Posts Tagged ‘flaminia’

Lungo il tracciato dell’antica Via Flaminia con Matavitatau.

20 maggio 2013
Benedetta Tintillini

Benedetta Tintillini

di Benedetta Tintillini

Domenica 26 maggio ore 10 un nuovo appuntamento con la meraviglia ci aspetta. Questa volta l’Associazione Matavitatau ci porta a Narni, dove, con l’esperta guida escursionistica Valerio Chiaraluce, i partecipanti avranno l’opportunità di seguire un percorso di circa otto chilometri dal ponte di (more…)

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Gualdo Tadino, Insieme per l’Antica via Flaminia

26 maggio 2011
giovedì 2 giugno · 9.00 – 11.30  – Pista ciclabile “Adolfo Leoni”
Giunta alla quarta edizione, la manifestazione, promossa dalle principali associazioni gualdesi con il patrocinio del Comune di Gualdo Tadino, ha l’obiettivo  di promuovere il progetto di recupero dell’antica strada consolare romana che attraversa un tratto del territorio gualdese.
Sarà possibile attraversare insieme un percorso guidato di facile percorribilità, da seguire non solo al passo o di corsa, ma anche a cavallo o in mountain bike.
All’arrivo sarà offerto un momento di ristoro ai partecipanti.

“La Pompei del centro-Italia”: Carsulae

17 gennaio 2011

di Francesca Romana Plebani

Francesca Romana Plebani

Le rovine dell’antica  Carsulae romana (Comune di Terni e Sangemini[1]) sono ubicate lungo l’originario ramo occidentale della Via Flaminia, asse viario di fondamentale importanza che permetteva la comunicazione tra Roma e le zone alto-adriatiche.

Va premesso che il territorio del ternano entrò nell’orbita d’interesse di Roma quando questa, nella seconda metà del IV sec a.C., pianificò la conquista dell’Italia centro – orientale. A seguito della battaglia di Sentino (295 a.C.) e grazie all’azione militare di M. Curio Dentato, avvenne la definitiva occupazione della zona, la quale fu rafforzata dalla fondazione di alcune colonie e dall’apertura della Via Flaminia. La romanizzazione di queste aree comportò, dunque, una più razionale organizzazione del territorio attraverso pianificati ed intensi interventi di urbanizzazione: Carsulae, colonia romana fondata successivamente al 220 a.C. (apertura della via Flaminia), ne costituisce uno tra i più tangibili segni.

Le rovine di questa città antica furono descritte e identificate fin dal XVII secolo. Tuttavia, soltanto le campagne di scavo svoltesi tra il 1951 e il 1972 hanno permesso di riportare alla luce buona parte del foro, il teatro e l’anfiteatro, un lungo tratto della Via Flaminia[2] e alcune tombe monumentali.

La città occupa un’area di oltre 20 ettari, di cui con immediata evidenza salta agli occhi la favorevole e strategica posizione geografica: protetta ad est dalle pendici del poggio Chicchirichi, propaggine meridionale dei vicini e visibili Monti Martani, si estende su un pianoro appena ondulato, con direzioni aperte ad ovest, a nord e a sud, dominando la vallata del torrente Naia, immissario del Tevere. Rispetto all’originario nucleo insediativo di fine III sec. a.C., s’ingrandì successivamente non solo per la sua posizione privilegiata lungo la via Flaminia, ma anche per la bellezza del luogo, di cui ne rimane memoria nelle parole di Tacito[3] e di Plinio il Giovane[4].

La via Flaminia, attraversando la città in senso nord-sud, coincide con il cardo maximus della città. Il tratto urbano della strada è pavimentato con basoli e, all’altezza dell’ingresso al foro, incrocia il decumanus maximus, altro fondamentale asse viario, che, con orientamento est-ovest, conduce agli edifici di spettacolo.

Templi Gemelli

Divenuta municipium e iscritta alla tribù Clustumina, Carsulae viene menzionata da Strabone (Geogr. V, 2, 10) tra i centri più importanti lungo la strada consolare. Tacito (Hist. III, 60), rivela che il sito venne scelto da Vespasiano per accamparvi, durante l’inverno dell’anno 69 d. C., le sue truppe in marcia verso Roma alla conquista del soglio imperiale, in considerazione sia alla possibilità di recuperare rifornimenti dai fiorenti municipi vicini, e in virtù della sua posizione strategica, posta di fronte alle truppe fedeli a Vitellio, acquartierate a Narni. Si devono a Plinio il Vecchio (Nat. Hist. XVII, 213) le notizie circa il terreno locale, particolarmente adatto alla coltivazione della vite, mentre è Plinio il Giovane (Ep. I, 4) a testimoniare la presenza nel territorio carsulano di parte della proprietà della sua ricca suocera, Pompea Celerina.
La città conobbe il momento di massimo splendore tra il I ed il II sec. d.C., periodo a cui è riferibile la maggior parte degli edifici pubblici finora rinvenuti. Nulla resta del nucleo insediativo originario, formatosi probabilmente già nel corso del III sec. a.C., poco dopo la costruzione della strada.

