Posts Tagged ‘ici’

I dolori del giovane Euro, lo spread ed il futuro delle famiglie italiane

6 luglio 2012

Stefania Verruso

Intervista a Stefania Verruso Segretaria regionale La Destra

di Francesco La Rosa

Stefania, prima di entrare nel core business della nostra conversazione puoi raccontarci in sintesi la nascita de La Destra? E la storia di Storace che ha voluto andare alle elezioni da solo.

La Destra è nata prima del Pdl, nel 2007, era una corrente (destra sociale) all’interno di An in dissenso con Fini.

Ma perché ha preferito andare da solo? (more…)

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Assisi: Travicelli, “ Le aliquote IMU rispettino i principi di progressività ed equità

2 marzo 2012

Dopo aver perso il primato del comune umbro dove si pagano meno tasse a favore di Umbertide spero che si trovi la forza di assumere delle decisioni sulle modalità di pagamento dell’ IMU rispettose della nostra tradizione di equità e sobrietà. Le domande alle quali tutti noi siamo chiamati a rispondere sono: 1) se chi ha di più paga di più e  2) se è tutelata, nel migliore dei modi, la fascia debole della nostra popolazione. Lasciando le aliquote invariate rispetto alla possibilità di ricalibrare il prelievo secondo le differenti possibilità economiche dei cittadini significa derogare alla potestà, prevista dalla norma nazionale, di decidere in base alle peculiari condizioni dei singoli territori. Assisi ha bisogno di essere governata, i cittadini hanno diritto di sapere dagli amministratori se trovano giusto che, a fronte di fortissime sperequazioni economiche, le aliquote tra chi possiede una sola casa e chi ne possiede molte è così risibile. Chi ci amministra deve rifiutare di farsi trasportare dagli eventi rimanendo in silenzio, anzi deve uscire tra i cittadini e dire chiaramente perché ha intenzione di lasciare le aliquote invariate sulle case e se intende applicare, per quanto riguarda la fiscalità agricola, le aliquote più basse così come previsto dall’art. 13, commi 6 e 8 del decreto legge n. 201 del 2011, ai fine di salvaguardare l’interesse dell’impresa agricola a non essere colpita pesantemente nell’esercizio della sua attività economica. . Le norme sulla fiscalità agricola devono essere riviste”.

 

Dopo aver perso il primato del comune umbro dove si pagano meno tasse a favore di Umbertide spero che si trovi la forza di assumere delle decisioni sulle modalità di pagamento dell’ IMU rispettose della nostra tradizione di equità e sobrietà. Le domande alle quali tutti noi siamo chiamati a rispondere sono: 1) se chi ha di più paga di più e 2) se è tutelata, nel migliore dei modi, la fascia debole della nostra popolazione. Lasciando le aliquote invariate rispetto alla possibilità di ricalibrare il prelievo secondo le differenti possibilità economiche dei cittadini significa derogare alla potestà, prevista dalla norma nazionale, di decidere in base alle peculiari condizioni dei singoli territori. Assisi ha bisogno di essere governata, i cittadini hanno diritto di sapere dagli amministratori se trovano giusto che, a fronte di fortissime sperequazioni economiche, le aliquote tra chi possiede una sola casa e chi ne possiede molte è così risibile. Chi ci amministra deve rifiutare di farsi trasportare dagli eventi rimanendo in silenzio, anzi deve uscire tra i cittadini e dire chiaramente perché ha intenzione di lasciare le aliquote invariate sulle case e se intende applicare, per quanto riguarda la fiscalità agricola, le aliquote più basse così come previsto dall’art. 13, commi 6 e 8 del decreto legge n. 201 del 2011, ai fine di salvaguardare l’interesse dell’impresa agricola a non essere colpita pesantemente nell’esercizio della sua attività economica.

