Posts Tagged ‘fuoco’

PERUGIA, ALLA CITTÀ DELLA DOMENICA È NATA ‘LUCE DI FUOCO’

18 maggio 2017

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Il cucciolo di bisonte americano porta la famiglia a cinque esemplari

Il parco Città della Domenica si allarga. Pochi giorni fa è, infatti, venuto alla luce un cucciolo di bisonte americano che porta la famiglia a cinque esemplari. ‘Luce di fuoco’ è il nome della piccola appena nata. “Avendo trovato un habitat idoneo nel parco – spiega Alessandro Guidi, direttore della struttura – ogni due anni, come in natura, i bisonti americani puntualmente si riproducono e crescono, questo grazie anche alle cure e alle attenzioni di curatori e veterinari”. (more…)

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Libro: La Croce, il Legno e il Fuoco, di Nino Marziano

1 aprile 2015

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La redenzione costituisce il fondamento delle tre storie, costruite su altrettanti personaggi di diversa estrazione: Radulo, giovane soldato romano il cui essere pagano viene travolto dall’esperienza del martirio di Costanzo che lo segna nel corpo e nello spirito; Marco, un ricco ragazzo di nobile famiglia perugina, la cui superbia è piegata dall’incontro con un vecchio condannato e dalla testimonianza di un armigero, sull’eroismo ascetico di Ercolano ed infine, Perusio, un rinnegato dedito ai vizi e baro di professione, che viene raccolto in fin di vita e curato da Lorenzo, ne esperisce quindi la santità, sino al martirio. 

L’opera di Nino Marziano e l’associazione Borgo Bello, sono state tra loro complementari e sinergiche nel progetto di questo volume, per il semplice fatto che i primi due racconti erano “commissionati” all’autore, a cura e completamento degli spazi e dei tempi organizzativi degli eventi culturali, per le ricorrenze dei santi Costanzo ed Ercolano.

Questi due Patroni, possiamo dire, “risiedono” nel Borgo Bello: le loro rispettive chiese, peraltro sapientemente ristrutturate di recente, sono parte dei tesori inestimabili e perle artistiche del rione; le loro Reliquie inoltre, riposano in esse per la venerazione dei fedeli.

E’ con soddisfazione che guardo alla diffusione di quest’opera. Penso ad esempio ai giovani che vi potranno trovare buoni spunti per conoscere ed approfondire in un secondo momento, la storia di Perugia, in un modo diverso dalle lezioni canoniche scolastiche, un modo leggero e nello stesso tempo fecondo. (more…)

CITTA’ DI CASTELLO: PIAZZA IN FESTA PER LA BEFANA DEI VIGILI DEL FUOCO

7 gennaio 2014

La discesa acrobatica della Befana dal cielo di Piazza Gabriotti ha chiuso simbolicamente le festività, richiamando tantissime famiglie nel centro (more…)

Pirografando, Tiziana Maschiella e la “scrittura col fuoco”

31 ottobre 2013

di Benedetta Tintillini

Tiziana Maschiella, nata a Todi il 16/09/1975 dove vive e lavora, dopo aver

Tiziana Maschiella

Tiziana Maschiella

frequentato un corso di ceramica a Deruta, aver conseguito il Diploma di maturità tecnico della moda, nonché il diploma di laurea in Pittura 110/110 Accademia di Belle Arti Perugia “Pietro Vannucci”, ed acquisito svariate esperienze professionali, quali esposizioni e sfilate di collezioni di abiti e realizzazioni di scenografie teatrali, si dedica ora in pieno alla realizzazione di opere con la tecnica del pirografo.

La pirografia (dal greco antico: “scrittura col fuoco”) è una tecnica d’incisione, per mezzo di una fonte di calore, su legno, cuoio, sughero o altra superficie, praticata già in passato usando punte di ferro arroventato. (more…)

Letture dal Mondo: Il Principe Ivan e l’uccello di Fuoco (racconto popolare russo)

8 marzo 2013

Museo  Città di Narni – Palazzo Eroli – Domenica 9 marzo ore 15,30

Incontri dedicati ai più piccoli per conoscere i popoli della terra. Tra miti, curiosità e leggende, si narra la storia dei continenti e della gente che li abita. Al termine delle lettura verrà organizzato un laboratorio tematico per bambini dai 5 anni.

Un santo patrono non si fa in quattro, a Perugia si fa in tre.

