dall’opposizione, con la connivenza di una parte politicizzata della Magistratura e di  una certa allegra finanza internazionale.

Cosa hanno in comune queste Lobby?

Rendere la nostra Italia, supina e non fargli alzare la testa, come fece Mattei con la sua AGIP (allora statale). Silvio si era sganciato troppo dai ricattatori internazionali, per rendere autonoma e garantita la fornitura di varie forme di energia all’Italia. Oltre a ciò, si è trovato di fronte ad un problema sociale molto evidente ed ingombrante, quello sindacale (unico caso al mondo), dove non si può fare nessuna legge se i sindacati non vogliono. Tutto ciò sta a dimostrare  quanto asserito dal Berlusconi circa l’impossibilità di Governare questa Italia. Inoltre, con una nostra costituzione vetusta ed inadeguata ai tempi, impossibile avere Governi duraturi.

Silvio BerlusconiQuindi secondo te è finito lo spirito del ’94 che tante speranze aveva dato agli italiani? e si ritorna alla prima repubblica?

Si, esatto, dai sepolcri riaperti vengono fuori figure di vecchi democristiani e vecchi comunisti trombati a pretendere il loro posto sulle vecchie cadreghe abbandonate.

In questi anni  abbiamo cambiato tutto per non cambiare nulla…ma  stanotte a palazzo grazioli nella rinunione dello stato maggiore Pdl sono venute fuori due ipotesi, elezioni anticipate o governo allargato con Berlusconi premier, che farà Napolitano?

Non credo ad un Governo d’inciucio con il Pd, in presenza di Berlusconi. Impossibile. C’è una differenza politica come tra la notte ed il giorno. Piuttosto convengo e penso condivideranno tutti gli italiani, a risolvere la questione, una volta per tutte, quindi elezioni. Ma metterei sul piatto un patto, che chi vince, possa governare senza sgambetti al di fuori delle regole morali e civili di questo mondo. Ma non credo avverrà. L’Italia fa molto comodo ad una certa lobby internazionale, che poi è quella che per mezzo dei suoi aguzzini sta affondando il Cavaliere.

Puoi essere più preciso su questa lobby?

Esistono responsabili italiani ed europei di questo “colpo di Stato finanziario di proporzioni storiche”. (una definizione del tutto logica offerta dell’economista americano Michael Hudson).
L’Italia è stata condannata ad un’aggressione senza precedenti da parte dei mercati dall’operato dei governi di centrosinistra che l’hanno preceduta, poiché essi hanno portato il nostro Paese nella catastrofica Eurozona. Le famiglie italiane e il governo non devono pagare per colpe non loro. Per passare allo specifico, Prodi ci svendette all’Europa, con un cambio da ghigliottina: 1936.27 . Praticamente il costo della vita andò oltre il raddoppio, senza che nessuno controllasse il flusso e moderare le speculazioni. Mi viene a mente quella crociera sul Britannia prima del famoso “governo tecnico” del 1992. Quando il Britannia era ancorato a Civitavecchia.
Ospiti Draghi, Ciampi, Beniamino Andreatta, Mario Baldassarri, i vertici di Iri, Eni, Ina, Comit, delle grandi partecipate che di lì a poco sarebbero state “svendute”. Questa è l’Italia che vuole la Sinistra cosiddetta Democratica ed i suoi accoliti, Fini Casini, Cirino Pomicino, etc. etc

Quindi stai affermando  che “i vecchi trombati” responsabili del disastro finanziario torneranno sullo scranno, mi sa allora che non ci aspettano tempi belli…

Esatto, se fino ad ora, direttamente il Cav. le mani nelle tasche non ce le ha messe (es. Patrimoniale che toccherebbe il 90% degli italiani) ci penseranno queste mummie a mettercele, se dovessero guadagnare il Governo.

Ieri sera la sinistra cantava vittoria, solo Di Pietro era preoccupato, perchè comunque gli impegni con l’Europa andranno rispettati lo stesso, ma la prima ovviamente non vuole elezioni per condividere la responsabilità delle nuove tasse, e il secondo si, chi ha ragione?

