Posts Tagged ‘croce’

Corciano, al via la seconda edizione di aCRImercato

20 giugno 2017

cri1Evento ideato e realizzato dalla Croce Rossa Italiana Comitato di Corciano.

Il 24 e 25 giugno 2017 presso il Castello di Pieve del Vescovo

L’aCRImercato nasce dall’idea di far crescere la conoscenza degli alimenti primari della nostra alimentazione con l’obiettivo principale quello di far maturare una scelta consapevole nell’acquisto dei prodotti che usiamo quotidianamente nella nostra dieta e che siano al contempo di alta qualità gusto per il benessere psicofisico. (more…)

CITTA’ DI CASTELLO: GIORNATA PER LA PREVENZIONE CON QUELLI DELA’ DEL PONTE

2 aprile 2015

croce rossaPrimavera con la Giornata della prevenzione. L’associazione dei quartieri “Quelli delà del ponte” di Città di Castello in collaborazione con l’Associazione Gli amici del cuore” e con la partecipazione della Croce Rossa Italiana, organizza domenica 12 aprile dalle 8.30 alle 11.30 la Giornata della prevenzione ed invita tutti a un controllo della glicemia e del colesterolo, della pressione arteriosa, e ad un momento di educazione sanitaria con la presenza di un cardiologo. L’iniziativa si svolgerà presso la sede dell’Associazione dei quartieri in via Cortonese (ex Campo boario) e per aderire è necessario non aver fatto colazione.

Libro: La Croce, il Legno e il Fuoco, di Nino Marziano

1 aprile 2015

nino 001

La redenzione costituisce il fondamento delle tre storie, costruite su altrettanti personaggi di diversa estrazione: Radulo, giovane soldato romano il cui essere pagano viene travolto dall’esperienza del martirio di Costanzo che lo segna nel corpo e nello spirito; Marco, un ricco ragazzo di nobile famiglia perugina, la cui superbia è piegata dall’incontro con un vecchio condannato e dalla testimonianza di un armigero, sull’eroismo ascetico di Ercolano ed infine, Perusio, un rinnegato dedito ai vizi e baro di professione, che viene raccolto in fin di vita e curato da Lorenzo, ne esperisce quindi la santità, sino al martirio. 

L’opera di Nino Marziano e l’associazione Borgo Bello, sono state tra loro complementari e sinergiche nel progetto di questo volume, per il semplice fatto che i primi due racconti erano “commissionati” all’autore, a cura e completamento degli spazi e dei tempi organizzativi degli eventi culturali, per le ricorrenze dei santi Costanzo ed Ercolano.

Questi due Patroni, possiamo dire, “risiedono” nel Borgo Bello: le loro rispettive chiese, peraltro sapientemente ristrutturate di recente, sono parte dei tesori inestimabili e perle artistiche del rione; le loro Reliquie inoltre, riposano in esse per la venerazione dei fedeli.

E’ con soddisfazione che guardo alla diffusione di quest’opera. Penso ad esempio ai giovani che vi potranno trovare buoni spunti per conoscere ed approfondire in un secondo momento, la storia di Perugia, in un modo diverso dalle lezioni canoniche scolastiche, un modo leggero e nello stesso tempo fecondo. (more…)

Spiritualità: la Croce di Casteltermini (AG), la prima dell’età paleocristiana?

13 giugno 2014

croceQuasi tutti i paesi hanno legato la loro storia ad un racconto tradizionale locale e Casteltermini non esce da questo schema.
Una leggenda, ricca di fascino e conosciuta da tutti gli abitanti del luogo, racconta del rinvenimento casuale di una Croce.
Si narra che una mucca, pascolante in campagna, si inginocchiò nello stesso posto per diversi giorni di seguito, attirando l’attenzione dei pastori che, incuriositi, scavando, trovarono una Croce. (more…)

Cartoline d’arte ad Assisi: 85 artisti in mostra dall’11 maggio al 16 giugno

8 maggio 2013

Organizzata dalla Confcommercio di Assisi e da BAC-Baccanale Cafè, con il patrocinio della Città di Assisi ed il contributo della Camera di Commercio di Perugia e delle Edizioni Era Nuova, sabato 11 maggio alle ore 17.30, sarà (more…)

Chi soccorre i soccorritori precari della CRI?

7 aprile 2013

In Umbria ci sono 17 dipendenti precari della Croce Rossa Italiana con tanti anni di esperienza alle spalle in un ruolo fondamentale nella catena dei soccorsi, quello di autisti-soccorritori, che adesso si ritrovano senza lavoro. (more…)

PISA: 10° “FESTIVAL DEL TIRRENO” 2013

5 aprile 2013

festival del tirreno

Teatro Verdi

Santa Croce Sull’Arno – Pisa

27 Maggio – 28 Maggio – 01 Giugno – 08 Giugno Ore 21.15

Direttore Artistico: Barbara Ambrosini

Concorso  di Arte Varia per Cantanti, Strumentisti, Ballerini, Attori, Musical, Gruppi Musicali (more…)

Foligno: Rinunciano al regalo di natale per donare due defibrillatori

22 dicembre 2012
Giovanna Grieco

Giovanna Grieco

di Giovanna Grieco

Un defibrillatore e un defibrillatore Trainer, donati alla Croce Rossa regionale, e a quella di Foligno, sono stata consegnati nel corso di una cena che si è svolta presso l’Hotel della Torre, organizzata dal Gruppo Bazzica. Gli apparecchi sono stati acquistati dai dipendenti di uno dei gruppi più conosciuti della zona, le aziende Bazzica Srl e Promass Srl, leader nel settore del polistirolo e del polipropilene e (more…)

Croce Rossa Italiana, … “da Solferino 1959 noi ci siamo sempre”

29 ottobre 2012

Paola Fioroni

L’Associazione Italiana della Croce Rossa, ente di diritto pubblico non economico con prerogative di carattere internazionale, ha per scopo l’assistenza sanitaria e sociale sia in tempo di pace che in tempo di conflitto. Ente di alto rilievo, è posta sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica. Vogliamo sapere di più, e ne parliamo con Paola Fioroni imprenditrice perugina che dal 1 ottobre scorso è Commissario Provinciale di Perugia.

di Francesco La Rosa

 Come è capitata in Croce Rossa?