Claudia Maria Travicelli – (Consigliere Comunale Indipendente) Assisi

Riflessioni sull’Imu applicata alle seconde abitazioni

15 dicembre 2011

LETTERA A GOODMORNINGUMBRIA

di Luca Proietti Scorsoni –  Giovane Italia Terni

“Avvertenza: le righe che seguono rappresentano un caso emblematico di conflitto d’interesse. Ecco, detto questo, leggete il seguito. Sarà che mi son fissato con questa storia della manovra improcrastinabile, elaborata per salvarci dal fallimento, sarà che certe ricette economiche prima ancora di venir approvate hanno un non so che di rancido, aggiungiamoci pure alcune letture recenti sull’abc del liberalismo, ma questa storia della nuova Ici a me non riesce ad andare giù. In particolar modo mi riferisco agli inasprimenti vertiginosi ai quali saranno soggette le seconde case. Prima che qualcuno di voi arricci il naso, magari accompagnando il gesto con l’ammonimento costituzionale del: “Chi ha di più deve dare di più!” datemi la possibilità di spiegare. Non sto mettendo in discussione l’obbligo di pagare i balzelli per la mia seconda abitazione, ci mancherebbe altro. Tuttavia qualche lamentela mi sento in dovere di farla. Pensateci bene. In una casa dove vivo per pochi mesi, in altro comune rispetto a quello dove risiedo, pago i servizi locali più di coloro che ne usufruiscono per l’intero anno. Questo vuol dire che con il sottoscritto il comune ci guadagna due volte: la prima in via diretta grazie alle tasse, la seconda indirettamente grazie ai minori costi che produco. Non solo. Memore dell’espressione anglosassone “No taxation whitout representation” c’è un altro valido motivo in base al quale i detentori di seconde abitazioni (sempre al di fuori del comune di residenza) avrebbero il diritto di non essere ulteriormente tartassati: l’impossibilità di potersi far rappresentare. Ovvero il non poter votare. Soggetti alle decisioni dall’alto, come sempre accade, ma non dai propri rappresentanti. E non mi pare un elemento da poco in una democrazia per l’appunto rappresentativa (magari tralasciando questo fine legislatura…). Ricapitolando: pagare di più per consumare di meno e per non avere voce in capitolo. Dite che il mio sia un ragionamento troppo capzioso? Forse, ma invece del dito provate ad osservare la luna. E così finisco il pezzo anche con la perla di saggezza”.

Flamini/Prc: “Lunedi’ saremo con la Cgil. Uniamo la sinistra contro il governo”

9 dicembre 2011

Rifondazione comunista di Perugia valuta in maniera molto negativa la manovra del governo Monti, una manovra in perfetta continuità con le politiche di Berlusconi che scarica i costi della crisi su lavoratori, pensionati e giovani. Un governo di nominati in un Parlamento di nominati continua a tutelare i grandi patrimoni e gli speculatori, il capitale e le banche. Niente viene proposto contro l’evasione fiscale e, per il reperimento delle risorse, non si prevede nessuna patrimoniale. L’intervento sulle pensioni serve solo per fare cassa e non propone niente per i lavoratori precari e i giovani: si blocca la rivalutazione delle pensioni al costo della vita, si porta l’età pensionabile a 70 anni, si estende a tutti i lavoratori il sistema contributivo. Le drastiche riduzioni dei trasferimenti a Regioni ed Enti Locali sono in realtà tagli agli asili nido, alla non autosufficienza, alle politiche abitative e del lavoro, al trasporto pubblico, alla sanità pubblica, già colpita da tagli per 13 miliardi al 2014. La rivalutazione degli estimi catastali, unito alla reintroduzione dell’ICI sulla prima casa poi colpirà pesantemente le famiglie italiane, senza tutelare i lavoratori e le fasce più deboli, senza intervenire sui patrimoni e i privilegi del vaticano e con scarse ricadute per i Comuni. La sovrattassa prevista sui capitali scudati però è un misero 1,5%. Sui costi della politica, poi, siamo al ridicolo. La proposta di abolire le Province e le sue assemblee elette democraticamente dal popolo tramite un decreto legge, oltre a non produrre risultati, è un atto sbagliato, autoritario ed anticostituzionale che ha come unico precedente nel nostro paese Mussolini.  Insomma Monti in Europa è con la Merkel, in Italia con gli speculatori contro il lavoro. Per questo sosteniamo lo sciopero generale della Cgil del 12 dicembre e il presidio sotto la Prefettura di Perugia per costruire una mobilitazione ad oltranza nel nostro territorio contro le politiche del governo. Uniamo la sinistra contro il governo Monti.