Credo che nonostante l’improbabile intelligenza politica, Di Pietro abbia pienamente ragione ad andare ad elezioni. Visto che le sinistre, fino ad ora, hanno sempre azzoppato le scelte del Cav. che ci avrebbero messo al riparo molto tempo fa e questo lo hanno fatto, grazie ai voltagabbana acquisiti con altrettanto improbabili promesse. Ogni gruppo si prenda le proprie responsabilità, da soli e senza condivisione. L’inciucio di Democristiana memoria è finito.

Torniamo a Berlusconi… pensi che il Pdl senza di lui come partito possa implodere? Dai sondaggi i numeri direbbero di no.

Credo che il PDL abbia ormai abbastanza carica popolare da resistere a qualsiasi implosione, un segnale forte e da non sottovalutare arriva dal milione di nuovi iscritti al partito, quindi la base elettorale reggerà sicuramente.

Alfano sarà sicuramente chiamato ad un grande sforzo organizzativo per ridare impulso al Pdl, riuscirà a tenere la barra dritta? Gli riconosci la forza politica e le qualità?

La politica da troppo tempo ha considerato il popolo come merce da poter muovere a suo piacimento . Questo è sbagliato, grazie alla maturazione culturale e politica del popolo stesso, il quale non crede più a TV e Giornali. Le conclusioni le trae da se il popolo, non più pecoreccio, ma maturo (in massima parte). Alfano dovrà imporsi allo stile berlusconiano ed essere il suo prosecutore. può farcela.

Bersani Di Pietro e Vendola…si ritorna ai vecchi triumviri dell’antica roma? quella volta non è che è andata benissimo …

Mah! sai, chi vivrà, vedrà dove ci porterà quest’armata Brancaleone.

In  conclusione che ti aspetti nell’immediato?

Spero solo, che gli italiani facciano un esame di coscienza su quanto successo da 20 anni a questa parte. Un esame di coscienza che richiede un piccolo sforzo mentale e ricordare momenti poco felici di questa repubblica. Da li dovrebbero capire a chi affidare le sorti del nostro  paese ed il futuro della nostra Costituzione (che assolutamente andrebbe rifatta ex novo).

La crisi del commercio a Terni tra concorrenza straniera e balzelli

7 novembre 2011

di Matteo Bressan

Se al calo dei consumi, figlio dell’attuale crisi economica, sommiamo l’elevato canone di locazione dei locali, un centro storico blindato da una zona a traffico limitato e la spietata concorrenza cinese, possiamo leggere più facilmente i dati diffusi da Confcommercio Terni che censiscono ben 200 negozi sfitti. A questi numeri e a queste criticità che gravano sui commercianti ternani si è aggiunta nelle ultime settimane la tassa sulla pubblicità, un vero e proprio balzello usato dal Comune per fare cassa sulla pelle dei negozianti, secondo quanto affermato dalle opposizioni PDL, UDC e lista Baldassare. Ben 500 commercianti ternani hanno infatti ricevuto multe a seguito del censimento sulle insegne e sui cartelli pubblicitari portato a termine dall’Ica (la concessionaria per la pubblicità del Comune). Gli episodi contestati sono di incerta interpretazione e in molti casi i commercianti sono stati multati per cartelli e adesivi  come nel caso di una pescheria che esponeva un cartello con sopra scritto “filetto di tonno”, oppure il titolare dell’albergo Michelangelo, multato per avere apposto degli adesivi che segnalavano la presenza di porte a vetro. Il vice presidente di Confcommercio Marco Benucci polemizzando in tono ironico sulle tasse pubblicitarie, una materia notoriamente capziosa, si è così espresso: “ di questo passo si arriverà a tassare anche i cartelli di divieto di fumo o i listini prezzi”. Nei prossimi giorni Confcommercio riunirà i soci per elaborare un piano di rilancio da presentare al Comune, ma nel frattempo non si escludono proteste eclatanti da parte dei commercianti.