Carsulae fu abbandonata in seguito ad un grave evento tellurico, collocabile ragionevolmente intorno al IV sec. d.C., evento che si rivelò catastrofico poiché, oltre ad abbattere numerosi edifici, comportò il collasso di alcune delle doline carsiche sopra le quali erano stati costruiti i principali edifici pubblici. Il cataclisma fu con tutta probabilità il colpo di grazia per la città, che già impoverita dallo spostamento ad est della Via Flaminia e dalla sua posizione che la rese successivamente esposta alle invasioni barbariche, finì per ridursi l’ombra delle sue antiche vestigia.

Nel medioevo, fu abitata soltanto da una comunità benedettina, raccoltasi intorno alla chiesa dei Santi Cosma e Damiano[5], che non a caso, fu edificata con materiali di rimpiego, su di un edificio romano nei pressi del foro.

Nel corso del 1500 iniziarono i primi scavi ad opera dei Conti Cesi, fra cui Federico, fondatore nel 1602 della prestigiosa Accademia dei Lincei.

Complice la luce di queste assolate giornate di metà gennaio, lo splendido panorama, incorniciato da un terso cielo azzurro, il Parco archeologico di Carsulae, oltre al suo inestimabile valore culturale, assume i contorni di una preziosa oasi di bellezza nel territorio dell’Umbria meridionale.

Chiesa Santi Cosma e Damiano

 

Approfondimenti: Il Centro Visita e Documentazione “Umberto Ciotti”, realizzato grazie alla collaborazione tra il Comune di Terni e la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria, sorge a sud dell’area archeologica, in posizione rialzata rispetto agli scavi, e funge da porta d’ingresso alla città romana e da punto di accoglienza, informazione ed orientamento per i visitatori. Al suo interno ci sono la biglietteria, un bookshop, un angolo giochi per bambini, la sala di studio “Cinzia Perissinotto” sul territorio della bassa Umbria ed un’aula didattica. Nelle due sale superiori e nella galleria centrale è allestita un’esposizione permanente di reperti, rinvenuti durante gli scavi condotti fra il 1951 e il 1972, che si riappropriano del loro contesto originario dopo esserne stati allontanati per motivi logistici e di sicurezza.

http://carsulae.it/home.php?lang=ita

http://www.fastionline.org/micro_view.php?fst_cd=AIAC_1027&curcol=sea_cd-AIAC_3104


[1] Carsulae si raggiunge facilmente dalla Villa di Monte Solare percorrendo la E45 in direzione Terni e, superata Acquasparta, uscendo a Sangemini.

[2] Partendo da sud e seguendo quest’antica via consolare si intravedono le terme, attualmente ancora interrate, ma di cui si conoscono la struttura e l’esistenza di pavimenti a mosaico.

[3]Tacito, Hist., III, 60. “I capi del partito, giunti a Carsulae, si prendono pochi giorni di riposo […] . La località stessa del campo era assai piacevole: la vista era molto ampia, assicurati i rifornimenti per le truppe, avevano alle spalle municipi estremamente fiorenti […].

[4] Ep. I, 4.

[5] La venerazione di questi due santi sarebbe da porsi in relazione con il culto dei Dioscuri, largamente diffusosi in Umbria in età medio-repubblicana, e che a Carsuale sembrerebbe trovare la sua sede presso i templi gemelli – di età augustea – siti nei pressi del foro, e a breve distanza dalla chiesa stessa. Il culto dei gemelli divini, infatti, potrebbe essersi tradotto nella devozione, a partire dal VI sec. d.C., dei santi Cosma e Damiano, gemelli medici martirizzati tramite decapitazione nel 300 d.C.

Tre Valli, Tracchegiani: “Matteoli se ne è dimenticato?”

13 novembre 2010

Aldo Tracchegiani

“Mi chiedo se nell’incontro avuto in Senato tra la delegazione del Pdl umbro ed il Ministro Altero Matteoli si è parlato della Tre Valli, un’opera infrastrutturale strategica, da troppo tempo rimasta su lettera morta”. È quanto afferma Aldo Tracchegiani, presidente di Italia Federale. “Il territorio spoletino, ormai privo di adeguata rappresentanza regionale sia da parte del centrodestra che del centrosinistra, sta venendo sempre più dimenticato e marginalizzato, come abbiamo già fatto presente in relazione al reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale. Nello specifico mi sembra che si parli tanto della trasformazione in autostrada della E45 e della Quadrilatero, mentre ci si è totalmente dimenticati della Tre Valli, un’opera fondamentale per il comprensorio spoletino, che troverebbe finalmente modo di essere adeguatamente inserito nel tessuto economico e infrastrutturale regionale. La realizzazione di questa grande opera, per la quale confidavamo nel governo Berlusconi, consentirebbe di potenziare i collegamenti con la media Valle del Tevere e il territorio ternano, alleggerendo il traffico sulla Flaminia e consentendo all’Umbria di superare quell’isolamento strutturale che già subisce a causa della particolare conformazione orografica e geografica. Come presidente del comitato per la realizzazione della Tre Valli, che opera nel territorio con continuità dal 2005, voglio ricordare l’impegno profuso in Regione nella scorsa legislatura per sollecitare l’avvio dei lavori e l’ultimazione della definizione del tracciato. Tuttavia, a questo punto, Italia Federale è costretta a sottolineare alla cittadinanza spoletina – conclude Tracchegiani – la mendacità delle promesse di coloro i quali hanno venduto sogni in cambio di voti, trascurando poi completamente gli impegni assunti, nell’auspicio che su di essi cadesse poi un utopistico oblio collettivo”.