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NON SIAMO NEL 2012 MA NEL 1993, MA 20 anni per un sogno non sono troppi?

12 Mag 2012

ma 20 anni per un sogno non sono troppi?

di Vincenzo Merlo

CAMBIAMO TUTTO PERCHE’ NULLA CAMBI

Se pensate di essere nel 2012 vi state sbagliando di grosso, amici! Per uno strano sortilegio, forse anche per congiunzioni astrali o per meccaniche celesti ancora sconosciute, pur alternandosi il giorno con la notte e una stagione con la seguente, in questa povera Italietta siamo bloccati all’anno di grazia 1993, e non c’e ‘ verso di uscirne. Gli e’ infatti che il cronometro non si muove più, che le clessidre non versano più sabbia, che il tempo non scorre; tutto pietrificato! Ecco, dunque, come stanno le cose: stante la crisi dei partiti (la D. C., il P.LI, il P.R.I, il P.S.I., il P.S.D.I, ma anche il Pdl, la Lega, l’l’Udc….), al Governo sono saliti i “tecnici” ( Ciampi, ma anche Monti), con lo scopo di “risanare” il bilancio dello Stato e ” moralizzare” la vita pubblica. Con la “sobrietà” e l’ “eleganza” che si addice agli “illuminati”, stanno “risanando” e “moralizzando”talmente bene (d’intesa con le “grandi” istituzioni internazionali) che le parti più importanti del nostro tessuto produttivo stanno per chiudere o per essere acquistate da stranieri. Non sono forse sempre gli (more…)

DUE MONDI, DUE EUROPE, DUE ITALIE

9 marzo 2012

di Ciuenlai

La propaganda parla di pericolo scampato e di problema risolto. In parte è vero. Il Governo Monti sta portando a termine il compito che i suoi mandanti gli hanno assegnato. Quello di risanare la situazione finanziaria. Infatti lo spread scende e la borsa sale. Per i “principali” del Governo tecnico la ripresa è già iniziata. Loro stanno tornando a riempirsi il portafoglio con le loro speculazioni. Oggi i giornali raccontano delle povere banche che, per salvare il mondo, hanno rinunciato al 75% del debito della Grecia. Mica vero! Lo hanno fatto perché in questi anni con una serie di operazioni legate alle assicurazioni, alle vendite allo scoperto e altre alchimie, si sono fatti “tondi” sulle spalle dei greci. Perdite? No guadagni! La propaganda però non racconta l’altra parte, quella nostra, quella della gente comune e delle famiglie. Per risanare i “loro” conti i “finanzieri” hanno agito sul “nostro” portafoglio. Il prodotto interno lordo è calato dell’1% nell’ultimo trimestre, il potere di acquisto degli gli stipendi è diminuito, durante la crisi, di circa il 25%, tutte le tasse e le tariffe sono aumentate o stanno per aumentare, la spesa è più cara di un 5/10%, la disoccupazione è a livelli record, la cassa integrazione (che vogliono eliminare) è cresciuta del 50% in un solo mese, perché centinaia di aziende sono in crisi o chiudono. Questa è la situazione dell’economia reale, la nostra situazione. E non è un caso che il capo della Bce, il nostro amato Draghi, parli di ripresa lenta nel 2012. E come ci può essere ripresa dell’economia reale se la quantità di ricchezza in mano al famoso 90% diminuisce a vista d’occhio? Chi compra se non ci sono soldi da spendere? E come faranno a resistere quelli che vendono o fanno i prodotti da vendere se quelli che devono comprare non possono farlo? La verità è che la grande operazione di ristrutturazione sociale è arrivata quasi alla fine. D’ora in poi ci saranno due mondi, due Europe, due Italie. Quella dei ricchi,sempre più ricchi, il cui mercato crescerà e quella degli altri, sempre più poveri la cui condizione peggiorerà e di brutto. E’ forse un caso che la Fiat pensi di costruire Suv, di depotenziare gli stabilimenti per le utilitarie e di chiudere quelle per gli autobus?

 

Città di Castello, CORRENTE IN MOVIMENTO ED ECOGIOCO IN PIAZZA

7 Mag 2011

Fiat 500 elettrica

“Corrente in Movimento” è un viaggio a zero emissioni in sessanta tappe per conoscere e promuovere l’Italia sostenibile: nel pomeriggio di lunedì 9 maggio si fermerà anche a Città di Castello, in piazza Matteotti. L’iniziativa si struttura in laboratori e dimostrazioni collegate alle buone pratiche ma avrà anche ospiti eccellenti: dopo l’arrivo dell’auto elettrica alle 17.30, alle 18.30 la manifestazione si concluderà con l’esibizione di Paolo Migone di Zelig.

Nel punto informativo a cura di Sogepu sarà curata la distribuzione materiale informativo sulla raccolta differenziata dei rifiuti mentre l’esposizione delle bici elettriche a cura di Bikeland

Paolo Migone

prevede anche prove di utilizzo. I temi principali del viaggio, che farà tappe sulla base centri di eccellenza o comuni virtuosi, sono l’energia prodotta da fonti rinnovabili, l’efficienza energetica e la mobilità sostenibile. Città di Castello è stata inserita nell’itinerario 2011 anche in quanto aderente al Patto dei Sindaci, che impegna le città europee a predisporre un Piano di Azione con l’obiettivo di ridurre di oltre il venti per cento le proprie emissioni di gas serra attraverso programmi per il risparmio energetico e l’uso razionale dell’energia. L’automobile elettrica che arriverà in Piazza Matteotti èla nuova 500 elettrica motorizzata dalla società  Microvett. Grazie ad un’autonomia di 145 km  la nuova E500 è un mezzo per gli spostamenti  sia urbani, raggiungendo  una velocità massima di 115 km/h. Il tempo di ricarica è di 8 ore alla presa “civile” e ½ ora alla presa “industriale”.