17 agosto 2011

La Croce il legno e il fuoco, trittico di racconti sui santi patroni perugini.

di Nino Marziano

Come nasce un libro ispirato alle vite di tre Martiri Cristiani che per appartenenza e per ventura divennero insieme i tre Patroni della città di Perugia, pur essendo quasi degli illustri sconosciuti per la maggior parte dei perugini? Forse proprio per questo. Forse perché nessuno che io abbia incontrato personalmente, perlomeno, si è mai chiesto chi fossero questi santi uomini e perché fossero in tre ad occupare un posto di patrono e (mi sia permessa una digressione satirica) già da epoche ed in ambiti non sospetti, lontani dunque dalla attuale moltiplicazione clientelare delle stesse cariche e mandati pubblici. Occorre considerare in fondo che Perugia ha sempre avuto una Storia cittadina piuttosto complessa nel migliore dei casi, quando non tragica, dunque tre Patroni sono da considerare comunque più efficaci di uno solo!

Una raccolta che inizia da S. Costanzo.

All’inizio del 2007, il mio amico Professor Orfeo Ambrosi, con il quale molte iniziative culturali ed artistiche avevo già realizzato, dagli anni ’70 ad oggi, mi chiedeva di trovare materiale sulla vita del Santo Patrono, per organizzare una lettura drammatizzata in occasione della sua ricorrenza. Visto che le notizie reperibili erano scarne e poco significative sotto il profilo letterario, dopo aver cercato senza successo testi sull’argomento, decisi di fare di testa mia e  mi risolsi a scrivere un racconto di fantasia, imperniato sulle poche notizie storiche. Ne uscì “La Croce di Radulo” che scrissi di getto. Lessi le poche pagine in pubblico, in occasione della festa e mi accorsi che funzionava: la gente ascoltava e apprezzava il raccontino.

Poi fu la volta di S. Ercolano Patrono.

Occorreva un testo che potesse raccontare con efficacia un quadro in tema, anche perché Don Elio Bromuri, cappellano dell’Università e direttore de La Voce, era il promotore dell’evento artistico, corredato da esecuzioni musicali di pregio, successivo alla S. Messa. Così, incoraggiato dalla prima esperienza positiva, scrissi “Il ramo della redenzione”. Volli ambientarlo nei luoghi della mia infanzia e cioè tra le mura etrusche di Via Bartolo, sino all’erta di Ponte Rio; Il successo di questo racconto fu superiore al primo e ciò avvenne nonostante io pensassi che l’efficacia del testo fosse minore. La lettura avvenne nella magnifica chiesa del Santo, da poco restaurata e restituita alle luci e alle cromie originali. Mi chiesero se gli scritti fossero pubblicati, non lo erano e dunque decidemmo di farne un piccolo libro. A completare il lavoro occorreva un racconto su San Lorenzo Patrono e titolare della Cattedrale. Dunque una trilogia, o meglio un trittico, come nelle raffigurazioni sacre, che ricordasse i tre Patroni cittadini. Il problema da risolvere era quello di coniugare San Lorenzo alla città di Perugia: Mentre Costanzo ed Ercolano ne erano stati i Vescovi e le loro gesta erano strettamente legate alla città, l’Arcidiacono Laurenzio martire era vissuto a Roma, al fianco di Sisto II e sotto Valeriano. San Lorenzo non aveva nulla a che fare con Perugia, se non il fatto d’esserne proclamato Patrono… Chiedendo consiglio a don Elio, mi sentii rispondere che avrei trovato la chiave nella Carità che contrassegnava l’apostolato di S. Lorenzo, il diacono dei poveri e dei derelitti. Immaginai così un rinnegato perugino rifugiato a Roma, che in fin di vita è salvato da Lorenzo. Dopo un elaborato più lungo degli altri due, composi “Sanctus Eris!” Il trittico era completo. Fermai il titolo dell’opera in “La croce il legno e il fuoco” in quanto sintesi simbolica dei racconti.

La redenzione costituisce il fondamento delle tre storie, costruite su altrettanti personaggi di diversa estrazione: Radulo, giovane soldato romano il cui essere pagano viene travolto dall’esperienza del martirio di Costanzo che lo segna nel corpo e nello spirito; Marco, un ricco ragazzo di nobile famiglia perugina, la cui superbia è piegata dall’incontro con un vecchio condannato e dalla testimonianza di un armigero, sull’eroismo ascetico di Ercolano ed infine, Perusio, un rinnegato dedito ai vizi e baro di professione, che viene raccolto in fin di vita e curato da Lorenzo, ne esperisce quindi la santità, sino al martirio.

I racconti sono compendiati da cenni sulle vite dei santi patroni e da illustrazioni relative alle chiese a loro dedicate. Il Libro in questi due anni ha riscosso un notevole successo, pur essendo solo un prodotto di nicchia e, come sono solito dire: “E che nicchia! Con tre santi; Tanti ce ne volevano per proteggere questa città, da sempre protagonista di vicende storiche contrastanti!”. La diffusione se non capillare, è stata comunque buona e ci auguriamo possa ancora raccogliere il plauso di tutti coloro che amano la Storia, la spiritualità dei secoli primi e Perugia, nella sua variegata realtà di Città al centro del mondo da sempre, pur nella sua caratteristica di Provincia di Roma.