Sono capitata per caso, un po’ per un” vizio di famiglia”, e perché mia madre è volontaria del Comitato Femminile, poi sono stata infettata dal virus.

E che è successo? (more…)

Croce Rossa: Le tappe di una storia pluricentenaria

27 ottobre 2012

24 giugno 1859, la battaglia di Solferino …nell’Ospedale e nelle Chiese di Castiglione sono stati depositati, fianco a fianco, uomini di ogni nazione. Francesi, Austriaci,Tedeschi e Slavi, provvisoriamente confusi nel fondo delle cappelle, non hanno la forza di muoversi nello stretto spazio che occupano. Giuramenti, bestemmie che nessuna espressione può rendere. Risuonano sotto le volte dei santuari. Mi diceva qualcuno di questi infelici: “Ci abbandonano, ci lasciano morire miseramente, eppure noi ci siamo battuti bene!”. Malgrado le fatiche che hanno sopportato, (more…)

IN HOC SIGNO: La Croce nell’arte, nella cultura e nella fede

7 settembre 2012

La visio di Costantino del 312, aldilà dei risvolti storico-politici, costituisce un evento simbolico di straordinaria importanza per la storia della fede cristiana, per la cultura europea, per la storia dell’arte in generale e dell’arte sacra in particolare. Dopo quell’evento e quello dell’anno (more…)

I TEMPLARI E LA CAPPELLA DI ROSSLYN

10 luglio 2012

Chiesa di Rosslyn

di  Diego Antolini (www.thexplan.net)

Poche miglia a sud di Edimburgo, Scozia, si erge una delle cappelle medievali del XV sec. con piu’ decorazioni su pietra di tutta l’Europa. Gli enigmatici simboli delle incisioni di Rosslyn, in particolare il Green Man e la Colonna dell’Apprendista – continuano a suscitare un enorme interesse ancora oggi. La Cappella di Rosslyn e’ sata oggetto di numerose ricerche attraverso i secoli, e si pensa che possa contenere dei segreti a lungo perduti: l’Arca dell’Alleanza, la testa di Cristo mummificata, il Sacro Graal, una Madonna (more…)

LA CADUTA DEI TEMPLARI

4 giugno 2012

di Diego Antolini (www.thexplan.net) – Los Angeles

L’enorme benessere e l’influenza che l’Ordine dei Cavalieri del Tempio aveva acquisito nel corso degli anni fu uno dei motivi che portarono all’opposizione feroce della Chiesa e dei Monarchi Europei. Filippo il Bello, Re di Francia, era uno dei molti nobili che si era profondamente indebitato con i Templari e, in gioventù, aveva tentato di entrare nell’Ordine ma era stato respinto. Di conseguenza egli aveva piu’ di un motivo di risentimento e attendeva solo l’occasione buona per distruggere i Templari e appropriarsi delle loro ricchezze.

Per la Chiesa Romana, i Templari rappresentavano la minaccia peggiore, in quanto essi si permettevano di pregare direttamente con Dio senza usare la Chiesa come intermediario. I Templari furono accusati da Re Filippo e dal Papa di crimini atroci come negare Cristo, omicidi rituali, e l’adorazione di Baphomet, demone (more…)

LA SINDONE “TEMPLARE”

25 aprile 2012

di Diego Antolini – Jakarta (www.thexplan.net)

La questione dell’autenticità o meno della Sacra Sindone continua a produrre innumerevoli dibattiti, ad esempio, sull’affidabilità  dell’analisi al Carbonio-14, così come sulla dinamica che ha permesso all’immagine del volto di rimanere impressa sulla stoffa per così tanto tempo.

Vi sono delle teorie che connettono questa reliquia con i Cavalieri Templari, teorie che comunque non gettano alcuna luce definitiva sul mistero del volto sul lino. La prima teoria supporta l’autenticità’ della Sindone, e si riferisce all’Anno 1204, quando i Crociati saccheggiarono Costantinopoli. Tra di essi vi erano numerosi Cavalieri Templari che, secondo alcuni studiosi, avrebbero sottratto la Sindone alla città Turca. L’autore Ian Wilson nel suo libro “The Shroud of Turin: Burial Cloth of Jesus?” [La Sindone di Torino: la Veste Funebre di Gesù’? N.d.A.] afferma che il volto che i Templari erano accusati di adorare altri non era che il volto di Cristo. Wilson scrive che quando il telo è piegato mostra il volto di Cristo e veniva chiamato “Mandylion”. A supporto di tale teoria vi sarebbe un pannello dipinto a Templecombe (Inghilterra), che mostra un volto con barba molto simile, sul Mandylion.

I ricercatori Christopher Knight e Robert Lomas hanno condotto una ricerca estensiva in ambito Templare e Massonico con i due volumi “The Hiram Key” [La Chiave di Hiram N.d.A.] e “The Second Messiah” [Il Secondo Messia N.d.A.]. Essi tuttavia descrivono la teoria del Mandylion in modo diverso, teorizzando che l’immagine della Sacra Sindone mostri in realtà il volto dell’ultimo Gran Maestro Templare Jacques De Molay, che fu torturato alcuni mesi prima della sua esecuzione nel 1307. L’immagine sul telo certamente coincide con la descrizione che viene data di De Molay come mostrato in alcuni intagli Medioevali: naso aquilino, capelli lunghi fino alle spalle e divisi al centro, barba lunga con biforcazione alla base, e l’altezza (si diceva che De Molay fosse piuttosto alto).

