Posts Tagged ‘decathlon’

Perugia: il Consiglio Comunale chiede le dimissioni di Valeria Cardinali, ma il sindaco risponde picche.

1 marzo 2013

Con una mozione, il Consiglio Comunale di Perugia chiede all’Assessore Valeria Cardinali, ora Senatrice della Repubblica, di lasciare l’incarico assessorile, pur non obbligata per legge, per ragioni di evidente (more…)

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I TERRENI IKEA E DECATHLON HANNO PAGATO L’IMU?

8 gennaio 2013

Riceviamo e pubblichiamo

L’Imposta Municipale Unica (IMU), introdotta normativamente con la legge 23 del 2011, ma la cui reale applicazione è stata anticipata dal Governo Monti al 2012, con il decreto “Salva Italia”, ha determinato anche a Perugia fortissimo sconcerto, preoccupazione e difficoltà economiche non indifferenti a numerosi contribuenti e cittadini, per la sua elevata pesantezza fiscale.

Il Consigliere Corrado (Gruppo Misto) ha inteso, con una specifica interrogazione, chiedere al (more…)

L’economia umbra tra l’incuria delle istituzioni e i rischi dell’illegalità

6 aprile 2012

di Darko Strelnikov

Più che proposte sembrano depliant delle offerte speciali. 2+2, 1+1 diviso due, 3+1. La riforma sanitaria umbra va avanti così, a numeri che nascondono esigenze conservative di carattere territoriale. Una sola Asl e Una sola Azienda, che sarebbe l’ipotesi più auspicabile, viene da Perugia, il due asl più due aziende da Terni e il tre Asl più un’azienda da Foligno. Non c’è bisogno di spiegare niente, la matematica parla da sola. Ma mentre nel Palazzo si gioca al totosanità, in maniera trasversale, là fuori infuria la crisi. I dati sono pessimi per non dire catastrofici, il declino è evidente. Eppure le istituzioni, al di là dei soliti documenti che non portano niente in tavola, non hanno mai dato l’impressione di voler giungere a soluzioni unitarie, per provare a dare qualche risposta convincente. Non solo; si continua a favorire, come abbiamo fatto notare più volte, megainiziative edilizie e commerciali senza valutare quale impatto potrebbero avere sull’economia reale. L’Assessore all’urbanistica del Comune di Perugia Valeria Cardinali ci informa puntualmente, quando parla dell’insediamento di Ikea e di Decathlon , delle decine di posti di lavoro che porteranno. Ma non si cura di verificare quante persone mandano a spasso queste nuove iniziative. Le darò una mano. In Umbria nel 2011 c’è stato un saldo negativo tra imprese commerciali nate e quelle morte di 887 unità. Sono rimasti a casa circa 1000 lavoratori, senza considerare la sorte dei titolari. E non si tratta solo di piccoli negozi, ma anche di grandi catene commerciali. Del resto il balzo dell’88% della cassa integrazione in un solo mese, vorrà pur dire qualcosa. E questa moria favorisce un fenomeno che ormai è visibile anche al viandante di strada. Negozi che chiudono e riaprono in continuazione, alimentando sospetti di operazioni che potrebbero anche aver a che fare con la malavita organizzata. I posti “chiacchierati” dal popolino, che nella sola Perugia ammontano a qualche decina, sono in continuo aumento e investono ormai la maggioranza dei quartieri. E la situazione non può che peggiorare. La diminuzione sensibile del potere di acquisto di stipendi e pensioni porta all’inevitabile contrazione dei consumi (il 5% il dato ufficiale, il 10% quello percepito) e quindi a nuove difficoltà per il settore del commercio. L’impoverimento è destinato ad aumentare. Stavolta, a differenza degli anni 80, non ci sarà la mano del pubblico a salvare la baracca. Gli ammortizzatori sociali finiranno presto, il pubblico impiego, la mucca dell’Umbria, e gli investimenti degli enti continueranno ad avere inevitabili e pesanti contrazioni, il nuovo lavoro è poco più di un auspicio. Che senso ha quindi mettere in programma l’apertura di un grande centro commerciale al mese? Stesso discorso per l’edilizia. Si continua a costruire dappertutto. Ma per chi? E soprattutto a quale scopo visto che l’invenduto continua pericolosamente ad accatastarsi, raggiungendo cifre percentuali notevoli. E, sembra, che sia in crisi, nonostante al diminuzione dei prezzi, anche il mercato degli affitti. Insomma se non c’è fame di case, perché moltiplicare i palazzi? E anche qui il sospetto, suffragato purtroppo anche da qualche indagine, che la malavita abbia un qualche ruolo, non pare essere frutto di uan visione puramente fantascientifica. Anzi i più maligni sostengono che, dal terremoto in giù, la pratica del riciclo sostenga una fetta, nemmeno tanto marginale, dell’economia di questa regione. Ma al di là di questi allarmi, la cui autenticità è tutta da provare, la verità è che si va ancora per megacostruzioni e che un progetto generale di recupero edilizio, soprattutto dei grandi centri storici, non ha preso ancora piede. Oltre che evitare il consumo di territorio, il recupero ha costi inferiori delle nuove ostruzioni e invoglia di più ad investire i risparmi delle famiglie sul miglioramento delle loro abitazioni. Del resto lo spopolamento dell’acropoli di Perugia è avvenuto anche per la mancanza dal dopoguerra in poi di programmi di questo tipo. La fatiscenza delle vecchie abitazioni determinò la fuga verso i quartieri popolari. Ho citato questi due esempi per dire che la politica, di fronte ad una situazione che va sempre più peggiorando, non è stata in grado di produrre innovazione, di costruire riforme condivise che recuperino risorse necessarie ad investire nel territorio. Si continua ad esercitare la più pericolosa delle pratica in tempo di difficoltà, quella del vivere alla giornata. Da questo mese gli effetti dei provvedimenti governativi cominceranno a farsi sentire. Tra Irpef, Imu, Tia e compagnia bella andrà in onda una stangata che peserà per qualche migliaio di euro a famiglia. In cambio i cittadini avranno meno servizi e nessun beneficio. Alla lunga, se la politica non è in grado di produrre una svolta, la sfiducia negli amministratori locali aumenterà e potrebbe anche sfociare in aperta contestazione. Ed è questa la minaccia che pesa sopra i secondi mandati. Possibile che gli attuali amministratori umbri non capiscano che occorre trovare, e dire alla svelta, un’alternativa al pericolosissimo status quo di oggi. E questo è compito della politica. Quelli che governano ora, continuando a vivacchiare, rischiano di finire sotto un cumulo di macerie. A meno che non imbocchino decisamente la strada della discontinuità con il passato. Ma scaricare, in un baleno, un intricato sistema di potere e di relazioni sociali, consolidatosi in un ventennio, pretende che in campo ci siano dei capitani coraggiosi. E quella è merce che, per adesso, non si trova nel mercato della politica umbra; kipling si rassegni.