Terni, ennesima crisi in consiglio comunale

31 ottobre 2011

L’ennesima crisi a Palazzo Spada, certifica l’impossibilità e l’incapacità di questa “sconquassata” maggioranza politica di amministrare la nostra città. Per il bene della città, con vero senso di responsabilità, si prenda coscienza dell’impossibilità di andare avanti così. L’Italia dei Valori apre finalmente gli occhi e arriva a denunciare il sistema di gestione di potere del Partito Democratico, impegnato da sempre a sostenere apparati e gruppi di potere a discapito dei reali bisogni della città. Un Partito Democratico che non guarda in faccia a nessuno quando si tratta di favorire anche spudoratamente i propri “amici” e i loro interessi. La vicenda che apre la nuova crisi nasce proprio dall’atto amministrativo che vorrebbe favorire ancora una volta gli attuali gestori del Caos. Apprezziamo che si stia allargando sempre di più il fronte di chi denuncia apertamente, nel rispetto del proprio elettorato e mandato, lo strapotere e l’arroganza amministrativa di un Partito Democratico che si sente padrone della città e che per questo annienta le legittime richieste altrui, favorendo esclusivamente gli interessi particolari di amichevoli gruppi. Esiste in questa città un Partito Democratico che isola gli altri partiti della maggioranza e i rispettivi membri di Giunta e che svuotando quegli assessorati, vuol gestire tutto da “padre padrone”. E’ una nuova crisi politica dopo quella della scorsa primavera che portò allora alle dimissioni del Sindaco, poi ritirate a fronte di una promessa svolta, che ancora la città attende. Allora fu il gruppo degli ex margherita ad alzare giustamente la voce, poi si è aggiunta la Federazione della Sinistra e oggi è la volta dell’Italia dei Valori. Tutti denunciano quanto l’interesse della comunità venga di fatto accantonato dalla gestione lobbistica e particolare del solo Partito Democratico. Ora la città si aspetta atteggiamenti coraggiosi,responsabili e lungimiranti, si blocchi questa esperienza di governo cittadino e si fermi così un Partito Democratico spudoratamente padrone della città; perché la città non si merita di assistere alle ennesime promesse di cambiamento e di svolta che puntualmente arriveranno, tanto meno possibili rimpasti di Giunta che potrebbero accontentare qualcuno ma che non servono alla città. Non si accettino nuovi “strapuntini”, non ci si faccia abbindolare, ma coscientemente e seriamente si fermi questa deleteria esperienza amministrativa.

Michele Rossi – Coordinatore Comunale PDL TERNI

PERUGIA – IL THE END DI “CALCE E CARRELLO”

12 ottobre 2011

UN’ATRA IDEA DI CITTA’ E’ POSSIBILE?

di Ciuenlai

Chiude una grande catena di elettrodomestici ed elettronica di via Settevalli. Non è la prima in quella zona zeppa di super ed ipermercati. Altri tre magazzini di altre tre grandi catene avevano abbassato le saracinesche, sempre in quel quartiere. La cosa fa il paio con la vicenda dei palazzoni sequestrati a Ponte San Giovanni. Edilizia e commercio non possono mai rappresentare il principale volano di sviluppo di un territorio. Perché, soprattutto al tempo della crisi e del ridimensionamento del pubblico impiego, rischiano di lasciarlo in mutande. E’ una semplice considerazione che chiama in ballo la politica “Calce e carrello”, seguita dal Comune di Perugia negli ultimi 15 anni. Chiama in ballo l’assessorato all’urbanistica che annuncia la costruzione di due nuovi quartieri e progetti edilizi e commerciali che, per il loro volume, farebbero storcere la bocca perfino al Consiglio Comunale di New York. Le conseguenze sono quelle che vediamo tutti i giorni : chiusure di attività commerciali e una marea di invenduto nell’edilizia. Cose che, notoriamente, favoriscono speculazione e riciclaggio. Fenomeni, di fronte ai quali, poi sorprendersi è come versare lacrime di coccodrillo. E allora; non è forse venuto il momento di fermarsi e ripensare Perugia? Non è forse venuto il momento di costruire un progetto alternativo di città, fondato sull’innovazione, la riscoperta dell’artigianato e il recupero edilizio, chiamando tutte le forze sane del capoluogo, a partire dalle Fondazioni bancarie, a parteciparvi? Una cosa è sicura; se si vuole fermare il degrado bisogna cambiare musica e alla svelta.

