Posts Tagged ‘giustizia’

All’ Isola del Libro si parla del “Processo in Italia”. Davigo, Cardella e il tema della giustizia

6 giugno 2016

isolaUn pomeriggio ad Isola del Libro Trasimeno per parlare di giustizia in Italia, con due ospiti come Piercamillo Davigo, presidente dell’Anm e Fausto Cardella procuratore generale presso la Corte d’appello di Perugia. I due magistrati, hanno svolto carriere in parallelo, confrontandosi con le massime inchieste della storia del nostro Paese. Negli stessi anni in cui Davigo faceva parte del pool di “Mani pulite”, Cardella era in Sicilia ad affrontare le indagini sulle stragi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. (more…)

Annunci

QUESTO E’ IL NOSTRO SISTEMA GIUDIZIARIO ….

26 maggio 2016

giustizia-martellettoR400Riceviamo e pubblichiamo

Per un qualsiasi normale cittadino, affrontare l’ iter burocratico della Giustizia, è un’impresa sempre più difficile, come quella di barcamenarsi, nei meandri delle leggi e dei codicilli, senza essere obbligato a ricorrere tramite l’ ausilio di un legale patrocinante.

Le procedure dei codici, sia Civili che Penali, non tendono alla semplificazione interpretativa, utile a risolvere le vertenze, più semplici, per dare una certezza del Diritto, con delle risposte rapide ed eque. (more…)

Perugia, Caos Tribunali, così si uccide la giustizia!

25 settembre 2013

Riceviamo e pubblichiamo

Mentre i Tribunali di Assisi, Gubbio, Foligno, Città di Castello e Todi son chiusi dal 13 settembre in virtù della legge sulla spending review, la nuova sede giudiziaria di Balanzano, che dovrebbe (more…)

Giustizia: niente deroghe ai tribunali periferici umbri

9 settembre 2013

Il Ministro della Giustizia ha concesso alcune deroghe a tribunali periferici destinati alla chiusura. Alba, Pinerolo, Bassano del Grappa, Lucera, Rossano, ed altre ancora, (more…)

La Legge è uguale per tutti? Sembrerebbe proprio di no!

15 maggio 2013

riceviamo e pubblichiamo

Da semplice cittadino, posso affermare di non essere soddisfatto del modo in cui viene trattata la Giustizia nel nostro paese. Da troppo tempo, questo nodoso problema non viene risolto. (vedi condanne europee verso l’Italia). “È come navigare in acque agitate, avendo un’ottima nave, ma con un comandante (more…)

LETTERA APERTA AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DAI COMUNI DELLA MEDIA VALLE DEL TEVERE

10 settembre 2012

AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA Avv. Prof. Paola Severino di Benedetto

E P.C. AL PRESIDENTE REGIONE UMBRIA Dott.ssa Catiuscia Marini

AL PREFETTO DI PERUGIA Dott. Vincenzo Cardellicchio

AL PRESIDENTE DELLA CORTE D’APPELLO Dott. Wladimiro De Nunzio

Signor Ministro,

dalle informazioni in nostro possesso, il processo di rivisitazione della geografia degli uffici giudiziari italiani si concluderà con l’annessione del territorio della Media Valle del Tevere, oggi servito dalla sopprimenda Sezione distaccata di Todi, al Tribunale di Spoleto. (more…)

Dopo le ultime vicende giudiziarie che hanno coinvolto la politica Maria Rosi (Pdl) interviene sulla questione morale

7 marzo 2012

“Oggi più che mai è urgente affrontare la questione morale in politica perché è grave e non riguarda solo le singole persone, ma tutta la società. I 43 indagati a Napoli nella sanità, il presidente del Consiglio della Lombardia Davide Boni indagato, gli arresti in Umbria, ci dimostrano che ormai il vecchio sistema politico è imploso. Fino ad oggi la politica è stata lo specchio dell’arroganza del potere di ogni politico, della convinzione di ognuno di loro di essere invincibile perché poteva fare tutto quello che voleva della cosa pubblica. Ladri, corrotti e concussori delle alte sfere della politica e dell’amministrazione devono essere scovati, denunciati e messi in galera. La questione morale nell’Umbria di oggi – secondo Rosi – fa tutt’uno con l’occupazione della Regione da parte dei partiti di maggioranza, che ormai governano da più di quarant’anni, e delle loro correnti, e fa tutt’uno con la guerra per bande e con i metodi di governo di costoro. Partiti che hanno occupato la Regione e tutte le sue istituzioni, che hanno la presunzione di scegliere anche quello che non gli compete. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università.

