Posts Tagged ‘democrazia’

Legge elettorale: sconcertanti risposte dal Governo. Da lunedì scattano i ricorsi

15 marzo 2015

Dichiarazione di Michele Guaitini, portavoce del Comitato per la Democrazia in Umbria

Michele Guaitini

Michele Guaitini

Sconcertante. Non c’è altro aggettivo per descrivere la risposta in aula del sottosegretario Bressa all’interpellanza urgente dell’onorevole Adriana Galgano sulla legge elettorale regionale “Umbricellum”.

Onestamente non erano molte le speranze che il Governo potesse impugnare la legge regionale come da sue prerogative, ma sentir dire che certi principi costituzionali valgono per le elezioni nazionali ma non per quelle regionali lascia stupefatti. (more…)

Annunci

POLITICA, LA SINISTRA “MATTARELLATA”

30 gennaio 2015
pattoDi Ciuenlai

Vi stupirò con effetti speciali. La lettura della candidatura di Sergio Mattarella è, per me, l’esatto inverso di quello che sostengono i media, che sospetto abbiano avuto una imbeccata perché hanno tutti lo stesso titolo. Aperture, editorialisti, conduttori tv, affermano all’unisono che è una rottura del patto del Nazareno.

(more…)

Sintesi della conferenza stampa del Comitato per la democrazia in Umbria sulla legge elettorale della Regione Umbria

22 dicembre 2014

foto_conf_stampa_22_dicSi è tenuta oggi presso la sala delle conferenze dell’hotel La Rosetta la conferenza stampa indetta dal comitato per la democrazia in Umbria  a cui hanno partecipato

Michele Guaitini ed Andrea Maori, rispettivamente tesoriere e segretario di Radicaliperugia,   Luigino Ciotti, Sinistra Anticapitalista,  Adriana Galgano, deputata di Scelta Civica e il prof. Mauro Volpi, costituzionalista e docente presso l’Università degli studi di Perugia.

Tutti gli intervenuti hanno stigmatizzato lo scarso livello di partecipazione e di trasparenza che sta caratterizzando la fase di elaborazione della nuova legge. (more…)

Le Democratiche: “Democrazia paritaria, cambiamo con le donne”

7 marzo 2014

democratiche umbria logo“Democrazia paritaria, in Italia e in Europa cambiamo con le donne”. Uno slogan, ma soprattutto un impegno per un futuro migliore, che le Democratiche e le Democratiche umbre hanno deciso di assumere in occasione dell’8 marzo. “Non semplicemente quote rosa – scrivono le donne Pd – ma il pieno riconoscimento del ruolo delle donne nella vita del nostro Paese”. Che significa fare i conti con migliaia di donne costrette a scegliere, in tempi di crisi, tra famiglia e lavoro, dare sostanza al nuovo piano contro la violenza, qualificare la presenza femminile nel lavoro e nelle istituzioni. “Molti passi avanti sono stati fatti – sottolineano Stefania Fiorucci e Roberta Isidori, Coordinatrici della Conferenza regionale delle (more…)

Democrazia paritaria nel Pd: si predica bene e si razzola male

20 gennaio 2014

democratiche-umbria-logo Lo dimostra, una volta di più, la composizione della segreteria provinciale del Pd di Perugia, dove su oltre 20 componenti solo 8 sono donne. Di un pelo sopra il 33 per cento. Un risultato che si discosta nettamente da quanto di buono è stato fatto, invece, negli ultimi tempi, in altri luoghi politici. Qualche esempio: è pressoché unanime il riconoscimento delle potenzialità e delle opportunità offerte dal lavoro della Conferenza delle Democratiche, protagonista di un contributo rilevante nella costruzione (more…)

Con il XXII congresso la nuova Democrazia Cristiana riparte da Perugia

4 dicembre 2013

Democrazia_Cristiana logoXXII congresso nazionale della democrazia cristiana

Perugia  centro congressi quattro torri

nei giorni di sabato 14 e domenica 15 dicembre 2013.

 sabato 14/11/2013 

ore 8.30 operazioni di accreditamento congressisti – ore 10.00 inizio lavori congressuali ed approvazione regolamento congressuale – ore 10.30 (more…)

CARO D’ALEMA BISOGNAVA PENSARCI PRIMA!