Umbria: Crisi idrica che in estate si rinnova, i consiglieri Pdl interrogano il presidente della Provincia sulla diga di Montedoglio

14 luglio 2011

Ormai è situazione ordinaria lo stato di sofferenza del  territorio umbro per la carenza di risorse idriche durante il periodo estivo, con evidenti ripercussioni  sulle produzioni agricole e sul comparto zootecnico. Il riproporsi del problema anche quest’anno ha fatto emergere carenze dal punto di vista strutturale e che, pertanto, non è più possibile procedere con provvedimenti tampone quali le ordinanze di blocco degli attingimenti (come quella del fiume Nestore) idonee a fronteggiare il momento dell’emergenza ma incapaci di offrire una soluzione effettiva; occorre predisporre un piano di programmazione di interventi ad ampio respiro e a lunga scadenza da concordare con le associazioni di categoria.  Un dibattito che vada dalle scelte colturali,  al recupero, ad esempio, delle acque chiare dalla rete fognaria, al fine di poter intervenire in maniera strutturale sulla questione. La situazione attuale incide sulla produttività e sull’economia dei territori e, se non è affrontata tempestivamente, rischia di compromettere definitivamente il settore dell’agricoltura locale.

Piero Sorcini e Luigi Andreani, consiglieri PDL

FINE DELL’URSS INIZIO DELLA CRISI (DELLA SINISTRA, DELL’ECONOMIA E DI ALTRE COSE)

11 luglio 2011

di Ciuenlai

Questa terribile crisi, della quale, purtroppo, Ahi noi, non abbiano ancora visto e conosciuto i principali effetti negativi, mi spinge ad alcune riflessioni che sono scomode da dire.

1) il disastro attuale ha un primo responsabile : la fine dell’Urss. Potete anche riderci su, ma prima lasciatemi spiegare il perchè. La mancanza del “socialismo reale” non riguarda la struttura di quei pessimi regimi, ma una cosa diversa che si chiama bilanciamento . La presenza di un’alternativa, anche solo sul piano propagandistico, di un universo in grado di competere militarmente e di proporre un mondo diverso e venduto come migliore (sempre sulla carta) per i lavoratori, ha costretto il capitalismo a mitigare i suoi perversi effetti.
Non è un caso che lo sviluppo maggiore del welfare e l’innalzamento costante del livello di vita delle masse popolari europee, sia avvenuto nel periodo (si fa per dire) di maggiore splendore del sistema sovietico. Le classi dirigenti occidentali, oltre che sviluppare il mercato, dovevano dimostrare alla moltitudine dei lavoratori che con loro si stava meglio che oltrecortina e battere sulla realtà dei fatti la propaganda comunista. Missione compiuta e compiuta facilmente per l’incapacità di quelle società di riformarsi e trasformarsi.
Con il declino dell’Urss è iniziato, negli anni 80, il liberismo. Reagan e la Thatcher sono stati però solo l’aperitivo. Con la caduta del muro di Berlino sono venuti giù anche tutti i tabù e il capitalismo ha mostrato il suo vero volto, quello. Con cui dobbiamo e dovremo fare i conti tutti i giorni E’ allora che si infatti è sviluppato il capitale finanziario, quella montagna di carta che ha moltiplicato il debito e che adesso ci sta facendo pagare (indovina) chi l’ha creata, (gente che sta ricominciando indisturbata a fare bond, derivati e quanto fa speculazione, tanto se va male c’è chi copre). E’ da allora che le politiche dei governi occidentali sono state incentrate unicamente a distruggere lo stato sociale e le tutele sul lavoro, propagandando una specie di bengodi che ha prodotto unicamente l’aumento del divario tra ricchi e poveri. Tutte le contraddizioni, tutti i problemi sono stati scaricati sulle classi medie e meno abbienti agitando la clava della paura e dell’insicurezza (accontentati di quello che hai se no c’è il negro, l’immigrato, lo zingaro che ti porta via tutto perchè è un delinquente, è prepotente, lavora a quattro soldi ecc,).