“La questione morale – continua Maria Rosi – non può essere ridotta soltanto alla riduzione dello stipendio dei politici, sicuramente un segnale di vicinanza alla gente, ma non la soluzione del problema, visto che ci sono dirigenti pubblici di primo livello che ne hanno uno maggiore. Andrebbe fatta una riduzione capillare degli enti inutili. Vanno razionalizzate le risorse umane negli enti, come si fa nelle aziende private. Va ridotto il diffuso assistenzialismo nei confronti delle imprese. Va introdotto il principio di meritocrazia e qualità nel settore pubblico, oggi totalmente legato a logiche clientelari. Non sono più tollerabili promozioni fatte ad hoc solo perché sei l’amico o l’amica di qualcuno. Il politico deve iniziare a rispettare le regole e avere il senso di responsabilità, soprattutto avere il coraggio di fare scelte anche impopolari, in parole povere di avere onestà intellettuale. Non è più tollerabile solo far ‘capolino’ nelle varie commissioni per prendere il ‘gettone’ di presenza. Il compito è difficile, perché dobbiamo andare a intaccare consuetudini e interessi personali, prassi ormai lontane da trasparenza e legalità, ma è il momento di cominciare a fare una grande rivoluzione culturale, agire in maniera completamente diversa, perché la gente è questo che ci chiede”.

AMANDA E RAFFAELE: INNOCENTI OLTRE OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO?

11 ottobre 2011

di Giampiero Tasso

Non mi sono mai voluto impicciare di questo processo e se lo ho fatto ho sempre cercato di guardare le prove vere e reali. Ho fatto due trasmissioni di Don Chisciotte e il buon Giorgio Casoli mi ha insegnato come è facile condannare prima della sentenza e come invece è difficile dividere i fatti dell’accusa e della difesa. Come mai sono stati condannati in primo grado e poi assolti? semplice, perché le prove che l’accusa ha fornito sono cadute giù come castelli di carta e badate bene, per perizie volute dallo stesso tribunale d’appello e che non era stato volute in primo grado. primo punto fondamentale. Ricordiamo sempre che può capitare a chiunque di noi di essere accusato ed egli è semplicemente accusato, non colpevole fino a quando non si arriva al terzo grado, definitivo, di giudizio. Questo è il nostro ordinamento giudiziario. Occorre ricordarlo.
Le chiacchiere danno spazio a qualunque sentenza, ma poi sono le prove, vere e reali che fanno la differenza ed in una sentenza…. contano solo le prove vere e reali, al di fuori di ogni ragionevole dubbio, dice il nuovo testo processuale. Parlare serve a poco e perdonatemi se mi permetto di fare chiarezza. Punto primo nella scena del delitto, nella stanza dove è stata uccisa Meredith vi sono solo le tracce di Rudy Guede, non vi è un capello, un liquido organico, una impronta, un segno della presenza di altre persone, non dico di Amanda e Raffaele, di altre in generale. Sappiamo che Rudy Guede era sulla scena del delitto… lo sappiamo per ciò che ha lasciato nella stanza, nel bagno e su Meredith. La perizia sul famoso gancetto, sottoscritta da tutti i periti, di parte civile, accusa, difesa ed imputati ha dato esito negativo, negativo…. vale a dire non c’è dna di Sollecito… solo polvere e spore.(se volete vi posto le 142 pagine della perizia) La perizia ed i risultati sono stati accettati e firmati da tutti i periti nominati. Tutti sapevano che non vi era dna, su quel gancetto, conservato sigillato e con tutti i crismi della procedura. Sul coltello rinvenuto in casa di Sollecito c’è dna compatibile con quello di Amanda, ma si sa per certo che quello non è stato il coltello dell’uccisione, troppo stretto per le ferite più grandi, troppo largo per le ferite più piccole. Se volete continuo all’infinito… guardate che non mi sono mai stati simpatici i due fidanzatini… ma so che chi è accusato deve essere condannato per prove e non per indizi. Non voglio fare il saccente, non amo mai farlo, ma vorrei solo invitarvi a leggere, come se fosse un libro, le parti processuali, se volete posso postarvele come volete. Credetemi a leggerle è comprendere come e a chi affidiamo la giustizia, come si fa un processo e perché ci vogliono 4 anni per chiarire i fatti.
Se Rudy Guede sia stato il solo ad uccidere Meredith? non lo so… so solo che da 30 anni, la sentenza di cassazione porta a 16 la reclusione…. tra sconti, indulti e buona condotta tra sette/otto anni è fuori…. i morti sono due, oltre alla Meredith c’è la giustizia, ora se per incapacità di trovare le prove, per incapacità investigativa, per orpelli giuridici, per una giustizia assurda non ve lo posso dire…. ma ogni sentenza va rispettata… è alla base della democrazia.