Molti hanno criticato tale teoria sulla base del fatto che la Regola dell’Ordine proibiva ai Templari di far crescere i capelli. La spiegazione regge fino a un certo punto, visto che De Molay passò sette anni in prigione e sembra improbabile che in quel tempo gli fosse concesso il lusso della cura della persona. Knight e Lomas continuano dicendo che il telo figurava nei rituali Templari di risurrezione simbolica e che il corpo torturato di De Molay fu avvolto in un sudario, che i Templari conservarono dopo la morte del Gran Maestro. I ricercatori sostengono che sangue e acido lattico del corpo di De Molay si sarebbero mescolati al franchincenso (usato per sbiancare il panno) così da imprimere l’immagine del volto sul tessuto. Quando la Sindone fu esposta per la prima volta nel 1357 (50 anni dopo la distruzione dell’Ordine) dalla famiglia di Goffredo De Charney (anch’egli bruciato sul rogo insieme a De Molay) le persone che videro il telo riconobbero in esso l’immagine di Cristo. Gli autori teorizzano che Jacques De Molay potesse essere stato torturato in una maniera molto simile al Cristo per una sorta di macabra provocazione. A quel punto, allora, le ferite inferte al vecchio Templare erano le stesse di quelle di Gesù  sulla Croce. Oggi si crede comunemente (attraverso la datazione del Carbonio), che la Sindone risalga al tardo XIII sec. e non alla possibile data della crocifissione di Cristo. E’ interessante notare come la Chiesa rese noti i risultati dell’analisi al Carbonio-14 il 13 ottobre 1989, cioè lo stesso giorno dell’arresto dei Templari da parte della Chiesa e della monarchia.

Indipendentemente dalla veridicità della teoria di Wilson rispetto a quella di Knight e Lomas, è evidente che la Sacra Sindone ha trovato il suo posto stabile all’interno della storia Templare.

Lynn Picknet e Clive Prince, autori del libro “Turin Shroud: In Whose Image?” [Sacra Sindone: A Immagine di Chi? N.d.A.] presentano una teoria diversa. Gli autori, già conosciuti per aver pubblicato “The Templar Revelation” [La Rivelazione Templare N.d.A.], affermano che Leonardo Da Vinci avrebbe inventato una primissima tecnica fotografica e, con essa, creato l’immagine della Sindone di Torino. Sulla connessione tra Templari e Sacra Sindone si è espresso anche il Vaticano con un annuncio pubblico che sembra far luce sul mistero degli “anni mancanti” della reliquia. I ricercatori Vaticani hanno affermato che i Cavalieri Templari avrebbero nascosto, custodito e venerato la Sindone per più di 100 anni dopo la fine delle Crociate. Barbara Frale, una ricercatrice negli Archivi Segreti Vaticani, ha detto che la Sindone era scomparsa durante il sacco di Costantinopoli del 1204 durante la IV Crociata, per poi riapparire solo nel XIV sec. In un articolo pubblicato dall’Osservatore Romano, la Frale scrive del ritrovamento di un documento nel quale Arnaut Sabbatier, un giovane francese entrato nell’Ordine nel 1287, testimoniò come parte della sua iniziazione fosse avvenuta in un “luogo segreto il cui accesso era permesso solo ai fratelli del Tempio”. Lì gli sarebbe stato mostrato un lungo tessuto di lino sul quale era impressa la figura di un uomo, che doveva essere venerato baciandolo per tre volte ai suoi piedi.

 

NASCITA DEI CAVALIERI DEL TEMPIO O CAVALIERI TEMPLARI

29 dicembre 2011

Con questo articolo riprende su Goodmorningumbria il racconto dei templari, ogni mese infatti seguendo un filo logico storico potete leggerne i contenuti e conoscerne gli aspetti più segreti. Ogni articolo sarà archiviato nella sezione ESOTERISMO per facilitarne la lettura anche in tempi diversi dalla pubblicazione.

Diego Antolini

di Diego Antolini – Los Angeles

(www.thexplan.net)