strelnikov.d@libero.it

Caso Decathlon – L’assessore conferma “tutto”

27 novembre 2011

di Ciuenlai

Ringrazio l’assessore del Comune di Perugia Valeria Cardinali per aver confermato tutte le anticipazioni che avevamo dato sull’insediamento di “Decathlon” nella zona di Olmo. Lo ha fatto con qualche piccola imperfezione che ci permetteremo di correggere, ma l’ha fatto e gliene siamo grati. Ma andiamo per ordine. Ha detto che non c’è stata, ancora, nessuna conferenza dei servizi. Davvero? Cito un comunicato dell’agenzia ufficiale del Comune AMI emesso il 20/10/ 2011. La nota informa dell’approvazione, da parte della Giunta Comunale, del progetto Decathlon, avvenuta (udite udite) dopo “una conferenza di servizio istruttoria”. Notizia che è stata riportata da tutti i giornali, senza che il comune abbia poi precisato o smentito. Quindi una prima conferenza c’è stata. Per la cronaca la “riunione carbonara” è iniziata, come dichiarano sempre le fonti ufficiali del municipio del capoluogo, il 4 di luglio scorso e si è conclusa, come afferma proprio la Cardinali, il 21 di novembre. L’Assessore ha provato poi a smentire l’esistenza di un secondo progetto legato a modifiche viarie. E ha ragione perché (forse) i progetti sono tre. Chi lo dice? Lei stessa. Ecco le sue parole : “rispetto all’inizio abbiamo chiesto un’ulteriore miglioria a Decathlon”. Tradotto : “c’era un progetto iniziale che è stato modificato”. Quindi siamo già a due. Ma non è finita la Cardinali aggiunge che sulla base delle risultanze della prima conferenza dei servizi (quella che non c’e mai stata) “gli uffici prepareranno una nuova proposta da portare in Consiglio”. E visto che quelle riunioni di “fantasmi” hanno chiesto (cito sempre parole sue) “di porre molta attenzione alla viabilità”, sono probabili e possibili altri cambiamenti. E siamo a tre. Anche perché il Comune di Corciano continua ad avere serie perplessità sulla “stradina” di Santa Sabina e sul fatto che non si preveda niente per il traffico che viene dal lago. Tanto è vero che l’assessore comunale all’urbanistica di Perugia, in vena di confidenze, ha anche confermato (come da noi preannunciato) l’incontro (il quarto, mica storie) tra i due comuni, convocato proprio per redimere le vere o presunte divergenze. E, essendo un po’ maligni, il fatto che la riunione sia tra i due Sindaci, non depone proprio a favore dell’operato di qualcuno dei loro collaboratori. Infine la chicca delle chicche. Attaccando il comune di Corciano la signora afferma che Perugia non può “risolvere i problemi di scelte urbanistiche azzardate create precedentemente”. Quell’”Azzardate” detto da chi è alle prese con piani commerciali faraonici come Ikea, Monteluce, mercato coperto e decine di centri pieni di negozi e supermarket vari sparsi qua e là per il perugino, suona come quel coniglio che guardò il somaro e gli dette dell’orecchione.

