Posts Tagged ‘dialetto’

Premio nazionale “Il Cantore, Anteas Umbria 2012” per la poesia in dialetto

23 novembre 2012

Sandro Allegrini

Riconoscimento a Sandro Allegrini per l’attiva promozione della peruginità.

Sabato 24 novembre, teatro di Corciano, ore 16. Presentazione del primo premio nazionale di poesia dialettale Anteas.

Raccolta dei testi, introdotta da Arnaldo Chianese, presidente nazionale Anteas, da Gustavo Sciamanna, presidente Anteas Umbria, Giorgio Menghini, segretario generale Fnp/Cisl dell’Umbria, Carla Casciari, vice presidente del (more…)

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È ora de svejasse!

15 aprile 2012

Vivémo ntó n paese Santo Ddio,

dua la politica è mafia pura,

dua conta “lei non sa chi sono io!”

e l Parlamento è pién de spazzatura;

c émo ardunàto ladri, delinguènti,

bucciotti, fannulloni, ncompetènti.

 

Vivémo ntó n paese dua le tasse

l hòn da pagalle sèmpr i più cojoni,

che si sè disonesto e te la spàsse

tocca armedià per te, ta quilli bòni.

Sè n evasor fiscale? Te premiàmo!

E ta le buste paga l amazzàmo!

 

Vivémo ntó n paese Arlecchino,

dua che le dignità vòl dì “amazzasse”,

dua chi cià casa ha sempre da pagà

e chi stà zzitto è l unico a rvoltàsse;

che si sè n gamba, bravo, pién de grinta,

nun possi lavorà si n c è na spinta!

 

Vivémo ntó n paese sgangherato,

che la giustizia è l filo dua n te règgi

basta afidàsse a n ottimo avvocato

e tutto se pòl fa…tranne le leggi.

Dua la cultura è na parolaccia

e l libbro n grande spreco de cartaccia.

 

Vivémo ntó l più bèl posto che c è

dua la più bella gente ha pèrso l còre,

è ora d armandà senza perché

tutta sta pipinàra ch è n tumore;

per artornà l paese del buon viso,

del sole…del bèl mare…del sorriso.

Gian Paolo Migliarini

nota di redazione: Dedicata a chi vuole essere amico.

 

Premio “Minerva Etrusca” a Gian Paolo Migliarini per la poesia in lingua perugina

26 marzo 2012

Al poeta perugino Gian Paolo Migliarini il premio Minerva Etrusca per la sezione “Poesia dialettale”.

Nel corso di una partecipata manifestazione (giunta alla XII edizione), tenuta presso la sala

Gian Paolo Migliarini

Sant’Anna, in occasione delle giornata mondiale della poesia, l’associazione Centro d’arte Minerva ha conferito al poeta perugino Gian Paolo Migliarini il premio per la poesia dialettale con la seguente motivazione: “Gian Paolo Migliarini – poeta perugino nativo del Borgo d’Oro – racconta la vita propria e quella della città con freschezza e fantasia, ricordando il passato non per rimpiangerlo, ma per auspicare un futuro migliore. La sua ironia aguzza e sorniona, evitando i banali moralismi, si esercita contro la furbizia di chi egoisticamente considera gli altri come strumenti per la propria affermazione. Migliarini supera il dialetto come pretesto comico e bozzettistico, facendone un valido strumento per lanciare un messaggio di fraterna liberazione dal conformismo, dall’egoismo e dalla stupidità”. Il premio è stato consegnato dal fondatore e coordinatore della perugina Accademia del Dónca, dr. Sandro Allegrini.

Migliarini, che si è detto commosso del prestigioso riconoscimento, ha dato lettura del testo “L’Italia secondo me”, tratto dal suo ultimo volume “Le tre fatighe”, Morlacchi editore.

Le mejo cose … poesia di Gian Paolo Migliarini

N albero pién de gemme rigojose

n ruscello raso d’acqua spumeggiante

mijardi de stelline luminose

e n prato pién de fiori, verdeggiante;

na cagna che slinguaccia l su canino

na mamma che dà llatte tal freghino.

N poraccio che se lèva l pan de bocca

pur d’aiutà ta nantro disgrazziato,

uno che soffre, pija l bèn quan tocca

ma nn arimpiagne mai, d’èsse campato.

E l sole, da le facce calorose

Nziem a l amór, ènno le mejo cose.

 

 

 

Il cuore di Perugia nelle poesie di Gian Paolo Migliarini

20 marzo 2012

“Saluti Perugini”

Gian Paolo Migliarini

Podésse piatte n colpo, ncór sè vivo?

che magni per campà cussì parecchio?

Ma guarda chi te ncontro mentr’argivo!

quil cornacchion de Peppe de Fucecchio.

Piasse n brutto mal quanto stè bene!

e… la tu moje ncora… carca sue?

Cià qualch’aciacco lia, ma ncor è n trène,

ma l sè che nne stè male manco tue…!