“Anno del Signore 1111. Le strade di Gerusalemme sono deserte, la polvere copre gran parte delle mura bianche della città come un velo sottile, che non riesce a nascondere numerose chiazze rossastre incrostate nella pietra. Enormi crepe si diramano come serpenti lungo i blocchi che compongono la cinta muraria. Nel silenzio più assoluto, solo il vento osa disturbare l’immobile staticità della scena, facendo sventolare i vessilli crociati posti sulle terrazze di alabastro dei palazzi più alti. Sulla piazza principale, un mendicante scivola furtivo in un vicolo laterale, mentre due donne presso il pozzo alzano il capo e si precipitano in casa, abbandonando sul terreno le brocche piene d’acqua… Passi regolari, sicuri, solenni. Nove cavalieri sfilano lungo la via principale della Città Santa, diretti al Palazzo Reale. Nessuna guardia ha osato fermarli alla Porta Orientale. Nessun soldato si è avvicinato per interrogarli. Le else delle spade riflettono la luce del sole e si specchiano sugli elmi di ferro tenuti sotto braccio. Il Palazzo Reale giganteggia davanti a loro; il pesante portone di quercia e bronzo si apre senza un suono, ma l’eco degli stivali di cuoio sul pavimento a scacchi sembra annunciare l’imminente apocalisse. Re Baldovino II, sovrano di Gerusalemme, siede stancamente sul trono, al centro di un ampio salone quadrato, dove grandi pilastri sorreggono un ampio soffitto a cupola. I nove cavalieri si dispongono lentamente in semicerchio davanti al Re, che li osserva come ipnotizzato dall’aura che sembra avvolgere gli stranieri. Poi, uno di essi si fa avanti, fissa i suoi occhi scuri in quelli del sovrano, e sfila la spada dalla custodia. In quell’istante Gerusalemme trema. Ma il cavaliere non è giunto dall’Occidente per uccidere. Egli si inginocchia e depone la sua spada ai piedi del Re…” Così possiamo immaginare l’arrivo di Hugues de Payen e dei suoi cavalieri a Gerusalemme. La loro missione iniziale, quella di proteggere i pellegrini Cristiani in visita verso la Terra Santa, trasformò i “Poveri Cavalieri di Cristo” – i nove cavalieri iniziali – in un ordine di monaci-guerrieri che andava rafforzandosi di anno in anno. Quando i loro alloggi vennero trasferiti sulla spianata del Tempio di Gerusalemme, tra la Moschea della Roccia e la Moschea di Al-Aqsa, i Cavalieri di Cristo divennero “Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Gerusalemme”, poi conosciuti semplicemente come Cavalieri Templari. La loro fama di invincibili guerrieri attraversò l’Asia Minore e raggiunse l’Europa. In Francia, l’Ordine venne riconosciuto ufficialmente e da quel momento le ricchezze da loro accumulate diventano incalcolabili. Potere, terre, eserciti, i Cavalieri Templari sfidavano da soli i più potenti regni dell’Europa medievale. L’Ordine perseguiva tuttavia anche un’altra missione, esoterica, occulta, e legata principalmente al Tempio di Salomone. Nei suoi sotterranei, infatti, i nove cavalieri avrebbero rinvenuto documenti antichissimi risalenti addirittura a Mosè. Tali documenti sarebbero stati trasferiti in Europa e starebbero alla base delle costruzioni di templi e cattedrali. Su una tavoletta di rame i cavalieri avrebbero inoltre trovato le indicazioni per raggiungere i tesori nascosti in varie parti del mondo al tempo della guerra tra Ebrei e Romani. Il percorso seguito dai Templari, la loro improvvisa ascesa e la persecuzione feroce che il Papa e il Re di Francia scatenarono contro di essi, rimangono sospese tra l’enigma storico e la leggenda. La storia dei Templari non è solo la storia degli ultimi Crociati, e nemmeno la vicenda di un ordine monastico deciso ad accumulare terre e denaro. L’Ordine affonda le sue radici nell’essenza stessa della storia dell’Uomo, nel Sepher Bereshit che Mosè compilò grazie alla conoscenza esoterica appresa in Egitto. I Templari rappresentano, con la loro stessa esistenza, simboli primigeni come quelli che legano la Materia allo Spirito, e che opportunamente combinati producono la risultante alchemica della Conoscenza, il fine ultimo dei profeti e degli Illuminati. Come per tutti i grandi enigmi, per comprendere i Templari è necessario possedere una chiave, un codice, un particolare tipo di linguaggio che sia in grado di svelare l’Arcano degli Arcani: la Chiave di Hiram, il Segreto di Salomone o l’Aleph Cosmico? Solo il simbolo può aiutarci in questa difficile ricerca del simbolo, e del suo prodromo di base, l’archetipo. Partendo dalla Croce Templare (primo simbolo dell’Ordine), non possiamo non collegare i quattro lati della croce ai quattro elementi primari dell’acqua, terra, aria, e fuoco, e della sua quint’essenza (centro) allo spirito. Associare la croce alla vita attraverso uno dei simboli più antichi dell’Uomo è entrare nella sostanza del mistero dei Templari. Riuscire a penetrare l’essenza in un percorso retrogrado che rimuova tutti i veli che il tempo e l’uomo hanno posto a protezione del Segreto dei Segreti.

Nota di redazione: L’incipt di questo articolo immagina e fa immaginare una scena quasi cinematografica, in verità molto allineata ed aderente alla figura dell’autore, impegnato a Los Angeles negli Art Studios americani. Gli argomenti  trattati in questo articolo  e nei successivi, quasi per magia lo obbligano ad essere voce (o parola se volete) narrante e distaccato quasi non volesse disturbare lo sviluppo di eventi che poi sarebbereo diventati simboli pregnanti della civiltà occidentale.

Un santo patrono non si fa in quattro, a Perugia si fa in tre.

17 agosto 2011

La Croce il legno e il fuoco, trittico di racconti sui santi patroni perugini.

di Nino Marziano

Come nasce un libro ispirato alle vite di tre Martiri Cristiani che per appartenenza e per ventura divennero insieme i tre Patroni della città di Perugia, pur essendo quasi degli illustri sconosciuti per la maggior parte dei perugini? Forse proprio per questo. Forse perché nessuno che io abbia incontrato personalmente, perlomeno, si è mai chiesto chi fossero questi santi uomini e perché fossero in tre ad occupare un posto di patrono e (mi sia permessa una digressione satirica) già da epoche ed in ambiti non sospetti, lontani dunque dalla attuale moltiplicazione clientelare delle stesse cariche e mandati pubblici. Occorre considerare in fondo che Perugia ha sempre avuto una Storia cittadina piuttosto complessa nel migliore dei casi, quando non tragica, dunque tre Patroni sono da considerare comunque più efficaci di uno solo!

Una raccolta che inizia da S. Costanzo.

All’inizio del 2007, il mio amico Professor Orfeo Ambrosi, con il quale molte iniziative culturali ed artistiche avevo già realizzato, dagli anni ’70 ad oggi, mi chiedeva di trovare materiale sulla vita del Santo Patrono, per organizzare una lettura drammatizzata in occasione della sua ricorrenza. Visto che le notizie reperibili erano scarne e poco significative sotto il profilo letterario, dopo aver cercato senza successo testi sull’argomento, decisi di fare di testa mia e  mi risolsi a scrivere un racconto di fantasia, imperniato sulle poche notizie storiche. Ne uscì “La Croce di Radulo” che scrissi di getto. Lessi le poche pagine in pubblico, in occasione della festa e mi accorsi che funzionava: la gente ascoltava e apprezzava il raccontino.

Poi fu la volta di S. Ercolano Patrono.