PERUGIA – DECATHLON SI PARTE. ANZI NO! BREVE STORIA DELLE GUERRE COMMERCIALI E DI CONFINE TRA PERUGIA E CORCIANO

21 novembre 2011

di Ciuenlai

Gli annunci di “Attila” Cardinali, erano precisi e rassicuranti. La conferenza dei servizi ha detto si e, vicino al Quattrotorri di Ellera, spunterà, a breve, il nuovo mega centro commerciale della Decathlon. Evviva! Ma, il giorno dopo l’annuncio, si scopre che le cose non starebbero proprio così, per questioni legate alla viabilità. Proviamo a fare un po’ di storia per capire. La vicenda è stata controversa fin dall’inizio. Quando Perugia annunciò l’insediamento, insorse il Sindaco di Corciano . La Decathlon nasce infatti ad un passo del nuovo “ipermercato” dell ‘ex Quasar. Nadia Ginetti attaccò frontalmente la Cardinali perchè, a suo giudizio, il progetto del municipio del capoluogo sottovalutava i problemi di viabilità. Temeva che una zona che ha già problemi di traffico, sarebbe diventata una bolgia. Partono le rassicurazioni. La circolazione proveniente da Perugia verrà deviata sulla strada (debitamente ristrutturata) che da Santa Sabina porta a Lacugnano. Parliamo di una specie di mulattiera che, probabilmente, si pensava di trasformare in una autostrada a 8 corsie. Corciano mugugna, sbuffa,ma alla fine si accontenta e la polemica si placa. Tutto dorme, finchè, qualche giorno fa sul tavolo della Cardinali, a sorpresa, spunta un nuovo progetto di insediamento della Decathlon con una soluzione totalmente diversa, per contenere e gestire il cospicuo aumento del traffico. Sembra che i tecnici perugini ci abbiano ripensato e abbiamo convenuto che la “mulattiera” non è in grado di reggere quei volumi di traffico. Nuovo progetto, nuovo iter, nuova conferenza dei servizi. Altro giro, altra corsa. E la polemica è ricominciata. Il Comune di Corciano è tornato ad insospettirsi e ad innervosirsi. Per questa ragione Vladimiro Boccali avrebbe deciso di scendere in campo in prima persona, convocando una riunione urgente tra i due comuni il prossimo 15 di dicembre, per stroncare sul nascere eventuali opposizioni dei corcianesi ed andare tranquilli alla prossima Conferenza dei servizi. Non è la prima volta che i due comuni si affrontano su temi commerciali. E’ successo al tempo del Gherlinda e del Quattrotorri, due aree piene di negozi che distano qualche decina di metri tra loro. La verità è che, nonostante i buoni propositi, le amministrazioni continuano a non parlarsi e a combinare guai urbanistici come questi. Il risultato finale sarà quello di concentrare ulteriormente, in maniera disomogenea, offerte e servizi simili, in quel fazzoletto di terra. Nella zona Olmo – Ellera alla fine avremo cinque supermercati alimentari, due colossi dell’abbigliamento, due supermercati di detersivi e saponi, due di ferramenta (il fai da te), due di elettronica, diversi altri che operano in altre gamme commerciali e, infine, una marea di negozi di vario tipo. In periodo di crisi aumentare l’offerta quando la domanda scende vertiginosamente, non mi pare la migliore delle idee. E non mi si parli di occasioni per lo sviluppo economico e per l’occupazione. Perché per un’Ikea che nasce, come ci ha ricordato la Confersercenti, ci sono 1300 esercizi che chiudono. Altro che sviluppo questa è recessione!