2) Il secondo responsabile si chiama sinistra : Dal crollo del muro nessuno ha cercato di rimodellare una proposta per un mondo diverso da quello del liberismo, per una società più proiettata al bene comune, ai consumi collettivi, che all’abbaglio del facile guadagno e del consumo senza fine. Invece che trovare una risposta seria ci si è divisi in due fazioni : i conservatori del mito di un errore chiamato stalinismo e gli opportunisti che hanno scelto l’integrazione completa e si sono arresi ad un sistema che ha fatto delle disuguaglianze e del potere oligarchico i suoi marchi di fabbrica. E i risultati sono questi. Adesso, pazientemente, dovremo pensare a tappare questi buchi della storia. E’ il solito compito che essa ci consegna. Certo svolgerlo con D’Alema e soci assomiglia più a una barzelletta che ad una cosa seria.

 

Stato di Crisi, Siamo orgogliosi di essere italiani?

5 maggio 2011

Stefano Sallusti

Editoriale di Riccardo Sallusti

Le  ultime stime dicono che il debito pubblico italiano ha raggiunto quota 1.875 miliardi di euro.  Un dato emblematico, stupefacente, che da solo la dice lunga sulla gestione del denaro pubblico da parte dell’intera classe dirigente del nostro paese.  I numeri spesso possono da soli sintetizzare l’andamento di un paese, la sua evoluzione, il suo stato di salute. I dati sull’occupazione, sulla disoccupazione, il reddito pro capite ecc… Ci sono poi altri “termometri” : la qualità della vita, la cultura, il modo di lavorare, e via discorrendo.  Torna alla memoria il discorso di Robert kennedy sul Pil negli Stati Uniti:  “Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.  Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.  Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle.  Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini.  Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.  Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. 

John Kennedy

Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.  Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.  Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.  Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.”