Occorreva un testo che potesse raccontare con efficacia un quadro in tema, anche perché Don Elio Bromuri, cappellano dell’Università e direttore de La Voce, era il promotore dell’evento artistico, corredato da esecuzioni musicali di pregio, successivo alla S. Messa. Così, incoraggiato dalla prima esperienza positiva, scrissi “Il ramo della redenzione”. Volli ambientarlo nei luoghi della mia infanzia e cioè tra le mura etrusche di Via Bartolo, sino all’erta di Ponte Rio; Il successo di questo racconto fu superiore al primo e ciò avvenne nonostante io pensassi che l’efficacia del testo fosse minore. La lettura avvenne nella magnifica chiesa del Santo, da poco restaurata e restituita alle luci e alle cromie originali. Mi chiesero se gli scritti fossero pubblicati, non lo erano e dunque decidemmo di farne un piccolo libro. A completare il lavoro occorreva un racconto su San Lorenzo Patrono e titolare della Cattedrale. Dunque una trilogia, o meglio un trittico, come nelle raffigurazioni sacre, che ricordasse i tre Patroni cittadini. Il problema da risolvere era quello di coniugare San Lorenzo alla città di Perugia: Mentre Costanzo ed Ercolano ne erano stati i Vescovi e le loro gesta erano strettamente legate alla città, l’Arcidiacono Laurenzio martire era vissuto a Roma, al fianco di Sisto II e sotto Valeriano. San Lorenzo non aveva nulla a che fare con Perugia, se non il fatto d’esserne proclamato Patrono… Chiedendo consiglio a don Elio, mi sentii rispondere che avrei trovato la chiave nella Carità che contrassegnava l’apostolato di S. Lorenzo, il diacono dei poveri e dei derelitti. Immaginai così un rinnegato perugino rifugiato a Roma, che in fin di vita è salvato da Lorenzo. Dopo un elaborato più lungo degli altri due, composi “Sanctus Eris!” Il trittico era completo. Fermai il titolo dell’opera in “La croce il legno e il fuoco” in quanto sintesi simbolica dei racconti.

La redenzione costituisce il fondamento delle tre storie, costruite su altrettanti personaggi di diversa estrazione: Radulo, giovane soldato romano il cui essere pagano viene travolto dall’esperienza del martirio di Costanzo che lo segna nel corpo e nello spirito; Marco, un ricco ragazzo di nobile famiglia perugina, la cui superbia è piegata dall’incontro con un vecchio condannato e dalla testimonianza di un armigero, sull’eroismo ascetico di Ercolano ed infine, Perusio, un rinnegato dedito ai vizi e baro di professione, che viene raccolto in fin di vita e curato da Lorenzo, ne esperisce quindi la santità, sino al martirio.

I racconti sono compendiati da cenni sulle vite dei santi patroni e da illustrazioni relative alle chiese a loro dedicate. Il Libro in questi due anni ha riscosso un notevole successo, pur essendo solo un prodotto di nicchia e, come sono solito dire: “E che nicchia! Con tre santi; Tanti ce ne volevano per proteggere questa città, da sempre protagonista di vicende storiche contrastanti!”. La diffusione se non capillare, è stata comunque buona e ci auguriamo possa ancora raccogliere il plauso di tutti coloro che amano la Storia, la spiritualità dei secoli primi e Perugia, nella sua variegata realtà di Città al centro del mondo da sempre, pur nella sua caratteristica di Provincia di Roma.

Il libro è disponibile attualmente presso la Libreria le Paoline, Libreria XXGiugno, presso la sede della Borgo Bello A.c.p.e.

Presso l’Autore (marzia-nino@hotmail.it)

Danza aerea: un nuovo modo di volare

8 febbraio 2011

Sabato 26 alle ore 10,00 e Domenica 27 Febbraio alle ore 14,00

Irene Croce


Presso il teatro Esperia in via Roma di Bastia Umbra si terrà uno stage di tessuto Aereo condotto da Irene Croce con un numero max di 10 persone.
Esploreremo i linguaggi espressivi del nouveau cirque proiettando il corpo in una dimensione nuova… Tra reale e surreale tra cielo e terra…

Ancora pochi giorni per iscriversi allo speciale corso di danza aerea per adulti
organizzato dal Piccolo Nuovo Teatro. Le lezioni partiranno venerdì 18 febbraio

Per iscrizioni ed info 075/8000556 o per email a info@piccolonuovoteatro.it.

LEROY MERLIN PER L’ARTE UMBRA Nel negozio di Bastia la retrospettiva di Giorgio Croce

3 dicembre 2010

Il punto vendita Leroy Merlin di Bastia è sempre più legato alla sua regione: dal 6 dicembre al 5 gennaio allestisce, nei locali destinati ai corsi di bricolage, la mostra temporanea di Giorgio Croce, un artista di origine lombarda ma da anni umbro d’adozione. La creatività, la vocazione alla trasformazione e la ricerca continua tipiche dell’arte trovano infatti un alleato e ottimo canale di espressione anche nel bricolage. Proprio questa profonda convinzione ha suggerito a Paolo Barsacchi, direttore del negozio di Bastia, l’idea di questa mostra con l’intento di poter “fondere” in un’ unica solida rappresentazione figurativa i due legami : quello tra arte e bricolage e tra Leroy Merlin e territorio.

L’esposizione si inserisce nell’ambizioso progetto “Leroy Merlin per l’arte” che si prolungherà fino alla prossima primavera, allestendo anche mostre di altri artisti che si cimenteranno nella creazione di opere  interamente realizzate con prodotti Leroy Merlin per il bricolage. L’intento di questa iniziativa è di dare il via ad una sorta di “democratizzazione” dell’arte, facendola uscire dai musei e rendendola ancora più accessibile perchè integrata in un luogo parte della vita quotidiana di molti.

La prima retrospettiva prevede l’esposizione di dieci opere provenienti dalla produzione artistica di Giorgio Croce degli ultimi dieci anni. Nato a Lainate (Milano), negli anni ‘80 entra a far parte del Gruppo di Cultura e Creatività della Cascina Stal Vitale di Osmate (VA), un gruppo di artisti eclettici con una spiccata vocazione alla sperimentazione. Le sue prime personali sono tutte tra Varese e Milano finchè nel 1994, anno di svolta nella sua vita e nella sua arte, si trasferisce a Bastia Umbra dove tutt’ora risiede. L’incontro e il contatto con la campagna umbra segnerà formalmente l’inizio della sua passione per la natura e l’amore per la regione. Le opere seguono spesso la predilezione di Croce per  gli animali nella scelta dei soggetti e in tutte regna sovrana un’atmosfera onirica, come recita appunto  il titolo di uno dei suoi quadri, Sumnium. Ricorrente il “merletto” che costituisce il leit-motiv di molte sue opere: esso simboleggia appunto il filo sottile che lega l’uomo e la natura, l’uomo e il territorio. A tale proposito, Croce stesso afferma che è proprio il suo attaccamento alla regione a generare una pittura capace di riconquistare le radici umbre, attraverso percorsi della memoria, e nella direzione di un’identità tutta da riscoprire. Le opere d’arte in esposizione da Leroy Merlin – tutte realizzate tra Assisi e Bastia – si caratterizzano tuttavia per la capacità di coniugare tale radicamento sul territorio con un respiro internazionale: in esse il legame con l’ambiente, infatti, risulta sempre ben combinato nella forza espressiva dei lavori che si connotano come liberi e fuori da schemi prefigurati e tradizionali.