La bilancia della Giustizia è scassata ?

5 settembre 2011

 

Il Commento di Vito Schepisi

Verrebbe da chiedersi se in Italia la bilancia della giustizia sia scassata, o se siano gli uomini addetti alla pesa inclini ai due pesi e alle due misure. La risposta ha la sua importanza. Le garanzie, e la Giustizia rientra tra queste, costituiscono le basi di un sistema di democrazia liberale.

Sin dai tempi di “mani pulite”, quando da destra a sinistra si alzò il grido giustizialista contro una classe dirigente incapace di emendarsi e di offrire soluzioni politiche di respiro strategico, apparve chiara la direzione, rimasta unica, in cui si voleva andare a parare.

Già da allora, più che una bilancia a due piatti, la giustizia italiana era apparsa come un piano inclinato che faceva scorrere tutto in un’unica direzione. E non c’è niente di più immorale della presenza di due pesi e due misure nella lotta all’illegalità e al malcostume. Le discriminazioni sono antipatiche e generano sfiducia nelle istituzioni, la giustizia parziale induce persino quella parte che la fa franca a perfezionare e moltiplicare le sue pratiche illegali.

L’odio, il pregiudizio, ma soprattutto un po’ d’ignoranza, unita all’incapacità di trasformare l’antagonismo politico in una proficua strategia democratica, e poi la voglia delle soluzioni sbrigative, assieme alla falsa idea della sinistra di una propria supremazia intellettuale e morale, impedì agli inizi degli anni ’90 di far prevalere l’autocritica e la stessa, ma più completa, riflessione morale, per avviare un confronto politico-istituzionale, propedeutico all’avvio di una stagione di sostanziali riforme. Ne stiamo pagando tuttora le conseguenze.

Prevalse nel Paese, sui media, e nelle correnti della magistratura, anche in quelle più autonomiste, trascinate da quelle più politicizzate, l’idea che la questione morale fosse un problema da risolvere prevalentemente all’interno dei partiti della tradizione capitalista e di democrazia occidentale.

Non è stato mai chiarito, ad esempio, per quale principio, ai tempi di “mani pulite”, il Vice Procuratore Capo della Procura di Milano, Gerardo D’ambrosio, poi diventato parlamentare DS, e successivamente PD, come ebbe a riferire il PM Tiziana Parenti, avesse maturato l’idea che, se l’azione giudiziaria si fosse allargata al Pci-Pds, sarebbe crollato tutto il teorema giudiziario del Pool milanese. Sarà stata questa la ragione per la quale c’era chi non poteva non sapere e chi, invece, poteva, ma anche la ragione per la quale era sufficiente fare atto di ravvedimento, interagendo con una ben precisa parte politica, per restarne fuori e farla franca.

E’ stato così che l’area politica più pluralista e meno autoritaria, benché responsabile per aver instaurato e assecondato quel costosissimo sistema dei partiti e delle correnti, sostenuto, com’è emerso, con le pratiche corruttive e con le tangenti, ebbe a trovarsi schiacciata, come dai due bracci di una tenaglia, dalle furbizie delle connivenze giudiziarie e dai sentimenti massimalisti e reazionari di opposta tendenza politica.

Da una parte a soffiare sul fuoco era la sinistra post-comunista. Il Pci aveva visto dissolversi la sua strategia di avvicinamento alla conquista del potere con l’utilizzo degli strumenti della borghesia, e facendo leva sulla conflittualità interna, come aveva teorizzato Lenin. La sinistra marxista si era così liberata, furbescamente, dopo la caduta del Muro di Berlino, di quel nome che ricordava l’orrore e le tragedie emerse dall’esperienza disastrosa e dal fallimento civile, sociale, economico e politico dell’est europeo.

La sua nuova strategia, una volta diventato Pds, mirava sempre alla conquista del potere, ma ora nel solco del socialismo democratico di stampo europeo, riciclandosi e disponendosi a sostituirsi al partito socialista italiano di Bettino Craxi che, non a caso, veniva additato come il maggior responsabile del sistema corruttivo e illegale instaurato in Italia. Il leader socialista, che in Parlamento aveva denunciato la presenza di un sistema  di corruzione che attraversava tutti i partiti (I partiti, specie quelli che contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale), veniva, infatti, costretto all’esilio in Tunisia per sfuggire alla ferocia manettara, sapientemente alimentata da una connivente regia politico-giudiziaria.