Gni mod’ ho fretta, tocca salutasse,

l mi fiòl me spetta, quil malarlevèto!

Saluti Peppe, llupo te carcasse!

Saluti anche ta te, diavlo mpestèto!!

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Le nozze di Cana

A ‘n pranzo de le nozze con Gesù

mentre che tutti stevon a magnà

e mezzi ‘mbriachi aviavon a cantà,

s’acorsero che ‘l vino n’ c’era più.

Maria je fa: “fio mio, pensece tu”,

tai servi: “ fate quillo che dirà”

“sei giare d’acqua gitem a pijà,

riempitemel’a raso e anche più,

doppo spettate qualche minutino”.

Quanno arpijaron l’acqua dai brocconi

s’acors’ro che diventava vino.

Certo, ch’alora era ‘na bravura,

‘n miraq’lo de quilli fanfaroni,

adè sarìa ‘na bella fregatura!

Sul rapporto tra lingua e dialetto

5 marzo 2012

“Chi parla solo dialetto è un ignorante, chi parla il dialetto e l’italiano è bilingue”. Questa la battuta del

Sandro Allegrini

grande studioso magionese Giovanni Moretti che, insieme al suo maestro Francesco Ugolini, inventò, nel nostro ateneo, la dialettologia come ramo specialistico della linguistica. La frase di Moretti torna d’attualità, anche in relazione a posizioni integraliste, orientate alla strumentalizzazione del rinnovato interesse verso le parlate locali. Al di là delle chiacchiere sotto l’ombrellone, la questione va ricondotta entro le corrette coordinate scientifiche e antropologiche nel cui ambito il dialetto si posiziona. Insomma, secondo l’Accademia del Dónca (che ho fondato insieme al poeta e scrittore Walter Pilini) non si tratta di pensare all’“ora di dialetto” nelle scuole o ad altre risibili ipotesi pseudo-pedagogiche. Tutti i cittadini italiani debbono innanzitutto possedere, in modo approfondito e consapevole, i codici della comunicazione nazionale. E sbaglia la scuola quando non si preoccupa di fornire una perfetta conoscenza delle questioni grammaticali, ortografiche, sintattiche, lessicali, storico-evolutive e socio-linguistiche. La proluvie di “progetti didattici” che travolge l’insegnamento deve opportunamente coniugarsi con lo studio della lingua e della letteratura nazionale.

Simona Esposito, Costanza Bondi e Sandro Allegrini

Non sostituirsi ai curricoli. Altrimenti i giovani vengono scippati del loro diritto alla formazione e alla conoscenza. Altra esigenza è la doverosa riflessione posta intorno alle radici linguistiche e antropologiche della comunità d’origine che si riconosce nell’uso di un codice ristretto. In fondo – con l’inevitabile approssimazione di una facezia – è corretto definire la lingua come “un dialetto che ha fatto carriera”. Nella fattispecie dell’italiano, la fortuna è quella della parlata toscana del Duecento, poi letterarizzata dai grandi del Trecento e divenuta lingua nazionale. Lo stesso Manzoni si peritò, per esplicita dichiarazione, di “risciacquare i panni in Arno”. Non si creda, peraltro, che parlare con espressività, e soprattutto scrivere in dialetto, sia operazione facile e “popolare”. Non è un caso che gli autori in lingua perugina – da Claudio Spinelli ad Artemio Giovagnoni, da Federico Berardi a Ennio Cricco, da Lodovico Scaramucci a Umberto Calzoni – siano tutti personaggi appartenenti ad un milieu artistico di raffinata cultura. D’altronde, viene unanimemente riconosciuta al dialetto una notevole importanza come strumento di comunicazione primaria. Né va trascurato l’elevato numero di autori che, una volta sdoganato il proprio idioma di riferimento dai confini della subcultura, si esprimono e pubblicano nella lingua del Grifo. E non tanto le tradizionali battute ridanciane, ma anche la riflessione esistenziale, il discorso intimista, l’osservazione della vita e degli innumerevoli modi di stare al mondo. Peraltro la lingua locale, un tempo demonizzata dalla scuola dei “belli parlari”, riemerge in ogni contesto: perfino in territorio giovanile, di solito non attraversato dai rigurgiti della conservazione. Quindi, da elemento di esclusione, il dialetto è divenuto fattore fortemente inclusivo. Prova ne sia l’elevato e crescente numero di iscritti all’Accademia del Dónca, provenienti da altre regioni e perfino da altri Paesi. Segno che il dialetto e i suoi codici riscuotono l’interesse di quanti desiderano integrarsi nella comunità che li ospita. Fa indubbiamente un certo effetto sentire degli orientali esprimersi “col dónca”. Ma, nella società del melting pot e della contaminazione tra culture, la circostanza non stupisce più di tanto.

Sandro Allegrini

sandroallegrini@libero.it