Enrico Flamini – Segretario Provinciale Prc Perugia

nota di redazione: Caro Flamini, molte sue considerazioni sono condivisibili, in particolar modo quando si riferisce ai giovani ed ai pensionati. Purtroppo però ci tocca registrare un silenzio assordante dei sindaci umbri che dall’Ici prossima ventura incasseranno tanti bei soldini, e stia tranquillo che applicheranno l’aliquota massima, alla faccia dei lavoratori e dei pensionati. Possiamo parlare di “miniconflitto di interessi”?

Il 12 dicembre sarò con voi

Commento di Stelio Bonsegna – Pur non condividendo il paragone della continuità berlusconiana. Noto nella manovra, la mancanza di vere riforme strutturali, cioè una vera riduzione del costo dello stato. Dove sono le riforme della lettera inviata alla UE , di Berlusconi?
Le Province, sono ancora li; i parlamentari hanno fatto finta di ridursi i privilegi, rientrati poi da altre parti; etc.etc..
Un suggerimento utile, sarebbe quello di ridurre anche le Regioni, accorpando le piccole, che come in Umbria, costano il doppio e talvolta il triplo di quelle più grandi. Riduzione drastica del compenso stipendiale ai Parlamentari, ai Magistrati (in quanto il loro stipendio è legato a quello dei parlamentari). E così via, snellendo questo stato esoso e corposo.
Ricorrere ai soliti Lavoratori, che han sempre pagato le tasse è un mezzuccio classico dei professori (vedi Prodi). E’ il mezzo più semplice per far cassa. Ma a forza di spremere, alla fine, di succo nel limone non ce ne resta più, come ora.
Oggi il lavoratore dovrà, suo malgrado, decidere se proteggere la sua vita, o pagare le nuove gabelle. Si, perché se paga le tasse, non ha i soldi per mangiare fino alla fine del mese. Se invece non le paga, le tasse, gli prendono la casa, l’auto (che spesso usa per recarsi a lavoro), però ha da mangiare, ma non un tetto dove ripararsi. Questo è il colmo della dabbenaggine di chi ci Governa, il quale mira ad interrompere quel circuito prezioso in cui i soldi permettono di consumare ed acquistare, per cui le aziende producono e possono vendere, quindi più si consuma, più si produce, più lavoro si crea.
In Italia questo modo di vedere l’economia, sembra non vada di moda, sopratutto a causa di una sinistra avvezza all’assistenzialismo di stato, mai abbandonato.

BERSANI: “TAGLIARE LE PENSIONI? SI PUO’ FARE (MA LE NOSTRE, NON LE SUE)”

22 novembre 2011

Pier Luigi Bersani

di Ciuenlai

 

Iniziano le prove di macelleria sociale che dovrà portare il “nuovo ordine” in tutta Europa. Un ordine fatto di precarietà, niente diritti, poco welfare e pensioni da fame e godute per pochissimi anni. E proprio sulle pensioni stamattina è intervenuto il segretario del Pd Bersani che ha in pratica sposato la tesi della nuova Ministra, amica di Fassino (quello che Ici e patrimoniale sono la stessa cosa e che Marchionne è la modernità) e di Chiamparino (quello che sostiene le posizioni liberiste di Ichino sull’abolizione dei diritti sul lavoro e che ama Marchionne come il nuovo sindaco di Torino). Insomma, niente pensione prima dei 62 anni. Da 62 a 65 il 3% in meno ogni anno e il 2% fino a 70 anni.