L’interesse e la partecipazione emotiva di Giorgio Croce agli eventi locali, come nel caso delle installazioni create nel 2003 e nel 2005 ad Assisi e Bastia in occasione della Marcia della Pace, e il suo sguardo singolare in grado di raccontare il passato ma guardando al futuro, a sfide sempre nuove, incarnano e rispecchiano la stessa impronta che intendiamo dare al negozio di Bastia: attenzione al territorio e continua tensione all’innovazione e al miglioramento” ha dichiarato Paolo Barsacchi.

La storia dell’abbazia di Santa Croce di Sassovivo in un saggio di Melinda Cavalli

9 novembre 2010

Abbazia di Santa Croce di Sassovivo Foligno (PG) 13 novembre 2010 ore 16.00

Torna alla luce un documento inedito di assoluto valore che racconta rilevanti particolari sulla storia di uno dei più insigni monumenti nel territorio di Foligno

Pergamena di Sassovivo

Il fascino e l’emozione del ritrovamento di quest’antico foglio di pergamena rivivranno una seconda volta. Torna alla luce un documento inedito di assoluto valore che racconta rilevanti particolari sulla storia di uno dei più insigni monumenti nel territorio di Foligno, l’Abbazia di Santa Croce di Sassovivo. Protagonista dell’appuntamento di sabato 13 novembre alle ore 16 presso la stessa Abbazia sarà la copia notarile duecentesca del privilegio di papa Alessandro IV, il cui originale, datato 28 agosto 1256, è andato perduto. Il privilegio apostolico è il documento “solenne” della cancelleria papale ed era destinato principalmente a monasteri, ma anche a episcopati e capitoli cattedrali urbani. L’iniziativa è promossa dalla Società Sistema Museo in collaborazione con i Piccoli Fratelli Jesus Caritas, Club Unesco-Foligno e Valle del Clitunno e Deputazione di storia patria per l’Umbria.

Aprirà l’incontro la presentazione del saggio “Per la storia dell’abbazia di Santa Croce di Sassovivo: un restituito testimone del privilegio di papa Alessandro IV (1256)”, opera di Melinda Cavalli con Attilio Bartoli Langeli, pubblicata in “Bollettino della Deputazione di storia patria per l’Umbria” (volume CVII, 2010), già suo oggetto di tesi di laurea specialistica in storia dell’arte.

Interverranno all’incontro: Attilio Bartoli Langeli Presidente della Deputazione di storia patria per l’Umbria,  Mario Squadroni Soprintendente archivistico per l’Umbria, Gian Carlo Sibilia Priore Generale dei Piccoli Fratelli Jesus Caritas, Maria Vittoria Garibaldi Soprintendente per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici dell’Umbria, Roberto Bertini Assessore al turismo – sport – agricoltura – controllo costruzioni e protezione civile – gestione e controllo ambientale della Provincia di Perugia

Alle ore 17.15 è prevista una visita guidata all’abbazia benedettina, diventata nel maggio 2010 patrimonio dell’Unesco. A suggello di tale riconoscimento è stata apposta una lapide che evidenzia non solo l’alta qualità storico-artistica e ambientale dell’edificio, ma anche la”vocazione di pace” alla quale l’Abbazia è rimasta fedele dalla sua fondazione. Un aperitivo offerto dal Club Unesco-Foligno e Valle del Clitunno concluderà la serata.

Breve storia dell’Abbazia di Santa Croce di Sassovivo

Arroccata in un idilliaco paesaggio naturale, a breve distanza dalla città di Foligno, l’Abbazia di Santa Croce in Sassovivo si staglia con la sua mole di pietre calcaree sul cupo bosco di lecci che riveste le pendici dei monti circostanti. Il nucleo originario dell’insediamento religioso risale al 1082, quando l’eremita Mainardo di Sitria vi si insediò, grazie all’ospitalità concessagli dai conti di Uppello e ne  divenne il primo abate.

Nel corso dei secoli l’abbazia crebbe e prosperò in grande stima, accumulando nel tempo numerose donazioni e concessioni pontificie. Dal cortile superiore si entra nella Chiesa ricostruita dopo il terremoto del 1832, a destra è un altare e nella parete vi sono diversi frammenti pittorici quattrocenteschi. Dall’atrio che precede la chiesa, una porticina conduce al bellissimo chiostro romanico (1229), opera del maestro romano Pietro de Maria: nel mezzo del chiostro è la vera della sottostante cisterna, costruita nel 1340 e rimaneggiata nel 1623. Scendendo per uno scalone seicentesco si accede alla Loggia del Paradiso con frammenti di affreschi monocromi del primo Quattrocento forse opere di Giovanni di Corraduccio. Infine è possibile visitare la cripta di San Marone, un eremita siro-babilonese vissuto nel IV secolo presso la città di Tiro, le cui spoglie furono trafugate il 25 novembre del 2005. Nei terremoti che sconvolsero le città dell’Umbria nel 1832, l’abbazia di Sassovivo fu gravemente danneggiata e i monaci ne cedettero i diritti al vescovo di Foligno (1834). In seguito all’unità nazionale (1860) l’immobile fu demaniato e diviso tra  lo Stato, la mensa vescovile e la famiglia Clarici di Foligno