21 novembre 2013
di Ciuenlai

Caro D’Alema ti scrivo, così ti bacchetto un po’. E’ tardi, ormai per le recriminazioni; è tardi per prendere coscienza dei danni fatti alla sinistra in questi 20 anni. Ha voluto la “democristianizzazione” del Pci e Renzi gliel’ha servita al coscio. Ora non le rimane che prendere atto del fallimento della (more…)

L’INGORDIGIA A 5 STELLE E LA MATEMATICA

10 aprile 2013

di Giorgia Meloni

Il Movimento 5 Stelle si è pronunciato contro la costituzione del gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia sostenendo che questo costerà alla Camera dei Deputati 400mila euro in più.

«Basta con le deroghe ai danni degli italiani» dichiara fieramente il deputato Fico. «Abbiamo votato contro» aggiunge il deputato Di Maio. (more…)

Monti primo dittatore finanziario della Storia

21 gennaio 2013

di  Magdi Cristiano Allam

Per la prima volta nella Storia dell’Europa e della Democrazia un esponente politico rivendica la guida del Governo dello Stato, dà vita ad un proprio partito, partecipa attivamente alle elezioni ma rifiuta di sottoporsi al voto dei cittadini. Persino Hitler e Mussolini assunsero il (more…)

Magdi Cristiano Allam a Castel Ritaldi mercoledi ha presentato il movimento politico “Io Amo L’Italia””

4 gennaio 2013

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Mercoledi 2 gennaio, davanti ad un gruppo di persone riunito per una conviviale  nella sala di  un noto ristorante di Castel Ritaldi, Magdi Cristiano Allam presenta per la prima volta in Umbria il nuovo movimento “Io amo l’Italia” con il quale si presenterà alle prossime elezioni politiche.

Qui di seguito pubblichiamo un suo scritto già pubblicato su IL GIORNALE , dove Allam risponde indirettamente alle numerose domande ricevute durante dopo il suo intervento.

_Logo_amo_oria_480954154

(more…)

ANILA MARCHETTI: Il futuro è adesso, fuori da questa UE che ci sta distruggendo

11 dicembre 2012

Riceviamo e Pubblichiamo

“OGNI COSA CHE NOI FACCFIAMO, OGNI ATTO POLITICO CHE SI DECIDE, CHE SIA ESSO NELLA VITA PUBBLICA, CHE SIA ESSO NELLA VITA PRIVATA, NON E’ SOLO PER NOI STESSI, MA PER LE GENERAZIONI FUTURE, PER I NOSTRI FIGLI, PER I NOSTRI NIPOTI”.

SE IL FUTURO E’ ADESSO, allora prendiamo decisioni responsabili a fronte di cio’ che sta (more…)

SINISTRA – PUNTO DI PARTENZA O PUNTO E A CAPO?

3 ottobre 2012

di Ciuenlai

Non sono mai stato un fanatico delle primarie. Le considero ancora un esercizio troppo focalizzato sulle persone, che però potrebbe diventare fantastico se legato prevalentemente alla (more…)

SIAMO SICURI CHE LA SOVRANITA’ APPARTENGA AL POPOLO?