Discorso lungimirante, appassionato che meglio esprime l’anima di un paese.  Oggi possiamo porci questa domanda: Siamo orgogliosi di essere italiani?  Al di là del Pil e dei numeri, delle eccellenze e delle mediocrità?  L’autocritica sembra non essere una delle migliori qualità della popolazione italiana.  Se oggi ponessimo questa domanda ai giovani italiani ne uscirebbe uno scenario complesso farcito da un pessimismo in parte giustificato.  Il quadro politico italiano è ancorato sulla parete dello scontro perenne, dei litigi, delle chiacchiere.  Scontro privato, scontro tra partiti sempre più in fermento.  La politica italiana è una questione privata, il nome partito etimologicamente significa “parte”.  Aggregato di persone con idee, intenti e gusti comuni, diversi però dall’universale ovvero dall’interesse “collettivo”.
Il partito delibera, elegge un proprio segretario, ha dei propri regolamenti ed ha come obiettivo il perseguimento di determinati obiettivi. Il principale dei fini è il consenso attraverso il quale si possono posizionare le “teste di legno” nei gangli della società.  Il “pubblico” diventa terreno di immensi interessi di una parte e dell’altra.  I partiti italiani oggi come ieri sono organizzazioni atte a rappresentare interessi privati dei propri membri e dei cosiddetti poteri forti. Le teste di legno sono sedute in parlamento, dopo essere state elette, a difendere i propri interessi, le proprie guarentigie.  L’Italia è uno dei pochi paesi in cui la politica è un mestiere. Per un politico italiano e pressoché impossibile farne a meno.  L’idea di un lavoro diverso dal fare il politico è uno spauracchio da evitare, il mero obiettivo è resistere il più a lungo possibile all’interno della cabina di comando.  Il parlamento, un consiglio regionale, provinciale o comunale diventano sinonimo di vitalizio, prospettiva a lungo termine.  Per questo i talk show e le televisioni  diventano tribune, piazze virtuali dove guarda caso si parla esclusivamente di “politica”.
La Tv come la politica non fanno altro che parlare di se stesse.  L’autoreferenzialità è il primo tassello per cementificare il potere politico.  La retorica politica quotidiana inonda tv, radio e giornali.  Dai canali pubblici a quelli privati è un crogiuolo di personaggi noti e meno noti della politica.  Ci sono esperti, politologi, ministri, segretari e sottosegretari, che ogni giorno si fronteggiano all’ interno di milioni di apparecchi televisivi.  Spesso lo scambio di battute è talmente acceso e brutale che il rumore di fondo incomprensibile ai più diventa il vero protagonista della scena.  Il conduttore diviene semplicemente un arbitro di boxe pronto a dividere i contendenti dallo scontro.  Ci si accorge ben presto di assistere ad uno spettacolo che ha ben poco a che fare con tematiche d’interesse “pubblico”.  Lo scontro diviene l’unico modo per riempire una giara altrimenti vuota.  Cosa suscita tutto ciò nell’opinione pubblica italiana?
Certamente è difficile non cadere nella retorica, ma di sicuro la repulsione e il disgusto nei confronti della politica è il sentimento più diffuso tra la gente.  La stanchezza nel seguire le vicende politiche private nasce dal fatto che i problemi della vita quotidiana sono ben diversi dai problemi di cui si occupano i nostri politici.  Tra la retorica del popolo e  quella della politica  predomina quella politica.  La politica senza retorica sarebbe un cadavere vivente.
Provate a pensare una sinistra italiana senza Berlusconi o un Berlusconi senza comunisti…
Di cosa si potrebbe discutere?  Un Marco Travaglio, un Santoro, un Emilio Fede senza  Berlusconi cosa mai avrebbero potuto fare nella vita?  Pensiamo ai giornali senza la politica, sarebbero dei necrologi quotidiani, dei cimeli funebri con qualche annuncio osé nelle ultime pagine.  Pensiamo ad un Bruno Vespa costretto solo a fare plastici di villette maledette dove l’assassino non ha un nome.  La politica è alla canna del gas pur di tenersi in vita ucciderebbe la madre.  Siamo agli sgoccioli, il sipario si sta per chiudere, la crisi vera e presunta del mondo occidentale è al culmine. La politica degli annunci, il marketing politico non sono più sufficienti a tener in vita questo tipo di politica.  L’antiberlusconismo sinistroide, l’anticomunismo berlusconiano sono ingredienti scaduti per la ricetta Italia.  Mi piacerebbe pensare e credere in un Italia diversa dove la politica non sia la soluzione a tutti i problemi universali di ogni singolo individuo.  La politica deve essere decisione, azione atta per esempio a far costruire strade, treni decorosi per chi lavora. La politica presa nel suo ego totalizzante “dimentica” la retorica della gente: Il lavoro, le strade, la ricerca, la sicurezza ecc …  Il ballo dei potenti prosegue incurante degli altri “ospiti”.  Un ballo che ormai non piace più.  Il rischio di far cadere ogni responsabilità sulla politica è forte.  Un errore grossolano certamente poiché la politica è lo specchio del popolo.  Provare disgusto per i politici è come specchiarsi e dire che noi come comunità siamo belli ed impeccabili.  Un narcisismo fuorviante che ha permesso a questa politica di dilagare.  Quando un giovane cerca lavoro, viene assunto torna a casa scontento e demoralizzato e dice ai genitori:” mi hanno assunto, ma non ho le ferie pagate, non ho tredicesima, quattordicesima, mi faranno un contratto a progetto per un anno”, i genitori si scaglieranno contro il sistema, contro il politico, dimenticando però che magari anche loro nella loro piccola attività hanno assunto un altro giovane con la stessa modalità.
Nessuno tocchi Caino, il proprio Caino, guai a ledere i propri cari, i propri interessi. Lo facciamo tutti ogni giorno scaricando sugli altri le colpe.  Lo fa la politica, lo fa la gente comune che ha il diritto di voto.  Possiamo dire tutto su di noi ma non se possiamo essere orgogliosi l’uno dell’ altro…

Assisi, Cianetti: I supermercati mettono in crisi le piccole aziende commerciali

4 maggio 2011

Questo (nella foto allegata) è l’ultimo eco-mostro costruito nel nostro territorio comunale, fra Santa Maria degli Angeli e Tordandrea. Un grande supermercato – l’ottavo costruito nel nostro comune in 10 anni – che annulla la visuale di Assisi e della basilica di Santa Maria degli Angeli. E’ l’ennesima violenza al nostro territorio che, durante la gestione Bartolini-Ricci, ha subito una cementificazione pari a quella dei 40 anni precedenti. E’ evidente che l’apertura di un altro supermercato metterà in ulteriore difficoltà le piccole imprese commerciali del territorio. Negli ultimi mesi molti negozi hanno dovuto abbassare la saracinesca per sempre e altri sono con l’acqua alla gola. Da questa politica traggono vantaggio i soliti costruttori “amici” e la grande distribuzione commerciale. Mentre ne subiscono le conseguenze aziende a conduzione familiari presenti nei paesi del comune di Assisi da decenni.

