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Il nuovo governo della fallimentare repubblica italiana vara un nuovo dicastero: il ministero alla Coesione sociale.

18 novembre 2011

Gustavo Gesualdo

La evidente volontà di premier e capo dello stato si indirizza inequivocabilmente al salvataggio della unità nazionale così come è, senza alcun senso critico e sentiero razionale, salvando tutti e tutto: mafiosi, amici di merende dei mafiosi, grandi evasori fiscali, pluriomicidi, stupratori ed assassini alcoolizzati stradali extracomunitari, corrotti e corruttori, parassiti e fannulloni di ogni genere e razza. I due “grandi statisti” non si avvedono della evidente incongruenza e del fatto che, molto più che evidentemente, la necessità di munire l’azione del potere esecutivo di un dicastero della Coesione sociale, comprova esso stesso che non esiste una coesione sociale, come non esiste una unità nazionale ed una cointeressenza popolare. Un errore di quelli con il botto, una svista allucinante che denuncia con quali pregiudizi ideologici (altro che tecnocratici) si vuole impostare un governo che salvi tutto e tutti, comunque, senza nessuna selezione, in assenza di un qualunque criterio intellettivo. Il capo dello stato aveva già dismesso i suoi panni di soggetto istituzionale super partes nel suo ultimo viaggio a napoli, la sua città natale, nella quale ha pubblicamente dichiarato il suo campanilismo napoletano e meridionale, a tutto danno e nocumento del resto del paese, aggiungerebbe un attento osservatore. Napoli, è la città sulla quale grava gran parte della responsabilità nella perdita verticale di fiducia e del pregiudizio internazionale sulla Italia intera, nella sua ostinata continuata ed aggravata difesa e non persecuzione della illegalità e nella sua incapacità di gestire la continua emergenza (ormai emergenza nazionale da qualche anno) della Monnezza napoletana, emergenza che è stranamente scomparsa dai disonori della cronaca, sia pure non sia scomparsa la sua monnezza: dove è finita e/o dove finirà la monnezza napoletana è divenuto un segreto di stato gelosamente custodito. Altro che KGB, altro che Putin. Quel che è certo e comprovato è che sia Napolitano che Monti agiscono all’unisono nel rimuovere ogni oggettiva responsabilità napoletana, campana, calabrese, siciliana e, generalmente meridionale (questione assolutamente irrisolta) dalle pur evidenti responsabilità sulla escalation violenta con cui i mercati ed i paesi esteri hanno preso d’assalto l’intero paese. Il sospetto che si voglia salvare in toto un paese così chiaramente non coeso e non unito da aver addirittura bisogno di un ministero della coesione sociale, sale vertiginosamente nella lettura attenta della stampa allineata al potere del nuovo MinCulPop, versione tecnocratico-burocratico-comunista, nella convinzione assoluta che, il voler imporre al paese una coesione che non esiste nei fatti, urti irrimediabilmente contro un paese reale frammentato ed oramai spezzato in almeno tre tronconi geografici e territoriali. Ecco che una visione ideologica, una ideologia dell’unitarismo reale (leggi socialismo reale delle repubbliche sovietiche unite con la forza di una dittatura tecnocratico-burocratico-comunista) si avvale della forza del potere esecutivo per imporre al paese una volontà pregiudizievole ed ideologica, da applicare con tutta la forza pubblica del governo nazionale al paese reale, piaccia o non piaccia, sia condivisa o meno, sia questa volontà possibile, o paradossalmente assurda.. Se non è un atto di violenza questo, allora io non so cosa sia la violenza. Se non è un atto arbitrario questo, allora io non so cosa sia uno stato liberale di diritto. Se non è una palese ammissione di disunità del paese questa, allora io non cosa significhi il detto popolare “simili con i simili”. A questo governo che piace così tanto alle autorità europee vorrei ricordare come i trattati europei difendano in modo netto e determinato il valore del diritto della autodeterminazione dei popoli. A questo Capo dello stato europeista vorrei ricordare che l’adesione dell’Italia alla Unione Europea sottopone la stessa costituzione italiana ad ordinamenti e livelli di giudizio superiori a quello nazionale, difesa e tutela superiore dei diritti che è stata inoltre recepita dalla stessa Italia. Insomma, non si può far finta di non vedere e non sentire che l’agire dell’esecutivo all’unisono con la massima carica istituzionale italiana “fanno finta” di non sapere e di non capire in relazione al diritto di autodeterminazione dei popoli e di tutela e di difesa delle eventuali minoranze secessioniste italiane richiamata e ammonita in trattati e convenzioni che recano la firma italiana. Questa limitazione dei diritti fondamentali dell’uomo e delle comunità umane è inaccettabile, è irricevibile. L’ostinazione con la quale si profonde un enorme impegno nel tacitare le disuguaglianze e le impossibili coesistenze italiane e nel voler imporre a mezzo ministero esecutivo una “coesione sociale” lascia amareggiati e rammaricati, profondamente ed ingiustamente feriti nella più profonda libertà dell’uomo e della donna e di ogni popolo: quella di autodeterminarsi e decidere in piena libertà di scelta con chi coesistere e con chi no. Il violento impatto che una coesione imposta coercitivamente ed esecutivamente