La Croce, supremo gesto d’amore offerto all’umanità

25 maggio 2010

di Bruno Di Pilla

Ferma restando la laica “sacralità” del diritto civile alla scelta religiosa di ogni essere umano (con la relativa libertà di proselitismo, artt. 19 e 20 della Costituzione Italiana), chi potrebbe ritenersi offeso dalla presenza di un Crocifisso nelle scuole? Quel supremo gesto d’amore verso tutti gli uomini, senza distinzione di stirpi, nazionalità e categorie sociali, fece crollare barriere millenarie tra razze, popoli e classi, muovendo a pietà le più indurite coscienze già nella Roma imperiale e diffondendo l’idea dell’assoluta uguaglianza – e fratellanza – tra creature dello stesso Dio. Sia pur lentamente, ne derivarono radicali metamorfosi nel pensiero di filosofi e governanti. Schiavi, oppressi ed infermi vennero addirittura prediletti dal Cristianesimo, grazie anche all’esempio di Gesù operaio, che si rese promotore del riscatto del mondo del lavoro. Le antiche società avevano sempre considerato la cultura un privilegio riservato agli uomini liberi, mentre i seguaci della nuova religione, partendo dal presupposto che ogni persona dovesse essere educata e “sorretta”, per lungo tempo si accollarono i compiti di pubblica istruzione ed assistenza che gli Stati avrebbero poi rilevato, nel migrare dei secoli, ritenendoli fondamentali per la loro stessa sopravvivenza. Nel Medioevo fu il Cristianesimo a promuovere la ricerca scientifica, favorendo il sorgere delle prime cittadelle del sapere avanzato, definite Università. Dall’editto dell’imperatore Costantino in poi (313 d. C.), mutò anche la concezione del potere politico, finalmente inteso come servizio alla collettività. “Non sono venuto per essere servito – aveva detto il Cristo – ma per servire”. Così, in epoca rinascimentale, nel vecchio e nel nuovo mondo, unica fonte del diritto non fu più ritenuto lo Stato, di volta in volta personificato da sovrani capricciosi e tirannici, ma le leggi civili cominciarono a conformarsi ai Dieci Comandamenti, che, sia pure a fatica, trasformarono l’agire umano e dischiusero le porte allo “jus naturale”, diritto delle genti, in base al quale la comunità internazionale sarebbe stata considerata, per la prima volta, un’unica grande famiglia ed ogni individuo, “tempio del Signore”, avrebbe ricevuto maggiore dignità. D’altronde, il messaggio salvifico e fortemente sociale della fede cristiana mai ha rinnegato i lumi della ragione. Anzi, diffondendo l’idea ebraica del Dio unico – geloso Creatore delle sue opere – e confutando le primordiali concezioni di un universo frutto del caos e dell’uomo disperato e solo, in preda all’ineluttabile fato, i cristiani predicarono che il cosmo è sapientemente ordinato ed accessibile all’intelletto umano. Magia e superstizioni furono ridimensionate ed in molti casi sconfitte, mentre emersero nobili sentimenti dai meandri della coscienza, quali speranza, condivisione dei beni, pentimento, amore, umiltà generosa, rispetto per ogni vivente. Certo, nell’arco di due millenni, non sono mancati gravissimi errori, ombre e miserie. La Buona Novella è stata spesso confusa con credenze fallaci, lo spirito ha ceduto alle lusinghe terrene, il misticismo è stato inquinato dal potere temporale di uomini abusivamente saliti sulla barca del pescatore Pietro, avidi di piaceri e gloria personale. Tuttavia, incessanti sono state le spinte riformatrici e catartiche (agostiniane, francescane, luterane, calviniste, cattoliche conciliari), che hanno permesso alla più grande confessione planetaria di rafforzare ed estendere le proprie radici, al punto che i suoi prosèliti, oggi, sono oltre un miliardo e mezzo su sei. Chi, in ufficio e nelle aule scolastiche europee, può temere una Croce?

CICLAMINO, (ciclamen porpurescens o europaem)

6 febbraio 2010

di Loriana Mari

Caratteristiche: originario della Grecia, del Medio Oriente e dell’Africa, il ciclamino deve il suo nome dal greco kyklos, che significa cerchio, per il particolare movimento dello stelo.

Habitat: Cresce nei terreni ricchi di humus dei boschi, nei luoghi freschi, vicino ai torrenti e tra le rocce. Li puoi trovare nei boschi di lecci delle nostre regioni meridionali Il ciclamino è una pianta che cresce allo stato spontaneo in tutti i Paesi che si affacciano sul  bacino del Mediterraneo, ed anche in Paesi molto lontani come la Somalia e l’Iran.

Il tubero di questa pianta è tossico.

Fiorisce alla fine di gennaio e febbraio.

Storia, leggenda e magia: secondo un’antica leggenda (così narra Plinio il Vecchio), i luoghi in cui viene piantato il ciclamino sarebbero immuni da malefici e filtri nefasti. Così si attribuì a questo fiore la proprietà di guarire dal morso dei serpenti. Secondo alcuni era sacro ad Ecate, divinità dell’oltretomba, che presiedeva ad incantesimi e magie. Il ciclamino vivo influenza i centri di energia vitale; tenendo questa pianta  nella propria casa si avranno grandi benefici per l’ispirazione e la sicurezza di sé.

In epoca cristiana la pianta divenne attributo di Maria, dove le macchioline rosse che spesso sono all’interno del fiore simboleggiano il suo dolore per la morte del Figlio sulla croce.

ll profumatissimo ciclamino, analogamente alla Mandragora, è detta “Pianta di Ecate” o “Pianta del diavolo”, sottolineando come Ecate sia spesso vista, erroneamente, collegata ad un’entità negativa come Satana che è stata inventata dal cristianesimo e, quindi, molto successiva alla nascita di  Ecate.  E’ una pianta nota fin dall’antichità. La sua bellezza e le sue forme avevano già colpito la fantasia degli antichi, i quali elaborarono su di esso molte leggende, che si sono tramandate fino ai nostri giorni.

Gli antichi greci attribuivano al ciclamino una valenza magica per la forma tondeggiante del tubero e per la tendenza del gambo del fiore ad attorcigliarsi a spirale quando il fiore è fecondato. Gli antichi greci “leggevano” in queste forme “circolari” una affinità con il cerchio, inteso come figura magica perchè rappresenta l’universo, nel suo eterno ciclo di rinnovamento. Dunque, una pianta con quella forma diventava una pianta dalle virtù magiche. Il nome stesso del ciclamino si ispira a questo aspetto “magico”,  deriva dalla parola greca kyklos, cerchio.