Carlo Cianetti

Ugl: Crisi e disoccupazione, il sindacato faccia autocritica e si ponga su un fronte “unitario”

4 febbraio 2011

“La situazione attuale di crisi economica e politica, che oggi attraversa ogni settore, ogni territorio, anche quello umbro, è purtroppo sotto gli occhi di tutti – sottolinea il segretario regionale confederale dell’Ugl dell’Umbria, Enzo Gaudiosi – Ma nonostante queste gravi difficoltà, nonostante l’incertezza e la precarietà diffusa in tutti i ceti sociali e specialmente tra i più giovani, chi ha la responsabilità di tutelare e di difendere i lavoratori si ostina a mantenere di fatto una divisione sindacale a fronte di appelli verbali all’unità”.

Aumentano i giovani senza lavoro. Il tasso di disoccupazione che comprende coloro che hanno un’età tra i 15-24 anni è salito a dicembre al 29% dal 28,9% di novembre, segnando così un nuovo record. Si tratta del livello più alto dal gennaio del 2004. Lo ha comunicato due giorni fa l’Istat in base a dati destagionalizzati e a stime provvisorie.

La cosa che mi indigna di più – dice Gaudiosi – é l’ideologizzazione e la politicizzazione del problema lavoro da parte della classe sindacale umbra che rivendica sempre tavoli unitari presso le Istituzioni pubbliche locali e poi all’interno della maggior parte delle aziende si divide in un permanente antagonismo e in una immotivata contrapposizione.

Come si fa a proseguire con questo atteggiamento di fronte ad un aggravamento della crisi sul versante dell’occupazione nella nostra regione, mostrato dalla crescita continua della cassa integrazione? si domanda Gaudiosi.

Se la prassi sindacale non cambierà, come pensiamo di contribuire ad arginare la costante perdita di reddito dei lavoratori e delle loro famiglie? I dati sono preoccupanti. Dal rapporto Istat sul reddito disponibile delle famiglie nelle regioni italiane nel periodo 2006-2009 risulta che nel 2009 c’è stato un calo del 2,7% del reddito disponibile, che ha segnato così la prima flessione dal 1995. Un calo che non è distribuito in maniera omogenea sul territorio nazionale e che merita un’analisi a parte per la sua rilevanza.

In Umbria la crisi c’è e si rischia di dover passare ancora 3-4 anni prima di uscire da questo terribile tunnel. Ci sono precise responsabilità che chiamano in causa i nostri amministratori, i partiti politici, i dirigenti aziendali ma anche i sindacati. I sindacati fino ad oggi hanno preferito difendere le loro posizioni ideologiche piuttosto che concentrarsi sui precari, sugli atipici, su chi il lavoro rischia di perderlo o non ce l’ha più.

Basti pensare alla Merloni, dove ancora non si vedono spiragli o vie d’uscita nell’immediato e i prossimi incontri rinviano al 24 febbraio. I sindacati devono fare autocritica e l’Ugl dell’Umbria ha la forza per misurarsi con questa dura e scomoda verità. La flessibilità è diventata precarietà e la precarietà si è trasformata in perdita della speranza per molti lavoratori che oggi sono privati di prospettive occupazionali, condannati a guadagnare poco e domani condannati a pensioni da fame.

L’auspicio allora e l’appello che lancio è che in occasione del primo tavolo  convocato dalla Regione sul D.A.P., per l’anno 2011-2013 che si terrà il 7 febbraio, si cambi decisamente passo e che i primi a farlo siano soprattutto i sindacati umbri”.