Simulazione – Una persona che ha iniziato a lavorare nel 1980 a 20 anni, farà 40 anni di contributi nel 2020. Ma nel 2020 avrà solo 60 anni. Quindi se vorrà andare in pensione perderà il 15%. Essendo il suo calcolo per 2/3 con il contributivo, avrebbe portato a casa il 65% dell’ultima paga. Se il suo ultimo stipendio fosse stato di 1500 euro, prenderebbe 850 euro di pensione. Dopo 40 anni di contributi!!!!!!! Per avere 1150 euro di vitalizio dovrebbe staccare a 70 anni e cioè dopo 50 anni di servizio. La liquidazione gliela darebbero a 72 anni.

Le aspettative di vita saranno anche aumentate, ma ancora i centenari si contano sulla punta delle dita e la gente che muore tra 70 e 80 anni è pari ad un botto.

Certo il sig. Bersani ha due vitalizi assicurati (uno da parlamentare e uno da presidente della regione Emilia e Romagna) , ha la pensione da funzionario o inerente alla sua professione, ha l’incarico a vita e quindi questi problemi non li capisce, semplicemente perché non c’è l’ha. Intanto, per difendere i suoi, li crea agli altri.

CHE BELLA POLITICA DI SINISTRA!!!!!!!

“DIMMI COME POSSO AIUTARTI”….. A FARE MACELLERIA SOCIALE

19 novembre 2011

IL GOVERNO MONTI – LETTA IN UN BIGLIETTO

di Ciuenlai

Parte il programma di equità(lia) del Governo Monti e (doppio) Letta, teso a far pagare chi ha dato di meno (non chi ha di più):

1) Abolizione delle pensioni di anzianità perché “diciamocelo” i lavoratori non avevano mai “veramente” dato

2) Reintroduzione dell’Ici perché chi ha la prima casa non pagava più l’affitto allo stato da diversi anni;

3) Aumento dell’Iva perché, quelli che non arrivano più alla terza o quarta settimana, i rincari (e quindi l’Iva) non li pagavano più per una parte consistente del mese e quelli che non hanno niente, che appartengono alla categoria di quelli che non hanno mai dato, si dovranno pur decidere a mettere qualcosa;

4) Niente patrimoniale perché chi ha un sacco di capitali ha già subito la vessazione di vari condoni

P.S. – Intanto si scopre che:

a) Enrico Letta scrive al Premier : “per il Pd Parla con me” che Bersani è un prestanome;

b) Metà dei Ministri viene dal convegno “vaticano” di Todi; che è stato aggiornato a lunedì nel Consiglio dei Ministri, dove non è ancora certa la presenza del Cardinal Bagnasco, mentre è sicura quella dei maggiori banchieri;

c) All’antitrust è stato nominato Pietruzzella l’avvocato di Schifani, per la serie “affari di famiglia” e per ricordarsi che “Silvio ancora c’è”