Dall’altra parte, come secondo braccio della tenaglia, c’era quella parte della destra reazionaria e forcaiola che individuava nella Democrazia Cristiana e nel Partito Socialista le responsabilità del congelamento della sua consistenza elettorale ed il suo isolamento politico, e c’era anche l’emergente egoismo locale del Nord del Paese che faceva di “Roma ladrona” lo strumento per la richiesta di trasformazione dell’Italia in Stato federale che sapeva tanto di richiamo alla secessione.

Accade che i nodi che non sono sciolti si ripresentino, e la sensazione di farla sempre franca si trasformi, persino, in maggiore audacia. Il sistema Pci-Pds-Ds rischia ora di diventare il sistema PD. Se anche Giorgio Bocca sostiene di temere la minaccia di querele di Bersani, si rafforza il timore dell’intimidazione verso chi osserva e denuncia.

La sensazione che la bilancia della Giustizia sia scassata e che penda sempre da una parte, anche dinanzi alle querele, ora ha un che di ancora più inquietante.


 

La vicenda Thyssenkrupp tra sentenze e dubbi

20 aprile 2011

di Matteo Bressan

Non si placano le divisioni, le paure, le attese e anche il dolore ancora vivo nei familiari delle vittime, dopo la sentenza che i giudici di Torino hanno emesso lo scorso venerdì. Per molti si è trattato di una sentenza storica ma forti restano i dubbi sulla condanna per “omicidio volontario con dolo eventuale” a carico dell’amministratore delegato Harald Espenhahn. Il mondo politico, tra cui anche il Ministro del Welfare Sacconi, ha tenuto a precisare gli effetti positivi, in termine di prevenzione e sicurezza, che nei luoghi di lavoro produrrà questa sentenza. L’analisi però non può essere ristretta al certo importante accertamento delle responsabilità, alla storica svolta nell’impianto accusatorio o alle conseguenze positive che si determineranno nei luoghi di lavoro. Vi è un aspetto, che forse attira meno l’attenzione della stampa nazionale e dei riflettori dei media, che in queste ore pone dei grandi interrogativi sul funzionamento della nostra giustizia. È difficile toccare un tema delicato come questo, soprattutto in una fase storica che segna il livello più alto dello scontro tra politica e magistratura ma è necessario aprire una riflessione sulle sanzioni che andranno a colpire direttamente lo stabilimento ternano della Thyssen e che potrebbero avere gravi ripercussioni non solo in termini occupazionali. Se è vero infatti che l’azienda tedesca non dovrà probabilmente rinunciare ai contributi pubblici per la cassa integrazione risultano essere molto severi e punitivi i divieti di pubblicizzazione dei prodotti così come il mancato dissequestro e relativo trasferimento della linea 5 da Torino a Terni che impedisce al polo ternano il raggiungimento degli obiettivi produttivi e la tenuta dei costi aziendali. Sul dissequestro delle linea 5 si sta determinando un vero e proprio paradosso a danno della ThyssenKrupp proprio perché l’azienda, qualora volesse riprendere il possesso di questa, sarebbe costretta a rinunciare al processo di appello e a rendere esecutiva la sentenza. Non si esclude infatti che in appello la linea 5 possa essere oggetto di perizie e ulteriori accertamenti.

GIUSTIZIA, IL PROCESSO BREVE PASSA ALLA CAMERA

18 aprile 2011

RIFLESSIONE DI FRANCESCO BORDONI

La camera ha approvato il disegno di legge sul c.d. “processo breve” o “prescrizione breve” con 314 voti contro 296. Il provvedimento passa ora al senato e se non vi saranno ulteriori modifiche il disegno di legge diventerà legge.
IN CHE COSA CONSISTE?
Il punto chiave è l art 3. Infatti la prescrizione di un processo (cioè l’estinzione del reato) si calcola sul massimo della pena aumentato di un 1/4. Ora con il testo ieri passato a Montecitorio questo 1/4 diventa un 1/6. Ad es. Per un certo reato la cui pena massima è di dieci anni la
prescrizione attuale scatta dopo 12 anni e 1/2. Invece quando la legge saràpassata la prescrizione sarà di 11 anni e 6 mesi.Suddetta modifica vale per gli incesurati ed sono esclusi i reati di grave allarme sociale. In generale il disegno di legge stabilisce che la durata del processo non possa superare i 3 anni in primo grado i 2 anni in appello e l’ anno e mezzo in cassazione.
Quindi 6 anni e mezzo in tutto che permetteranno di avere procedure più veloci rispetto ai tempi medi della nostra giustizia.