 

LO SVILUPPO INDUSTRIALE DELL’ UMBRIA: crisi attuale e prospettive future

30 novembre 2010

Obiettivo: Analizzare lo stato di salute della regione Umbria ed il suo posizionamento attuale e discutere sui possibili scenari futuri

MARTEDì 14 DICEMBRE 2010 ORE 17.30

BEST WESTERN HOTEL QUATTROTORRI Via Corcianese, 260 – Perugia

Tel. 075.517.17.22

Saluti: Adolfo Caldarelli – Presidente CIDA Umbria, Simone Battistacci – Presidente Federmanager Perugia

Relazione introduttiva: “La congiuntura economica dell’ Umbria” Lucio Caporizzi – Direttore Regionale alla Programmazione

Tavola Rotonda: Giorgio Ambrogioni – Presidente Nazionale Federmanager, Lucio Caporizzi, Direttore Regionale alla Programmazione, Gianfranco Chiacchieroni Presidente II^ Commissione Consiliare Regione Umbria, Alberto Mossone Consulente aziendale e autore del libro, “Il mondo è cambiato, cambiamo l’ Umbria”, Maria Rosi Vice Presidente II^ Commissione Consiliare Regione Umbria, Sergio Sacchi Docente di Politica Economica – Università di Perugia, Ulderico Sbarra Segretario CISL regionale, Luca Tacconi Imprenditore – Membro del Consiglio Direttivo di Confindustria Perugia Delegato per il Credito.

Moderatore: Federico Fioravanti – giornalista

Conclusioni: Giorgio Corradini – Presidente Nazionale CIDA

 

 

 

 

CHIUSURA “MARINELLI”: “SEGNALE ALLARMANTE PER L’INTERA ECONOMIA REGIONALE

16 novembre 2010

“La cessazione di attività della Marinelli spa è un segnale d’allarme per l’intera economia

Andrea Smacchi

regionale. Dopo la chiusura della Seas e della Tinarelli, un’altra azienda storica delle costruzioni in Umbria viene travolta da una crisi di settore senza precedenti: è necessario intervenire in maniera tempestiva e concreta per creare le condizioni per un rilancio del comparto edile”. Andrea Smacchi, consigliere regionale del Partito democratico e presidente della Commissione riforme statutarie, commenta con preoccupazione la notizia della messa in liquidazione volontaria della Marinelli spa e cita i dati sulla drastica flessione di iscritti alle casse edili di Perugia e Terni. “Con 4mila addetti in meno rispetto all’anno passato e l’interessamento diretto di altri 6mila occupati tra lavoratori autonomi ed indotto – spiega Smacchi – la crisi del settore edile umbro tocca in questo momento il suo apice. Pochi appalti e tutti incentrati sulla logica del massimo ribasso non creano le condizioni per un rilancio ed aprono anzi una battaglia al contenimento dei ricavi tra le aziende, portandole allo sfinimento. Com’è accaduto in questi giorni alla Marinelli spa – sottolinea Smacchi – un marchio prestigioso delle costruzioni in Umbria, che ha svolto negli anni un ruolo di traino per l’intero settore partecipando alla realizzazione di alcune tra le più importanti strutture del territorio, non ultima la costruzione del nuovo presidio ospedaliero di Branca”. “Una situazione – prosegue il consigliere regionale – che non induce certo all’ottimismo, ma che impone alle istituzioni risposte celeri. Dopo la prima convocazione del tavolo delle costruzioni – conclude Smacchi – è venuto ora il momento di mettere rapidamente mano a provvedimenti concreti con la massima urgenza: non possiamo correre il rischio di perdere altri pezzi fondamentali del nostro tessuto economico e sociale”

INCONTRO CRISI MERLONI, NOCERA UMBRA. PRESENTE CRISTIANA MARIANI

16 novembre 2010

La presidente Cristiana Mariani ha partecipato stamattina al sit-in degli operai Merloni,

Cristiana Mariani

sostenendo  che la grave situazione deve essere risolta prima possibile perché coinvolge tutto il territorio. La presenza del presidente di Confesercenti Territoriale di Foligno era unica tra le associazioni di categoria. Cristiana Mariani, all’incontro con gli operai, ha dichiarato che auspica una risoluzione veloce della tragica situazione che gli operai stanno vivendo anche in vista del Natale ed è vicina ai problemi causati dall’attuale crisi Merloni. La presidente di Confesercenti Foligno sostiene che tale grave crisi deve esser risolta al più presto perché  non coinvolge solo Nocera Umbra e Gaifana, ma tutto il territorio limitrofo