2 maggio 2012

Olga Stavel

Desidero porre l’attenzione su un articolo fondamentale della Costituzione Italiana: “L’Italia è una Repubblica DEMOCRATICA fondata sul LAVORO. La SOVRANITA’ appartiene al POPOLO che la esercita nei limiti della Costituzione”. Ora riflettiamo sulle parole veramente importanti di questo scritto: DEMOCRAZIA, LAVORO, SOVRANITA’ del POPOLO. In Questo articolo si esprime un concetto importantissimo che i cittadini italiani hanno perso di vista e cioè il fatto che un governo DEMOCRATICO debba essenzialmente RAPPRESENTARE un popolo. In questo caso sono i membri di un governo democratico ad essere al servizio dei cittadini e non il contrario. Nella misura in cui i cittadini sono al servizio di un governo, la democrazia si trasforma automaticamente in DITTATURA. Questa dittatura celata da una falsa democrazia si è instaurata in Italia da diversi, troppi, decenni. Gli italiani sono stati lentamente assoggettati ad un sistema di governo non democratico dove, attraverso una falsa libertà di stampa, di parola, di opinione e di mercato, si sono celate le vere manovre sovversive da parte del governo ai danni della costituzione stessa. l’Italia è  come un grande condominio e gli italiani i suoi condomini…I cittadini eleggono dei rappresentanti perché si occupino della gestione ordinaria e straordinaria dell’intero paese. E’ importante capire questo concetto: i nostri rappresentanti sono nostri dipendenti così come lo è l’amministratore di un condominio! Allo stesso modo deve essere gestita la retribuzione di questi rappresentanti: gli elettori dovrebbero stabilire una “paga” elargita attraverso un regime fiscale (come le quote di condominio) equo e trasparente; non sono i rappresentanti di un governo a dover stabilire quanto guadagnare!  Purtroppo la pigrizia e il disinteresse degli italiani nelle faccende gestionali del nostro paese hanno permesso ai rappresentanti del governo, nostri dipendenti, una presa di potere talmente forte che ha portato l’Italia ad una situazione completamente ribaltata: invece di prendersi cura dei nostri interessi i Signori del Malgoverno ci usano per soddisfare i loro affari. Noi lavoriamo per colmare i vuoti creati dai disastri economici dei decenni passati. Noi lavoriamo per permettere loro un tenore di vita insostenibile. Noi lavoriamo col pensiero fisso di far fronte ad un sistema fiscale iniquo. A noi viene chiesto di fare uno sforzo, di collaborare, di “stringere la cinta”. Ci siamo abituati lentamente a considerare i nostri rappresentanti come sovrani assoluti sulle nostre entrate economiche e addirittura sulle nostre vite! Grazie al retaggio storico di vecchi schemi mentali che, volente o nolente, ci porta a considerare il governo come sovrano assoluto. Nelle nostre menti sono ancora vivi i Borboni, i Savoia, il Papato…ancora dopo 150 anni di Repubblica Democratica. Abbiamo creduto di essere liberi di esprimere le nostre idee creando i partiti politici, ma questo ci ha divisi; abbiamo creduto di essere civili inventato i sindacati per sostenere e difendere la classe dei lavoratori, ma questo ci ha divisi; abbiamo spartito l’Italia tra Sud e Nord…e questo ci ha ulteriormente divisi. In tutti questi decenni ci siamo legati le mani da soli complicandoci la vita; complicando la gestione del paese in nome di una democrazia fittizia. Abbiamo accettato, senza ribellarci, lo sviluppo di una burocrazia talmente ingarbugliata che ha creato quello stato di confusione necessaria ad offuscare le manovre sovversive e anticostituzionali del nostro governo. E’ arrivato il momento di riprendere la situazione in mano avvalendoci dei nostri diritti costituzionali.

La vera rivoluzione di questo millennio è nel pensiero. La consapevolezza allontana le paure, le angosce, il senso di precarietà. Dire “NO” è un nostro diritto e ogni forma di ritorsione deve essere considerata antidemocratica.

E’ questo il concetto che tutti gli abitanti di una Repubblica Democratica dovrebbero capire: non sono i cittadini a temere un governo, ma è il governo a dover temere i cittadini! Se noi non siamo d’accordo con le decisioni del governo in carica abbiamo il diritto, il dovere e la facoltà di destituirlo.

 

 

LA NARCOTIZZAZIONE DELLA DEMOCRAZIA, Compromesso indispensabile o ipocrisia insopportabile?