La leggenda più famosa sul ciclamino ci è stata tramandata da alcuni scritti di un famoso naturalista greco, Teofrasto, vissuto nel III secolo a.C. Secondo Teofrasto, il ciclamino propiziava l’amore e la sensualità. Probabilmente Teofrasto aveva ricondotto la forma rotondeggiante e compressa ai poli del tubero all’utero femminile, associando così la pianta al concepimento. Questa credenza risultava inoltre rafforzata da una antica usanza, quella di adornare la camera dei giovani sposi con piccoli mazzi di questo fiore, in chiaro  augurio di fertilità.

Il ciclamino aveva colpito l’attenzione dei suoi antichi osservatori anche per un altro motivo: è una pianta velenosa. Nel tubero del ciclamino è presente un glicoside chiamato ciclamina, velenoso per l’uomo, ma non per alcuni animali. Anzi, il tubero di ciclamino è noto anche con il nome di pamporcino perchè è particolarmente appetito dai maiali. La presenza del veleno ha contribuito ad alimentare la leggenda del ciclamino come pianta dalle virtù magiche. Infatti, nell’antica Grecia il ciclamino era sacro ad Ecate, divinità lunare delle magie e degli incantesimi. Si era soliti piantare questi fiori intorno alle abitazioni  perchè si credeva che proteggessero dai malefici, e si usava l’estratto di ciclamino come rimedio contro il morso dei serpenti velenosi.

Questa doppia valenza del ciclamino, pianta di indiscutibile bellezza ma velenosa, pianta di vita e di morte, ha fatto sì che il ciclamino, nel linguaggio dei fiori, simboleggiasse la diffidenza.

Una volta i contadini mettevano a cuocere sulla brace   il tubero   del ciclamino   incavato    e riempito d’olio, che poi usavano per calmare il mal d’orecchie. Il tubero torrefatto   perde la sua tossicitá, fornisce  fecola usata come sostanza alimentare per animali. Questa un tempo era utilizzata perfino dall’uomo, per questo la pianta era  anche  detta  pan terreno.

I Templari a Perugia

30 gennaio 2010

l'esterno della Cappella del Sancta Sanctorum in Laterano ( notare le finestre ad oculo )

di Gianfranco Pirodda

Nel 1240 appare un primo documento che menziona un certo Frerus Bonvicinus, di probabile origine assisana, circa due anni dopo la concessione di San Giustino di Perugia alla milizia del Tempio. Il Frerus Bonvicinus di Perugia, fu nominato poi dal Papa suo cubiculario, ovvero capo della sua guardia del corpo nel Laterano a Roma. Il Precettore Bonvicinus gestì a lungo i beni del Tempio dell’Umbria e di altre zone come la Sardegna. Le proprietà templari della Precettoria perugina di San Giustino e San Girolamo comprendevano estesi domini che continuavano ad essere chiamate con l’antico nome di Massae. La Massa Arni era appunto uno di questi domini, che annoverava castelli, ville e chiese, oltre una trentina. L’insieme dei beni prima che Gregorio IX lo devolvesse ai Templari era di proprietà del Benedettini fin dal sec. XII. Benchè costituisse un solo enete ecclesiastico, la Precettoria di San Giustino e San Girolamo si articolava in due domus templari, distanti circa 12 km l’una dall’altra. San Giustino di Pilonico Paterno si trova in una pianura, situata fra il Tevere ed il Chiascio, non lontano dalla rotabile per Gubbio. San Girolamo sorgeva dove oggi esiste il San Bevignate, a due km circa ad est di Porta Sole di Perugia.

Gli insediamenti dei Templari a Perugia – dice Francesco Tommasi – non differivano granchè dalla degli stabilimenti templari  nelle città dell’Alta Italia, che erano di norma posti a levante o a amezzogiorno, fuori dalla cinta muraria. Tutto ciò rispondeva ad un preciso simbolismo, dove orientamento delle case verso Gerusalemme e missione dell’Ordine appaiono intimamente connessi.

Sveliamo ora il primo mistero. La costruzione delle sedi templari ad est ed a sud delle città era la conseguenza della imitazione di Gerusalemme, in modo che venisse rappresentata la città santa e poste le sedi del Tempio come erano collegate a Gerusalemme, dove appunto il Tempio di salomone era posto ad est ed a sud dell’antica città santa.

Il Tommasi non si spiega il perché nelle precettorie di San Girolamo e San Giustino talvolta erano presenti due Precettori e in altri tempi un solo precettore le governava entrambe. Le due precettorie umbre erano gemellate, perché questo era il sistema templare che funzionava come metodo organizzativo e quando la situazione economica lo imponeva il sistema funzionava con un solo centro. Ma quando l’abbondanza era presente il sistema si duplicava. Nella chiesa di San Bevignate a Perugia, molto conosciuta come chiesa dei Templari, appaiono appunto delle rosette a diverso simbolismo, che confermano questo segno come caratteristico dell’Ordine del Tempio. Queste forme sono legate all’inizio del cristianesimo e spesso si tratta di due rosoni con sei o otto raggi. Renè Guenon parla della rosetta a sei e a otto raggi nel suo testo più significativo (I Simboli della scienza sacra). La scintilla che ci ha fatto collegare i due oculi con le due rosette è scoccata quando abbiamo visto la forma di alcuni sarcofagi ebraici antichi, in cui appunto si vedevano due cerchi o rosette con fioriture di vario genere. Gli oculi che nelle chiese permettevano il passaggio della luce all’interno della chiesa in penombra probabilmente volevano rappresentare lo stesso simbolismo dei due cerchi scolpiti o disegnati nei sarcofagi protocristiani o ebraici. Il loro simbolismo esprime il concetto di due mondi con cui chi lascia questa vita si trova a contatto: il mondo materiale da cui sta uscendo e quello spirituale in cui sta entrando. L’aggiunta della Croce, come a San Bevignate, perfeziona il trittico dei simboli.