Posts Tagged ‘francesco la rosa’

Cultura: Cara Istituzione, i giovani bussano alla tua porta, saranno accolti?

11 febbraio 2015

federicoIncontro con Federico  Santoni, 22 anni, di Foligno, da poco affacciato al mondo della poesia.

di Francesco La Rosa

Federico come ti è venuta questa passione?

In effetti si può parlare di passione improvvisa,  nata al liceo durante una lezione su Pirandello, e Italo Svevo, da quei giorni infatti ho sentito il bisogno di scrivere poesie. Da quelle esperienze ho continuato a scrivere con contenuti ricchi di significato e in parte autobiografici, ma la vera è venuta rileggendo il materiale, gli appunti, del liceo, che mi ha fatto pensare che dovevo migliorare di molto la mia qualità del sapere. (more…)

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MAILING INTERVIEW, conversazione in rete

13 febbraio 2013
Costanza Bondi

Costanza Bondi

Intervista a Costanza Bondi tramite la mail di Facebook

di Francesco La Rosa

Si definisce, in primis, mamma e moglie. Poi tutto il resto, che comunque viene sempre dopo la famiglia: copywriter, correttrice di bozze, autrice, curatrice di libri, talent scout letteraria.

…A cui aggiungo “creatrice di un gruppo letterario” che raccoglie autrici, e oggi anche autori, che si dedicano alla scrittura senza fini professionali. Così, per il gusto di scrivere, (more…)

Perugia, sotto la Cattedrale la Città Etrusca. sala 1

9 giugno 2010


Dal libro di Luciano Vagni Sotto la Cattedrale
raccolta testi e foto di Francesco La Rosa

Le opere di consolidamento per il ripristino di dissesti strutturali hanno portato alla luce in tre delle quattro pareti della stanza, grandi archi di travertino, alcuni dei quali fessurati, che mostrano un mondo nuovo, del tutto diversoda quello soprastante; mentre il locale superiore moatra caratteristiche medioevali e rinascimentali, la parte sottostante richiama quelle romane,e lascia intravedere che un eventuale proseguimento verso il basso può mettere alla luce elementi architettonici ancora più antichi. In mezzo alla sala sono stati rinvenuti due interessanti plinti eseguiti con conci di travertino semicircolari, messi a secco, ai quali è stata fatta una sottofondazione per lasciarli in situ nella stessa posizione dove si trovavano, nella funzione svolta,in passato,di sostegno a eventuali pilastri.

“Le vie del Brigante”- L’Umbria segreta su RAI 2

29 novembre 2009

a destra franco valentini e danilo ronzi regista della trasmissione nell’eremo di Pale

di Francesco La Rosa

E’ stata trasmessa da Rai2 in orario per insonni, “le vie del Brigante” rivisitazione in chiave ironica e curiosa di alcuni luoghi tradizionalmente esclusi dagli itinerari turistici più conosciuti. Cosi la curiosità di conoscere l’autore del programma che è umbro mi porta a Foligno e mi permette di presentarvi un personaggio che appare veramente fuori dal tempo.

Franco Valentini è curiosamente noto a Foligno con lo pseudonimo “il Brigante” e  per cercare di capire cosa può aver motivato la produzione di questo programma televisivo sono andato a trovarlo nel suo “eremo” di Piaggia nei pressi di Sellano.

L’uomo, davvero appare un brigante,  la barba bianca gli da un aspetto apparentemente truce, sprofondato su una seggiola mi scruta e aspetta la mia prima mossa, ed io muovo subito…

Sig. Valentini ci diamo del tu o del lei?

Per costume locale in questo modo di interloquire, ti danno del lei quando vogliono punirti, quindi diamoci del tu.

Come è nata l’idea di questo programma?

L’idea è nata dopo una simpatica conversazione con amici fra i quali un noto artista romano che da qualche tempo risiede a Stifone presso Narni, e quasi come  sfida ho accettato di produrre questo documento televisivo, cercando di dare un contributo per una lettura dell’Umbria  fuori dagli stereotipi.

Quali aspetti intendevate evidenziare con questa opera?

Siamo partiti dalla consapevolezza che il territorio umbro già da sé è “la storia dell’arte” e dai secoli passati possiamo considerarlo come una semina di fatti e di avvenimenti culturali che ne hanno fortemente condizionato ogni angolo dello stesso.

Perché l’ironia come filo conduttore?

Beh, la mancanza di mezzi finanziari e mezzi tecnici non ci lasciava altra scelta e quindi abbiamo cercato l’impatto mediatico  utilizzando come patrimonio l’ironia delle persone normali.

Riesci a conciliare il tuo lavoro con questi impegni artistici?

Ho sempre pensato che esiste un lavoro per vivere e un lavoro per fare, e di solito accade che il lavoro per vivere è “quello che è” non si ama, invece il lavoro per “fare” è quello che soddisfa le più intime esigenze dell’uomo, come lo straordinario  concerto organizzato al Castello di Giomici poco tempo fa. Per queste cose cosi importanti ed esaltanti il tempo dobbiamo trovarlo

Parlaci di questo concerto…

L’idea di questo concerto è nata conversando con il maestro fernando Grillo, da importanti critici considerato ”il Buddah del contrabbasso”, ma che io considero invece “l’angelo del contrabbasso”  con il quale “discuto musicalmente” da quaranta anni, abbiamo pensato di invitare un quintetto d’archi composto da artisti che possono essere considerati nel loro campo fra i più grandi esecutori del nostro tempo, come il russo Dimitri Tombassov, primo violino della Orchestra Filarmonica di Berlino, e che abbiamo potuto offrire all’Umbria anche grazie alla appassionata competenza e partecipazione di un caro amico, Luciano Vagni, proprietario del Castello di Giomici i cui saloni  hanno  fatto da magica scena all’evento.