2 aprile 2012

Arturo Diaconale

Molto probabilmente l’uno e l’altro. Nel senso che il governo, le forze politiche di maggioranza e le forze sociali stanno raggiungendo una serie di compromessi indispensabili per smuovere la paralisi che ha bloccato il paese nel corso di troppi lunghi anni e lo stanno facendo ammantando i passi in avanti di una coltre talmente massiccia di ipocrisia da apparire assolutamente conformista ed insopportabile. E’ indiscusso, ad esempio, che il governo sia riuscito a realizzare prima una riforma delle pensioni e tra poco una riforma del mercato del lavoro senza scontri politici eccessivi e fratture sociali troppo dolorose. Ma è altrettanto indiscusso che questi risultati siano stati raggiunti applicando sui compromessi che li hanno consentiti una melassa di ipocrisia e di mistificazione addirittura esagerata. In caso della riforma del mercato del lavoro è fin troppo indicativo. La sostanza è che l’art.18 verrà modificato rendendo più facili i licenziamenti per motivi economici. Il tabù della sinistra politica e sociale, quello che per un decennio ha portato ripetutamente nelle piazze milioni di lavoratori imbufaliti ed in nome del quale qualche criminale forsennato ha addirittura messo mano alle pistola (D’Antona e Biagi), verrà così infranto. Ma per nascondere una realtà che dovrebbe far imbufalire di nuovo i milioni di lavoratori e questa volta contro quelli che li avevano spinti a combattere inutilmente e dolorosamente battaglie di retroguardia, giù con la mistificazione e la melassa conformista. Basta non parlare più di art.18 e nascondere le modifiche ricorrendo ad una terminologia che imbelletta e maschera i concetti ed il gioco è fatto. La formula è quella antica dell’”ego te baptizo piscem”. Cioè dell’applicazione moderna della formula con cui i vescovi dell’antichità trasformavano la carne in pesce nei venerdì in cui era impossibile rispettare la regola del mangiare di magro. Ed il gioco è fatto. I lavoratori accetteranno i licenziamenti per motivi economici con la santa benedizione del governo dell’emergenza sorretto dai partiti e della forze sociali provvisto di senso di responsabilità. Tutti contenti? Tutti soddisfatti? Sicuramente si. Se in questo paese è possibile compiere qualche timida riforma solo adottando l’antica regola del “contenti e coglionati”, applichiamo la regola ed incassiamo il risultato. D’altro canto siamo in emergenza. Ed in nome della necessità di superare la fase di difficoltà si può anche giustificare la melassa ipocrita che ammanta i compromessi sulle riforme. Ma alla soddisfazione deve anche affiancarsi la preoccupazione che se questo metodo dovesse andare avanti troppo a lungo gli effetti negativi diventerebbero ben più numerosi e pesanti di quelli positivi. L’ipocrisia in dosi massicce addormenta il paese, narcotizza l’opinione pubblica, paralizza la democrazia. Produce, in altri termini, una pericolosa assuefazione ad un sistema di governo e di gestione della cosa pubblica che nel lungo periodo diventa fatalmente e pericolosamente autoritario. Ed un sistema autoritario, anche se non indossa la divisa ma il loden, alla lunga azzera tutti i benefici ottenuti sul terreno delle riforme realizzate con l’overdose di ipocrisia. L’Italia ha vissuto più volte in passato fasi del genere. Ed ognuna di queste fasi si è conclusa in maniera traumatica. Basti pensare a quella della solidarietà nazionale degli anni ’70 ed ai guasti devastanti provocati dal conformismo autoritario. E’ legittimo, allora, rallegrarsi per le riforme fatte senza tensioni sociali. Ma è opportuno che chi lo fa tenga sempre ben presente che questa fase di narcotizzazione della democrazia ad alte dosi di ipocrisia non può durare troppo a lungo. Al massimo fino alle prossime elezioni!

Arturo Diaconale

www. opinione.it

 