Il libro è disponibile attualmente presso la Libreria le Paoline, Libreria XXGiugno, presso la sede della Borgo Bello A.c.p.e.

Presso l’Autore (marzia-nino@hotmail.it)

Libri: “Sono venuto a portare il fuoco” opera prima di Federica Ziarelli

19 marzo 2011

di Germana Gasbarri

Due storie, due vite si intrecciano.  Alice, che si è trasferita in Umbria con la sua famiglia perché  il clima umido di Venezia non è consono alla sua salute cagionevole, ritrova interesse alla vita attraverso le sensazioni di una fanciulla, che ha vissuto anni  prima e che ha affidato i suoi sentimenti, i  suoi stati d’animo,  le sua vibrazioni profonde alle pagine di un diario.

Il piccolo libretto “rilegato in rosso con bordi d’oro” diventato “confidente cartaceo”della giovane e capricciosa Aurora racconta la sua storia e la metamorfosi della sua vita grazie all’amore per Leonardo.

La scoperta che nella vita è più importante  “dare” che “ricevere” e che “l’unica misura dell’ Amore è amare senza misura” la porterà ad impostare la propria esistenza in modo completamente nuovo e inaspettato.

La lettura del diario, inoltre, fa si che gradatamente Alice giunga ad una sensazionale verità grazie alla quale la sua mamma e la sua famiglia ritroveranno finalmente: equilibrio, serenità e gioia di vivere. Romanzo appassionante, linguaggio ricercato in cui la scrittrice abbonda in figure retoriche che rendono aulica l’espressività.

Federica Ziarelli nasce a Perugia nel luglio del 1980. Estroversa e curiosa, si interessa di musica, danza e arte pittorica. Ama i bambini, gli animali, i fiori ed avere sempre la “valigia in mano”. “Sono venuto a portare il fuoco” è il suo romanzo d'esordio

Nel corso della narrazione ricorrono fraseggi e un insieme di termini che tradiscono compiacimento espressivo nel cesellare  immagini, concetti, paesaggi, espressioni ardite ”cuore algido”  “….albicante fiocco di neve” “odore odorato” “sogno sognato”.

Tentativi di linguaggio plastico come: “luoghi infestati di natura”, “la musica del silenzio tra gli alberi è armoniosa”, “il corpo:  un calvario di bellezza”, “le rondini volteggiano come ballerine felici”, “i rami degli alberi che diventano in inverno come coralli neri”, “i minuti che scorrono come piume che cadono da un edificio di un’ altezza incalcolabile” sono di estrema efficacia.

Accanto a un vagheggiato panismo tra stato d’animo e ambiente “sono entrata nel bosco ed esso è entrato in me”, dove sensazioni e pensieri si personalizzano nell’ aspetto della natura circostante, traspare un preziosismo formale nel rappresentare alcuni fenomeni atmosferici come la neve, la pioggia e alcuni processi psichici come i sogni.

L’ estrema, sofferta ricercatezza espressiva rivela una ricchezza concettuale e lessicale non comune, veicolo indispensabile che accompagna  tutta la narrazione ed è funzionale al coinvolgimento in prima persona del lettore.

Il significato occulto dei simboli – Svastika

13 novembre 2009

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di Rossella Cau – studiosa di scienze esoteriche

Gli archetipi divini, cosmici e le forme pensiero umane impressionano la mente che, a seconda della sua chiarezza e lucidità, riflette nel cervello immagini più o meno fedeli all’originale.

Svastika, emblema adottato dalla Germania Nazista che, nella nostra memoria, sventola ancora sulle innumerevoli bandiere nelle piazze gremite di gente affascinata ed osannante il Fuhrer, in preda a quella che Jung, in “La lotta con l’ombra” (1946), individuò come psicosi di massa:  Quando si verifica che tali simboli – mitologici collettivi che esprimono primitività e violenza- facciano la loro comparsa in un gran numero di individui, senza però venire da loro compresi, capita che incomincino ad attrarli insieme, quasi in virtù di una forza magnetica, ed ecco formarsi una massa. Un capo sarà poi trovato nell’individuo che dimostri la minor resistenza, il più ridotto senso di responsabilità, la più forte volontà di potenza. Questo scatenerà tutte le energie pronte ad esplodere e la massa seguirà con la forza inarrestabile di una valanga.- L’uso di questo simbolo esoterico come emblema della Germania Nazista è basato su teorizzazioni di vari studiosi occultisti che,  partendo dagli studi teosofici della Blavatsky ne manipolarono gli insegnamenti per raggiungere l’ideale di una unione politica di tutti i popoli di razza ariana cioè il Pangermanesimo, perpetrando una dominazione e conseguente estirpazione delle razze inferiori che ne avevano corrotto l’antica integrità. Secondo queste teorie, infatti, le forze cosmiche non possono vitalizzare corpi il cui sangue sia impuro e così attraverso la purezza razziale riconquistata, anche attraverso gli esperimenti scientifici, si sarebbe dovuta ottenere l’illuminazione collettiva espressa dal potere politico e spirituale di tutto un popolo.  Il mito di Wotan- Odino, l’antico Dio germanico guerriero e rivelatore di scienza ermetica fu la Guida ideale alla purificazione attraverso il sacrificio di sangue versato in guerra. All’interno del corpo militare delle SS, si sviluppò a questo scopo l’Ordine Nero, comandato da Himmler, setta iniziatica che usava metodi occulti per il controllo della volontà e delle coscienze. L’aspirante studiava il catechismo delle SS  e ne assimilava i precetti, tra cui il ruolo messianico di Hitler, salvatore e rigeneratore del popolo germanico, colui che avrebbe trasformato l’uomo di razza ariana pura in uomo-dio.