potrà avere su di un paese reale già molto distante da uno stato di diritto così povero di giudizio giuridico equilibrato e non di parte ed ideologico supera ogni previsione. In effetti, il voler arbitrariamente salvare comunque e per forza chi è camorrista da chi non lo è, chi è mafioso da chi non lo è, potrebbe avvitare definitivamente il paese reale in un pericoloso vortice che allontani ancor più il paese reale dallo stato di diritto, il paese produttivo di ricchezza dal paese che produce ed esporta illegalità, il paese del made in Italy dal paese che distrugge l’immagine del made in Italy. Oggi, il potere pubblico italiano ha fatto una scelta ben determinata e precisa, scelta fatta ignorando un reale grido di allarme sulla non unità di un paese che si vuole imporre coeso. La politica del potere che redistribuisce una ricchezza che non produce, impicca l’economia che produce la ricchezza che altri pretendono di redistribuire arbitrariamente, in un momento di spaventosa crisi interna ed internazionale può creare certamente il presupposto per un fall out totale del sistema economico, stanco di trascinarsi dietro pesi importanti di popolazioni improduttive e parassitarie, di popolazioni fortemente propense alla illegalità ed al degrado. Non si può chiudere la questione meridionale in questo modo, senza discernere, senza selezionare, senza razionalizzare. Si conferma così una evidente volontà politica ed istituzionale del potere pubblico che impone messaggi ripetitivi ed arbitrari da MinCulPop: tutti mafiosi, nessuno mafioso; tutti corrotti, nessuno corrotto; tutti nella monnezza, nessuno nella monnezza. No, non è così che si risolvono le questioni importanti e storicamente radicate di un paese che è sempre stato definito come quello “delle due italie”. Ora, la nuova dittatura tecno-burocratica che non è stata eletta direttamente dal popolo sovrano impone il suo diktat:  questo è un governo di salvezza nazionale nel senso che, noi, potere pubblico ed istituzionale, sacrificheremo una parte dle paese (il nord) per salvare un’altra parte del paese (il sud). E questo atto di imperio, è inaccettabile, irricevibile, ingiustificabile. L’economia non è una scienza e nemmeno solo una parola: l’economia è quella cosa che consente a tutti di mettere un piatto a tavola ogni giorno. L’economia, come la finanza, non accetta imposizioni, non accetta regole anti-economiche, non può consentire il sacrificio del motore economico di una nazione per salvare chi non produce ricchezza sufficiente per il proprio sostentamento, obbligandosi ad elemosinarne in mani altrui. Non vi è alcuna dignità in tutto questo. Non vi è alcuna regola economica in tutto questo. Non vi è alcuna ragione umana in tutto questo. Non si può risolvere la questione meridionale in questo modo, come non si può mettere a rischio il futuro ed il presente di un intero paese per salvare con la forza chi, non solo non contribuisce in modo importante e nemmeno sufficiente allo sviluppo economico complessivo, ma pesa invece gravemente come un parassita su di esso. Non si può sacrificare lo sviluppo economico complessivo in una coesione forzata fra chi produce ricchezza e chi la brucia senza rispetto alcuno, bruciando contemporaneamente anche l’immagine stessa di chi produce quella ricchezza, mettendolo in gravi difficoltà, contraffacendo quella ricchezza, derubando quella ricchezza, gravando su quella ricchezza. Ma quella ricchezza e quella economia sta prendendo il largo da un simile modo di intendere la coesione sociale e la comunità nazionale. Le imprese fuggono precipitosamente da questo stato di fatto e di diritto. I capitali fuggono precipitosamente da questo stato di fatto e di diritto. Chiunque sia dotato di intelletto, fugge precipitosamente da questo stato di fatto e di diritto. E se si è arrivati oggi alla imposizione di un ministero della coesione sociale, a cosa arriveremo domani? Al mobbing ed alla intolleranza del potere pubblico, o peggio, alla persecuzione morale e materiale di ogni libertà fondamentale? Verrà perseguitato ed incarcerato chiunque dovesse scendere in piazza al grido di libertà? Quale avallo popolare sorregge tale coesione? Non so se per fall out economico-finanziario o per fallimento politico-burocratico, ma è forte la sensazione che questa distanza fra stato di diritto (inteso soprattutto come casta tecno-burocratica e come casta politica) ed il paese reale aumenterà considerevolmente, invece di diminuire, sino alla dimensione del distacco. In quel giorno, eserciti di tecnocrati, burocrati e politici capiranno l’importanza ed il valore della economia che produce ricchezza, del lavoro che produce ricchezza. E dovranno cercarsi un lavoro, uno vero, per sbarcare il lunario, maledicendo quel giorno in cui decisero di sottomettere arbitrariamente gli interessi di quella parte del paese che producevano ricchezza, ad un sultanato dello sbafo pubblico, ad una dittatura dello spreco pubblico. Ad ognuno le proprie responsabilità, compresi quei politici che le ragioni riportate in queste righe proclamano a parole, ma non difendono nei fatti. Poiché è stato varcato il confine della democrazia rappresentativa. Poiché è stato superato il limite della tolleranza economica. E non vi è alcuna giustizia in tutto questo. E men che meno, una coesione sociale, una giustizia sociale.