QUESTA EUROPA NON FA PER NOI, CI SOFFOCA

7 dicembre 2011

Noi italiani, siamo un popolo di creatori e di grandi produttori della buona qualità e del buon gusto. Non possiamo mescolarci in una Europa dove vengono regolarmente ignorate le regole più elementari di una vita sana e dignitosa, sia nella nostra alimentazione che in altro campo. Un’Europa dove si fa passare per formaggio, un prodotto fatto senza latte; si fa passare per cioccolata, un prodotto che di cacao non ne ha nemmeno l’odore; si fa passare per vino, un prodotto fatto senza uva. Tolto il Made in Italy, cosa ci resta? Ci resta la subalternità al direttorio Franco-Tedesco, con stipendi di molto al di sotto della media europea, con tasse di molto superiori alla media europea e con il costo della vita, molto al di sopra della media Europea. Questa, in sintesi, la vera situazione del popolo italiano in questo momento. In poche parole, siamo i paria d’Europa. Quello che più stona, è che la scelta di entrarci, in questa Europa, non è stata una scelta di popolo, con un referendum popolare, ma ci è stato imposto dall’alto, dai nostri politici da noi messi li a governarci, con un cambio Lira- Euro da capestro. A chi è convenuto questo drastico passaggio? Ai Finanzieri d’assalto, ai Banchieri di pochi scrupoli, ai Politici di “lunghe vedute”, non certo ad un popolo, che ora ne sta scontando le atroci conseguenze. L’attuale Governo ne è l’emanazione e la dimostrazione più alta e significativa di ciò che spetta, in futuro, al popolo italiano; d’altronde l’imminente Decreto Legge lo sta a dimostrare: sacrifici, sacrifici, sacrifici e tagli, tagli, tagli, ma non ai Partiti, non ai Sindacati, non a questa mastodontica organizzazione Statale, non alle Banche (d’altronde è o non è il Governo dei Banchieri?). Qui sta il grande difetto (voluto?) di questo Decreto Legge. Questo Governo, ci sta dando l’ultimo colpo di grazia, dopo, povertà diffusa e poca ricchissima borghesia, costituita solo da grossi imprenditori industriali e da Banchieri, oltre ai soliti politici, naturalmente, classe privilegiata. Popolo pacifico, quello italiano, fino a rasentare l’incoscienza, quindi giusto il detto: “Ogni popolo ha il Governo che merita”. Così, in Europa, siamo considerati un popolo pecoreccio, abituato ad essere condotto da un pastore, quindi abituato a subire angherie dai politici, da esso stesso eletti e non incline a ribellarsi. Ma fino a quando il popolo gregge italiano subirà? Riuscirà questo popolo pecoreccio a trasformarsi in una muta di lupi? Almeno per riconquistare la sua meritata dignità in una vera Democrazia.

Stelio Bonsegna

 

Foligno, convegno: “Democrazia e Cittadinanza per una nuova Europa”

18 novembre 2010

Convegno venerdì 3 dicembre 2010

ore 16 presso la Sala dell’Editto del Comune di Spello

Saranno presenti:

Mons. Giancarlo Perego – Direttore della Fondazione Migrantes

Prof. Roberto Gatti – Docente dell’Università degli studi di Perugia

La finalità delle conferenze di formazione promosse dalla Diocesi di Foligno nell’ambito del Progetto Cittadini del Mondo, in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale, è di fornire gli strumenti per attivare negli studenti, nei giovani, negli adulti, nei cittadini in genere, atteggiamenti di esperienza dialogica, di consapevolezza civica, di educazione alla mondialità, di rispetto per il creato, di una nuova cultura di pace e di impegno alla lotta alla povertà e all’esclusione sociale.

Destra e sinistra possono essere ancora le bussole, i marcatori del discorso politico?