DAL PANETTONE ALLA COLOMBA. STORIA DELLA MORTE E DELLA (POSSIBILE) RESUREZIONE DI BERLUSCONI

7 novembre 2011

di Ciuenlai

Non vi rallegrate troppo per la prossima fine di Berlusconi. Lui (per il momento) passa la mano, ma la lettera della Bce resta. Il Governo che il Presidente della Repubblica prepara da tempo (Mario Monti con i due Letta come vice per la serie Allegria?) si annuncia come un esecutivo con un programma “lacrime e sangue”. Il programma che il premier non ha voluto fare, lasciando il cerino in mano ai successori. E si tratta di vere e proprie “bombe sociali”. Per dare seguito alle indicazioni di Merkosy circolano (oltre ai nomi dei Ministri) questi 10 punti che, se i mercati continueranno a premere sull’Italia (cosa molto probabile), ci potranno anche chiedere di attuare (in toto o solo in parte) in un breve lasso di tempo.
1) Fine delle pensioni di anzianità e passaggio definitivo al sistema contributivo
2) Prelievo forzoso dai c.c. (o come una tantum o trasformando il prelievo in Bot)
3) Pagamento del tfr (in tutto o in parte) in Bot decennali rinnovabili
4) Diminuzione degli stipendi pubblici e delle pensioni sopra i 1500 euro (5 o 10%)
5) Ripristino dell’Ici per gli enti locali (per finanziare la normale amministrazione)
6) Istituzione della tassa locale di scopo e/o ulteriore aumento delle addizionali locali (per finanziare i pochi servizi rimasti e i lavori pubblici improcrastinabili)
7) Riforma del mercato del lavoro con flessibilità (si pronuncia precariato) ai livelli massimi e cancellazione dello statuto dei diritti dei lavoratori
8) Fine del welfare, passaggio all’assistenza e alla previdenza privata in cambio di un piccolo taglio delle tasse sulla busta paga
9) Piccola patrimoniale per valori superiori al milione di euro (possibile anche a partire da 500 mila euro compresi i beni mobili per coinvolgere gran parte del ceto medio)
10) Aumento dei contributi pensionistici (solo per le categorie degli autonomi o per tutti)
Fatto questo si andrà alle elezioni. E Berlusconi (o un suo sosia spalleggiato dal Bossi padano) sarà ancora in grado di recitare la parte che più gli piace e che meglio conosce quella del populista. Trascinerà (di nuovo) i suoi all’assalto dei “signori delle tasse”, di quelli che “hanno ridotto le famiglie sul lastrico” (mentre “quando c’era lui” si stava bene e i treni arrivavano in orario). Rischia, a primavera, di rifare un altro, l’ennesimo pieno dei voti.
se questo e’ davvero quello che Napolitano si prepara a far fare ad un governo tecnico di sua nomina, il rischio può di nuovo diventare realtà e trasformarsi (per la sinistra) in un incubo che ritorna, per di più’ con il lavoro sporco fatto, al solito, dai “quei gonzi” dei “diversamente concordi”.
Perché l’alternativa è un’altra cosa!

PERUGIA. La Giunta di sinistra torchia anziani e disabili !

13 ottobre 2011

Destano sconcerto, ma non sorpresa, le misure che la Giunta Boccali intende varare per far quadrare il bilancio. Dimezzamento dei servizi per anziani e disabili come se queste categorie appartenessero ad una casta di privilegiati che gode di comprimibili risorse. Una scelta inaccettabile che colpisce gli ambiti più disagiati e deboli della nostra società. Avrebbero bisogno di attenzione e  sostegno. Vengono drammaticamente privati dei servizi di cui necessitano. Mancano i fondi? Perché il Sindaco Boccali non opera i tagli sulla elefantiaca macchina comunale e sulle posizioni dirigenziali (le più alte in Italia)? Perché non si dedica a far emergere l’enorme sommerso degli affitti in nero che oltre a garantire flussi di denaro alla casse comunali porterebbe maggior sicurezza nella nostra città? Perché non revoca l’ICI di vantaggio che ha regalato ai costruttori? Si preferisce colpire i deboli  che non possono difendersi. E’ una autentica vergogna che fa passare in secondo ordine tutte le altre misure – assurde e penalizzanti per lo sviluppo – che intende adottare. Dalla tassa sui turisti degna di chi ha sposato la via della recessione, all’aumento dell’IRPEF che farà diminuire i consumi ed aggraverà la crisi di tante attività commerciali. Dalle rette degli asili alla “vendita” ai privati del trasporto pubblico notturno. A proposito della quale poniamo una domanda: come mai il passaggio di questo servizio al privato comporterà un risparmio di 100 mila euro? Noi la risposta l’abbiamo: il “pubblico”, nella nostra città e nella nostra regione è gestito in modo clientelare ed è perciò fonte di enorme sperpero del denaro della collettività. E i cittadini pagano!

Carla Spagnoli – Vice Commissario di Futuro e Libertà Umbria