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“Dal Falò alle Pasquarelle – Tradizioni del periodo natalizio nella città di Santa Rita”

22 dicembre 2010

di Francesca Romana Plebani

Cascia. Pochi giri di orologio ancora e durante la Santa Messa di mezzanotte di venerdì 24, presso la colleggiata di Santa Maria, verrà ufficialmente aperto il presepe realizzato dall’Associazione “Amici del Presepe Fabio CARBONARI”. “Dal Falò alle Pasquarelle – Tradizioni del periodo natalizio nella città di Santa Rita” è l’appuntamento che per il settimo anno consecutivo, dall’8 Dicembre al 23 Gennaio 2011, celebra la tradizione natalizia del presepe, vestendola di innovazione. Da quelli realizzati tradizionalmente, a quelli creati con l’uncinetto, scolpiti nel ghiaccio, costruiti con la pasta, il vetro e stoffe, i presepi esposti saranno di ogni genere e di diversi materiali. Le creazioni tra loro molto eterogenee – notevoli quelle ricavate all’interno di ceste in vimini e in vasche piene d’acqua – costelleranno i vicoli che si snodano tra le chiese, le cantine e i luoghi caratteristici del centro storico della città di Santa Rita.

Come ogni anno, la perfetta riuscita della manifestazione si deve all’impegno dell’Amministrazione Comunale e all’attiva partecipazione dei privati cittadini, delle scuole, dei centri anziani e degli artisti che hanno aderito, contribuendo ad inviare un bel segnale di amore e di pace attraverso il presepe. Ma soprattutto è all’Associazione “Amici del Presepe Fabio CARBONARI” e alla sezione locale del MO.I.C.A. che va il merito di aver coordinato la parte logistica ed operativa dell’evento.

Tra le creazioni più originali da ammirare, si annovera un presepe interamente realizzato con i bottoni ed uno composto unicamente di  sassi. Completamente in caramello il presepe più “dolce”.

Molto numerose le iniziative collaterali che stanno contribuendo a rendere l’intero territorio del casciano un immenso presepe all’aria aperta.

Dato il via alla rassegna mercoledì 8 dicembre, con l’inaugurazione del Presepe monumentale a Roccaporena presso il piazzale del Santuario di Santa Rita, la manifestazione toccherà il suo apice lunedì 27, quando alle 20.30 nella frazione di Avendita, prenderà luogo l’ormai consueto presepio vivente.

http://www.amicidelpresepecascia.it/presepedicascia/le-fotografie

Giugno il solstizio estivo e le erbe di San Giovanni

31 ottobre 2009

san giovanni

 

di Loriana Mari

 

Giugno il solstizio estivo e le erbe di San Giovanni Tra le antiche tradizioni italiane legate alla terra e all’uso delle erbe c’è in  primo piano la tradizione della Notte di  S. Giovanni, festa di mezza estate, che ricorre pochi giorni dopo il solstizio d’estate. Tale giorno era considerato sacro nelle tradizioni precristiane ed ancora oggi viene celebrato dalla religiosità  popolare con una festa che cade qualche giorno dopo il solstizio, il 24 giugno, quando nel calendario liturgico della Chiesa latina si ricorda la natività  di San Giovanni Battista. Tutte le leggende si basano su di un evento che accade nel cielo: il 24 giugno il sole, che ha appena superato il punto del solstizio, comincia a decrescere, sia pure impercettibilmente, sull’orizzonte: insomma, noi crediamo che cominci l’estate, ma in realtà , da quel momento in poi, il sole comincia a calare, per dissolversi, alla fine della sua corsa verso il basso, nelle brume invernali. Sarà  all’altro solstizio, quello invernale, che in realtà l’inverno, raggiunta la più lunga delle sue notti, comincerà a decrescere, per lasciar posto all’estate. E’ così che avviene, da millenni, la corsa delle stagioni. Nella festa di San Giovanni convergono i riti indoeuropei e celtici esaltanti i poteri della luce e del fuoco, delle acque e della terra feconda di erbe, di messi e di fiori. Tali riti antichi permangono, differenziandosi in varie forme, nell’arco di duemila anni, benchè la Chiesa ostinatamente abbia tentato di sradicarli, operlomeno di renderli meno incompatibili con la solennità. Molte sono le usanze regionali italiane legate alla Notte di S. Giovanni: nelle campagne  l’attesa del sorgere del sole era  propiziata dai falò accesi sulle colline e sui monti, poichè da sempre, con il fuoco, si mettono in fuga le tenebre  e con esse gli spiriti maligni, le streghe e i demoni vaganti nel cielo. Attorno ai fuochi si danzava e si cantava, e nella notte magica avvenivano prodigi: le acque trovavano voci e parole cristalline, le fiamme disegnavano nell’aria scura promesse d’amore e di fortuna, il Male si dissolveva sconfitto dalla stessa forza di cui subiva alla fine la condanna la feroce Erodiade, la regina maledetta che ebbe in dono il capo mozzo del Battista. Nella veglia, tra la notte e l’alba, i fiori bagnati di rugiada brillavano come segnali; allo spuntare del sole si sceglievano e raccoglievano in mazzi per essere benedetti in chiesa dal sacerdote. Bagnarsi nella rugiada o lavarsene almeno gli occhi al ritorno della luce era per i fedeli cristiani un gesto di purificazione prima di partecipare ai riti in chiesa. Non bisogna comunque sottovalutare il sapore magico legato a questa festività , in cui la devozione cristiana verso l’apostolo più amato da Gesù si mescola con una tradizione magica ben più antica, secondo la quale in quel giorno era particolarmente facile formulare pronostici per il futuro. Invece la notte che precedeva il 24 giugno era di rito il ritrovo delle streghe sotto i rami di un grande noce, mentre il giorno di S. Giovanni era il più adatto alla raccolta delle noci ancora immature per preparare il nocino. Dal punto di vista della tradizione erboristica molte sono le erbe solstiziali, erbe benefiche e medicine medievali per curare il corpo ed evitare il malocchio, per proteggere la casa e gli animali; sono dunque le erbe di S. Giovanni. Le erbe raccolte in questa notte hanno un potere particolare, sono in grado di scacciare ogni malattia e tutte le loro proprietà  sono esaltate; c’erano erbe per risolvere questioni amorose, ma c’erano anche le piante dellasaggezza. Piante speciali, rarissime in grado di donare a chi le avesse colte proprio nella notte del santo, chiaroveggenza e invisibilità . In quel caso, chi fosse riuscito a reperire la magica pianta nel bosco, dopo averla colta sarebbe stato inondato da una luce meravigliosa, poi si sarebbe sentito chiamare dalla voce di un proprio caro, un meccanismo attivato dal demonio per evitare di cedere il potere magico della pianta. Solo chi fosse riuscito a resistere alla chiamata, e non si fosse girato, avrebbe acquisito l’incredibile potere. Le più ricercate erano però le piante della buona salute, erbe in grado di donare forza e benessere a chi le avesse assunte. Con alcune di queste veniva fatta un’acqua, che una volta benedetta da un prete, sarebbe stata di buon augurio. Le erbe più note da raccogliere nella notte di S. Giovanni sono: l’iperico, l’artemisia, la verbena, il ribes rosso, il vischio, il sambuco, la mentuccia, l’aglio, la cipolla, la lavanda, il biancospino, la ruta, il corbezzolo e il rosmarino.