In contrapposizione  alle deviate teorie occulte del nazismo troviamo che il significato della parola sanscrita Svastika è conduttivo al benessere. E’ infatti uno dei simboli solari più diffusi e antichi. Appartiene a moltissime culture. Lo troviamo presso i popoli Maya,  Mongoli,  Mesopotamici,  Greci, Etruschi, Celti, Indiani d’America e in India. Alcuni studiosi ne attribuiscono la derivazione addirittura ad Atlantide. Il disegno della Svastika rappresenta il vortice della creazione che si espande da un punto centrale verso l’esterno, con rotazione destrorsa, mentre con rotazione sinistrorsa indica il ritorno all’origine, la distruzione delle forme, il Kali Yuga. Essa simboleggia  la Ruota di vita con i suoi cicli universali, le sue correnti di energia. Sintetizza in sé il segno della Croce, soprattutto quella Greca, con i bracci uguali, che rappresenta l’equilibrio tra le forze materiali e quelle spirituali, e il segno della   Spirale che nel suo significare involuzione ed evoluzione cosmica indica il cammino verso la coscienza ed il ritorno della Materia allo Spirito, del Figlio al Padre. In quest’accezione è stata a lungo considerata emblema del Cristo. Il simbolo della Svastika  in relazione alla Ruota della Legge – Dharmachakra -, che gira intorno al suo centro immobile, è anche un emblema del Buddha. Talvolta nel suo centro compare Agni, il Fuoco.

Nel simbolismo massonico, il centro della svastika raffigura la Stella Polare e i quattro gamma, cioè i bracci rotanti, che la costituiscono, le quattro posizioni cardinali dell’Orsa Maggiore, le quali sono messe in relazione con i quattro punti cardinali e le quattro stagioni. In Cina, la Svastika  è il segno del numero diecimila, che è la totalità degli esseri e della manifestazione. Una forma secondaria ma di simbologia non meno interessante è la Svastica Clavigera degli stemmi papali, che indica il potere di legare e di sciogliere in terra e in cielo conferito da Cristo a San Pietro. L’asse verticale corrisponde alla funzione sacerdotale e ai solstizi, l’asse orizzontale alla funzione regale e agli equinozi.

 

 

 

Passeggiando per i vicoli di Stifone

10 novembre 2009

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di Francesco La Rosa

Gli  acquarelli  di Giulio Cesare Garbolini ci fanno da splendida cornice.

Stifone, un borgo di origini antiche, addirittura pre -romana, era abitato fino agli anni ’60 da circa 400 persone , mentre oggi sono circa 30,  è una frazione di Narni (Tr), famosa per i numerosi mulini gestiti dalla famiglia Silori, presso i quali i contadini delle contrade vicine venivano a macinare.

La mancata ristrutturazione non gli toglie il fascino di un tempo, anzi lo evidenzia,  posizionato in discesa sul declino della collina che porta al fiume, e non lontano dai centri abitati importanti, per chi vuole può essere un luogo per rivivere le magiche atmosfere della campagna umbra, e ritrovare ovviamente un ritmo di vita che in città è ormai solo un lontano ricordo.

Situato a circa 80 km da Roma, Stifone è conosciuta per aver avuto la prima centrale elettrica del XIX secolo, nei pressi del porto fluviale che  i romani avevano costruito per il trasporto e la distribuzione delle granaglie nel territorio, e non a a caso, il territorio mantiene il primato della qualità dell’acciaio in un luogo dove si incontrano, sublimandosi, i quattro segni di Acqua, Fuoco, Terra, Aria.

Una  curiosità ci ricorda un episodio del “ventennio”, durante il quale ed in occasione della visita del Duce,  per consentire il transito dell’auto presidenziale, nella parte bassa di una parete di una casa gli abitanti  hanno scolpito la traccia per consentire l’agevole passaggio della vettura del Duce, ed ancora oggi sono visibili le tracce.