Cosa ti ha dato dal punto di vista musicale e umano l’incontro con Tombassov?

Dimitri è un uomo che ha compiuto una scelta di vita importante lasciando la Filarmonica di Berlino per essere grande solista fra grandi solisti, e studiare e sperimentare insieme a lui presso il Castello di Pupaggi le prove del concerto, anche grazie alla sua straordinaria umiltà è stato esaltante per me e mi resta un ricordo incancellabile, e anche se con grande simpatia il quintetto mi ha nominato presidente onorario in realtà mi sento il rozzo che poco può contribuire al compimento culturale di questi grandi musicisti.

Perché avete scelto Pupaggi per il laboratorio?

L’idea è partita dal soffitto della chiesina del ’500  di Pupaggi dove il soffitto è riempito magnificamente da un grande affresco che rappresenta Dio che è contornato da due quintetti di angeli contrapposti con in mano archi e vielle, angeli che curiosamente hanno le ali dipinte con il tricolore, ma anche dal fatto che la zona è stata nei secoli passati un grande laboratorio di sperimentazione di medicina e chirurgia e percorso di grande valore musicale. Da sottolineare anche la splendida ospitalità nel castello  della famiglia Onori che ci ha permesso di penetrare in maniera precisa nell’ambiente e nella gente di questo territorio che  nei propri cromosomi ha sintetizzati gli eventi più importanti dei passaggi della storia del mondo moderno. Il riferimento a San  Benedetto non è casuale come non è casuale che Benedetto sia il Patrono di Europa.

Cosa farai da grande?

Farò da grande tutto ciò che ho fatto da piccolo, e continuerò a riflettere sugli stessi errori, che stranamente ricordo come i  momenti più belli e senza i quali non sarei quello che sono, tanto è vero che il mio modo di vivere nella mia lunga e stratificata” professione di ateo” non ho mai avuto paura di ringraziare il cielo e dire: Signore ti ringrazio per quello che mi dai.

Per concludere vuoi dedicare una tua riflessione in versi ai lettori di Goodmorning Umbria?

“Quando la sera guardo il sole ed il suo tramonto, anche i miei pensieri si uniscono nella mia fronte e si abbracciano come le onde del mare al pari delle rughe che ormai segnano i lunghi giorni della mia vita”.

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scrivi a gdmumbria@gmail.com

 

“Il Fondo Antico” in Biblioteca a Città della Pieve

15 novembre 2009
antifonario

Antifonario del 1400, volume di cm 50x35 circa, in pergamena, caratterizzato da numerose miniature, ed in una di questa all'interno della lettera R miniata, è raffigurata una scena della Resurrezione.

di Francesco La Rosa

Di fronte alla Cattedrale di Città della Pieve, in piazza Gramsci, nella prestigiosa sede di Palazzo della Corgna, troviamo la magnifica biblioteca comunale, che con i suoi 31.000 volumi distribuiti in due sezioni, una per adulti ed una per ragazzi, può essere considerata un sicuro ed importante punto di riferimento culturale per tutto il comprensorio.

La prima sezione, con quattro grandi sale con luogo di lettura, emeroteca (raccolta di giornali e periodici messa a disposizione dei lettori) e sala studio per studenti,  e la seconda sezione contiene testi e fumetti dedicati al lettori più giovani.

La ricchezza dei servizi offerti facilita il continuo aumento dei frequentatori della biblioteca anche grazie alle novità editoriali presenti negli scaffali a disposizione dei lettori. Ma l’impegno culturalmente e storicamente più significativo è dedicato alla conservazione di importanti opere raccolte in un catalogo di 4.000 volumi circa provenienti dai numerosi conventi del territorio Pievese soppressi dopo l’Unità d’Italia, escluso il Convento delle Clarisse. La tradizione racconta che Santa Chiara nel 1200 abbia partecipato all’inaugurazione del convento e che quindi dato il luogo di origine è facile pensare che i libri siano prevalentemente teologici, filosofici e letterari e che siano databili dal 1350 al 1830, patrimonio costituito da manoscritti, incunaboli, (volumi stampati fra il 1450 ed il 1500) e “Cinquecentini”. Un catalogo ulteriormente arricchito da volumi provenienti dalla collezione privata di Giuliano Jenne, cittadino della Pieve, che ha voluto contribuire alla diffusione della cultura nel proprio territorio donando al Comune l’intera biblioteca di famiglia. Di grande curiosità e rilievo storico è la presenza nella biblioteca di un Antifonario (libro di musica sacra del 1400 con copertina in legno rivestita in cuoio) e che è il volume più antico prodotto in epoca anteriore alla Riforma Gregoriana, infatti sullo spartito le note sono distribuite su quattro righe ed in forma rotonda e non in cinque righe e note quadrate come siamo abituati a vedere.