8 novembre 2010

di Mary Mancinelli

Mary Mancinelli

Oggi in Italia mi sembra più discriminante un’altra alternativa: quella tra populismo e liberalismo, tra “liderismo” salvifico e democrazia partecipativa, tra libertà intesa come identificazione mistica col capo e quotidiano esercizio di un potere di controllo, tra ‘reductio ad unum’ del potere e rispetto delle autonomie sia istituzionale che sociali e civili. In quali corni dei dilemmi collocare Fini non è poi così evidente, come invece è evidente la sua rotta di collisione col Berlusconi. Nell’area del centrosinistra si guarda ora con stupore ora con sospetto l’evoluzione di Fini, ma in ogni caso sempre con distacco come se le posizioni del presidente della Camera fossero una vicenda tutta interna alla Destra. Potrebbe non essere così. Si ha l’impressione, cito Girgensi, che Fini abbia potuto vedere negli occhi la Medusa e, come Perseo, ne abbia colto l’abisso devastante senza risultarne pietrificato. E invece di aspettare paziente il suo turno, all’ombra della Medusa, abbia cercato di ridurre i danni, di alzare muri di contenimento, che rallentassero lo straripamento del mostro. Ne denuncia il progetto,  ma scommette ancora oggi sul logoramento per calcolo pensando di raccogliere l’eventuale eredità nel campo della destra? In realtà il punto cui è arrivato il contrasto tra Berlusconi e Fini è tale che un compromesso è impossibile. I fatti potrebbero precipitare rapidamente.  Fino a quando Fini potrà resistere sui principi quando agli stessi non condivisi pone resistenza? Così disse Barbara Spinelli: “la politica attuale di Fini come ispirata alla logica del male minore, cioè sta cercando di ridurre i danni. Puntare ad ottenere sempre minori mali rischia di far dimenticare la realtà del Paese diventandone complice”, ma forse proprio per evitare questa complicità e al contempo non “staccare la spina” azione che potrebbe produrre crolli come a Pompei nel mondo paleolitico politico che Fini ieri ha parlato di “oltre Berlusconi, oltre il PDL”. Ma parliamoci senza ipocrisie, forse solo i politici di “vecchia forma” non si sono accorti che  al punto in cui siamo, la posta che c’è in gioco è la democrazia, lo stato di diritto,la salvaguardia delle istituzioni, in sintesi: l’affrontare la realtà per il bene comune e non di poche cerchie che anemizzano sempre più lo Stato, bisognerebbe osare di più come disse ancora la Spinelli e avere parole nette contro “il male”, ma perchè non tradurre l’insofferenza politica del Paese al declino del Paese che indubbio sia “male” per tutti? E il Pd? Cosa dice il Pd? Può continuare ad assistere compiaciuto al contrasto tra Berlusconi e Fini pensando di goderne alle prossime elezioni o invece chiedere a Fini di tirare tutte le conseguenze dalla sua analisi e insieme puntare alla salvezza della repubblica? Stà già accadendo? Troppo lenti per gli interessi della Nazione che oggi dovrebbero essere convergenti visto sullo stato di cose. E se con coraggio proponesse a Fini una fase costituente, un patto di ‘Catarsi’ come quello greco di qualche anno fa, per neutralizzare le derive populiste e riscrivere insieme alcune nuove regole costituzionali di riassetto delle forme dello stato e di aggiornamento delle garanzie, finite le quali tornare eventualmente a dividersi secondo vocazioni e interessi? Una democrazia ha bisogno di diverse componenti politiche che si scontrino su posizioni nette, ma oggi siamo al paradosso e per il passaggio alle urne è necessario e decisivo  ripristinare la possibilità degli elettori di scegliere i propri rappresentanti al parlamento, scelta fondamentale ma perchè sia quanto più responsabile e consapevole e non “pilotata” e calata dall’alto per non cadere nei vecchi errori, si deve garantire una libera informazione e che si aprano senza timori arene politiche di scontro e confronto. Si abbandonino i modelli di marketing finora programmati e calati dall’alto  poichè non reggono più nemmeno nel mercato da call center: la gente chiede coinvolgimento e chiarezza, basta toccare la pancia o antichi ancestrali debolezze con uso di squallide tecniche persuasive da piazzisti della politica o dialettiche puramente filosofiche dei migliori teatranti. Il salto di qualità politica e morale devono adeguarsi a rappresentare il nuovo: capacità politiche di concretezza e coerenza, verità e informazione, innovazione e merito, razionalizzazione e progettualità. C’è un problema di leadership  ma non solo per una questione anagrafica, i vizi sono una scorciatoia da cui pure i giovani sono attratti e purtroppo educati dagli stessi baroni della politica e dell’economia. Salviamo Pompei ma non le forme antiquate e inadeguate della leadership italiana. Prendere atto della realtà è l’unica via d’uscita, nonostante i canti delle sirene che ancora resistono, ma che in questa fase di passaggio suonano estremamente patetici ed egoistici, visto come hanno costoro da anni lavorato solo ipotecando il non futuro, a tutela delle proprie e sole esistenze.