PARADOSSALE. BERLUSCONI – PROCURE. INCONSAPEVOLI “ALLEATI”?

7 marzo 2011

di Salvatore Napolitano

Mi sono chiesto, spesso: a chi è utile la battaglia, senza termine, tra alcune Procure italiane e Berlusconi? Da quasi 18 anni, dopo lo sfascio dei partiti della prima Repubblica, paradossalmente, la politica e l’informazione italiane sono schiacciate sullo scontro che avviene tra contendenti (Berlusconi/Procure) che hanno occupato lo scenario nazionale della seconda Repubblica, in modo esclusivo, dettando l’agenda politica a tutti gli altri protagonisti del sistema paese.  La degenerazione del conflitto, di queste ultime settimane, tra alcuni P.M. (e loro fautori) e Berlusconi (e suoi sostenitori), conferma che non vi sono sconti e che la conclusione è ancora lontana dal finirsi.  La sfida, tra le parti in causa, si è consolidata con la riforma elettorale che ha creato il sistema bipolare, con Berlusconi ed i suoi alleati, da una parte, e l’antiberlusconismo con i suoi assertori, dall’altra.  L’anomalia dello scontro è che non avviene sul piano politico, come dovrebbe essere in un sistema normale, poiché “una parte” non è politica ma organo dello stato e non soggetto al giudizio degli elettori.  Intanto, tenta di guidare la parte politica alleata obbligandola attraverso i mass-media e la stampa a seguirla sulle opzioni che, di volta in volta, ritiene di mettere in campo nell’intento di indebolire il nemico.
L'”altra parte” in campo, che dovrebbe essere politica, a mio parere, sta al gioco, poiché sfugge al confronto sull’attività di governo con i naturali avversari, al contrario, provoca ed alimenta lo scontro mantenendo vivo il conflitto per addossare la responsabilità dell’eventuale inerzia a chi genera e sostiene la persecuzione giudiziaria del governo e del suo leader.  Gli attacchi giudiziari portati a Berlusconi, dal 1993, con il seguito della singolare celebrazione dei processi negli studi televisivi, per l’occasione convertite in “aule giudiziarie”, e sulla carta stampata, paradossalmente, lo rafforzano e lo rendono insostituibile, nella pubblica opinione, quale argine al “potere giudiziario” che i cittadini temono più dell’attuale sistema di governo berlusconiano.
Così, le Procure si rivelano, inconsciamente (?), i più grandi alleati del Premier.  Non siamo più negli anni della tangentopoli. Il berlusconismo è figlio di quegli anni.  Si lasci il giudizio politico dell’attività di governo al popolo sovrano, esso saprà giudicare, come ha già dimostrato negli ultimi anni con la bocciatura, senza appello, di leaders di destra e di sinistra.  Continuare la battaglia politico/giudiziaria compromette la crescita economica del paese, alimentando la fuga dei cervelli migliori dall’Italia e delle eccellenze industriali ed imprenditoriali.  Lo conferma l’annuncio, della dirigenza Fiat che ipotizza una probabile direzionalità dell’azienda fuori dell’Italia.  E’ ovvio che se il sistema Italia non è esportabile, perché non competitivo nel mercato mondiale, sarà il sistema produttivo italiano che esporterà se stesso dal paese.
Finisco questa breve riflessione, invocando il ritorno alla normalità, per il bene dell’Italia e degli italiani, deponendo le armi in omaggio alla celebrazione dell’unità d’Italia. Berlusconi, ed il berlusconismo, vanno battuti sul loro campo: la politica, se gli avversari ne sono capaci.
I cittadini lo hanno capito da qualche tempo e considerano la battaglia, in atto nel paese, estranea ai loro interessi, condannando l’attuale sistema italiano, che non riesce a produrre risposte ai loro bisogni e che produce, invece, soltanto “rese di conti” che, spesso, appaiono diversivi sulla pelle dei cittadini.  Fino a quanto può durare?  Il paese, nel frattempo, dove va?
Il sistema Italia, nell’attuale scenario europeo e mondiale, dove la competizione globale non ammette pause e tentennamenti, deve recuperare la competitività, compromessa dallo stato di conflitto perenne degli ultimi tempi, ed essere protagonista, e non ruota di scorta, nella gran rivoluzione sociale che sta sconvolgendo paesi dell’Africa del Nord (Tunisia ed Egitto), strategici per la politica estera italiana.  Delegare la Germania e la Francia alla guida della politica dell’U.E., nell’attuale contesto socio/economico mondiale, è disastroso per il futuro dell’economia italiana, che sconteremo nei prossimi anni.

La Fiat, le automibili e le cooperative

19 gennaio 2011

arch. Luigi  Fressoia

Fiat Sedici

Davvero buona questa: il segretario dei comunisti italiani Rizzo ha evocato l’esproprio e la nazionalizzazione della Fiat. Benissimo, però bisognerebbe porgli una domanda: immaginiamo che Marchionne non esista, che non esistano neanche gli investitori che gli stanno dietro, e
immaginiamo che la Fiat sia proprietà dei suoi stessi operai riuniti in  cooperativa. Pensa che quell’aumento di produttività preteso da Marchionne  non sarebbe più necessario? Lo sarebbe senza dubbio, perché sennò  soppiantati da qualche altra industria giapponese o brasiliana o tedesca, e  la cooperativa chiuderebbe.