 Gustavo Gesualdo – alias  Il Cittadino X – Alleanza Federalista

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MONDO DELL’ARTE IN LUTTO. E’ MORTO GUSTAVO FRANCALANCIA

26 settembre 2011

Gustavo Francalancia

Il pittore Gustavo Francalancia, considerato uno degli ultimi eredi della Scuola Romana ed esponente di spicco del Realismo Magico, è morto l’altra mattina ad Assisi, sua seconda patria, all’età di novant’anni. Dopo una lunga malattia, lascia la moglie Vincenzina e il figlio Marco con una sfida vinta: essere riuscito a inaugurare l’ultima sua personale, in corso fino al 13 novembre nella ottocentesca Villa Fidelia (via Flaminia 70) di Spello, in provincia di Perugia. E sarà proprio in questa sede che sabato 1 ottobre, alle ore 17, si terrà l’ultimo saluto a Gustavo alla presenza dei familiari, degli amici e di quanti hanno avuto modo di conoscere e apprezzare l’uomo e l’artista e dei critici Valerio Rivosecchi ed Ezio Genovesi.

ARTE A SPELLO, Omaggio ad uno degli ultimi eredi della scuola romana e del realismo magico

5 settembre 2011

autoritratto - 1983 - - olio su tela - 20x25

17 settembre – 13 novembre 2011

Da martedì a domenica 10:30 – 18:00.  Villa Fidelia, Spello (Pg)

Inaugurazione : Sabato 17 settembre 2011 – Ore 17:30

A Gustavo Francalancia, uno degli ultimi eredi della scuola romana, o più propriamente del realismo magico, è dedicata la mostra monografica che si terrà dal 17 settembre al 13 novembre 2011 nella ottocentesca Villa Fidelia a Spello, in provincia di Perugia.

L’iniziativa è stata voluta con decisione dal figlio Marco, sensibile fotografo, per rendere omaggio ad una vita dedicata alla pittura e, insieme al padre, oggi novantenne,  “tirare uno scherzo alla sorte” – come ironicamente afferma – organizzando questa nuova personale. Ma anche per salutare il recente rientro di Gustavo Francalancia ad Assisi, dove il maestro abitò fino al 1973, esercitando la professione di dentista, per poi trasferirsi a Roma dedicandosi prevalentemente al lavoro artistico.

La mostra si compone di 120 dipinti a olio e 10 grafiche (alcuni dei quali inediti), realizzati nel periodo 1934 – 2008 e selezionati da Marco Francalancia che ne cura l’allestimento, con la collaborazione dell’artista Claudio Carli, e il catalogo.

Mostra: Da sabato 17 settembre a domenica 13 novembre 2011 presso Villa Fidelia (via Flaminia 70) a Spello (Pg). Apertura: Da martedì a domenica. Orario 11:00 – 18:00 (settembre fino alla 19:00) Ingresso: Euro 3,00. Per informazioni: Villa Fidelia tel. 0742.652547, www.provincia.perugia.it. Catalago: A cura di Marco Francalancia, grafica di Caterina Carli.